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09/01/16

Da Tor Sapienza a Colonia: è sempre colpa del burattinaio fascista





Roma, 9 gen – Abbiamo già visto ieri come, in un tentativo disperato di negazionismo, qualcuno sia riuscito persino a dire che i disordini di Colonia (e Amburgo, e Salisburgo, e Zurigo) siano stati causati da… “gruppi xenofobi”. Proprio così, i soliti fasci avrebbero provocato i migranti per suscitare la reazione a cavalcare poi l’inevitabile sdegno. I media che hanno avanzato tale ipotesi non ci hanno spiegato bene come questo possa essere stato possibile. Peccato: siamo grandi amanti delle barzellette e ci sarebbe piaciuto ascoltare il racconto di come i “gruppi xenofobi” abbiano fatto ubriacare mille o duemila maghrebini, di come li abbiano indotti a tirare petardi sui passanti e sulla polizia, di come li abbiano convinti a molestare, pestare, umiliare, derubare, violentare centinaia di donne. Forse anche il Mossad o la Cia avrebbero difficoltà a inscenare una cosa del genere, ma gli onnipotenti “gruppi xenofobi” no, loro possono far tutto.
Del resto qualche tempo l’Espresso ha rilanciato, senza generare il clamore sperato, in verità, uno scoop secondo cui le armi per gli attentati di Parigi sarebbero state procurate da un ambiguo faccendiere di “estrema destra”, passato anche per il Front national, che si sarebbe in passato vantato di essere andato nelle banlieue con i suoi camerati a generare rivolte immigrate, anche in questo caso in vista dei consensi da trarne dopo la relativa ondata di indignazione. Quindi il colpevole per il massacro del Bataclan è… il Front national. E i disordini nelle periferie francesi a forte presenza immigrata, che si ripetono da 35 anni, sarebbero fomentate da misteriose cellule frontiste andate nottetempo a organizzare i tafferugli.
E i disordini nelle borgate romane di qualche tempo fa? Ovviamente non c’entrano nulla i servizi che non funzionano, la disoccupazione endemica, il miraggio di un’integrazione che in realtà è ghettizzazione reciproca. No, anche in quel caso ci furono gruppetti di neofascisti arrivati la sera prima ad organizzare il tutto. La gente del quartiere, evidentemente priva di un cervello proprio, li avrebbe seguiti ciecamente: del resto chi non scatenerebbe una guerriglia nella propria borgata solo perché gliel’ha suggerito uno sconosciuto neofascista di un altro quartiere spuntato fuori dal nulla?
E vogliamo parlare delle manifestazioni scolastiche o di quelle dei centri sociali? Anche in questo caso violenze e devastazioni sono immancabilmente frutto di infiltrati fascisti (in una delle più pesanti, qualche tempo fa, a Roma, ci furono persone convintissime di aver visto in piazza con gli antagonisti le bandiere di CasaPound… caspita che infiltrazione ben riuscita). Insomma, qualsiasi cosa accada, c’è sempre dietro l’uomo nero che manovra tutto. Alieni calati dall’alto, ma sempre organizzatissimi e capaci di qualsiasi cosa. In questo modo guardare in faccia la realtà non serve più: non esistono problemi relativi all’immigrazione, non esiste il terrorismo, la crisi, la disoccupazione, non esiste il disagio del popolo italiano, non esiste nulla, viviamo nel migliore dei mondi possibili. Se non fosse per quelle cellule xenofobe giunte da chissà dove a rovinare tutto.

Adriano Scianca - 9 gennaio 2016
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it

Cinque adolescenti minacciati da nordafricani con una pistola: "Credete in Allah?"

Un gruppo di magrebini ha messo in scena una finta esecuzione, denunciati. La Lega Nord organizza una fiaccolata per domenica: "Vanno espulsi" 


isis
Minacciati con una pistola e costretti a professare la loro fede. Una scena simile a quelle, drammatiche, raccontate dai sopravvissuti agli attentati condotti dagli affiliati all'Isis in questi mesi. Una scena che stavolta, però, si svolge nel nostro Paese. E precisamente a Vignola, comune in provincia di Modena.
È lì che un gruppo di magrebini avrebbe organizzato una finta esecuzione terroristica minacciando con una pistola 5 adolescenti del posto e costringendoli a dire se credevano in Dio o in Allah. Il fatto è accaduto martedì scorso, i ragazzi non sono rimasti feriti, ma hanno raccontato tutto ai genitori che hanno sporto denuncia ai carabinieri.
 
