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17/01/15

L’Italia paga o non paga riscatto per i sequestrati? Paga ma gli cambia nome

 

 Mai riscatto fu pagato ad alcuna organizzazione terroristica. L'Italia è generosa in 'aiuti umanitari mirati'


Che strano mondo. Tutti credevano di sapere che l’Italia pagava da sempre i riscatti per salvare la vita ai suoi sequestrati e ora ci dicono che siamo in malafede: le due cooperanti d’avventura sono libere per bontà d’animo dei sequestratori. Quasi quasi da mandargli un ‘aiuto’ come premio bontà
Strano mondo, torno a ripetere. Una vita di frontiera tra sequestri e segreti e riscatti pagati dello Stato. Credevamo. Credevo di sapere -ad esempio- che un milione di dollari in banconote usate di taglio misto pesava circa 20 chili e occupava tutto uno zaino. Credevo di sapere di banditi che dall’Iraq alla Siria, passando per la Libia, sequestravano italiani per avere soldi, e ora scopro fossero dei semplici bontemponi che offrivano rudi vacanze gratis. Scoramento: ‘Caro signor Ministro, con cui ci davamo del tu, ma chi ti ha scritto quegli impapocchiamenti che hai letto in Parlamento?’.

Il ministro che non paga riscatti, le due ex sequestrate, Claudio Taffuri, Unità di Crisi della Farnesina che va a recuperare tutti i sequestrati liberati gratis

Il ministro che non paga riscatti, le due ex sequestrate, a destra Claudio Taffuri, Unità di Crisi della Farnesina che va a recuperare tutti i sequestrati italiani liberati gratis

Il Segreto di Stato si può difendere certamente meglio. Dell’italiota ‘dico e non dico’ ride il mondo. ’Siamo contrari al pagamento di riscatti’: esiste qualcuno che invece è contento di farlo? ‘L’Italia in tema di rapimenti si attiene a comportamenti condivisi a livello internazionale, sulla linea dei governi precedenti’. Comportamenti trattativisti o all’americana? Risposta non pervenuta. Governi precedenti: allora siamo sicuri del pagamento. ‘Solo illazioni il presunto pagamento’ dice il ministro. Forse i 12 milioni detti da alcuno sono davvero troppi. Se scendiamo attorno ai 5 va meglio?

A memoria del ministro. Stati Uniti e Regno Unito si dichiarano tra i pochi Paesi al mondo che non pagano riscatti ma tentano azioni militari per liberare gli ostaggi. Nella gran parte dei Paesi europei le cose vanno molto diversamente, scrive il New York Times. «Gli americani ci hanno detto un sacco di volte di non pagare riscatti. E noi abbiamo risposto che non li vogliamo pagare (come detto da Gentiloni NdR), ma non possiamo lasciar morire i nostri cittadini», ha raccontato un ambasciatore europeo. Ovviamente non si tratta mai di ‘riscatti’ -vero ministro?- ma di generosi ‘aiuti umanitari’.

Secondo i calcoli del giornalista americano Callimachi sul NYT, ‘donazioni’ simili hanno fruttato alla rete di al Qaida almeno 165 milioni di dollari in cinque anni, più di 60 soltanto nel 2013. A pagare di più sono stati i francesi, che hanno subito il numero maggiore di rapimenti. Diciassette cittadini francesi e un totale di 58 milioni di dollari sono stati pagati in riscatti. 10 persone liberate, 5 uccise. Tra i Paesi europei, la Svizzera ha pagato 14 milioni in riscatti, seguita dalla Spagna con circa 10. Anche l’Italia avrebbe pagato all’organizzazione, anche se non quanti Francia e Spagna.

Il ministro Gentiloni mentre la racconta al Parlamento
Il ministro Gentiloni mentre la racconta al Parlamento

Secondo diversi organi di stampa, i casi di Simona Pari e Simona Torretta (2004), Giuliana Sgrena (2005), Clementina Cantoni (Afghanistan 2005), Rossella Urru e Mariasandra Mariani (2011) si sarebbero tutti conclusi con il pagamento di un riscatto. Ovviamente, non ‘riscatti’ e, ovviamente non ad Al Qaeda, direttamente. Anche il modo con cui i rapitori approcciano chi deve pagare il riscatto è collaudato. Prima una lunga fase di silenzio per creare panico. A quel punto c’è la telefonata, poi video di sollecito a rilanciare l’attenzione. Poi qualcuno paga. Ma mai un riscatto, parola di ministro.

