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29/03/14

Mamma li russi ! Contrordine ragazzi, bisogna ripensare il modello di difesa


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Altro che spending review, dobbiamo riarmare un esercito di almeno 300.000 uomini, con mezzi adeguati...Questo è venuto a dirci il  Sultano Barack

 
Se qualcuno pensava che le ultime parole famose fossero quelle della Pinotti, una maestrina d'asiloinventata ministro della Difesa, si rassereni pure. Le ultime parole famose sono quelle che Obama ha detto alla nostra amata "cara salma" del colle, prima di andare a incontrare il giullare fiorentino che ha fatto impallidire il ricordo delle corna di Leone e Berlusconi messe insieme. Cosa ha detto di così importante Obama al nostro amato sarcofago? Semplice,  che l'occupazione della Crimea haimpressionato i comandi supremi della NATO per le qualità militari,la genialità tattica e la capacità di sorpresa dimostrata dalle truppe russe. Lo ha confessato nientemeno che il generalissimo Philip Breedlove che ha confessato di avere visto diverse esercitazioni-lampo(snap exercises),in cui vaste formazioni sono state portate a prontezza,hanno fatto l’esercitazione e poi cessare...E poi,bum,dentro la Crimea,con una forza altamente pronta,altamente preparata. Quei concetti di readiness e preparedness,di scatto armato,di cui le titaniche forze armate USA, non hanno mai brillato.Bredlove s’è confessato stupefatto della capacità di syber-attacco dell’armata russa.In confronto alla Georgia,l’incursione in Crimea è avvenuta come un orologio svizzero.
Obama ha dunque spiegato alla nostra attonita mummia  il grave e inatteso problema strategico-politico che si pone alla superpotenza USA. Il gagliardo Breedlove, capo della NATO, ha scoperto che la Russia non è l’Iraq,o la Libia, o la Siria,o (per dirla con l’immortale Michael Leeden), uno di quei paesetti di merda che ogni dieci anni o giù di lì,gli USA sbattono al muro giusto per far vedere chi comanda. La Russia ha cervelli capaci di sviluppare software geniali, di imparare presto e di superare i geni dell’avversario In breve torna l'incubo delle migliaia e migliaia di carri armati russi che dilagano nelle pianure del centro Europa e le forze americane  a questo punto non bastano più. Altro che dimezzare gli F35, gli alleati tocca che alzano le chiappe, si danno una smossa e soprattutto spendano in armamenti quello che occorre per adeguarli al momento. La NATO, servilmente agli ordini degli strateghi statunitensi, che seguono ciecamente concezioni preconfezionate di zone classificate rigidamente, aveva indotto noi tapini a sviluppare capacità di proiezione all’estero lontano, out of area, nei famosi paesetti di merda di Leeden, miseri e disarmati, dando per scontato che la zona a ridosso della Russia fosse sotto controllo. Per fare ciò abbiamo creato un modello di difesa ad hoc, tutta fanteria leggera, buona per inseguire i talebani su in montagna ma del tutto inabile a una guerra convenzionale. Adesso Obama ci viene a dire, cari ragazzi ci siamo sbagliati, tutta l'area a ridosso della Russia non è affatto  sotto controllo e la Russia non è una tigre di carta regionale. La fanteria leggera e quattro elicotterini non servono a nulla, e anche la vostra portaerei ve la potete ficcare dove dico io. Servono altri assetti, roba pesante, divisioni corazzate e meccanizzate equipaggiate con carri e VCC di ultima generazione e un'aviazione degna di questo nome. Insomma cari italiani, altro che taglio delle spese e riduzione degli effettivi, SCORDATEVELO, anzi, dovete ricostituire l'esercito che stavate smantellando. Questo ha detto Obama al nostro ammutolito sarcofago, quasi in lacrime al pensiero di ciò che sarebbe accaduto. Le girls di Renzi sono scatenate su tutte le televisioni a negare tutto, ma le loro bugie hanno le gambe corte. Gli USA si trovano infatti  davanti a un bivio: o spostare molte truppe supplementari dall’ovest del Pacifico all’Europa, lasciando laggiù l’iniziativa alla Cina, il che è da escludere, oppure noi facciamo i bravi ragazzi (good guys...come Marino) e ricominciamo ad armarci come ai cari, vecchi tempi della cortina di ferro, quando avevamo due super Divisiioni corazzate e duemila carri armati. E chiaro che la possibilità di scelta è assolutamente teorica, non si può dire di no al nostro Sultano.

di Gianni Fraschetti - Friday 28 march 2014

fonte: http://informare.over-blog.it 

Rispetto e più considerazione per le Forze Armate da parte di istituzioni, politica e media: è l’appello del CaSMD, amm Binelli Mantelli, nel 91° della costituzione dell’Aeronautica Militare




Si è tenuta ieri mattina, 28 marzo, a Pratica di Mare, la cerimonia che ha celebrato il 91° anniversario della costituzione dell’Aeronautica Militare Italiana. Erano presenti il ministro della Difesa, senatrice Roberta Pinotti, e il Capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Pasquale Preziosa.
Ad aprire le celebrazioni – a cui hanno partecipato i sottosegretari di Stato alla Difesa, Gioacchino Alfano e Domenico Rossi, il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e numerose autorità politiche e militari – la lettura del messaggio augurale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il Presidente, sottolineando il valore storico dell’Aeronautica, ha fatto riferimento al “rigoroso rispetto dei vincoli dettati dalla situazione economica del paese che impone un sostanziale ridimensionamento della spesa pubblica”, per cui “la Forza Armata ha intrapreso, con Esercito, Marina e Arma dei Carabinieri, un fondamentale processo di rinnovamento e razionalizzazione delle linee di volo e delle strutture, perseguendo efficacia ed efficienza in una prospettiva di crescente integrazione interforze ed europea delle capacità”.
Il ministro della Difesa, evidenziando l’importanza del ruolo che le Forze Armate sono chiamate a svolgere in termini di Difesa e Sicurezza per la tutela degli interessi del Paese nel contesto dell’Unione Europea e della comunità internazionale, ha fatto appello a una maggiore visibilità: “Abbiamo bisogno anche di coinvolgere l’opinione pubblica affinché si capisca che una Forza Armata bilanciata risponde a un sistema di sicurezza”.
Il Ministro ha successivamente consegnato la Medaglia d’Oro al Merito della Croce Rossa Italiana alla Bandiera di Guerra della 46^ brigata aerea di Pisa, reparto specializzato nel trasporto aereo da sempre in prima linea nelle emergenze e a sostegno di popolazioni in difficoltà.
Il CaSMD, ammiraglio Binelli Mantelli, ha posto l’accento sulla necessità di maggior rispetto e considerazione da parte di istituzioni, politica e media nei confronti delle Forze Armate, “un rispetto e una considerazione che sono certo appartengono alla grande maggioranza degli italiani” ha sottolineato il Capo di stato maggiore della Difesa.
L’ammiraglio Binelli Mantelli ha chiesto con forza “rispetto – non retorica o vuota adulazione – ma informazione e confronti, anche accesi, ma corretti e responsabilmente orientati a rendere più efficiente il sistema”.
E ha specificato: “Lo chiedo per i nostri uomini e donne, compresi i generali, che prima di essere generali sono stati per lunghi anni giovani ufficiali e poi giovani dirigenti, che si sono guadagnati ogni promozione con il loro costante e prezioso impegno”.
In merito alla ristrutturazione nell’ottica di ridimensionamento, il CaSMD ha poi fatto presente che le Forze Armate sono state l’unica amministrazione ad affrontare in modo così puntuale e drastico il processo di riduzione: “Le Forze Armate non temono di dover concorrere al risanamento delle finanze pubbliche; lo stanno facendo da tempo e più recentemente avendo avviato una riduzione epocale di 50.000 posti di lavoro, tra militari e civili, in 10 anni e razionalizzando sempre più accuratamente le strutture e la spesa, riducendo il 30% dei dirigenti (cioè i generali). Nessun’altra Amministrazione lo ha fatto!”.



