Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

26/09/17

Europa: I jihadisti che si fingono migranti "Più di 50 mila jihadisti ora vivono in Europa"


  • Sono più di 50 mila i jihadisti che ora vivono in Europa. – Gilles de Kerchove, coordinatore antiterrorismo dell'Unione europea.
  • L'Europol, l'ufficio europeo di polizia, ha identificato almeno 30 mila siti web jihadisti attivi, ma la legislazione dell'Unione Europea ha abrogato l'obbligo previsto per gli Internet server provider di raccogliere e conservare i metadati – compresi i dati relativi alla localizzazione dei jihadisti – dei loro utenti a causa delle preoccupazioni sulla tutela della privacy. De Kerchove ha dichiarato che questo ostacola le capacità della polizia di identificare e dissuadere i jihadisti.
Le autorità tedesche stanno dando la caccia a decine di membri di uno dei gruppi jihadisti più violenti della Siria, Jabhat al-Nusra, ma che, secondo Der Spiegel, sono entrati in Germania camuffati da rifugiati.
Si ritiene che questi uomini, tutti membri del Liwa Owais al-Qorani, un gruppo ribelle distrutto dallo Stato islamico nel 2014, abbiano massacrato centinaia di civili e militari siriani.
Secondo quanto riportato, la polizia tedesca ha identificato circa 25 dei jihadisti e ha arrestato alcuni di loro, ma si crede che molti altri siano ancora nascosti in tutta la Germania.
L'Ufficio federale della polizia criminale (Bundeskriminalamt, BKA) ritiene che complessivamente siano più di 400 i migranti che, entrati nel Paese come richiedenti asilo nel 2015 e nel 2016, ora sono indagati perché membri di gruppi jihadisti mediorientali.
La rivelazione arriva in mezzo a nuovi allarmi che i jihadisti si fingono migranti e arrivano dal Nord Africa su imbarcazioni che attraversano il Mediterraneo e approdano sulle coste italiane. In un'intervista al Times, il primo ministro libico Fayez al-Sarraj ha detto che i jihadisti riusciti a passare inosservati nel suo Paese hanno quasi certamente raggiunto l'Europa.
"Quando i migranti arrivano in Europa si muovono liberamente", ha spiegato al-Sarraj, riferendosi alle frontiere aperte all'interno dell'Unione Europea. "Se, Dio non voglia, ci sono dei terroristi tra i migranti, questo interesserà tutta l'Unione europea".
L'eurodeputato indipendente Steven Woolfe ha detto:
"Questi commenti mostrano che il problema è duplice. Innanzitutto, i potenziali terroristi utilizzano la rotta dei migranti nel Mediterraneo come un modo per entrare in Europa senza alcun controllo. In secondo luogo, con la mancanza di frontiere in Europa a causa degli accordi di Schengen, una volta nel Vecchio Continente, essi sono in grado di muoversi liberamente da un paese all'altro. I confini forti sono una necessità".
Secondo l'Organizzazione internazionale per la Migrazione (OIM/IOM), nei primi otto mesi del 2017, gli arrivi di migranti in Europa via mare e via terra hanno raggiunto quota 130 mila. I migranti giunti a luglio in Italia sono arrivati soprattutto da Nigeria, Bangladesh, Guinea, Costa d'Avorio e Mali. In Grecia, si sono registrati arrivi da Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Congo. In Bulgaria, da Siria, Afghanistan, Iraq e Turchia.
Nelle ultime settimane, i trafficanti che conducono i migranti in Europa hanno aperto una nuova rotta che passa dal Mar Nero. Il 13 agosto, 69 iracheni sono stati arrestati mentre cercavano di raggiungere la costa romena del Mar Nero, dopo essere partiti dalla Turchia su un natante pilotato da scafisti bulgari, ciprioti e turchi. Il 20 agosto, la Guardia costiera romena di Costanta, nella parte sud-orientale del Paese, ha intercettato nelle acque del Mar Nero un'altra imbarcazione sulla quale si trovavano 70 migranti, tra cui 23 bambini, di nazionalità irachena e siriana.
