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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

16/12/17

I 5 anni terribili di un’Italia verso un non domani

Un Parlamento incostituzionale in fase terminale e sotto accanimento terapeutico (in cauda venenum) ha prodotto una legge mortifera sull’eutanasia pensando con ciò di tirare a campare. Atto finale di una legislatura disgustosa e di un governo nato moribondo in forma di fotocopia. Questo atto legislativo in extremis conclude un quinquennio terribile, tanto più terribile quanto condotto da governi sedicenti tecnici o di emergenzao di transizione o del presidente. 

Sono stati i governi di Monti, Le tta, Renzi e Gentiloni, governi dei competenti e dei moderati, a darci le leggi più estremistiche della vita repubblicana che alla fine del 2011, quando Berlusconi fu costretto a gettare la spugna, non erano nemmeno minimamente all’orizzonte. Non sono stati i rivoluzionari con la bandiera rossa ma i rassicuranti funzionari in doppio petto. I governi post-ideologici ci hanno dato il peggior frutto che le ideologie politiche ci possano dare: la decisione a maggioranza di cosa sia uomo e donna, di cosa sia famiglia, di cosa voglia dire procreare e, ora, di cosa sia la vita e cosa la morte.

Avesse il governo posto almeno la fiducia, la posizione delle coscienze sarebbe rimasta nascosta sotto il dovere di scuderia. Ma il voto “in coscienza” ha dimostrato che non solo la prassi politica bensì anche la coscienza politica di molti parlamentari è profondamente corrotta. Avesse il governo almeno posto la fiducia, la legge non avrebbe avuto i voti dei 5 Stelle, che fondano la loro demolizione della morale naturale proprio sul richiamo alla morale, la demoliscono senza avere il progetto di farlo. Il che è il massimo del tranello politico delle ideologie post-ideologiche.

In questi cinque torbidi anni di legislatura, con governi pilotati a tavolino dall’alto e sorretti da frange mutevoli dell’opposizione, l’Italia non ha diminuito il debito pubblico, si è riusciti a fatica a spostare l’8 per cento delle macerie del terremoto, si è esultato per un aumento del pil dell’1 per cento quando questa misura è il possibile errore statistico fisiologico in previsioni di questo genere, si è voluto cambiare la Costituzione tramite un parlamento incostituzionale e si è stati clamorosamente bocciati, si sono finanziate con denaro pubblico le associazioni di compravendita del sesso omosex e la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio che ne era politicamente responsabile è ancora al suo posto, si è aperto ad una irresponsabile politica migratoria subendo il ricatto di ONG conniventi con la criminalità degli scafisti, si è approvata una legge, detta maldestramente della buona scuola, che ha intasato le aule-insegnanti di docenti inutilizzati, sono state salvate banche che prestavano ad amici più soldi di quelli che avevano senza spiegare i rapporti politici intessuti con quelle banche stesse.

Questo bilancio pessimo comunque è pressoché nulla rispetto alla legge Cirinnà che riconosce la unioni civili omosessuali, l’ondata istituzionale di educazione omosessualista e genderista nelle scuole pubbliche, il divorzio via sms ed ora l’eutanasia. E’ una politica necrofila e in giro si sente una gran puzza. L’Italia va verso un non-domani. Governi sostanzialmente di sinistra durati cinque anni si sono distinti non per le politiche del lavoro o di lotta alla povertà, ma solo per la politica neoborghese dei “nuovi diritti” e ne hanno fatto la propria bandiera col teschio e le quattro ossa attorno.

Le gerarchie della Chiesa italiana hanno lasciato fare, hanno dialogato, hanno sostenuto, hanno confortato, hanno invitato i rappresentanti del governo a parlare nelle istituzioni ecclesiali, si sono trovate con loro a cena, hanno pattuito, hanno premuto con grande determinazione per avere da questo governo amico la legge sullo jus soli, il quotidiano Avvenire ha dedicato uno spazio mille volte maggiore al tema immigrati che a quello della famiglia o dell’eutanasia, sono andati in tv ma per parlare dei centri di accoglienza o del clima, hanno intimidito chi era sceso in piazza, si sono dissociati da comportamenti sbagliati nel metodo perché non dialoganti, non hanno pubblicato nemmeno uno straccio di documento ufficiale e collegiale, non hanno chiamato a raccolta, non hanno gridato al pericolo, non si sono messi alla guida di nulla. Non ricordatemi che nel Catechismo c’è scritto quello che c’è scritto e che talvolta il Papa o il cardinale Bassetti hanno detto una parola … questo lo so.

Ma la leaderschip dei pastori non c’è stata, la chiarezza degli educatori nemmeno, e men che meno la forza dei profeti. Non c’è stato appello alle coscienze né mobilitazione di popolo. Nessuna supercopertina su Avvenire, nessun presidio davanti al Parlamento. Abbiamo l’eutanasia e non ce ne siamo nemmeno accorti. Abbiamo l’eutanasia e chi doveva tenerci svegli si è addormentato. E ci consoleremo presto perché tanto alla prossima omelia ci ricorderanno che Dio ci ama così come siamo.

In questi cinque anni la Chiesa italiana sembra aver messo da parte la legge morale naturale. Come se Dio avesse messo il mondo da Lui creato nelle nostre mani a tal punto da volere che lo costruiamo contro di Lui che lo ha creato. Il “come” del dialogo, del rispetto umano e del discernimento in coscienza ha avuto il sopravvento sul “cosa” della verità e del bene. Tutte le prassi politiche dei cattolici sono state accettate e convalidate. Non solo nessuna indicazione ex ante di fronte alle grandi sfide, ma anche nessun richiamo ex post. Il quarto, il quinto, i sesto, il nono comandamento esistono ancora in politica? Nessuno ce lo dice più. Con l’eutanasia tuttalpiù si pecca contro la solidarietà, non contro l’uomo e la legge divina.

Cattolica e Gemelli hanno emesso una dichiarazione, il Livatino ha fatto la sua parte, altre associazioni si sono pronunciate, ma tante altre hanno taciuto. Nel 1974, davanti al referendum sul divorzio, molti cattolici ei erano pronunciati per il no (ossia per il sì al divorzio) “per una scelta di libertà”. Quella scelta di libertà era in realtà una scelta per l’autodeterminazione che dopo di allora ha guidato molti deputati cattolici a votare per l’aborto, per la legge 40, per la Cirinnà ed ora, si suppone, per l’eutanasia. Nel 1974 c’erano Scoppola e Pratesi, Zizola e Masina, La Valle e Carniti … ora ce ne sono altri.

Che fare? Il quadro si fa desolante. Non c’è quasi più niente da dare per scontato. Bisogna solo ricominciare. Da zero o quasi.


di Stefano Fontana 16 dicembr 2017

fonte: -  Nuova Bussola  
          -  https://www.riscossacristiana.it

11/12/17

Renzi trascina a fondo il PD in un vortice di fake news

C'era da aspettarselo e non mi si venga a dire che quello che sta accadendo non era prevedibile se non addirittura scontato. L'uomo che nell'immaginario collettivo è ritenuto, a mio parere a buon titolo, il più bugiardo del mondo e mi riferisco ovviamente a Matteo Renzi sopranominato il "bomba", sta pilotando la picchiata del PD verso lo schianto delle prossime elezioni politiche a primavera.

