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26/03/16

Terrorismo islamico: l’Europa causa del suo male


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In seguito agli attacchi di Parigi, all’arresto di Salah Abdeslam e ai tragici fatti di Bruxelles, è stato scritto molto circa le minacce interne che il nostro continente deve fronteggiare in questa difficile fase. Molti di questi testi, però, si sono limitati a considerare il pericolo rappresentato da quella parte di comunità musulmana che, a causa della scarsa integrazione o dell’efficienza dei predicatori/reclutatori, guarda con particolare simpatia al radicalismo di matrice Wahabita o, nel caso peggiore, allo Stato Islamico.
Ciò ha portato una svogliata opinione pubblica a dibattere, senza neanche troppo interesse, sulla modalità con cui è possibile evitare che all’interno delle grandi città si rafforzino le realtà politiche e sociali parallele e autonome rispetto all’autorità laica dello Stato.


Al di là del fatto che forse è già troppo tardi per correre ai ripari (soprattutto a causa della lentezza dell’azione dei Governi e degli anni trascorsi senza prendere contromisure), secondo chi scrive, tale riflessione ha finito per rendere meno evidente che il vero nemico degli Europei sono gli Europei stessi e la loro superficialità.
Per quanto tale considerazione possa sembrare una mera provocazione o un semplice esercizio intellettuale, vi sono tuttavia numerosi elementi che sembrano dimostrarne la correttezza.
Innanzitutto, l’Europa e i suoi cittadini sono ostaggio degli egoismi di alcuni stati che, pur facendo periodiche professioni di fede nell’Unione e nel suo ruolo salvifico, perseguono stabilmente interessi propri, senza curarsi delle conseguenze che questi possono avere sugli equilibri continentali.



Restando nel campo della sicurezza e della politica estera, ad esempio, gli esempi più eclatanti sono quelli relativi allo sciagurato intervento in Libia e al contrasto al regime siriano (che hanno destabilizzato l’intero Mediterraneo) o alla crisi scatenata in Ucraina due anni or sono che ha portato ai ferri corti con la Russia).
Naturalmente, la responsabilità di questi errori va attribuita anche a quei Paesi che, per debolezza o disinteresse, hanno agito da yes-man, avvallando qualunque decisione, pur sapendo che nella maggior parte dei casi i costi sarebbero ricaduti soprattutto su di essi. Non è difficile comprendere che l’esempio più classico di tale comportamento è l’Italia.
Oltre a ciò, gli abitanti dell’Europa sono vittime del loro stesso anti-europeismo e della loro scarsa attenzione per ciò che accade nelle stanze dei bottoni della Capitale dell’Unione


 Il risultato più immediato di ciò è che i Partiti possono continuare ad usare l’Europarlamento come una sorta di parcheggio (sia in funzione di premio che di esilio) per personaggi che spesso risultano essere impreparati ad affrontare il difficile compito per cui sono stati eletti. In aggiunta, gli scranni vengono sempre più frequentemente occupati da rappresentanti che si prefiggono il chiaro scopo di demolire dall’interno la UE, cosicché, quando emerge la reale necessità di una reazione forte e unitaria, l’Unione si trova ad essere condizionata da persone inadeguate o che, per proprio ritorno elettorale, sono direttamente interessate a vederla fallire.



Il disinteresse, inoltre, ha permesso a taluni membri della Commissione di portare avanti delle battaglie strumentali, senza che essi fossero chiamati a rispondere delle proprie azioni. L’esempio più recente di ciò è l’insieme di misure promosse da Malström e da Marini allo scopo di garantire “la sicurezza dei cittadini” mettendo al bando le armi semiautomatiche legalmente detenute.
La dimostrazione dell’inutilità di tale proposta sta nel fatto che né gli attacchi in Francia né quelli in Belgio sono stati perpetrati con le tipologie di armi che i due vorrebbero vietare e che, soprattutto, la loro proposta non fa nulla per spezzare la potente rete di contatti e connivenza che permette agli jihadisti della porta accanto di dotarsi di fucili d’assalto ed esplosivi.
L’elemento maggiormente pericoloso, però, apparare essere la sterilità e la superficialità dei dibattiti che inevitabilmente prendono vita dopo ogni attacco al cuore del Continente. Per quanto possa sembrare una questione marginale e quasi filosofica, questo tema è particolarmente importante, perché rappresenta una delle ragioni per cui i tentativi di proporre strategie organiche e pragmatiche per difenderci dall’estremismo islamico falliscono quasi sempre sotto i colpi dei diversi populismi.
Da un lato, infatti, vi è il popolo dell’hashtag #prayfor (seguito dal nome della città colpita), dall’altro quello di chi non fa che invocare la costruzione di lager in cui rinchiudere tutti gli islamici d’Europa. Al di là delle ovvie considerazioni di natura etica e culturale (che dovrebbero essere sufficienti a rigettare le soluzioni di cui sopra), entrambi gli approcci non fanno che arrecare danno al Vecchio Continente.



La reazione politicamente corretta, infatti, dimostra ai nemici dell’Europa non solo che questa non è pronta a difendersi ma, anzi, che essa spera ancora di poter combattere la furia omicida con slogan e buoni sentimenti.
Per quanto encomiabile, tale fiducia nella non-violenza non ha avuto alcun risultato e ha creato il falso senso di sicurezza per cui sarebbero sufficienti manifestazioni di piazza per fermare lo jihadismo e non ingenti investimenti nell’ambito dell’intelligence e della sicurezza uniti ad un radicale ripensamento della nostra strategia.
Va altresì sottolineato, che proprio coloro che supportano tale linea di pensiero sono maggiormente disposti ad accettare tagli al budget della difesa o dei Ministeri degli Interni, salvo poi stupirsi dell’incapacità delle Forze di Sicurezza di far fronte, senza avere le risorse adeguate, ad una minaccia senza precedenti.



