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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

16/10/17

Austria, vince la destra forte ma non estremista. Un messaggio per Salvini


1494921986920_1494922076.jpg--austria__verso_le_elezioni_anticipate_a_ottobre__e_favorito_l_fp__di_stracheEbbene sì, esiste un’altra Europa, ben diversa da quella di Macron e molto lontana dagli interessi di Bruxelles. Ed è un’Europa che ieri si è manifestata con forza in Austria.  In testa arriva il Partito popolare del giovane prodigio Kurz ma con un risultato un po’ inferiore rispetto ai pronostici, al 31%. L’Fpöe di Strache ottiene un risultato storico, al 27%, in crescita di sei punti percentuali. Tiene meglio del previsto la sinistra moderata dell’Spoe, che  giunge terza per un soffio (26.4%).
Il dato fondamentale, però, è che il democristiano Kurz ha vinto cavalcando i temi della destra di Strache, in particolare sugli immigrati e che anche la Spd ha dovuto cambiare un po’ rotta, diventando meno “buonista”. Il senso complessivo del voto in Austria è evidente: il Paese, in coro, si oppone a un’immigrazione fuori controllo, denuncia le ambiguità dell’Unione europea in materia e, almeno i Popolari e l’Fpöe, si dimostrano ostili a ulteriori integrazioni comunitarie, non solo in ambito migratorio. E’ un voto tendenzialmente sovranista e identitario che potrebbe allontanare Vienna da Bruxelles e avvicinarla all’Ungheria di Orban e in genere al quartetto di Visegrad.
Ed è, evidentemente, un segnale d’avvertimento per l’élite europeista, strettamente correlata a quella globalista, che negli ultimi mesi – dopo le sconfitte rappresentate dalla Brexit e dal ciclone, effimero, di Trump – si era illusa, grazie al trionfo di Macron, di aver spezzato l'”onda populista”. Il risultato austriaco dimostra che il malessere di molti europei non è affatto risolto, anche perché arriva a pochi giorni dal successo dell’Ad e dei liberali in Germania. Quella era un’avvisaglia, sottovalutata dalla maggior parte degli osservatori; questa di Vienna è una scossa di maggiore intensità.
A quanto si legge sulla stampa austriaca, sono possibili due coalizioni, Fpöe-Popolari o Fpöe-socialdemocratici, a meno che Kurz – sospettato di essere un Macron di destra sotto mentite spoglie e dunque di perseguire, a urne chiuse, politiche diverse da quelle annunciate in campagna  – non riabbracci la sinistra, contro ogni pronostico. Sarebbe la soluzione più impopolare, ma non può essere esclusa, magari dietro alle pressioni dell’establishment europeo. Vedremo.
La Germania della Merkel esce indebolita, e dunque anche la Francia di Macron. Berlino più Vienna:  le forze sovraniste rialzano la testa e  i due voti dimostrano che i tentativi di etichettarle come populiste non bastano a fermarle.
Accadrà lo stesso in Italia? Il Belpaese non è l’Austria ma questo voto rinforza il vento della destra. Il messaggio per Salvini è chiaro. Il Partito popolare, considerato moderato,  ha dovuto darsi un’identità marcata per risalire; mentre l’Fpöe oggi non può più essere liquidato come un partito estremista, impresentabile, perché ha saputo darsi una linea e dei toni da forte partito conservatore. Entrambi i partiti convergono nella stessa direzione politica, quella in cui sta andando il leader della Lega dall’inizio dell’estate, peraltro con un certo successo. Anche in Italia gli elettori cercano un leader giovane in cui credere, deciso ma affidabile,  che sappia capire le loro paure e offrire nuove speranze. Salvini saprà essere all’altezza?
Anche il messaggio per Berlusconi è chiaro: un elettorato disincantato e preoccupato non apprezza le alchimie e le ambiguità. Vuole una rotta chiara e una leadership su cui costruire il futuro. Vuole l’unione delle forze. Il Cavaliere avrà la forza di andare fino in fondo per il bene del Paese?
Quella che si profila è un’occasione per il centrodestra italiano. Riuscirà a coglierla?

da Il Cuore Del Mondo .... il blog di Marcello Foa

Austria: Entra in vigore la legge sull'integrazione "Integrazione attraverso l'adempimento"


  • La nuova legge richiede anche ai migranti provenienti da paesi non membri dell'UE di firmare un "contratto di integrazione" che li obblighi a imparare a parlare e scrivere in lingua tedesca e a iscriversi a dei corsi sui "valori fondanti dell'ordinamento giuridico e sociale austriaco". Ai migranti viene anche chiesto di "acquisire conoscenza dell'ordine democratico e dei principi fondamentali che ne derivano".
  • Il massiccio mutamento demografico e religioso in atto in Austria, che tradizionalmente è un Paese cattolico romano, sembra irreversibile. A Vienna, dove la popolazione musulmana supera ormai il 12,5 per cento, gli studenti musulmani sono già più numerosi degli studenti cattolici nelle scuole medie e superiori. Gli studenti musulmani stanno anche per superare i cattolici nelle scuole elementari viennesi.
  • "Negli ultimi anni l'immigrazione sta cambiando il nostro Paese non in modo positivo, ma negativo. (...) L'immigrazione incontrollata distrugge l'ordine in un paese". – Il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz.
Una nuova legge innovativa che regola l'integrazione dei migranti è entrata in vigore in Austria. La cosiddetta Legge sull'integrazione – che vieta il velo integrale islamico negli spazi pubblici e proibisce ai radicali islamici di distribuire copie del Corano – stabilisce regole chiare e fissa i doveri dei richiedenti asilo e dei rifugiati riconosciuti che hanno ottenuto la residenza legale nel Paese.
I funzionari austriaci affermano che l'obiettivo principale della legge è promuovere il rispetto per i valori, la cultura e i costumi austriaci; i musulmani sostengono che questa misura li colpisce ingiustamente e promuoverà "l'islamofobia".
Dal 1° ottobre, chiunque si copra il viso in pubblico indossando un burqa, un niqab o una maschera potrà essere sanzionato con una multa di 150 euro. La legge, che fa seguito a divieti analoghi in Belgio, Francia e Paesi Bassi, impone che il viso sia completamente visibile in tutti gli spazi pubblici, compresi gli autobus, i treni, gli aerei e i trasporti marittimi. Coloro che si rifiutano di rispettarla sono passibili di arresto.
La nuova legge richiede anche ai migranti provenienti da paesi non membri dell'UE di firmare un "contratto di integrazione" che li obblighi a imparare a parlare e scrivere in lingua tedesca e a iscriversi a dei corsi sui "valori fondanti dell'ordinamento giuridico e sociale austriaco". Ai migranti viene anche chiesto di "acquisire conoscenza dell'ordine democratico e dei principi fondamentali che ne derivano".
Successivamente, gli immigrati sono tenuti a sostenere un "esame di immigrazione" per dimostrare di possedere "una conoscenza approfondita della lingua tedesca per un uso indipendente" e di avere acquisito "una profonda conoscenza dei valori fondamentali dell'ordinamento giuridico e sociale della Repubblica d'Austria".
I migranti hanno a disposizione un periodo di due anni per comprovare l'osservanza dell'accordo di integrazione. Coloro che non adempiono agli obblighi derivanti da questa legge saranno soggetti a una sanzione amministrativa fino a 500 euro, a una pena detentiva di due settimane e alla perdita delle prestazioni sociali, ma non all'espulsione.
Promotore di questo nuovo provvedimento è il ministro degli Esteri Sebastian Kurz, leader del Partito popolare austriaco (Övp). Kurk, che ha assunto una linea sempre più dura sull'immigrazione, è in testa ai sondaggi d'opinione in vista delle elezioni legislative del prossimo 15 ottobre e si avvia a diventare il prossimo cancelliere austriaco. Ha spiegato così la logica alla base della nuova legge:
"La nuova legge sull'integrazione regola le fondamentali condizioni quadro per l'integrazione di coloro che vogliono stabilirsi in Austria: abbiamo bisogno di regole e di norme chiare per conseguire la solidarietà e la pace sociale. Il principio sul quale si basa questa legge è 'integrazione attraverso l'adempimento'. Le persone non sono giudicate per il loro paese d'origine ma per la loro volontà di apportare il proprio contributo all'Austria. L'obiettivo principale di questa legge è promuovere l'integrazione".

