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30/04/16

ARDEA (Roma), L’URLO DEI CITTADINI!



furto


Sono sempre di più i cittadini di Ardea esasperati per la mancanza di sicurezza in Città. Ogni giorno bande di delinquenti totalmente incontrastati fanno razzia di auto e di abitazioni con una tale tranquillità che tra un po’ apriranno sedi “professionali” sicuri dell’impunità. Anche oggi sono stato informato da alcuni cittadini dei numerosi furti avvenuti in diverse abitazioni nella zona confinante con il complesso delle Salzare, dove alcuni abitanti nel tornare a casa hanno trovato gli appartamenti completamente rovistati nonché danni agli infissi. Gli stessi cittadini vivono nello sconforto dovuto alla mancanza di risposte sia da parte dell’Amministrazione Comunale che dalle Forze di Polizia del luogo che spesso rispondono a chi si rivolge a loro di essere sprovvisti di pattuglie da far intervenire. Dove vogliamo arrivare? Tavoli richiesti dai partiti extra-consiglio Comunale sia al Prefetto, che non si è mai degnato né di rispondere né di partecipare, che al Sindaco di Ardea non hanno ottenuto alcun risultato. Le varie denunce fatte su ogni tipo di mass-media sono cadute nel vuoto. Ardea è figlia di questa politica malsana che governa oramai da troppo tempo e al cittadino sta arrivando la rassegnazione e quando la rassegnazione sull’inutilità delle Istituzioni arriva diventa preoccupante perché potrebbe scatenare la rabbia di chi subisce da troppo tempo. La situazione è grave e sembra non preoccupare nessuno tra quelli preposti al controllo. Il fondo l’abbiamo toccato da tempo ormai, ora abbiamo cominciato a scavare!


30 aprile 2016

Walter GIUSTINI – FARE! CON TOSI – LITORALE SUD ROMA

fonte: https://10walter.wordpress.com

27/04/16

CASO MARO' "L’India decide sui marò (ma non può più farlo)"



New Delhi: Latorre in Italia fino a settembre

Mar�, udienza rinviata al 30 gennaio
Un rinnovo da Nuova Delhi del permesso per cure riservato a Massimiliano Latorre (fino al prossimo 30 settembre): la contesa internazionale sul caso dei marò ha registrato ieri una nuova tappa intermedia e surreale mentre si attende il pronunciamento del Tribunale arbitrale de l’Aja sulla richiesta di libertà per Salvatore Girone. La Suprema Corte dell’India ha allungato di cinque mesi l’autorizzazione a rimanere in Italia rilasciata al fuciliere Latorre, colpito da un ictus nell’agosto 2014. La decisione dei magistrati di Nuova Delhi ha sollevato più di una perplessità: nelle more di un giudizio arbitrale al quale hanno dichiarato di volersi attenere sia l’Italia che l’India, sorprende che la Corte si attribuisca una qualsiasi giurisdizione sulla vicenda dei militari della Marina. Non a caso la Farnesina ha diffuso una nota per stigmatizzare come - stante l’arbitrato internazionale - per l’Italia vada considerata «sospesa e senza valenza giuridica la giurisdizione indiana». «L’Italia - ha puntualizzato il Ministro degli Esteri - conferma di riconoscersi infatti nell’Ordine del Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare del 24 agosto 2015, che aveva stabilito la sospensione da parte di India e Italia di tutti i procedimenti giudiziari interni fino alla conclusione del percorso arbitrale avviato dal Governo nel giugno dello scorso anno». Paradossalmente anche il rappresentante del governo indiano, intervenuto davanti alla Corte Suprema, ha sostenuto la tesi che la giustizia indiana è sospesa fino allo scioglimento da parte dei magistrati de l’Aja del nodo giurisdizione. Nella stessa udienza, il delegato dell’esecutivo Modi ha fatto sapere che si prevede la fine dell’arbitrato internazionale entro il 2018. Inoltre i magistrati indiani hanno fissato una nuova udienza per il 20 settembre, quattro giorni dopo la data nella quale l’Italia presenterà davanti al Tribunale olandese la propria richiesta scritta a sostegno della giurisdizione tricolore.
L’orientamento dei magistrati indiani non sorprende Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale della Luiss: «La decisione rispetta la sentenza del Tribunale del mare che vietava ai due Stati di prendere qualunque provvedimento nei confronti dei due marò. Abbiamo sbagliato strada sin dall’inizio - ha chiosato l’accademica - e perso tutti questi anni». Dure polemiche contro l’India arrivano, invece, da Fabio Rampelli e Elio Vito, parlamentari di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Per l’esponente della destra «la Corte suprema indiana non ha alcun diritto di emettere sentenze. C’è un tribunale più autorevole e titolato ed è quello dell’Aja, l’unico che ha la giurisdizione sul caso dei Marò. Noi ci riconosciamo in quel tribunale, ma evidentemente non si è potuto dire altrettanto per i governi Monti, Letta e Renzi, che si è deciso in tal senso tardivamente».
Sarcastico Vito: «La Corte Suprema indiana ha deciso la proroga? Siamo seri, e attendiamo le decisioni del Tribunale internazionale dell’Aja al quale il governo Renzi si è purtroppo rivolto con grave ritardo».
Nei prossimi giorni (difficile fare previsioni) è atteso anche il pronunciamento del Tribunale arbitrale per Salvatore Girone: l’Italia ha chiesto che il marinaio barese possa ritornare in patria fino alla fine del giudizio internazionale, trovando l’ostilità dell’India. Dopo le due udienze del 30 e 31 marzo scorso, nelle quali i legali italiani hanno argomentato l’istanza ricadente nella formula delle misure cautelari, la corte si era riservata per deliberare entro un mese circa.
In India, in questi giorni, si sta alzando il livello dello scontro politico: il partito di destra al governo, il Bjp che sostiene il premier Modi, ha attaccato i rivali del Partito del Congresso guidato da Sonia Gandhi. La polemica è scaturita dalla recente sentenza della Corte di Appello di Milano sulle mazzette versate ad ex rappresentanti della Difesa indiana dagli ex vertici di Finmeccanica per la commessa degli elicotteri Agusta Westland. La dialettica interna in India, del resto, è cadenzata da forti contrapposizioni perché si vota nei vari stati con una frequenza ricorrente: in queste settimane è previsto il rinnovo delle istituzioni politiche in quattro Stati, tra cui il Kerala, dove attraccò la nave Enrica Lexie con i militari della Marina nel febbraio 2012, dando inizio a questa interminabile querelle internazionale.
Michele De Feudis- 27 aprile 2016