Ad eccezione di alcuni solitari e quasi eroici illuminati, stampa e media nazionali, che per anni lo hanno celebrato come un prodigio politico se non addirittura l'uomo della provvidenza, stanno disperatamente cercando di ammortizzarne la picchiata verso il basso, sparando cazzate a livello industriale. Si proprio "cazzate", termine che rende molto meglio di balle o fake news, il senso di quello che sta avvenendo. Dopo la topica "fake" partita dal New York Times su una congiura ordita da siti complottisti pro Lega e M5S per colpire il PD, facilmente smontata quando si è scoperto che a confezionarla era stato tale Andrea Stroppa riconducibile proprio all'entourage dello stesso Renzi, adesso assistiamo a quella partita da Joe Biden, ex vicepresidente di Obama. Come dire "una balla al giorno toglie il medico di torno ", ove per medico si sottintende una terapia collettiva contro gli effetti della propaganda di distrazione di massa. Secondo questo signore sarebbe in atto un "Russiagate "(l'ennesimo) per danneggiare il PD di Matteo Renzi a favore di Lega e M5S. Insomma la Russia di Putin, dopo avere pesantemente condizionato le ultime elezioni americane che hanno proclamato vincitore Trump, si appresterebbero a fare lo stesso giochino in casa nostra.
Adesso se già è poco credibile per chi ha un pò di sale in zucca la vicenda che riguarda Trump, per molti autorevoli osservatori confezionata proprio dai vari Clinton e Obama che non hanno mai digerito la sconfitta, pensare che la Russia si spenda per condizionare le elezioni politiche in una nazione del tutto insignificante sullo scacchiere internazionale come la nostra, dovrebbe far ridere se non piangere. Se non altro per l'umiliazione di una presunta creduloneria che certi politici nostrani ed internazionali ritengono possa essere affibbiata agli eletttori italiani. Grillo e Salvini pilotati da Putin dovrebbe fare sganasciare, scompisciare, ribaltare dalle risate anche il più citrullo assorbiballe di questo mondo, invece no. Il governo Gentiloni, secondo quanto riferisce RAI news stamani nel suo notiziario o "velinario" secondo un sempre più ampio convincimento su quello che ci passa quotidianamente il convento dell'informazione nazionale, prende la cosa sul serio. Insomma, sempre secondo quanto ci riferisce mamma (o matrigna) RAI, Paolo Gentiloni, evidentemente non avendo di meglio da fare, avrebbe ordinato una indagine nel merito. Siccome è presumibile che l'indagine non sarà affidata all'attuale ministro degli esteri Angelino Alfano, che renderebbe ancora più improbabile la vicenda, essendo tra l'altro il medesimo in fase di abbandono della politica, il compito verrà probabilmente affidato a Minniti, l'ercolino sempre in piedi del PD. 
Fake news, balle, ricostruzioni fantasiose, analisi politiche improbabili che dovrebbero indignare i destinatari, ovvero gli italiani chiamati alle urne. A partire dai famosi sondaggi, praticamente uno al giorno e quasi sempre smentiti nei fatti. Quello odierno ha per fonte Ipsos - Corriere della Sera, secondo il quale il PD oggi si attesterebbe al 24,4%, mentre il M5S al 29,1%, la destra unita ( Berlusconi + Salvini + Meloni + frattaglie) al 36% ed il neonato partito di Pietro Grasso ( Bersani, Speranza, Civati e Fratoianni.. ) si attesterebbe attorno al 6,6%.
Sono strasicuro che questi più che sondaggi sono speranze, auspici o esorcizzazioni per scongiurare il dato che, fatti salvi miracoli dell'ultima ora magari dopo esiti favorevoli a Renzi della Commissione di inchiesta sulle banche affidata a Pierferdinando Casini (un nome una garanzia) ed il probabile massiccio bombardamento mediatico cui saranno sottoposti gli elettori a partire dal gennaio prossimo. Tuttavia ritengo che, malgrado la massiccia campagna d'inverno, il risultato ci consegnerà la totale disfatta del PD e la scomparsa, in senso politico ovviamente, del suo attuale segretario Matteo Renzi che forse dovrà, ma in questo paese tutto è possibile, finalmente trovarsi un lavoro lontano dalla politica. Ma anche i suoi pasdaran non avranno vita facile e per loro sarà alquanto difficile riciclarsi politicamente. A meno che non ci pensi papà Silvio. Se Berlusconi riuscirà a ricoagulare un elettorato ampio attorno alla sua proposta politica, fatta di promesse che poi si riveleranno fasulle ma al peggio non c'è mai fine, allora questi pseudo sinistroidi ex democristiani alla Franceschini troveranno una sponda sicura. Molto peggio andrà per i vari Fassino o Finocchiaro e tutti quei residuali discendenti del vecchio PC, che verranno sfanculati da tutti. Per i Cuperlo, gli Orlando e tutti i tentenna alla Pisapia ci sono ancora un paio di mesi per riposizionarsi, magari nella nuova formazione di Grasso, se non vorranno affondare con la nave renziana.
Magari sarà anche questo un auspicio ma perché rinunciarci.

di paolo -  sabato 9 dicembre 2017 

10/12/17

Il pericolo farsista





Siamo alla paranoia ideologica virale. Una bandiera del Secondo Reich, che era una monarchia costituzionale ottocentesca, tenuta in caserma da un ragazzo carabiniere di vent’anni, diventa il pretesto del giorno per gridare al Nazismo risorgente, che non c’entra un tubo con la bandiera e con la storia del secondo Reich.
L’uso fake della storia sconfina nel delirio persecutorio.

Ma non basta. In pieno autunno del 2017, un benemerito compagno ha scoperto una cosa tremenda: il 20 maggio del 1924, la città di Crema conferì su proposta della giunta locale la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

L’orrenda scoperta ha subito compattato il valoroso popolo de sinistra – enti, associazioni, partiti e sindaca, oltre l’ineffabile Anpi – che ha intimato di provvedere subito a ritirare l’atto osceno in luogo pubblico.

Togliendo la cittadinanza onoraria di Crema a Mussolini avremo finalmente un Duce scremato. Tempestivo, non c’è che dire, se ne sentiva l’urgenza, 93 anni dopo.

Ma come dice un proverbio politicamente corretto, Chi va piano va Fiano e va lontano. E’ tutta una gara in Italia per scoprire e revocare la cittadinanza onoraria al Duce in un sacco di comuni.

Pensavo a questo eroico atto di ribellione al fascismo da parte della città cremosa mentre leggevo per il terzo giorno consecutivo commenti, anatemi e mobilitazioni contro il pericolo fascista dopo la sconcertante “azione squadrista” compiuta a pochi chilometri da Crema, a Como.

La Repubblica, per esempio, ha schierato il suo episcopato per condannare il fascismo risorgente e chiamare a raccolta l’antifascismo eterno. Sui tg c’è stato un tripudio di demenza militante a reti unificate. Non avevo intenzione di scriverne, mi pareva immeritevole d’attenzione, ma la paranoia mediatico-politica non accenna a scemare.

1) Ora, per cominciare, quell’irruzione in un’assemblea pro-migranti non è di stampo squadrista semmai di stampo sessantottino. Gli squadristi, come i loro dirimpettai rossi, non irrompevano per leggere comunicati e andarsene senza sfiorare nessuno.

L’abitudine di interrompere lezioni, assemblee, lavori è invece tipicamente sessantottina e poi entrò negli usi degli anarco-situazionisti, della sinistra rivoluzionaria, dei centri sociali, ecc. Gli “skin” in questione ne sono la copia tardiva, l’imitazione grottesca.

2) Secondo, i comunicati. Trovate pure demente e mal recitato, quel comunicato che gli impavidi neofascisti hanno letto interrompendo la riunione filo-migranti. A me fa sorridere, se penso ai comunicati degli anni di piombo.

Vi ricordate? Davano notizie o annunci di assassini, accompagnavano attentati ed erano a firma Br, Primalinea e gruppi affini. Quando penso a quei comunicati, deliranti ma corrispondenti ad azioni deliranti e sanguinose, trovo farsesco il remake a viso aperto di quattro fasci e l’allarme mediatico che ne è seguito.

3) Terzo, la violenza di irrompere e interrompere. Succede ancora, nelle università, in luoghi pubblici, verso chi non piace ai movimenti di sinistra radicale, lgbt, centri sociali o affini. È capitato anche a me, girando l’Italia, di trovare aule universitarie e luoghi pubblici in cui non riesci a parlare o parli sotto scorta, tra interruzioni, proclami e incursioni.

Di questo teppismo i giornali e i tg non ne parlano mai. E nessuna di queste anime belle che gridano indignate al pericolo fascista, ha mai espresso una parola di solidarietà e di condanna.

Lo dico anche al pinocchietto fiorentino che esorta la comunità nazionale a indignarsi tutta e non solo la sua parte politica, per l’episodio di Como, anzi per la strage virtuale: lui non ha mai speso una parola per stigmatizzare episodi di segno opposto, assai più numerosi e più violenti e pretende che l’Italia insorga compatta per una robetta del genere?
Diamine, ci sono ogni giorno storie di violenza e di morti, aggressioni in casa, e la comunità nazionale intera deve mobilitarsi unita di fronte a un episodio verbale così irrilevante?

In realtà, voi informazione pubblica, voi governativi, voi giornaloni e associati, siete i primi spacciatori di bufale o fake news. Perché prendete una minchiata qualsiasi e la fate diventare La Notizia della Settimana, ci imbastite teoremi, prediche, rieducazioni ideologiche, campagne e mobilitazioni antifasciste.

Se il pericolo che corrono le nostre istituzioni ha tratti così farseschi, allora il primo pericolo è la ridicolizzazione della storia e della democrazia da voi operata quando sostenete che sono messe a repentaglio da episodi così fatui e marginali.
Non sapete distinguere tra una bomba e una pernacchia. E finirete spernacchiati.

