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10/10/15

La rinnovata rivalità politica fra Iran e Turchia nel Medio Oriente in divenire



turchia-iran-medio-oriente

di Alberto Gasparetto

Rivalità sul piano ideologico-politico e cooperazione nel settore energetico sono stati due fra i principali tratti caratterizzanti delle relazioni fra Iran e Turchia, almeno nell’ultimo trentennio. Ad un Iran proteso verso quelle aree del Medio Oriente abitate per lo più da popolazioni aderenti alla variante sciita della religione islamica si è contrapposta una Turchia più incline a mantenere l’alleanza storica con la NATO senza per questo recidere i rapporti con i gruppi sunniti e le minoranze turcofone della regione. Con l’avvento al potere ad Ankara del gruppo politico filo-islamico dell’AK Parti agli inizi dello scorso decennio, una visione geopolitica neo-ottomana (che puntava a stringere maggiormente i legami con il mondo islamico) ha informato la nuova strategia turca in Medio Oriente, inasprendo, sempre dal punto di vista ideologico-politico, quelle differenze con Teheran tuttora presenti. Il teatro iracheno è stato l’emblema della competizione geopolitica fra le due potenze regionali fin dalla guerra del 2003.
Nonostante le asperità strutturali, la storica intesa sul nucleare iraniano nel luglio di quest’anno è stata salutata con estremo favore dalle autorità turche che, come emerge dalle dichiarazioni ufficiali, hanno sottolineato i benefici che un tale accordo può generare nelle relazioni bilaterali con lo Stato persiano [1]. Effettivamente, dal punto di vista economico, con il progressivo alleggerimento delle sanzioni, ci si attende che il livello di interscambio commerciale, che tuttora si assesta a 10 miliardi di dollari, non faccia altro che aumentare fino a  triplicare [2]. Ma preme osservare che gli aspetti puramente economici della questione non sono sufficienti a confermare le percezioni che emergono dalle dichiarazioni ufficiali dei decisori turchi. Elementi di preoccupazione riguardano il nuovo status politico che l’Iran potrebbe conseguire nella regione. Se da un lato è utile notare che un siffatto accordo non modifica improvvisamente i rapporti fra Iran e mondo occidentale (Stati uniti in primis), dall’altro va registrato che diversi Paesi arabi (Arabia Saudita in testa) che nutrono svariati interessi nella regione hanno manifestato una certa apprensione. In altre parole, se il raggiungimento di questa importante intesa non implica che si sia già creato automaticamente un vero e proprio meccanismo di fiducia fra Teheran e Washington – anzi, occorre che nel tempo l’Iran dimostri di voler ottemperare a tutti gli obblighi contratti affinché si imponga un meccanismo di confidence-building che preluda ad una istituzionalizzazione dei rapporti – è lecito che i Paesi arabi così come la Turchia esibiscano un atteggiamento di inquietudine sul nuovo ruolo geopolitico che l’Iran può assumere nelle dispute regionali.
Non si può negare che, in effetti, l’intesa sul nucleare, dopo anni di stallo in cui da più parti l’Iran era stato descritto come la principale minaccia agli equilibri e alla sicurezza in Medio Oriente, rappresenti il viatico migliore di cui Teheran si può servire per uscire dall’isolamento internazionale che soffoca le possibilità di crescita della sua economia e per assumere uno status di potenza legittimata ad avere voce in capitolo sulle questioni più rilevanti nella regione; una situazione che può minare non solo la già precaria posizione di Israele, ma anche quella dell’Arabia Saudita e, in special modo, della Turchia. E’ un’ipotesi fortemente corroborata dall’escalation degli eventi degli ultimi mesi quella secondo cui il Gruppo dei 5+1 (i membri con potere di veto al Consiglio di Sicurezza, più la Germania), ed in particolar modo gli Stati Uniti, abbiano valutato come il raggiungimento dell’accordo sul nucleare fosse ormai una necessità impellente di fronte all’offensiva dello Stato Islamico: si era giunti ad un punto tale per cui non si poteva più tenere lontano dalla cooperazione su questo fronte un attore importante come l’Iran che conserva, peraltro, una forte influenza sui governi e, di riflesso, sulle politiche estere dei due principali Paesi vittime delle conquiste del Califfato, l’Iraq e la Siria.
In realtà, se conviene considerare l’avanzata dell’ISIS un fattore rilevante che ha condotto le potenze mondiali a trovare la formula per un accordo finale sul nucleare, giova precisare che proprio lo Stato Islamico rappresenta una questione su cui i punti di vista dell’Iran e della Turchia divergono fortemente. Com’è noto, mentre l’Iran spalleggia il governo di Damasco, a cui lo lega un’alleanza strategica di lunga data [3], la Turchia ha cominciato a sostenere i diversi gruppi di opposizione al regime già qualche mese dopo l’avvio della repressione da parte di Assad nel 2011, ospitandone alcuni (ad esempio l’Esercito libero siriano e il Consiglio nazionale siriano) anche sul proprio suolo e foraggiandone l’attività. Recentemente, mentre il Primo Ministro turco Ahmet Davutoğlu ha dichiarato che Ankara auspica la rimozione di Assad dal potere, il Presidente iraniano Rouhani ha invece ribadito che l’eventuale indebolimento di Assad sarebbe un errore gravissimo [4]. Le divergenze sulla questione siriana rispecchiano in maniera limpida la difformità di vedute fra gli Stati Uniti che finora hanno tentennato nel prendere una posizione netta sulla questione e la Russia, che ufficialmente sostiene il regime di Damasco per via dei forti interessi strategici e militari che nutre nel Paese.
E’ facile ipotizzare, pertanto, come gli sviluppi della questione siriana rappresentino la ragione di fondo per la quale Ankara teme, nell’ottica della propria posizione regionale, le conseguenze geopolitiche ingenerate dall’accordo sul nucleare [5]. Un accordo che aumenta la frustrazione turca sia perché un’intesa analoga, raggiunta con la partecipazione anche del Brasile nel maggio 2010, era stata rigettata dagli Stati Uniti, venendo così accantonata, sia in ragione della percezione di un ormai incombente isolamento (la Turchia è di fatto stata messa in secondo piano nelle trattative che hanno condotto all’accordo finale di luglio). Inoltre, una sorta di alleanza tattica ufficialmente in funzione anti-ISIS e pro-Assad è stata messa in piedi negli ultimi giorni da Putin che, col sostegno dell’Iran (con cui esistono comprovati buoni rapporti a tutti i livelli) e degli Hezbollah libanesi mira a proteggere i propri interessi in Siria e sul Mar Nero. La Turchia in questi anni è sempre stata restia ad intervenire contro Assad, poiché nel magma della guerra civile era fondamentale evitare di sobillare la perdurante resistenza dell’indipendentismo curdo e delle sue appendici armate [6]. Proprio allo scopo di contrastare il terrorismo curdo del PKK, la Turchia, con gli Accordi di Adana del 1998, aveva avviato una forte relazione con la Siria che ha portato i due Paesi ad un alto livello di integrazione e di intesa politica ed economica fino alla crisi del 2011.
Dopo anni di isolamento internazionale, l’avanzata dell’ISIS e le conseguenze della crisi siriana hanno di fatto rovesciato i fattori dell’equazione geopolitica mediorientale. L’Iran sembra capitalizzare al massimo gli effetti dell’accordo sul nucleare, mentre la Turchia ormai da tempo sperimenta il visibile fallimento del principio che aveva informato la sua politica estera durante quasi tutto lo scorso decennio, la zero-problems foreign policy with neighbors formulata da Davutoğlu, allora Ministro degli Esteri. Con la decisione di prendere l’iniziativa militare in Siria, la Russia si candida a ribadire la propria influenza in Medio Oriente, lanciando agli Stati Uniti la propria sfida a livello globale. Inoltre, Mosca lancia il proprio segnale di avvertimento proprio a Washington: la necessaria cooperazione russa nel teatro siriano impedisce di fatto agli americani di limitare efficacemente la politica russa in Ucraina [7].
A livello regionale, mentre è lecito attendersi che Teheran e Ankara continueranno a nutrire buone relazioni economiche, a livello politico ingaggeranno una notevole competizione tale per cui l’Iran non potrà che beneficiare della situazione in fieri per riemergere quale potenza regionale, mentre la Turchia di Erdoğan dovrà seriamente rivedere la propria linea di politica estera se non vuole sperperare quel minimo di consenso di cui ancora può godere nel mondo islamico dopo un decennio di fulgore sotto la guida dell’AK Parti.