Secondo Balkan Insight, nei primi sei mesi del 2017, sono state arrestate complessivamente 2.474 persone nel tentativo di attraversare illegalmente il confine romeno. Quasi la metà di loro sono stati scoperti mentre cercavano di lasciare il Paese per raggiungere l'Ungheria. Nel 2016, sono stati arrestati 1.624 migranti, la maggior parte dei quali è stata sorpresa mentre cercava di oltrepassare il confine serbo per andare in Romania.
Intanto, secondo l'OIM, sono più di 10 mila i migranti sbarcati sulle coste spagnole nei primi otto mesi del 2017 – tre volte di più rispetto ai dati registrati nel 2016. Migliaia di altri migranti sono entrati in Spagna via terra, soprattutto nelle enclave spagnole di Ceuta e Melilla sulla costa settentrionale del Marocco, l'unico territorio dell'UE confinante con l'Africa. Una volta lì, i migranti, vengono alloggiati in rifugi temporanei e poi trasferiti sulla terraferma spagnola, da dove continuano il loro viaggio verso altri paesi europei.
Frontex, l'agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli stati membri dell'Unione Europea, ha avvertito che i jihadisti stanno approfittando della crisi migratoria per entrare in Europa e pianificare attacchi in tutto il continente. Frontex ha ammesso di disconoscere il numero esatto di migranti che sono arrivati in Europa e di cui non si ha traccia. Nel suo rapporto 2016 sull'analisi dei rischi, l'agenzia ha scritto:
"Gli attacchi di Parigi del novembre 2015 hanno chiaramente dimostrato che i flussi di migranti irregolari possono essere utilizzati dai terroristi per entrare nell'UE. Due dei terroristi coinvolti negli attentati erano in precedenza entrati irregolarmente attraverso Leros [in Grecia] e sono stati registrati dalle autorità greche. Hanno presentato falsi documenti siriani per accelerare il loro processo di registrazione.
"False dichiarazioni di nazionalità sono diffuse tra i cittadini che difficilmente potrebbero ottenere asilo nell'UE, che rischiano di dover ritornare nei loro paesi di origine o di transito, o che semplicemente desiderano accelerare il loro viaggio. Con un gran numero di persone che arrivano con documenti falsi o che sono prive di documenti di identità oppure preoccupate per la validità della nazionalità da loro dichiarata, senza controlli approfonditi o sanzioni per coloro che presentano false dichiarazioni, esiste il rischio che alcune persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza dell'UE possano trarre vantaggio da questa situazione".
In un'intervista del 31 agosto al quotidiano spagnolo El Mundo, Gilles de Kerchove, coordinatore antiterrorismo dell'Unione europea, ha detto che più di 50 mila jihadisti ora vivono in Europa:
"Tre anni fa, era facile identificare qualcuno che si era radicalizzato. Ora, la maggior parte dei fanatici maschera le proprie convinzioni. Non siamo in possesso di dati precisi, ma non è difficile fare calcoli approssimativi. Non è un segreto che nel Regno Unito – i dati sono stati pubblicati – ce ne siano 20 mila. In Francia, 17 mila. La Spagna, ne ha molti di meno, ma credo siano più di 5 mila. In Belgio, quasi 500 sono andati in Siria e ci sono circa 2 mila radicali, e oltre. Non vorrei azzardare una cifra specifica, ma sono decine di migliaia, più di 50 mila".
Il 16 giugno 2014, a Madrid, poliziotti spagnoli mascherati arrestano un uomo sospettato di reclutare jihadisti da mandare a combattere per lo Stato islamico. (Foto di Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)


