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26/06/14

EBOLA, EPIDEMIA FUORI CONTROLLO IN AFRICA OCCIDENTALE


Continua a diffondersi nell'Africa occidentale l'ebola, virus estremamente aggressivo per l'uomo, che causa febbre emorragica e che può uccidere fino al 90% delle persone infette. Medici Senza Frontiere, l'unica organizzazione umanitaria a trattare le persone affette dal virus, lancia l'allarme:"L'epidemia è fuori controllo"
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L'ebola continua a diffondersi in Guinea, Sierra Leone e Liberia. Tenere l'epidemia sotto controllo richiederà un massiccio dispiegamento di risorse da parte dei governi dell'Africa occidentale e delle organizzazioni umanitarie. Lo afferma l'organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (MSF), che avverte di aver raggiunto il limite della capacità di azione delle proprie équipe.
Pazienti affetti da ebola sono stati identificati in più di 60 località dei tre paesi coinvolti e questo complica gli sforzi per trattare i pazienti e limitare l'epidemia: "L'epidemia è fuori controllo - dichiara il Dott. Bart Janssens, Direttore delle operazioni per MSF - Con la comparsa di nuovi focolai in Guinea, Sierra Leone e Liberia c'è il reale rischio che l'epidemia si diffonda in altre aree".
"Quando ho lasciato la Guinea un mese fa pensavamo di aver già raggiunto il picco. In realtà siamo arrivati a più di 500 casi confermati e più di 300 vittime. La situazione epidemica non ha precedenti" ha detto Saverio Bellizzi, epidemiologo MSF appena rientrato dalla Guinea "In alcune zone del paese siamo riusciti a contenere l'epidemia, ma in altre abbiamo ancora un tasso di mortalità dell'80%. Una cosa è sicura: l'epidemia andrà ancora avanti per alcuni mesi. Per questo chiediamo l'aiuto di tutti per aiutarci a portare avanti questa sfida". Attualmente, MSF è l'unica organizzazione umanitaria a trattare le persone affette dal virus, che può uccidere fino al 90% delle persone infette.
"Abbiamo raggiunto il nostro limite - dichiara Janssens di MSF - Nonostante le risorse umane e le attrezzature dislocate da MSF nei tre paesi colpiti, non siamo più in grado di inviare équipe nelle nuove località colpite dall'epidemia".
La portata attuale dell'epidemia non ha precedenti in termini di distribuzione geografica, persone colpite e decessi. Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci sono stati 528 casi e 337 decessi dall'inizio dell'epidemia. È la prima volta che in questa regione si diffonde l'ebola: le comunità locali hanno ancora paura della malattia e guardano le strutture sanitarie con sospetto. Nel frattempo, per una scarsa conoscenza sulla diffusione della malattia, le persone continuano a partecipare a funerali dove non vengono attuate misure di controllo dell'infezione. Nonostante la presenza di una serie di organizzazioni che lavorano per sensibilizzare sulla malattia, le loro attività non sono ancora riuscite a ridurre l'ansia diffusa rispetto all'ebola. Allo stesso tempo, la società civile e le autorità politiche e religiose non riconoscono la portata dell'epidemia e sono poche le figure di spicco che promuovono la lotta contro la malattia.
"L'Organizzazione Mondiale della Sanità, i paesi colpiti e quelli confinanti devono dispiegare le risorse necessarie per un'epidemia di questa portata" dichiara Janssen. "In particolare, deve essere messo a disposizione del personale medico qualificato, devono essere organizzate formazioni su come trattare l'ebola, e occorre incrementare l'attività di sensibilizzazione della popolazione e di monitoraggio dei contatti con persone infette. L'ebola non è più una questione di salute pubblica limitata alla Guinea: sta interessando tutta l'Africa occidentale."
Il lavoro di MSF - Attualmente MSF lavora con 300 operatori internazionali e locali in Guinea, Sierra Leone e Liberia, e ha inviato più di 40 tonnellate di attrezzature e risorse per aiutare a combattere l'epidemia. Dall'inizio dell'epidemia, a marzo, MSF ha trattato circa 470 pazienti, tra cui 215 casi confermati, in centri specializzati allestiti nella regione.
In Guinea, MSF supporta le autorità sanitarie nella fornitura di cure mediche ai pazienti di Conakry, Télimélé e Guéckédou. Sono state allestite unità di trattamento a Macenta, Kissidougou e Dabola. Le équipe di MSF stanno rispondendo alle allerte nei villaggi, aumentando le conoscenze sulla malattia nelle comunità e offrendo supporto psicologico ai pazienti e alle loro famiglie. Inoltre, MSF fornisce supporto per la sorveglianza epidemiologica.
In Sierra Leone, in collaborazione con il Ministero della Salute, un'équipe di MSF sta costruendo un centro per il trattamento dell'ebola di 50 posti letto a Kailahun, che dovrebbe aprire settimana prossima. Piccole unità di cure sono state già installate a Koidu e Daru, e una terza aprirà presto a Buedu. MSF ha anche fornito materiali al Ministero della Salute per aiutare la costruzione di altri centri di trattamento.
In Liberia, un'équipe di MSF ha installato un'unità per il trattamento a Foya (nel nord) e un'altra al JFK Hospital a Monrovia nelle ultime settimane. Inoltre, MSF ha organizzato corsi di formazione e donato attrezzature.
Attualmente MSF lavora con 300 operatori internazionali e locali in Guinea, Sierra Leone e Liberia, e ha inviato più di 40 tonnellate di attrezzature e risorse per aiutare a combattere l'epidemia.
Oggi Medici Senza Frontiere l'organizzazione medico-umanitaria si trova in difficoltà nel rispondere all'emergenza a causa dell'alto numero di nuovi casi e località. Per questo continua l'azione di raccolta fondi avviata da MSF a inizio epidemia attraverso il proprio Fondo Emergenze.
Per contribuire: www.msf.it/emergenzaebola, numero verde 800-99-66-55, conto corrente postale n. 87486007.
La video testimonianza di Saverio Bellizzi - epidemiologo MSF 


