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01/12/16

Referendum: sul voto degli italiani all'estero, Alfano ha poco da fare lo spiritoso



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Angelino Alfano, ministro degli interni e quindi garante della correttezza e del buon funzionamento delle procedure elettorali, ha replicato così a quanti esprimono timori sul voto all’estero: “Non è la prima volta che si vota all’estero e tutta la preoccupazione e l’indignazione viene adesso. Ho l’impressione che temano di perdere”. 
Da un ministro degli interni avremmo preferito un tono più rispettoso nei confronti dei comitati del no, che sulla riforma rappresentano l’opinione di circa la metà degli italiani, e non una dichiarazione di parte, pure un po’ sfottente. Ma a parte la mancanza di senso delle istituzioni, a cui questo governo, e soprattutto il premier, ci ha ormai abituati, lo ammettiamo senza problemi: sì, abbiamo paura. 
Dopo una campagna elettorale come questa, in cui Renzi ha dimostrato di giocare solo per se stesso, solo, come direbbe lui, per conservare la sua poltrona, senza mai considerare il bene comune, mirando a spaccare il paese, pur di avere quel voto in più che gli permetterebbe di cantare vittoria, chi non vuole questa riforma ha paura. 
Ma non degli elettori: è Renzi che ha dimostrato di temerli, puntando a silenziare ogni voce di opposizione, buttando nella campagna un mare di soldi (si parla di ben 10 milioni), rendendosi ubiquo (è stato in ogni piazza, in ogni giornale, in ogni radio, in ogni tv, con una frequenza impressionante), approvando il vecchio metodo delle clientele, facendo, lui che non ha mai svolto un lavoro “vero”, una propaganda tutta demagogica per “mandare a lavorare i senatori”. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse, appunto, da temere. 
Un capo del governo così spregiudicato, così visibilmente disposto a tutto fa paura. E chi, se non Alfano, dovrebbe tutelarci? Ma invece di dire parole rassicuranti, visto che se non sbagliamo è il ministro di tutti gli italiani, anche di quelli che votano No, Alfano fa lo spiritoso.
Noi speriamo che il No sia così massiccio da rendere infondato qualunque timore, ma ripetiamo quello che su questo nostro piccolo spazio (non ne abbiamo molti altri) abbiamo già detto. E cioè che si sa da tempo che il voto per posta è facilmente manipolabile (si è visto anche in Austria) e che le garanzie previste dalla costituzione, a partire dalla segretezza, non sempre vengono rispettate. 
Ma oggi questa incertezza è molto più grave, perché non si tratta di attribuire un parlamentare in più o in meno, tizio invece di caio, si tratta di decidere quale sarà la legge fondamentale di tutti gli italiani, la nostra costituzione. Sarà, in ogni caso, la foto di un paese diviso in due quella che ci troveremo davanti il 5 dicembre, qualunque sia l’esito del voto. 
Ma se i voti provenienti dall’estero saranno decisivi a far pendere la bilancia, se la percentuale di Sì, tra quei voti, sarà troppo superiore a quella degli elettori italiani, si alimenteranno interrogativi e perplessità, e saranno in tanti a pensare che qualcuno ha barato. Forse così Renzi conserverà la sua amatissima poltrona e potrà dire di aver vinto, ma a perdere sarà la credibilità delle istituzioni e la fiducia nella democrazia.

di Eugenia Roccella -   01 Dicembre 2016
fonte: ps://www.loccidentale.it

30/11/16

Referendum 2016: un miracolo per il “No”


 


Solo un miracolo, da paragonare a quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci e da far entrare di prepotenza nei libri di storia, potrebbe consentire al “No” di vincere la battaglia referendaria sulla riforma della Costituzione.