 
Caso politico Da quello che si apprende si sarebbe trattato di un pessimo scherzo, ma la vicenda ha subito scatenato una polemica politica. La Lega Nord domenica alle 18 organizzerà una fiaccolata per le vie del paese. Si tratta di "fatti inaccettabili" sottolinea il promotore dell'iniziativa, ed esponente del Carroccio emiliano, Gianluca Vinci: "Non importa che la pistola fosse vera o finta, quel che disgusta, allarma e indigna è il gesto. Esprimo solidarietà ai ragazzi e alle loro famiglie. A Vignola, dove la Lega è in maggioranza, abbiamo già impedito l'apertura di una moschea e ora vogliamo bloccare anche quella di Castelfranco Emilia. L'Islam con la Lega non passa».
Ma il caso è approdato anche in Regione dove il capogruppo leghista Alan Fabbri e il collega di partito Stefano Bargi hanno parlato di un "atto gravissimo e allarmante", invocando "l'espulsione degli immigrati responsabili" e una "stretta anti-islam in tutta la Regione". "La reazione della Lega sarà fermissima, scenderemo in strada per dimostrare che la Lega non abbassa la testa - assicurano - fatti come questi non sono mai stati tollerabili e ancora meno oggi, che viviamo in un clima di tensione esasperante". Ma ad insorgere è anche Forza Italia con il consigliere regionale Enrico Aimi, che presenterà nelle prossime ore un'interrogazione in assemblea legislativa per chiedere alla giunta se sia a conoscenza di "tale grave episodio e quali urgenti e inderogabili provvedimenti intenda assumere". "Sarebbe ora che l'Emilia Romagna si dotasse di una legislazione seria - attaccaAimi - per evitare l'elargizione di fondi e servizi da parte delle amministrazioni in presenza di stranieri che, a qualsiasi titolo manifestino vicinanza al terrorismo di matrice islamica".
 
 
"Fare chiarezza" Il Pd di Vignola chiede di fare chiarezza a proposito dello strano episodio: "Si tratta di un episodio sconcertante, dai contorni non ancora ben definiti, sul quale occorre fare al più presto piena luce. Le minacce a cinque minorenni da parte di un gruppo di magrebinisono un fatto inedito per il vignolese, capace di produrre grande allarme sociale tra le famiglie e nell'intera comunità locale. Esprimiamo vicinanza ai ragazzi minacciati e alle loro famiglie. Queste sono terre nelle quali le comunità di stranieri sono bene integrate: episodi come questi rischiano di minare il clima di reciproca fiducia". 

Red. Cro. - 8 gennaio 2016
fonte: http://www.iltempo.it

06/01/16

Paolo Becchi lascia il MoVimento 5 Stelle: "È la stampella del Pd e Grillo è un ologramma"


Il professore, considerato l'ideologo dei grillini, sfoga la sua delusione: "Si sta trasformando in un partito ibrido e ha stretto con Renzi un nuovo patto dopo quello del Nazareno"


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Il MoVimento 5 Stelle perde un'altra "stella". Ma stavolta non si tratta di un'epurazione bensì di un addio spontaneo. Paolo Becchi, da molti considerato l'ideologo del M5S, saluta e se ne va. In una conversazione con Formiche.net il professore di Filosofia sfoga tutta la sua delusione nei confronti di quello che, spiega, "si sta trasformando in un partito ibrido e ha stretto con il Pd un nuovo patto dopo quello del Nazareno facendo da stampella al governo Renzi". 
 
 
L'ologramma Grillo Becchi racconta di aver cancellato la propria iscrizione al MoVimento il 31 dicembre. "L'ho fatto - sottolinea - perché non corrisponde più a quella speranza dell'inizio. Non sono nella testa di Beppe, e non so se questo suo progressivo farsi da parte sia sintomatico di un po' di delusione anche da parte sua, ma è sempre più politicamente assente. Ha fatto un discorso di fine anno che era uno spot pubblicitario al suo spettacolo, un intervento teatrale nel quale dice che tutti siamo ologrammi ma, ahimè, è diventato un ologramma pure lui. Forse era inevitabile che il MoVimento si istituzionalizzasse, ma il sogno è finito".
 