 Alberto Gasparetto è OPI Contributor

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fonte: http://www.bloglobal.net

VICENDA MARO' - INDIA / ENRICA LEXIE: "Enrica Lexie: Analisi Tecnica ITLOS - Analisi ANNEX"



 Premessa
Nel corso delle udienze che si sono svolte presso il Tribunale Internazionale sul Diritto nel Mare di Amburgo (di seguito ITLOS), relative alla richiesta di parte italiana per il ricorso all'arbitrato previsto dai trattati internazionali vigenti, le due parti (Italia e India) hanno espresso per bocca dei loro rappresentati ufficiali le proprie ragioni sulla controversia.
Tutti i verbali degli interventi sono riportati in una apposita pagina web dello ITLOS, e sono scaricabili in formato .pdf;
link la pagina ITLOS dedicata alla vicenda

Poiché lo ITLOS era stato chiamato a sentenziare unicamente sulla competenza di giurisdizione(quindi se spettasse all'Italia o all'India in diritto di imbastire un processo penale sui fatti del 15/2/2012)non c'era ragione per nessuna delle parti di intervenire con affermazioni di colpevolezza o innocenza a carico dei due accusati dall'India, M. Latorre e S. Girone.
Ma mentre da parte italiana ci si è attenuti a questo concetto da parte indiana è accaduto il contrario e i rappresentanti dell'India hanno più volte proclamato la colpevolezza dei due accusati come se questa fosse già stata accertata in un processo penale che neanche in India è mai iniziato.
Addirittura prima ancora che l'ITLOS iniziasse le audizioni verbali dei vari rappresentanti delle parti in causa l'India ha depositato un documento scritto in cui si descrivono gli eventi e si proclama dandola per certa la colpevolezza dei due militari italiani per la morte dei due pescatori.

link Osservazioni sottoposte dall'India il 6 agosto 2015 - Vol. 1
La colpevolezza proclamata
da Written observations of the Republic of India, 6 August 2015 - Volume 1

Questo documento è corredato da una lunga serie di "Allegati" (ANNEXes) dal n. 1 al numero 56, e per esperienza ritengo che in Tribunale i proclami valgono assai poco se non sono supportati da elementi probatori verificabili, e che questi elementi probatori sono in genere proprio negli allegati chiamati esplicitamente a supporto del proclama, di colpevolezza o innocenza che sia.
Ritengo inoltre che questa continua "proclamazione di colpevolezza" ripetuta continuamente per iscritto e per voce abbia potuto influenzare i giudici nella loro decisione finale.
Nessuno si aspettava che a fronte della sentenza che ammette la controversia all'arbitrato internazionale, ingiunge a Italia e India di sospendere i provvedimenti giudiziari e rimanda la soluzione definitiva della controversia al Tribunale dell'Aia, si sarebbe poi lasciato i due accusati privati della libertà personale in India, e quindi ancora sotto la giurisdizione penale indiana. Sembra un controsenso.
Leggo inoltre che l'ITLOS ha ingiunto alle due parti Italia e India di presentare entro il 24 Settembre un documento riepilogativo sulla vicenda che diventerà "Atto" ufficiale sia allo ITLOS che al Tribunale dell'Aia.
E' evidente che se da parte indiana si continua a proclamare la colpevolezza di Latorre e Girone con documenti scritti supportati da 56 Allegati, e da parte italiana non si contesta quello che è ormai un dato di fatto creato dall'India e non rigettato dallo ITLOS, questo influirà negativamente sulla percezione che i giudici avranno della vicenda, apparendo una tacita ammissione di colpevolezza, e condizionerà a danno dell'Italia sia i giudici dell'ITLOS sia i prossimi a l'Aia, che non avranno altro punto di riferimento che la versione indiana e saranno portati a credere che non esistano argomenti di contestazione.
Poiché da oltre tre anni seguo la vicenda su tutte le fonti aperte disponibili ed ho maturato una conoscenza approfondita su alcuni non marginali aspetti tecnici ricostruttivi, e poiché non sono mai riuscito ad avere accesso ai documenti dell'inchiesta indiana, ho deciso di richiederli allo ITLOS in base al principio che ogni documento che entra in un Tribunale ha da essere pubblico, a meno che non vi siano ragioni legali per negarlo.
Non ho richiesto "tutti" i 56 allegati ma solo quelli che riguardano il profilo tecnico e ricostruttivo degli eventi, che rientra nelle mie pluridecennali competenze di "Court Expert".
L'ITLOS dopo poche ore dalla richiesta fatta via e-mail ha risposto positivamente inviandomi tutto quanto richiesto tranne due documenti ritenuti "confidenziali".

La mail con gli allegati
La risposta dell'ITLOS alla mia richiesta di accesso alla documentazione processuale

Sono quindi entrato in possesso, per concessione dell'ITLOS e senza vincoli sull'utilizzo, dei documenti ufficiali indiani con i quali si è inteso supportare presso lo stesso ITLOS i proclami di colpevolezza italiana scritti e proclamati a voce.
  1. ANNEX-01 - Indian Coast Guard, diary of events, 2012
  2. ANNEX-02 - First Information Statement of Mr Freddy, 15 February 2012
  3. ANNEX-03 - Kerala police charge sheet, 15 February 2012
  4. ANNEX-04 - Post-mortem report of Mr Ajeesh and Mr Valentine, 16 February 2012
  5. ANNEX-05 - Search list for weapons, 26 February 2012
  6. ANNEX-06 - High Court of Kerala order releasing the MV Enrica Lexie and its crew, 29 March 2012
  7. ANNEX-07 - Ballistic Expert Report No B1-1001/FSL/2012, 4 April 2012
  8. ANNEX-08 - Scene examination report No. B1-873/FSL/2012, 19 April 2012
  9. ANNEX-27 - Statement of Mr Vitelli Umberto, Captain of the MV Enrica Lexie, 15 June 2013
  10. ANNEX-29 - Statement of Mr Sahil Gupta, Crew member of the MV Enrica Lexie, 26 June 2013
  11. ANNEX-33 - Statement of Mr Victor James Mandley Samson, Crew member of the MV Enrica Lexie, 24 July 2013
  12. ANNEX-46 - Affidavits of Mr Kinserian, Mr Freddy and Mr Michael Adimal, 30 July 2015 and 30 August 2015
  13. ANNEX-47 - Photographs
  14. ANNEX-48 - Position of the St.Antony and the MV Enrica Lexie at the moment of the shooting
Questo lavoro sarà quindi l'analisi dei documenti ricevuti "come se fossi" un Consulente Tecnico della Difesa. E quindi con il compito di verificare che siano o meno probanti quanto sostenuto dall'accusa alla quale, è bene ricordare, spetta "dimostrare" la colpevolezza e non soltanto di "proclamarla".
La Difesa esercita un diritto e adempie a un dovere evidenziando carenze, omissioni, contraddizioni e quant'altro dell'impianto accusatorio, ricordando che in Tribunale l'accusa deve fornire "certezze", non ipotesi e meno che mai congetture.

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IMPORTANTE

Dalla lettura degli allegati ITLOS emerge una circostanza sino ad ora inedita di cui però dovremo necessariamente tenere conto nel corso dell'analisi:

in ANNEX 29 - Statement of Mr Sahil Gupta, Crew member of the MV Enrica Lexie, 26 June 2013:
"Ship time is 30 minutes behind IST" (Pag. 4 ultima riga)

in ANNEX 33 - Statement of Mr Victor James Mandley Samson, Crew member of the MV Enrica Lexie, 24 July 2013:
"The ship time is 30 minutes behind Indian Standard Time" (Pag. 4 riga 9)


Sulla Enrica Lexie gli orologi non segnano l'ora locale dell'India (ist +5:30) che ha adottato un fuso orario intermedio, ma quello universalmente considerato standard a quella longitudine (TIME ZONE E (echo) + 5:00). Pertanto nel redigere il timing degli eventi alcuni orari dovranno essere rivisti, spostandoli indietro di 30 minuti. Questa circostanza sarà contrassegnata di seguito con l'icona elt (Enrica Lexie Time - Ship Time).

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ANNEX 1: 
Guardia Costiera, il diario degli eventi

Il diario degli eventi fornito dalla Guardia Costiera indiana (di seguito ICG) relativi allo "sparamento dalla petroliera Ernica Exie" (nessun errore, questo il titolo del documento) sarà esaminato dal momento dell'incidente fino all'arrivo della nave italiana nei pressi del porto di Kochi dove sarà costretta all'ancora, ovvero alle fasi della vicenda che precedono l'irruzione a bordo da parte delle Autorità indiane. E' quello che ci interessa per la ricostruzione dei fatti processualmente rilevanti.

ANNEX 1
N.B: Per la conversione degli orari potete usare le iconcine con l'orologio ist

Nella ricostruzione cronologica fornita in ANNEX 1 dalla ICG si vuole dare un quadro drammatico degli eventi: accreditando la versione della Enrica Lexie (di seguito Lexie) che si allontana senza dare l'allarme sottraendosi così alle proprie responsabilità: la "fuga"; magnificando l'efficienza tecnologica-investigativa che ha portato all'identificazione dei colpevoli: la "caccia"; quindi si descrive l'efficacia dell'operazione aeronavale senza la quale non si sarebbe potuti giungere ad assicurarli alla giustizia: la "cattura" . 

ICG Force
Fuga, caccia e cattura. Le tre parti di un racconto che come dimostrerò è semplicemente falso. Ancora una volta si deve evidenziare un pregiudizio da parte della Guardia Costiera che tramite una serie di comportamenti omissivi riporta i fatti in modo diverso da come si svolsero realmente.