Nelle ultime settimane Matteo Renzi ha buttato nella fornace della competizione ogni tipo di risorsa in suo possesso. Dai finanziamenti a pioggia per i sindaci di quelle regioni meridionali dove il “Sì” traballava e la richiesta di assistenzialismo in cambio di voti cresceva a dismisura, alle promesse di 30-50 euro per le pensioni più basse. Tutti si rendono perfettamente conto che molte di queste promesse non potranno essere mantenute e che quelle a cui verrà dato seguito andranno ad aumentare a dismisura il debito pubblico diventando un peso per le generazioni future. Ma nessuno, al momento, ne chiede conto al Premier. Come ha rilevato maliziosamente Massimo D’Alema, che di queste cose se ne intende, chi avrebbe il dovere di farlo aspetta di vedere l’esito della consultazione popolare. Se sarà favorevole al Governo, il silenzio cadrà sul voto di scambio e sulle sperpero delle risorse pubbliche per fini personali. In caso contrario, gli atti giudiziari si sprecheranno all’insegna del calcio dell’asino al perdente finito nella polvere secondo la più scontata tradizione maramaldesca del nostro Paese.

Che dire, poi, del terrorismo mediatico e finanziario realizzato con inquietante ed illuminante tempestività dai sostenitori stranieri di Matteo Renzi? Dallo stralunato Jean-Claude Juncker, che svela come l’antieuropeismo tardivo del Premier italiano sia una bufala, al redivivo Tony Blair, che imita Barack Obama e Hillary Clinton in un abbraccio a rischio mortale per l’“amico” di Palazzo Chigi, alla stampa finanziaria inglese che ha fallito ogni previsione nell’ultimo decennio e che pronostica la morte delle banche italiane in caso di vittoria del “No”, ai cosiddetti mercati che tornano ad agitare lo spread nella convinzione che basti qualche bastonata per indurre la maggioranza degli italiani a piegare la testa e votare per una Costituzione che piace ai poteri forti stranieri e non porta alcun beneficio ai poveri nostrani. Di fronte ad uno schieramento di forze così spropositato, quindi, solo un miracolo potrebbe assicurare una vittoria del “No” alla riforma costituzionale sbagliata.
Alle volte, però, i miracoli della volontà popolare avvengono!

di Arturo Diaconale - 30 novembre 2016

Polizia, arrivano i tagli. Ma dopo il referendum


mostra giubileo polizia 01

Chiusi 267 uffici di Stradale, Postale e di Frontiera
 
Tagli alla sicurezza sì, ma dopo il referendum. La riunione indetta dal Dipartimento della Pubblica sicurezza per parlare della chiusura di oltre 260 uffici della Polizia di Stato è stata infatti rinviata a martedì 6 dicembre, scrive il Tempo. Inizialmente in calendario lo scorso 16 novembre, è slittata in modo sospetto a due giorni dopo la chiamata alle urne.
«È evidente l' input negativo del governo per evitare ricadute infauste in campagna elettorale su materie sensibili come quella dei tagli alla sicurezza - spiega Gianni Tonelli, segretario del Sap -. Guarda caso l' incontro è stato rimandato a due giorni dopo la consultazione referendaria». Il primo progetto, oramai in fase esecutiva e inviato a prefetti e questori per un parere di ratifica, prevedeva inizialmente la chiusura di 267 uffici, le specialità della Polizia.

29/11/16

REFERENDUM - " Italiani, fate come britannici e americani: votate NO "


renzi referendum 


Perchè votare no il 4 dicembre? Ormai le argomentazioni le conoscete ed è superfluo ripetersi. Ve ne propongo un’altra, da una diversa prospettiva: bisogna votare NO perché questo referendum è nato vecchio, è diventato improvvisamente antistorico, se si considera quel che sta succedendo in Europa e in Occidente dal giugno scorso.
Io lo definisco un miracolo. Improvvisamente i popoli si stanno risvegliando e iniziano a opporsi a un processo di continua sottrazione della sovranità nazionale, che viene condotto dal crollo dell’Unione sovietica con molta abilità e sempre dissimulando le intenzioni finali.
In economia ha preso le forme di una globalizzazione che, avviata in ossequio ai principi virtuosi di un’economia di mercato e di libero scambio, ha incentivato la creazione di oligopoli di grandi multinazionali, i cui effetti sono negativi oltre che pericolosi.
In politica si manifesta nella continua delega di poteri alle istituzioni sovranazionali, attraverso meccanismo opachi, ma presentati dalla stampa mainstream e dalla maggior parte dei politici come ineluttabili e, naturalmente. fonte di progresso.
Quelle istituzioni si chiamano Ocse, Fmi, Banca mondiale e naturalmente Unione europea, Banca centrale europea, Corte Costituzionale europea, che hanno di fatto eroso continuamente le competenze e i diritti dei singoli Stati e dunque dei singoli cittadini. L’introduzione dell’euro ha avuto tra gli effetti più evidenti quello di sottrarre la gestione del debito pubblico nazionale ai singoli Paesi, trasformandola in una straordinaria forma di condizionamento politico, economico e sociale. Perché quandi non controlli più la moneta, non controlli più nemmeno il debito pubblico: sono i creditori a dettare le condizioni ed è la Banca centrale europea a determinare la tua “salvezza”, come la chiamano con sottile perfidia. Guardate cos’è successo alla Grecia, che è stata strapazzata, umiliata, ridotta a pelle ed ossa e privata di ogni ragionevole speranza in futuro migliore. Osservate il declino dell’Italia, che – come ogni Paese dell’area euro – non può più decidere la politica fiscale, né quella economica, imprigionato, com’è, dai vincoli europei.


