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06/09/16

«La Libia diventerà il ponte per l’occupazione dell’Italia, con il permesso di Allah»


Un filmato dello Stato islamico ritrovato a Sirte torna a minacciare Roma, ma i jihadisti sono stati quasi cacciati dalla loro roccaforte libica


«Arriveremo dalla Libia e conquisteremo Roma». È il succo di un video di sei minuti nel quale un terrorista dello Stato islamico, forse di origine tunisina, minaccia direttamente l’Italia. Il filmato è stato girato a Bengasi a inizio anno, ma ritrovato a Sirte, in una delle tante case occupate dall’Isis e ora liberate dalle milizie che combattono per il governo appoggiato dall’Onu di Fayez Serraj. La roccaforte dei jihadisti è stata ormai completamente presa e sotto la bandiera nera resta solo la metà del quartiere 3

BOMBE USA. A farsi strada nel centro città sono state soprattutto le milizie di Misurata, aiutate dai bombardamenti americani e dalle forze speciali Usa e inglesi, oltre a quelle italiane (nelle retrovie). Tutto il Quartiere 1 è stato liberato, ma a costo di oltre 10 morti solo ieri. Nel filmato un ragazzo che dice di chiamarsi Abu Omar al-Maghrebi inveisce contro l’Italia, ma anche contro Stati Uniti e Inghilterra.

«PONTE PER L’ITALIA». «Infedeli vi raggiungeremo ovunque voi siate e vi faremo saltare in aria», attacca il jihadista. «La Libia diventerà il ponte per l’occupazione di Africa ed Europa, con il permesso di Allah». Come riporta la Stampa, «a conferma di quanto l’intelligence libica ha più volte detto, gli sgherri del Califfo puntavano su Misurata e Tripoli per sfondare in Tunisia e prendere il controllo di tutta l’Africa settentrionale. Poi l’Europa, l’Italia in primis». Seconda tappa dopo la conquista dell’Africa sarebbe dovuta essere la presa di «Andalusia e Roma».

DIVISIONI POLITICHE. Ora l’Isis dovrà cambiare obiettivo, dal momento che la Libia ormai è persa. È solo questione di tempo e gli ultimi jihadisti sono asserragliati in un piccolo quartiere di Sirte. La speranza è che una volta sconfitto lo Stato islamico, le fazioni libiche trovino un accordo ma non sarà facile. Il Parlamento di Tobruk continua a non riconoscere quello imposto dall’Onu e le milizie che hanno versato il sangue per cacciare da Sirte i terroristi islamici, chiederanno molto in cambio al premier Serraj.
Foto Ansa

settembre 5, 2016   Redazione 
fonte: http://www.tempi.it