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16/11/14

Pazienti usati come cavie in ospedale






Il gip: ora si indaghi anche sui medici
Il pm: «Farmaci prescritti ai pazienti a prescindere dall’efficacia». Per ottenere il predominio nella distribuzione è stato alterato il rapporto tra medico e casa farmaceutica

NAPOLI - La premessa, mai come in questo caso, è obbligatoria. Quella che state per leggere è una versione di parte, cioè quella sostenuta dalla Procura di Napoli e per ora (in gran parte) condivisa dal giudice per le indagini preliminari in un provvedimento giudiziario emesso due giorni fa. Manca, dunque, la ricostruzione della difesa, che sarà verosimilmente di segno diametralmente opposto. Se l’interpretazione di pm e gip dovesse però reggere al vaglio dei successivi gradi di giudizio, quella che segue sarebbe una storia agghiacciante. Il racconto della guerra combattuta per acquisire il predominio nel settore della distribuzione dei medicinali, la testimonianza di come sia stata «alterata» la «gestione dei rapporti tra medico e casa farmaceutica», la descrizione di uno «scenario torbido» nel quale si muovono interessi diversi ma finalizzati a un unico obiettivo: «Agevolare la diffusione di medicine da somministrare ai pazienti degli ospedali» per «incrementare gli utili delle società che li distribuiscono». Il tutto, a volte, sulla pelle dei pazienti.
228 PAGINE - È un «sistema», scrive il gip Antonio Cairo nelle 228 pagine dell’ordinanza con la quale due giorni fa ha mandato agli arresti domiciliari il manager del Policlinico della Sun Pasquale Corcione, l’imprenditore farmaceutico Massimo Petrone e altri cinque indagati nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e delegata al pm Francesco De Falco. Come si debba condurre quella battaglia per acquisire il predominio nel settore, lo spiega il responsabile marketing della società Biotest Italia srl, Enrico D’Aiuto. Sono le 17.27 del 7 aprile 2010, e il manager illustra al telefono «la strategia da seguire per assicurare la penetrazione commerciale dell’azienda farmaceutica». Una strategia che il giudice, a pagina 102 del suo provvedimento, riassume così: «Estendere a pazienti ospedalieri, almeno in numero di quindici, trattamenti terapeutici a base di farmaci commercializzati dalla società. Viene considerato funzionale agli interessi dell’azienda che questa diffusione commerciale sia attuata attraverso le prescrizioni di più medici in servizio presso diverse strutture sanitarie, allo scopo di inserire il loro nome nella sperimentazione clinica, parrebbe a prescindere dalla validità terapeutica». Insomma, se questa storia fosse vera, chi commercializzava quei medicinali ne ignorava l’efficacia: «Il loro nome sta sullo studio, che ce ne importa».