In maniera opposta, la corsa allo slogan xenofobo e anti-islamico, oltre a rappresentare la negazione stessa dei valori fondamentali per cui dovremmo combattere, fa il gioco dei reclutatori dell’ISIS, che hanno così vita facile per far sembrare la UE uno Stato crociato pronto alla Guerra Santa.
In aggiunta a ciò, la violenza verbale rischia di farci perdere il supporto dei cosiddetti musulmani moderati, il cui apporto è fondamentale per vincere questa guerra, poiché possono assestare un colpo mortale all’estremismo agendo dall’interno.

Foto: Twitter, Reuters, AP

di Luca Susic - 24 marzo 2016
fonte:http://www.analisidifesa.it

Luca Susic

Luca Susic

Triestino, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Trieste - Polo di Gorizia, si occupa di Europa Orientale e si interessa in particolare delle questioni politiche, militari ed energetiche dell'area Balcanica ed ex Sovietica.

L’Italia non ha paura


 


Inutile fingere che non sia successo niente: questa Pasqua non sarà come le altre. L’onda dell’orrore per i fatti di Bruxelles non si è ancora ritratta nel mare d’odio da cui è venuta.
A ragione oggi gli europei si sentono minacciati da un pericolo che potrà essere anche più forte nel percepito che nel reale, come sostengono gli irriducibili del pacifismo, ma c’è e bisogna farci i conti nel quotidiano. È pur vero che i media, per fare audience, ci mettono del loro. Le immagini di morte, proiettate con ossessiva ed a tratti morbosa ripetitività, non aiutano. Non si tratta di essere paranoici ma, mettendo piede in metropolitana o varcando la soglia di un aeroporto, qualche dubbio che possa accadere qualcosa di brutto viene. La paura è un sentimento umano, perché negarla? L’importante è saperla gestire. Con raziocinio. Ed è quello che cercano di fare gli italiani, anche a dispetto dei tanti stupidi luoghi comuni sull’eccessiva impulsività emotiva della stirpe mediterranea. Lo dimostrano gli ultimi sondaggi elaborati dall’Istituto Ixè. Benché il 75 per cento del campione interpellato confermi di temere l’eventualità di attentati jihadisti sul suolo italiano, il 90 per cento non intende modificare i propri progetti per le vacanze pasquali. Ottimo segno.
Di là dai rischi, sempre presenti nel vivere questo tempo storico, i nostri concittadini tengono ferma la barra sul corso ordinato delle proprie esistenze. Questo è il modo migliore per sconfiggere il nemico. Se nell’armamentario degli uomini della jihad vi è la diffusione della paura come strumento di lotta alla civiltà occidentale, almeno con l’Italia cascano male. Le bombe fanno malissimo: dilaniano corpi, distruggono vite, annientano speranze, ma non bastano a renderci schiavi di noi stessi. Si può morire nel peggiore dei modi prendendo un aereo o viaggiando su un treno, nondimeno si può fare una brutta fine attraversando un incrocio, tranciati di netto da un auto guidata da un criminale imbottito di alcool o di droga. Allora che si fa? Non si esce più di casa perché ci sono in giro troppi pirati della strada? Lo dice il sondaggio: un italiano sale ugualmente sul pullman che lo porterà al mare o in montagna, anche se ha la consapevolezza che al volante di quel mezzo vi possa essere un incosciente come quello che la scorsa settimana ha portato a morire su un’anonima strada della Catalogna sette nostre meravigliose, incolpevoli ragazze.
Per la questione dell’immigrazione incontrollata vale lo stesso discorso. Se Parigi prima e Bruxelles oggi hanno scoperto di avere il nemico costruito in casa è perché, negli anni delle maggiori ondate migratorie, hanno consentito che si creassero le isole franche degli allogeni, le banlieue e le Molenbeek, da cui gli autoctoni sono fuggiti per lasciare che i nuovi arrivati le egemonizzassero. Da noi non deve ripetersi il medesimo tragico errore. Non bisogna permettere che le tante “Torpignattara” d’Italia vengano abbandonate agli stranieri. Che la cultura, la lingua e le tradizioni italiane non scompaiano da quei luoghi per darla vinta alle altrui identità. Se ciò accadesse, e dio non voglia, tra qualche anno ci troveremmo anche noi a fare i conti con un mondo ostile cresciuto e proliferato nel nostro ventre.
Per quanto sia facile dirlo, meno praticarlo, gli italiani devono resistere nei territori dove sono nati e hanno radicato le loro storie personali e familiari. La questione è banalmente numerica: fin quando vi sarà una comunità che si preserverà largamente maggioritaria in un contesto ambientale, non si correranno seri pericoli. Se, invece, cederemo spazi urbani o territori periferici agli allogeni non vi sarà intelligence che tenga per evitarci il peggio. Il sacro diritto alla proprietà, che la nostra Carta fondamentale tutela e garantisce, non deve riguardare solo la casa o l’automobile ma anche la nostra Patria. Si chiama Italia e non è in vendita. A nessuno.


di Cristofaro Sola - 26 marzo 2016

La differenza tra lo statista e il cantastorie

 