MV, Il Tempo 3 dicembre 2017

di Marcello Veneziani

Uranio Impoverito – Dodici lunghissimi anni di silenzi


Dodici lunghissimi anni, di silenzi ed attesa; dodici interminabili anni, di richieste e indifferenza. 

Col Carlo Calcagni
È il 20 gennaio 2005 quando, il Colonnello Carlo Calcagni, ammalatosi tre anni prima, a causa della massiccia contaminazione da nanoparticelle di metalli pesanti derivanti dall’impiego in zone bombardate con munizionamento contenente uranio impoverito e contratta nel 1996 in corso di missione internazionale di pace in Bosnia, chiede al Ministero della Difesa un risarcimento del danno biologico in via bonaria con atto stragiudiziale. 
Calcagni confidava in una transazione che potesse avvenire in tempi brevi, poiché il nesso causale tra la ragione di servizio e la sua malattia era già stato dimostrato, accertato dalle commissioni Medico-Ospedaliere Militari, probabilmente l’unico in possesso di un verbale della CMO di Bari sul quale è riportato: “nel 96 il paziente ha operato in regioni belliche e verosimilmente esposto a uranio impoverito”, poi riconosciuto dal Comitato di Verifica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e successivamente attestato con decreto di riconoscimento della dipendenza da causa e fatti di servizio dallo stesso Ministero della Difesa.
E invece – afferma Calcagni – ha prevalso il silenzio ed io sto ancora attendendo; io assieme a tanti altri colleghi che hanno riportato danni permanenti, e a coloro che ci hanno già lasciato senza vedere la conclusione delle pratiche in corso, condannando all’attesa di risarcimento i propri familiari. 
Dal 2005 ad oggi ho presentato una valanga di solleciti senza ricevere alcuna risposta: soltanto totale indifferenza!
Stessa indifferenza da parte dei Presidenti della Repubblica, dei Ministri della Difesa e dei Presidenti del Consiglio, che nel tempo si sono succeduti, fino all’ultima lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica Mattarella ed al Ministro della Difesa Pinotti in data 13 marzo 2017.
In questa indifferenza delle Istituzioni sono trascorsi dodici lunghissimi anni, durante i quali la mia condizione di salute è inesorabilmente e drasticamente peggiorata. Un lungo periodo quello trascorso, in cui ho avvertito la vita affievolirsi, giorno dopo giorno, e durante il quale ho dovuto assistere alla morte di tanti colleghi per la stessa causa… e all’esordio di malattia di tanti altri.”
La vicenda dell’uranio impoverito, dopo anni di silenzi e di smentite riguardo i rischi ai quali sono stati esposti i nostri soldati, è al vaglio della Commissione d’inchiesta che nei giorni scorsi, dopo aver sentito il Generale Fernando Termentini, che ha partecipato a operazioni all’estero, ha fornito un’importante testimonianza che ha portato al deferimento alla Procura del Generale Covato.
Io – continua il Colonnello Calcagni – sono tra i pochi fortunati: potrei anche non essere qui a continuare a lottare per me e per gli altri, spesso contro un sistema che professa di tutelarci e non perde occasione di affermare che non ci abbandona… mentre tutta questa assurda e pericolosa attesa scatena in me… in noi… soltanto un’indicibile rabbia. 
Pochissimi sono ancora coloro che hanno ottenuto, con transazione bonaria o per esito di cause giudiziarie contro il Ministero, il giusto risarcimento per i danni subiti. Ma queste pratiche dovrebbero essere trattate con un iter d’urgenza, proprio perché coinvolgono vite umane, Uomini dello Stato che hanno reso un giuramento e lo hanno rispettato fino all’estremo sacrificio, e  che invece spesso muoiono ancor prima di vedere la definizione della propria richiesta.
Sebbene la mia richiesta di transazione bonaria è datata 20.01.2005, non è stata presa in considerazione… mai!
In alcune interrogazioni parlamentari sull’argomento il Ministero della Difesa ha sempre dichiarato che non si effettuano transazioni”.
Ma le cose stanno realmente così? Stando a quanto dichiarato dal Colonnello la verità è ben diversa. Calcagni infatti afferma di essere in possesso di un elenco di numerose richieste di risarcimento, tutte successive alla sua richiesta, “le transazioni esistono: queste sono soltanto quelle in corso e definite dal Ministero della Difesa fino al 2010”.
Dopo tutto questo – prosegue il Colonnello – a giugno di quest’anno, dopo ‘appena’ 12 anni e mezzo dalla mia richiesta risarcitoria, transazione bonaria, ho ricevuto la lettera dallo Stato Maggiore della Difesa, Ispettorato Generale della Sanità Militare, con la quale, in appena 4 righe, mi è stato notificato che: la richiesta risarcitoria non può essere oggetto di accoglimento”.
Per questo ancora oggi, come da tredici anni ormai… e mai mi stancherò di farlo finché avrò voce… chiedo per me e per chi mi è accanto in questa battaglia, per tutti i colleghi che rappresento… che il nostro Stato smetta di mostrare indifferenza e finalmente ci rivolga il rispetto, la considerazione e la tutela che ci sono dovuti… come Uomini e come Servitori della Patria… di quella Patria che abbiamo Giurato di Onorarefino alla fine…”
Gjm

PRATICA 24 DEL 2005 RISARCIMENTO
PRATICA 24 DEL 2005 RISARCIMENTO


URGENTE URANIO
RISPOSTA NEGATIVA ALLA RICHIESTA DI TRANSAZIONE

RISPOSTA NEGATIVA ALLA RICHIESTA DI TRANSAZIONE

09/12/17

Per il centrodestra è un’occasione storica

Per il centrodestra è un’occasione storica  La doppia rinuncia di Angelino Alfano e Giuliano Pisapia segna la rotta della sinistra e nello specifico la disfatta di Matteo Renzi. Il passo indietro di Pisapia apre, infatti, la strada ad una sinistra alternativa al Partito Democratico che con Pietro Grasso, e forse con Laura Boldrini, potrà contare su un forte appeal su quello che era l’elettorato della “Ditta” di Pier Luigi Bersani. Massimo D’Alema sta maturando la sua vendetta!
Con questa legge elettorale, che Renzi arrogante e spavaldo ha proposto, il suo partito rischia di perdere anche collegi tradizionalmente di sinistra. Di converso, il centrodestra potrebbe conquistare la maggioranza dei collegi uninominali rasentando la maggioranza parlamentare… La rinuncia di Angelino Alfano, peraltro, sancisce la fine del progetto di “Alternativa Popolare”. Molti dei suoi esponenti potrebbero direttamente transitare nelle fila del centrodestra, nella speranza di trovare ospitalità. Lo schema che Renzi aveva ideato, insomma, sfuma in un sol giorno. Il Pd non avrà più due ali, al centro e a sinistra, dovrà far praticamente da solo con alleati privi di qualunque forza e credibilità e senza leadership.
Diverso lo schema nel centrodestra dove Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno invece una sempre più nitida rappresentanza politica, ciascuno forte della propria leadership, come ha dimostrato da parte sua anche il Congresso di Trieste di Fratelli d’Italia. Peraltro, anche le due liste che Berlusconi sta allevando, una più cattolica con Lorenzo Cesa, l’altra più laica, con Enrico Costa & company, per quanto variegate rappresentano comunque un valore aggiunto.
A questo punto, occorre fare il massimo sforzo per raggiungere pienamente l’obiettivo della maggioranza parlamentare, perché altrimenti il rischio serio è che di fronte a una situazione di impasse nel nuovo Parlamento, Berlusconi sia “costretto” a offrire proprio a Renzi, finalmente libero di Alfano e Pisapia, il nuovo patto istituzionale, non più al Nazareno ma direttamente ad Arcore, portando indietro la lancetta di una decina d’anni, quando ricevette l’allora sindaco di Firenze, rimanendone colpito.
Il centrodestra ora ha i numeri per vincere e governare ma deve raggiungere il risultato della maggioranza parlamentare e deve avere un chiaro organico programma di governo, condiviso e realizzabile. Altrimenti, la rinuncia di Alfano e di Pisapia paradossalmente potrebbe favorire il nuovo compromesso tra Berlusconi e Renzi (a parte invertite). Ora il centrodestra ha il dovere di vincere. La Destra può segnare la storia.

di Adolfo Urso (*) - 08 dicembre 2017

(*) Presidente della Fondazione FareFuturo e direttore responsabile di Charta Minuta. Giornalista, parlamentare per cinque legislature, cofondatore prima di Alleanza nazionale e poi del PdL, è stato viceministro alle Attività produttive con delega al Commercio Estero. Oggi è anche presidente della società “Italy World Services”, con sede a Roma e Teheran e sedi operative in tredici Paesi nel mondo.

fonte: http://www.opinione.it

02/12/17

Sos fascismo, pure quando non rompe?