e. r. - 17 gennaio 2015
fonte: http://www.remocontro.it

Taqfiri d’Italia





Ci sono le piccole spie del circo dei pidocchi italo-atlantisti che cavalcano, o si fanno cavalcare, dai ratti islamo-atlantisti (dicesi zoccole), come due/tre finte-giornaliste e/o studentesse di ‘giornalismo’ cui sono incappato ma che si sono smascherate subito; e ci sono anche le coordinatrici ‘caritatevoli’ tra conferenzieri della NATO ed assassini jihadisti, che usano il denaro pubblico e/o usurpato al gonzume popolinesco, per finanziare inziative ‘umanitarie’ assieme ad al-Qaida. Non solo i doppi servizietti segreti italidioti impancano la farsa delle due sex-jihadiste per giustificare l’invio di 14 milioni di dollari ai loro fidanzatini barbuto-ciabattari (con cui evidentemente gli spioni italo-atlantisti hanno rapporti, magari passivi), ma spendono qualche euro per raccattare aspiranti sex-jihadiste facebookkakiane camuffate da ‘ricercatrici di verità’, al solo scopo di spioncinare via FB, come gli insegnano i loro addestratori (e di sicuro parenti), agenti anal-fabeti, incompetenti e raccomandati, che appestano i servizietti italo-kebabbari della Repubblichina anti-sociale qatarioto-saudita-scalfariana (con spruzzatina di ceneri del carteggio Napolitano-Provenzano). E questo mentre il governo italiano usa le tasse estorte alla popolazione per finanziare, con 14 milioni di dollari, il terrorismo taqfirita celebrato dalle due eroine del milieu sex-jhadista che spazia dai centri sociali, gravidi di mezzane pseudo filo-palestinesi, agli uffici del PD e della laidissima spia degli USA Federica Mogherini, al ministero della Difesa italiano che spaccia militari sotto copertura in Ucraina e in Siria, aiutando nazisti e integralisti a compiervi pulizie etniche, giù fino ai covi di AISI, AISE, Digos e altre fogne del sistema italiano, che partecipano in subordine ai macelli libico, siriano e iracheno. E qualcuno di tali ratti ha anche il coraggio di minacciare querele. (E che dovrebbero studiarsi bene, prima).

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Uno dei due soldati siriani della 93.ma Brigata sequestrati dagli islamisti, ovvero dai fidanzatini dei vari Marzullo, Ramelli, Andervill, Farnesina, Ceniti, Francia, Tizzani, Appiani, Soufi, Fangareggi e altre odalische taqfire d’Italia. Dopo che i terroristi assassinarono il primo soldato, chiesero al secondo di dire che “Lo Stato islamico è eterno”. Invece, prima di essere ucciso con un colpo alla testa, questi ha risposto: “Giuro su Dio che vi annienteremo!”. Dio abbia pietà delle vostre anime, coraggiosi soldati dell’Esercito Arabo Siriano. Il vostro sangue non sarà sparso invano. Nessuna pietà per i ratti islamisti, e i loro pidocchi italiani.
Vanessa, Greta e le sette taqfiriste
Alessandro Lattanzio, 8/8/2014

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Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono le ‘cooperanti’ filo-islamiste scomparse il 1 agosto nella provincia di Aleppo, in Siria, dopo essere state infiltrate dai servizi segreti italiani e turchi in territorio siriano. La Farnesina, ovvero il ministero degli Esteri italiano, al solito sproloquia di “progetti umanitari nel settore sanitario e idrico” seguiti dalle cooperanti. In Siria e in una zona bellica? Le due ‘cooperanti’ operano assieme a Roberto Andervill, dell’IPSIA Varese, ONG delle ACLI, che dopo essersi distinto in Bosnia e Kosovo, dove la presenza islamista è notevole, è divenuto un attivista a favore della “Rivoluzione antigovernativa”. Con Marzullo e Ramelli ha creato il progetto Horryaty (“per servizi idrici, sanitari e culturali” da sviluppare in Siria, a credergli) e per cui si sono infiltrti nell’area rurale di Idlib dalla Turchia, accompagnati dai terroristi che affliggono la Siria e con l’evidente supporto dei servizi d’intelligence italiani e turchi, (ovvero della NATO). Andervill, a conferma dei sospetti, il 7 agosto ha chiuso la pagina facebook del progetto Horryaty proprio quando due suoi elementi sono ‘scomparsi’. Strane le affermazioni del soggetto: “E’ lei che ha mandato le due ragazze in Siria? “Assolutamente no. Intanto chiariamo una cosa: Horryaty non è un Organizzazione Governativa o una Onlus. E’ semplicemente un gruppo di tre persone che hanno a cuore un paese e hanno deciso di fare qualcosa per aiutarlo”.” Quindi? Una comitiva per una scampagnata, o qualcos’altro d’incofessabile? Tale presa di distanza suscita solo ulteriori sospetti.
Nessun dubbio sulle finalità politiche di simili iniziative 'umanitarie'