Sul tema caldo del terrorismo islamista, come d’altronde in merito a qualunque altra seria problematica, mi aspetterei da uno statista al Governo parole razionali e riflessioni serie. Ma quando la scena politica nazionale è dominata dai cantastorie di professione, al cospetto di questioni della massima gravità siamo costretti a sorbirci l’insostenibile leggerezza di una fuffa propagandistica a dir poco insopportabile.
Come altro definire, infatti, le altisonanti chiacchiere del Premier Matteo Renzi all’indomani dei sanguinosi attentati di Bruxelles se non fuffa propagandistica? Frasi ad effetto ad uso e consumo degli ingenui e degli sprovveduti che ancora credono, secondo una mirabile definizione di Freud sugli uomini primitivi, al potere magico della parola usata per trasformare la realtà. Nello specifico, il Presidente del Consiglio ha dichiarato enfaticamente che per sconfiggere il terrorismo “serve un gigantesco investimento in cultura, sulle periferie urbane, un investimento sociale. Bisogna mettere denari veri sulle aree urbane”. Ma non basta, onde rincarare la dose di sciocchezze gettate in pasto al popolo dei creduloni, Renzi ha aggiunto in tono solenne e con rima baciata: “Il territorio si presidia con i militari, ma anche con i maestri delle elementari”.
Ora, sarebbe il caso di informare il nostro primo ministro - alla perenne ricerca di soluzioni stile bricolage per problemi colossali - che la maggior parte degli attentatori dell’undici settembre, ovvero la più grande strage terroristica della storia, si erano laureati nelle più importanti università occidentali. In merito ai fatti di Bruxelles, inoltre, molti osservatori hanno rilevato che le zone di residenza dei presunti attentatori, così come il luogo dove era ubicato il loro covo operativo, non hanno nulla a che vedere coi ghetti immaginari, in cui vigerebbe una sorta di analfabetismo da strada, evocati dalla propaganda renziana.
Se non ci trovassimo di fronte ad un’immane tragedia, dovremmo liquidare con una fragorosa risata l’idea balzana di contrastare a colpi di pubblica istruzione e di ulteriore assistenzialismo a pioggia un drammatico fenomeno che sta insanguinando l’Europa. Da uno statista serio e responsabile, che noi francamente non abbiamo, vorrei sentire ben altro.

di Claudio Romiti - 26 marzo 2016

25/03/16

Terrorismo, Tonelli (Sap): "In Italia solo 190 agenti sono preparati"

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di Lorenzo Lamperti
twitter11@LorenzoLamperti
 
Gianni Tonelli, segretario generale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia), adAffaritaliani.it: "In tutta Italia solo 190 poliziotti sono in grado di sparare su un bersaglio in movimento. Anche per questo ho iniziato un giro d'Italia per spiegare i motivi della nostra protesta/denuncia".
 
Gianni Tonelli, l'Italia sarebbe pronta a fare fronte a un attacco come quello avvenuto a Bruxelles?
In Italia abbiamo lavorato solo sulla percezione, sulla sicurezza percepita e non sulla sicurezza reale. Spero davvero che questo errore fatale non venga messo in luce da qualche tragedia. Dobbiamo lavorare per garantire prima di tutto la sicurezza della gente, e solo in un secondo momento farla sentire sicura. Qui invece facciamo solo la seconda cosa. La stragrande maggioranza degli agenti non è in grado di affrontare un kamikaze o un terrorista. Mandiamo fuori persone che da quattro anni non spara un colpo di pistola.
 
Come siamo messi a corsi antiterrorismo?
Male, molto male. Il governo ha parlato di 30 mila corsi ma altro che antiterrorismo... Se tre ore di slide possono essere definite un corso di antiterrorismo tecnico pratico io sono Babbo Natale. La verità è che non abbiamo questo tipo di formazione.
 
Quanti poliziotti in Italia sono in grado di sparare su bersagli in movimento?
Solo 190 agenti in tutta Italia hanno fatto un corso specifico per sparare su bersagli in movimento. Un numero insignificante. Abbiamo visto dopo Parigi e Bruxelles che non servono nuclei specializzati ma professionalità diffusa. O ripensiamo a tutti i percorsi formativi oppure togliamoci dalla testa che siamo in grado di far fronte a una minaccia terroristica.
 
Lei nel frattempo sta proseguendo la sua protesta per la debilitazione dell'apparato di sicurezza...
Sì, certo. Dopo 61 giorni i medici mi hanno imposto la sospensione dello sciopero della fame ma ora è partita la seconda fase della protesta. Ho cominciato un tour di alcuni mesi che mi porterà in tutte le piazze d'Italia per incontrare associazioni, esponenti della società civile e mondo politico. Sono contentissimo di quello che ho e abbiamo fatto. Nonostante la forte censura di palazzo siamo arrivati alle bacheche social di 50 milioni di persone, grazie al fantastico strumento di democrazia che è il web, forse l'ultimo strumento realmente democratico che è rimasto. E ho ricevuto tantissima solidarietà e attenzione. Su 50 milioni di bacheche raggiunte ho ricevuto solo 70 messaggi antipatici o negativi, tra cui 50 provenivano da profili falsi creati nella zona della Toscana. Dovunque vado la gente mi manifesta la sua vicinanza.
C'è attenzione dalla politica?
Abbiamo incassato il sostegno di Salvini e del centrodestra ma non solo. La nostra battaglia riguarda tutti i cittadini, compresi gli elettori del centrosinistra e del Pd. Lo dimostra il fatto che anche politici di sinistra, come Felice Casson a Venezia, hanno votato una mozione di solidarietà nei miei e nei nostri confronti. Ciò significa che anche il Pd è obbligato ad ascoltare le preoccupazioni del proprio elettorato sul tema sicurezza da noi messo in luce. La nostra protesta andrà avanti perché non è finalizzata a interessi di categoria o a rivendicazioni economico-sindacali, ma esiste solo per onorare il nostro giuramento morale verso la brava gente di questo Paese.
Il governo vi sta ascoltando?