Questo il discorso integrale del CaSMD, amm Binelli Mantelli:

91° ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE

DELL’AERONAUTICA MILITARE

Intervento del Capo di Stato Maggiore della Difesa

Pratica di Mare 28 marzo 2014
  • Ringrazio il Signor MINISTRO, Senatrice Roberta PINOTTI, per la Sua presenza all’odierna cerimonia, che testimonia la vicinanza delle Istituzioni all’Aeronautica Militare.
  • Rendo omaggio alle Bandiere di Guerra dell’Aeronautica Militare e della 46^ AeroBrigata, testimoni di quanti, in nome di quel Tricolore, hanno sacrificato la loro vita e di quanti oggi fanno onore a queste Bandiere, operando con dedizione e disciplina in ogni circostanza.
  • Generale PREZIOSA, caro Pasquale, la presenza dei Capi di Stato Maggiore dell’Esercito e della Marina, dei Comandanti Generali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e del Segretario Generale della Difesa è la prova tangibile dell’apprezzamento verso l’Arma Azzurra.
  • L’Aeronautica Militare è la Forza Armata più giovane e più “interforze. Nata 91 anni fa dalle “costole” dell’Esercito e della Marina, in pochi anni ha saputo guadagnarsi una indiscussa leadership nella 3^ dimensione, affiancata e affratellata dalle componenti aeree delle altre Forze Armate.
  • Essere “interforze” significa prima di tutto sapere operare insieme, ovvero armonizzare le diverse componenti dello Strumento Militare attraverso una chiara e unitaria catena di comando, nel rispetto dei compiti, delle responsabilità e delle specificità di ciascuna Forza Armata. Le nostre diversità sono la nostra forza!
    • Ogni componente aerea, anche quando usa la stessa “macchina”, ha necessità, scopi ed approcci differenti, proprio per la sua specificità di impiego (strategica e abilitante a braccio lungo per l’Aeronautica). Sono caratteristiche che vanno assolutamente preservate e salvaguardate.
    • L’Arma Azzurra ha saputo guadagnarsi “sul campo” (o meglio, nei cieli) la stima e la considerazione degli Italiani e dei Partner internazionali.
    • Una Forza Armata di valore e di valori che ha sempre potuto contare sullo spirito di servizio, sul coraggio e sul senso di responsabilità del suo personale.
    • Qualità oggi concretamente rappresentate dai 4 militari che – a breve – saranno decorati per il loro esemplare comportamento.
    • Un impegno riconosciuto anche dalla Croce Rossa Italiana che conferirà oggi alla Bandiera di Guerra della 46^ Brigata Aerea la “medaglia d’oro al merito”.
    • Le motivazioni che sentiremo sottolineano tre aspetti:
-       la costante e determinata presenza dell’Aeronautica nei Teatri di Operazione;
-       il contributo anche del singolo per l’Innovazione, con soluzioni nuove e “fuori dagli schemi”, conseguendo anche significativi risparmi di risorse. La capacità di “mettere in discussione” in maniera costruttiva le metodologie e le prassi consolidate;
-       e infine la “duttilità” delle Forze Armate e dell’Aeronautica in particolare, che quotidianamente assicura la sorveglianza e la sicurezza dei nostri cieli ma che è anche impegnata a supporto della collettività in operazioni di trasporto umanitario e sanitario d’urgenza, così come nell’assistenza alle popolazioni in caso di rischi o pubbliche calamità e al servizio meteorologico.
  • Questi tre aspetti richiamano, ancora una volta, la centralità della risorsa umana.
  • E proprio in questo quadro colgo l’occasione per chiedere con forza a tutte le istituzioni, alla politica, al mondo dell’informazione un rinnovato rispetto e una concreta considerazione per le Forze Armate, per i nostri Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri e personale civile, che ogni giorno svolgono con disciplina e dedizione il loro lavoro, mettendo da parte le difficoltà e i disagi personali, perché credono e rispettano la nostra Istituzione.
  • Un rispetto e una considerazione che sono certo appartengono alla grande maggioranza degli italiani.
  • Questa mattina sentivo la signora della Ditta di pulizie nella stanza affianco del mio ufficio canticchiare la canzone del Piave… a 100 anni dalla 1^ G.M. … mi ha commosso. E’ questa l’Italia, questi gli Italiani che lavorano e ci vogliono bene; a loro dobbiamo il nostro silenzioso servizio.
  • Le Forze Armate non temono di dover concorrere al risanamento delle finanze pubbliche; lo stanno facendo da tempo e più recentemente avendo avviato una riduzione epocale di 50.000 posti di lavoro, tra militari e civili, in 10 anni e razionalizzando sempre più accuratamente le strutture e la spesa, riducendo il 30% dei dirigenti (cioè i generali).
  • Nessun’altra Amministrazione lo ha fatto!
  • Ma le Forze Armate pretendono il rispetto del loro ruolo e del loro impegno.
  • In nostro personale, militare e civile, non guarda soltanto al proprio portafoglio e alle conseguenti non poche difficoltà personali e familiari, ma è orgoglioso di far parte di un’organizzazione efficiente e apprezzata a livello internazionale e di cooperare confrontandosi, senza vergogna né timori, con alleati ben più ricchi di noi.
  • Le polemiche e gli attacchi molto spesso strumentali cui veniamo giornalmente e sistematicamente sottoposti minano le radici più profonde della coesione e della motivazione dei reparti, le fondamenta e i pilastri su cui poggia la nostra operatività.
  • Una operatività dimostrata ogni giorno, dall’Afghanistan, al Mediterraneo, ai nostri cieli, che i complessi e repentini sviluppi della situazione internazionale richiedono in misura anche maggiore che in passato.
  • Per questo chiedo rispetto – non retorica o vuota adulazione – ma informazione e confronti, anche accesi, ma corretti e responsabilmente orientati a rendere più efficienti il sistema.
  • Lo chiedo per i nostri uomini e donne, compresi i generali, che prima di essere generali sono stati per lunghi anni giovani ufficiali e poi giovani dirigenti, che si sono guadagnati ogni promozione con il loro costante e prezioso impegno.
  • Un esempio – ci è già stato ricordato dal Generale PREZIOSA – viene dal Generale CALLIGARIS e dal suo giovane allievo pilota, il Capitano LOZZI, recentemente caduti in attività addestrativa e accomunati da un’identica passione per il volo, come tanti oggi qui presenti.
  • Di questo, da Capo di Stato Maggiore della Difesa, continuerò a farmi interprete, con sempre maggiore determinazione, perché ciascuno dei nostri uomini e donne, la loro motivazione, il loro senso di appartenenza, per usare un termine acconcio all’attuale celebrazione, è l’aereo più delicato e prezioso del nostro arsenale.
  • E in momenti complessi come quello attuale occorre agire in maniera risoluta, ma prendere decisioni ponderate, lungimiranti e condivise, nell’esclusivo interesse della Nazione, con la consapevolezza della centralità del personale e dell’importanza dello strumento militare, che non può prescindere da capacità moderne e innovative nelle quale l’A.M. è protagonista.
  • Ufficiali, Sottufficiali, Graduati, Avieri, Personale civile dell’Aeronautica Militare; aviatori, di ieri e di oggi, a Voi, a tutti Voi il mio affetto, la mia riconoscenza e il mio impegno a sostenervi sempre, anche a nome di tutti gli uomini e donne con le stellette.
  • A tutti Voi il mio più vivo apprezzamento per quanto avete fatto e per quanto, sono certo, continuerete a fare con amore e con immutato entusiasmo …
… per l’Aeronautica Militare,
per le Forze Armate,
per l’Italia!
by PaolaCasoli on 29 marzo 2014
 
fonte: http://www.paolacasoli.com

Il bluff delle Province. Pagheremo di più








RIFORMA DELRIO

Addio a 1.774 poltrone ma serviranno più soldi per le città metropolitane. Occorrerà attendere la riforma costituzionale. I dubbi della Corte dei conti


Potete sostenere che sia un primo passo, per carità. Ma evitate di esultare, convinti che le Province siano state abolite, finalmente. Putroppo non è così. Tenete le bottiglie di spumante in frigorifero.
Secondo i tecnici, infatti, il disegno di legge che porta il nome del sottosegretario Graziano Delrio potrebbe finire per far spendere più soldi allo Stato di quanto costavano le tanto vituperate Province. Del resto il provvedimento non le cancella ma crea le città metropolitane. Tra l’altro queste ultime non prenderanno necessariamente il posto delle prime. Secondo la norma Del Rio potrebbero anche convivere. Soltanto in seconda battuta, quando sarà approvata la modifica costituzionale, potremmo salutare le Province. Per ora diremo addio a poco più di mille e cinquecento amministratori, esattamente 1.774 (e non tremila come ha scritto in modo entusiastico il premier Renzi).
In questi giorni l’opposizione ha protestato, sostenendo che il disegno di legge approvato dal Parlamento con la fiducia sia tanto fumo (se non proprio tutto) e poco arrosto. Mesi fa era stata la Corte dei conti a esprimere dubbi. In un’audizione alla Commissione Affari Costituzionali, il 6 novembre 2013, i magistrati contabili presentavano una serie di critiche. Sia sull’effettivo risparmio sia sul piano strutturale, visto che «non si può ritenere che il progetto centri l’obiettivo del riordino dell’intervento pubblico sul territorio e della semplificazione dell’intermediazione pubblica in applicazione dei principi di sussidiarietà, efficacia ed efficienza».