In un'intervista al quotidiano belga Le Soir, de Kerchove ha avvertito che anche se lo Stato islamico è sconfitto militarmente continuerà a prosperare come "califfato virtuale". Ha anche detto che l'Europol, l'ufficio europeo di polizia, ha identificato almeno 30 mila siti web jihadisti attivi, ma la legislazione dell'Unione Europea ha abrogato l'obbligo previsto per gli Internet server provider di raccogliere e conservare i metadati – compresi i dati relativi alla localizzazione dei jihadisti – dei loro utenti a causa delle preoccupazioni sulla tutela della privacy. De Kerchove ha dichiarato che questo ostacola le capacità della polizia di identificare e dissuadere i jihadisti: "Dico francamente che sui metadati ci strapperemo i capelli".


Soeren Kern è senior fellow al Gatestone Institute di New York.
 

25/09/17

Elezioni Germania - "Pim e Alice: la destra che non t’aspetti"


combine_imagesLUI E LEI 
Lui si chiamava Pim. Lei si chiama Alice.
Lui era olandese. Lei è tedesca.
Lui era il leader di un movimento politico da lui stesso fondato (LFP) dichiaratamente anti-islamico, liberale in economia e anti-euro. Lei è il leader del AfD, il Partito che è diventato la terza forza politica della Germania.
Lui era un sociologo di formazione marxista ma approdato a posizioni libertarie in economia e sovraniste in politica. Lei è un’economista liberale, che ha lavorato per Goldman Sachs ed è ferocemente anti-euro e anti-immigrazione.
Lui aprì in Olanda il dibattito sui rischi dell’islamizzazione dell’Europa e della perdita delle nostre libertà civili con l’avanzare di Eurabia. Lei ha costretto la Germania a vedere il vero volto di quella “politica dell’accoglienza” imposta dalla Merkel e dai teorici dell’immigrazionismo ideologico, che sta scardinando il nostro assetto demografico, sociale e culturale.

PymLui era omosessuale e cattolico con un amore smisurato per l’Italia, paese dove è stato sepolto (vicino Pordenone dove possedeva una casa). Lei è omosessuale con un legame stretto con la Svizzera dove vive la sua compagna e suo figlio.
Ah dimenticavo: Pim era Pim Fortuyn, uno dei politici più originali della recente storia d’Europa. Alice è Alice Weidel, il volto nuovo della politica tedesca.




Purtroppo Pim non c’è più; nel 2002 fu assassinato da un’estremista di sinistra pochi giorni prima delle elezioni politiche che videro il suo partito trionfare (anche sulla scia emotiva della sua morte).


AliceUNA DESTRA CHE SPIAZZA
Quella di Pim e Alice è una destra che spiazza, forse perché non è come quella che media e intellettuali pensano.
Nel cortocircuito dottrinale con cui la sinistra e i suoi piccoli intellettuali provano ad incorniciare la realtà, succede spesso che la realtà sia più imprevedibile dei loro noiosi disegnini in bianco e nero.
Non è un caso che anche ieri, appena usciti i primi risultati delle elezioni tedesche, una ormai scontata folla di vigilantes antifascisti e nipotini di Soros, si è riversata davanti alla sede del AfD per protestare contro i nuovi nazisti che si apprestano ad invadere la Germania. Il solito film già visto in America, dopo la vittoria di Trump.
Ma stavolta qualcosa non torna. L’immagine di una destra che i media dipingono come xenofoba, reazionaria, con venature “neo-naziste”, ma guidata da una donna lesbica, manager, indipendente e liberale incrina la narrazione di cui i custodi del politically correct hanno bisogno.

Pym3Allo stesso modo Pym Fortuyn era odiato perché non rientrava nei canoni previsti dall’ortodossia dell’antifascismo di professione: un dandy, fascinoso e colto che ammirava J.F. Kennedy e, a chi lo paragonava agli altri leader delle destre radicali europee (il francese Le Pen e l’austriaco Haider), lui rispondeva scocciato che il suo unico riferimento era l’italiano Silvio Berlusconi; uno così non poteva non caricare su di sé quel misto di odio, disprezzo con cui la sinistra ha armato il suo assassino.
Entrambi hanno in comune un’altra cosa: il loro vivere la propria omosessualità non come ostentazione ridicola da Gay Pride, o come deriva ideologica da follie “gender”, ma come libera realizzazione della propria vita; talmente libera da riuscirla ad incarnare persino in contesti politici ostili, vincendo diffidenze e chiusure.

Alice 2Alice è la vera erede di Pim e oggi, se Pim fosse vivo, riconoscerebbe in Alice una leader capace di incarnare quella destra eretica che lui ha provato a costruire. Una destra in grado di affrontare senza torcicolli o passi indietro questa Europa governata da alchimisti della finanza, da élite tecnocratiche spietate e rapaci e da intellettuali del multiculturalismo suicida.
Una destra che il sistema non si aspetta, che esce dagli schemi in cui è facile rinchiuderla; e per questo fatalmente pericolosa.