 

Sos fascismo, pure quando non rompe?
Tutti presi come siamo dal problema delle fake news stentiamo ad ammettere che spesso le loro origini, la loro strada maestra sono proprio là dove non immaginiamo. In quella sorta di politica patibolare con accompagnamento di media forcaioli che operando in stretta dipendenza reciproca rivelano (soprattutto ora con l’aggancio ai social) come e qualmente e sempre più spesso “quelli che strillano contro le fake news sono gli stessi che alimentano i processi sommari, le sentenze lampo, la Cayenna informativo-giudiziaria” (Italia Oggi).
Insomma, le bufale, le notizie farlocche, le fole spacciate per vere, derivano frequentemente dall’attitudine invero inesausta, di ergersi a Saint-Just infallibili, decisi a far rotolare le teste per la goduria di milioni di tricoteuses che condividono i filmati dei servizi sui mitici social network. Appunto.
Ma poi ci sono le notizie vere, le immagini, degli spot politici quasi in diretta, che destano bensì reazioni dure, durissime, come nel caso del blitz anti-migranti a Como di una dozzina del Veneto Fronte Skinheads, dopo l’irruzione, deprecabile, condannabile ça va sans dire, in un centro anti-frontiere, per cui si invocano mobilitazioni immediate e misure ferme e adeguate sottolineando degli stessi l’inconfondibile impronta nazifascista, la provocazione e la violenza connaturate, e anche la tracotanza delirante.
Intendiamoci, le parole, anzi il programma di questi crani rasati è non solo condannabile politicamente e moralmente, ma è gravemente offensivo della stessa storia nella misura in cui mettere in dubbio i sei milioni di ebrei sterminati da Hitler rivela un vero e proprio delirio razzista che si arrampica sui vetri per non accettare quello che è, sic et simpliciter, un fatto della storia. Mostruoso. Più unico che raro. Vero.
Eppure, da questa apparizione sui teleschermi grazie alla ripresa da loro stessi effettuata del capo che parlava con tanto di foglietto in mano, ci proviene un qualcosa fra righe, una novità nel modo, nel mood, una specie di lezione, di messaggio subliminale che sollecita qualche riflessione a chiunque segua lo spettacolo quotidiano di talk-show rissosi, urlanti, col vezzo del patibolo anticasta e antipolitica, dell’insulto fra politici in una instancabile gara nel delegittimarsi reciprocamente, e i risultati nelle urne li vediamo e li vedremo, eccome. Al di là delle reazioni ex post Como, con l’allarme nazifascista incorporato. Il messaggio subliminale, dunque. C’è ed è ravvisabile proprio nella sequenza suddetta, in quello che chiamiamo spot, in chi lo rappresentava e nella platea degli ascoltatori, sia pure forzati. Questi ultimi, per tutta la durata del discorso/annuncio, erano certamente stupiti per l’irruzione non prevista, ma dalle riprese dell’operatore degli stessi skinheads apparivano attenti, silenti, curiosi. Come tutti noi fruitori, ma dopo.
E lui, il messaggero con tanto di discorso preparato e letto con cura? Era tranquillo, a suo agio, pacato, con l’eloquio niente affatto imitante Lui, del resto inimitabile, ben scandente i punti per dir così programmatici, dall’inizio alla fine. La novità, la (chiamiamola così) lezione? Consiste in una sorta di arrovesciamento della prassi, in una versione capovolta del fascismo/squadrismo tradizionale e dello stile del Duce al balcone, in una versione del tutto riveduta, corretta e aggiornata. Fascismo in doppiopetto? Ma al tempo stesso, se vogliamo parlare di lezione, sia pure forzata e teorica, l’irruzione comasca e il messaggio erano, sono, il rovescio non soltanto di una tradizione che vede nei fascisti rompitutto urlanti ed estremisti i soliti violenti antidemocratici, ma un’offerta in tv di un rifiuto di quell’altro stile cui siamo abituati nei talk-show divenuti, chi più chi meno, e proprio loro, i più aderenti, i più imitatori, i più simili, per certi versi, a quel mood, anche quando ne deprecano a serate alterne i pericoli e la storia. Per questo “quelli di Como” fanno discutere. E forse fanno anche più paura.

27/11/17

Cristiani europei, convertitevi all’Islam!


ISLAM_OCCIDENTELE SUORE DI VERDUN
Venerdì 10 Novembre, poco prima delle 17, due uomini bussano alla porta del Monastero delle Suore Carmelitane di Verdun nella Francia dell’est.
Una della dodici sorelle che lì vivono, apre loro la porta. Gli uomini si presentano come fedeli desiderosi di condividere la parola del Signore e chiedono di poter partecipare ai Vespri. La suora acconsente secondo quel dovere di ospitalità e condivisione che da sempre caratterizza la funzione monastica nella cristianità.
Una volta dentro la cappella, inizia la recita dei Salmi: ma qualcosa non va. I due uomini iniziano a pregare in arabo e a voce alta. Poi uno di loro si alza e interrompe la preghiera definendosi un “Annunciatore” e, alle suore spaventate, avverte che andranno all’inferno se non si convertiranno all’Islam. Poco dopo i due musulmani se ne vanno non prima di aver scritto nel libro degli ospiti: “Allah Akbar”.
Partono le indagini e i due uomini vengono arrestati per “violenza psicologica”.
L’episodio in sé non ha un particolare risalto di cronaca sulla stampa francese; lo riporta prima un giornale locale, “L’Est Republicain”, poi qualche rimbalzo su testate nazionali.
Di fatto non c’è stata alcuna violenza fisica; nulla a che vedere con il gravissimo episodio del Luglio del 2016, quando in una Chiesa di Rouen, in Normandia, due islamisti francesi sgozzarono Padre Hamel durante la messa, mentre consacrava l’Eucarestia.
L’Imam di Verdun ha dichiarato che i due uomini erano stati allontanati dalla comunità islamica; e la polizia ha confermato che non erano segnalati come radicalizzati. Cosa ancora più grave perché dimostra come l’integralismo di matrice jihadista non è solo di una minoranza ideologizzata ma diffuso molto più di quanto si pensi tra i musulmani europei.

islam_franciaCONTRO EBREI E CRISTIANI
Si pone un problema evidente sulla convivenza dell’Islam in Europa non solo con il sistema di valori occidentali ma anche con le religioni storiche che abitano il continente: e il problema riguarda anche gli ebrei. Da anni si assiste ad un antisemitismo di ritorno generato dagli immigrati islamici.
Un mese fa, un’inchiesta di Le Monde documentava la fuga degli ebrei francesi a causa del “quotidiano antisemitismo” che sono costretti a subire nelle zone urbane ad alta concentrazione islamica. Un terzo degli atti di razzismo in Francia è compiuto contro la comunità ebraica che rappresenta appena l’uno per cento della popolazione. Ma nessuno ne parla.
Ma anche gli episodi di intolleranza religiosa verso i cristiani, come questo di Verdun, iniziano a manifestarsi. Attacchi alle Chiese o minacce o comunque atti di intimidazione.
D’altro canto la persecuzione dei cristiani in molti paesi islamici dovrebbe far capire l’aggressività insita nella religione di Maometto.
Secondo uno studio del Center for the Study of Global Christianity, 90 mila fedeli di Cristo sono stati uccisi per la loro fede solo nel 2016; quasi un milione nell’ultimo decennio; numeri che rendono i cristiani “il gruppo religioso più perseguitato al mondo”, ha affermato Amy Kellogg responsabile della ricerca.
E dovrebbe anche far riflettere un Occidente che fa la guerra a nazioni islamiche ma laiche come la Siria (dove le minoranze cristiane vengono tutelate e difese) e si allea a paesi oscurantisti e finanziatori del jihadismo come l’Arabia Saudita (dove i cristiani non hanno libertà di culto e vengono perseguitati).

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L’episodio di Verdun è l’ennesimo campanello di allarme dei rischi dell’Islam aggressivo e intollerante che in Europa si rafforzerà grazie ad una immigrazione di massa e a politiche suicide come lo Ius Soli, trasformando nel giro di qualche decennio l’assetto demografico del continente.
L’ideologia multiculturale e l’immigrazionismo di massa imposti dall’élite globalista (e accettati supinamente da Papa Francesco e dai vertici della Chiesa cattolica) esporranno i cristiani a rischi e pericoli anche qui in Europa.
Diventare minoranza perseguitata o “convertirsi per non finire all’inferno”: è questo il destino per i cristiani d’Europa?