 
Amministrative Secondo Becchi il caso più eclatante della trasformazione dei grillini in "partito ibrido" è quello che riguarda le prossime elezioni amministrative: "Si può vincere ma si ha paura di farlo e magari non lo si vuole proprio, come a Roma, si sceglie di seguire l'intero e impegnativo percorso democratico per la selezione delle candidature con non so quanti passaggi in rete, facendo mostra di questo dispiegamento di energie per la democrazia diretta. Dove invece si vuole lottare per vincere davvero, il candidato e la lista vengono blindati e imposti dall'alto come accaduto con Massimo Bugani a Bologna. Questo è il partito ibrido che da un lato acchiappa chi ancora crede negli ideali di rottura del vecchio MoVimento e dall'altro si avvicina alla logica partitica".
 
 
Il nuovo patto del Nazareno Il professore analizza poi l'elezione dei giudici della Corte Costituzionale: "Lì si è capito come il Patto del Nazareno tra Pd e Fi sia finito del tutto e ne sia nato un altro tra Pd e M5S, tenuto segretissimo tanto che chi ne parla viene ricoperto di insulti in rete, ma questa è la sostanza". Il prossimo banco di prova dell'asse Pd-M5S sarà, secondo Becchi, il voto sulle unioni civili: "Ci sarà l'accordo tra Renzi e l'M5S, il quale finisce così a fare nuovamente da stampella al governo, quando invece sarebbe andato incontro a grosse difficoltà. Poi la legge sullo ius soli, anche qui sconfessando Grillo. E magari per finire anche l'eutanasia. Non rendendosi conto che in questo modo si fa soltanto il gioco di Renzi".
 
 
Grillo al tramonto Quindi Becchi torna sulla figura di Beppe Grillo: "È stato sconfessato dal vicepresidente della Camera addirittura sul Financial Times, al quale Luigi Di Maio ha detto che loro non sono favorevoli all'uscita dell'Italia dalla Nato come invece ha sostenuto Grillo. Beppe ha detto che è 'un po' stanchino', ma che sarebbe rimasto il garante delle regole. Peccato però che qui non venga rispettata nessuna regola, come sull'espulsione della senatrice Serenella Fucksia: indubbiamente c'erano motivazioni valide e l'obiettivo sarebbe stato raggiunto ugualmente, ma non c'è stata nessuna assemblea dei parlamentari con voto poi ratificato dalla rete. Ormai regna l'arbitrio".
 
 
La reazione dei Democratici Tra i primi a commentare la notizia dell'uscita di Becchi Alessia Rotta, membro della segreteria nazionale del Pd: "Alla gran giostra dei 5 Stelle oggi tocca a Becchi: e quindi avanti il prossimo. Chi sarà? Non lo sappiamo, ma di sicuro chi pensa con la sua testa è fuori. Una supercazzola digitale al giorno serve per sviare l'attenzione dal lavoro di epurazione. Così Casaleggio e il suo ectoplasmatico portavoce, Grillo, ne hanno segato un altro: zero democrazia per una setta sotto il ferreo controllo del duo bananas. Di questo passo resteranno giusti giusti per un bello scopone scientifico".

Luigi Frasca - 5 gennaio 29016
fonte: http://www.iltempo.it

Stupratori e pirati. Immigrati ubriachi e violenti padroni dell’Europa



Mercoledì 6 gennaio 2016 – Epifania di Nostro Signore Gesù – a casa, a Taurianova.
Accoglienza o calci in culo fino alla prima tenda beduina? Io, nel debole dubbio, mi sono fatto portare dalla befana un paio di anfibi militari. Di quelli rinforzati.