Nessun dubbio sulle finalità politiche di simili iniziative ‘umanitarie’
Difatti, già in precedenza Vanessa Marzullo aveva compiuto un tour de force nella Siria assediata e martirizzata dagli stessi criminali che l’accompagnavano. Il 6 aprile era a Homs, il 22 a Duma, centinaia di chilometri più a sud, presso Damasco.
Questo è il tracciato del viaggio di Marzullo nella Siria martirizzata dalla guerra islamo-atlantista
Questo è il tracciato del viaggio di Vanessa Marzullo nella Siria martirizzata dalla guerra islamo-atlantista. No Alpitour?
Tutto ciò è impossibile senza l’appoggio delle intelligence dei Paesi interessati e dei mercenari islamo-terroristi operanti in Siria: “Come avete fatto a entrare in Siria? Lei era il più esperto del gruppo, è stato a Gaza, in Bosnia. Chi ha trovato in contatti per passare il confine?Certo, non siamo entrati da soli. Ci ha aiutato un gruppo di persone conosciute prima di partire, persone fidate. Abbiamo anche lavorato con altre associazioni italiane come We are Onlus e Rose di Damasco. Siamo sempre stati tutti e tre consapevoli dei rischi che correvamo e ci siamo organizzati in modo da passare il confine solo quando è strettamente necessario. Non siamo degli stupidi”.” Già Rose di Damasco, sulla relativa pagina facebook si legge: “MATERIALI RACCOLTI VENGONO PORTATI IN SIRIA ATTRAVERSO I NOSTRI AMICI SIRIANI e da SEGRATE CON CONTAINER poi ritirati e distribuiti in Siria da nostri contatti locali. Altre associazioni fidate che si occupano della Siria in Italia: Comunità araba siriana in Italia, We are, Insieme si puo’ fare, Onsur.it, Ossmei, Auxilia italia, il Cuore in Siria (ovvero Time4life), Insieme per la Siria Libera”. Tutte associazioni promosse dall’universo del dirittuamitarismo pronta cassa ex-cattocomunista: Arci, Acli e pretonzoli alla padre dell’Oglio non mancano; ma qualcuna riesce ad essere anche più inquietante: l’ong “Il Cuore in Siria è un progetto di solidarietà che nasce da un incontro di cuore fra Claudia Ceniti, milanese, bancaria, Paola Francia, giornalista freelance di Forlì e Pietro Tizzani, funzionario dell’Arma dei Carabinieri con esperienza in Kosovo”, anche qui il Kosovo (e i servizi d’intelligence, cos’altro è un ‘funzionario dei carabinieri’?) fa curriculum per infiltrarsi in Siria, per ‘scopi umanitari’. Sempre sulla pagina facebook di Rose di Damasco, si può leggere tale frase inequivocabile: “CONDANNIAMO IL REGIME DI ASSAD E SUOI ALLEATI IRAN E RUSSIA, COMPLICE SILENZIO MONDIALE E LA DISINFORMAZIONE. CHIEDIAMO LA FINE DEL REGIME ASSASSINO, CHIEDIAMO CHE SIA SALVAGUARDATA L’UNITÀ NELLA MOLTEPLICITÀ DEL PAESE E CHIEDIAMO CORRIDOI UMANITARI PER I RIFUGIATI E GLI AIUTI.” In sostanza Rose di Damasco è un’organizzazione militante che affianca il terrorismo attivo e operativo in Siria, auspicando perfino l’intervento armato diretto della NATO contro la Repubblica Araba Siriana (i cosiddetti ‘corridoi umanitari’).
A fine luglio Ramelli e Marzullo vengono infiltrate nel governatorato di Aleppo. “Il 30 luglio (Ramelli) ha mandato un messaggio su facebook a una decina di amici, in realtà è la terza volta che si reca in Siria. Doveva stare solo una settimana, ma ci ha comunicato che aveva deciso di fermarsi ancora perché si sentiva più utile sul campo. A Varese e Milano organizzava incontri per la raccolta fondi, perché è qui che ha fondato con la sua amica questa organizzazione. In questi mesi ha fatto un lavoro splendido. Ci chiedeva di comprare latte in polvere, materiale medico e altro. Rispetto alle modalità con cui operava, sappiamo che arrivava in Turchia portando i soldi della raccolta fondi e poi entrava da una frontiera di quel paese. La Farnesina trova normale e auspicabile infiltrare cittadini italiani in territorio straniero, per di più sotto il controllo di organizzazioni terroristiche riconosciute come tali a livello mondiale. Riguardo ai servizi segreti (le cosiddette ‘intelligence & sicurezza’), chiaramente partecipano in prima linea a tale guerra di 4.ta generazione contro il Popolo e le autorità siriane. Per il resto, non c’è alcun dubbio che il progetto ‘umanitario’ Horryaty sia un’attività di fiancheggiamento del terrorismo che affligge la Siria.
a bandiera ucraina accanto a quella della siriana coloniale chiude il cerchio dell'allenza tra taqfiriti mediorientali e nazifascismo ucraino
La bandiera ucraina accanto a quella siriana coloniale chiude il cerchio dell’allenza tra islamismo mediorientale e nazifascismo ucraino