Martedi 24 Giugno 2014
fonte:  http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it


25/06/14

Calcio allo sbando per un Paese allo sbando



 

 Ieri non ho visto la partita. Ci hanno pensato però questa mattina le principali testate giornalistiche a ragguagliarmi sul tema. Quanta prevedibile e irritante retorica...


Ieri non ho visto la partita. Ci hanno pensato però questa mattina le principali testate giornalistiche a ragguagliarmi sul tema. Quanta prevedibile e irritante retorica. Giochetti di parole di bassa lega; i soliti soloni che si sprecano in giudizi e sentenze non richieste; ardite metafore e paralleli da brivido che in confronto le vertigini d'altezza sono robetta da dilettanti.
Prandelli e Abete si sono dimessi. Senza far rumore. In silenzio. Con dignità e rispetto, per se stessi e per le istituzioni che rappresentano.
Questa è la notizia da prima pagina. In un paese come il nostro, dove i deretani sono incollati alle poltrone come le cozze agli scogli, il loro gesto sembra quasi eroico.
Siamo stati sconfitti. E allora? Succede. Facciamocene una ragione. È la regola dello sport. Come insegnava il grande de Coubertin, “l’importante non è vincere, ma partecipare”.
Noi però siamo stati sconfitti due volte. Questa mattina è morto Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito gravemente a Roma lo scorso 3 maggio negli scontri pre partita, e da allora ricoverato al Policlinico Gemelli, in condizioni disperate.
Non ce l'ha fatta. D'altra parte era immaginabile con una ferita come la sua.
Ecco, questa è una sconfitta. Un monito. Secco, implacabile che non conosce appello e ancor meno dilazioni.
Se proprio questo benedetto calcio deve essere metafora, che allora venga letto attraverso una lente che metta a fuoco quel che si può fare e non solo e sempre quello che bisogna eliminare.
Basta con questa gogna mediatica di tutto e di tutti.
Basta con la politica del contro.
Recuperiamo il valore della politica del "FARE A FAVORE DI" qualcosa.
Pratica semplice e virtuosa, della quale si è persa ogni traccia e minima memoria.
Riconquistarla è possibile a patto però che si abbia cortezza del come e del cosa fare.
Oggi sembra che ogni speranza sia riposta nel fatidico e tanto di moda "ricambio generazionale". Lo stiamo invocando per la nazionale di calcio. L'abbiamo declinato in ogni sfumatura per la nostra politica. Lo abbiamo ottenuto. Senza volerlo. Senza sceglierlo. ll "caso" ci ha imposto il più giovane presidente del Consiglio che la storia della nostra dubbia Repubblica ricordi.
Dopo i 100 giorni, il giovane RENZI NAPOLEONE  - vorrei ricordare che Napoleone, al termine dei suoi , è stato relegato a Sant'Elena - se ne è concessi altri 1000, così, tanto per gradire.
Ma è giovane, irruento, si farà.
Eppure aveva detto che se non fosse riuscito a rivoluzionare il paese nei primi tre mesi di mandato, l'avrebbe rimesso nelle mani di Napolitano e si sarebbe dimesso.
Già, aveva anche detto che non sarebbe mai salito al Colle senza un’investitura ufficiale dei cittadini. Tradotto: non sarebbe mai stato Presidente del Consiglio senza la diretta investitura del popolo italiano.
Ma è giovane, si farà.
Siamo tutti molto fiduciosi sul giovane. Fiduciosi sulla sua integerrima gestione del paese Fiduciosi della sua fresca vitalità e ottimismo, da giovane, da quarantenne, da neofita, da debuttante. Fiduciosi del fatto che almeno lui, forse, si renderà conto che il nostro è un paese che non è più nemmeno allo sbando, ma in bando. Come una barca in mezzo al mare, senza timone e senza vele, abbandonato alla corrente.
Tutto è grottesco in questa Italia. Tutto sembra parte di una tragica commedia dove i personaggi, come un incubo, sono sempre gli stessi, sempre più famelici, sempre più foschi, sempre più mostruosi. Mostri che tutto divorano, dagli insaziabili appetiti. Ossessionati dalle ghiande e indifferenti agli alberi che le producono.
Eppure qualcuno dovrebbe dirgli che a furia di occuparsi di ghiande e abbandonare gli alberi, gli alberi cadranno, crolleranno, marciranno, moriranno, e con loro addio ghiande! E addio cibo, addio risorse, addio. Si chiude. E la festa finisce. Per tutti. Ma soprattutto per loro.
Questo discorso è ancor più valido se si pensa allo stato nel quale versa l'unica risorsa –leggasi albero - che ci resta, sfuggita agli appetiti famelici perché ritenuta priva di interesse economico: LA CULTURA. Infatti, sappiamo tutti che "con la cultura non si mangia". L'unico che sembrava essersi accorto del contrario, al punto di definirla "il petrolio dell'Italia", è stato Walter Veltroni, quando era Ministro della Cultura. Un secolo fa.
Da allora, questo petrolio non solo non è stato estratto, incanalato e valorizzato ma oggi in molti casi rischia di andare perduto in modo irreversibile. Un esempio per tutti: Pompei e Villa Adriana. Entrambi sull'orlo del tracollo e del crollo, al quale noi cittadini assistiamo, in un assordante silenzio.
Se dunque la cultura deve essere "il petrolio d’Italia", è indispensabile e cruciale che politici, direttori, funzionari - lascio stare gli impiegati di ogni livello perchè è dalla testa che partono i problemi, mai dai piedi -  di questa pachidermica macchina pubblica dei BENI CULTURALI ITALIANI, "acquistino la consapevolezza di essere i fortunati gestori di un giacimento, e non i malinconici, burocratici liquidatori di una storia di degrado".
Insomma, occorre avere idee e visioni d'insieme più alte e più generose verso il paese. Ma sopratutto non è più ammissibile che la cosa pubblica, la Res publica, venga gestita e amministrata come Res privata.

