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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

26/03/14

La Marina smonta il "caso" creato sulle raffiche contro la barca degli scafisti

""  Detrattori o burattinai che vogliono creare un caso inesistente, con procure pronte ad avviare inchieste, magari far credere che ci troviamo di fronte a reparti dal grilletto facile, "un polverone che nasconde un goffo tentativo di creare dei presupposti per avvalorare la tesi accusatoria nei confronti dei nostri maro' in India." ha commentato Domenico Leggiero, coordinatore dell'osservatorio militare, che ha preannunciato ''un esposto a difesa dei nostri ragazzi ancora prigionieri in India".
E che questa polemica nasca alla vigilia della prossima udienza in India ... è inquietante.
Le inchieste si aprano piuttosto per individuare coloro che hanno permesso l'inizio ed il protrarsi dell' incredibile vicenda che vede coinvolti i nostri Fucilieri di Marina, sequestrati su territorio italiano e trattenuti in un paese straniero da olre due anni, una vergogna non solo nazionale !
Intanto, con una prontezza impressionante, i deputati del PD Khalid Chaouki e Giuditta Pini hanno gia presentato una interrogazione: "Chiediamo al ministro della Difesa di riferire con la massima tempestività in Parlamento su quanto accaduto il 9 novembre scorso nell'ambito dell'operazione Mare Nostrum nel Canale di Sicilia" .
Il 28 marzo, nell'udienza sul ricorso presentato alla corte indiana dai Marò, assisteremo sicuramente ad un altro rinvio, senza che gli investigatori indiani siano stati ancora capaci, dopo più di due anni, di presentare uno straccio di prova contro i nostri fucilieri. Se dovesse accadere sono sicuro che qualche deputato, forse tra gli stessi summenzionati, presenterebbe, con altrettanta prontezza, una interrogazione parlamentare. ""


e.m.


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Dallo Stato maggiore arriva la spiegazione del video che ritrae alcuni marò sulla fregata Aliseo che sparano contro una "nave madre" al largo delle nostre coste. La clip era stata diffusa da militanti radicali. Si è trattato di colpi intimidatori nell'ambito di una operazione che ha portato all'arresto di 16 trafficanti di esseri umani 



Un nuovo caso "Enrica Lexie" nelle acque del Canale di Sicilia. E' quello che ha tentato di costruire la denuncia di Luca Comellini, militante radicale e segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari. In una conferenza stampa era stato diffuso un video girato sulla fragata "Aliseo" il 9 novembre dello scorso anno, in cui si vedevano i marò impegnati a sparare alcune raffiche di mitragliatrice leggera Mg per fermare la fuga di una imbarcazione (nella foto un'immagine tratta da quanto pubblicato da "Repubblica"). Si trattava delle fasi convulse in cui le nostre unità navali catturarono, con il concorso anche di un sottomarino, una "nave madre" con a bordo 16 trafficanti di esseri umani al largo di Capo Passero. Da qui l'attacco alle regole d'ingaggio dei marinai impegnati nell'operazione "Mare Nostrum", proprio come nel caso quasi analogo della vicenda dei due fucilieri del San Marco ancora detenuti in India. E la immancabile indagine della Procura di Napoli.

La risposta dello Stato maggiore della Marina non si è fatta attendere ed ha fugato ogni dubbio. Nave Aliseo, è ricorsa all'uso delle armi "in maniera progressiva" contro un peschereccio di scafisti "come ultima ratio" e solo dopo aver "acquisita l'assoluta certezza di non colpire l'equipaggio della nave fuggitiva". Il tutto svolto "in stretto coordinamento con l'autorità giudiziaria". Nell'ambito dell'operazione "Mare Nostrum" - precisa ancora la Marina -"il dispositivo aeronavale ha localizzato e monitorato in forma occulta, per circa 48 ore, un'unità madre intenta al rimorchio di una imbarcazione con a bordo stipati, in condizioni disumane, 176 migranti. Dopo aver constatato l'abbandono del barcone rimorchiato in precarie condizioni di galleggiabilità, Nave Stromboli si è diretta a soccorrere i migranti, mentre Nave Aliseo, in acque internazionali, ha iniziato l'inseguimento della nave madre che tentava la fuga con pericolose manovre evasive rifiutando di farsi ispezionare nonostante ripetute ingiunzioni via radio, anche in lingua araba. Acquisita l'assoluta certezza di non colpire l'equipaggio della nave fuggitiva, - spiegano gli ammiragli - come ultima ratio, ricorreva all'uso delle armi in maniera progressiva per costringere ad interrompere la fuga e portare a termine l'arresto degli scafisti".




Soltanto dopo circa due ore d'inseguimento, peraltro, la nave madre ha interrotto la fuga ed ha consentito l'abbordaggio e la conseguente ispezione da parte di un team di Fucilieri di Marina. L'operazione è stata condotta, precisano i vertici delle Marina -  "in stretto coordinamento con l'autorita' giudiziaria ha consentito di assicurare alla giustizia 16 trafficanti di esseri umani".
(g.c.)


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