In Siria, contro la popolazione e le forze armate siriane, combattono anche jihadisti ceceni e tatari. Nelle file del Dawlat al-Islamiya fi al-Iraq wal-Sham (Stato Islamico dell’Iraq e Levante – SIIL), operano l’emiro Umar al-Shishani (Omar il Ceceno), a capo del gruppo ceceno ausiliario del SIIL Muhajarin wal-Ansar (emigranti e partigiani), ma opera anche Abdulqarim al-Uqraini (“Abdulqarim l’ucraino”) anche noto come Abdulqarim Krimsky (“dalla Crimea”), vicecapo del Jaysh al-Muhajirin wal-Ansar (JMA). A febbraio, Abdulqarim al-Uqraini stipulò un accordo con la liwa Shuhada Badr, gruppo dell’esercito libero siriano (ELS). Abdulqarim al-Uqraini in precedenza guidava la Jamaat Crimea. Inutile ribadire che la Jamaat di Abdulqarim si era installata ad Haraytan, provincia di Aleppo, ospite della liwa Shuhada Badr. L’accordo tra al-Uqraini e liwa Shuhada Badr afferma tra l’altro l’imposizione dei comitati per la shariah gestiti da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra nei villaggi e quartieri controllati dai terroristi, e di sostenersi a vicenda nella guerra contro il regime di Assad. L’accordo è stato firmato alla presenza di shaiq Abu Amir, rappresentante dell’organizzazione terroristica Ahrar al-Sham. In precedenza, nell’ottobre 2013, ad Aleppo, 13 organizzazioni terroristiche taqfiriste, tra cui Jabhat al-Nusrah, Ahrar al-Sham e liwa al-Tawhid formavano Jabhat al-Islamiya (Fronte Islamico), un’alleanza islamista ancor più ‘radicale’ rispetto all’ELS. Tale dichiarazione avveniva dopo l’aumento dei rifornimenti militari degli Stati Uniti e della NATO alle organizzazioni terroristiche presenti in Siria. In seguito, venne creato l’Amaliyat Ghurfat Mushtaraqat Ahl al-Sham (AGMAS – Sala operativa congiunta del Levante), che coordina le operazioni nel governatorato di Aleppo della locale filiale di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, del Jabhat al-Islamiya e del Jaysh al-Mujahidin (Esercito dei mujahidin).
Pochi giorni dopo la nascita del Fronte Islamico, altre 43 fazioni terroristiche creavano il Jaysh al-Islam guidato dal saudita Muhammad Zahran al-Lush. Ad esso aderivano la qataib Junub al-Asima, liwa Shuhada Badr, qatiba al-Ashayr, qatiba Rayat al-Haq, liwa Dara al-Ghuta, liwa Jaysh al-Muslimin, liwa Umar bin Abdelaziz, liwa Tawhid al-Islam, liwa Maghawir al-Qalamun, liwa Fatah al-Sham, qatiba Suqur Abu Dujana, liwa Shuhada al-Atarib, qataib Ayn Jalut, qataib Nur al-Ghuta, liwa Umar bin al-Qatab, qataib al-Sadiq. In precedenza Zahran al-Lush guidava la liwa al-Islam, finanziata dal “Consiglio dei sostenitori della rivoluzione siriana in Quwayt”. La formazione di Jaysh al-Islamrafforza il fatto che la rivoluzione siriana si distingue per il suo orientamento islamico. Rappresenta la fine di qualsiasi influenza significativa detenuta dal secolare ELS non lasciando sostanzialmente nessuno, nell”opposizione’ che non propugni un’identità islamica“.
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Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, in questa foto, presa durante una manifestazione antisiriana, reggono un cartello su cui è scritto: “Agli eroi di liwa Shuhada, grazie per l’ospitalità e se Dio vuole vedremo la città di Idlib libera quando ritorneremo”.
Ma cos’è l‘Itihad Liwa Shuhada Badr (Unione dei battaglioni dei martiri di Badr)? Il suo capo è Qalid bin Ahmad Siraj Ali (alias Qalid Hayani). Il gruppo è dedito a saccheggi e altri crimini contro i civili nella provincia di Aleppo. La liwa Shuhada Badr controlla due centri di tortura soprannominati “Guantanamo” e “Abu Ghraib”, dove detengono avversari politici, militanti baathisti e civili rapiti nei quartieri settentrionali di Aleppo. La liwa Shuhada Badr è attivamente impegnata nella lotta contro la locale popolazione di origine curda, ed è nota per l’uso dei famigerati “cannoni inferno”, armi che lanciano grosse bombole di gas caricate di TNT, utilizzate contro i quartieri filo-Baath di Aleppo. Ad aprile, una coalizione di attivisti siriani per i diritti civili di Aleppo aveva definito Hayani un “macellaio” avendo bombardato i civili, incoraggiato i suoi uomini a violentare le donne e i prigionieri, per aver saccheggiato e distrutto le industrie, laboratori e negozi di Aleppo per venderne il materiale alle imprese turche. La liwa Shuhada Badr controllava parte dei quartieri settentrionali di Aleppo Shayq Maqsud, Bani Zayd, al-Qaldiya e Ashrafiya e dispiega parte dei suoi circa 3000 islamisti oltre che ad Aleppo anche a Hayan, Bayanun e Haraytan. A giugno, il gruppo terroristico ha bombardato i quartieri occidentali di Aleppo, filo-governativi, in risposta alle elezioni presidenziali siriane.