Mercoledì, 25 giugno 2014
di Manuela Alessandra Filippi 

fonte: http://www.affaritaliani.it

Questo fine settimana l’arsenale siriano a Gioia Tauro




Dalla coste calabresi come coi pirati saraceni ad avvistare il cargo-bomba Ark Futura e la flotta di scorta
Il cargo danese Ark Futura carico delle armi chimiche siriane più pericolose è partito per l’Italia. Ce lo dicono dopo la partenza a nascondere cosa? Rotta su Gioia Tauro per trasbordare 570 tonnellate di agenti chimici sulla nave Usa Cape Ray. Arrivo? Secret. Lo sveliamo noi: tra venerdì e sabato
L’annuncio ieri, a nave partita dal porto siriano di Latakia. Il cargo danese ‘Ark Futura’ con 570 tonnellate di armi chimiche a bordo sta navigando verso il porto di Gioia Tauro dove trasborderà il suo carico bomba sulla nave laboratorio ‘Cape Ray’ della marina militare statunitense. Data di arrivo volutamente omessa. Timore di terroristi all’assalto di quel carico da apocalisse o prudente silenzio ad evitare timori e rabbia nella Calabria balneare per l’arrivo di ospiti tanto inopportuni? La risposta è libera; resta la certezza che la rotta da Latakia a Gioia Tauro prevede 4-5 giorni di navigazione.

conflicto sirio buques armas GRAFICA

«Il compito più complicato dell’eliminazione delle armi chimiche siriane è terminato. Ora comincia un nuovo capitolo di questo processo. La missione congiunta Onu-Opac ringrazia le autorità italiane per aver fornito un porto per il trasbordo di parte del carico». Ma il tentativo di occultare trasforma la parte finale della vicenda nel segreto di Pulcinella. Prima hanno disinserito i trasponder delle navi, il segnale satellitare che dovrebbe segnalare la posizione di ogni natante. Ora il giochino della partenza svelata qualche ora dopo di un convoglio che somiglia alla Sesta Flotta Usa.