Declino 

I risultati li conoscete: la piccola industria muore, la disoccupazione aumenta, il commercio langue, l’età della pensione aumenta sempre di più, le tasse salgono a livelli insostenibili, lo stato sociale diminuisce; però aumentano le norme sovranazionali, le regole, i divieti, le imposizioni.E naturalmente un’immigrazione incontrollata che, in quanto tale, è fonte di tensioni e di ingiustizie.
L’ élite transnazionale, che di fatto ha governato i nostri destini,  lega le mani , i piedi ai governi, li zavorra. E, con perfida arroganza, poi viene a dar lezione, anche quando i Paesi – è il caso dell’Italia – sono  in avanzo primario da molti anni ovvero spendono meno di quanto incassano. Un’élite incapace di concepire altra politica del rigore e che continua a predicare e a giudicare italiani, spagnoli, greci, portoghesi ma anche gli un tempo virtuosi finlandesi.
Non correte abbastanza!
Non vi impegnate abbastanza!
Tu popolo, sei esangue, ma ti viene chiesto di donare altro sangue; in un ciclo che sembra non aver mai fine.Perché  aumentano la povertà e la criminalità, mentre i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare; mentre il debito pubblico, per quanti sforzi si faccia, non cala mai.
Lo scopo finale è chiaro: far implodere gli Stati nazionali e delegare ogni potere a quegli stessi organismi internazionali, magari attraverso la creazione degli Stati Uniti d’Europa dove i singoli popoli non conterebbero più nulla.
I premier che si sono succeduti in Italia negli ultimi anni sono funzionali a questo disegno: Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi.
Confesso: ero pessimista sul futuro dell’Europa. Ma poi, lo scorso giugno, qualcosa è cambiato.
I britannici hanno detto basta, sebbene avessero in teoria molto da perdere perché la loro economia era tra le migliori al mondo e perché all’interno dell’Unione europea – oltre a tenere la sterlina – avevano il diritto di sottrarsi a diversi vincoli.  Quando c’è stato il referendum le élite hanno cercato di terrorizzarli in ogni modo. Non è servito. I britannici hanno voluto riprendersi la libertà e preservare i valori fondanti della loro democrazia, della loro identità nazionale e hanno votato per la Brexit.
Anche gli americani si sono ribellati a un processo economico che ha provocato un continuo impoverimento della classe media e alla rottura del patto sociale con le élite, incapace di autocritica e di discernimento. Anche loro sono stati sottoposti a una campagna martellante da parte dei media e alla minaccia di un tsunami finanziario, ma non si sono lasciati spaventare e hanno eletto Trump, che era il candidato più temuto dall’establishment transanazionale.