La staffetta tra le Province e gli altri enti non sarà a costi invariati, come dice il governo. Secondo i magistrati contabili questa tesi non è sostenibile. Nelle sue conclusioni la Corte dei conti non usa mezzi termini: «Dal punto di vista finanziario il disegno di legge si basa sull’assunto della invarianza degli oneri in quanto si tratterebbe di un passaggio di risorse e funzioni dalla Provincia ad altri enti territoriali. Una costruzione, questa, il cui presupposto appare però tutto da dimostrare nella sua piena sostenibilità. Infatti, non appaiono convincenti anzitutto la contemporaneità tra la progressiva soppressione della Provincia (risparmi) e la istituzione della Città metropolitana (oneri) e in secondo luogo il relativo parallelismo quantitativo».
A conti fatti, benché «si profilano dubbi sugli effettivi risparmi di scala conseguenti a tali processi di unificazione, essendo la struttura delle spese fortemente squilibrata sulla componente relativa agli oneri inderogabili», il risparmio previsto consisterebbe nella mancata spesa «per gli organi di direzione politica nonché per gli oneri per le consultazioni elettorali». Cioè tra i «100 e i 150 milioni di euro a fronte di circa 8 miliardi di spesa corrente».
Un primo passo, dunque, che potrebbe aprire anche nuovi conflitti di competenze, a cui dovrà seguire la vera e propria riforma del titolo V.
Ieri è stato Beppe Grillo a tornare sul tema. Sul suo blog una nota firmata dal gruppo del MoVimento 5 Stelle al Senato ha spiegato: «Con la norma del governo Renzi si aumentano i consiglieri comunali e gli assessori comunali in più: rispettivamente 26.510 e 5.448 in più. Zero poltrone in più con la proposta a 5 Stelle. Ultimo inghippo. La norma voluta dal numero due del governo Renzi ha tempi stretti e non praticabili per la realizzazione del provvedimento. Al contrario la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle prevede un anno di tempo per il trasferimento delle competenze. Se i tempi non verranno rispettati, le competenze andranno automaticamente alle Regioni».
E se Lucio Malan (Forza Italia) parla di «legge truffa», aggiungendo che «finora l’unica cosa positiva fatta dal governo Renzi è la prima lettura della mezza riforma elettorale, e solo grazie ai voti decisivi di Forza Italia», il premier ha sottolineato: «Gli stessi che due mesi fa dicevano che i costi della politica sono troppi oggi si lamentano del Pd perché si riduce il numero delle persone in politica». Renzi ha precisato: «L’obiettivo è l’abolizione del sistema delle Province attraverso la riforma del Titolo V. Questa è una potente dimostrazione di responsabilità da parte della politica».
Dunque per brindare aspettiamo la legge costituzionale che cancellerà le Province e ridisegnerà le competenze tra Stato e Regioni. Nel frattempo, però, Renzi sorride: il ddl Delrio è «una potente dimostrazione che siamo in grado di cambiare le cose. Stiamo facendo quello che ci chiedono i nostri elettori».

Alberto Di Majo- 29/03/2014 

fonte: http://www.iltempo.it

Le Pen 'spaventa' la Bce. Uscire dall'euro? Costi, benefici, simulazioni



Il voto delle amministrative francesi ha lasciato il segno nei consessi europei

Pubblicato il in Soldi

l vento dell'euroscetticismo inizia a tirare forte in tutto il continente, ed il primo turno del voto amministrativo francese - che ha visto trionfare gli euroscettici per antonomasia del Front National di Marine Le Pen - ne è la conferma. Ai vertici della Ue e più ancora della Bce il messaggio è arrivato forte e chiaro, tanto che Mario Draghi ed i suoi collaboratori stanno già studiando qualche manovra di stimolo monetario. Anche perchè le elezioni Europee di maggio rischiano seriamente di aumentare il carico, riempiendo il Parlamento europeo di deputati espressione di movimenti contrari all'euro o comunque all'attuale impalcatura dell'area comune e soprattutto della moneta comune. Il dibattito sul mantenimento o meno della moneta comune è aperto da tempo in tutto il continente, ora il primo obiettivo di Bruxelles e Francoforte è proprio quello di disinnescare la possibile deriva antieuro.
 
LA BCE - Un primo segnale sembra arrivare non dal cuore politico della UE, bensì dalla BCE: il banchiere centrale finlandese Erkki Likanen che spiega come Francoforte sia pronta ad agire con misure drastiche per sostenere la ripresa nell’Eurozona, e il vice-governatore della BCE, il portoghese Victor Constancio, che ha spiegato come "a differenza della Federal Reserve americana, che si è legata al raggiungimento di alcuni tassi, la BCE rimarrà accomodante fino a quando l’Eurozona non si sarà ripresa".
 
 
 
LE POSSIBILI MISURE - Per prima cosa, Francoforte potrebbe tagliare ulteriormente i tassi di riferimento di uno 0,10-0,15% circa, quasi azzerandoli. La misura non servirebbe certamente per aumentare la massa creditizia, quanto a provocare il deprezzamento dell’euro, specie in vista di un rialzo dei tassi negli USA. E che il tasso di cambio euro-dollaro a 1,38 sia considerata una sciagura nei paesi del Sud Europa è fin troppo noto. Sempre la BCE potrebbe smettere di sterilizzare gli acquisti dei bond sovrani dei Piigs, che furono effettuati nel 2011, tramite il Securities Markets Programm (SMP) e che ammontarono a 175 miliardi di euro. La rinuncia alla sterilizzazione immetterebbe sul mercato liquidità aggiuntiva per un pari valore, stimolando l’inflazione, considerata a livelli molto bassi al Sud. Su quest’ultimo punto va registrata una timida apertura della Bundesbank, con il governatore Jens Weidmann che si è espresso "non pregiudizialmente contrario".
 
RISCHIO VALANGA ALLE EUROPEE - Le ipotesi di lavoro in seno alla Bce, come detto, prvano ad anticipare quella che verosimilmente sarà la valanga anti-euro ed euro-scettica tra otto settimane. Un sondaggio Ipsos Mori, realizzato su 10 stati della UE, ha trovato che ben il 68% dei cittadini europei boccerebbe Bruxelles. Il malcontento più forte si ha in Italia (77%), Francia e Spagna (76%), ma è alto anche in Germania (61%), che pure esce vincitrice dalla crisi dell’euro di questi anni. Ormai da mesi ci si chiede come potrà reagire l’Unione Europea all’avanzare quasi certo alle urne delle formazioni euro-scettiche, che vanno ben oltre la questione della moneta unica, come dimostra il sondaggio nel Regno Unito (membro non euro), secondo il quale sarebbe in testa l’Ukip con oltre il 30% dei voti, partito anti-Bruxelles.
 
 
 SOROS: "SALVARE I PIIGS O MOLLARE L'EURO" - Il finanziere George Soros, durante un convegno all'università di Francoforte, ha messo in guardia i tedeschi dal pensare che, dato il miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari, la crisi dell’euro sia finita. Le regole di Maastricht, ha spiegato, non sono praticabili, il Trattato non aveva previsto la crisi della moneta unica e gli stati saranno sempre più pressati dall’aumento della disoccupazione, dal declino dell’economia e dall’aumento del debito. Da qui, la considerazione che Soros fa del ruolo della Germania nell’Area Euro: i tedeschi devono capire se vogliono essere un impero, se vogliono esercitare una “benevola egemonia” sull’Europa. Se è così, dovrebbero accettare una maggiore unione bancaria, politica e dovrebbero accettare di mettere sul piatto più soldi per salvare gli stati indebitati, visto che una modifica dei Trattati sarebbe impensabile, spiega.
E sempre Soros sostiene che gli stati nazionali dovrebbero dare vita a un bilancio unico nell’Eurozona del peso del 4% del pil, finanziato dalle imposte sulle imprese e che dovrebbe finanziare un sistema assicurativo contro la disoccupazione, che possa venire in soccorso di quei paesi, in cui il tasso di disoccupazione dovesse salire, in modo da attutire gli effetti della crisi.
Ma è lo stesso finanziere ungherese a ritenere che la Germania non abbia aspirazioni imperiali. Da qui, l’unica alternativa che Berlino avrebbe dinnanzi a sé: “lead or leave”. O è in grado di guidare l’Eurozona o dovrebbe lasciare l’euro. Se le cose rimarranno così, conclude, l’Area Euro sarà sempre più caratterizzata dalla presenza di sentimenti filo- e anti-tedeschi, da rapporti tra debitori e creditori. Nulla del sogno che fu alla base della costruzione europea. D’altronde, dichiara Soros, l’errore sull’euro fu commesso alla nascita: fu la costruzione di un’architettura della sola Germania di Helmut Kohl e della Francia di François Mitterrand