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Siamo all’abisso e ancora non ci basta. Hanno invaso tutta l’Europa con la faccia stanca e pietosa di chi sbarca dopo qualche ora di traversata, con i piedi gonfi di chi si incaponisce a marciare per giorni con lo zaino pieno di pretese. I più cretini fra noi ci hanno creduto. I più delinquenti fra noi ci hanno investito e guadagnato. Il progetto islamico “Prendiamoci l’Europa” è riuscito alla grande. Ed ora siamo, noi europei, ospiti sgraditi in casa nostra.
Cose da non credere! 
E, se provi a denunciare misfatti e reati commessi da questa accozzaglia di senzalegge, c’è ancora chi, ipocritamente, ti appioppa un convinto “Razzista!” sul groppone. Posso dirlo francamente? Me ne fotto!
Non mi accoderò mai al gregge dei difensori ad ogni costo! Non farò mai parte degli ospitanti felici! Non festeggerò né sbarchi, né cammini della speranza. Continuerò, invece, a urlare il mio sdegno per cotanta coglionaggine italica ed europea! Sono razzista per questo? Eh, beh! Pazienza. Se ne faccia una ragione il papa, il governo, il piddì, tutto l’associazionismo di partito.

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Volete veramente aiutarli? Andate e bombardate seriamente ISIS e affini. Stanate i terroristi e ripulite africa e medioriente. Se ne avvantaggeranno loro e noi. E spenderemo meno noi. Correndo meno rischi e subendo meno danni.
Sono anni che patiamo questa invasione. Li abbiamo accolti, vestiti, sfamati. Abbiamo dato loro casa, mentre i nostri dormono per strada. Ci hanno sbattuto in faccia la pretesa di imporre la loro legge nei nostri Paesi. Capre scannate in strada, mentre qui non si può macellare se non cantando pure la ninna nanna al porco che dobbiamo mangiare. Donne coperte come poltrone al trasloco e massacrate di botte ad ogni piè sospinto, mentre le nostre hanno lottato per poter decidere di se stesse. Bambini allevati con pane e odio razziale, mentre ai nostri viene imposto di accogliere ad ogni costo chi li vorrebbe morti.
Rifiutano il cibo che diamo loro quotidianamente e GRATUITAMENTE, distruggono i luoghi che consegniamo loro GRATUITAMENTE per vivere e “organizzarsi”, terrorizzano la nostra gente nei quartieri che occupano con la spavalderia violenta, brutale, sanguinaria che fu anche dei loro progenitori saraceni.
Insomma, tutto degenera da quando sono qui. Ma nessuno lo dice o, meglio, se qualcuno tenta di dirlo c’è sempre uno stronzo che cerca di imbavagliarlo.

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Come succede, in queste ore, a Rosarno, dove il pirata nero della strada, che investe due bambini di 3 e 5 anni e scappa, viene “tutelato” dal silenzio della stampa e di certo associazionismo. “Per la pace sociale”, dicono. Risponderei “perché stanno per nascere nuovi centri d’accoglienza, paradiso del business intorno agli emigrati”. E diciamola tutta!
Non dobbiamo abbassare la guardia! Non dobbiamo permettere a nessuno di tapparci la bocca e levarci il sacrosanto diritto di denunciare! E ci mancherebbe altro. Faremmo il loro gioco e consegneremmo definitivamente la nostra terra a chi la pretende odiandola.

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Provocatoriamente vorrei chiedere alla Boldrini e alle sue amiche di sinistra Sinistra se le donne violentate a Colonia e nelle altre città della Germania non siano donne! O se dobbiamo considerarle bottino di guerra! Vorrei sapere dai preti accoglienti come troie di bordello (quando ne abbiano la nobile natura) se quegli islamici drogati e ubriachi (ma non era vietato l’alcool dal profeta?) siano da considerare fratelli. Perché io, di fratelli stupratori, non ne voglio. Così come non voglio fratelli pirati della strada. Nè colorati, né zingari, né bianchi.

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Vorrei chiedere agli Italiani (o a ciò che resta del mio amato Popolo dopo i colpi di Stato firmati massoneria e Colle) se non ne abbiano le palle piene e non sia venuto il momento di ribellarsi veramente.  Se non sia tempo, ora subito, di un nuovo 1789. 

E cominciamo così il nuovo anno… Fra me e me…

di Nino Spirlì - 6 gennaio 2016
fonte: http://blog.ilgiornale.it

“L’Arabia Saudita esporta petrolio, datteri e terrorismo nel mondo”, qualcuno inizia a dirlo mentre gli altri tacciono.