GLI ACCORDI E I REGALI - È a questo punto che — a prendere per buona la ricostruzione della Procura di Napoli — «si registra un’attività dei responsabili della Biotest finalizzata ad avvicinare medici ospedalieri e a stringere accordi per indurli ad agevolare la diffusione di specialità medicinali della società». E quegli accordi sarebbero stati conclusi in cambio di «regali o altre utilità» ai camici bianchi. Come il viaggio in Grecia. I cesti di creme solari. O quei nuovi iPad che il 10 maggio 2010 Enrico D’Aiuto ordina di acquistare «in quanto destinati ai medici». La dipendente, al telefono, gli consiglia la versione di punta: «Io avevo considerato quello da ottocento euro. È il più figo di tutti». Ventuno giorni dopo (il 31 maggio) la strategia di D’Aiuto si fa più esplicita: «Il modo migliore è quello di fare vedere indice e pollice» ai medici, cioè «elargire somme di denaro per ottenere in cambio la prescrizione di farmaci». Fosse vero, ci sarebbero «medici ospedalieri» che ricevono corrispettivi non dovuti per privilegiare certi farmaci. E, per farlo, arrivano anche a «non modificare o cambiare — a seconda dei casi — il trattamento terapeutico in funzione degli interessi economici della società».
IL GIP: SI SENTANO I MEDICI - Quei medici sono estranei all’inchiesta in corso, è bene specificarlo. Eppure — rileva il giudice — «sarebbe stata doverosa una riflessione investigativa più attenta sul ruolo di una serie di soggetti appartenenti all’area medica coinvolti nelle anomalie segnalate. Si tratta di medici compiutamente individuati, pubblici ufficiali che accettano senza alcuna remora diverse utilità per la prescrizione dei farmaci commercializzati dalla ditta». La società, però, non si rivolge solo a loro. Si muove su binari paralleli, prova ad agganciare gli amministratori pubblici, cerca coperture istituzionali. E Giuliano Tagliabue, amministratore unico della Biotest, il 24 giugno 2010 illustra al telefono (intercettato) le strategie che deve attuare la società cooperativa Bioricerche: «Si tenta di proporre come responsabile scientifico del consorzio Annamaria Colao. (...) Granata a questo punto non potrebbe porre più nessun ostacolo». Annamaria Colao è una delle più brillanti scienziate italiane, ma guarda caso poco meno di tre mesi prima il marito — Stefano Caldoro — è stato eletto presidente della Regione. La prof, però, è persona attenta, e nella vicenda non vuole farsi coinvolgere a titolo personale. Così — come spiega lo stesso Tagliabue il 28 giugno 2010 nel corso di una telefonata con Massimo Petrone — «l’Annamaria ha detto che è d’accordo se entra anche il reparto dove lavora o l’Università». E, a leggere il board della società, ad oggi la Colao non c’è. La ricerca di sponde, però, continua.
«QUI COMANDIAMO NOI » - Gli indagati si vantano di aver avuto «il patrocinio della fondazione del Cardinale» per un convegno, pianificano di coinvolgere politici («Gli assessorati ve li dovete lavorare voi»), provano a invitare a un dibattito Raffaele Calabrò («Se viene è una cosa buona, quello è in odore...»), cercano l’aiuto dell’allora dg della Soresa Francesco Tancredi «in cambio di un aiuto politico». Provano a tirare dentro anche luminari della chirurgia, come accade ad esempio il 4 maggio 2010, quando Enrico D’Aiuto e Renato Carelli «pianificano le modalità per convincere il responsabile del centro trapianti di Pisa a intervenire a un convegno organizzato a Napoli». L’obiettivo? «Ottenere la sua benedizione sull’efficacia terapeutica del nuovo farmaco Zutectra», così che le imprese concorrenti comprendano la forza commerciale della Biotest: «Qui comandiamo noi, non ci dovete rompere il c...». Gli imprenditori farmaceutici vogliono il Cardarelli e il Policlinico, ma non si accontentano. Puntano a Roma, al Fatebenefratelli, a Tor Vergata, al Bambin Gesù. E si preoccupano di come i dirigenti della società in Germania possano valutare le loro iniziative: «È difficile spiegare come funzionano le cose in Campania a chi non le conosce». Ma come funzionano le cose — chiosa il gip — «purtroppo lo attestano le conversazioni». La speranza della sanità campana, adesso, è che per quelle conversazioni i diretti interessati abbiano una spiegazione più che valida.

Tratto da http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/15-novembre-2014/pazienti-usati-come-cavie-ospedale-gip-ora-si-indaghi-medici--230542799966.shtml

fonte: http://www.disinformazione.it

#Marò in India: Evento in Facebook e in Twitter "MILLE MONGOLFIERE PER MASSIMILIANO E SALVATORE"


Carissimi Massimiliano e Salvatore, si è concluso a mezzanote di Sabato 15 Novembre l'Evento MILLE MONGOLFIERE PER MASSIMILIANO E SALVATORE, organizzato per voi da poco meno di 1500 persone, unite in una manciata di giorni, che a loro volta hanno invitato 30 mila contatti. Per trenta ore, ma ancora per qualche giorno li sentiremo, i nostri dispositivi di collegamento al web, hanno continuato a squillare e vibrare per i vari “tag” apposti nella bellissima immagine elaborata dal nostro Amico Claudio Alibrandi.


 
Il primo ringraziamento, permettetemi, è per un mio carissimo Amico ma soprattutto vostro, Roberto Stocchetti, che come ben sapete, aveva proposto questo Evento a Roma per la sera del 15 Novembre, con Lanterne Cinesi che salivano al cielo. Per motivi organizzativi e di tempo, ho pensato di “crearlo” in maniera virtuale.

Per quanto mi riguarda, è stato un vero successo. Antonio Milella dice “mi sembra che abbiamo riacceso l’entusiasmo a tenere i riflettori accesi”. Maurizio Tentor, che è uno che non si sbottona più di tanto, mi dice “secondo me abbiamo fatto rumore”….

Ringrazio tutti gli Amministratori di Pagine e Gruppi pro-marò e non, per le loro condivisioni e per la loro disponibilità. Ringrazio l’Ambasciatore Giulio Terzi e l’On. Elio Vito e Rita Dalla Chiesa, per aver condiviso sulla propria Pagina, la nostra Fotografia.

Ringrazio tutti i 1500 organizzatori e collaboratori che hanno fatto un grandissimo lavoro di condivisione. Abbiamo riempito le bacheche di mezza Italia….. se calcoliamo che “taggando un Amico” anche gli amici degli amici, visualizzano l’immagine. 