26/04/16

IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE - LA CORTE SUPREMA SPOSA LA LINEA DEL GOVERNO INDIANO .. di Stefano Tronconi






Questa volta sembra davvero essere filato tutto liscio.
Nell'udienza di oggi presso la Corte Suprema di Delhi l'unica obiezione al rientro in Italia di Salvatore Girone è venuta dall'avvocato dei pescatori che ha dichiarato che “lo stesso privilegio di lasciare l'India (concesso a Massimiliano Latorre) non può essere concesso anche al secondo marò Salvatore Girone”. Niente di strano.
Il Procuratore Generale del governo indiano ha lisciato il pelo alla Corte Suprema dichiarando: “alla Corte Arbitrale è stato fatto presente che l'India si riserva la libertà di procedere con il processo”, Allo stesso tempo ha però ribadito che “tutti i procedimenti giudiziari in India rimarranno sospesi fintanto che la vicenda sarà pendente alla Corte Arbitrale”.
L'aspetto maggiormente degno di nota è tuttavia che sia stata la Corte Suprema “nel dichiarare ammissibile la richiesta congiunta di Italia ed India” a dichiarare che “tutti i procedimenti giudiziari rimarranno sospesi fintanto che la titolarità della giurisdizione verrà definita attraverso la procedura di arbitrato internazionale”.
In sostanza, la nuova posizione del governo indiano espressa a L'Aja il 30 ed il 31 Marzo scorso secondo cui “sono necessarie assicurazioni da parte italiana che i fucilieri di marina tornino in India qualora la giurisdizione del caso fosse riconosciuta a Delhi” è stata avallata dalla Corte Suprema Indiana.
Ora la Corte Arbitrale de l'Aja può contare su solidi presupposti per ribaltare la decisione del Tribunale del Mare dell'Agosto scorso che aveva rigettato la richiesta di consentire il rientro in Italia di Salvatore Girone (per una più approfondita analisi di questo aspetto rimando al mio post di due giorni fa).
Se tale decisione dovesse ritardare ancora qualche giorno sarà solo per non 'disturbare' le elezioni in Kerala previste per il prossimo 16 Maggio.