Su Twitter: @GiampaoloRossi

di Giampaolo Rossi - 25 settembre 2017

24/09/17

Non eravamo lanciati verso il benessere?


Non eravamo lanciati verso il benessere?


Dopo che nelle scorse settimane il Governo aveva dato fiato alle trombe per rincitrullire gli italiani sulla crescita, sulla ripresa, sui successi economici e quanto altro, puntuale è arrivato lo stop della realtà. A conti fatti, Paolo Gentiloni e, soprattutto, Pier Carlo Padoan, hanno capito che troppo si stava esagerando e che tutta questa ricchezza strombazzata non c’era. Ecco perché il ministro dell’Economia ha annunciato che le risorse sono molto poche, che il sentiero della ripresa è stretto e che la crescita del Prodotto interno lordo non basta per una manovra luccicante. Eppure, televisione, grandi testate, mezzi d’informazione e istituti statistici, nel corso dell’estate appena terminata hanno bombardato la gente con dati sfavillanti sull’economia.
Dal Pil all’occupazione, dall’export ai consumi, dalla produzione agli investimenti, per settimane hanno raccontato la storia di un Paese lanciato verso la conquista del mondo. Si è diffusa la certezza di una crescita forte e strutturale, la raccolta di frutti abbondanti per merito delle scelte di Governo e l’uscita dal tunnel della crisi. Insomma, fino a qualche giorno fa sembrava che fossimo a bordo di un razzo spaziale pronto a condurci nell’orbita del benessere. A questo punto, la domanda è d’obbligo: come mai Padoan parla di pochissime risorse, sentiero stretto e di manovra finanziaria complicata? Come mai ad ogni richiesta per gli interventi che sarebbero necessari, il Governo risponde che non ci sono soldi? E come mai gira voce che nella manovra si farà di tutto per raschiare il fondo del barile e raccattare, in ogni modo, un po’ di quattrini dalle tasche degli italiani? Bene, la risposta è ovvia e gli italiani, che la sanno lunga sui metodi elettorali per tentare di illudere, la conoscono e bene: “Purtroppo non siamo lanciati verso alcun successo”.
Non solo. Tutti gli sperperi di questi anni fatti a debito per via della flessibilità che la Ue ci ha concesso, stanno arrivando al pettine. Tanto è vero che il debito continua a salire vertiginosamente, il tappo della disoccupazione resta e le tasse persecutorie anche. Insomma, cinque anni di governo cattocomunista, tre premier e tre maggioranze di centrosinistra accroccate ad hoc ed elette da nessuno, non hanno risolto nulla. La crescita non solo è inferiore al necessario e a quella dei partner europei, ma è in larga parte congiunturale e i nodi veri dunque arrivano al pettine. Per farla breve, le notizie sparate in prima pagina e in prima serata sulle televisioni, sui successi e le vittorie di Renzi e Gentiloni, non ci sono e nessuno se ne è accorto.
Restiamo nel mezzo del guado, nessuna zavorra è stata eliminata, le inefficienze di Stato restano intatte e le tasse di sicuro opprimeranno ancora. La prossima, in buona sostanza, sarà una manovra di galleggiamento, una foglia di fico preelettorale, un trompe-l’oeil per non allarmare in vista del voto degli italiani. La realtà è che l’Italia non funziona, il sistema Paese è malato, lo Stato costa troppo e non si riesce più a mantenerlo. Ecco perché si preoccupano i tanti organismi pubblici che invitano a una stretta fiscale e a ulteriori torchiature, hanno paura che, prima o poi, non ce ne sia più per mantenerli al caldo delle loro posizioni.
Hanno paura di perdere gli assurdi privilegi di cui godono, gli stipendi da nababbo, le pensioni d’oro, l’accredito mensile in cambio di poco o niente. Serve smantellare un apparato pubblico infernale, enorme, goffo e costosissimo, serve togliere ogni privilegio, serve sconfiggere le rendite di posizione delle lobby e degli apparati. Solo così se ne potrà uscire, solo così ci toglieremo pesi e zavorre, solo così la crescita potrà essere strutturale. La decisione spetterà agli italiani che, tra qualche mese, dovranno scegliere e votare.