Pubblicato il in Soldi

fonte: http://www.quifinanza.it

Ballottaggio in Francia: il Fronte Nazionale cerca la conferma






Domani in Francia secondo turno delle municipali. E’ un po’ il giorno della verità dopo la sorprendente affermazione al primo voto del Fronte nazionale di Marine le Pen e la sconfitta dei socialisti del presidente Hollande. Da Parigi Francesca Pierantozzi:
Le grandi manovre sono cominciate all’indomani del primo turno delle municipali in Francia che ha visto una forte affermazione dell’estrema destra del Fronte Nazionale; un voto molto punitivo per la sinistra al governo. A Parigi, dove la socialista Anne Hidalgo è arrivata per pochi voti dietro alla conservatrice Kosciusko-Morizet, ma comunque favorita al ballottaggio di domenica, un accordo è stato concluso nella notte tra socialisti e verdi. Gli ecologisti hanno ottenuto buoni risultati nella capitale. Il loro appoggio dovrebbe essere decisivo per far restare a sinistra la Ville Lumière. La destra è invece in testa nella maggior parte delle grandi città, da Marsiglia a Strasburgo, passando per Perpignan, Nîmes o Amiens, dove il Fronte Nazionale è addirittura al primo posto. Il partito di Marie Le Pen è presente in oltre 200 città al secondo turno di domenica.

 


Se il partito socialista ha chiesto di sbarrare la strada all’estrema destra anche con desistenze o alleanze, la destra dell’Ump ha rifiutato qualsiasi accordo che possa favorire la sinistra. François Hollande per ora tace; molti considerano inevitabile un profondo rimpasto di governo dopo il secondo turno.


29/03/14

Uno spiraglio ingannevole


L’iniziativa italiana è finita nella sabbia, bloccata per lo più a causa di incoerenza e insufficiente decisione del governo. Più difficile spostare da noi il processo


Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Ansa)


C’è una questione della quale i ministri del governo Renzi parlano spesso e a voce alta ma che in realtà pare essere piuttosto bassa nelle priorità dell’esecutivo. È il caso dei marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, trattenuti da oltre due anni in India con l’accusa di omicidio di due pescatori mentre erano in missione antipirateria. Gli sviluppi delle ultime ore indicano che l’iniziativa italiana è finita nella sabbia, bloccata per lo più a causa di incoerenza e insufficiente decisione del governo. Come se il caso fosse stato derubricato da questione nazionale, sulla quale l’Italia si gioca la reputazione internazionale, a seccatura della quale parlare ma sulla quale non decidere. Il guaio è che non basta un buon incontro con il presidente Obama per ritrovare un ruolo internazionale.
Ieri, la Corte Suprema di New Delhi ha ritenuto ammissibile il ricorso presentato dai due fucilieri italiani contro l’utilizzo della polizia antiterrorismo Nia nel loro processo. In apparenza una piccola vittoria per gli italiani. In realtà, una sconfitta o comunque una battuta d’arresto seria della strategia italiana di ricorso a un arbitrato internazionale. Cioè della strategia portata avanti, con dichiarazioni forti, dalle ministre degli Esteri Federica Mogherini e della Difesa Roberta Pinotti e condivisa da Matteo Renzi. Per internazionalizzare il processo, infatti, occorre rifiutare a tutti i livelli la giurisdizione indiana sul caso: prendere una serie di iniziative tese a ricostruire una controversia con New Delhi, controversia che era venuta meno nel marzo del 2013, quando i marò furono rimandati in India, dunque accettando il diritto di Delhi di processarli. Su questa strada sono stati fatti molti passi, negli scorsi mesi. Ma poi l’Italia è caduta in una trappola che in gran parte si è costruita da sola e la giustizia indiana ne ha brillantemente approfittato.

Lo scorso 6 marzo, Girone e Latorre - probabilmente consigliati dal team dei loro legali indiani - hanno presentato alla Corte un ricorso contro l’utilizzo della Nia (National Investigation Agency) nel processo. Con ciò riconoscendo ovviamente la legittimità della giustizia indiana, alla quale si sono appellati, a procedere nel caso. È a questo punto che il massimo tribunale del Paese non ha fatto altro che ammettere la legittimità del ricorso e dare il via a una procedura - prossimo appuntamento tra un mese - per entrare nel merito delle loro eccezioni. Difficile, in questa situazione, sostenere da parte dell’Italia che l’India non ha giurisdizione mentre la Corte Suprema di Delhi si appresta a discutere un caso sollevato dai due marò stessi. Non solo. Gli indiani potrebbero anche sostenere, davanti a un giudice internazionale, di essersi dimostrati benevoli nei confronti di Girone e Latorre. Prima infatti hanno escluso la pena di morte, poi la legge antiterrorismo Sua Act e ora garantiscono di stare ad ascoltare i due militari, accusati di omicidio, sulla questione della Nia.
Si sarebbe dovuta ricostruire una controversia, Delhi potrebbe al contrario dire di essere nella migliore disposizione d’animo verso gli italiani. A questo punto ricorrere a un arbitrato internazionale per l’Italia è molto rischioso. È che Roma non si è mossa in modo coordinato come avrebbe dovuto. Nella vicenda è mancata la guida decisa del governo, e dunque hanno prevalso i consigli del team legale indiano dei marò, che probabilmente amerebbe mantenere il processo a New Delhi. Ieri, Palazzo Chigi ha ribadito «con forza» la rivendicazione della giurisdizione italiana sul caso e ha di nuovo chiesto «l’immediato ritorno dei nostri militari in Italia». In realtà, a questo punto la strategia pare sottosopra. Come minimo, i tempi per internazionalizzare il processo diventano più lunghi e le chance di successo minori. E torna in campo l’ipotesi che sia l’India, alla fine, a giudicare i due fucilieri. Pasticcio grave, per Girone e Latorre, che erano in missione antiterrorismo, in divisa e sotto la bandiera italiana. E grave per la reputazione del Paese. All’origine, mancanza di convinzione e di leadership.
di Danilo Taini - 29 marzo 2014 | 07:47

fonte: http://www.corriere.it

Gli indiani fermano il processo Marò, c'è la prima vittoria Ora riportiamoli in Italia




«Decidere di tener fuori l'agenzia antiterrorismo indiana dalle investigazioni sui marò è un piccolo passo avanti, frutto di una pressione che finalmente il governo italiano ha iniziato ad esercitare coi maggiori partner internazionali.
Soprattutto è il risultato dell'annuncio che l'Italia intende attivare un arbitrato obbligatorio
davanti all'Onu sul conflitto di giurisdizione, iniziativa che per un anno è rimasta inspiegabilmente chiusa nei cassetti del governo». Così commenta la decisione della Corte suprema indiana l'ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che di battagliare per una soluzione che ci ridia dignità nazionale, che restituisca l'onore ai nostri militari, non ha smesso mai, anche fuori dal governo, anche ingiustamente ignorato e denigrato.
Seguo la vicenda dei marò dall'inizio, ho scritto tanti di quegli articoli che a pensarci mi
viene la rabbia, e all'inizio Terzi l'ho anche attaccato. Ma sbagliavo,costruiva una strategia
che era l'unica possibile e che gli hanno impedito di portare a buon fine. Terzi è un servitore
dello Stato di intelligenza e di schiena dritta come raramente ne ho conosciuti, è l'anti de Mistura di questa brutta storia. Latorree Girone li aveva riportati in Italia, e in Italia intendeva tenerli.
Ora non sarà facile, l'India in campagna elettorale per ora ha solo preso tempo.
Con la defenestrazione della Nia Matteo Renzi e il suo governo incassano una prima vittoria
nel contenzioso, ed è bastato poco. Complimenti: è un bene che il presidente del Consiglio
mantenga freddezza e mandi a dire che non è finita così, che i nostri marò devono tornare a
casa e nessun processo in India sarà consentito. 