Per ora purtroppo no. Noi portiamo avanti questa battaglia da sempre, nel 2010 eravamo a protestare ad Arcore quando non c'erano ancora stati i drammatici tagli degli ultimi anni, figuriamoci se non protestiamo adesso. D'altronde abbiamo sempre meno uomini e meno mezzi. Faccio un esempio che non c'entra con il terrorismo. Da romagnolo le parlo di Rimini, dove nel 2015 per la prima volta dopo vari anni sono aumentati morti su strada. Il motivo è semplice: la scorsa estate, quando Rimini passa da 150 mila a 1 milione e 400 mila abitanti, avevamo zero uomini di rinforzo per la Polizia Stradale. Tutti gli uomini sono stati aspirati, e non drenati, a causa del vuoto di organico e mandati a Milano per l'Expo.Quest'anno succederà la stessa cosa con il Giubileo. La Narcotici di Rimini è composta da sei sole persone. Come si fa a tenere sotto controllo un'area con decine di discoteche e locali con sei persone e se non ci sono neanche 200 euro per simulare l'acquisto di un biglietto? Nelle discoteche siamo costretti ad entrare col tesserino. Abbiamo le ali tarpate, questa è la verità. Dobbiamo dire basta alla dittatura dei ragionieri di Stato.
 
http://www.affaritaliani.it/cronache/bruxelles-gianni-tonelli-413587.html
 
 

http://veraitalia.blogspot.it/2016/03/terrorismo-tonelli-sap-in-italia-solo.html

Terrorismo: “Immaginate se i cristiani venissero a ucciderci”


terrorismo, isis, cristiani
La giornalista Nadine Al-Budair

 

Nadine Al-Budair, giornalista saudita che vive in Qatar, dalle colonne del quotidiano kuwaitiano Al-Rai ha invitato i lettori islamici a una riflessione, tentando si scuoterne le coscienze. L’articolo risale al dicembre scorso, ma mai come ora suona tragicamente attuale.

 

Immaginate che i giovani occidentali vengano qui e compiano una missione suicida in una delle nostre piazze in nome della Croce. Immaginate di sentire le voci di monaci e sacerdoti, provenienti da chiese e luoghi di preghiera dentro e fuori il mondo arabo, che urlano negli altoparlanti e lanciano accuse contro i musulmani, chiamandoli infedeli e cantando: ‘Dio, elimina i musulmani e sconfiggili tutti’.

Immaginate che noi avessimo fornito ad un numero infinito di gruppi stranieri carte d’identità, cittadinanze, visti, posti di lavoro, istruzione gratuita, moderna assistenza sanitaria gratuita, previdenza sociale e così via, e che poi sia uscito fuori un membro di uno di questi gruppi, consumato dall’odio e dalla sete di sangue, e abbia ucciso i nostri figli nelle nostre strade, nei nostri edifici, negli uffici dei nostri giornali, nelle nostre moschee e nelle nostre scuole.
Queste immagini sono lontane dalla mente del terrorista arabo o musulmano, perché ha la certezza che l’Occidente sia umanitario e che il cittadino occidentale si rifiuti di rispondere così ai barbari crimini dei terroristi islamici

Nonostante gli atti terroristici di Al-Qaeda e dell’ISIS, noi stiamo sul suolo occidentale da anni senza alcun timore o preoccupazione. Milioni di musulmani – turisti, immigrati, studenti e persone in cerca di lavoro – hanno le porte aperte e le strade sicure.  È strano che noi condanniamo l’Occidente invece di affrontare ciò che sta accadendo in mezzo a noi: i modi estremisti in cui interpretiamo la sharia e il nostro atteggiamento reazionario l’uno verso l’altro e verso il mondo. È strano che noi condanniamo invece di chiedere scusa al mondo.

Certi opinionisti arabi promuovono un messaggio patetico e recitano all’orecchio del loro amico le stesse parole che lui ha ripetuto milioni di volte riferendosi ai terroristi musulmani: ‘Quelli non rappresentano l’islam, ma solo se stessi’.
Questo è tutto quello che sappiamo fare: assolverci dalla colpa“.


Mrio Basso -

Immigrazione, il Coisp: «Ecco cosa sta accadendo, ma nessuno lo dirà mai ai cittadini»