Il terrorista Qalid Hayani perpetra massacri nel quartiere di Ashrafiya



Le due ragazze sono vicine anche ad organizzazioni come ‘Un esercito unificato per ripristinare la rivoluzione‘, emanazione del Fronte islamico, le cui iniziative hanno questo tenore: “Il PYD è criminale quanto i criminali del Partito Baath“. Il PYD è il maggiore partito della minoranza curda in Siria, che ha una notevole presenza ad Aleppo. Come visto, i curdi sono oggetto degli attacchi della brigata taqfirista di Hayani, cui le due rapite (e viciniori) esprimono entusiastico supporto e sostegno. In sostanza, le ONG italiane o attive in Italia, con la copertura dei servizi segreti (italiani e turchi), della Farnesina e di altri organismi delle ‘autorità italiane’ (scusate l’ossimoro), supportano attività, in Italia, che sarebbero vietate dalla legge Mancino.
Infine, va ricordato che nei giorni della ‘scomparsa’ delle due ‘cooperanti’, esattamente il 2 agosto, veniva instaurato l’ennesimo organismo-ammucchiata anti-Baath tra fazioni e bande islamo-terroristiche. In tale caso si tratta di organizzazioni salafite e della Fratellanza mussulmana (leggasi Qatar e Turchia). La nuova organizzazione si chiama Comando del consiglio rivoluzionario e vi fanno parte haraqat Hazam, Fronte dei siriani rivoluzionari, Duru Hayat al-Thawra, Firqat 101, Jabhat al-Haq al-Muqatila, Alwiyat al-Ansar, Jaysh al-Mujahidin, Ajinad al-Sham, liwa al-Haq, Suqur al-Sham, Jaysh al-Islam, haraqat Nur ad-Din al-Zanqi, Faylaq al-Sham. Si notino che almeno haraqat Hazam e haraqat Nur ad-Din al-Zanqi hanno appena ricevuto i missili anticarro statunitensi BGM-71 TOW, probabilmente da Arabia Saudita e Turchia, ma con l’approvazione degli Stati Uniti. Il capo di haraqat Hazam è Abdallah Awda (alias “Abu Zayd”), che nel giugno 2011 trasmise tramite al-Jazeera un video sulla sua diserzione dall’esercito siriano e l’adesione ai gruppi islamisti in rivolta. Awda ha creato e guidato haraqat Dabat al-Ahrar, l’organizzazione su cui si basa l’ELS. Nel 2012, Awda creò la qatiba Faruq al-Shmal, presso la città di Qan al-Subul, governatorato di Idlib, che faceva parte della qataib al-Faruq, controllata tramite la Fratellanza musulmana siriana dai governi di Turchia e Qatar. Nel dicembre 2013, la qatiba Faruq al-Shmal aderì a Jabhat al-Thuwar al-Suriya (Fronte dei rivoluzionari siriani – SRF), comprendente 14 gruppi terroristici nei governatorati di Idlib, Aleppo, Lataqia e Hama, e che riceve armi da Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia. Nel gennaio 2014, la qatiba al-Faruq al-Shmal condusse azioni terroristiche congiunte con haraqat Hazam, nell’ambito di una campagna chiamata Ginevra II, in concomitanza con i colloqui di pace a Ginevra tra i fantocci siriani della NATO e il governo baathista.
10565055La ‘cooperante’ Vanessa Marzullo si felicita per le imprese dei terroristi di al-Nusra
Vanessa Marzullo, 10 giugno 2014

Gli amici di Vanessa e Greta
Gli amici di Vanessa e Greta
‪#‎Homs‬ – Il 3 giugno, i rivoluzionari hanno preso d’assalto il villaggio di Um Sharhsouh, 10 km a nord della città di Homs e 2 chilometri a ovest della strada M5 (la principale ad unire nord-sud), conquistando il punto più alto del paese, la fortezza di Um Sharshouh. Da allora, guidati da Jabhat a-Nusra, Ahrar al Sham e altri battaglioni, hanno preso controllo del 60% del paese, sottraendo al regime diversi depositi di armi.
La battaglia per Um Sharshouh è parte di una campagna militare della zona periferica settentrionale, dove i ribelli mantengono il controllo di alcune zone: Rastan e Talbise; al-Hula e Dar al-Kabira a ovest.
Osama Abu Zeid, attivista di 23 anni di Homs, spiega perchè alcuni dei rivoluzionari della città vecchia di Homs si sono tirati fuori dagli scontri.
* Qual è l’importanza di Um Sharshouh?
La sua posizione geografica. Si trova su una collina che domina il resto dei villaggi che vogliamo liberare. Ha una fortezza, il castello Um Sharshouh – il cui controllo è fondamentale per le battaglie.
La maggior parte dei shabiha, miliziani governativi, erano al suo interno.
* Le brigate vogliono riprendere il controllo di Homs? Hanno obiettivi a lungo termine?
Quello che sta accadendo nel nord non ha alcun legame con la battaglia per riconquistare Homs, al punto che non tutti i battaglioni che hanno lasciato la città stanno partecipando. Questi battaglioni sono stati intenti a unificare i loro ranghi, al fine di riprendere il controllo della città.
* Qual è l’obiettivo della battaglia per Um Sharshouh, e cosa è accaduto fino ad ora?
L’obiettivo è liberare un gruppo di villaggi controllati dal regime: Um Sharshouh, Kufr Nan e Jabourin. Quei villaggi separano Talbise e Rastan da al Houla.
Se questi villaggi vengono conquistati, l’Esercito Siriano Libero sarà sul punto di controllare la via di rifornimento del regime per la costa: l’autostrada Homs-Tartous.
Fino ad ora i ribelli hanno preso il controllo di una parte di Um Sharshouh, tra cui il castello della città – una delle parti più importanti della battaglia.
Ancora una posa dei bisognosi aiutati dalle 'cooperanti' Greta e Vanessa
Ancora una posa dei bisognosi aiutati dalle ‘cooperanti’ Greta e Vanessa
Combattente curdo-siriana delle Forze di Difesa Popolari decapitata dagli islamisti presso Qubani, in Siria.