Promotore di questo nuovo provvedimento è il ministro degli Esteri Sebastian Kurz, leader del Partito popolare austriaco (Övp). Spiegando la logica alla base della nuova legge, Kurz ha detto: "Negli ultimi anni l'immigrazione sta cambiando il nostro Paese non in modo positivo, ma negativo. (...) L'immigrazione incontrollata distrugge l'ordine in un paese". (Fonte dell'immagine: Ministero degli Esteri austriaco)


L'imprenditore franco-algerino Rachid Nekkaz si è detto pronto a "neutralizzare" l'impatto del divieto austriaco di indossare il burqa pagando tutte le multe inflitte alle donne musulmane per la violazione della nuova legge. "Se si accetta la libertà religiosa, si deve anche accettare la visibilità delle religioni", egli ha chiosato. Nekkaz, pare abbia pagato più di 200 mila euro di ammende comminate a donne che indossavano il burqa in Belgio e in Francia.
"Non tollereremo nessun simbolo inteso a costruire una controsocietà con noi", ha replicato Kurz.
In precedenza, Kurz aveva consentito la riforma della secolare legge sull'Islam (Islamgesetz), che disciplinava lo status dei musulmani nel paese. Quest'altra legge voluta dal leader dell'Övp, che è stata approvata nel febbraio 2015, mira a integrare i musulmani e a combattere il radicalismo islamico promuovendo un "Islam a carattere austriaco". Essa sottolinea anche che la legislazione nazionale deve avere la precedenza sulla legge islamica della sharia per i musulmani che vivono nel paese.
Secondo i dati raccolti dall'Università di Vienna, la popolazione islamica austriaca supera ormai le 700 mila unità (pari a circa l'8 per cento della popolazione totale), in crescita rispetto alle 340 mila unità (il 4,25 per cento) del 2001 e le 150 mila (il 2 per cento) del 1990.
Il massiccio mutamento demografico e religioso in atto in Austria, che tradizionalmente è un Paese cattolico romano, sembra irreversibile. A Vienna, dove la popolazione musulmana supera ormai il 12,5 per cento, gli studenti musulmani sono già più numerosi degli studenti cattolici nelle scuole medie e superiori. Gli studenti musulmani stanno anche per superare i cattolici nelle scuole elementari viennesi.
Allo stesso tempo, l'Austria è diventata una base importante per l'Islam radicale. Un recente rapporto dell'Ufficio federale per la tutela della Costituzione e la lotta al terrorismo (BVT) ha messo in guardia dalla "radicalizzazione esplosiva della scena salafita, in Austria". Il salafismo è un'ideologia anti-occidentale che cerca di imporre la sharia, la legge islamica.
"Negli ultimi anni l'immigrazione sta cambiando il nostro Paese non in modo positivo, ma negativo", ha dichiarato Kurz, che conduce una campagna elettorale con un programma incentrato sulla questione "dell'ordine pubblico": "L'immigrazione incontrollata distrugge l'ordine in un paese".

Soeren Kern è senior fellow al Gatestone Institute di New York.

fonte: https://it.gatestoneinstitute.org

 

15/10/17

La politica di indebitare i cittadini incurante della legge “salva suicidi”



La politica di indebitare i cittadini incurante della legge “salva suicidi”Mentre il ministro Graziano Delrio fa lo sciopero della fame per lo “Ius soli”, milioni d’italiani rischiano d’ingrossare le fila dei nuovi poveri: dei 15 milioni di disoccupati ben due sono già stati etichettati “a povertà irreversibile”. Evidentemente questo Governo ignora che esista la legge numero 3 del 27 gennaio del 2012, giornalisticamente appellata “salva suicidi” o “legge cancella debito”.
Infatti, nel trasformare Equitalia in ulteriore braccio dell’Agenzia delle Entrate, alcuni consulenti giuridici dell’attuale Esecutivo si sono sincerati di rammentare che l’Unione europea chieda all’Italia maniere più dure con la gente indebitata. Come possiamo dimenticare le statistiche in mano alla Commissione europea, che un anno fa denunciava l’Italia come fanalino di coda nei pignoramenti immobiliari? Per i soloni di Bruxelles le autorità italiane sarebbero poco leste a mettere per strada chi non paga rate di mutui, tasse o ha debiti non onorati verso lo Stato, i privati e le banche. Per l’Ue troppi italiani non meritano un tetto sulla testa, soprattutto dall’Europa pretendono che le case degli italiani vengano vendute per immettere liquidità nel mercato. Pretese, quelle dell’Unione, che stanno rendendo davvero inconciliabili le due visioni del mondo, quella italiana e quella nordeuropea.
Mentre l’Europa pretende la gogna o, peggio, la “schiavitù” per l’indebitato, invece la legge 3 del gennaio del 2012 stabilisce le norme in materia di soluzione delle situazioni di sovraindebitamento: in pratica cerca di dare tranquillità ai soggetti non fallibili, ovvero i tanti padri di famiglia, artigiani, commercianti e disoccupati. Una legge ormai in vigore da alcuni anni, anche se volutamente misconosciuta da giornalisti e politicanti di governo. Al punto che né i cittadini né gli operatori del diritto riescono a farne uso nella miriade di provvedimenti esecutivi. Al punto che sembrerebbe impossibile trarre vere indicazioni operative sul come salvare l’uomo della strada dall’indebitamento. Non nascondiamoci, qui è partito un ordine perentorio dalle principali banche dell’Ue, ovvero “create debiti sul groppone dell’italiano medio”. Così stanno facendo, inventando debiti per l’ignaro cittadino allo stesso modo con cui venivano fabbricati i bond falsi della Parmalat. Nel caso delle poste debitorie sull’uomo della strada, è ovvia la complicità di avvocati, magistratura, banche e fisco.
Sgomberiamo il campo da alcune false idee messe in giro dagli amici degli attuali governanti, la Legge 3/2012 non è uno strumento a disposizione dei furbetti che vogliono eludere gli impegni. È solo un modo onesto che consente al debitore di far fronte ai propri debiti in modo coerente e con le proprie risorse. Sollevandolo dalla pressione psicologica creata dal sovraindebitamento. Garantendo i creditori, ma senza che possano tentare metodiche esecutive degne degli usurai. Perché la 3/2012 può anche servire a interrompere le procedure esecutive in corso. In modo che il debitore, senza affanni, possa ripensare complessivamente la propria situazione, pianificando la propria gestione finanziaria.
Ma in questa lunghissima notte buia, che certi continuano ad appellare come crisi, sono spuntati come funghi gli avvocati avvoltoi; che creano poste debitorie sull’uomo della strada, quindi vendono i crediti ad altri colleghi o soggetti che per lavoro acquistano crediti. In questo gioco di rimpallo e compravendita di “cessioni del credito”, spesso all’insaputa dell’indebitato, le somme inventate prendono consistenza e s’aggiungono al montante dei crediti italiani deteriorati. Ecco che milioni di italiani perdono la pace, la tranquillità, e finiscono in quel vortice di disperazione che possiamo ben fotografare nei tribunali civili. La politica sembra abbia ricevuto ordini dai banchieri Ue di non azzerare questi debiti, anzi di farli lievitare. Nessuno sembra voler far rispettare la legge, incurante che questa situazione possa sfociare in un falò sociale, e perché prima o poi i disperati saranno un esercito guerrigliero pronto a sfidare il sistema aguzzino.