21/09/17

La moralista Boschi punta i nostri risparmi


La moralista Boschi punta i nostri risparmi


L’italiano medio è ormai abituato a tutto. Che i centri trasfusionali siano affidati ai vampiri, che i fantasmi lavorino alle Urp pubbliche (uffici relazioni pubbliche di Asl e ministeri) e, udite udite, che Maria Elena Boschi (rampolla dei cattivi banchieri) ci dispensi lezioni di trasparenza bancaria. Obiettivo della furba toscana sarebbe permettere alle banche di guadagnare di più con le transazioni, e perché la “ministra” intende tassare (o multare) un determinato numero di pagamenti che il cittadino effettui per contanti, e per invogliarlo ad usare bancomat, carta di credito e moneta elettronica varia. È evidente che la Boschi stia obbedendo ad ordini superiori, ovvero a quelle consorterie che lavorano alla moneta unica (elettronica mondiale) e che vorrebbero la gestione della moneta del pianeta nelle mani di pochissime persone. E, per ammantare d’onesta la macchina del fango contro il contante, quelli dell’attuale governo si sono inventati che la moneta elettronica servirebbe per combattere l’evasione fiscale e il lavoro nero.
Così spunta il nuovo intervento governativo (firmato Boschi) per spingere all’emersione dei contanti da pavimenti e materassi. Una sorta di nuova “voluntary” sul denaro cash è così allo studio della prossima legge di bilancio. Nel caso decidessero di portare avanti questo intervento, la misura verrebbe inserita nel “decreto collegato alla manovra”, che dovrebbe contenere anche la “rottamazione bis delle cartelle”.
Tra le ipotesi che permetterebbero al governo di agguantare i risparmi sotto il mattone, ci sarebbe un obbligo (per chi beccato a non mettere i soldi in banca) ad investirne metà della somma emersa in titoli di Stato. Di fatto il conto corrente in banca non è più una sorta di cassetta di sicurezza in cui depositare i soldi. Un tempo potevamo prendere e versare quanto denaro ci pareva, oggi è solo un lontano ricordo. Su ogni risparmiatore viene puntata una sorta di telecamera che controlla cosa facciamo del nostro danaro e quanto ne accantoniamo. Dall’altra parte di questa telecamera c’è il socio delle banche, ovvero l’Agenzia delle entrate: il Fisco, pur sapendo quali sono le nostre possibilità economiche, osserva se i conti quadrano e se facciamo un uso non gradito al sistema dei nostri risparmi. Il controllore (ovvero lo Stato) vuole sapere se facciamo un prelievo troppo elevato, o ne facciamo tre o quattro più ridotti in pochi giorni. Se depositiamo dei soldi vuole sapere da dove arrivano. È una sorta di vicina di casa curiosa, vuole sapere tutto e capire se ci godiamo la vita. L’Agenzia delle entrate sarà sempre più costretta a farsi gli affari tuoi: compito dello Stato sarà anche scoprire se si hanno amanti o divertimenti notturni. Lo Stato sarebbe già pronto ad entrare (a mo’ di Grande Fratello) nell’uso etico e morale dei nostri risparmi. Ben presto si dovrà spiegare se si è andati al ristorante con la moglie o con l’amica. Lo Stato sta celermente arrivando a questo.
Altro discorso è se si prelevano dei soldi dal conto per darli ad altra persona: c’è un limite di 2.999,99 euro. Dai 3mila euro in poi si dovranno giustificare al fisco la transazione con altro soggetto: spiegando il motivi dettagliati di questo gesto, che non ammette generosità e/o aiuti agli amici. Per il fisco non c’è beneficenza che tenga. Se si viola questo divieto si subisce una sanzione amministrativa che va dai 3mila ai 50mila euro (a partire dal 4 luglio 2017 non vale più la vecchia pena compresa tra l’uno e il 40 per cento dell’importo trasferito).
Pare strano che ad erigersi a censore sia proprio la Boschi, che insieme a compare Matteo Renzi e sodali di genitori, amici e parenti dovrebbero dirci nel dettaglio come e perché sono stati usati per oscure finalità politiche i soldi delle banche di Arezzo e Siena.