referndum no 

Un’onda si è alzata, portentosa e inaspettata. Un’onda che potrebbe diventare travolgente il 4 dicembre
se  gli italiani voteranno no e se gli austriaci eleggeranno presidente il candidato della destra Hofer, inviando un altro segnale di netta rottura all’establishment di Bruxelles.
Ma come, dirà qualcuno, questa è una riforma che consente all’Italia di cambiare, di  diventare più efficiente… Sicuri? quali riforme? E con quali scopi? Renzi vuole pieni poteri per poter realizzare ancor più rapidamente l’agenda delle élite globaliste e, dunque, per spogliare ancor di più l’Italia. E non lasciatevi ingannare dall’Economist che improvvisamente lo abbandona e invita a votare No. L’Economist forse ha capito che il premier è bruciato o forse mette semplicemente le mani avanti, avendo già pronta la soluzione alternativa: un altro governo tecnico. Grazie. Ma abbiamo già dato.
E non lasciatevi ingannare dai titoli terroristici sullo spread che torna a salire e da quelli del Financial Times secondo cui se il referendum venisse bocciato, otto banche fallirebbero; come se ci fosse un nesso casuale tra il dissesto degli istituti e il voto popolare. Se le banche devono fallire, falliranno comunque, statene certi. Questa è propaganda, come quella per il sì che occupa ogni spazio pubblico, soprattutto, martellando senza tregua gli italiani, con logiche da regime autoritario.
Cercando di condizionarvi. Cercano di intimidirvi. Non permettetelo.
Fate come gli americani e i britannici.  E votate NO.

di Marcello Foa - 29 novembre 2016

28/11/16

VERSO IL REFERENDUM __ " Renzi gioca sporco. Gli altri giocano poco e male "

Siamo oramai alla vigilia del voto. Renzi giuoca sempre più sporco. Punto sul maxi-broglio del voto degli Italiani all’Estero, promette mance a destra e a sinistra, spende denaro pubblico per una campagna elettorale in difesa di una “Costituzione ad personam”, sforna bugie e baggianate a ritmo crescendo.
Nasconde i suoi propositi in caso di vittoria (ad es. progetto Gratteri per rovinare definitivamente la giustizia).
Il disegno autoritario di questo imbroglioncello senza autorità è oramai palese e completo. L’intervento dei c.d. “poteri forti” (economici) italiani e stranieri in suo favore è la miglior prova della sua nullità. Altro che unico leader esistente in Italia! Quella non è gente che si fida d’altri che di marionette. Confindustria, banche, affaristi italiani e stranieri lo appoggiano perché sanno di poterne fare quello che vogliono. E con una Costituzione pasticciata e non funzionale lo manovrerebbero anche meglio.
E gli altri? Raccolgono statistiche, litigano tra di loro, si contendono la pelle dell’orso prima di averlo abbattuto, discutono di “scenari” post referendum. E tendono ad isolare chi vuole e sa combattere sul serio la battaglia di oggi. Sembrano piuttosto preoccupati del ruolo che possono assumere questi pochi che sanno combattere.
Dobbiamo vincere, malgrado questi tangheri. Certo, possiamo perdere. Possono farci perdere.
Facciamo gli scongiuri e cerchiamo di meritarci una classe politica migliore.
E di cavarcela.

Teniamo gli occhi aperti per vedere chi si batte e chi si defila. Ci sono i disertori, ma anche i babbei, i cacasotto, i troppo saggi.

NO, NO, anche a loro. NO senza tentennamenti e discriminazioni tra quelli che il NO lo vogliono veramente.

Mauro Mellini - 17.11.2016
fonte: http:http://www.giustiziagiusta.info

Ipocrisia intollerabile dello "scandalo" delle firme

Il gran clamore sullo “scandalo delle firme false dei Grillini” è, esso sì, scandaloso per l’ipocrisia di cui è intriso.
Falsificare le firme (o farne fare una autenticazione fasulla, quale possono “permettersi” i partiti “consolidati”) non è una bella cosa ed è indubbiamente un reato.
Ma non è colpa da attribuire ad una fazione politica, bensì a singoli suoi militanti, che con disinvoltura considerano, magari certi falsi come manifestazione di “militanza”.

E’ accaduto ed accade in tutti i partiti, ieri come oggi. E’ un male che, per la sua diffusione, non è meno grave, ma che non è certo più grave se, commesso da chi, magari, lo ha fatto per la prima volta e senza l’esperienza di lunga militanza di qualcuno di altri partiti.