I veri razzisti stanno lasciando cadere la maschera






Che i veri razzisti, oggi, non siano quelli che erano tali un tempo, ma che le parti si siano rovesciate; e cioè che i veri razzisti, oggi, siano gli “altri”, i “diversi”, i “lontani” (anche se non sono affatto lontani, sono qui fra noi e ci stanno rapidamente sostituendo), ormai chiunque possieda anche solo un minimo di lucidità e di onestà intellettuale l’ha capito da un pezzo. Del resto, l’hanno capito pure i bambini. Basta domandarlo a una maestra elementare, nelle nuove classi piene di figli d’immigrati: è sufficiente che un bambino africano si lamenti: Maestra, Giovanni mi da chiamato “sporco negro!”, e subito il colpevole verrà adeguatamente redarguito, anche se non è vero affatto che aveva detto una frase del genere. Ma tant’è, quando le minoranze scoprono la forza poderosa del ricatto morale, per la maggioranza è finita; e la sua fine sarà un suicidio.
Oggi è diventato praticamente impossibile denunciare i cattivi comportamenti degli stranieri che a centinaia di migliaia, a milioni, stanno invadendo i nostri paesi e il nostro continente, stanno sommergendo le nostre tradizioni e la nostra stessa civiltà sotto il peso della loro capacità di espansione demografica. Siamo arrivati a un punto tale di auto-censura, che il papa non osa nemmeno nominare il “terrorismo islamico”, per timore di offendere gli islamici; che maestre, preti e vescovi cominciano a rinunciare ai segni visibili della identità cristiana ed europea, il crocifisso, il presepio, i canti di Natale,  per una forma malintesa di “rispetto” verso gli stranieri; che i giornali non osano pubblicare la nazionalità di un delinquente, di un rapinatore, di uno stupratore, per timore che dire la verità, ossia che si tratta di un albanese, di un marocchino, di un nigeriano, possa suonare come un atto d’intollerabile discriminazione, una presunzione etnocentrica, se non proprio come una manifestazione di razzismo bella e buona.
Un buon esempio di questo razzismo alla rovescia, finalmente esplicito e dichiarato, anzi, addirittura gridato, è offerto dal giornalista Paolo Veronese, classe 1952, inviato speciale del padre di tutti i giornali progressisti e politicamente corretti, dunque antirazzisti, La Repubblica; ecco cosa dichiara al termine del suo libro Africa. Reportages (Roma-Bari, Laterza, 1999, pp.173-174):

Un giorno o l’altro bisognerà liberarsi di tanta correttezza politica, di tanto perbenismo intellettuale, e osare dire come uno la pensa veramente. No, gli uomini non sono tutti uguali; le razze esistono, e si dividono in inferiori e superiori. E superiore a tutte è l’africana.
Prendete uno di noi, cittadino di un qualsiasi paese europeo, con le sue abitudini, le sue certezze, il negozio di alimentari sotto casa, la tv, il riscaldamento, la metropolitana, la settimana bianca de le ferie esotiche comprate all’agenzia di viaggi. Paracadutatelo in una città africana, in una periferia di baracche, oppure in un villaggio lontano da tutto. Non credo che reggerebbe a lungo a quella vita durissima. Soccomberebbe presto. Gli africani, invece, tirano avanti e sono capaci, nella loro miseria, nell’incertezza dell’oggi e del domani, di un sorriso, di un gesto d’ospitalità, di un atto di solidarietà tirato fuori – come nel miracolo [sic] di un prestigiatore – dal vuoto della più totale privazione.
L’Africa è un continente di sopravvissuti. Agli stenti, alle guerre, alle angherie di un potente che pressoché ovunque arbitrario, vessatorio, corrotto e concepisce se stesso come privilegio, mai come servizio. Alla violenza, che è parte integrante della tradizione, ma anche l’unico frutto della modernità che abbondi. Alla mancanza di garanzie, di sicurezze, di autorità che non siano quelle del villaggio: gli anziani, i capi, lo stregone. Sono, gli africani, un’umanità che ha fatto della pazienza una virtù continentale, dell’umiltà la regola numero uno della sopravvivenza, dello humour l’unica forma di svago, d’intrattenimento, di distrazione. Nessuno come loro sa ridere di sé medesimo, dei potenti, dei casi della vita. Sono, gli africani, i napoletani del mondo: e, come questo, eccellono nell’arte di arrangiarsi, nel genio di trovare espedienti che sono al tempo stesso soluzione ai problemi e sberleffo a chi li ha creati. Se si potesse trasformare in prodotto nazionale lordo la capacità che hanno gli africani di inventare, riciclare, adattare se stessi e le cose, di superare gli ostacoli con una soluzione trovata guardandosi attorno, allora sì che l’Africa sarebbe ricca, ricchissima.