 Una buona notizia è una buona notizia, pazienza se arriva con un anno di ritardo, due governi Monti e Letta ferocemente contrari, un ministro degli Esteri che si è dovuto dimettere pubblicamente per rispetto allo Stato, ma si è preso gli insulti, e il successivo Emma Bonino schierata con feluche e affaristi nell'arroganza di non voler avere niente a che fare coni due marò italiani, giudicati colpevoli contro ogni garantismo e legislazione internazionale.
Aggiungo per dovere di scomoda cronaca un presidente della Repubblica eccezionalmente
distratto, disinteressato, quasi non fosse il comandante delle Forze Armate.
E dunque, finalmente un po' di resistenza nazionale si è sentita.
Finalmente un ricorso contro le procedure illegali della Nia gliel'hanno lasciato fare a
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i zelanti incaricati italiani, quell'inviato speciale Staffan de Mistura che per due anni ha consentito senza mai cambiare espressione del volto che gli indiani ci torturassero e insultassero.
Quel de Mistura che voleva il processo in India, che si è perfino seduto in tribunale accanto all'avvocato italiano, quel de Mistura che ha permesso che la Nia, l'agenzia indiana and terrorismo, interrogasse a Roma i testimoni presenti sulla petroliera Lexie. Quando va a
casa de Mistura? Si è mai visto un negoziatore buono per tutte le tesi, i governi, le stagioni,
buono anche quando si cambia completamente metodo e si definisce il precedente, ovvero
quello scelto e ostinatamente perseguito da de Mistura, sbagliato e contrario agli interessi
nazionali? Ci è chiaro che è bastato fare «bù!» dopo due anni di grande paura perché la Corte suprema indiana cambiasse sistema smentendo sé stessa e il governo? Renzi dice che non è sufficiente, che devono tornare a casa Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Molto bene, cerchiamo di capire come, il governo ammetta quale marchiano errore è stato commesso un anno fa rimandando i marò in India, riabiliti con il dovuto risarcimento morale Terzi, segua esattamente le procedure che l'allora ministro degli Esteri aveva avviato un anno fa, tra Tribunale del mare e Consiglio di sicurezza Onu. De Mistura subito a casa. Certo, c'è ancora Lapo Pistelli agli Esteri, oggi parla di internazionalizzazione, qualche mese fa sproloquiava di processo condiviso. E a Palazzo Chigi campeggia Sandro Gozi, presidente di Italia-India, che sulla morte dei poveri pescatori indiani ci ha afflitto a lungo. Accontentiamoci che venga allontanato, e con ignominia, Staffan de Misura, visto che è evidente che la dignità di dimettersi e scusarsi è sentimento che non lo sfiora.

Che fare per andare oltre il primo punto a favore? Cito ancora Terzi: «Si è visto che la strategia corretta è questa, bisogna accendere tutti i riflettori della comunità internazionale e far vedere che l'Italia vuole difendere i suoi diritti con tutti i mezzi dati dall'ordinamento internazionale.
Perchè l'Italia deve essere così timida nell'adire il Consiglio di sicurezza su una questione che riguarda un principio fondamentale, quello della libertà di navigazione in alto mare?».

di MARIA GIOVANNA MAGLIE - 29/03/14

fonte: Libero 

ORA BASTA !!! QUESTA FARSA DEVE FINIRE

 
 
Illustrissimi: Presidente della Repubblica Italiana 
Ministro degli Affari Esteri 
Ministri del Governo Renzi 
Organi di Stampa e Tv

Chi Vi scrive, è un gruppo di Italiani, sconosciuti tra loro e sconosciuti ai Vostri occhi. A dal loro voce, la scrivente Marianna Delrio membro del Club degli incazzati - su twitter. Siamo quegli stessi Italiani, a cui fate promesse che spesso non riuscite a mantenere. Professionisti, operai, studenti, casalinghe e disoccupati… insomma, gente comune. A nome di queste persone sono a chiederVi un incontro (improbabile), un dialogo (possibile), una risposta (doverosa). La domanda, o meglio, la richiesta è quella di porre fine alla prigionia del nostri due Marò: Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. C’è chi li ritiene colpevoli, noi crediamo nella loro innocenza, ma è giusto - se un dubbio esiste – che vengano processati in modo equo e dignitoso, cosa che non potrà di certo avvenire in India, un paese che sta sfruttando questa intera vicenda , in previsione delle loro imminenti elezioni. Ogni soldato deve essere processato nel proprio paese, oppure se il caso lo richiede, da un tribunale internazionale… perché i nostri fucilieri devono essere processati in India? Perché sottostiamo ai loro giochetti ricattatori e restiamo in balia di una giustizia che non fa altro che rimandare di udienza in udienza. Vogliano sottolineare che l’India adotta due pesi e due misure? Raccontiamo a chi non ne è a conoscenza che decine di soldati indiani(Caschi Blu), hanno stuprato in Congo, e non solo, donne e bambini/e? E che l’India ha preteso fossero processati nel proprio paese? Con un esito esiguo di 3 o 4 condanne e dei semplicissimi richiami disciplinari!!! Quelli si che furono dei veri e propri atti criminale, di violenza volontaria, premeditata e senza alcuna giustificazione. ORA BASTA!!!! 
 


Troppo parole sono state dette, troppe promesse non mantenute, troppe foto scattate con strette di mano e sorrisi. Ma a conti fatti? Oggi siamo a 766 giorni in India per Salvatore e Massimiliano. Aspettiamo il prossimo rinvio??? Siamo amareggiati, perché sembra che la dignità dei nostri soldati e del nostro stesso Paese, valgano meno di tutto il resto del mondo. Abbiamo intenzione di diffondere questa lettera con ogni mezzo a nostra disposizione e condividerla con chi la pensa come noi, speriamo vogliate accogliere questo appello sincero e sentito, non dateci ancora una volta l’impressione che nonostante ogni sforzo, nulla possa cambiare nella nostra Italia, e che una soluzione immediata non possa esistere. Io amo il mio Paese, e credo in chi, senza gloria ed in modo anonimo, lo difende giorno dopo giorno, a costo della propria vita. Ora tocca a noi difendere i nostri Eroi e non lasciarli soli. Con umiltà e senza alcuna pretesa, attendiamo una risposta concreta a questo appello, non per me, che no sono nessuno, ma per Salvatore, Massimiliano e le loro famiglie!!! Loro si che a hanno il diritto ad un’azione risolutiva e decisiva. Vi ringrazio per la vostra attenzione, mi scuso per eventuali errori… non sono certo una scrittrice, e porgo distinti saluti.

Marianna Delrio Club degli incazzati Gli Italiani che non mollano i Marò

Nova Milanese, 25 marzo 2014

28/03/14

Quel processo non s’ha da fare

AVVOCATICCHI SITO 800
Questa volta a chiedere uno stop al processo sono i due presunti imputati di non si sa bene quale reato commesso non si sa bene dove che deve essere giudicato da un tribunale che l’India non ha ancora deciso quale debba essere e che ora l’Italia dice che l’India non ne ha diritto. Scioglilingua
La notizia Ansa da New Delhi è sintetica. La Corte suprema indiana ha ammesso il ricorso dei due marò contro l’utilizzo della polizia Nia antiterrorismo e ha sospeso il processo a loro carico presso il tribunale speciale. La prossima udienza si terrà tra quattro settimane. I tempi dei forse nel mondo del mai. Ma intanto, tradotto dal giuridichese orientale, l’idea che tutta l’inchiesta contro i due Marò partita dalla Stato di Kerala per poi coinvolgere i massini vertici sia giudiziari sia politici del Paese è stata tutto un pasticcio. Ed ecco che il ricorso, secondo quanto raccolto dall’Ansa da fonti legali a New Delhi, “contesta in toto il diritto dell’India a condurre l’inchiesta e a giudicare i due Marò”.

E quindi si torna da capo: la giurisdizione indiana su un fatto avvenuto in acque internazionali, la pretesa di classificare l’operato di una squadra militare di uno Stato Sovrano in servizio di anti pirateria come ipotetici pirati. Qualche dubbio anche in casa indiana vista la decisione di ammettere il ricorso dei due marò contro l’utilizzo della polizia Nia antiterrorismo e di sospendere il processo che riprenderà tra quattro settimane. Lettura politica da parte di Stafan De Mistura: ‘Una vicenda con troppi alti e bassi. D’ora in avanti reagiremo con efficacia e freddezza’. Replica giornalistica a nome dell’ opinione pubblica: “Scusi Stafan, ma prima reagivate per scherzo e solo a botta calda”?