Roma, 25 mar - «Chi può sapere come vanno davvero le cose nella gestione dell’immigrazione clandestina? Soprattutto considerate le bugie che continuamente vengono propinate alla gente. "Tutto va bene", "tutto funziona", "abbiamo retto all’impatto dell’emergenza senza alcuna conseguenza negativa" ha addirittura osato dire il Ministro Alfano nei mesi scorsi. Lo giudichino i cittadini con il proprio spirito critico se va tutto bene. Noi appartenenti alle Forze dell’Odine, attivamente impegnati a tentare di fronteggiare l’emergenza continua, sappiamo già bene che non è affatto così, tutt’altro. Ci sono situazioni che rasentano l’incredibile, e noi non sappiamo cosa fare, non possiamo fare nulla, non siamo nelle condizioni e non abbiamo gli strumenti legislativi e pratici per fare nulla. Quanto accaduto in questi giorni in Sardegna è la fotografia perfetta di quel chi diciamo. Qualcosa che nessuno racconterà mai ai cittadini, i quali invece devono ben sapere che dei 667 clandestini sbarcati solo 9 hanno accettato di farsi fotosegnalare, mentre tutti gli altri no, sono stati portati in tante zone dell’isola e la maggior parte di loro ha subito fatto perdere le proprie tracce. Altre 3 persone sono state identificate in quanto arrestate come presunti scafisti dopo le indicazioni ricevute in tal senso dalla Polizia da chi era a bordo; ma il giudice li ha prontamente rimessi in libertà perché, a suo dire, non esisterebbero elementi sufficienti per trattenerli in quanto "solo" 5 persone li hanno indicati come scafisti. Una cosa che lascia basiti: è un miracolo se riusciamo a trovare anche un solo clandestino che osa indicarci i suoi aguzzini, figurarsi quale importante risultato è trovarne addirittura 5! Dopo che nei mesi scorsi hanno rimesso in libertà altri scafisti sostenendo che erano spinti "da uno stato di bisogno" non pensavamo di trovarci ancora una volta con un pugno di mosche in mano per decisioni così bislacche! I nostri Vertici si vantano di come gestiamo il problema, degli arresti degli scafisti, della capacità di fortosegnalare quasi il 100% dei clandestini: ma di che accidenti parlano?».
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo l’ultimo sbarco di 667 immigrati avvenuto lunedì in Sardegna.
«Ma i problemi non finiscono qui - racconta ancora Maccari -. Sul posto, dopo le prime visite istantanee, sono stati segnalati circa 400 casi di scabbia, e diverse altre situazioni igienico sanitarie preoccupanti. Nella notte un quindicenne è morto in ospedale presso il Reparto di malattie infettive, ed il decesso è stato poi attribuito a polmonite. Inutile dire che, dopo una prima suddivisione fra chi appariva contagiato dalla scabbia ed i pochi altri rimasti, in seguito i presunti profughi, che hanno rifiutato in massa di farsi identificare, sono stati ammassati tutti sugli autobus, malati o sani che fossero, e condotti nelle diverse province dove sono stati accolti in diverse strutture pubbliche (a Cagliari in un hotel a 4 stelle) da cui la maggior parte si è tuttavia subito allontanata scomparendo nel nulla! Ora il Ministro Alfano ed il Capo della Polizia Pansa ci devono spiegare: noi cosa avremmo dovuto fare esattamente per garantire al meglio la sicurezza dei sardi ed dell’intero Paese? Fotosegnalarli con la forza rischiando guai? E con quali presidi a tutela della nostra salute visto che ci manca tutto? E con quali prescrizioni esatte e puntuali? E con quali tutele giuridiche? E quando questa gente si dilegua cosa dobbiamo fare? Seguirli a piedi nel loro peregrinare e fino alle rispettive destinazioni? Queste e tante, troppe altre domande sorgono nella mente nostra e di chiunque capisca come stanno davvero le cose. Troppe domande senza risposta perché si possa davvero trovare il coraggio di dire che va tutto bene».

Venerdì 25 Marzo 2016 17:28

«Con le vostre leggi democratiche vi invaderemo; con le nostre leggi religiose vi domineremo»



Oggi la popolazione musulmana a Bruxelles si avvicina a un terzo del totale dei residenti. Non bisogna avere paura dell’altro, ma dobbiamo sapere chi siamo