Combattente curdo-siriana delle Forze di Difesa Popolari decapitata dagli islamisti presso Qubani, in Siria.
Nessuna pietà per i ratti, e i loro pidocchi.
Va ricordato che lo Stato islamico dell’Iraq e Levante ha ricevuto armi anticarro, razzi, mortai, giubbotti antiproiettile, veicoli corazzati da trasporto truppa, lanciarazzi, carri armati e veicoli da combattimento della fanteria, munizioni e sistemi per telecomunicazioni da Bulgaria, Croazia, Romania e Ucraina. Il “SIIL ha usato armi statunitensi catturate in Iraq e materiale fornito da Paesi dell’ex-blocco orientale, ordinato più di un anno fa”, dichiarava un diplomatico a Middle East Newsline. Il 12 agosto 2014, una fonte diplomatica affermò che il flusso di armi al SIIL proveniva dalla NATO, in particolare dalla Turchia. I servizi d’intelligence della NATO favorirono l’invio di fondi e armi dall’Europa sotto il pretesto degli aiuti umanitari alla Siria. “I servizi di sicurezza occidentali erano responsabili della scelta di fornitori di armi affidabili nei Paesi dell’Europa occidentale per trasferimenti di denaro e il trasporto di mortali forniture “umanitarie” nel Medio Oriente. Le forniture iniziarono nel 2013 ad opera di imprese create appositamente. I contratti indicavano Paesi e società terzi come destinazione dei rifornimenti”. Il SIIL ha reclutato in Bosnia, Bulgaria e Kosovo i terroristi per le sue guerre in Iraq e Siria. Si ricordi che l’ispiratore della missione ‘umanitaria’ ad Idlib e Aleppo delle due samaritane islamiste, Andervill, vanta una certa esperienza nelle operazioni ‘umanitarie’ in Bosnia e Kosovo (come anche il ‘funzionario’ dei carabinieri su accennato). L’11 agosto, in Kosovo furono arrestati almeno 40 sospetti agenti del SIIL e sequestrati munizioni ed esplosivi. Almeno 200 kosovari avrebbero raggiunto il SIIL e Jabhat al-Nusra. World Tribune
Etat-Islamique

“…ci sarebbe il concreto rischio di terroristi siriani infiltrati, che approfittano delle maglie larghe connesse all’Operazione Mare Nostrum per entrare indisturbati nel nostro Paese. … La Sicilia colabrodo, dunque, potrebbe costituire un facile varco d’ingresso per i terroristi dell’Isis, confusi tra la folla dei migranti. Per non parlare di quelli già presenti. Molti sono italiani, altri sono invece immigrati di seconda generazione. Sono duecento e vivono tutti in Italia. Sarebbero stati addestrati nei campi paramilitari in Afghanistan, in Pakistan e in Iraq e adesso sono rientrati in Italia, dove conducono apparentemente una vita normale, senza dare particolarmente nell’occhio. Sono i terroristi islamici di casa nostra, per la maggior parte italiani, addestrati militarmente nelle fila degli integralisti, che avrebbero il ruolo di agire per il reclutamento nel nostro Paese. … E non è tutto, perché sarebbero invece una cinquantina gli italiani già partiti per Siria e Iraq, che si sarebbero uniti alle milizie jiahidiste dell’Isis, i tagliatori di teste, per intenderci, che impongono la severa legge islamica assassinando tutti coloro che ritengono infedeli o apostati. La notizia più eclatante, qualche tempo fa, è stata quella di un 25enne di Genova, morto fra i miliziani dell’Isis in Siria, mentre combatteva per l’Islam più integralista. … Le preoccupazioni vengono confermate, poi, anche dal direttore dell’Ufficio Antiterrorismo, Lamberto Giannini, … che sottolinea come insieme a persone che hanno già combattuto su altri fronti (come quello afghano), il contagio fondamentalista stia coinvolgendo anche giovani, spesso incitati grazie al web e convertitisi all’Islam in modo rapido e improvviso.” Repubblica
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Il 1 gennaio 2015, ad Aleppo, i terroristi sostenuti dalle sorridenti rapite Marzullo e Ramelli, per festeggiare l’anno nuovo hanno bombardato con i mortai un quartiere governativo, uccidendo 13 civili e ferendone altri 18. (Xinhuanet) Erano cittadini filo-governativi, perciò per Vanessa Marzullo ucciderne 13 dev’essere stata una gioia ‘umanitaria’, come si può ben leggere nel suo rivoltante articoletto taqfirita.
L'uomo all'estrema sinistra è Haisam Saqan (Abu Omar)? La tizia che fa la V di vittoria si chiama Nawal Soufi, attivista antisiriana di origine marocchina. Forse tale origine le permette di divinare sempre i carichi di immigrati clandestini che sbarcano in Sicilia, dove lei opera? Digos e servizi segreti italiani, tacciono, acconsentono e proteggono.

L’uomo all’estrema sinistra è Haisam Saqan (Abu Omar)? La tizia che fa la V di vittoria si chiama Nawal Soufi, attivista antisiriana di origine marocchina. Forse tale origine le permette di divinare sempre i carichi di immigrati clandestini che sbarcano in Sicilia, dove lei opera? Digos e servizi segreti italiani, tacciono, acconsentono e proteggono.
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Haisam Saqan (Abu Omar), terrorista umanitario antisiriano. Anche lui ripreso mentre compie opere di bene.