Ennio Remondino - 28 marzo 2014

fonte: http://www.remocontro.it

Corte Ue: “L’Italia non sa gestire i fondi europei”. Tagliati 80 milioni di euro alla Puglia




Il Tribunale di primo grado dell’Ue ha respinto un ricorso dell’Italia e ha confermato, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, il taglio come penalizzazione per l’insufficienza dei controlli di spesa predisposti dalle autorità competenti. “Le gravi carenze di cui le autorità italiane hanno dato prova su gestione e controllo dell’utilizzo dei fondi Ue sono tali da condurre a irregolarità sistemiche”. La Corte Ue descrive così il sistema dei fondi europei e conferma il taglio di 80 milioni di euro al Fondo di sviluppo regionale per la Puglia già applicato dalla Commissione nel 2009. Nella sentenza si legge inoltre che:”I revisori dell’Ue hanno constatato diverse irregolarità che hanno giustificato dubbi seri nei confronti dei controlli e dell’ammissibilità delle spese. La Commissione ha altresì contestato l’affidabilità della percentuale delle spese controllate e delle rettifiche proposte dalle autorità italiane e ha constatato il malfunzionamento dell’autorità di pagamento”.

di Vittorio Agnese,  il

fonte: http://www.qelsi.it

La Roma di Barack Obama e quella di Ignazio Marino


La Roma di Barack Obama e quella di Ignazio Marino
Chissà se Barack Obama, prima della sua partenza per Amman, ha spiegato a Ignazio Marino come si fa a rendere più civile Roma. Ieri l’area che circonda l’Anfiteatro Flavio era un salotto tirato a lucido, e non il suk arabo che i turisti di tutto il mondo sono abituati a vedere sgomenti. Dunque, se si vuole si può. Del resto, perché un’eccezione non può diventare la regola? Perché un giorno di “straordinaria follia” non può trasformarsi in un giorno di ordinaria normalità?
Non so se, come disse tempo fa Romano Prodi, abbiamo le periferie peggiori d’Europa. In ogni caso, il degrado ambientale di molte città italiane – con quella “eterna” nel gruppo di testa – non si limita ai fenomeni più vistosi della “periferizzazione”: i margini putridi delle aree metropolitane, i ghetti etnici, le campagne abbandonate. Più in generale, investe tutto il tessuto fibroso dei quartieri di massa.
Negli ambienti dominati dal privatismo, la congestione è l’altra faccia della solitudine. Le nuove povertà non sono solo un dato reddituale, ma allignano nella restrizione delle opportunità di vita che questi ambienti socialmente asfittici comportano per chi vi si trova imprigionato. E che sono il grande brodo di coltura della microcriminalità e dell’illegalità diffusa.
Contrastare queste realtà sia con la repressione sia con interventi assistenziali mirati delle autorità comunali è certamente necessario, ma insufficiente. In Francia, ad esempio, si è pensato a un’Agenzia nazionale per la coesione sociale e le pari opportunità che affianchi l’azione dei sindaci nei quartieri a rischio. È un’idea che meriterebbe di essere presa in considerazione anche da noi.
Sapendo, tuttavia, che nessuna sia pur inedita sinergia tra potere centrale e poteri locali è pensabile senza una mobilitazione dei cittadini. Una mobilitazione che li trasformi – da abitanti passivi e inermi di fronte alla corruttela, ai soprusi e alle pigrizie della burocrazia – in soggetti attivi di comunità.
In fondo, non dovrebbe essere proprio questa la missione distintiva di un sindaco di sinistra come Marino, che pure si richiama quotidianamente ai valori della solidarietà e della partecipazione “dal basso”?

Michele Magno - 28 - 03 - 2014

fonte: http://www.formiche.net

Marò, il governo chiede «l'immediato ritorno»


Processo sospeso. Palazzo Chigi: «Siano giudicati in Italia». Idea di una candidatura alle Europee.


Il governo italiano ha chiesto «l'immediato ritorno» dei due marò detenuti in India. Nel giorno in cui la Corte suprema indiana ha accolto il ricorso dei due fucilieri di Marina e ha sospeso il processo, Palazzo Chigi ha fatto sapere che «la posizione del governo italiano resta immutata nel rivendicare con forza la giurisdizione italiana sulla vicenda», spingendo quindi per farli giudicare nel nostro Paese.
L'esecutivo «continuerà a svolgere tutte le azioni internazionali utili a raggiungere quanto prima entrambi gli obiettivi».












l 28 marzo la Corte di New Delhi ha accolto il ricorso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre contro l'utilizzo della polizia Nia antiterrorismo nelle indagini, rinviando l'udienza di quattro settimane.
CANDIDATI ALLE EUROPEE? Intanto spunta l'ipotesi di una candidatura alle Elezioni europee per i due marò: la proposta è arrivata dal presidente della commissione Difesa della Camera Elio Vito (Forza Italia) e ha raccolto già diversi pareri positivi da parte di esponenti di centrodestra.

Venerdì, 28 Marzo 2014

fonte: http://www.lettera43.it





Sì al ricorso dei marò, processo sospeso

"" Mai e poi mai la NIA avrebbe potuto giudicarli ... Intanto di fatto ci troviamo di fronte all'ennesimo rinvio, altro quattro settimane in fiduciosa attesa,  in balia dei capricci dell'India che continua a portarci a spasso con il guinzaglio al collo fino allo svolgimento delle loro elezioni.........una sporca vicenda che si gioca sulla pelle dei due marò ""

e.m.

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La Corte suprema indiana: la polizia antiterrorismo Nia esclusa dalle indagini
I legali: “Contestato il diritto dell’India a condurre l’inchiesta e a giudicare”
La Corte suprema indiana ha accolto il ricorso dei due marò contro l’utilizzo della polizia Nia antiterrorismo e ha sospeso il processo a loro carico presso il tribunale speciale. La prossima udienza si terrà tra quattro settimane.

Per l’Italia, che era già riuscita a sventare la possibilità di utilizzare il Sua Act (la legge anti-terrorismo che prevede anche la pena di morte), si tratta di una indubbia vittoria: il riconoscimento cioè da parte della magistratura indiana della tesi che la Nia può occuparsi solo di casi di terrorismo. L’Italia comunque punta a un’azione internazionale concertata e più ampia: ha detto chiaramente che non riconosce la giurisdizione indiana sul caso e che quindi rifiuterà il processo e non presenterà i due militari in tribunale. Il ricorso accolto «contesta in toto il diritto dell’India a condurre l’inchiesta e a giudicare i marò», hanno detto fonti legali al termine dell’udienza.



La decisione arriva proprio dopo che ieri il premier Matteo Renzi ha parlato del caso con il presidente americano Barack Obama, nell’ambito di quella «internazionalizzazione» della vicenda che il governo sta perseguendo negli ultimi mesi. E lo ha ringraziato, non solo per il sostegno avuto fin qui, ma anche per quello che ancora potrà dare in futuro. «Abbiamo parlato della vicenda dei due marò illegalmente trattenuti in India. Ho ringraziato il governo degli Usa per il supporto dato in questa fase di discussione internazionale e ho chiesto al presidente Obama di poter contare su un ulteriore appoggio e sostegno», ha detto Renzi in conferenza stampa.

28 marzo 2014

fonte: http://www.lastampa.it

CoCeR Gdf: Sicurezza è risorsa per cittadini e non un costo per Paese



CoCeR Gdf: Sicurezza è risorsa per cittadini e non un costo per Paese

Decisa opposizione a qualsiasi ulteriore proroga del blocco delle dinamiche retributive del personale: è questa la posizione ribadita dal Co.Ce.R. della Guardia di finanza nell’incontro con il comandante generale del Corpo, in vista della predisposizione del DEF (Documento di Economia e Finanza). “Tale situazione ha già determinato – sottolinea il Co.Ce.R in una nota -, senza considerare il mancato rinnovo del contratto di lavoro, riduzioni delle retribuzioni anche fino al 30% rispetto al 2010 a parità di posizione organizzativa ricoperta. Ammonta infatti a un miliardo di euro il taglio sulle retribuzioni del personale del comparto sicurezza e difesa già nel 2014. Peraltro, di tale taglio non vi è esplicita indicazione nei conti pubblici atteso che, come fatto già notare al ministro Saccomanni al momento della proroga del blocco per il 2014, tale importo è stato scontato nei saldi di finanza pubblica, ma non dettagliatamente esposto nei documenti contabili".

"In particolare - prosegue la nota -, il Co.Ce.R. ha evidenziato che l’adozione di tagli sul comparto sicurezza come quelli ipotizzati dal Commissario Cottarelli non potrebbero che ricadere sulle retribuzioni attesa l’incapienza dei bilanci delle Amministrazioni. Anche i dati portati dal Commissario nella sua audizione a sostegno delle proprie tesi hanno destato fra i delegati più di un dubbio in quanto: mostrare il numero degli operatori per abitante senza contestualizzare il dato con i tassi di criminalità di ciascun Paese non appare significativo (la Finlandia non è l’Italia). Altresì, se si prende come termine di paragone il costo della sicurezza sul Pil, contenuto nelle stesse serie storiche, si potrebbe giungere a risultati diversi. Peraltro era stato lo stesso prof. Giarda a evidenziare, in uno dei suoi primi documenti, come la spesa per l’istruzione e la sicurezza fossero state quelle che nel corso degli anni hanno subito le maggiori riduzioni rispetto al PIL; nell’esporre il dato (operatori/abitanti) non si è esplicitato, come espressamente indicato da Eurostat, che tale rilevazione non ricomprende le funzioni di polizia doganale e tributaria esercitate in Italia dalla G.di F. e in altri Paesi da altre Amministrazioni".