Proteste contro l'Arabia Saudita
di Luciano Lago

Si poteva pensare che la barbara esecuzione di 47 dissidenti avvenuta in Arabia Saudita, fra cui il leader religioso sciita Sheij Nimr, avrebbe provocato in Occidente una qualche forma di autocritica sugli stretti rapporti di alleanza e di business che i governi occidentali , in particolare quelli europei, intrattengono con lo stato retto dalla Monarchia dei Saud.  Uno Stato che ha dimostrato, con questo atto barbaro, il suo connotato di stato dispotico, oscurantista e tirannico, retto da una dinastia ereditaria che esercita la più dura oppressione sulle minoranze e che sostiene i gruppi terroristi in tutta la regione mediorientale e diffonde il radicalismo integralista wahabita intollerante e fanatico.
Può essere questo compatibile con i dichiarati “valori ” europei di “democrazia” e di rispetto dei “diritti umani” ? Quell’Europa che ha sempre fatto le “prediche” agli altri sulla democrazia e rispetto dei diritti umani, quei governi europei che hanno indicato il regime di Bashar al-Assad in Siria come tirannico, sulla base di accuse mai provate, e che hanno voluto demonizzare il colonello Gheddafi come dittatore e tiranno, tanto da giustificare interventi militari diretti (in Libia) o indiretti (attraverso i gruppi mercenari jihadisti) in Siria, adesso si scopre che sono alleati e sodali con uno dei peggiori stati canaglia sulla faccia della terra che detiene il record delle esecuzioni capitali e che fa decapitare i presunti oppositori del regime sulla pubblica piazza.
Questa occasione di autocritica è del tutto mancata ma anzi questo avvenimento è stato  preso a pretesto, da alcuni governi e da una buona parte dei media europei, per mettere piuttosto sotto accusa l’Iran, che in questo caso ha subito  l’affronto, come paese leader del modo sciita, dell’esecuzione di un leader religioso stimato che di nessuna colpa si era macchiato se non quella di aver predicato contro l’oppressione della minoranza sciita nel suo paese.

Cameron con sauditas

L’accusa dei media occidentali contro l’Iran viene occasionata dall’avvenuto assalto all’ambasciata saudita a Teheran da parte di una folla esagitata, certamente un atto deprecabile, ma ben poca cosa di fronte alle esecuzioni capitali effettuate a Rijad.
A parte qualche pronuncia di condanna generica e tardiva, che tradisce l’imbarazzo dei governi occidentali, non cè stata alcuna forma di autocritica e tanto meno di provvedimenti di tipo sanzionatorio, gli stessi che invece hanno colpito inesorabilmente la Siria e la Russia.
Al contrario si cerca di colpevolizzare l’Iran in quanto questo paese si dedicherebbe (secondo i media occidentali) a suscitare la reazione di rabbia e di sdegno in tutto il mondo sciita dall’Iraq alla Siria, al Libano ed allo Yemen, con manifestazioni ed attacchi contro gli interessi e le rappresentanze saudite.
Il presidente del Consiglio Renzi incontra il re dell' Arabia Saudita Salman Bin Abdulaziz al Saud, nel Palazzo Reale di Riad, 9 Novembre 2015. ANSA / UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI ++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING ++
Il presidente del Consiglio Renzi incontra il re dell’ Arabia Saudita Salman Bin Abdulaziz
Risulta poi spassoso leggere le analisi che alcuni giornali italiani fanno della presunta guerra religiosa tra sciiti e sunniti, analisi in cui attribuiscono ogni responsabilità alle velleità espansionistiche dell’Iran, anche a seguito degli accordi sul nucleare che dovrebbero consentire la fine delle sanzioni e rafforzare il regime di Teheran.
Come non potevano mancare gli interventi di “esperti” analisti israeliani i quali ci raccontano che “loro (gli israeliani) avevano avvisato il mondo del pericolo costituito dall’Iran rafforzato e dotato di armamenti sofisticati, che potrebbe minacciare non soltanto Israele ma anche gli stati protetti dall’Occidente”, ovvero leggi le monarchie petrolifere sunnite, quali Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati, Bahrain, ecc..
Omettendo di dire che sono proprio questi stati che da anni finanziano e sostengono i gruppi terroristi jihadisti che hanno seminato morte e distruzione in vari paesi dalla Siria all’Iraq al Libano ed allo Yemen. Tralasciando anche il particolare che Israele è un altro buon alleato dei monarchi sauditi con cui il governo di Tel Aviv ha stretto relazioni di collaborazione militare e di affari. 