A cadaveri ancora caldi, nelle prime ore successive agli attentati di Bruxelles, il nostrano Espresso, versione online, se la prendeva con gli “sciacalli” del centrodestra. Se la prendeva con Salvini e con Gasparri, colpevoli di aver postato l’invito a “ripulire le città”. Ennesimo massacro, ennesimo riflesso della sinistra al caviale a indignarsi col “populista” piuttosto che col terrorista.
Insomma, o ti limiti all’indignazione famelica di girotondi e ai richiami alla prevenzione cosiddetta di intelligence. O sei fuori dalla corretta interpretazione dell’ennesima e bestiale strage a cui non riescono mai a dare l’aggettivo giusto, corretto, scritto nelle rivendicazioni dell’Isis e di al Qaeda, e che non è “chissàchisarà”. 
Già, l’islam non è tutto uguale, non è monolitico, non è violento ci dicono. È “religione di pace” e, anzi, aggiunge la sinistra al caviale, è più “pacifico” della Chiesa cattolica, delle crociate e via discorrendo, evocando sempre lo stesso rosario di “fondamentalismo cristiano” costruito sull’aneddotica volterriana e comunista, nazista e qualunquista. Non gli viene mica in mente di appellarsi e premere anche sull’islam pacifico. Perché dimostri nei fatti che lo è, scacciando e perseguendo chi nelle proprie fila pacifico non è. No, si accettano solo parole buone, condoglianze col fiore, imam che recitano preghiere ma nessuna condanna al fondamentalismo e all’odio che si insegnano in molte moschee di tutta Europa.
Davanti alla crudele realtà presente che ti dice: “O ti difendi militarmente o sei morto, presto o tardi sei morto”, la loro risposta è: “Populista, sciacallo, fascista”. Perciò, Salvini deve stare zitto. E deve stare zitto Gasparri. E zitti tutti coloro che non rappresentano l’anima bella e pacifista della borghesia che ci governa con pensieri buoni, i girotondi solidali, i benestanti che guardano il mondo affacciati dal finestrino di un taxi e cortei antimafia.
Bruxelles ne è l’esempio eloquente. Capitale dell’Europa borghese, burocratica e anticristiana, cresciuta nell’arroganza laicista di tenere fuori dalla vita associata la storia e la presenza che si riflette in gente, cattedrali e università d’eccellenza. Conformemente al “religiosamente corretto”, è stata tra le prime città europee a sostituire gli auguri natalizi e pasquali con le “vacanze d’Inverno” e le “vacanze di primavera”. Però ha spalancato le porte a ogni genere di investimento islamico. Moschee saudite e scuole coraniche integraliste comprese.
Come le principali città del Vecchio Continente, da Londra a Berlino, da Parigi a Stoccolma, la sinistra alla bruxellese ha lasciato crescere interi quartieri all’ombra della sharia. E per ideologia multiculti ha preferito aprire le scuole all’insegnamento delle sure del Corano piuttosto che al Vangelo. Per un pugno di casi di pedofilia, i poliziotti belgi hanno perquisito ordini e comunità religiose cattoliche e tenuto agli arresti domiciliari l’intera conferenza episcopale cattolica. Mentre il giulivo nichilismo socialista ha scacciato dal discorso pubblico qualunque sentimento cristiano abbia osato mettere in discussione il crescente delirio di leggi che mettono a morte vecchi e bambini in nome della dignità della vita.
Da quanto tempo ci stanno martellando dal cuore dell’Europa moderna e progredita l’idea che le religioni sono tutte uguali, e che però bisogna affamare le scuole cattoliche e sbattere fuori dalla società Gesù, presepi e crocifissi? Con quale malizia assaltano la difesa della vita secondo la più elementare concezione umana e cristiana della vita e passeggiano sui corpi dei bambini mai nati come un “diritto riproduttivo”?
Ecco, la capitale dell’Europa amministrata secondo il vuoto spinto delle direttive tecnocratiche e del destrutturalismo antropologico, del disprezzo per le proprie radici e nell’illusione di pace comprata al prezzo di uno spinello, si trova ora tragicamente esposta a una serie di attacchi criminali che la mettono brutalmente davanti alle propria nudità politica, culturale e religiosa.
Infatti, con tutto il buonismo che dà di “sciacalli” e “populisti” a chi non trova istruzioni civili e cultura politica che si siano mai ribellati al fondamentalismo vero, quello islamista e quello del laicismo fanatico, si poteva e si doveva intervenire per tempo ricordando anche il semplice dato statistico rilevato anni fa da un politicamente e religiosamente scorretto giornalista di Libero e di Radio Maria, Andrea Morigi. «Tra vent’anni il cuore dell’Europa tecnocratica sarà definitivamente trasformato in un suq arabo, con i 250-300 mila musulmani che rappresentano già un quarto della popolazione di Bruxelles». Era l’anno 2011. Oggi la popolazione musulmana a Bruxelles si avvicina a un terzo del totale dei residenti. Non bisogna avere paura dell’altro, è vero. Però devi sapere chi sei tu, perché l’altro, terrore o non terrore, non ti sottometta.
Del resto non era un Salvini il monsignor Bernardini, vescovo di Smirne, Turchia, che il 13 ottobre 1999, nel corso della secondo assemblea speciale per l’Europa del sinodo si alzò e disse: «Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. C’è da crederci, perché il “dominio” è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa e del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi dell’immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista? È un fatto che termini come “dialogo”, “giustizia”, “reciprocità”, o concetti come “diritti dell’uomo”, “democrazia”, hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro. Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, ad un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. La storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre ad imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose».

È vero, ci sono in giro anche gli “sciacalli”. Ma al momento, purtroppo, i cretini li sopravanzano.

marzo 23, 2016 Luigi Amicone

In guerra senza condottieri


Mogherini 

CALMA E SOLIDARIETA???
Sono passate poche ore dalle bombe di Bruxelles e le agenzie annunciano la conferenza stampa del Primo Ministro del Belgio, Charles Michel.
Il premier a capo di una nazione ferita al cuore dall’orrore islamista sta per parlare al suo paese e gli occhi del mondo sono rivolti verso lui. Non ti aspetti discorsi storici ma perlomeno uno straccio di dignitosa fermezza che faccia pensare che l’Europa abbia ancora qualcosa da dire; e da fare.
Davanti alle telecamere si presenta un ometto insignificante, spaurito. Un volto anonimo degno rappresentante di una classe di burocrati della politica: spalle incurvate, occhialoni da contabile della democrazia, grigio nel vestito e nell’anima. Le sue parole sono vuote.
Non fa un annuncio alla nazione; legge la cartella clinica di un decesso: quello dell’Europa: “Voglio fare appello alla calma e alla solidarietà. Bisogna restare uniti e solidali”.
L’Europa è in guerra, le sue città sono insanguinate da un odio folle e cieco e costui parla di calma e solidarietà.
Un’ora dopo è la volta del Presidente francese Hollande. Lui è a capo della nazione che ha conosciuto lo stesso orrore pochi mesi fa. A differenza del suo omologo belga, incarna la solita tronfia retorica francese, ma la sostanza non cambia: “dobbiamo essere uniti, coesi e solidali”.
Certo, e intanto lui, qualche settimana fa, ha consegnato la Legion d’Onore al principe Saudita, Mohammed ben Nayef; un atto di servilismo compiuto facendo finta di non sapere che sono gli spietati monarchi del Golfo a finanziare il terrorismo internazionale, l’Isis e Al Qaeda. Che quell’orrore è un prodotto dell’ideologia oscurantista che quei paesi esportano con il loro petrolio; che nelle moschee e nelle scuole coraniche che permettiamo loro di costruire nelle città europee, si diffonde il virus islamista con cui allevano generazioni di fanatici che si fanno esplodere nei nostri aeroporti e nelle nostre metropolitane.
Infine parla Jean-Claude Juncker, il capo di questa Europa melliflua: dice che dobbiamo “restare uniti di fronte al terrore” e annuncia che “domani l’Ue metterà le sue bandiere a mezz’asta”. L’unica reazione di questa Europa di codardi e d’incapaci ad un atto di guerra.