Ecco finalmente che i veri razzisti gettano la maschera: complimenti per la sincerità. Anche se poi, a ben guardare, è la solita sincerità di facciata dei tanti intellettuali, e sedicenti tali, progressisti, mondialisti, umanitaristi e buonisti: che cosa vuol dire, infatti, che un giorno o l’altro bisognerà liberarsi di tanta correttezza politica, di tanto perbenismo intellettuale, e osare dire come uno la pensa veramente? No, lui sta già facendo; lo sta facendo e sa di poterlo fare, cioè, non si sta affatto liberando della correttezza politica, altrimenti non glielo lascerebbero fare, e non pubblicherebbe i suoi scritti su uno dei due maggiori quotidiani nazionali, e con una delle maggiori case editrici italiane, entrambi rigorosamente progressisti e devotamente antifascisti; no: sta facendo esattamente il contrario. Infatti, quando dichiara, con tono di (finta) sfida e di (finto) coraggio: No, gli uomini non sono tutti uguali; le razze esistono, e si dividono in inferiori e superiori. E superiore a tutte è l’africana, non sta andando contro il politicamente corretto, ma sta proclamando il Nuovo Vangelo del Politicamente Corretto. Per convincersene, basta fare la controprova: immaginare che lui, o chiunque altro, dicano una frase di questo tipo: No, gli uomini non sono tutti uguali; le razze esistono, e si dividono in inferiori e superiori. E superiore a tutte è la razza bianca. Allora sì, che si scatenerebbe l’inferno! Ci sarebbe una levata di scudi universale; pontificherebbero e si straccerebbero le vesti tutti i Soloni del politicamente corretto; e il poveretto avrebbe finito di scrivere articoli per i maggiori giornali, e di pubblicare libri con le più prestigiose case editrici. Basta, finito, chiuso per sempre. Come! Asserire che le razze non sono uguali, e che la razza bianca è superiore a tutte quante! Questo sì, che sarebbe un crimine. Scherziamo! Non siamo mica più ai tempi delle leggi razziali fasciste, perdiana! Invece, dire che le razze esistono e che la razza africana è superiore a tutte, questo sì che va bene, questo sì che piace a tutto l’establishment politicamente corretto, progressista e di sinistra, terzomondista e “illuminato”. Sono sempre uguali, questi intellettuali progressisti a un tanto il chilo: sfidano là dove non c’è nulla da rischiare, e si cacciano la coda tra le gambe quando, invece, il rischio c’è davvero, perché si tratta di andare contro i poteri forti e contro la cultura dominante.
Quanto al merito dell’affermazione sulla superiorità della razza africana, li conosciamo, questi signori progressisti e paladini delle Giuste Cause, purché di sinistra: nipotini orfani di Rousseau, pieni di nostalgia per il Buon Selvaggio, s’innamorano a prima vista di tutti quei popoli, di tutte quelle società, di tutte quelle usanze, che sono agli antipodi della nostra (e loro, fino a prova contraria); beninteso, non disdegnano i vantaggi e i piccoli (o meno piccoli) privilegi che quest’ultima distribuisce con una certa generosità: per esempio, quello di essere discretamente pagati per distribuire perle di saggezza da Baci Perugina sotto forma di reportage giornalistici; ma sì, è bello lodare il Buon Selvaggio, e disprezzare il negozio di alimentari sotto casa, e il riscaldamento per l’inverno, quando si sa di avere l’una e l’altra cosa. Predicatori della “purezza” indigena e primitiva, con il cellulare e il computer sempre a portata di mano; laudatori della Sobrietà e della Solidarietà dei negri, degli asiatici, degli indios, degli aborigeni, degli eschimesi, di tutti, tranne che degli infami europei, due volte infami se cristiani. Giornalisti e scrittori fatti con lo stampino, vengono fuori in serie dalle fabbriche del Poltically Correct, come le matrjoske; e quanto più snocciolano banalità e insulsaggini melense, tanto più si sentono gli araldi della Saggezza e i Profeti del Mondo Nuovo. In verità, c’è solo un gradino che giace più in basso della omologazione conformista politicamente corretta: quello che si scende quando ci si atteggia a contestatori del Sistema, a ribelli contro l’Autorità, ma intanto si fa e si dice proprio quel che il Sistema vuole sentirsi dire, e – cosa non certo disprezzabile - si continua a mangiare alla sua greppia e ad avvalersi di tutti i suoi agganci le sue omologazioni. Sono proprio i figli e i nipoti legittimi del ’68: che bello, che cuccagna, che goduria giocare alla rivoluzione, ma coi soldi di papà; dir peste e corna della bieca scuola “borghese”, ma diplomarsi a forza di sei politico, benché ignoranti come capre.
Quando uno, uno soli di questi signorini innamorati dell’Altro, avrà il fegato di dire: No, gli uomini non sono tutti uguali; le razze esistono, e si dividono in inferiori e superiori, e la bianca è superiore a tutte, allora, e allora soltanto, potremo dire d’aver trovato uno che ha il coraggio di andare controcorrente; quando ce ne sarà uno solo che oserà dire che gli africani sono essi stessi, almeno in parte, i responsabili della loro arretratezza, della loro miseria, delle loro sofferenze; che i mau mau non furono eroi dell’indipendenza del Kenya, ma atroci assassini e che ammazzarono migliaia di africani e una cinquantina di bianchi, metà dei quali civili indifesi, fra cui donne e bambini; che i popoli africani si sono consegnati in ostaggio, per secoli e millenni, al potere tirannico di stregoni malvagi e spietati, subendo il terrore da essi imposto; che dittatori da Grand Guignol, come Bokassa e Idi Amin Dada, furono partoriti dai loro popoli e non piovvero giù da Marte (anche se, indubbiamente, le ex potenze coloniali vi ebbero lo zampino); e che la tratta degli schiavi, sia sulla costa occidentale dell’Africa, dove agivano i commercianti bianchi, sia su quella orientale, dove spadroneggiavano i mercanti arabi, fu resa possibile dalla attiva collaborazione degli stessi africani, continuamente invischiati nelle loro faide tribali, senza pietà e senza misericordia per nessuno: ecco, quando ciò accadrà, allora diremo che costui ha saputo spezzare i vincoli ferrei del pensiero Politicamente Corretto.
A chi è davvero libero dal ricatto del perbenismo intellettuale, non costa alcuna fatica ammettere che la civiltà europea ha le sue colpe, accanto ai suoi grandissimi meriti: solo un imbecille può pensare che tutto il bene stia da una sola parte, e tutto il male dall’altra. Quel che sbagliano i signorini dell’establishment culturale di sinistra, è il bersaglio con cui se la prendono: non dovrebbero avercela con la civiltà europea in se stessa, che li ha partoriti, ha insegnato loro valori universali e ha offerto loro la possibilità di cogliere occasioni che mai, in Africa, in Asia o in America Latina – nei paradisi del Buon Selvaggio – sarebbero state offerte loro. Ciò di cui l’europeo si dovrebbe vergognare non è né il Vangelo, né quel che dal Vangelo è scaturito: Dante e San Tommaso, le cattedrali e i teatri, Bach e Van Gogh (e senza dimenticare quel che viene prima del Vangelo, ossia le radici greche e romane); ma è piuttosto quella degenerazione, quella malattia che si chiama modernità. Si può, si deve essere antimoderni senza essere anticristiani e antieuropei; senza odiare e disprezzare le propri radici, ma, anzi, amandole e ritornando ad esse. L’errore, macroscopico e in perfetta mala fede, dei signorini progressisti, è di buttar via il neonato insieme ai pannolini sporchi: cioè il pensare che, se i crimini della modernità vengono dalla nostra storia, allora tutta la nostra storia deve essere buttata via, e noi dobbiamo andare a lezione dagli stregoni africani, o dai mau mau, o dal primo Buon Selvaggio (che magari è un tantino cattivello, ma questo non lo si deve dire in giro) nel quale ci capita d‘imbatterci. E se invece del Buon Selvaggio è nel Buon Rivoluzionario che s’imbattono, come diceva Carlos Rangel, allora tanto meglio: al mito della umanità buona e primitiva, quello di Rousseau, si sommerà il fascino romantico della lotta per la libertà e la giustizia, quello di Marx. La sintesi perfetta è data da Ernesto “Che” Guevara, il cui ritratto, non a caso, ha campeggiato sul muro della cameretta di migliaia e migliaia di codesti signorini, al posto di Gesù Cristo che campeggiava nelle stanze dei loro nonni; di questi “compagni” ed ex compagni di sessantottesca memoria, i quali, dopo aver mostrato di non aver capito niente del mondo che stava venendo avanti, e aver fatto di tutto, ma proprio di tutto, per schierarsi, fino all’ultimo, dalla parte sbagliata, ora vorrebbero, dall’alto della loro Scienza infallibile, istruirci ed insegnarci, proprio come allora, col ditino alzato, col ditino accusatorio sempre puntato contro qualcuno, che nella loro giovinezza indicava al pubblico ludibrio il miserabile “borghese”, e oggi indica il miserabile “razzista”: cioè chi non accetta il dogma della superiorità della razza africana. In fondo, è abbastanza semplice. Questi signori si portano dentro un tale grumo d’infelicità e disprezzo di sé, che, inconsciamente, desiderano morire. Vorrebbero, però, morire in buona compagnia: vorrebbero che tutto il nostro continente si suicidasse insieme a loro. Nel modo più pacifico e indolore: smettendo di far figli, e accogliendo milioni d’immigrati africani e asiatici, i quali, di figli, ne fanno più che a sufficienza. Ma hanno fatto male i loro conti. Può darsi che noi non siamo d’accordo di suicidarci, tanto meno a quel modo. Per intanto, abbiamo scoperto il loro gioco; e abbiamo visto che non è pulito. Perciò, d’ora in poi, staremo bene attenti…