Ringrazio (unica nota polemica) anche tutte le testate dei vari quotidiani, che non hanno ripreso questo Evento….. vi stimo per la vostra coerenza. Del resto non vi siete mai informati di nulla, avete altri obiettivi, ovvero vendere copie, e questa vicenda non ha mai fatto far odiens.

Stiamo già pensando al prossimo Evento, senza presunzione alcuna, ma con lo stesso spirito collaborativo trovato qui dentro. A giorni proporremo e siamo certi che sarà nuovamente un successo carico di emozioni e di entusiamo.
Salvatore e Massimiliano, voi state ancora attendendo la vostra Libertà, per rientrare nella vostra vita, dalle vostre famiglie, dai vostri affetti, nel vostro amato Battaglione San Marco…… nella vostra PATRIA. L’Onore e la Dignità che, voi e le vostre famiglie, ci avete insegnato in questi mille giorni, resteranno impressi per sempre nella nostra mente e nei nostri cuori, statene certi.


video


NOI 1500 ORGANIZZATORI DELL’EVENTO VI SALUTIAMO CON UNA PROMESSA: SAREMO SEMPRE AL VOSTRO FIANCO NON SOLO FINO AL GIORNO DELLA GRANDE FESTA, MA PER SEMPRE.
TUTTI INSIEME, NESSUNO INDIETRO!!!!
PER MARE, PER TERRAM, SAN MARCO!!!! FOLGORE!!!! MAI STRAC!!!!

Nicola Marenzi - 16 novembre 2014

Tornado italiani contro il Califfato



Foto20Tornado

L’Italia alza il livello di impegno militare contro lo Stato Islamico inviando in Kuwait 4 bombardieri Tornado del 6° Stormo di Ghedi che potrebbero essere operativi già a fine mese.  La notizia è stata resa nota ieri al Sole 24 Ore dal Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e simultaneamente dal Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, in un’intervista apparsa oggi su La Stampa. L’opzione di affiancare ai 2 droni Predator e alla cisterna volante KC-767A basati in Kuwait anche 4 velivoli da combattimento era trapelata già il mese scorso ma indiscrezioni riferirono che proprio il ministro aveva bocciato l’idea di impiegare velivoli pilotati sui territori controllati dal Califfato.
La decisione di inviare i Tornado sembra sia stata determinata dalle richieste della Coalizione, cioè degli Stati Uniti che hanno effettuato finora ben l’85% delle missioni di attacco aereo effettuate dagli alleati sui cielo di Siria e Iraq.





I velivoli italiani, che come quelli degli altri partner della NATO volano solo sull’Iraq ma non sulla Siria (dove gli statunitensi sono affiancati dai velivoli degli Stati arabi), “verranno utilizzati solo per missioni di ricognizione, sorveglianza e intelligence” precisa ad Analisi Difesa una fonte militare.
Vale la pena ricordare che anche il dispiegamento dei Tornado in Afghanistan prese il via nel 2008 con limitazioni simili, escludendo cioè l’impiego bellico con lo sgancio di ordigni. Limitazione poi rimossa nel 2012 quando a Herat erano schierati i cacciabombardieri AMX.
Circa l’impegno militare italiano contro lo Stato Islamico restano da definire i costi finanziari e i tempi e luoghi di schieramento della missione addestrativa dell’Esercito tesa a formare reclute curde e irachene (stimata in 200 militari di cui circa 70 istruttori) e degli 80 consiglieri militari destinati ad affiancare i comandi tattici iracheni e curdi.





Resta poi da sottolineare l’ormai consueta ambiguità che caratterizza su almeno tre fronti la partecipazione italiana alle operazioni oltremare. Innanzitutto rimane inspiegabile la politica militare di una Nazione che aumenta gli impegni bellici oltremare mentre continua a tagliare i fondi per la Difesa.
Resta poi incomprensibile il motivo per cui Roma si astiene da intervenire in Libia, che ci sta “scoppiando in faccia” e dove sono in gioco i nostri interessi diretti ma continua a rispondere “signorsì” a tutte le richieste statunitensi di aumentare l’impegno in Iraq e di mantenere altri due anni un contingente in Afghanistan.Paesi dove il nostro ruolo è e resterà marginale e ininfluente e dove non dovremmo buttare soldi che non abbiamo.
Infine sconcerta l’ulteriore ambiguità che ci vede ancora una volta andare in guerra ma “senza sparare”, con i bombardieri utilizzati solo come ricognitori. Se il governo è convinto che sia necessario fermare lo Stato Islamico perché non farlo con le bombe? Come fanno non solo anglo-americani e francesi ma pure danesi, belgi, olandesi, australiani, canadesi e norvegesi?

Foto Aeronautica Militare
di Gianandrea Gaiani15 novembre 2014

fonte: http://www.analisidifesa.it