20/09/17

Bambini super-impegnati: lo stress comincia da piccoli ?

Giornate colme di impegni che si dividono fra studio, sport, hobbies e attività extrascolastiche. Riempire l'agenda di bambini è consuetudine di molti genitori, ma bisogna fare attenzione a non esagerare


In tempi in cui le innovazioni tecnologiche e l'estrema varietà negli interessi scolastici e sportivi sono all'ordine del giorno, in cui la vita diventa spesso una corsa continua fra un impegno e l'altro prima di poter arrivare a fine serata, ecco che, anche le giornate dei ragazzi e dei bambini "moderni", si allineano sempre più frequentemente a questo trend, attraverso un mix di impegni, attività scolastiche ed extrascolastiche.

Ma quanto è salutare tutto ciò per la crescita, lo sviluppo e la serenità dei nostri figli? "Sicuramente offrire dei validi stimoli fin da piccoli può essere importante per lo sviluppo cognitivo ed affettivo di un bambino" risponde la Dott.ssa Giorgiana Ciocci, psicologa per l'infanzia, adolescenza e famiglia "ma se si eccede si rischia di procurare un certo stress nell'individuo seppur piccolo. Ciò può esprimersi attraverso l'insorgere di paure, di modalità aggressive o di una forte stanchezza che non influisce di certo positivamente sul rendimento scolastico."

Non dimentichiamo infatti che i bambini passano gran parte del loro tempo a scuola e necessitano per questo di una buona dose di energia. "Essere impegnati costantemente può influire sull'intero sistema mente-corpo e sui processi cognitivi, primi tra tutti sull'attenzione e sulla concentrazione" continua la dottoressa, che sottolinea un altro aspetto da non sottovalutare: riempire l'agenda di bambini o ragazzi comporta inevitabilmente un minore accesso al gioco spontaneo, determinando, di conseguenza, una gestione poco spontanea del tempo libero. "E' importante lasciare i propri figli liberi di scegliere come passare il tempo a disposizione e non pretendere che assecondino ritmi frenetici o mille attività come se fossero già adulti."
La psicologa mette in guardia sul rischio che i bambini possano perdere la capacità di abbandonarsi ad un mondo ricco di fantasia ed immaginazione che nessuna attività strutturata ed organizzata e nessun compito guidato possono in alcun modo fornire. Spesso, dietro bambini super impegnati sono presenti genitori ansiosi di vedere i propri figli competere e primeggiare rispetto ad altri, sottoponendoli a richieste di sfide o di desideri di "essere all'altezza", non appropriati all'età. "Il rischio che si corre è di crescere affiancati ad un ideale troppo elevato, verso cui il confronto risulta spesso carente. Di ciò non può che risentirne l'evoluzione di una adeguata autostima a vantaggio di una futura ansia da prestazione. E ancora, dietro bambini super impegnati, ci sono genitori che vorrebbero vedersi realizzati attraverso i propri figli, chiedendo per essi ciò che loro non hanno avuto o raggiunto. Questo è sì l'espressione dell'amore di un genitore per un figlio, ma non dimentichiamo che i desideri passati di un genitore non necessariamente coincidono con quelli di un figlio, il quale ha il diritto di scoprire i propri sogni".

Un bambino ha bisogno di sperimentarsi, di scegliere quale attività svolgere, di sbagliare, di cambiare. Ha bisogno di essere aiutato a comprendere il tempo che ha a disposizione e a gestirlo, non solo ad impegnarlo. Conclude infine la dottoressa Ciocci: "Un bambino deve giocare: da solo, con i propri coetanei, con i propri genitori, deve dare libero sfogo alla propria creatività per iniziare a tessere la tela delle proprie capacità ed inclinazioni. L'infanzia è una fase fondamentale nella vita di ogni individuo e sarebbe ingiusto confinarla a continui condizionamenti imposti dall'adulto e dalla società."

di Daniela Raspa   (a cura di Nexta) 

Fonte: http://www.lastampa.it