La fuga
Così come risulta nel rapporto inviato dal Comandante della Lexie, Umberto Vitelli, e confermato successivamente agli inquirenti (ANNEX 27) dopo aver udito gli spari e subito dopo aver ordinato all'equipaggio di mettersi al sicuro (...this is not a drill, and everyone proceed to Engine Control Room we are under pirate attack...) attiva l'allarme SSAS (Ship Security Alert System) della nave che in automatico e in tempo reale invia i dati salienti dell'accaduto alle Autorità nazionali italiane e al Centro di Coordinamento Soccorsi Marittimi (MRCC) competente in quell'area: IMRCC (quello dalla Guardia Costiera Indiana con sede a Mumbai).
Vitelli Report
Il rapporto inviato dal comandante della Lexie ad armatore e organizzazioni antipirateria (MSCHOA-UKMTO)

La prima evidenza che l'allarme venne effettivamente lanciato ce la fornisce lo stesso Vitelli quando comunica di essere stato già contattato dalla Nave da guerra "Grecale", la fregata lanciamissili italiana che nell'ambito della missione NATO antipirateria "Ocean Shield" incrocia nel golfo di Aden a 992 miglia nautiche (di seguito Nm) dalla Lexie (oltre 1800 Km). Troppo distante per poter intervenire.
(fonte: comunicato Uff. Stampa Marina Militare su L'Unità del 2 aprile 2013)
Tornerà a parlare del SSAS l'avvocato Sir Daniel Bethlehem QC (Member of the Bar of England and Wales) il 10 agosto 2015 durante la prima udienza ITLOS, affermando che:
"La posizione della nave, come raffigurata sulla mappa, è stata ripresa da quanto generato in automatico dal Sistema Allarme e Sicurezza della nave Enrica Lexie, attivato alla rilevazione dell’apparente attacco pirata, ed è compresa nel Messaggio generato in automatico in quel momento. (...) Le coordinate indicate nel Messaggio sono state generate in automatico quando è stato premuto il pulsante di allarme. Nessuno contesta, essendo questo un dato di fatto, che l’incidente abbia avuto luogo ben oltre il mare territoriale Indiano." (pag. 7 #32-39)
link Trascrizione della seduta pubblica dell'ITLOS del 10 agosto 2015
Il messaggio di allarme SSAS esiste ed è allegato agli atti (ANNEX A3)

SSAS message
Il messaggio automatico generato dal SSAS della Lexie

La pretesa indiana di non aver ricevuto l'allarme SSAS starebbe a significare che tutto il sistema indiano preposto al soccorso e all'ascolto era fuori servizio. Non solo le basi terrestri ma anche le navi militari alla fonda o in navigazione.
Basi Militari Costa Keraka
Le installazioni militari e della polizia del Kerala nel tratto di costa antistante l'incidente

Appare assai grave che una richiesta di soccorso sia stata ricevuta da tutti meno da chi lo doveva ricevere o peggio: sia stata ricevuta quindi ignorata senza intervenire.
Nel merito della vicenda possiamo solo evidenziare che l'allarme SSAS che fu lanciato dalla Lexie alle 11.23 utccronologicamente avrebbe dovuto essere il primo evento riportato dalla ICG in ANNEX 1 ma non c'è.
Una grave omissione che stravolge completamente il quadro di riferimento e reca un insanabile pregiudizio nei confronti degli uomini bordo della nostra nave: essere fuggiti senza informare le Autorità indiane. Una biasimevole menzogna. Nulla di più falso.

La Caccia
Alle 17:40ist la Coastal Police Station di Neendakara (di seguito CPS) contatta IMRCC. La Polizia del porticciolo dove fa base il St.Antony informa che: "Una nave mercantile ha sparato contro il peschereccio St.Antony uccidendo due pescatori" [ 1 ] fornendo anche tutte le indicazioni ricevute fino a quel momento dal St.Antony (che la CPS nel suo rapporto (ANNEX 3) definisce: "cryptic informationregarding this incident) senza le quali sarebbe impossibile per la ICG avviare alcuna ricerca.
Indicazioni quali, ad esempio: nome della nave (Enrica Lexie), nazionalità della bandiera (italia), tipologia (petroliera), una sommaria descrizione (nera e rossa), luogo e orario dell'incidente (16:30, 20.5Nm al largo di Allepey), direzione velocità (330°, 13-14 kts.).
Se Neendakara avesse fornito a IMRCC dati simili a questi l'ufficiale di servizio che da quarantacinque minuti ha sul tavolo l'allarme SSAS della Lexie (che riporta ora e posizione dell'incidente, rotta e velocità della nostra nave) avrebbe scatenato immediatamente l'intera ICG sulle tracce della Lexie. Inizia invece la ricerca ad una generica "nave sospetta" (suspect vassel) [ 3 ] che si protrae per un'ora e mezza.
Quali indicazioni fossero giunte dal St.Antony a Neendakara quindi a Mumbai, ovvero cosa e dove cercasse la ICG non è chiaro. Lo possiamo desumere dal rapporto stilato dal pilota dell'aereoricognitore Dornier CG760 (ANNEX A7) che riceve le istruzioni di missione quando è sulla pista in attesa dell'ordine di decollo.

Rapporto Pilota
Le istruzioni di missione fornite al pilota del ricognitore

Scrive il pilota: "Ero diretto a condurre la ricerca di una nave sospetta tra Kollam e Kodungallur". Nessun altra indicazione: non si parla di petroliere, non si parla di navi nere e rosse, non si indica se diretta a nord o a sud. Nulla.

La ricerca aeronavale  

La ricerca avrebbe l'obiettivo di rintracciare una "nave sospetta" non meglio specificata in una area di 80 miglia (più o meno la distanza tra Civitavecchia e Ischia) in prossimità di uno dei porti cargo più moderni dell'India (solo nel 2012 nel porto di Kochi sono transitate oltre 20 milioni di tonnellate di merci), lungo la via d'acqua che interconnette Europa, Africa e terminali petroliferi arabi con l'Asia. La "western india marine highway", la rotta mercantile più trafficata del pianeta. In queste condizioni le possibilità di successo di una ricerca aeronavale risultano talmente basse che nei fatti non fu neanche tentata.

L'aereo non viene fatto neanche decollare e resta in attesa sulla pista, la ICGS Samar dirige "a tutta velocità" verso il luogo dell'incidente che è ormai deserto.

La ricerca strumentale (AIS)

Secondo quanto riporta ANNEX 1 alle 19.10ist grazie all'analisi dei dati AIS-SB (la rilevazione dei dati AIS invece che tramite stazioni costiere è assicurata tramite un satellite in orbita bassa) l'indagine esce dall'impasse. Dai tracciati AIS-SB infatti giunge la conferma: la nave sospetta è stata identificata: è la motonave Enrica Lexie. [ 4 ]
Le cose non andarono proprio così. Nel rapporto militare redatto in seguito all'irruzione sulla Lexie (ANNEX A9) abbiamo una descrizione più esaustiva di come la ICG giunse all'identificazione:

Assetto antipirateria
Come la ICG giunse all'identificazione della Lexie

In realtà l'analisi AIS-SB, sempre che ci fossero dati di partenza corretti, restrinse la ricerca a quattrotarget compatibiliquattro navi da cui potrebbero essere stati esplosi i colpi contro il peschereccio (incidente St. AntonyATTENTI ORA: ma siccome solo una delle quattro ha dichiarato alle autorità antipirateria di aver sparato (incidente Lexie) ... sono stati loro.
In pratica hanno applicato la regola delle "puzzette in ascensore": quando tra bambini a chi lamentava per primo "allarmi olfattivi" per schernirlo s'usava dire: "chi la dice, l'ha fatta!". Il metodo investigativo indiano me la ricorda molto. La frase è diversa... l'odore identico.
La ICG procede quindi escludendo nel modo più categorico che possano essere più di una le navi da cui si spara quel pomeriggio, il motivo per ora ci sfugge. Lo capiremo quando saranno chiamati a spiegarlo ai giudici in sede dibattimentale.
Quattro sospettati un indagato.
Delle altre tre navi "compatibili" si perde ogni traccia. Nel merito di questa analisi e per quanto risulta 'agli atti' non vennero neanche interpellate sfuggendo così ad ogni controllo.
All'epoca dei fatti circolarono sulla stampa indiana i nomi di alcune navi (Kamome Victoria, Ocean Breeze, MBA Giovanni) ma quando tentammo dei riscontri emerse che per direzione, posizione e orari nessuna poteva essere ricondotta alla scena del crimine
Invece siamo certi, perchè denuncerà alcune ore dopo anch'essa un tentato abbordaggio, che nell'area di ricerca come è stata definita dal pilota si trova "almeno" un'altra petroliera nera e rossa (Olympic Flair) ma data l'inattendibilità della documentazione fornita dalla ICG in cui chi risulta non c'è e chi c'è non risulta non possiamo escludere ce ne fossero altre, forse molte altre...
La questione dell'AIS
Sulla circostanza dell'essere stati identificati tramite tracciati AIS pesa un grave dubbio.
Si parlò del sistema anti-collisioni AIS nei giorni immediatamente successivi l'incidente, quando qualcuno notò che poco dopo essere stata rilevata in prossimità dello Sri Lanka alle 13:51utcdel 14 febbraiola Lexie scompare dai tracciati AIS.