Ed è singolare che le Procure, se ne accorgono ora che c’è da colpire i “fuori sistema”. Avendo chiuso gli occhi per decenni. Non lo dico certo per simpatia verso i Cinquestelle, la loro “antipolitica”, il loro tifo per i magistrati forcaioli. Non sono abituato a giudicare i reati secondo simpatia ed interesse personali. Ma mi dà fastidio che ci si ricordi della morale e della legge quando fa comodo.

Mauro Mellini -  24.11.2016

27/11/16

Serve una rivoluzione: non pagare le tasse, non votare più

CarpeoroRenzi è spacciato, perché ormai è solo. E’ completamente isolato, perché nessuno si fida più di lui: «Persino tra gangster, lo sgarro è un’infrazione grave. E Renzi non ha mai mantenuto la parola data. Lo stesso Napolitano, suo garante internazionale, non se l’è sentita di fargli da garante massonico: in massoneria, Renzi non lo fanno entrare. E il suo isolamento è ormai percepito da tutti». Questo, politicamente, fa di lui un “morto che cammina”, comunque vada il referendum: «Anche se dovesse vincere, cosa improbabile, resterà solo. E se sei isolato, dove vai?». Così l’avvocato Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, in diretta streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights” a una settimana dal voto che rischia di rivelarsi un referendum su Renzi, anziché sul futuro dell’Italia, in ogni caso vincolata ai diktat di Bruxelles. Per Carpeoro, non cambierà niente: «L’unico modo per non accettare cosa dice l’Europa è prendere una posizione eversiva e rivoluzionaria». Ovvero: «Non pagare più le tasse per un anno, non andare più a votare in massa, mettendo questi politici nudi di fronte alle loro responsabilità».

Carpeoro esprime un giudizio nettissimo: il referendum è solo «lo strumento per fare fuori Renzi, anche se questo non è nemmeno onestamente dichiarato». Ma un sostituto già pronto «ancora non c’è,
nemmeno il grillino Di Maio». E chec’entra, tutto questo, con l’avvenire del paese? «Nulla. Gli italiani si riempiono la bocca della Costituzione, della democrazia. Ma, se vai a vedere la sostanza, in Italia già da anni non c’è democrazia». Si dice che se vincesse il Sì saremmo costretti a subire la “dittatura” dell’Ue? «Ma perché, negli ultimi dieci anni cosa è successo, col vecchio sistema?». L’Italia bicamerale ha sottoscritto al 100% tutte le volontà dell’Unione Europea. Per questo, Carpeoro scommette che il voto del 4 dicembre non cambierà assolutamente niente: al limite, accelererà la fine politica di Renzi – irrilevante, per la comunità nazionale, vista l’assenza di vere alternative politiche. L’unico piano-B davvero democratico? Una scelta «eversiva e rivoluzionaria», di ribellione sistemica. «E le posizioni eversive e rivoluzionarie non c’entrano nulla con le leggi. Quando uno deve fare eversione e rivoluzione, non si può preoccupare di che legge elettorale ha, o di com’è fatta la Costituzione – tanto, comunque, uno Stato che fa una rivoluzione, la Costituzione poi se la cambia».


Certo, «le rivoluzioni possono essere violente o meno, delicate o dalle tinte forti – e io sono contro la violenza», sottolinea Carpeoro. Ma, aggiunge, «penso che gli italiani possano dare uno scossone forte a questo sistema solo con atti realmente rivoluzionari», come appunto il boicottaggio fiscale dimostrativo e l’astensionismo di massa dichiarato. «Io sono su questa posizione, una posizione che metta gravemente in discussione l’equilibrio, il futuro e le capacità dell’Italia. Evitiamo i pannicelli caldi, il dire “resta la vecchia Costituzione, o arriva quella nuova”: cosa vuoi che cambi?». Non è stata certo la Costituzione vigente a mettere l’Italia al riparo dal massacro sociale dell’austerity indotta dall’Ue e dall’Eurozona. Dunque, perché insistere su temi come «il bicameralismo perfetto o imperfetto, la nomina dei senatori?». Una presa di posizione estremamente esplicita: «Basta, non voglio essere coinvolto in questa pantomima che serve solo per capire chi si siede sulla sedia più bella», conclude Carpeoro. «L’Italia politica di questo tipo è finita. Poi magari la gente ne prenderà atto tra dieci anni, ma è già finita adesso».