Su Twitter: @GiampaoloRossi

da l'ANARCA il blog di Giampaolo Rossi
di Giampaolo Rossi - 21 novembre 2017

fonte: http://blog.ilgiornale.it

24/11/17

Francia: I musulmani dentro e gli ebrei fuori



  • I sobborghi si sono trasformati in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia. L'antisemitismo sta divorando la Repubblica francese.
  • Mentre i simboli ebraici scompaiono dalla Francia, quelli islamici proliferano, dal burkini sulle spiagge al velo nei posti di lavoro. Gli ebrei che hanno lasciato la Francia stanno cercando di diventare "invisibili".
  • Le banlieue francesi stanno rapidamente diventando delle società dell'apartheid. L'odio contro gli ebrei è l'inizio del cammino che porta alla "France soumise" – alla sottomissione della Francia.
I sobborghi ("banlieues") – distanti dagli eleganti boulevard e bistrot parigini – costituiscono "l'altra Francia". Sono la "Francia periferica", come li definisce il geografo Christophe Guilluy in un importante libro. Sono i luoghi in cui "la convivenza" tra comunità è stata davvero messa alla prova.
Negli ultimi vent'anni, questi sobborghi francesi non sono soltanto diventati "concentrazioni di povertà e isolamento sociale", ma sono passati dall'essere alcune delle aree ad alta densità di popolazione ebraica a "territori perduti della Repubblica", come scrive il grande storico Georges Bensoussan nel suo libro, Les territoires perdus de la République.
Queste banlieue si sono trasformate in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia.
L'antisemitismo è tornato a essere uno dei peggiori mali dell'Europa. La Francia ospita la più grande comunità ebraica d'Europa, e gli ebrei hanno lasciato le periferie per emigrare o trasferirsi nei quartieri residenziali delle città, dove si sentono più protetti. Quello che succede agli ebrei avrà conseguenze di vasta portata sull'intero continente.
Nella banlieue parigina di Bagneux, qualcuno ha di recente vandalizzato la lapide in memoria di Ilan Halimi, un giovane ebreo che nel 2006 era stato sequestrato, torturato e ucciso dalla "banda dei barbari", solo per essere ebreo. Fu il primo caso di antisemitismo omicida in Francia negli ultimi anni. Dopo gli islamisti hanno colpito gli ebrei in una scuola di Tolosa e in un supermercato kosher di Parigi.
Come ha riportato Le Monde, in una inchiesta agghiacciante, ogni giorno l'antisemitismo bussa alla porta degli ebrei francesi, generando un impressionante "fenomeno migratorio interno" alla Repubblica.
Gli ebrei francesi non vengono soltanto minacciati nelle sinagoghe e nelle scuole, ma anche nelle loro abitazioni. Una famiglia ebrea è stata recentemente tenuta in ostaggio, picchiata e derubata in casa, nel sobborgo di Seine Saint-Denis. Prima di questo episodio, una insegnante e dottoressa in pensione, Sarah Halimi, era stata picchiata, accoltellata e defenestrata mentre era ancora viva, nel quartiere parigino di Belleville. L'uomo che l'ha uccisa, urlando "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande", era un vicino di casa musulmano. Due fratelli ebrei sono stati aggrediti in strada a Parigi da alcuni uomini armati di sega al grido di "Sporco ebreo! Ti ammazzo".
Recentemente, "Paul" ha ricevuto una lettera contenente minacce di morte, nella cassetta della posta a Noisy-le-Grand. La missiva diceva: "Allahu Aknar" e conteneva un proiettile di una nove millimetri. Il giorno dopo è arrivata una seconda lettera: "Morirete tutti". Questa volta il proiettile di un kalashnikov. Molte famiglie ebree, avverte Le Monde, sono sotto pressione. A Garges-lès-Gonesse (Val-d'Oise), alcuni giovani che avevano costruito la sukkà nel cortile della sinagoga sono stati attaccati e insultati da altri del quartiere al grido di "Sporchi ebrei".
Gli storici quartieri ebraici sono stati svuotati. Jérôme Fourquet e Sylvain Manternach, nel loro libro "L'an prochain à Jérusalem?" ("L'anno prossimo a Gerusalemme?"), affermano che i bimbi ebrei lasciano le scuole pubbliche a favore di quelle private. Le organizzazioni hanno aiutato 400 famiglie ebree a trasferire i loro figli in scuole private, per maggiore sicurezza.
Tra il 2005 e il 2015, ci sono stati 4.092 attacchi antisemiti in Francia. Secondo uno studio della Fondation pour l'innovation pubblicato a settembre, il 60 per cento degli ebrei francesi afferma di essere "preoccupato di essere attaccato fisicamente in strada in quanto ebreo".
Dopo gli attacchi terroristici di Parigi del 2015, un think tank affiliato all'Agenzia ebraica ha preparato un piano per aiutare 120 mila ebrei francesi a emigrare in Israele. Nel 2016, ci sono state 5 mila partenze e 7.900 nel 2015. Oltre ai 20 mila ebrei che hanno abbandonato la Francia negli ultimi tre anni per Israele, c'è stata anche una "elevata mobilità" interna, dalla parte orientale a quella occidentale di Parigi, in genere verso il XVI e il XVII arrondissement. Negli ultimi dieci anni, "60 mila dei 350 mila ebrei hanno lasciato l'Ile-de-France", secondo Sammy Ghozlan, presidente del Bureau national de vigilance contre l'antisémitisme.
Il governo francese ha avviato una operazione per proteggere 800 sinagoghe, scuole e centri comunitari. Ma come spiega Le Monde, c'è poco da fare per proteggere gli ebrei in strada e nelle loro case. L'antisemitismo islamico sta divorando la Repubblica francese.


Nella foto: Soldati francesi sorvegliano una scuola ebraica a Parigi. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)


Secondo uno studio condotto dall'Ifop, "l'esposizione alla violenza antisemita è altamente correlata al portare una kippah". Il copricapo ebraico è scomparso da molte zone della Francia. A Marsiglia, un leader della comunità ebraica locale ha esortato gli ebrei, per la loro sicurezza, a evitare di indossare in pubblico simboli ebraici. Se questi ultimi scompaiono, quelli islamici proliferano dal burkini sulle spiagge al velo nei posti di lavoro. Gli ebrei che hanno lasciato la Francia stanno cercando di diventare "invisibili".
Fino al 2000, il comune parigino di Bondy "era bello e tranquillo, con 250-300 famiglie ebree e con le sinagoghe affollate di sabato. Ora, circa un centinaio di famiglie ebree continua a vivere lì", ha detto Alain Benhamou, un residente locale, che ha lasciato la cittadina dopo aver visto sui muri la scritta "Sporchi ebrei".
Le famiglie ebree sono andate via anche da Tolosa a causa dell'antisemitismo. L'ex premier Manuel Valls ha parlato di "apartheid territoriale, sociale ed etnica". I sobborghi francesi stanno rapidamente diventando delle società dell'apartheid.
Pochi giorni fa, le autorità francesi hanno condannato Abdelkader Merah, il fratello del terrorista che uccise quattro ebrei a Tolosa, a venti anni di prigione perché ritenuto colpevole di associazione criminale a scopo terroristico. Il processo è stato definito da uno studioso francese di Islam, Gilles Kepel, una "biopsia" della "altra Francia": la Francia islamizzata, de-giudaizzata e periferica. "È sconcertante che dopo decenni trascorsi in Francia, la madre [di Merah] parli ancora male il francese e che occorra chiamare un interprete in tribunale", ha affermato Kepel.
A Seine-Saint-Denis, il 40 per cento degli abitanti è di fede islamica. Risultato? Le storiche comunità ebraiche come La Courneuve, Aubervilliers, Stains, Pierrefitte-sur-Seine, Trappes, Aulnay-sous-Bois, Le Blanc-Mesnil e Saint Denis stanno scomparendo. A causa della mancanza di sicurezza, in posti come la Courneuve in cui c'erano da 600 a 700 famiglie ebree, ora ce ne sono meno di cento. Per molti di questi ebrei è una seconda fuga.
Il 70 per cento di circa mezzo milione di ebrei in Francia è sefardita – quelli che furono espulsi dalla Spagna nel 1492 e fuggirono in Medio Oriente, Nord Africa e Turchia, piuttosto che in Europa. Arrivarono in Francia tra il 1956 e il 1962, quando Algeria, Marocco e Tunisia ottennero l'indipendenza – come fecero, ad esempio, i due vincitori francesi del premio Nobel per la fisica, Claude Cohen-Tannoudji (1996), nato ad Algeri, e Serge Haroche (2014), nato a Casablanca, in Marocco.
In un sobborgo a sud di Parigi, Kremlin-Bicêtre, con una popolazione di 25 mila abitanti, il 25 per cento oggi è musulmano. Fino al 1990, il dieci per cento della popolazione era ebraica, oggi appena il cinque.
L'antisemitismo ha rivoluzionato la Francia: la sua geografia e la demografia. L'odio contro gli ebrei è l'inizio del cammino che porta alla "France soumise" – alla sottomissione della Francia.
Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.