Sappiamo che a garantire la sicurezza del delicato carico ci sono possenti navi da guerra di cinque nazioni diverse e non esattamente amiche tra loro a garantire la neutralità dell’importante operazione internazionale di disarmo. Ovviamente oltre alla marina italiana che si prepara ad accogliere quella sorta di Onu navigante nelle acque di casa. Quindi, dalle splendide coste tirreniche calabresi potranno vedere l’incrociatore nucleare russo ‘Piotr Velikij’, Pietro il Grande, e quattro fregate, la cinese ‘Yancheng’, l’inglese ‘Montrose’, la danese ‘Estern Snare’ e la norvegese ‘Helge Ingstad’.

Incrociatore nucleare russo 'Pietro il Grande'
Incrociatore nucleare russo ‘Pietro il Grande’

La Ark Futura è dunque in navigazione verso Gioia Tauro con a bordo 60 contenitori con gli agenti chimici di priorità 1 (tra cui iprite e precursori del gas Sarin), che saranno distrutti a bordo della nave militare americana da carico Cape Ray, attrezzata a fare da laboratorio, che si sposterà in acque internazionali nel Mediterraneo. Dopo la tappa nel porto calabrese, la Ark Futura proseguirà il suo viaggio verso la Gran Bretagna per consegnare 150 tonnellate di agenti chimici di tipo B che saranno distrutti sul territorio britannico e verso la Finlandia altri materiali di priorità 2 ad Ekokem.

24 giugno 2014
fonte: http://www.remocontro.it

Armi chimiche siriane in arrivo a Gioia Tauro, non sono note le misure di protezione civile


armi chimiche siriane


E’ in arrivo un bastimento stracarico di veleni. Durante il fine settimana, nel porto di Gioia Tauro avverrà il trasbordo delle armi chimiche siriane (foto) dalla nave da carico Ark Futura alla nave laboratorio statunitense Cape Ray. Quest’ultima a sua volta le porterà al largo di Creta e le tratterà per renderle successivamente smaltibili. Esattamente come quando ho scritto la prima volta del trasbordo, tuttora non risulta che i vigili del fuoco siano attrezzati per gestire un eventuale incidente. Inoltre adesso non è noto come concretamente verrà gestita la protezione civile nel caso che qualcosa vada storto.
La distruzione dell’arsenale chimico siriano, in base ad accordi internazionali, è stata affidata all’Opcw (Organization for the prohibition of chemical weapons), il cui direttore ha annunciato ieri che finalmente la Siria è riuscita a consegnare alla nave da carico Ark Futura tutte le sue 1300 tonnellate di sostanze tossiche utili per fabbricare fra l’altro i gas nervini. Il Governo italiano ha offerto il porto di Gioia Tauro per trasferire le sostanze dalla Ark Futura alla nave della Marina militare statunitense Cape Ray, che al largo di Creta effettuerà l’ “idrolisi” delle sostanze (perchè non si è scelto un laboratorio a terra, meno esposto ad imprevisti tipo mareggiata forza 9?) e poi le consegnerà a stabilimenti attrezzati per completare la neutralizzazione. Il ministro della Difesa Mogherini ha detto che il trasbordo a Gioia Tauro avverrà nel fine settimana.
Le 1300 tonnellate di sostanze tossiche utili a fabbricare gas nervini non sono esattamente acqua fresca… Ma mentre scrivo, nè il portola Capitaneria di porto di Gioia Tauro hanno diramato avvisi relativi al modo in cui il trasbordo sarà gestito o ai provvedimenti per proteggere la popolazione della zona.
Risulta solo una riunione “per fare il punto sulla Pianificazione di Difesa Civile concernente le misure di sicurezza” svoltasi ieri nella prefettura di Reggio Calabria. Un piano dunque c’è, ed anzi il suo “supporto informatico” è stato distribuito a tutti gli enti coinvolti (Comuni, Asl, forze dell’ordine…) ma non ne viene reso noto il contenuto.
La Prefettura ribadisce che è già stato predisposto un dépliant per la popolazione. Ma il dépliant fornisce solo informazioni generali relative alla distruzione dell’arsenale chimico siriano. A quanto mi risulta, nessuno finora ha detto alla gente come comportarsi in caso di incidente (chiudersi ermeticamente in casa?), se è predisposto oppure no un piano di evacuazione nè chi, come e con quali strumenti, gestirà un’eventuale emergenza. I vigili del fuoco hanno avvisato mesi fa che non possiedono le attrezzature indispensabili per farlo. Non risulta che le abbiano ricevute.

23 giugno 2014

fonte: http://blogeko.iljournal.it