Già pubblicato su il Corriere delle Regioni il 12 Gennaio 2017

di  Francesco Lamendola - Pubblicato il 14 Ottobre 2017


14/10/17

Grazie a tutti


vessazione_giovannimarottaÈ tutta questione di… avidità.
Voi sapete come la penso sulla questione migrazione. Prossimo serbatoio di voti per la sinistra, oramai moribonda; occasione finanziaria per continuare a sfruttare povera gente, tanto noi quanto loro; sistema mondiale legato alla criminalità organizzata, di cui noi italiani sappiamo essere esponenti decisamente di bravura; situazione a cui l’Europa pare altamente disinteressata, perché deve mantenere in piedi la sua burocrazia finalizzata a non risolvere nulla, in perfetta sintonia con questo governo.
Certo, non penso che le cose cambieranno, nemmeno con un prossimo governo di altra natura. Dopo la fiducia imposta dal Governo sulla nuova legge elettorale, mi sembra che si faccia di tutto per annullare le istanze di molti cittadini che vogliono esprimere la loro opinione. E questo è evidente, se ricordiamo che tutti, compresi i movimentisti, hanno fatto in modo di far passare il tempo necessario per ottenere il vitalizio di circa mille euro, al compimento del sessantacinquesimo anno di età.
Quindi, come sempre nella storia di questo mondo (e la Catalogna insegna, anche in questo caso) si tratta solo di proclami per far vivere il popolo di illusioni e continuare ad assoggettarlo ai propri insensati voleri. Nulla di nuovo, rispetto a ciò che accadeva qualche migliaio di anni fa e che ritroviamo ben descritto nella Bibbia, o in alcune testi dell’Antico Egitto. Potere, soprusi, dominanti e sottomessi. Nulla di nuovo sotto il sole.
Detto questo, la lettera di questo poliziotto deve però ricevere, secondo me, la giusta attenzione, proprio perché proviene da una persona che, come noi, è sottomessa, e persino al servizio di questo potere che continua a sottomettere. E quando si scrivono cose di questo genere, significa che si è oltrepassato il limite italiano del “tengo famiglia”, e si vuole davvero esprimere il proprio pensiero, nudo e crudo, anche se solo ipotetico. Mi riferisco all’idea che questo poliziotto esprime circa la natura dei migranti, ossia che siano galeotti tunisini. Anche questa ipotesi non è poi così peregrina , se pensiamo che l’Australia è stata popolata in gran parte da galeotti inglesi.
Sarà il caso di pensare come impiegare questi galeotti, eventualmente lo fossero? Siamo nelle condizioni di sapere esattamente cosa accade a coloro che hanno foglio di via fasullo, solo mera intenzione che non si traduce in azione?
Queste semplici domande, solo per dare dignità esistenziale ad una persona che scrive una lettera di questo genere. Dopo aver ascoltato le fandonie dei politici, e ci metto anche quelli della destra (scandalosamente collusi nel voto di fiducia sulla legge elettorale), potremmo leggere ed ascoltare ciò che ci dice una persona come noi.
E noi, lo sappiamo, siamo cittadini tutti “onorevoli”, perché “disonorevoli”, a vita, lo sono altri.

dal blog tutta questione di ..... di Alessandro Bertirotti - 12 ottobre 2017

fonte: http://blog.ilgiornale.it

Il multiculturalismo frantuma l’Occidente


Il multiculturalismo frantuma l’OccidenteLe statistiche ufficiali dell’Unione europea sul terrorismo sono drammatiche: “Nel 2016, sono stati 142 gli attacchi falliti, sventati o portati a segno in otto Paesi membri dell’Ue. Più della metà (76) di essi sono stati segnalati dal Regno Unito. In Francia sono stati registrati 23 attacchi; 17 in Italia; 10 in Spagna; 6 in Grecia, 5 in Germania, 4 in Belgio e un attacco nei Paesi Bassi. Sono state 142 le vittime degli attentati terroristici e 379 le persone rimaste ferite. Nel 2016, sono stati arrestati 1002 individui per reati connessi al terrorismo”.
Tutti questi Paesi hanno cercato di integrare le comunità musulmane, ma sono giunti allo stesso punto morto. “Finché ciò continuerà, il fallimento dell’integrazione costituirà una minaccia mortale per l’Europa”, ha scritto il Wall Street Journal dopo un attacco suicida in cui sono rimaste uccise 22 persone a Manchester. Secondo un nuovo libro del reporter francese Alexandre Mendel, Partition: Chronique de la sécession islamiste en France, il multiculturalismo sta portando alla frattura delle società europee.
Sta inoltre portando a costanti ondate di attentati terroristici. Lo scorso agosto, in un solo giorno, gli islamisti hanno ucciso 20 europei a Barcellona e in Finlandia. Un mese dopo, hanno trucidato due ragazze a Marsiglia e a Birmingham un ragazzo sciita è stato brutalmente ferito. Questa è stata la messe letale del multiculturalismo europeo. È l’ideologia europea più idilliaca e seducente dopo il crollo del comunismo. C’è “una catena sempre più permanente di ‘comunità sospese’ che si annidano nelle nazioni dell’Occidente”, ha scritto di recente lo storico americanon Adrew Michta. “L’emergere di queste énclave, rafforzate dalle politiche dell’élite del multiculturalismo e dalla decostruzione del patrimonio occidentale, ha contribuito alla frattura delle nazioni dell’Europa occidentale”.
A soli venti minuti dal Marais, l’elegante quartiere parigino in cui si trovavano gli uffici di Charlie Hebdo, c’è Gennevilliers, un sobborgo che ospita diecimila musulmani dove i fratelli Kouachi, gli uccisori dei vignettisti di Charlie Hebdo, sono nati e cresciuti. A Birmingham, c’è un quartiere, Sparkbrook, da dove viene un decimo dei jihadisti del Regno Unito. Tutte le più grandi città europee hanno énclave separate dove prolifera l’apartheid islamico. Lì, i burqa e le barbe significano qualcosa. Il costume ha sempre simboleggiato la fedeltà a uno stile di vita, a una civiltà. Quando Mustafa Kemal Atatürk abolì il Califfato in Turchia, vietò le barbe per gli uomini e i veli per le donne. La proliferazione dei simboli islamici nei ghetti europei ora demarca la separazione di questi sobborghi. Henry Bolton, il nuovo leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (Ukip), di recente ha dichiarato che la Gran Bretagna è “sepolta” dall’Islam e “sommersa” dal multiculturalismo.
Il “multiculturalismo”, secondo l’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey of Clifton, “ha provocato delitti d’onore, mutilazioni genitali femminili e legge della sharia, nelle sacche dei quartieri poveri in tutto il Regno Unito”. Nel multiculturalismo europeo, le donne musulmane hanno perduto molti dei diritti che avrebbero avuto in Europa. Esse sono vittime di “delitti d’onore”. Le colpe? Il rifiuto di indossare il velo islamico; vestire all’occidentale; frequentare amici cristiani; convertirsi a un’altra fede; cercare il divorzio; opporre resistenza alle violenze familiari ed essere troppo “indipendenti”. È uno dei grandi paradossi del multiculturalismo: cinque paesi membri europei della Nato stanno combattendo in Afghanistan contro i talebani, che riducono in schiavitù le donne, mentre in Europa accade lo stesso nei nostri ghetti.
Nel multiculturalismo la poligamia è aumentata, insieme alla mutilazione genitale femminile (500mila casi in tutto Europa). Di fatto, il multiculturalismo si basa sulla legalizzazione di una società parallela governata dalla sharia, che è fondata sul rifiuto dei valori occidentali, soprattutto dei valori di uguaglianza e libertà. Inoltre, la paura di “offendere” le minoranze islamiche ha portato alla cecità. Questo è ciò che è accaduto a Rotherham, una città di 117mila abitanti nel nord dell’Inghilterra, dove per molti anni è stato consentito a “bande di stupratori di origine pakistana” di adescare e abusare di almeno 1400 bambini. Nel multiculturalismo, l’antisemitismo è aumentato vertiginosamente, soprattutto in Francia. Il settimanale francese “L’Express” ha appena dedicato un intero numero al “nuovo malessere degli ebrei francesi”.
I recenti terremoti politici che hanno sconvolto l’Europa sono una conseguenza del fallimento del multiculturalismo. Come ha dichiarato lo storico britannico Niall Ferguson, la ragione principale della Brexit è stata l’immigrazione. “Molta gente nel Regno Unito guardava alla crisi dei rifugiati in Europa e pensava: se questi prendono il passaporto tedesco verranno in Gran Bretagna e non saremo in grado di fermarli. Questo era un tema fondamentale per gli elettori, e legittimamente, perché i tedeschi avevano aperto le porte a un vasto afflusso dal mondo musulmano. Se guardavi queste cose dal Regno Unito la reazione era: aspetta un attimo, che succede se arrivano qui?”.
Nei Paesi Bassi, l’ascesa di Geert Wilders è il diretto risultato dell’assassinio del regista Theo van Gogh da parte di un islamista olandese e del rigurgito di anti-multiculturalismo che ne è seguito. In Francia, l’ascesa politica di Marine Le Pen è coincisa con due anni di grandi attacchi terroristici, in cui 230 cittadini francesi sono stati assassinati.
Inoltre, il successo straordinario nelle recenti elezioni politiche in Germania del partito Alternativa per la Germania (AfD) è la conseguenza della fatale decisione della cancelliera Angela Merkel di aprire le porte a più di un milione di rifugiati e migranti. Beatrix von Storch, una dirigente della AfD, ha appena detto alla Bbc che “l’Islam non appartiene alla Germania”. La leader di Alternativa per la Germania ha spiegato che una cosa è consentire ai musulmani di predicare in privato la loro fede islamica, ma un’altra cosa è rabbonire l’Islam politico, che cerca di cambiare la democrazia e la società tedesca. L’establishment europeo ha chiuso gli occhi mentre i suprematisti musulmani violavano i diritti del proprio popolo. Molti islamisti hanno poi bussato alle porte dell’Europa con ancor più determinazione. Il multiculturalismo sta uccidendo e destabilizzando l’Europa come solo il nazismo e il comunismo hanno fatto prima.