 

ARDEA, MAMMA..STO PERDENDO IL COMUNE!


aereo

Personalmente non mi scandalizzo più. L’ho detto in tempi non sospetti e continuo a dire che Mario SAVARESE non può fare politica, figuriamoci il Sindaco. Con l’Amministrazione DI FIORI abbiamo pensato di aver toccato il fondo ma poi è arrivato chi sta scavando. Cinque mesi, pagati dai contribuenti, hanno messo in ginocchio la nostra città. Chi, dopo 4 anni a braccetto con la vecchia Amministrazione, pensava di sguainare la sciabola per risolvere i problemi di Ardea, si è ritrovato in mano un innocuo, anzi dannoso temperino, con il quale è riuscito a uccidere una città, a 25 km da Roma Capitale. I suoi limiti politici esistenziali, da me resi pubblici nel corso degli anni, sono venuti tutti a galla. L’inutile, anzi dannosa, Amministrazione SAVARESE ha dato il colpo di grazia ad una città che potrebbe vivere di rendita solo con il turismo. Ha ucciso i servizi sociali, le buche sulle strade crescono a vista d’occhio, le discariche abusive si moltiplicano in maniera esponenziale, le scuole gridano vendetta. La sicurezza dei cittadini è in mano al destino. Dopo tutto questo il sindaco (minuscolo d’obbligo) in palese difficoltà, invece di metterci la faccia, chiede aiuto alla mamma, chiede aiuto ai vertici del movimento più nocivo ed insulso della storia d’Italia, quello a 5 Stelle, per avere direttive su come uscire dalle sabbie mobili. Eppure basterebbe avere una coscienza, avere una dignità personale per annunciare il proprio fallimento ed invece, come la peggiore classe politica di sempre rimane incollato alla poltrona che gli garantisce uno stipendio extra pensione. I cittadini sono stanchi, i cittadini sono stremati, i cittadini sono stufi di essere Amministrati da questi despoti politici che hanno calpestato la loro dignità, sempre se questa esiste dopo l’entrata nel Movimento 5 Stelle, pur di ottenere guadagni immeritati. Ardea è alle corde, a chi ci dobbiamo raccomandare? A tutti, tranne al fallimento Grillino! SAVARESE, dimettiti oggi!

di Walter GIUSTINI - 23 novembre 2017

fonte: https://10walter.wordpress.com

23/11/17

ITALIA PARALIZZATA DAGLI INCOMPETENTI



E’ strategicamente e diplomaticamente da ammirare, e fare tesoro, ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi, cioè la nuova Yalta per il Medio Oriente. Si sta portando a “soluzione” il problema siriano e terroristico ad opera della Russia e dei suoi alleati, stante l’accordo e la fiducia di Trump in Putin. La storia non si fa con i “se” né con i “ma”, ma il conflitto siriano, iniziato nel 2011, ha rischiato drammaticamente di divenire il gorgo all’interno del quale coinvolgere anche noi e scomparire.
Se alla Presidenza degli Stati Uniti si fosse malauguratamente imposta Hillary Clinton, sarebbe continuata la tragica cieca allucinazione di Barack Obama che ha sostenuto, e non poteva non sapere, i gruppi ribelli ingrossanti le fila dei jihadisti. Differentemente, grazie agli americani che ringraziamo e che hanno scelto Donald Trump, il disastro siriano è ormai alla fase finale con effetti grandemente positivi anche in nostro favore. Fine delle bandiere nere in Siria e in Iraq. I soldati del partito di Allah torneranno in Libano, togliendo in tal modo ogni possibilità, per i sauditi, di accusare il movimento sciita di interferire con gli affari degli Stati della regione. Grazie alla Russia. Grazie a Trump.
Nel settembre 2015 la Russia ha cominciato a bombardare le postazioni jihadiste per debellare e sconfiggere il terrorismo nel conflitto siriano che ha fatto mezzo milione di morti. Putin ha in tal modo posto le basi dell’accordo di Russia, Turchia, Iran, oggi, a Sochi. Davvero impossibile da immaginare, solo fino a poco tempo fa. Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdogan e Hassan Rohani seduti allo stesso tavolo per discutere della fine del conflitto in Siria, del futuro di Assad e della presenza dei curdi. Le tre potenze hanno convenuto già sulla necessità di eliminare le sacche di resistenza dello Stato islamico e di Al Nusra dal nord della Siria.
Donald Trump, in sintonia con Vladimir Putin, incontratisi brevemente in Vietnam, hanno già diffuso una nota congiunta con cui impegnano i propri Paesi alla lotta contro lo Stato islamico e nella ricerca della stabilità in Siria. Entrambi parlano dell’”importanza fondamentale della cooperazione in Siria” tra i due Paesi “nella fase di passaggio a una soluzione politica”. Affiancarli è arduo, ma non è inutile spendere alcune parole per il “caso” pietoso italiano, dei non eletti incompetenti al potere rubato agli italiani, che tuttora paralizzano il Paese. Utile stigmatizzare che sono e sono stati, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e chi li comanda tipo Prodi, Napolitano, De Benedetti e gli altri, a favore dei guerrafondai Barack Obama e Hillary Clinton, con versamenti di nostri soldi pubblici, degli italiani, direttamente nelle casse della fondazione Clinton in occasione delle elezioni perdute.
Bisogna quindi ricordare la ricerca di assists pro Hillary Clinton da parte dei mai eletto Matteo Renzi e compagni, così come non si può non riferire e ricordare qui, la nefasta ”alleanza” e “spalleggiamento” in danno degli italiani tutti, eliminato il premier allora eletto, di Napolitano e della sinistra italiana, comunista ex democristiana e non, ad Angela Merkel ed a Francois Sarkozy nell’Europa tedesca. Incompetenti, mai eletti, e pure dalla parte e in direzione sbagliata, la stessa che ci avrebbe portato e porta terrorismo e guerra in casa. Hillary Clinton è la causa dello sfacelo in Libia, che ha avuto, anche, quale conseguenza, le drammatiche attuali invasioni di immigrati disperati in Europa. Clinton e Obama non hanno fatto che creare e soffiare su focolai di guerra qui in Europa. Anche a casa nostra.
Muti di fronte al sovvertimento della democrazia in Italia, muti di fronte al surplus commerciale tedesco in danno di tutti gli altri Stati membri noi inclusi, muti di fronte alle penalizzazioni alla Russia che hanno avuto l’effetto l’indebolimento del commercio italiano innanzitutto. Muti a fronte dello sconquasso di uno Stato membro , la Grecia, ad opera del duo Merkel-Sarkozy. Dunque prima gli italiani si leveranno di torno le pezze da piedi oggi ai governi illegittimi ed al Parlamento dichiarato incostituzionale, meglio è. Bisogna fare presto. Solo da ultimo, Gentiloni, Sala, e gli altri, tentano di nascondersi dietro il signor nessuno prodiano Sandro Gozi, mandato senza titolo alcuno a rappresentare l’Italia in questa Europa tedesca, ed a perdere tutto il perdibile, a svantaggio ed in danno di noi tutti. O dietro l’inutile Mogherini anche lei drammaticamente incompetente ed inetta, priva di meriti se non il fatto di essere genuflessa a tutto il Pd nostrano (moglie di un amico di Veltroni. Sic!). L’ incredibile recente disfatta di Bruxelles nella assegnazione di un affare colossale come l’ Agenzia europea del farmaco, che avrebbe portato quale indotto nel nostro Paese ben due miliardi l’ anno, – vittoria andata ad Amsterdam, attualmente financo priva di strutture per accogliere l’ente -, è l’ennesima farina del sacco degli incompetenti, non a caso mai eletti, quindi non rappresentanti nessuno di noi, sebbene danneggianti tutti noi, a causa del “furto” dei governi. L’Italia è allo sbaraglio e tale rimarrà finchè gli italiani non voteranno. Prima lo si fa, meno danno riceveremo e faremo a noi stessi.
 

di Francesca Romana Fantetti - 23 dicembre 2017

fonte: https://scenarieconomici.it/

 

22/11/17

La visione di Giovanni Paolo II: «L'islam invaderà l'Europa»






«Vedo la Chiesa del terzo millennio afflitta da una piaga mortale, si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente: dal Marocco alla Libia, dall’Egitto fino ai paesi orientali». Questa è la scioccante visione di San Giovanni Paolo II, mai pubblicata prima d’ora. Testimone della confessione destinata a far rumore è monsignor Mauro Longhi, del presbiterio della Prelatura dell’Opus Dei, molto spesso a stretto contatto con il Papa polacco durante il suo lungo pontificato. Il monsignore triestino ha rivelato l’episodio nell’eremo “Santi Pietro e Paolo” di Bienno, in Val Camonica, in una conferenza organizzata in ricordo di Giovanni Paolo II lo scorso 22 ottobre, giorno in cui la Chiesa festeggia la memoria liturgica del santo.
Per fare la necessaria chiarezza e inquadrare la visione profetica di Karol Wojtyla così come riportata da un sacerdote al di sopra di ogni sospetto (monsignor Longhi ha goduto della stima personale non solo di Giovanni Paolo II ma anche di Benedetto XVI, tanto da essere chiamato nel ’97 al Dicastero vaticano della Congregazione del clero) sono necessari alcuni riferimenti geografici e temporali.