"Tutto ciò premesso - continua il Co.Ce.R - la domanda che poniamo oggi con forza a chi è chiamato a prendere decisioni importanti per il nostro Paese è la seguente: ritenete che i vostri programmi di risanamento possano avere successo senza un’azione di controllo capillare che vada a scovare l’evasione fiscale e gli sprechi della spesa pubblica? Se la risposta è positiva, allora mettete in condizione i finanzieri di sanzionare le imprese fittiziamente residenti all’estero, di tirare fuori le inefficienze e le patologie che affliggono le migliaia di società a partecipazione pubblica del nostro Paese, individuare i tanti dipendenti pubblici con cumuli di incarichi retribuiti in violazione di norme esistenti e chi più ne ha più ne metta. Se la risposta è negativa si continui con forbici e calcolatrice, senza andare al nodo dei problemi. Noi pensiamo di essere un centro di ricavo e non di costo per il Paese e quindi di poter fornire un serio contributo per risolvere i problemi che l’affliggono. Definire il modello di sicurezza in un Paese democratico è compito della classe politica, alla quale competono altresì le scelte di natura economica per garantirne l’efficienza e la funzionalità, che non può essere assicurata facendone sostenere il costo agli addetti del comparto”. 

- 27 marzo 2014 16:40 fonte ilVelino/AGV NEWS Roma
 

Marò – Anche de Mistura scopre l’’arbitrato internazionale

Sulla vicenda dei due marò tanto si è detto e tanto si continua a dire e  non sempre in maniera coerente e relazionata.

Solo poche persone, da almeno un anno,  portano avanti una linea propositiva coerente con il Diritto e la giurisprudenza internazionale, quella dell’Arbitrato a cui affidare la valutazione della vicenda specifica dei due Fucilieri di Marina consegnati dall’Italia al giudizio indebito dell’India. Primo fra tutti l’Ambasciatore Terzi che Ministro degli Esteri l’11 marzo dello scorso anno per primo decise di attivare la procedura specifica, dimenticata poi da chi ne assunse l’incarico dopo le sue dimissioni e che decise di rimandare a Delhi i due Marò.

Una tesi, quella dell’Ambasciatore, condivisa da molti accademici esperti di diritto internazionale e da comuni cittadini impegnati a tenere alta l’attenzione sulla sorte di due militari italiani a cui lo Stato aveva negato l’immunità funzionale e li aveva lasciati all’azione giudiziaria di uno Stato terzo che nei loro confronti avrebbe anche potuto applicare la pena di morte.

Oggi improvvisamente un lampo di luce ! Il dott. de Mistura incaricato dal Governo a seguire la vicenda ci fa sapere dalle pagine dl Corriere della Sera: iniziativa internazionale per un arbitrato. Una svolta nel caso dei due marò «Rifiutiamo il processo indiano». «Noi al processo non andiamo», aggiungendo che una iniziativa internazionale «dovrebbe produrre i suoi effetti in termini concreti nel giro di un mese».
 Una sorprendente affermazione da parte di colui che invece in un passato anche recente ha sempre affermato che il ricorso all’arbitrato internazionale era da escludere perché avrebbe richiesto tempi lunghissimi, addirittura anni. Affermazioni credo note a tutte perché  rilasciate ad organi di stampa ed in occasione di interviste radio. Una anche quasi in contemporanea al sottoscritto che apertamente attraverso i microfoni di Radio Rai 1 contestò l’affermazione del Commissario di Governo, riconducendo la tempistica a 60-90 gg al massimo.

Non possiamo che essere contenti che finalmente di fronte agli scarsi successi dell’approccio machiavellico scelto dal dott. de Mistura, lui stesso prenda atto che l’India sta avendo il sopravvento e occorre fare un deciso giro di boa.

Anche la titolare della Farnesina Ministro Mogherini ha assicurato che si parlerà del caso dei due marò con  Obama in visita a Roma e se ne parlerà anche in ambito Nato ed UE. L’Onorevole Mogherini aggiunge che “L’obiettivo e’ arrivare al risultato, poi parleremo delle regole d’ingaggio e degli errori fatti. E’ una questione internazionale perche’ questa vicenda ha a che fare con le attività e il modo di operare dei nostri militari all’estero” ed ha precisato che “i tempi di un arbitrato”, internazionale sui Marò, non riconoscendo l’Italia la giurisdizione indiana, “sono lunghi ma non siamo ancora ad un punto insanabile nella trattativa”.

Forse di fronte agli insuccessi sul piano giuridico e diplomatico accumulati in questo ultimo anno si stanno svegliando le coscienze istituzionali che iniziano a palesare  una determinazione sconosciuta fino a questo momento,  in particolare quando i vertici del MAE preferivano parlare di “regole condivise con l’India” o negare le garanzie dello Stato di Diritto affermando “non è stata provata l’innocenza dei due marò”.

Un’unica recriminazione : se si fosse avviato l’arbitrato internazionale un anno fa come annunciato dall’ex Ministro Terzi e non si fosse invece preferito percorrere strade di compromesso per garantire interessi economici non meglio comprensibili e forse anche afferenti alla sfera personale di qualcuno, si sarebbero già ammortizzati 12 mesi della tempistica non breve di cui parla la Mogherini e comunque ne avrebbe guadagnato l’immagine internazionale dell’Italia. 
Fernando Termentini



27/03/14

Candidare i Marò


Lettera aperta a Berlusconi e Renzi sui nostri soldati detenuti in India: FI e Pd li portino in Europarlamento

Cari Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia e leader dell’opposizione, e Matteo Renzi, segretario del Partito democratico e presidente del Consiglio, Vi scrivo alla vigilia di importanti riunioni degli organismi che guidate, la direzione del Partito democratico e l’ufficio di presidenza di Forza Italia, chiamati ad assumere rilevanti decisioni per la vita politica e le riforme del nostro paese, ma anche per le candidature alle ormai prossime elezioni europee. Vi scrivo perché ho fatto, nel mio piccolo, un sogno. Che il nostro paese continui ad affrontare, come ha fatto sinora il nostro Parlamento, senza polemiche interne e senza strumentalizzazioni di parte, la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da oltre due anni trattenuti in India. Che l’Italia sollevi in tutti gli appuntamenti con gli altri paesi, con la comunità e con le istituzioni internazionali il caso dei due Marò, come un caso di violazione di diritti umani, di giustizia, di libertà, di norme e trattati sulla giurisdizione, sulla competenza territoriale, sull’immunità funzionale. Che lo faccia da Nazione unita, che contribuisce in maniera rilevante e ha pagato altissimi tributi al mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo e che esige rispetto per i propri diritti e per i diritti di suoi due cittadini, due militari. Che si riesca a utilizzare in maniera concorde per tali finalità anche la prossima competizione per l’elezione dei nostri rappresentanti al Parlamento europeo. Che con autentico spirito bipartisan i due principali partiti, il Partito democratico e Forza Italia, dal governo e dall’opposizione, offrano ciascuno una candidatura a Latorre e a Girone, impegnandosi per la loro elezione, senza richiedere loro alcuna adesione politica. Che il governo, la Difesa, la Marina assicurino i due Fucilieri di poter accettare tale candidatura, senza dover rinunciare a essere a pieno titolo e a tutti gli effetti quello che loro vogliono continuare ad essere, dei militari, sia pure temporaneamente non in servizio.
Che l’India non possa allora più opporsi a dare libertà e giustizia ai due Marò, di fronte a un diritto, a una appartenenza, a uno status che proviene non più solo dall’Italia ma che giunge direttamente dall’Europa. Che i nostri due militari possano essere quindi finalmente di nuovo liberi, con le loro famiglie, ed essere fieri che così li avranno voluti tutti gli italiani.
Vi ringrazio per l’attenzione e per quanto farete per contribuire a realizzare questo mio sogno. Con stima.
Elio Vito - 27marzo 2014

fonte: http://www.ilfoglio.it/

Renzi vuo' fa' l'americano: "Obama è il mio ideale"


Obama plaude alle riforme di Renzi: "Saprà portare avanti l'Italia". E il premier gongola: "Per me e per la mia squadra Barack è fonte di ispirazione"


"Obama non solo è il presidente degli Stati Uniti: per me e la mia squadra è fonte di ispirazione". Spiccica qualche parola in broccolino, poi attacca con l'italiano e si lascia andare in una sperticata serenata per Barack Obama.