(*) Gatestone Institute

fonte: http://www.opinione.it

Santoni grillini




Santoni grillini



Se il Movimento Cinque Stelle esiste e gode di ottima salute non è colpa sua, ma della decadenza di questo Paese. Il vuoto culturale rende deboli e nella debolezza si insinua qualsiasi cosa: l’immigrazione attirata dall’impunità, i potentati stranieri che fanno shopping di imprese nostrane, la corruzione incentivata dalla moralità di facciata (leggi immoralità sostanziale), una produzione legislativa ai limiti del ridicolo, una magistratura che si sente in dovere di supplire al vuoto lasciato libero dalla politica, istituzioni straniere che ingeriscono in fatti interni al nostro Paese e lo spontaneismo civico eterodiretto.
Luigi Di Maio e compagni possono essere simbolicamente considerati come il virus che aggredisce il corpaccione malato di questa Repubblica all’ultimo stadio, quell’infezione che colpisce il fisico debilitato e incapace di reagire non lasciandogli scampo. Il focolaio del male, volendo imbastire una anamnesi, è da identificarsi nel vizio: dopo anni di dibattiti vacui, di governi inetti, di talk-show che sembrano pollai e di politica cialtrona, cosa volete che succeda? Dopo l’esposizione ad agenti potenzialmente nocivi che vanno da Oscar Luigi Scalfaro passando per Giorgio Napolitano, Enrico Letta e Mario Monti, come si poteva evitare un brutto male?
Mettici anche l’approccio terapeutico poco serio del popolo sovrano ed ecco spiegato il fenomeno Cinque Stelle: qualche scia chimica, due gocce di rinnovabili, un pizzico di Rousseau, una soluzione galenica a base di decrescita felice ed ecco che i famosissimi “ragazzi straordinari” (termine gentile per indicare gente senza né arte né parte) possono essere scambiati per luminari della medicina in grado di curare il malato Italia.
Che poi, se il malato vuole affidarsi ai santoni, se crede di volersi curare la lebbra con l’omeopatia faccia pure. Ciò che non si può proprio accettare è la negazione dell’evidenza, la pretesa di far passare il concetto che le piattole si curino con il bidet. Se era per la supercazzola andavano bene quelli che c’erano prima. Ma ormai siamo abituati a tutto in questo Paese a patto che non si esageri, a patto che non si faccia moralismo un tanto al chilo, a patto che le contraddizioni non stridano troppo con la polemica ipocrita del momento.
Oggi il “come fosse antani” è sul Rosatellum: scendono in piazza sbagliando manifestazione, dicono, analizzano, giudicano, si barricano, si inalberano, fanno le vittime, gridano al regime. Normale dialettica, nulla da eccepire, ma c’è un limite alla propaganda che si chiama decenza. Dire che la legge elettorale fa schifo perché “impedisce agli elettori di scegliere i candidati che saranno indicati dai capi partito” è sinceramente troppo, soprattutto se detto dai grillini.
Parlano proprio loro, salgono in cattedra le verginelle che propongono Di Maio - quello che al Consiglio comunale di Pomigliano prese 59 voti di preferenza (il Movimento 5 Stelle raccolse 500) - come Presidente del Consiglio dopo un voto on-line che ha coinvolto 37mila aventi diritto, nessun serio contendente e nessuna certezza sull’architettura tecnologica che governa il meccanismo “democratico” interno. Ma scherziamo? I novelli bulgari sbraitano di trasparenza? Parlano proprio loro che hanno a capo un comico e una Srl (la Casaleggio Associati) i quali non si capisce a che titolo impongano la linea, propongano scritture private atte a condizionare l’operato degli eletti o ingeriscano nelle normali dinamiche politiche del Movimento? Passi che Virginia Raggi possa essere reputata un bravo sindaco, ma pontificare di democrazia e di regole trasparenti è sinceramente troppo. Anche per una democrazia decrepita come quella italiana.

di Vito Massimano - 14 ottobre 2017

13/10/17

Pure i mercati finanziari disgustati dal Rosatellum. Rapporto durissimo di Citigroup: per il colosso Usa la legge non convince e l’Italia resta poco affidabile




Rosatellum


Grande coalizione Pd-Forza Italia, con i Cinque stelle fuori dalla stanza dei bottoni? Per i mercati, che in teoria non vedono di buon occhio forze anti-establishment come i pentastellati, l’“accordone” apparecchiato dalla nuova leggere elettorale dovrebbe essere positivo. Poi però si scopre che una delle più grandi banche d’affari, che in quei mercati è pienamente inserita, non è per niente soddisfatta degli scenari aperti dal cosiddetto Rosatellum bis. Sta di fatto che ieri l’americana Citigroup ha inviato ai suoi numerosi clienti, enti pubblici e investitori privati, un report di analisi proprio sulla nuova legge elettorale su cui il Governo italiano, guidato da Paolo Gentiloni, ha deciso di porre la fiducia.

I passaggi – Il dossier comincia con dosi di ironia non proprio azzeccatissime, se così si può dire. Giocando sui termini, infatti, Citigroup premette che il nome della legge non viene da “Rosatello, un famoso vino italiano, come qualcuno potrebbe cinicamente pensare”, ma dal cognome del capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato”. Chissà, forse ci si può vedere un’accusa velata del tipo: solo degli ubriachi potevano partorire norme elettorale del genere. Ad ogni modo la battuta non fa certo sbellicare dalle risate. Più denso di contenuti, invece, il prosieguo del report della banca americana. “Mentre i mercati possono anche gradire lo scenario che va delineandosi per le elezioni”, scrive Citigroup alludendo alle larghe intese, “noi non siamo convinti che il Rosatellum possa garantire la governabilità del Paese”. E quali sono le ragioni di questo scetticismo? “Il motivo principale è che il Rosatellum assegna i due terzi dei seggi a candidati scelti dalle segreterie di partito, rendendoli in qualche modo ostaggio dell’agenda del leader di partito e non dell’agenda che servirebbe al Paese”. E poi, prosegue il report dell’istituto statunitense, “la decisione del presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, di approvare il voto di fiducia su una legge elettorale in cui il suo governo non ha avuto nessun coinvolgimento, è una sorta di promemoria di quello che potrebbe sperimentare l’Italia negli anni a venire”.