Proteste a Teheran contro Arabia Saudita
Proteste a Teheran contro Arabia Saudita

Quindi in sintesi avviene che l’Arabia Saudita fa mozzare le teste dei dissidenti, alimenta il terrorismo nella regione e le colpe di tutto questo (secondo la stampa occidentale) sono dell’Iran che vuole “approfittare” dell’evento per aprire una guerra religiosa, come se non fose stata fino ad oggi la minoranza sciita a subire gli attentati kamikaze alle proprie moschee, nei mercati affollati e nelle piazze, decine di episodi sempre riconducibili al terrorismo alimentato da Arabia Saudita e dal Qatar.
Una delle eccezioni a questo coro dei media la troviamo in qualche giornale non conforme, ad esempio nel giornale tedesco “Bild” che oggi titola: “L’Arabia Saudita esporta petrolio, datteri e terrorismo nel mondo”.
Alla buon ora qualcuno inizia a dire la verità su questo stato canaglia.
“Oltre al petrolio, ai datteri ed al terrorismo, l’Arabia Saudita non dispone di niente altro da offrire al mondo e corrompe l’Occidente con l’ obiettivo di continuare con la sua attuale politica di diffusione della sua ideologia integralista”, come informa il giornale tedesco in un articolo firmato da Julian Reichelt. Vedi: Bild.de
Rispetto a questo, l’analista ricorda che nel corso dei secoli, “i nostri amici sauditi non hanno inventato niente che possa aiutare il progresso mondiale, hanno soltanto esportato petrolio, datteri ed una ideologia estremista: L’Arabia Saudita è un paese reazionario che appoggia le ideologie radicali ed integraliste, le uccisioni indiscriminate ed è ispiratrice del radicalismo wahabita, del terrorismo che viene sostenuto con i petroldollari”.

Bild giornale tedesco ,copertina
      Bild giornale tedesco ,copertina
L’articolo fa riferimento alla recente esecuzione dei 47 dissidenti attuata dal regime di Rijad, “il nostro terribile alleato” scrive l’analista, e nello stesso tempo stigmatizza il vergognoso silenzio mantenuto su questo episodio dai governi occidentali ed in particolare dai Governi di Berlino e di Washington (ma anche di Londra e di Roma).
A questo proposito, l’articolo mette in questione la vendita di armamenti sofisticati prodotti in Germania e consegnati all’Arabia Saudita ed anche il fatto che l’ONU e l’Unione Europea non abbiano niente da dire sulla permanenza dell’Arabia Saudita come presidente della commissione sui “diritti umani” delle Nazioni Unite.
Nello stesso articolo ci si chiede come sia stato possibile che i paesi occidentali si siano lasciati corrompere per decenni dai petroldollari sauditi e si siano tappati gli occhi di fronte al fatto che questo paese sosteneva e sostiene tutti i gruppi terroristi che promuovono l’ideologia integralista wahabita e salafita. “Da molto tempo questo paese ha imboccato la sua strada del ritorno al deserto della barbarie”, conclude l’analista Julian Reichelt.
Rendiamo onore a questo giornalista tedesco che risulta fra i pochi che hanno avuto il coraggio di dire la verità sui monarchi di Rijad mentre i suoi colleghi di altri giornali europei tacciono per viltà o interesse.

4 gennaio 2016
fonte: http://www.controinformazione.info

05/01/16

ULTIMO NATALE IN AFRICA: “TORNANDO A CASA” ED IL MARINAIO PIEMONTESE DIMENTICATO.




Riceviamo e pubblichiamo un interessante post che narra la storia del recupero di un nostro coraggioso soldato caduto in guerra nel 1940, il sottocapo silurista Carlo Acefalo, lo riportiamo con i ringraziamenti all’autore e con un motto che deve valere sia per i vivi che per i morti “Nessuno resti indietro!”