Dal 1985 al 1995 l’allora giovane economista bocconiano Mauro Longhi (sarà ordinato sacerdote nel ’95) ha accompagnato e ospitato Papa Wojtyla nelle sue proverbiali sciate e passeggiate in montagna. Regolarmente, quattro-cinque volte l’anno per dieci anni, e lo ha fatto in quella che oggi è la sede estiva del Seminario internazionale della prelatura dell’Opus Dei, ma che allora era una semplice casa di campagna per chi, nell’Opera, voleva prepararsi al sacerdozio e alla docenza di teologia. Siamo in provincia dell’Aquila, a circa 800 metri, in direzione della Piana delle Rocche, frazione di Ocre. «Il Santo Padre usciva con molta riservatezza da Roma, accompagnato su una modesta vettura dal suo segretario Mons. Stanislaw Dziwisz e da qualche amico polacco, e al casello autostradale – unico posto in cui qualcuno poteva riconoscerlo – era solito fingersi intento nella lettura e mettersi un giornale davanti alla faccia». Così mons. Longhi, inaugurando una sfilza infinita di aneddoti succosissimi (spesso accompagnati – da scrupoloso pastore qual è – da opportune spiegazioni teologiche).

Ma è senz’altro il Karol Wojtyla mistico quello su cui il monsignore ha intrattenuto i fortunati uditori saliti a Bienno; quello che pochissimi conoscono, quello segreto e misterioso, grande protagonista di uno dei pontificati più lunghi della Chiesa. È il Papa che monsignor Longhi incontrava di notte nella cappella della casa di montagna inginocchiato per ore sugli scomodi banchi di legno davanti al Tabernacolo. Ed è il Papa che, sempre di notte, chi abitava la casa abruzzese sentiva dialogare, a volte anche animatamente, con il Signore o con la sua amata madre, la Vergine Maria. 

Per indagare il mistico Karol Wojtyla (cosa che fece magistralmente Antonio Socci nel suo ben documentato “I segreti di Karol Wojtyla”, edito da Rizzoli nel 2008) monsignor Longhi ha raccontato quanto gli confidò Andrzej Deskur, cardinale polacco che di Giovanni Paolo II è stato compagno di seminario, quello clandestino di Cracovia. Deskur, per anni Presidente della Pontificia Commissione per le Comunicazioni sociali (1973-1984), può senz’altro considerarsi il più grande amico di Wojtyla, colui che per sostenere il pontificato dell’amico Lolek si era offerto come vittima – accogliendo la volontà divina dell’ictus e la conseguente paralisi – dentro quel mistero profondissimo che è la “sostituzione vicaria” (sarà proprio per andare a trovare in ospedale l’amico sofferente che la sera stessa dell’elezione Giovanni Paolo II farà la sua prima, incredibile e “clandestina” fuga dal Vaticano).

Così racconta Mons. Longhi: «“Lui ha il dono della visione”, mi confidò Andrzej Deskur. Al che gli chiesi cosa significasse. “Lui parla con Dio incarnato, Gesù, vede il suo volto e vede anche il volto di sua madre”. Da quando? “Dalla sua prima Messa, il 2 novembre 1946, durante l’elevazione dell’ostia. Era nella cripta di San Leonardo della cattedrale di Wawel, a Cracovia, è lì che ha celebrato la sua prima messa, offerta in suffragio dell’anima di suo padre». Monsignor Longhi aggiunge che il segreto svelatogli dal cardinal Deskur – quegli occhi di Dio che si fissano su Wojtyla ogni volta che questi eleva il calice e l’ostia – si può paradossalmente intuire leggendo l’ultima enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia. Qui, al numero 59 della “Conclusione”, proprio mentre il papa polacco ricorda il momento della sua prima messa, lui stesso finisce per svelare il mistero che lo ha accompagnato tutta la vita: «I miei occhi si sono raccolti sull'ostia e sul calice in cui il tempo e lo spazio si sono in qualche modo “contratti” e il dramma del Golgota si è ripresentato al vivo, svelando la sua misteriosa “contemporaneità”».

Tra i tanti raccontati, però, l’episodio che più ha colpito la platea dell’eremo di Bienno, e che si inserisce nella cornice di una delle tante passeggiate sul Massiccio del Gran Sasso, è senza dubbio quello che ha come fuochi l’islam e l’Europa. Monsignor Longhi fa precedere le parole del santo polacco – oggettivamente impressionanti – da un prologo molto umano, a tratti inaspettatamente ilare, fatto di battute, di panini scambiati, di rimproveri teatrali sulla pubblicazione anticipata di quel Catechismo della Chiesa Cattolica fortissimamente voluto da Wojtyla (il non attendere l’editio typica latina, infatti, innesterà errori a cui si dovrà rimediare con precipitose correzioni). In quell’occasione il Santo Padre e il monsignore, evidentemente più veloci degli altri, avevano staccato il gruppo, nel quale – come sempre quando il Papa usciva da Roma –  c’era il suo segretario particolare, quel fidatissimo Stanislao Dziwisz, che nel 2006 Benedetto XVI creerà cardinale e che oggi è arcivescovo emerito della Diocesi di Cracovia. Il passaggio di mons. Longhi (con le sue tappe di avvicinamento alla terribile visione mistica del Papa) va dunque riportato interamente (la conferenza è su YouTube, dal minuto 48 è possibile guardare il passaggio che stiamo raccontando).



I due sono appoggiati ad una roccia, l’uno di fronte all’altro, mangiando un panino e aspettando l’arrivo del gruppo. Questo il racconto testuale del monsignore: «Avevo posato lo sguardo su di lui pensando che poteva aver bisogno di qualcosa, lui però si accorge che io lo guardo, aveva il fremito nella mano, era l’inizio del Parkinson. “Caro Mauro, è la vecchiaia..”, ed io subito: “Ma no, Santità, lei è giovane!”. Quando lo si contraddiceva in certi colloqui familiari diventava una belva. “Non è vero! Dico che sono vecchio perché sono vecchio!”». A parere del monsignore è proprio lo scorrere del tempo insieme all’incedere della malattia a portare il Papa polacco a sentire la necessità impellente di trasmettergli quella visione mistica. «Ecco allora che Wojtyla cambia tono e voce – continua il monsignore – e facendomi partecipe di una delle sue visioni notturne, mi dice: “Ricordalo a coloro che tu incontrerai nella Chiesa del terzo millennio. Vedo la Chiesa afflitta da una piaga mortale. Più profonda, più dolorosa rispetto a quelle di questo millennio”, riferendosi a quelle del comunismo e del totalitarismo nazista. “Si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente”, e mi fa una ad una la descrizione dei paesi: dal Marocco alla Libia all’Egitto, e così via fino alla parte orientale. Il Santo Padre aggiunge: “Invaderanno l’Europa, l’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele. Ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del terzo millennio, dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità”».

Questa la preziosa testimonianza di chi per anni è stato a stretto contatto con il Santo Padre, e con questi ha concelebrato molte volte. Inutile sottolineare poi come la confessione di Papa Wojtyla risalga al marzo del 1993, e 24 anni fa molto diversi erano sia il quadro sociale che i numeri della presenza islamica in Europa. Non è un caso, forse, che nell’ormai dimenticata esortazione apostolica del 2003, Ecclesia in Europa, Giovanni Paolo II parlasse chiaramente di un rapporto con l’islam che doveva essere «corretto», condotto con «prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti», avendo coscienza del «notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano» (n.57). Pur con il linguaggio proprio di un documento magisteriale, per sua natura trattenuto, sembrava che il santo Padre implorasse l’instaurarsi di una conoscenza dell’islam «obiettiva» (n.54). Un paradigma e una sensibilità, dunque, chiari e inequivocabili, specie se si considera un altro passaggio di Ecclesia in Europa, quello in cui in cui Papa Wojtyla – dopo aver stigmatizzato «la frustrazione dei cristiani che accolgono» e che invece in molti paesi islamici «si vedono interdire l'esercizio del culto cristiano» (n.57) – parlando dei flussi migratori arrivava addirittura ad auspicare una «ferma repressione degli abusi» (n.101).