La traduzione – Si tratta di un passaggio la cui interpretazione sembra poter suonare più o meno così: se Gentiloni, che già guida un Governo sostenuto spesso da larghe intese sostanziali, si è piegato a mettere la fiducia su una legge su cui l’Esecutivo non ha minimamente messo mano, figuriamoci cosa potrebbe fare un premier ostaggio di capricciose larghe intese. Da qui l’ovvia conclusione di Citigroup, magari non così ovvia per gli investitori destinatari del report: “Il Rosatellum rafforza la probabilità di una grande coalizione tra Pd e Silvio Berlusconi”. E questo, conclude la banca, potrebbe spingere gli investitori a trovare qualche analogia con “1984” di George Orwell: “Dopo tutto il tuo vecchio nemico non necessariamente deve essere il tuo peggior nemico”. Chissà se i lettori del dossier si convinceranno dei suoi contenuti. Di sicuro fa riflettere che una grossa banca d’affari allunghi un’ombra su un “accordone” espressamente definito “anti-Cinque Stelle”.

di Stefano Sansonetti
 
Twitter: @SSansonetti



12/10/17

Economia sommersa: gli ultimi 4 governi hanno usato l’ipotetica evasione per imporre tassazioni assurde agli italiani. Ecco come e perchè




Oggi i media ci bombardano sull’evasione presunta italiana rilevata dall’ISTAT su dati 2015, senza però paragonare tali dati agli omologhi “partner” EU, ad esempio alla Germania. E se i tedeschi evadessero come o più degli Italiani? Possibile? Mi direte alla fine. Da molti mesi sto valutando come spiegare ai lettori che le stime sempre spaventose dell’evasione italiana usate per giustificare una pressione fiscale assurda in realtà sono più che mezze bugie, diciamo pure propaganda per far accettare agli italiani un qualcosa di inaccettabile: leggasi, un livello di tassazione anche oltre il 50%, includendo i contributi. Ripeto, inaccettabile, troppo elevato!
La difficoltà sta nello spiegare il metodo utilizzato per calcolare l’evasione fiscale ipotetica di un paese, metodo che è prettamente statistico: in soldoni, troppo difficile da spiegare ai profani. Tra l’altro, vi vedete gli intervistatori dell’economia sommersa andare a chiedere ad una prostituta quanto guadagna al giorno e a prestazione, o ad uno spacciatore quante dosi vende ed a che prezzo… Fortunatamente negli scorsi giorni ho trovato un modo alternativo molto valido per spiegare come dietro la caccia alle streghe mediatica dell’evasione presunta facilmente si nascondano gli interessi dei governanti a fare accettare una tassazione suicida ai cittadini, che poi è il motivo per cui le aziende se ne vanno dal Belpaese. L’EU sa benissimo a cosa io mi riferisca, ma come vi spiego da anni non è assolutamente interessata a che l’Italia ed i paesi periferici in genere possano uscire dalla crisi (…).
In breve, tornando a bomba, l’economia sommersa è quella che non paga tasse. Fu lo stesso Berlusconi a volerla introdurre in una proposta precedente al golpe del 2011. La ratio era semplice: visto che in Italia c’è una percentuale di evasione fiscale maggiore che nel resto d’EUropa il deficit di bilancio deve essere riferito sia all’economia ufficiale che a quella sommersa per il fine di calcolare il famoso rapporto deficit statale/PIL su cui incidono ii parametri di Maastricht che regolano l’austerità in sede EU. Il risultato fu, come da desiderata, che aumentando fittiziamente il PIL aggiungendoci il sommerso a parità di deficit si riduceva il rapporto deficit/PIL totale. Appunto, questo accadde. Oggi le valutazioni del rapporto deficit/PIL, dal 2014, ormai computano il (PIL ufficiale + il PIL illegale) [chiamiamolo “PIL totale], permettendo al governo di fare più deficit. Un dettaglio importante: oggi il rapporto debito/PIL totale è ufficialmente attorno al 133%.

Anche Bloomberg conferma indirettamente che NON vengono usati i dati ISTAT per valutare l’economia sommersa in sede EU

In realtà, escludendo il PIL sommerso, ossia tornando ai calcoli pre-2014, anche il rapporto deficit/PIL sarebbe attorno al 155%. Per intenderci, la Grecia dovette accettare la Troika quando il suo rapporto deficit/PIL ufficiale (senza il sommerso) superò la fatidica soglia del il 140%, nel 2011/2012 se ricordo bene…
Or dunque, resta il problema di valutare a quanto ammonti detto PIL sommerso: ripeto, più grande sarà il sommerso maggiore è la possibilità per il governo di fare deficit, troppo spesso dimenticandosi che alla fine ciò si traduce inevitabilmente in debito che comunque andrà prima o poi pagato. E senza considerare che è molto difficile valutare correttamente ed analiticamente l’economia sommersa.


Resta il fatto che, vis a vis con la Commissione EU che calcola gli sforamenti di bilancio (rapporti deficit/PIL e Debito/PIL), l’Italia ha avuto interesse ad aumentare al massimo l’economia sommersa usata nei calcoli di Eurostat, appunto per fare maggiore deficit. Con effetti aberranti. Ad esempio, quando sentiamo i governi affermare che la tassazione media italiana è circa del 43% in tale percentuale si considera il PIL totale ossia includendo il sommerso. In realtà il sommerso non paga tasse per cui il vero livello di tassazione italiano per chi paga le tasse è oggi attorno al 50% e non al 43% come invece qualcuno vorrebbe farci credere.
Ma il punto non è questo. Infatti il problema è che esistono delle valutazioni diverse tra Eurostat, ISTAT e valutatori indipendenti usati alla bisogna dalla politica e dal governo. Per darvi l’idea, nemmeno la Corte dei Conti usa i valori ISTAT ma quelli usati in sede EU, che sono quasi il doppio, circa il 21% nel 2014 (dunuque, la Corte dei Conti conferma che NON vengono usati i dati ISTAT per valutare l’economia sommersa in sede Europea):

Al 2014…

Limitiamo l’analisi a tre esempi: il valore di economia sommersa stimata usata da Eurostat per l’Italia è attorno al 20.6%, al 2015. Ossia pari ad un valore di circa 330 miliardi di euro.
L’ISTAT stima invece l’economia sommersa attorno a 12.6% (2015) pari a circa 207 mld di euro.
Valutazioni private usate spesso dai governi di sinistra o comunque filo EU che si sono avvicendati dal 2011, come Eurispes (a cui vertici compaiono membri o ex membri del PD o partiti affini) stima l’economia sommersa pari a addirittura il 33% pari a oltre 500 mld di euro (Rapporto Eurispes 2016, su dati 2015).
Prima di tutto, come è possibile che ci siano differenze così esorbitanti tra le valutazioni di uno stesso parametro da parte di tre istituzioni differenti? Chiaro, perchè è difficile valutarlo. Lasciando perdere la valutazione di Eurispes, di estrazione PD e sempre utilizzata dalle icone della sinistra per giustificare livelli di tassazione sempre maggiori oltre che assurdi – tacendo però la molto probabile inaccettabilità del metodo usato, come ben stigmatizzato da Il Foglio* –, siamo però tenuti a notare le enormi differenze anche tra Eurostat e Istat. Come mai succede questo?