Ultimo AIS
L'ultima posizione AIS della Lexie prima dell'incidente

E' prassi abituale spegnere l'AIS proprio per non essere individuati dai pirati approssimandosi alla HRA (l'Area ad alto rischio pirateria che comprende le coste dell'india occidentale).
Ultimo AIS
Il percorso della Lexie attraverso la High Risk Area

Troviamo sul Giornale di Bordo della Lexie (ANNEX A14) un riscontro relativo a quel che accadde effettivamente.
Alle 18:00 eltdel 14 febbraio il C.te Vitelli annota di aver dato le disposizioni previste per la navigazione in HRA. Rinforzata la vigilanza, attivate le precauzioni. 

Assetto antipirateria
Giornale di Bordo Lexie - 14 febbraio 2012 - Orari elt

E per quanto ci è dato di capire e salvo la prova del contrario la Lexie naviga fin della sua partenza dallo Sri Lanka con il dispositivo AIS spento.
Sarebbe piuttosto imbarazzante per la ICG se la circostanza venisse confermata.

La Cattura
C'è un altro evento in ANNEX 1 che la ICG 'dimentica' di annotare:
Intorno alle 19:00 ist (ANNEX A9) poco prima di annunciare urbi et orbi di aver identificato la 'nave sospetta', IMRCC contatta via INMARSAT la Lexie, la circostanza è menzionata in diversi documenti (ANNEX 27) (A9) (A14) ma non in ANNEX 1

Ecco come venne annotata la telefonata sul Giornale di bordo della Lexie dal C.te Vitelli.

mail MRCC evidenziata
 Giornale di Bordo Lexie - 15 febbraio 2012 - Orari elt

Vitelli scrive a riguardo: "Ci hanno detto che erano stati informati circa il sospetto attacco pirata, di conseguenza avevano sequestrato due barche." - quindi l'allerta SSAS è giunta alla ICG - "Hanno fatto domande circa la nostra rotta e velocità," - quindi non erano ne visibili ne tracciati dal sistema AIS-SB - "mi hanno chiesto di virare e dirigermi a Cochin (India) per fare il punto e testimoniare" - una bugia, un inganno, una falsa informazione o come riporterà alla stampa "il comandante della Guardia costiera dell'India occidentale, S.P.S Basra: una TATTICA INGEGNOSA" (da Il Giornale del 9 marzo 2012) di fronte alla quale Vitelli avanza una sola richiesta - "Ho chiesto, e ricevuto, una richiesta scritta" - che giunge poco dopo via e-mail.
MRCC dirigersi a Kochi
La richiesta di dirigere a Kochi che IMRCC invia alla Lexie

Alle 19.45 ist la Lexie dirige verso Kochi così è riportato sul Giornale di bordo della nave: la nuova rotta impostata, la virata iniziata. Non sono state necessarie navi ed aerei per catturarla, è stata sufficiente una bugia.
Quando giunge a Kochi, come la ICG ha chiesto [ 10 ] viene destinata dall'autorità portuale (CPT Cochin Port Trust) verso un ancoraggio esterno, 7 Nm al largo. Getta le ancore alle 22:18ist monitorata dalla ICGS Lakshmibai in pattugliamento [ 11 ], il viaggio della Lexie è finito.

Gli 'effetti speciali'
La INS Kabra che salpa (19:30) [ 5 ], il Dornier CG760 che decolla (19:35) [ 6 ], la Polizia che invia 4 agenti a bordo della ICGS Lakshmibai [ 7 ], il ricognitore che avvista la nave e le intima di dirigersi a Kochi (alle 19:50 quando già la nave vi si sta dirigendo) [ 8 ], La ICGS Lakshmibai che salpa con la Polizia a bordo (giungerà in vista della Lexie solo alle 21:30) [ 9 ] non fatevi impressionare, sono solo effetti speciali che la Guardia Costiera indiana ha pensato di inserire di contorno nella storia. E non si limiterà a questo.
La mattina del 16 febbraio, poco prima che la ICG e la Polizia (che ha inviato 36 uomini) facciano irruzione sulla nave, si porta un peschereccio simile al St. Antony sotto le murate della Lexie.

ICG News release del 16.02.12

Appena il tempo sufficiente per scattare da un aereo alcune fotografie che vorrebbero ritrarre "il carnefice", "la vittima" e "il giustiziere". Da notare che sia le navi che l'imbarcazione sono ferme.
Immediatamente diffusa dall'ufficio stampa della Guardia Costiera, ripresa e rilanciata da tutti i giornali e i siti di news del pianeta questa foto diventa l'icona della "colpevolezza italiana" nonostante fosse apparso chiaro sin dal momento del rientro del peschereccio nel porto di Neendakara avvenuto la sera prima, che a partire dagli orari ma non solo, qualcosa non tornava...

ICG News release del 16.02.12
Ufficio stampa della ICG. Lancio stampa del 16 febbraio 2012

Il vero St. Antony è ovviamente sotto sequestro a Neendakara, distante almeno 130 km dalla petroliera. Quello che si vede nella fotografia è solo "simile", trovato appositamente magari nella notte per iniziare la costruzione della colpevolezza italiana evidentemente decisa a tavolino prima ancora che inizino le indagini
Per una più ampia trattazione di questo specifico episodio:
ita www.seeninside.net/piracy/inizio.pdf
eng www.seeninside.net/piracy/beginning.pdf

ANNEX 1 Conclusioni
Il documento ANNEX 1 appare viziato da gravi omissioni e palesi contraddizioni al solo scopo di formare un quadro pregiudizievole. Quindi nessuna fugacaccia o cattura solo il puerile tentativo di accreditare una pretesa colpevolezza italiana, con la Lexie che fugge nell'oceano indiano e la Guardia Costiera che lancia una operazione aereonavale per andarla a catturare.
In concreto la modalità con cui si giunge a circoscrivere l'area di ricerca quindi ad identificare la nave risultano per nulla convincenti. Inspiegabile il quadro investigativo con ben quattro sospettati di cui però uno solo sarà indagato.
Gravi le omissioni riguardo l'allerta SSAS come pure riguardo l'impiego di TATTICHE da parte di un Centro di Soccorso.
Ancor più grave che si sia andato a cercare un falso peschereccio St. Antony per raggiungere questo scopo, tanto più che fin dalla sera precedente si sapeva che esisteva una marcata contraddizione sugli orari della sparatoria contro il peschereccio. Contraddizione che avrebbe dovuto suggerire da subito una maggior prudenza rispetto alla proclamazione del colpevole.

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ANNEX 2: 
FIR, La deposizione di Freddy

Lo ANNEX 2 riguarda la prima testimonianza "recitata" (orale) resa alla Polizia da Mr. Freddy Bosco comandante del peschereccio al suo rientro nel porto di Neendakara.

L'inizio della deposizione
L'inizio della deposizione

L'Orario dell'Incidente

Approdo a Neendakara
Un'immagine del drammatico rientro del St.Antony nel porto di Neendakara, nel riquadro Freddy Bosco

L'approdo avviene intorno alle ore 11:00 PM ist, alla presenza di un gran numero di curiosi e dei media locali ai quali al momento di scendere a terra Freddy rilascia delle dichiarazioni.
Dichiarazioni spontanee rese di fronte a microfoni, telecamere e testimoni alla presenza di un graduato di Polizia. e registrate da VENAD News in un video rilanciato dai network televisivi indiani (NTDV) e pubblicato il giorno seguente su YOUTUBE.COM, all'indirizzo www.youtube.com/watch?v=Ya48kLyjyB4(dal minuto 2'05" a seguire)
Disponibile per la visione e il download anche al seguente indirizzo: seeninside.net/piracy/neendakara.flv
Le ho fatte tradurre dalla lingua Malayalam, in cui si esprime il Bosco. Traduzione che in seguito è stata ripetuta, verificata e confermata da innumerevoli soggetti (giornalisti e televisioni che hanno rilanciato la notizia nel luglio 2013).
La sparatoria contro il peschereccio St. Antony è avvenuta secondo il comandante del peschereccio alle ore 9:30 PM ist circa.
Da notare come, dopo che Freddy Bosco ha dichiarato che la sparatoria è avvenuta alle 9:30 PM ist nel video uno dei presenti chieda "ma non è avvenuta alle 5:00 PM?" - Bosco ribadisce: "No, alle 9:30 PM".
Le parole con cui apre la ricostruzione dell'incidente sono proprio: "verso le 9:30 PM ho udito un rumore enorme..."