26 Aprile 2016
Stefano Tronconi

fonte: https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?fref=nf

24/04/16

Egitto, gas e caso Regeni: cosa rischia l’Italia

Il nostro Paese è impegnato in una doppia delicata partita: ottenere sviluppi concreti sull’omicidio del nostro ricercatore e tutelare gli investimenti di ENI nel grande giacimento Zohr

Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi welcomes his French counterpart Francois Hollande upon his arrival, at Cairo International airport in Cairo



Il vuoto diplomatico tra Italia ed Egitto creato dal caso della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto al Cairo lo scorso 3 febbraio, è stato colmato ad arte negli ultimi giorni da Abdel Fattah Al Sisi. Il presidente ha approfittato dell’arrivo al Cairo del re saudita Salman prima (dal 7 al 12 aprile) e di quelli tra il 16 e il 20 aprile del vicecancelliere e ministro degli Affari Economici tedesco Sigmar Gabriel, del presidente francese Francois Hollande e del segretario di Stato americano John Kerry, per arginare le critiche interne e presentare all’opinione pubblica una ingente mole di accordi di cooperazione economica e finanziamenti per il rilancio della disastrata economia egiziana.

Alla discussa cessione all’Arabia Saudita delle isole egiziane Tiran e Sanafir nel Mar Rosso – fatto che ha spinto a scendere in piazza centinaia di manifestanti in segno di protesta e riacceso la mai sopita controversia con il Sudan che rivendica il possesso territoriale del cosiddetto “Triangolo di Halaib” – hanno fatto da contraltare le intese economiche finalizzate con Parigi e Berlino.

Al vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel Al Sisi ha strappato un’intesa di massima per ottenere due sottomarini per la sua Marina, oltre a una serie di accordi che faranno arrivare in Egitto nuovi investimenti. È però l’asse con l’Eliseo quello su cui punta maggiormente Il Cairo. Il 18 aprile Hollande ha partecipato all’apertura del forum per gli affari franco-egiziani a margine del quale sono stati firmati circa 30 accordi nei settori dello sviluppo economico, dei trasporti, delle infrastrutture e dell’energia. Obiettivo della Francia è aumentare un volume di scambi commerciali che nel 2015 è stato pari a 2.300 milioni di euro, ma soprattutto confermare l’appoggio ad Al Sisi, considerato indispensabile per la stabilizzazione della vicina Libia.

Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi welcomes his French counterpart Francois Hollande upon his arrival, at Cairo International airport in Cairo
(L’arrivo di Hollande al Cairo il 18 aprile)

Una convinzione condivisa anche dal segretario di Stato americano Kerry, il quale ha voluto incontrare il presidente egiziano subito dopo il vertice a New York con il ministro degli Esteri iraniano Mohamed Jawad Zarif e prima della partecipazione al summit del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in programma oggi 21 aprile a Riad e a cui è presente anche il presidente americano Barack Obama.

Il piano di ENI in Egitto
In attesa di sviluppi sul caso Regeni e di fronte al pressing di Francia e Germania, l’Italia non può permettersi di allentare la presa sul Cairo per via degli affari energetici in gioco. Lo ha fatto capire l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi. Intervenuto nella sede dell’IEA (International Energy Agency) a Parigi lo scorso 15 aprile, Descalzi ha comunicato che la trivellazione del terzo pozzo nell’immenso giacimento di gas Zohr, scoperto al largo delle coste egiziane, è stato completata. A breve è previsto l’inizio della trivellazione del quarto pozzo. L’obiettivo di ENI è terminare la prima fase di ricerca – che prevede la trivellazione di sei pozzi in totale – entro la fine del 2016. La produzione dovrebbe essere avviata nel 2017 e permetterà di raggiungere 2,6 miliardi di piedi cubi di gas entro il 2019, vale a dire più del doppio dell’intera produzione egiziana nel 2015.


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Zohr, giacimento al 100% di competenza di ENI, è stato scoperto a fine agosto 2015 a 1.450 metri di profondità dal livello del mare nel blocco Shorouk. Ha una capacità potenziale di 850 miliardi di metri cubi di gas, equivalenti a 5,5 miliardi di barili di greggio. Secondo gli analisti della società di consulenza Wood Mackenzie – citati dall’Agenzia Nova - il suo sviluppo sarà il più grande progetto di quest’anno nel settore degli idrocarburi. L’investimento di ENI sarà di circa 14 miliardi di dollari stando a quanto riferito dal Financial Times e ridisegnerà le rotte energetiche dell’intera area del Mediterraneo. A patto che, sottolinea il giornale britannico, le tensioni diplomatiche causate dai depistaggi egiziani sul caso Regeni non compromettano nel medio-lungo periodo le relazioni tra Italia ed Egitto.


di Rocco Bellantone 21 aprile 2016
fonte: http://www.lookoutnews.it