UNA PIETOSA MOGHERINI
Nel frattempo Federica Mogherini, l’italiana che Renzi ha voluto incautamente a capo della diplomazia europea, frignava davanti alle telecamere di tutto il mondo, incapace di reggere la tensione del momento; lo spettacolo pietoso di un’Europa isterica, debole, instabile e un’umiliazione per le donne che, il loro lavoro, lo sanno fare.
Margaret Thatcher non pianse quando l’IRA fece saltare in aria l’albergo in cui lei pernottava; e il giorno dopo, tra le macerie e i morti, decise imperterrita di tenere il discorso previsto per non cedere al terrorismo.
E certo non pianse Golda Meir, quando autorizzò l’Operazione “Collera di Dio” con cui il Mossad iniziò la caccia spietata a tutti i terroristi di Settembre Nero responsabili dell’infamia di Monaco ‘72.

SE È UNA GUERRA DOVE SONO I CONDOTTIERI?
E allora guardate le facce di questi tristi figuri che governano le nostre nazioni: il burocrate europeo, il pavone francese, lo sbruffoncello italiano che si crede uno statista; guardate i loro occhi senza luce, il loro sguardo privo di pathos i loro ghigni arcigni. Confrontateli con la tensione ispirata di un De Gaulle, con il magnetismo di un Adenauer, con la profondità severa persino di un De Gasperi (che certo un combattente non era) e capirete perché questa Europa è destinata alla sconfitta. Non si vince una guerra senza condottieri.

di Gianpaolo Rossi - 23 marzo 2016

24/03/16

Dario Fo ha 90 anni. Tanti auguri al giullare del potere

Fascista ai tempi del fascismo, comunista ai tempi del comunismo, grillino nell’era dell’anticasta. Un Nobel del riposizionamento



«Lo stesso san Francesco era un giullare. Il giullare non è mai crudele, rispetta sempre le persone».
Dario Fo a Gad Lerner, maggio 2013


Al paese natio di San Giano, sulle rive del lago di Varese, Dario Fo veniva soprannominato lo smilzo. Dopo l’8 settembre del 1943 si arruola volontario nella Repubblica Sociale di Salò. Il fatto emerge negli anni Settanta, quando Fo è già una figura di spicco nel panorama degli intellettuali comunisti italiani e, dopo i successi del teatro di narrazione di Mistero Buffo, ritorna al teatro politico con Morte accidentale di un anarchico, evidentemente ispirato alla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli e al ruolo del commissario Calabresi (il commissario dell’opera si chiamava Cavalcioni, dall’abitudine di far sedere gli interrogati a cavalcioni sulla finestra). Ma torniamo all’argomento dell’esperienza repubblichina: Fo ha svicolato fin che ha potuto per poi dire (dopo essere stato riconosciuto da diversi testimoni) di essersi arruolato per «salvare la pelle». Aneddoti che racconta più volentieri sono quelli dell’inizio della carriera, quando partiva dal paese per frequentare l’Accademia di Brera e nel suo vagone di pendolare metteva in scena questo e quello con grande diletto degli altri pendolari. Non c’è da dubitarne. L’uomo è un animale di scena, capace di trasformare ogni situazione in un palcoscenico tutto suo, da invadere con quella presenza sgraziata e magnetica, le mani indaffarate, gli occhi roteanti, tutto magnificamente abbinato all’eloquio per niente limpido ma straordinariamente efficace e coinvolgente. Il problema nasce quando si passa al contenuto.
La motivazione del premio Nobel per la letteratura conferitogli nel 2007 è che «seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». Missione che il drammaturgo interpreta mettendo al servizio la propria persona. Il suo è un patrocinio ambito che negli anni è andato ai soggetti più vari: i manifestanti del G8 di Genova, i referendari per l’acqua, la guerra in Libia (ma non quella in Iraq, che ha ferocemente avversato). Come politici ha amato, tra gli altri, Antonio Di Pietro («da pm ha fatto cose gloriose»), Luigi De Magistris, Giuliano Pisapia, Fidel Castro («ha commesso molti errori ma è pur sempre una personalità capace di ascoltare chi stima»). Non ha simpatia per la Chiesa, tanto che il Wall Street Journal, in occasione del Nobel, definì la sua opera «un abbaiare e latrare di cani alla Chiesa cattolica». Da ultimo, appunto, l’impegno a cinque stelle. Con Grillo e Casaleggio ha scritto Il grillo canta sempre al tramonto (Chiarelettere) arrivato alla quarta edizione. Alle Quirinarie ha ottenuto solo 941 voti ma è molto popolare nel movimento.
Nella prefazione a un testo che raccoglie il suo teatro politico e pubblicato nel 1973 (Compagni senza censura, Mazzotta editore) Fo si scaglia contro «l’atteggiamento dell’intellettuale verso il potere, il dovere della scelta radicale, e la denuncia del gioco della furbizia dell’intellettuale che sempre si adatta, e cerca di trovare il suo spazio, quando il potere lo chiama: e quando nasce il nuovo potere della borghesia capitalistica, si inserisce subito, fresco, e gran ciambellano, a stangare la classe dalla quale ha avuto origine». Eh sì, brutta bestia l’intellettuale. Vuoi mettere con il giullare?