Freddy speech
Le dichiarazioni a 'caldo' di Freddy Bosco rese alla stampa in presenza della Polizia

Le dichiarazioni di Freddy Bosco tradotte
eng in lingua inglese: seeninside.net/piracy/freddy-eng.flv
eng in lingua italiana (*): seeninside.net/piracy/freddy-ita.flv

(*) traduzione a cura della RAI (Radiotelevisione Italiana), messo in onda il 3 luglio 2013
Risulterebbe quindi evidente dalle dichiarazioni 'a caldo' del Bosco principale testimone della sparatoria, che al personale imbarcato sulla Enrica Lexie non può essere addebitata nessuna responsabilità in merito al duplice omicidio. L'incidente alla petroliera avviene tra le 4:00 PM e le 5:00 PM ist (cfr.Rapporto Latorre) e la sparatoria contro il St. Antony alle 9:30 PM ist 

La notizia del Video
Nel luglio 2013 i media italiani rilanciano il contenuto del video


A questo punto Freddy Bosco, che ancora non sa nulla dell'incidente occorso alla Enrica Lexie, si reca nella locale stazione di Polizia per rilasciare la sua "FIR" (First Information Report - ANNEX 2); quella stessa stazione di Polizia che alle 5:40 PM istha fornito alla Guardia Costiera le indicazioni dell'incidente al St. Antony ottenendo tutte quelle relative all'incidente della nave italiana .
Se le dichiarazioni rese alla stampa pochi minuti prima dal comandante del peschereccio venissero confermate qualcuno nella stazione di Polizia di Neendakara:
- dovrebbe ammettere di essersi lasciato sfuggire i veri colpevoli del duplice omicidio, incapaci ad arginare gli incidenti che con sempre maggiore frequenza vedono coinvolti pescatori e naviglio mercantile;
ma soprattutto:
- dovrebbe spiegare in virtù di cosa: una petroliera di oltre 104.000 tonn. che non batte bandiera indiana e sta navigando fuori dalle acque territoriali, il suo equipaggio e persino l'unità militare di un paese NATO operante in ambito EUNAVFOR (sotto egida ONU) si trova in quel momento a Kochi, sotto custodia militare all'ancora.
Dai miei appunti:
Vecchie letture, marginali e talune prive di riscontri, ma utili per inquadrare meglio il contesto e lo stato d'animo con cui Freddy Bosco si presenta alla Polizia:

- Al momento dell'incidente la conduzione della barca era affidata a Jelestine (una delle vittime) che non aveva la "license" (ndr: patente nautica); e chi l'aveva stava dormendo. (Rohit Raj sul Deccan Chronicle del 28 aprile 2012);

- Il St. Antony motopeschereccio registrato in India è autorizzato ad operare solo all'interno delle acque territoriali, entro le 12 miglia nautiche (Samir Saran su The Hindu del 2 luglio 2012);

ovvero:

- Registrato in Tamil Nadu (ndr: dove il Bosco è residente) ai sensi della locale legge sulla pesca e non sui registri nautici nazionali (ai sensi dello Shipping Act del 1958), al St.Antony non sarebbe stato consentito navigare fuori dalle acque territoriali dello Stato dell'Unione indiana in cui era registrato(in SUPREME COURT OF INDIA - SLP(C) NO. 20370 of 2012 - para 29)
Sono sufficienti pochi minuti davanti alle autorità per dimenticare quanto affermato poco prima ai media, Freddy Bosco firma il FIR (ANNEX2): L'incidente è avvenuto alle 4:30 PM ist.

ANNEX 2 - brano 2
ANNEX 2 - brano nr.2 (ORARIO E POSIZIONE)

Per quanto attiene la difesa processuale questa deposizione si considera falsa, impossibile confondersi (alle 4:30 PM è giorno pieno, alle 9:30 PM è notte fonda), il teste si dimostra inattendibile.
E' inquietante che:
La testimonianza di Bosco pur resa in presenza di un graduato di Polizia, davanti a decine di persone non trovi riscontro nella documentazione giudiziaria indiana.
- Lo stesso Bosco negli anni successivi non farà mai cenno a questa testimonianza insistendo più volte con dichiarazioni alla stampa che la sparatoria contro il St. Antony era avvenuta alle 4:30 PM ist, tranne poi di fronte all'evidenza ammettere candidamente nel luglio 2013 all'ANSA: di aver sì detto 9:30 PM ist, ma di non sapersi spiegare il perché.

Freddy ANSA

Siamo di fronte a un palese occultamento di prove a discarico dei due accusati, occultamento fatto da Bosco e dalla Polizia di Stato del Kerala alla quale operando come ente statuale investito della funzione di Polizia giudiziaria è imposto fornire tutte le informazioni di cui è in possesso alla Magistratura, mantenendo rispetto ai fatti una posizione distaccata e "super partes".

Il Luogo dell'Incidente
Ma dalla deposizione seppur falsa o fuorviante possono venire altri spunti investigativi per ricostruire gli eventi.
Nel brano nr.2, che vi ho già mostrato, oltre a fissare l'orario Bosco ci ha fornito una prima indicazione circa l'area in cui l'incidente ha avuto luogo ("Alle 4:30 PM siamo giunti a ovest di Kayamkulam")

ANNEX 2 - brano 3
ANNEX 2 - brano nr.3 (ROTTA)
In questo passo Mr Freddy dichiara che al momento dell'incidente il St. Antony navigava verso SUD.
ANNEX 2 - brano 4
ANNEX 2 - brano nr.4 (DISTANZA DA NEENDAKARA)

Con questa dichiarazione Mr. Freddy fissa la distanza tra il luogo dell'incidente e il porto di Neendakara.
Tentiamo una verifica (la posizione della Enrica Lexie alle 4:30 PMist è nota e certa).

FIR Position
La posizione delle due imbarcazioni nel medesimo istante

Dati tanto precisi quanto improbabili quelli forniti alla Polizia da Freddy che alle 4:30 PM ist si colloca in un punto distante dalla posizione in cui sta avendo luogo l'incidente alla Enrica Lexie; con rotta e velocità che lo portano ad allontanarsi dalla nave italiana senza alcuna possibilità di incrociarla.
Procedendo "verso sud" non si sarebbe mai "avvicinato" alla Enrica Lexie che procedeva per 330° (dato confermato dall'allarme SSAS che lo rileva in automatico), bensì si sarebbe costantemente allontanato.
Torneremo in modo più esauriente su questo aspetto discutendo lo ANNEX 48.
In altre dichiarazioni rese alla stampa si metterà davanti a Alappuzha (17/2/2012), a Chertala (3/3/2012), a Kollam (21/3/2012). In nessun caso queste posizioni vanno a coincidere con quella della Lexie alle 4:30 PM ist sempre distanti decine di Km.

Le versioni di Freddy
Le varie posizioni del St.Antony nelle interviste di Freddy ai giornali indiani ed italiani

Da notare che nonostante a bordo del peschereccio risulti presente un apparato GPS, stranamente agli atti non risulta che mai e in nessuna occasione Freddy abbia indicato il luogo dell'incidente fornendo coordinate geografiche alla Polizia, ai media o alla Magistratura.
Mr. Freddy Bosco è inattendibile, le sue deposizioni non hanno valore e in tribunale non dovrebbe neanche entrare.

Le Modalità dell'Incidente
Nelle dichiarazioni 'a caldo' rilasciate da Bosco e registrate nel video di cui abbiamo parlato in precedenza (vedi: paragrafo 'L'Orario dell'incidente'), il racconto dei fatti inizia secondo la nostra traduzione dal malayalam all'inglese con "a huge noise" (un rumore enorme), che nella traduzione 'indipendente' fornita dalla RAI in italiano diventa "un enorme frastuono".
Che si inizi a sparare da 120 mt. come vuole la versione indiana (ANNEX 48) o da 450 mt. come riportato in quella italiana (le 500 yards del rapporto Latorre): lo sparo di un arma in cal. 5,56 come quelle in dotazione ai nostri militari in nessun caso potrebbe essere percepita in mare aperto come "un rumore enorme". Le cause del rumore enorme andranno ricercate, come faremo in seguito, esplorando altre ipotesi.
E se questa discrepanza percettiva non vi convince eccone subito un'altra, questa volta oggettiva:

ANNEX 2 - brano 5
[ANNEX 2 - brano nr.5 (IL 'SUONO' DELLO SPARO)]

Nella FIR sottoscritta pochi minuti dopo da Freddy "a huge noise" (il rumore enorme) scompare, lasciando il posto ad un più ambiguo "sound" (suono) una seconda significativa discrepanza fra le due versioni.

ANNEX 2 - brano 6
ANNEX 2 - brano nr.6 (LE MODALITA' DELLA SPARATORIA)

Mr. Bosco dichiara che il fuoco contro il St. Antony è continuato "per circa 2 minuti" e che "Le pallottole ci cadevano addosso come una pioggia torrenziale".
Certo le cartucce a bordo non mancavano, la Polizia indiana ne sequestrerà oltre novemila (approfondiremo in ANNEX 5); ciascun fuciliere aveva con se l'arma carica e altri sei caricatori da 30 colpi; il fucile d'assalto 'Beretta SC 70/90' ha una cadenza di fuoco di 670 colpi al minuto; in queste condizioni avrebbero certamente potuto riversare in due minuti i 420 colpi a loro disposizione: "come una pioggia torrenziale" nell'Oceano Indiano.