Il regista italo-argentino Ricardo Preve ha un obbiettivo: riportare in Italia la salma del Sottocapo Silurista Carlo Acefalo, membro del equipaggio del sommergibile italiano “Macalle”, affondato presso l’isolotto di Barra Musa Khebir nel Mar Rosso nel Giugno 1940.
Dei 45 a bordo del “Macalle” si salvarono tutti tranne uno: Acefalo era un giovane (24 anni) marinaio nato a Monastero Vasco (CN), orfano di guerra (suo padre, un “trovatello” come si diceva al epoca ai bambini abbandonati alla nascita, era morto nel 1917 sotto le armi quando Acefalo aveva 1 anno) che non era sopravvissuto alla settimana passata su Barra Musa Khebir senza acqua o cibo, sottoposti a temperature di oltre 50 gradi, dopo l’ affondamento del sommergibile.

In vano gli sforzi di tre membri del equipaggio che remarono 280 chilometri sino a dare l’allarme ad un avamposto italiano in Eritrea: quando il sommergibile “Guglielmotti” arrivo’ a Barra Musa Khebir, Acefalo era già stato seppellito dai compagni sotto pochi centimetri di sabbia.
Poi niente: per 75 anni il suo corpo rimase dimenticato. Neanche un appello dei compagni superstiti sul programma “Portobello” di Enzo Tortora riuscì a scuotere la burocrazia italiana per darsi da fare e riportarlo a casa.

Ma forse adesso la cosa e’ cambiata: Preve ha localizzato la tomba di Acefalo nel corso di una spedizione di ricerca l’anno scorso a Barra Musa Khebir, e per il 2016 si prevede che finalmente, con l’appoggio dei Ministeri della Difesa e degli Affari Esteri, e con il permesso delle autorità sudanesi, si proceda al recupero della salma nel anno del centenario della nascita di Acefalo.
Rimangono ancora tanti ostacoli da superare ma si spera che l’anno entrante porti finalmente onore ed un meritato riposo ad un giovane marinaio italiano, caduto nel servizio della patria. 

5 gennaio 2016
fonte: http://www.geopoliticalcenter.com

Decapitazioni saudite, ignoranza occidentale


 