Saranno corretti i dati di Eurispes? O sono stati elaborati “per fini politici”? Non siamo gli unici* a dubitarne…
Il motivo? Va semplicemente ricordato come i governi italiani siano interessati vis a vis con l’EUropa ad aumentare il più possibile l’economia sommersa, con lo scopo di fare più deficit, come spiegato prima. Da qui l’eccesso di evasione presunta nei dati Eurostat. Mentre i valori più veritieri di evasione, quelli ISTAT, sono molto più bassi.
Sapete quale è il problema? Che i valori ISTAT di evasione italiana sono molti simili a quelli dell’evasione tedesca…. Ossia, forse gli italiani non sono così evasori come vogliono farci credere con il solo fine di aumentare le tasse, che dite?
Chiaro, più tasse si fanno pagare agli italiani più a lungo dura l’EU; infatti è certo che se all’Italia dovesse essere imposto di fare crack per colpa dell’austerità EU, essa avrebbe tutti gli interessi ad uscire dall’Euro pur di evitarlo. Dunque, che si sttrangolino gli italiani di tasse per il tramite di politici cooptati dall’EUropa, con metodi che – come avete visto sopra – ritenere discutibili è poco. Stessa cosa vista ad Atene, dove per convincere i politici recalcitranti si passò anche per le minacce ossia rivelare la loro prensenza nella lista Lagarde opportunamente epurata dei complici politici locali messi poi a governare dalla Troika per imporre misure lacrime e sangue ai greci…


In tale contesto, proviamo a valutare la differenza di tassazione persa dallo stato nei due casi, appunto ISTAT e Eurostat (ricordando che i dati Eurispes secondo molti presentano errori marchiani, tipo sbagliare il PIL italiano, stimato erroneaemente da Eurispes 100 mld di euro più basso di quello reale*). Nel caso del PIL sommerso ISTAT la perdita di gettito dello Stato, ipotizzando che ci sia una forte diffusione dell’evasione ovvero applicando una tassazione leggermente più bassa della massima aliquota marginale, ossia utilizzando il 40%, otteniamo che le tasse perse dallo Stato ammontano a circa 80 mld di euro. Nel caso dell’Eurostat, applicando la stessa aliquota marginale media, siamo invece attorno ad oltre 130 miliardi di gettito perso. Per Eurispes siamo invece a oltre 200 miliardi di euro di gettito perso.

Non siamo gli unici ad avere dei dubbi sui dati Eurispes 2016…

Come ben capite le differenze sono macroscopiche: 80, 130, 200 mld di euro. Un mare di differenza tra le varie valutazioni.
Fa specie che i rappresentanti del PD abbiano costantemente utilizzato nella loro retorica i valori di Eurispes, sui cui – e non sono solo – nutre anche chi scrive enormi dubbi (leggasi, Saviano).
Va però considerato che nel valutare il valore dell’economia sommersa di Eurostat, ossia il valore utilizzato dalla Commissione EU per calcolare lo sforamento nei parametri di deficit, ci sia stato un interesse dello stato a tenere il valore dell’economia sommersa il più alto possibile, per aumentare la possibilità di fare deficit. Da qui la differenza tra i valori Eurostat ed ISTAT.
Dunque, in generale, anche per la capacità di analisi del sistema italiano oltre che per quanto sopra spiegato, riteniamo che il valore ISTAT sia il più corretto.
Ma, attenzione: se andiamo invece a considerare nel computo dell’economia sommersa il valore delle tasse evase in Italia rispetto ad altri paesi molto virtuosi come ad esempio la Germania (paese che non ha né aveva bisogno di espandere ad arte la sua economia sommersa nei calcoli di Eurostat come invece ha dovuto fare l’Italia per evitare la Troika) cosa otteniamo?


E qui vengono fuori elementi davvero interessanti: il valore dell’economia sommersa italiana base ISTAT. Prima di tutto l’economia sommersa secondo ISTAT pari al 12,6% va a paragonarsi con un valore Eurostat per la Germania del 12.2% Ossia circa uguale. Se poi traduciamo tali valori in miliardi di euro di economia sommersa ricaviamo che quella tedesca (ca. 350+ mld di euro) è quasi il doppio di quella italiana (ca. 207 mld di euro)!
Resta da farci spiegare dai governanti italiani il perchè della differenza di circa il 60% tra valori di economia sommersa Eurostat (20.6%) rispetto a quella calcolata dall’ISTAT (12,6%). Per non parlare delle cifre esorbitanti di Eurispes, di cui però tendiamo a dubitare vista la chiara deriva politica dell’Istituto in questione (…), oltre ad aver evidenziato probabili errori nell’elaborazione*.


Spero il messaggio sia arrivato. E soprattutto la considerazione a latere: chi scrive teme infatti che i governi pro-EU pro-Europa e pro-austerità che si sono succeduti dal 2011 abbiano usato lo spauracchio di numeri di evasione tanto spaventosi quanto potenzialmente surreali (specialmente quelli di Eurispes) per giustificare un livello di tassazione italiana reale onestamente inaccettabile ossia prossimo al 50%, il più alto in Europa. [anche maggiore pr le imprese, vedasi immagine sopra]. E dimenticandosi di dire che l’evasione italiana percentuale è secondo le valutazioni correnti di ISTAT circa uguale a quella tedesca in percentuale, il 50% più bassa se viene espressa il miliardi di euro (ossia, i tedeschi evadono più miliardi di euro degli italiani usando il metodo sopra indicato). Concludo dicendo che probabilmente il modo migliore per fare crescita – che è quello che manca all’Italia – dovrà in futuro andare nella direzione opposta rispetto a quella imposta dall’Europa. Tradotto, ridurre le tasse in modo sostanziale con parallelo depotenziamento dell’atteggiamento minatorio dell’agenzia delle Entrate nei confronti delle attività che generano valore aggiunto, ossia le imprese, in quanto sta minando alla radice l’imprenditorialità italica (…).
La retorica del combattere l’evasione infatti non è giustificabile in presenza di un livello di tassazione troppo elevato come l’attuale, circa il 50% in generale o 64.8% per le imprese. Parallelamente va sempre ricordato che un paese senza alcuna evasione fiscale è più una chimera che un sogno, risultando per altro inefficiente anche solo pensare di tendere verso una società dove tutta la creazione di ricchezza è controllata fin all’ultimo euro, è semplicemente impossibile oltre che stupido.
MD

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fonte: https://scenarieconomici.it 

11/10/17

Fedeli agli scandali


disperazioneÈ tutta questione di… mediocrità.


Una giusta non la pensa e cento sbagliate ne fa. E questa è l’ultima.

Che la maggior parte delle risorse boldriniane non siano alfabetizzate a livello universitario è un dato di fatto, anche se costituiscono delle risorse. Ma lo sappiamo a che scopo: per avere nuovi voti, visto che saranno in pochi coloro che voteranno ancora a sinistra, in questo misericordioso Paese tanto caro a Papa Francesco.
Ma, con questa iniziativa, ulteriore espressione di un’intelligenza sopraffina, rasentiamo davvero qualche problema mentale. Lascio agli esperti del settore, psichiatri e neurologi, evidenziare la patologia di riferimento. Io non sono un medico specialista, ma un semplice antropologo della mente.
Qui, la faccenda non riguarda il fatto che gli extracomunitari debbano anche lavorare per favorirne  l’integrazione, togliendoli dalle strade e sottraendoli alla delinquenza. Perché questo mi sembra giusto e saggio. Ciò che è grave è favorire la delinquenza per disperazione negli italiani che attendono di lavorare da parecchi anni, mentre la povertà legata ai barconi sembra essere più evidente di quella legata alla vita quotidiana di coloro che non sanno, da italiani, come tirare avanti. Forse, sarebbe il caso, di pensare ad una razionalizzazione migliore nell’utilizzare queste risorse e quelle italiane, che sono tali da molto tempo prima dell’arrivo di quelle colorate.
Ho la sensazione che si stia facendo di tutto per alimentare odio su odio, indecenza su indecenza, con la pretesa di proporre qualche dieta parlamentare come espediente per raggiungere l’obiettivo di nuovi e futuri serbatoi di voti, e di consenso.
Invece, si tratta di una questione di semplice priorità, una logica semplicemente elementare, e dovrebbe essere ad appannaggio anche di una ex sindacalista, benché italiana. Potremmo, forse, consigliare alla  Ministra di leggere qualche cosa di Kant o di Bergson sulla percezione del tempo negli esseri umani, e se non dovesse riuscirci, mi candido come insegnante personale di sostegno.

di Alessandro Bertirotti - 9 ottobre 2017

fonte: http://blog.ilgiornale.it