BERETTA SC 70/90

Nella realtà dei fatti narrata dagli stessi indiani (ANNEX 5) furono sparati in tutto 20 colpi, 12 da Latorre e 8 con un altro fucile (presumibilmente da Girone).
Tra cui almeno 6 quelli esplosi durante le prime due raffiche di avvertimento (considerando in via del tutto prudenziale una 'raffica' composta da un minimo tre colpi) che secondo il rapporto Latorre furono sparate in acqua quando l'imbarcazione sconosciuta si trovava a 500 e 300 yards (circostanza confermata nell'intervista Noviello-RadioCapital dall'unico ufficiale italiano in plancia, testimone oculare dei fatti e della cui testimonianza fra le carte indiane non v'è traccia).
Per sparare i restanti 14 colpi (forse meno) sarebbe stata sufficiente una raffica lunga meno di un paio di secondi, ma dobbiamo escludere che le cose siano andate così, stando al racconto dello stesso Freddy Bosco.
Resta da comprendere come 14 colpi (forse meno) esplosi in 2 minuti (mediamente uno ogni 7-10 secondi) possano rendere l'idea di una pioggia torrenziale di colpi.
Percezione e cadenza di tiro: qualcosa non torna.

Poi abbiamo quel primo colpo singolo che secondo Bosco 'apre' la sparatoria raggiungendo al capo il timoniere.
Con un fucile d'assalto in cal. 5,56 da oltre 100 mt. tra imbarcazioni in navigazione (relativamente stabile la petroliera assai meno il peschereccio), indipendentemente dall'impiego o meno di ottiche risulterebbe per motivi di instabilità balistica un tiro definito da persone assai più competenti di me impossibile e tra l'altro per i riscontri di cui disponiamo decisamente in contrasto con il "fuoco dissuasivo", quelle 'raffiche' che i nostri militari sostengono di aver esploso nella fase iniziale dell'incidente e che nessuna testimonianza smentisce.
Precisione e modalità di tiro: qualcosa non torna.
E quando tra discrepanze ed omissioni fattori quali: la percezione, la cadenza di tiro, la precisione e le modalità di una sparatoria offrono tanti e tali motivi di perplessità l'unica certezza che ci regala la testimonianza di Freddy è il racconto 'di un altro film' per nulla simile a quello cui hanno assistito a bordo della nave italiana.

La Mancata Identificazione
Affrontando l'argomento 'identificazione' occorre premettere due cose:
a. Il rosso e il nero sono colori assai comuni nelle livree di molte compagnie mercantili, chiunque può verificarlo facilmente in internet;
b. Il St.Antony è una tipologia di barca definita "traditional fishing boat", venduta ai pescatori con provvidenze statali. Tutte identiche tranne per le vivaci colorazioni e le attrezzature adatte alle diverse tipologie di pesca e di pescato, se ne incrociano migliaia lungo le coste dell'India.

La Lexie vista dal St.Antony
Dell'imbarcazione che avvicina la Lexie in condizioni di luce e visibilità ottimali, conosciamo diversi dettagli alcuni dei quali trovano conferme da più fonti, limitandoci a questi e tralasciando tutti gli altri possiamo dire che:

1. giunge sotto alla petroliera da "proradritta", cioè le viene incontro frontalmente lievemente sulla destra e si allontana di poppa, ovvero dal lato posteriore della nave;
La Lexie vista dal St.Antony
Ricostruzione grafica: La Lexie vista dall'imbarcazione

2. viene osservata col binocolo mentre si avvicina da 'almeno' due persone: Noviello e Girone (nelle altre deposizioni pur fornendo dettagli difficilmente visibili a occhio nudo da 200 mt. non si accenna mai a binocoli);
Il St.Antony visto dalla Lexie
Ricostruzione grafica: Il St.Antony visto dalla Lexie

3. vi si scorgono a bordo alcune persone in piedi (ininfluente ora che fossero o meno armate).

Della grossa nave che si avvicina al St.Antony - e su questo sia il video Venad News (vedi: paragrafo 'L'Orario dell'incidente') che la FIR (ANNEX 2) concordano - sappiamo una sola cosa: era rossa sotto e nera sopra. Niente altro. Stando alle dichiarazioni rese dai superstiti l'intero equipaggio dormiva sul ponte tranne l'uomo al timone che però sarà anche il primo ad essere colpito a morte.
Date come vere tutte queste condizioni appare assai strano che:
Dalla petroliera non identificano per nome (ben visibile) l'imbarcazione che si avvicina ma si limiteranno a descriverla per colore (e non indicano 'bianco'); vi scorgono a bordo diversi membri dell'equipaggio che sicuramente non stanno dormendo.
Dal peschereccio non scorgono il nome della nave ne approssimandosi ne in allontanamento. Seppure ammettendo stiano dormendo durante la prima fase sappiamo da ANNEX 2 che certamente i superstiti sono svegli nella seconda. Come a dire che terminati gli spari, scampato il pericolo immediato nessuno dei nove guarda in direzione della nave e ne legge il nome che campeggia sullo specchio di poppa.
Non solo le due versioni non collimano tra loro in alcun punto, ma ci si chiede di accettare cose che proprio non riusciamo a ritenere ne normali ne credibili.
Dai miei appunti:
Il 29 novembre 2012, oltre nove mesi dopo l’incidente, sul sito BLOOMBERG viene pubblicata una lunga analisi di Alan  Katz, dal titolo Brother Shot Dead Fishing Tests Armed Guards'Accountability.

Al termine del solito racconto di come si svolse l'incidente, e per chiarire una volta per tutte la responsabilità italiana Mr.Freddy svela finalmente agli americani e al mondo una parte fino a quel momento inedita della vicenda:

“Standing to take the wheel and turn the boat away from the merchant ship, Freddy glanced at the stern of the black-and-red tanker as it passed a bit more than a football-field’s length away. “NAPOLI” he read, the home port of the Enrica Lexie.”

Traducendo liberamente:
Alzandosi raggiunge il timone, manovrando per portare la barca lontano dalla nave mercantile. Freddy guardò la poppa della petroliera nera e rossa, distante poco più di un campo di calcio e ha letto"NAPOLI", il porto di provenienza della Enrica Lexie.

 ANNEX 2 - brano 6

Mr.Freddy Bosco fornisce qui un indizio di colpevolezza schiacciante:

"Guardandola allontanarsi non fu purtroppo in grado di leggere il nome della nave, ma riuscì a leggere NAPOLI"... e guardate che non è affatto facile da fare. Provate voi, con l'ausilio dell'immagine..

Per l'ennesima volta Mr. Freddy si dimostra essere uno dei testimoni più inattendibili e squalificati del pianeta, tenete bene a mente che dalle sue parole e da affermazioni come questa dipende una crisi politico-diplomatica tra Stati che coinvolge circa un miliardo e quattrocento milioni di persone. Incredibile.

L'Anomala Richiesta di Soccorso
Terminata la sparatoria, condotti in luogo sicuro barca ed equipaggio, constatato il decesso dei due compagni a Freddy non resta che dare l'allarme e chiedere soccorso. Potrebbe contattare la Guardia Costiera usando la radio di bordo, sulla frequenza di emergenza (Canale 16) o con il telefono cellulare contattare la Polizia chiamando il 100 (l'equivalente keralita del nostro 112).
Freddy chiama Prabhu.

ANNEX 2 - brano 7
ANNEX 2 - brano nr.7 (FREDDY LANCIA L'ALLARME)

Qui troviamo una grossa novità: Negli atti delle varie cause penali e civili tenute nei tribunali di Kollam, Trivandrum e Delhi o quando il 27.04.2012 raggiunge un accordo extragiudiziale (Lok Adalath) e riceve un assegno dall'armatore italiano Freddy compare sempre in qualità di "owner" proprietario (vedi: High Court of Kerala CMCP No. 16 of 2012 ed altre) invece in ANNEX 2 alla Polizia dichiara che il proprietario del St. Antony è Prabhu.

A questo punto sarebbe utile capire chi è effettivamente il proprietario del St. Antony, non tanto per capire a chi Freddy abbia mentito, se ai giudici o alla Polizia, quanto perché se risultasse realmente Prabhu il proprietario del St.Antony muterebbe anche il quadro giuridico relativo al suo dissequestro e al successivo affondamento.St.Antony semi-affondato

La mancata custodia del reperto da parte del Tribunale ne ha consentito l'affondamento quindi l'impossibilità per i tecnici della difesa di eseguire riscontri, controlli e verifiche. Finora si era lasciato credere che il St. Antony per decisione del Tribunale di Kollam fosse stato riconsegnato a Bosco perché "sua unica fonte di reddito" e da questi successivamente lasciato affondare.

Ma se fosse stato riconsegnato a Prabhu, legittimo proprietario che lo affitta ai pescatori, che interesse poteva mai avere ad affondarlo, privandosi così di un bene di proprietà e di una fonte di reddito? Dovremmo allora necessariamente ipotizzare che Prabhu fosse consapevole della necessità di cancellare le tracce della sparatoria.
Quindi fu Prabhu a contattare la Polizia dando l'allarme? No!

ANNEX 3 - telefonata polizia
Da ANNEX 3 - Chargesheet: Come la notizia dell'incidente giunge alla Polizia #1

Secondo quanto riporta il chargesheet, l'atto di accusa redatto dalla Polizia di Neendakara a conclusione delle indagini preliminari (ANNEX 3) fu CW-12 a contattare CW-57. Ovvero sostituendo i nomi ai numeri: fu Alphonse Philip (CW-12) che attorno alle 17:30 ist informò il SI (sub-inspector) G.Shaji (CW-57) della Polizia di Neendakara fornendo informazioni criptiche. E non fu Prabhu ad informare Alphonse Philip ma Aloysious.
Per farla breve ecco l'intera catena telefonica come è ricostruita dalla Polizia in ANNEX 3 (Freddy è CW-1).