Stralcio di un articolo apparso su Tempi

Foto Ansa

Laura Borselli - 24 marzo 2016

I PRIMI 90 CLANDESTINI ARRIVANO ALL’EXPO: COMPLIMENTI ALLO STATO


" Il Polo hi-tec nell'area post Expo ? E' questo il progetto strombazzato da Renzi ? "




L’immagine dei primi novanta profughi arrivati nell’area del dopo-Expo è la faccia di una medaglia che dall’altro lato mostra uno struzzo con la testa sotto la sabbia. Sulla questione è in corso una battaglia politica, con Maroni da una parte che attacca duramente la decisione presa dal prefetto di Milano Alessandro Marangoni, lasciando intendere che tale provvedimento sia frutto di una sorta di accordo tra lo stesso prefetto e l’allora commissario di Expo Giuseppe Sala. L’attuale candidato sindaco di Milano Giuseppe Sala ha prontamente smentito. Ma come tutti sanno, una smentita è una notizia data due volte, specialmente se a metterci il naso è Il Fatto Quotidiano che ha prontamente pubblicato stralci di un verbale datato 13 ottobre 2015 in cui il direttore generale Christian Malangone espone la richiesta della prefettura di utilizzare il campo base per i profughi. Si esprime fermamente contraria Alessandra Dal Verme, componente del cda nominata dal ministero dell’Economia, mentre non è registrata alcuna presa di posizione di Sala. Che però a questo punto, come minimo, non poteva non sapere. E la riunione si conclude senza una decisione ufficiale in merito e con la sensazione in chi legge che Sala abbia messo la testa sotto la sabbia. Negli auspici di Matteo Renzi, il candidato Sala doveva volare nei consensi proprio sull’effetto Expo, in realtà la manifestazione internazionale si sta rivelando un complicato percorso ad ostacoli disseminato di poca chiarezza, numeri non certo buoni e ora la questione profughi conosciuta e smentita, tutti argomenti subiti goffamente e malamente dal candidato Sala che ha dimostrato di non avere una strategia in merito se non la difesa d’ufficio del suo operato, non è mai riuscito infatti a dare risposte perentorie e convincenti in chiave elettorale, finendo quasi sempre per affondare nelle sabbie mobili delle risposte farfugliate, confuse e con molte contraddizioni.
Ma il punto è un altro e va ben oltre la polemica politica spicciola. Che fine ha fatto la Lombardia? Tra grida manzoniane e teste sotto la sabbia, la regione ancora una volta dimostra di non contare nulla. Sai che novità dirà qualcuno. Ed in effetti solo per rimanere nelle ultime settimane, dai frontalieri ignorati alla tragicomica vicenda di Pedemontana, tanti sono gli esempi in tal senso. Ma con la questione profughi o presunti tali in area dopo-Expo si è raggiunta una vetta di autolesionismo difficilmente superabile. Una umiliazione innanzitutto, ma soprattutto la dimostrazione di non capire nulla di sviluppo, di innovazione, di qualsiasi ingrediente un lombardo abbia presente per uscire definitivamente dalla crisi. Expo, un investimento considerevole, un ritorno di immagine e di business altrettanto importante, la città che fa sistema per risorgere, una serie di progetti fattibili pronti al lancio per il dopo e cosa fa lo Stato? Trasforma parte dell’area in un campo base per i profughi. E nessuno sa quanti ne arriveranno nel tempo. Una distruzione di valore mai vista ed immaginata da nessuno, una congiura verrebbe da pensare. Si dirà, è stato assicurato che trattasi di una soluzione tampone, temporanea, ma, come tutti sanno, in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio. E chi si fida poi, specialmente se le rassicurazioni vengono da un parruccone di Stato nel completo silenzio di Renzi e dei suoi colonnelli locali. Non reggono nemmeno le motivazioni umanitarie, chi le tira fuori fa parte di quel nugolo deleterio di buonisti pelosi con i paraocchi. Perché alla fine è sempre Milano a doversi sobbarcare la risoluzione di problemi nazionali? Una città tra l’altro già martoriata a sufficienza negli ultimi anni da questo problema-emergenza, con periferie allo sbando, situazioni conclamate di disagio ovunque, accampamenti di clandestini in ogni dove. Cornuti e mazziati verrebbe da dire. Manteniamo il paese, siamo depredati ogni anno di cifre folli, un residuo fiscale di oltre 50 miliardi di euro annui regalati allo spreco nazionale e ci rifilano pure questa zavorra. E dove la lanciano? Nel bel mezzo dell’area più pregiata della regione oggetto di progetti innovativi, scientifici, industriali di alto valore. Non è masochismo, è uno sfregio all’area più sviluppata del Paese, un insulto. E tutti con la testa sotto la sabbia, quelli che hanno il potere di decidere. A Roma, non a Milano. La vulgata a sinistra propone il solito mantra del centrodestra, o meglio, della Lega, al governo per tanti anni ed incapace di portare risultati epocali per il territorio. Vero sicuramente, ma ora, e da tempo immemore, tra finti tecnici e sinistri autentici ben altri stanno governando e di risultati in chiave lombarda non se ne vedono. Anzi, qualsiasi provvedimento è vistosamente penalizzante. E purtroppo con conseguenze a lungo termine. E io pago… come diceva il Principe de Curtis.
 

22/03/16

Bruxelles ............ e non sono sciacalli.









E anche dopo gli attentati di Bruxelles il nostro amatissimo premier ci dice che questo è il momento di mantenere la calma, e quelli che manifestano fortemente qualche preoccupazione non sono altro che sciacalli.

E quelli che nulla fecero per opporsi all'intenzione di Napolitano di partecipare all'attacco voluto da Sarkozy contro Gheddafi e la Libia, che ha portato quel paese ad essere punto di partenza dei clandestini verso l'Italia, caos, e l'ISIS sotto il nostro c.... , si accodano dietro al pifferaio magico.


Sono tantissimi quelli preoccupati, che credono al rispristino di un temporaneo accurato controllo alle frontiere, all'asilo per chi fugge dalla guerra si, ma che sarebbe ora di smetterla di raccattare clandestini a pochissime miglia dalle coste libiche, incoraggiando di fatto il traffico di esseri umani e l'invasione ......... che la calma, e la pazienza, la stanno perdendo .......


e non sono sciacalli.