C’è da prendere atto che siamo di fronte alla lettura polically uncorrect del fenomeno islam da parte di un Papa canonizzato dalla Chiesa cattolica; una lettura prima “profetica” e poi magisteriale (non è difficile ipotizzare che la scioccante visione profetica giovanpaolina abbia influenzato la sua scrittura di Ecclesia in Europa). «L’islam ci invaderà». Forse lo sta già facendo. Mentre, inesorabile, si va spegnendo la luce sull’Europa cristiana, ridotta a una cantina piena solo di vecchi cimeli e ragnatele. “Karol il Grande” ha parlato, ancor più oggi ci invita a resistere all'invasione con la fede vissuta integralmente.

Non ho paura di dirlo: l’immigrazione selvaggia uccide l’Italia


Posso, da italiano libero, dire che chi nasce in una nazione ha il diritto di non vederla invasa da stranieri che, non riconoscendola come propria, non la rispettano e non la amano? Posso, da italiano libero, dire che certi stranieri nella nostra terra creano delinquenza o vero e proprio razzismo, perché ci odiano? Sì, lo posso dire, anzi lo voglio dire e non mi vergogno di esprimere liberamente ciò che penso. Con buona pace dei cattocomunisti e della sinistra, falsa ed ipocrita, che sicuramente mi bollerà come razzista, dandomi dello xenofobo, ma che così facendo mi inorgoglisce, dando ancora più forza alle mie idee di libertà.
Gli immigrati arrivano, facendolo spesso e volentieri in modo illegale e vivendo nell’illegalità, perché non hanno niente da perdere. Molti sono clandestini e come tali il rischio maggiore che corrono è di vedersi rispediti al proprio Paese d’origine, ma questo lo sappiamo è soltanto una chimera. Anche la galera sarebbe un privilegio per chi non ha diritti su questa terra. C’è una parte dell’opinione pubblica e della politica che li difende a priori, eppure non possiamo chiudere gli occhi davanti all’escalation di crimini che porta in dote l’immigrazione selvaggia. Tutti angeli nella loro Patria e tutti criminali in Italia. Un caso? No. Basta fare un esercizio di memoria ed andare a ripescare, nei meandri dell’occultata realtà giornalistica, la vicenda di Amedeo Mancini. Il fermano che difendendosi da un aggressione, uccise il nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi. Successivamente si scoprì che l’africano apparteneva alla mafia della sua nazione d’origine. La realtà che supera la fantasia. Davanti a tutto questo la legge funziona a scatti, anzi in molti casi non funziona proprio. Tra sconti di pena, pietismo e tribunali intasati, il carcere per chi delinque è diventato, ahinoi, irraggiungibile.
Quello che la “cultura” del politicamente corretto e della Grande Sostituzione vuole imporci sono nuovi stili di vita. Non importa da dove arrivino e quanto distanti siano dai nostri, l’importante è che siano nuovi ed obbligatori. Una follia.
Molti degli immigrati che sbarcano in Italia sono islamici ed il conflitto religioso, giorno dopo giorno, si fa sentire. Vogliono sottometterci. Non lo dice il sottoscritto, lo dice la realtà. Lo dicono personaggi illustri come Magdi Cristiano Allam e Michel Houellebecq. Arrivano nello stivale e pretendono, con la spocchia dei giusti, di costruirsi luoghi di culto e criticano, in maniera violenta, quando qualcuno, legittimamente, chiede da dove provengano i finanziamenti per la costruzione dei loro templi. Ci chiamano razzisti, ma in svariate occasioni non riusciamo a capire da dove arrivino questi soldi. Proprio il caso di dirlo, mistero della fede.
Gli immigrati, nei centri d’accoglienza o negli hotel sparsi per la penisola, ricevono 1.050 euro al mese dallo Stato, pochi spiccioli di questi soldi provengono dall’Unione Europea. Possiamo dirlo, senza la paura di essere smentiti, incassano più di molti giovani italiani che cercano di sbarcare il lunario. Dobbiamo essere caritatevoli nei loro confronti, perché poverini scappano dalla guerra e vivono una situazione di disagio sociale. Mentre per i nostri connazionali che non hanno nulla, nessuno ci pensa. Del resto dobbiamo essere benevoli con i nostri soldi, mica con i loro. E poi vediamo scene di italiani che fanno la fame e rovistano nei cassonetti dell’immondizia per sopravvivere. Oppure se rubano per fame vengono arrestati e passano le pene dell’inferno. Questa sta diventando un vero e proprio gioco al massacro.
Se avessero bisogno veramente di aiuto, se ci fosse davvero questa necessità, dovrebbero rimanere a casa loro e così potremmo aiutarli dalle nostre città, senza spostamenti costosi, risparmiando anche sul loro mantenimento. Con i soldi buttati ad aiutare gli altri, neghiamo al nostro popolo i servizi essenziali. Dobbiamo tutelare, innanzitutto, gli italiani che hanno vissuto una vita di sacrifici all’insegna dell’onestà.
Lo sapete come ci trattano loro nei loro paesi? Noi siamo solo ospiti sgraditi, invasori da insultare, da isolare, da ghettizzare. Inoltre, quando vengono a vivere in Italia, si lamentano se non vengono serviti e riveriti. E quello che vogliono spesso è più di quanto abbia un nostro pensionato. Uomini e donne che hanno lavorato una vita intera.
Loro attingono a piene mani dalle nostre risorse. Destiniamo per gli aiuti, solitamente forzati e quasi obbligati, miliardi di euro che diversamente andrebbero destinati a risanare i conti pubblici, ad esempio, o a migliorare i servizi per gli italiani. Se i nostri connazionali stanno male, non è possibile aiutarli perché i soldi sono destinati agli immigrati. Purtroppo questa è diventata l’Italia. Un vero e proprio schifo. Tutto questo va urgentemente fermato, altrimenti per noi sarà la fine. Diventeremo schiavi a casa nostra.

di Andrea Pasini - 21 novembre 2017

19/11/17

La coerenza della sinistra


La coerenza della sinistraCosì come nel gioco dell’oca, la sinistra postcomunista, cattocomunista, ex comunista, radical chic, insomma comunque la si voglia individuare, non si smentisce e torna sempre indietro.
Tanto è vero che tutti gli strombazzamenti plateali di Matteo Renzi sul rinnovamento, sulla rottamazione e sul cambio di passo hanno portato alla resurrezione dei volti e degli uomini più vecchi di sempre. Sono tornati in campo Veltroni, Prodi, Fassino, D’Alema, addirittura De Mita e Di Pietro, per cercare di formare il cosiddetto rassemblement aperto, in vista delle elezioni.
Come se non bastasse, sulla pittoresca tavolozza di colori triti e ritriti, si vanno delineando miscele e confluenze con pezzi di alfaniani e di verdiniani. Appare, infatti, sempre più sicuro che da Area popolare e da Ala scelta civica un gruppetto possa finire definitivamente con il Pd. Per farla breve, si tratta e si tratterebbe di un’ammucchiata elettorale mai vista nella storia, al cospetto della quale la coalizione di centrodestra fra Berlusconi, Salvini, Meloni, sembra davvero un monolite indistruttibile.
Ecco perché viene da ridere quando il centrosinistra parla di incompatibilità, incoerenza e addirittura di pericolo, nelle alleanze del fronte di centrodestra. La verità è una sola, i cattocomunisti, i radical chic, gli illuminati di sinistra non cambiano mai, perdono il pelo ma non il vizio e, pur di resistere al potere, passano sopra qualunque cosa. Del resto, cosa dire di una coalizione che, nel tentativo peraltro difficilissimo di vincere, è disposta a mettere insieme il diavolo e l’acqua santa?
Insomma, il risultato dell’esperienza Renzi ha portato e riportato a galla esattamente tutto ciò che diceva di voler cancellare e superare definitivamente. Resta il fatto che, stavolta, gli italiani difficilmente abboccheranno a proposte politiche improponibili e, per molti versi, bugiarde e fasulle. Oggi più che mai, la gente chiede chiarezza e coerenza e rivendica il diritto a una rappresentanza che offra la certezza del voto ricevuto. L’esperienza Renzi dimostra esattamente il contrario.