ANNEX 3 - catena telefonica
Da ANNEX 3 - Chargesheet: Come la notizia dell'incidente giunge alla Polizia #2

Quindi non è Bosco a informare la Polizia o la Guardia Costiera ma qualcun'altro che fornisce informazioni di 'quarta mano', non per nulla definite criptiche dalla stessa Polizia.
schema catena telefonica
Come la notizia dell'incidente giunge alla Polizia #3

Quest'ultima senza effettuare alcuna verifica le gira direttamente alla Guardia Costiera (17:40ist) e alla Marina Militare di Kochi avviando la catena di eventi descritta in ANNEX 1.
A questo punto comprendere se nei minuti successivi all'incidente i telefoni cellulari a bordo del St.Antony funzionassero è un aspetto tutt'altro che secondario.

In una intervista collettiva rilasciata dai "superstiti" due giorni dopo i fatti, il 17 febbraio al quotidiano The Hindu, i pescatori (nonostante l'evidenza ormai definitivamente acclarata) sostenevano (sbagliando, mentendo o peggio dicendo il vero) che l'incidente era avvenuto a circa 14 Nm dalla costa (che loro ritengono acque territoriali, va a capire perché) ben lontani dal luogo in cui avviene l'incidente alla Lexie 20,5 Nm al largo.

The Hindu 
A sostegno della loro tesi portano una solida evidenza: il fatto che i loro cellulari funzionavano lo dimostra

Da notare come in questa intervista lo stesso giornalista pur addebitando la morte dei due pescatori alla Enrica Lexie (già dalla mattina del giorno precedente la Guardia Costiera diffondeva questa versione dei fatti) indica che l'incidente è avvenuto di sera ("evening") forse avendo notizia delle dichiarazioni di Bosco al momento dell'approdo a Neendakara.

Inoltre Mr. Freddy dichiara che la nave "aggressor" si trovava sottocosta (quindi spostata verso Est, ancor più a ridosso delle coste del Kerala) fuori dalla rotta normalmente adibita al transito delle navi commerciali. Da queste dichiarazioni risulta ancor più evidente che il St. Antony non può incrociare la Enrica Lexie alle 4:30 PM a 20,5 NM dalla costa.
Apparentemente inspiegabile il motivo per cui:
  • dopo la sparatoria, Mr. Bosco invece che alle Autorità lancia l'allarme chiamando con il VHF Prabhu, proprietario del peschereccio (vedi ANNEX 2);
  • dopo essere stato informato dell'incidente al peschereccio Prabhu non da direttamente l'allarme ma telefona a Aloysious, che telefona ad Alphonse Philip, che finalmente riferisce tutto a G. Shaji, S.I. (Sub Ispector) della Coastal Police Station di Neendakara (vedi ANNEX 3);
  • dopo la sparatoria, con due morti sulla barca, la radio di bordo operativa e i telefoni cellulari funzionanti, dopo aver parlato con Prabhu e durante le 5-6 ore di navigazione necessarie per rientrare a Neendakara nessuno, ne Freddy ne alcun altro membro dell'equipaggio contatta la Polizia o la Guardia Costiera per fornire indicazioni, ricevere informazioni o istruzioni, etc.;
  • dopo aver ricevuto informazioni 'sommarie' (17:30 ist) la Polizia rilancia l'allarme all'ICG e alla Marina Militare di Kochi (17:40 ist). Per l'intera durata delle ricerche e pur sapendo che l'imbarcazione è stata colpita e potrebbe essere in difficoltà nessuna Autorità cerca di mettersi in contatto col peschereccio (agli atti non risulta alcuna comunicazione) per ottenere chiarimenti utili al rintraccio dei responsabili, le condizioni del natante, la posizione, etc. - Nessuno gli va incontro per prestare soccorso.
CP Boat
I mezzi di con cui CPS, Neendakara avrebbe potuto prestare soccorso al St.Antony in rientro

Il Sub-Inspector
Nessuno sembra interessarsi del St.Antony e dei suoi nove superstiti fino al rientro a Neendakara, poco prima delle 23:00 ist ad attenderlo sul molo la Polizia e qualche centinaio tra conoscenti, curiosi e giornalisti.
E di nuovo mi trovo a dover rilevare una strana coincidenza:
Quando Alphonse Philip alle 17:30 ist contatta la Stazione della Polizia Costiera di Neendakara lanciando finalmente l'allarme, a raccoglierlo è G. Shaji SI (sub-inspector).
Quando attorno alle 22:30 ist Freddy sbarca dal peschereccio a Neendakara e rilascia la sua dichiarazione 'a caldo' (vedi: Video VENAD NEWS - paragrafo 'L'Orario dell'incidente') il funzionario di Polizia sempre presente durante le dichiarazioni di Bosco mentre afferma che gli hanno sparato alle 21:30ist è ancora un 'sub-inspector'.

CP Sub-Inspector
Fotogramma del video VenadNews da cui è possibile stabilire il grado del Poliziotto con Freddy

Dobbiamo presumere che sia la stessa persona: quella informata da Alphonse Philip alle 17:40 ist (il CW-57 dello ANNEX 3) e quella che si reca al molo alle 23 ist circa per accogliere il St. Antonyquella che assiste alla testimonianza rilasciata ai media da Freddy Bosco e gli sente dire e ribadire che la sparatoria è avvenuta alle 21:30 istquello che poco dopo nei locali della Stazione di Polizia lo ascolta mentre dichiara che al St. Antony sparano alle 16:30 ist.
E' la stessa Polizia a scrivere che le informazioni sono rese in modo "criptico" dalla quarta persona che rimbalza al telefono le notizie relative all'incidente, ma questo non impedisce loro di concedergli massima fiducia e dare all'informazione immediato riscontro. Subito ritrasmessa alla ICG sotto forma di 'nota di ricerca' senza alcuna verifica.
Ma quando qualche ora dopo la stessa Polizia ha modo di ascoltare dalla viva voce del diretto interessato la testimonianza oculare resa per la prima volta, appena tornato a terra, quando ancora non essendo a conoscenza di altri fatti (l'incidente alla Lexie) forniva dal suo punto di vista la ricostruzione 'autentica' dei fatti ai media, questa venga del tutto ignorata, senza che nei rapporti di Polizia si faccia mai cenno alle contraddizioni sull'orario della sparatoria.
Qui si vuole sostenere che le dichiarazioni di Bosco sono in realtà senza nessun riscontro verificabile, un "buco nero" inestricabile.
Non regge, tutto contrasta con tutto sia dal punto di vista logico che fattuale.

ANNEX 2 - brano 6


ANNEX 2 Evidenze
A) Contraddizione - le dichiarazioni di Bosco alle autorità sono in contraddizione con quanto dichiara a testimoni, media e alle stesse autorità (il funzionario di Polizia) quando scende in porto;
B) Omissione - Le autorità omettono di riportare le dichiarazioni contraddittorie di Bosco, pur essendone perfettamente a conoscenza;
C) Contraddizione - La posizione geografica del St. Antony al momento degli spari indicata da Bosco nella sua dichiarazione alla Polizia lo mette, come è facilmente verificabile, parecchio a SUD e in direzione opposta rispetto alla posizione della Enrica Lexie al momento degli spari. E' utile ricordare che in dichiarazioni successive rese ai media Bosco darà almeno altre tre posizioni, tutte incompatibili con la Lexie per decine di km;
D) Contraddizione - le dichiarazioni di Bosco alle autorità in merito alla sparatoria sono in contraddizione con le successive risultanze investigative. Distanze, durata, precisione, modalità e percezioni relative alla sparatoria restano prive di riscontri;
E) Vulnus logico - Priva di spiegazioni plausibili in condizioni di luce e visibilità ottimali la reciprocamancata identificazione tra le imbarcazioni nelle fasi che precedono e seguono l'incidente;
F) Vulnus logico - Se fosse vero che al St. Antony sparano alle 16:30 (4:30 PM ora indiana) nessuno dei pescatori in cinque ore chiama le autorità, nonostante "i cellulari che prendevano" e la radio di bordo (VHS) funzionante. Solo Bosco chiama Prabhu che ora scopriamo essere il "Owner St. Antony's Boat". E'assurdo che dopo l'attacco con due morti a bordo dal St. Antony non si avvertano direttamente le autorità.
G) Vulnus logico - Se fosse vero che al St. Antony sparano alle 16:30 (4:30 PM ora indiana) e che Bosco avverte Prabhu questi avverte non le autorità ma un certo Aloysious che a sua volta avverte un certo Alphonse Philip che infine avverte le autorità alle 17:40, ma in modo "criptico" come indicato dalla stessa Polizia.
E) Vulnus logico - Visto che dalle dichiarazioni il proprietario del St. Antony è Prabhu, e quindi il peschereccio St. Antony dopo il sequestro viene necessariamente riconsegnato a lui, non si comprendequale sia il suo interesse di affondare il St. Antony, se non quello di cancellare le tracce della sparatoria il che ne fa un soggetto attivo della vicenda e non un semplice "affitta barche"

ANNEX 2 Conclusioni
Tra versioni che cambiano nel giro di pochi minuti, dichiarazioni contraddittorie in alcuni casi smentite dalle stesse investigazioni a volte semplicemente prive di spiegazioni logiche razionali. Come nella vicenda specifica della richiesta di soccorso, in cui la vittima opta per un percorso alternativo al buonsenso e le Autorità accettano l'intermediazione 'informativa' del fatto delittuoso lasciando così che nella vicenda entrino come attori tre soggetti (Prabhu, Aloysious e Alphonse Philip) di cui non si conosce il ruolo e che gestiscono in prima persona, e non sappiamo come, l'informazione sull'accaduto. Senza neanche avvertire il bisogno di darne esplicita menzione nel Chargesheet (ANNEX 3).
Mr. Bosco risulta ancora una volta inattendibile, il comportamento della Polizia inspiegabilmente superficiale, le indagini ancora una volta evidentemente pregiudizievoli ed omissive.