A Matteo Renzi brillano gli occhi, sorride alle telecamere e vende un sogno, il suo. "Tu vuo' fa' l'americano - gli canterebbe Renato Carosone - ma sei nato in Italy". Ed è proprio questo mix tra orgoglio italiano e fascino a stelle e strisce che caratterizza la conferenza stampa a Villa Madama. "La visita di Obama è un appuntamento molto importante per nostro governo - spiega il presidente del Consiglio - quel messaggio che ha caratterizzato la campagna di Obama, Yes we can, oggi vale anche per noi in Italia".
Lo stile è quello a cui Renzi ci ha ormai abituato. Schietto e divertito, veloce e immediato, facilmente commestibile se scorso in televisione. E la conferenza stampa che succede il faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti è una lunga carrellata che va dalla parternship tra Italia e Usa alla crisi in Ucraina, dalle politiche per rilanciare l'occupazione ai marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone "illegalmente detenuti in India". C'è spazio per tutto. Alla base ci sono "ideali e valori comuni". Alla base c'è una stima reciproca. Da una parte Renzi che sembra sognare per il solo fatto di essere faccia a faccia con il numero uno degli States, dall'altra Obama che rimane "favorevolmente impressionato per l'energia" del neo premier italiano e che gongola per la bellezza della Città Eterna. I due si trovano d'accordo su molti punti. In primis, la posizione di chiusura nei confronti del presidente Vladimir Putin per l'annessione della Crimea alla Russia.

In secondo luogo, per gli sforzi compiuti da Roma nella distruzione delle armi chimiche siriane.
Ma il piatto forte è sicuramente il piano di riforme per far tornare l'Italia e il Vecchio Continente a crescere. Secondo il presidente degli Stati Uniti, il dibattito tutto europeo tra crescita e austerity è sterile: "Le finanze pubbliche devono essere in ordine ma più si cresce e più i conti sono in ordine". Renzi ci tiene a far bella figura: "Abbiamo sì un grande debito pubblico ma un risparmio privato quattro volte il debito e un avanzo primario. Non siamo la Cenerentola d’Europa, usciamo da una subalternità culturale". Poi snocciola i buoni propositi del governo e elenca le riforme che ancora devono essere scritte: "Obama ha scelto un percorso ambizioso per ricostruire l’economia del suo Paese. 

Noi abbiamo scelto di usare lo stesso acronimo, Jobs act, per restituire lavoro e spazio ai giovani". Gli Stati Uniti sono il modello su cui il governo intende operare. Ma, ci tiene a sottolineare il premier, "l’Italia deve fare il proprio compito dando corpo a riforme strutturali". Riforme che sembrano piacere anche a Obama che, però, invita Renzi a "raddoppiare gli sforzi per educare i giovani e fornire competenza per il lavoro" e ad accorciare il consistente divario sulle spese destimanete alla difesa

Andrea Indini - Gio, 27/03/2014 - 19:29

Slovacchia: l’emendamento costituzionale sul matrimonio fra uomo e donna passa col 90 per cento dei consensi

L’emendamento, votato da democristiani e socialisti, ha raccolto i consensi di 117 parlamentari su 128. Il plauso della Chiesa


Robert Fico, Jan Figel

Martedì scorso il progetto di legge slovacco sulla riforma della giustizia contenente l’emendamento che protegge la famiglia, esplicitando che il matrimonio è solo fra uomo e donna, è stato approvato con 103 voti su 126 presenti. Il singolo emendamento è passato con oltre il 90 per cento dei consensi (117 favorevoli su 128). Il ddl era già stato presentato dal Movimento democratico cristiano, guidato da Jan Figel (qui la nostra intervista), senza risultati, ma quando il premier socialista, Robert Fico, si è convinto della bontà dell’iniziativa anche gli indecisi del suo partito lo hanno seguito.
IL PLAUSO DELLA CHIESA. Così, la Conferenza episcopale della Chiesa cattolica slovacca, riunita a Cicmany, ieri ha espresso il suo plauso e ha invitato alla preghiera per «riconoscere la verità che la natura umana è dono di Dio e non dipende dalle decisioni private di nessun uomo». E «affinché i bambini possano avere l’opportunità di conoscere la loro madre e il loro padre e perché possano essere cresciuti da entrambi». Pertanto, continua il documento dei vescovi, «invitiamo tutte le autorità pubbliche e le persone di buona volontà a considerare la famiglia come il fulcro degli interessi della società». I prelati hanno quindi ribadito il loro appoggio a «ogni iniziativa pubblica a sostegno del matrimonio e della famiglia», apprezzando in particolare «la proposta di emendamento alla Costituzione che dovrebbe contenere la definizione del matrimonio»

marzo 27, 2014 Redazione
 

Obama va da papa Francesco con tante belle parole sulla lotta alla povertà, ma la sua vera lotta è contro la Chiesa



Primo storico incontro tra il presidente Usa e il Pontefice: «Meraviglioso incontrarla». Ma la missione di riconquistare i voti cattolici fallirà.

Barack Obama incontra Papa Francesco

Papa Francesco ha incontrato questa mattina il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. «È meraviglioso incontrarla», ha esordito Obama. Francesco ha risposto con un «grazie» e una vigorosa stratta di mano. Dalla Sala del Tronetto, il Pontefice ha condotto Obama nel suo studio privato, dove i due leader hanno intrattenuto un colloquio durato quasi un’ora. Al di fuori dello studio, insieme alla delegazione americana e ai giornalisti, hanno aspettato anche il segretario di Stato americano John Kerry e il prefetto della Casa Pontificia, Georg Gaenswein. Le porte dello studio pontificio si sono rimaste chiuse dalle 10.28 alle 11.20.
«LOTTA ALLA POVERTÀ». Il presidente americano era già stato ricevuto, insieme alla moglie Michelle, da Benedetto XVI in Vaticano nel luglio del 2009. È la prima volta però che incontra Bergoglio. In attesa di conoscere notizie più precise su quello che i due si sono detti nell’udienza privata, i media sottolineano le parole a effetto («meraviglioso incontrarla») e rilanciano l’impegno annunciato da Obama di collaborare con il Santo Padre per sconfiggere la povertà nel mondo. Il presidente Usa infatti tiene molto a far sapere di sentirsi in profonda sintonia con papa Francesco sulla «lotta alla sperequazione», la sua nuova parola d’ordine.
A CACCIA DI VOTI. Agli osservatori tuttavia non sfugge che la visita di Obama in Vaticano ha anche l’obiettivo di abbellire l’immagine dell’inquilino della Casa Bianca agli occhi degli elettori cattolici, molti dei quali in questi anni della sua amministrazione si sono allontanati da lui. Come già qualche mese fa ha spiegato il Foglio, Obama – non unico tra i leader mondiali – intende insomma sfruttare la popolarità di papa Francesco per recuperare consenso in un anno elettorale (a novembre le elezioni di metà mandato).
IL TRUCCO. È quello che ha spiegato tre giorni fa il celebre vaticanista statunitense John Allen in una intervista a Radio Vaticana. E conferma George Weigel, senior fellow all’Ethics and Public Policy Center di Washington, intervistato oggi da Paolo Rodari per Repubblica. Obama, secondo Weigel, sa benissimo che «la maggior parte dei cattolici americani è entusiasta di Francesco, come lo sono io», è per questo che «vorrebbe far diventare il Papa un alleato». Di qui, spiega Weigel, il tentativo (spesso assecondato da giornali e tv) di fare apparire Francesco un “liberal”. Peccato che «i termini “liberale” e “conservatore” sono inutili quando si parla di Chiesa. Nella Chiesa si parla di “vero” e di “falso”, non di destra e sinistra».
UNO SCONTRO DIETRO L’ALTRO. Il tentativo di Obama dunque «fallirà» secondo Weigel. Al di là delle strette di mano con il Pontefice, sono diversi in effetti i fronti di “guerra” aperti da Obama nei confronti della Chiesa cattolica, dalla riforma ultra omologatrice della scuola fino all’Obamacare, la riforma della sanità che minaccia gravemente la libertà religiosa imponendo a tutti i datori di lavoro, cattolici compresi, di offrire ai dipendenti coperture assicurative che comprendano aborto e contraccezione. Senza contare le iniziative del presidente (o da lui sostenute) fortemente sentite come sbagliate dalla Chiesa, dall’apertura al matrimonio gay fino all’intervento militare in Siria, annunciato e poi annullato anche grazie alle posizioni assunte da papa Francesco.

redazione - 27/03/14