Chissà per quale arcano presentimento, qualche giorno fa ho pubblicato un articolo nel quale mi sono interrogato sulle supposte differenze tra l’Arabia Saudita e lo Stato islamico. Le 47 decapitazioni effettuate contemporaneamente in dodici città saudite il 1° gennaio, immancabilmente hanno dato conferma a quanto drammaticamente stressato nell’articolo.
Non esiste, infatti, grande differenza tra i due Stati, se non per il tipo di confessione religiosa professata. Sunniti di scuola Hanbalita, ortodossi e conservatori, i Sauditi si considerano i protettori della sacra terra islamica, mentre lo Stato Islamico del Levante (DAËCH) è un Movimento sunnita “salafita” (da Salaf = i pii antenati cui si deve tendere) che si prefigge di attuare la Sharia in tutte le comunità islamiche, unificando la guida dei paesi di fede islamica in un’unica realtà teocratica Califfale attraverso la quale imporre la sottomissione all’Islam del mondo intero. In particolare, per entrambi l’Ordinamento giuridico di riferimento è la Sharia.
Anzi, per le decapitazioni pubbliche effettuate in Arabia Saudita, oggi mi sento in dovere di aggiungere che per, l’Arabia Saudita, l’articolo 1 della Legge Fondamentale dello Stato stabilisce che il “Libro di Dio (Corano) e la Sunna del Suo Profeta” rappresentano la Costituzione del paese, che l’arabo è la lingua ufficiale e la capitale è Riyadh.” Mentre l’articolo 8 proclama che: “Giustizia, consultazioni e uguaglianza” devono essere conformi alla Sharia”.
Si tratta, lo sottolineo, di una Monarchia, quella della famiglia Al Saud, che dal 1927 è stata chiamata a far parte a pieno titolo dell’allora Società delle Nazioni. In ambito Nazioni Unite, udite udite, il proprio rappresentante, ambasciatore Hassan Thad, è stato chiamato (settembre 2015!) a presiedere la Commissione che dovrà nominare “gli esperti” del Consiglio Onu dei Diritti Umani. Coloro che saranno responsabili del controllo della piena attuazione della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo del 1948. Per inciso, l’Arabia Saudita è dal 2008 che ha sempre cercato di rimandare la visita di tali esperti, ponendo in essere quei dogmi religiosi, tipo le imposizioni giuridiche imposte dal Corano, che sono propri del mondo islamico. Un mondo, cui tra l’altro appartiene anche l’Iran, che nel settembre 1981 presso l’Unesco a Parigi, proclamò La Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo, a difesa delle “esigenze religiose e culturalidei paesi islamici, in quanto, secondo quanto scritto nella stessa versione islamica, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 rappresentava “una interpretazione laica della tradizione giudaico-cristiana” che non avrebbe potuto essere attuata dai musulmani senza violare la legge Coranica.
Assistendo ora all’avvento del rappresentante A.S. a tale importante incarico, è lecito pensare che le aperture fatte dal Presidente Barack Obama al mondo arabo, nel suo fatidico discorso del Cairo del febbraio 2009, volgono anche alla piena ufficializzazione del riconoscimento della cultura teocratica che il mondo islamico continua a tutt’oggi a professare.
E che dire dell’infantile scalpore e sdegno riscontrato ieri nella maggior parte dei quotidiani nazionali, tra cui anche Lettera 43 che intitolava: “Arabia Saudita dove la pena di morte è anche un fatto religioso”?
Sembra quasi che chi abbia scritto quell’articolo non fosse a conoscenza di quanto sancito dall’articolo uno della Legge fondamentale dell’A.S.. Conoscendo la levatura culturale dell’ambasciatore Sanguini e i tre anni da lui trascorsi a Riad, la mia critica volge invece a evidenziare bensì la incontrastata, ma sommessa e silenziosa, accettazione della realtà teocratica che viene portata avanti in particolare in Arabia Saudita e in Iran. L’Occidente, con a capo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, stanno dunque dando pieno sostegno a livello internazionale all’Ortodossia islamica.
Quanto avvenuto e continua a essere giornalmente messo in pratica in Medio Oriente, non è altro che la constatazione che l’Occidente (Stati Uniti in testa, ma anche la nostra diplomazia!) considera l’ortodossia islamica quale unico e valido interlocutore cui riferirsi per il riassetto del Nuovo Ordine Mondiale. L’Iraq di Saddam, l’Afghanistan del Mullah Omar, la Libia di Gheddafi, la Siria di Assad (unica eccezione che resiste e speriamo che si salvi!), così come il concorso e/o il quasi aperto supporto alle forze islamiste rivoluzionarie (Egitto e Tunisia) o di opposizione (Libia e Siria), non sono altro che manifeste conferme a questo perverso occulto gioco perpetrato dall’Ortodossia sunnita. Non di meno e forze in maniera ancor più occulta è la predilezione degli Usa, quindi dell’Occidente, per l’amica, sorella di patto energetico, ortodossia saudita. La guerra in Yemen e in Siria, sono oggi da considerare come guerre di religione tra sunniti e sciiti.
Ecco quindi che si viene ancor meglio a concretare l’ipotesi di un intervento saudita a conferma della sibillina richiesta fatta dal Presidente Barack Obama, il 15 dicembre scorso, ai paesi di credo sunnita per un più concreto intervento nella lotta al terrorismo islamico. L’Arabia Saudita con queste decapitazioni, molte delle quali eseguite dopo più di dodici anni di sospensione, non ha voluto altro che stimolare le altre 33 nazioni sunnite della Coalizione Sunnita.
E se tra i “decapitati” c’era anche un influente religioso sciita, lo sceicco Nimr al-Nimr, molto apprezzato nel sud est del paese da quel 25 per cento di sauditi sciiti, questo forse è il segnale più importante che vede traslare il campo del confronto da quello ideologico/sociale (Occidente-Islam) a quello teologico propriamente detto.
Se è così, l’Occidente dovrebbe riflettere sul fatto che il mondo islamico oltre all’ortodossia contempla anche una forza “modernista” (che fortunatamente diventa di giorno in giorno sempre più presente!), mentre il mondo teologico Cristiano farebbe bene a incominciare a chiedersi quanto realmente potrebbe essere utile, ai fini di una maggiore fratellanza tra i popoli, incominciare a coinvolgere i paritetici teologi islamici su come la Chiesa, sin dagli albori dell’umanesimo post medievale, abbia incominciato a concepire un potere temporale ben diviso, diverso e separato da quello spirituale, cui per contro il mondo islamico tiene ancora tanto oggi.

di Fabio Ghia -05 gennaio 2016

fonte: http://www.opinione.it