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ANNEX 48: 
Scena del Crimine: direzioni, velocità e distanze

In questo allegato chiamato "Position of the St.Antony and the MV Enrica Lexie at the moment of shooting" (Posizione del St.Antony e della MV Enrica Lexie al momento degli spari) con un disegno si indicano le posizioni dei due natanti al momento degli spari, quindi "fotografa" questa posizione al momento del fatto.
Il disegno appare come realizzato in CAD 2d (ma stampato su carta e poi riportato in copia cartacea).
(*) CAD - Computer Aided Design, disegno elettronico vettoriale assistito da computer.

L'allegato 48
La tavola contenuta nell'Allegato nr. 48

Come si vede il disegno viene titolato "SCENA DEL CRIMINE" e riporta la Rosa dei Venti che permette di stimare le rispettive direzioni.
- Il St.Antony verso SUD
La Enrica Lexie verso Nord-Ovest (NW)
Si indica inoltre un raggio di 120 metri rispetto al punto di sparo (ala di plancia di dritta (destra) della Enrica Lexie).

Dichiarazioni sulle rispettive direzioni

Enrica Lexie

- Rapporto SSAS (in ANNEX A3). L'Allarme, lanciato al momento del fatto che indica una direzione "verso 331°" (nella presente trattazione la direzione verrà considerata a 330° per poter utilizzare disegni CAD precedentemente elaborati, la differenza è comunque ininfluente)

SSAS Alert
ANNEX A3: Il messaggio automatico generato dal SSAS della Lexie

St.Antony

- Dichiarazione di Mr. Freddy Bosco alla Polizia il giorno dei fatto 15/2/2012 (vedi ANNEX 2) "Hence, we switched to the southern direction..."
- Dichiarazione dei pescatori durante una intervista a The Hindu del 17/2/2012 "Then they decided to go to another place some 40 nautical miles south".
Come si vede grazie alla Rosa dei Venti è possibile stimare con ottima approssimazione la direzione del St.Antony in 186° (dritto a sud sarebbe 180°, il St.Antony in questo disegno dirige appunto leggermente a Sud-Ovest (SW))

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ANNEX 48: Elaborato 1

E' anche possibile grazie alla presenza del settore di cerchio con la misura della distanza  rispetto al punto di fuoco (120 metri) stimare con buona approssimazione la distanza del St.Antony rispetto al punto di fuoco: 100 metri.
Interessante anche la stima della misura dell'angolo di impatto delle pallottole rispetto all'asse longitudinale del St.Antony: 30°, 37° circa.
Nel disegno le pallottole colpiscono il St.Antony sulla dritta (a destra) dove è possibile vedere questi danni in video e foto.
Nessun dubbio quindi che il St.Antony sia stato colpito sulla fiancata destra, come indica anche il disegno della "Scena del crimine"

Discussione
Lo scopo di questa trattazione è la verifica della compatibilità delle dichiarazioni di Bosco e successivamente dei pescatori superstiti con questo disegno in ANNEX 48 "Scena del crimine". E la verifica che la "direzione a SUD" dichiarata sia compatibile con i danni oggettivamente riscontrabili sul St.Antony.
Le testimonianze italiane (Latorre, Vitelli) sono univoche nel dichiarare che il natante poi oggetto dell'incidente fu avvistato dal radar "a proradritta" rispetto alla Lexie (Latorre) e diretto verso lo "starboard beam", il centro del lato destro della nave (Vitelli).
(vedere il documento "Analisi Cinematica" disponibile all'indirizzo:http://www.seeninside.net/piracy/esposto6.pdf)

cinematica
ANNEX 48: Ricostruzione cinematica

Dalla ricostruzione cinematica appare evidente che:
- Anche ponendo il natante in avvicinamento sul lato sinistro di quella che viene considerata la fascia di "proradritta" con una velocità di 8 nodi (kts) e una direzione verso 186° esso non può arrivare sottobordo alla Enrica Lexie.
- Le due imbarcazioni si incrocerebbero a una distanza minima di circa 900 metri, mentre le varie testimonianze e il disegno in ANNEX 48 indicano 50 metri dalla fiancata destra della Enrica Lexie
- L'angolo fra le rotte dei due natanti è ovviamente di 36°

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ANNEX 48: Ricostruzione cinematica animata

Ma ricavando altri dati dal disegno in ANNEX 48 appare evidente che:
- L'angolo fra le rotte viene considerato di circa 16°, completamente errato rispetto ai 36° che dovrebbero essere.
- L'angolo di rotta della Enrica Lexie rispetto al Nord viene indicato in circa 10°, completamente diverso rispetto ai 30° che dovrebbero essere (ovvio, la Lexie va per 330°, a 360° (Nord) ci sono 30°).

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ANNEX 48: Elaborato 2

Il disegno in ANNEX 48 è completamente sbagliato e non può rappresentare la "Scena del crimine" come viene millantato per di indicare a sprovveduti e/o impreparati la "colpevolezza italiana".

Riscontri

riscontro1
ANNEX 48: Riscontro 1

Nel disegno CAD 3D il St.Antony è posto:
- A 100 metri dal punto di fuoco, come indicato nel disegno "Scena del crimine"
- A 50 metri dalla fiancata destra della Lexie come indicato dalle varie testimonianze e dal disegno "Scena del crimine"
- Con rotta di 186° come indicato nel disegno "Scena del crimine"

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ANNEX 48: Ingrandimento di Riscontro 1

Dall'ingrandimento risulta evidente che con gli angoli giusti il St.Antony mostra il lato sinistro al punto di fuoco, mentre i colpi delle pallottole sono sul suo lato destro.
Guardando la scena dall'alto appare evidente che i colpi arriverebbero sul lato sinistro, dal lato opposto rispetto a dove sono indicati sul disegno "Scena del crimine" e dove sono visibili un video e fotografie.
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ANNEX 48: Riscontro 2

Conclusioni
Il disegno "Scena del crimine" in ANNEX 48 intitolato:
Position of the St.Antony and the MV Enrica Lexie at the moment of shooting.
(Posizione del St.Antony e della MV Enrica Lexie al momento degli spari)
è palesemente errato e quindi fuorviante proprio rispetto a quanto afferma perentoriamente: la "Scena del crimine" Persone sprovvedute, o con diversa preparazione professionale (ad esempio giornalisti, avvocati o giudici) possono aver creduto che questa "Scena del crimine" possa essere realistica.

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ANNEX 48: Riscontro 3: Sovrapponendo all'originale il suo riscontro l'artificio appare evidente

Il sottoscritto ritiene invece che l'estensore del disegno si sia limitato a mettere la direzione dei colpi rilevabili sul lato destro del peschereccio in coerenza con il punto di fuoco presunto senza minimamente cercare riscontri nelle testimonianze, nei dati ampiamente noti e nelle rotte conseguenti.

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ANNEX 48: Riscontro 4

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ANNEX 48: Particolare da Riscontro 4

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ANNEX 48: Riscontro 1, evidenziata la 'linea di tiro'

Naturalmente sarà sempre possibile modificare il "Castello di carte" alimentando il turbinio di posizioni, orari, giravolte testimonianze, ipotesi e congetture per alimentare una posizione pregiudizievole verso i due accusati di cui abbiamo verificabili elementi fin dal giorno successivo ai fatti.

Comunque il sottoscritto già a Maggio 2013 facendo le "Analisi delle posizioni" in CAD-3d era giunto alle conclusioni che se il St.Antony faceva rotta a SUD non poteva altro che esporre il lato sinistro al punto di fuoco, mentre i colpi li ha ricevuti sul lato destro.

Il documento è all'indirizzo:
http://www.seeninside.net/piracy/esposto4.pdf

Esaminando la pretesa "Scena del crimine" prospettata dalle autorità indiane al Tribunale di Amburgo la conclusione è sempre la stessa:
Al St.Antony non hanno sparato dalla Enrica Lexie.

Roma li 23/09/2015
Luigi Di Stefano

ITLOS Delegazione India
La delegazione della Repubblica dell'India all'udienza ITLOS