Haisam Saqan (Abu Omar), terrorista ‘umanitario’ antisiriano. Anche lui ripreso mentre compie opere di bene.
Nel 2012 …”Haisam, dopo aver partecipato alle manifestazioni per la liberazione della Siria a Milano e Varese (le stesse durante le quali si conoscono anche le due ragazze volontarie rapite agli inizi di agosto, Vanessa e Greta). Prima Haisam diventa tra i leader più attivi del Coordinamento siriani liberi di Milano. Nelle manifestazioni è sempre in prima fila, spinge, incoraggia gli altri. Poi prende parte all’assalto all’ambasciata siriana a Roma, nel febbraio 2012. Un video su YouTube lo mostra mentre arringa i compagni. Ed è a quel punto che gli inquirenti iniziano ad interessarsi a lui. Si becca una denuncia, viene condannato all’obbligo di firma. E’ esasperato, sul suo profilo Facebook “Haisam Siria” (ora disattivato), i messaggi si fanno sempre più radicali. All’inizio se la prende con il regime. «Il mio piede schiaccia gli alawiti – Dobbiamo bruciare gli alawiti», scrive rivolgendosi al presidente siriano Assad (alawita). Denuncia le torture e i patimenti del popolo siriano, niente di più niente di meno di quanto non facciano tanti suoi connazionali stanchi di assistere ai massacri. Poi, gradualmente, i post diventano sempre più violenti. … All’incirca nella primavera del 2012 parte per la Siria. Probabilmente passa dalla Turchia, via Gaziantep. Poi al campo profughi di Killis. Lo stesso percorso seguito da Giuliano del Nevo, che si è arruolato tra le file di Isis. In un messaggio postato su un’altra pagina Facebook , si legge: «ll nostro fratello Haisam che ha deciso di lasciare Milano per unirsi all’esercito Siriano Libero». Haisam, dunque, sembra essere finito tra le file dei ribelli del Free Syran Army. Quando mette piede in Siria di Isis ancora non si parla. Sulla sua pagina Facebook però inizia a comparire anche la bandiera nera dei gruppi jihadisti nei quali alcuni dei ribelli, stanchi delle sconfitte, stanno confluendo. Più che de Isis, sembra trattarsi di al-Nusra, vicina ad al-Qaida ma meno organizzata e feroce di Isis. Ed è a quel punto che Abu Omar spunta nel video del New York Times. Di lui, poi si perdono le tracce. Ora, mentre la procura di Milano riapre il fascicolo a suo nome per indagare su reati di terrorismo internazionale (in Italia arruolarsi in milizie straniere non è considerato reato, mentre lo è reclutare e fare adepti, secondo l’articolo 270 quinquies che prevede l’arresto per chi pratica attività di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale), l’attenzione sulla presenza di jihadisti e reclutatori nel nostro paese si alza. Ma non basta. All’incirca nella primavera del 2012 parte per la Siria. Probabilmente passa dalla Turchia, via Gaziantep. Poi al campo profughi di Killis. Lo stesso percorso seguito da Giuliano del Nevo, che si è arruolato tra le file di Isis. In un messaggio postato su un’altra pagina Facebook, si legge: «ll nostro fratello Haisam che ha deciso di lasciare Milano per unirsi all’esercito Siriano Libero». Haisam, dunque, sembra essere finito tra le file dei ribelli del Free Syran Army. Quando mette piede in Siria di Isis ancora non si parla. Sulla sua pagina Facebook però inizia a comparire anche la bandiera nera dei gruppi jihadisti nei quali alcuni dei ribelli, stanchi delle sconfitte, stanno confluendo. Più che de Isis, sembra trattarsi di al-Nusra, vicina ad al-Qaida ma meno organizzata e feroce di Isis. Ed è a quel punto che Abu Omar spunta nel video del New York Times. Di lui, poi si perdono le tracce. Ora, mentre la procura di Milano riapre il fascicolo a suo nome per indagare su reati di terrorismo internazionale (in Italia arruolarsi in milizie straniere non è considerato reato, mentre lo è reclutare e fare adepti, secondo l’articolo 270 quinquies che prevede l’arresto per chi pratica attività di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale), l’attenzione sulla presenza di jihadisti e reclutatori nel nostro paese si alza. Ma non basta”. Corriere

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“Secondo alcune indiscrezioni filtrate dal governo ci sarebbe una certa irritazione per il tardivo apprendimento di alcune operazioni di intelligence sia nella zona siriana che in quella libica, e anche per una sottovalutazione da parte dell’AISE di quel che stava avvenendo a Tripoli e Bengasi. Ma il caso che più preoccupa il governo è stata la scelta dei servizi segreti italiani durante il 2013 di seguire acriticamente senza che risulti né autorizzazione preventiva né adeguata informativa le direttive di altri servizi- soprattutto quelli americani- nell’area siriana. Un particolare sembra inquietare il governo in questo momento: la scelta dell’intelligence italiana, che in quell’area calda aveva una struttura già depotenziata da qualche anno, sarebbe stata quella di aiutare in ogni modo il fermento della rivolta nei confronti del presidente siriano Bashar al Assad. La linea certo è stata simile a quella di altri servizi occidentali, e le operazioni sul territorio non dissimili da quelle scelte dagli stessi americani. Dall’Italia secondo la ricostruzione che si sta ultimando proprio in queste ore sarebbero partiti addestratori militari specializzati nelle tecniche di guerriglia destinati in particolare a due campi organizzati, uno in territorio turco e l’altro ai confini della Giordania. Lì sarebbero stati addestrati proprio dagli italiani alcuni combattenti – anche miliziani qaedisti- che successivamente sono andati ad ingrossare le fila dell’ISIS, rendendosi protagonisti anche di alcune azioni (come i rapimenti) di cui sono stati vittima cittadini occidentali, e perfino italiani. Un errore strategico (visti gli avvenimenti successivi) di questo tipo è stato compiuto dagli stessi americani, con una differenza tecnica non da poco: per ogni miliziano addestrato gli americani hanno raccolto i dati biometrici (impronte digitali, dna, iride etc…), l’intelligence italiana no. Con il risultato che gli americani hanno tracciato i miliziani da loro addestrati, e quindi sono in grado di rintracciarli e identificarli. Gli italiani no”. Analisi Difesa
Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna


Agenzia Informazioni e
    Sicurezza Esterna

Nel febbraio 2013 il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata sostenne che l’Italia doveva fornire “aiuti militari non letali” ai terroristi attivi in Siria. Quindi 12/36 agenti dei servizi segreti italiani, AISE, hanno addestrato terroristi islamisti in due basi, in Turchia e in Giordania. Il senatore Lorenzo Battista, segretario della Commissione Difesa commentava tale vicenda, “Da circa un anno e mezzo due team dell’AISE operano in Giordania e Turchia dove hanno addestrato miliziani sunniti, successivamente passati nelle fila dell’ISIS che ha assorbito al suo interno gran parte delle formazioni islamiste. Secondo quanto ha rivelato Globalist l’Italia ha contribuito, seppur indirettamente, a fomentare quel rischio terrorismo che oggi è presentato come una delle più gravi minacce per il paese. Occorre fare chiarezza e aprire una discussione franca in Parlamento e nel paese sulle nostre strategie degli ultimi anni sui teatri di crisi. Il Consiglio supremo di Difesa ha solo pochi giorni fa ribadito il rischio terrorismo che corre anche il nostro paese. Di fronte alla gravità della situazione sono necessarie scelte ponderate che contribuiscano alla soluzione dei conflitti e non ad alimentare ulteriore caos”. Globalist

L'abatino sionista libanese Gad Lerner, intervista il terrorista islamista Haisam Saqan sul modo migliore per esportare la 'democrazia' in Siria...
L’ebetino sionista libanese Gad Lerner intervista il terrorista islamista Haisam Saqan sul modo migliore di esportare la ‘democrazia’ in Siria…
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In relazione al paragrafo qui sopra, sulle operazioni dei servizi segreti italiani contro la Siria, va rilevata un’altra organizzazione filo-taqfirista, che s’infiltra in Siria sotto mentite spoglie umanitarie: l’ONG Time4life, che guarda caso ha una base operativa in Turchia, a Kilis, nel Paese da cui s’infiltrano migliaia di squadroni della morte taqfiristi per devastare la Siria e danneggiare il suo popolo. Come al solito, anche tali ‘cooperanti’ operano tranquillamente in un territorio controllato dai servizi segreti della NATO, italiani, turchi, qatarioti e le verie organizzazioni terroristiche islamiste. Ma questo non è un caso, poiché sebbene si proclami associazione “nata con l’obiettivo di raccogliere donazioni di denaro, cibo, medicinali, abiti e beni di prima necessità da destinare ai bambini in difficoltà, da quelli in Siria, colpiti dalla guerra, a quelli del Nicaragua e della Romania…” é l’ennesima copertura atlantista per interferire negli affari interni della Siria “…al centro dell’attenzione internazionale dopo lo scoppio della rivolta del 2011 trasformatasi ben presto in una sanguinosa guerra civile (Per magia, verrebbe da pensare. NdAL): gli aiuti vengono raccolti in Italia e distribuiti dai volontari dell’Associazione alla popolazioni nei campi profughi allestiti in territorio siriano o sfollati nei paesi confinanti (in principal modo nel comprensorio di Kilis, Turchia)”, già. E se fossi nei panni del Presidente Ortega, mi preoccuperei, poichè questa ambigua associazione è presente anche in Nicaragua, a Chinandega, dove “sono stati avviati alcuni progetti a sostegno dell’infanzia, dal punto di vista educativo e scolastico”. Il Nicaragua ritorna alla ribalta mondiale grazie alla costruzione cinese di un nuovo canale interoceanico, irritando gli USA per la concorrenza al canale di Panama, saldamente controllato da Washington. In relazione, ogni mossa volta a preaparare il terreno all’enneisma primavera colorata, è ben gradita ai burattinai del Pantagono e di Langley. Responsabile di Time4life è tale Elisa Fangareggi, la quale tra un’invettiva contro la Siria baathista e una scappata in Nicaragua, ha il tempo di frequentare esponenti e dirigenti della nota associazione umanitaria North Atlantic Treaty Organization (NATO):
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Elisa Fangareggi con l’ammiraglio Rinaldo Veri, presidente del Centro Alti Studi Difesa, noto ente di beneficenza collegato al Ministero della Difesa.
Elisa Fangareggi con l'ambasciatore della NATO Stefano Stefanini
Elisa Fangareggi con l’ambasciatore della NATO Stefano Stefanini.

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Elisa Fangareggi con il prof. Fausto Pocar, presidente dell’International Institute of Humanitarian Law, che interpreta il diritto internazionale su misura delle esigenze di Washington.

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“A pranzo col Generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto Affari Esteri, e col Prof. Greppi, vicepresidente dell’International Institute of Humanitarian Law, un onore dopo aver studiato per anni sui libri scritti da lui…ma chi avra’ scattato la foto….?” Già, chi l’avrà scattata? Al-Baghdadi?
Ammiragli, Generali e ideologi della NATO, ecco come spandere al meglio le offerte e gli aiuti pretesi dal popolino bue ignorante, da tali dirittoumanitaristi a senso unico ed allineati. Gli aiuti e i finanziamenti pretesi da tali pseudovolontari per le loro finte missioni umanitarie, sono solo una copertura per occultare delle vere e proprie operazioni d’intelligence e di supporto al terrorismo contro la Siria e il suo popolo. Chi fornisce denaro a tali pseudo-ONG, mere organizzazioni di copertura di Gladio e dei servizi segreti della NATO, finanzia il terrorismo e lo stragismo in Siria, che producono quelle stesse vittime che tali oscene organizzazioni sfruttano per racimolare denaro, usurpandolo al popolino di creduloni irretiti dalla propaganda imperialista. E il bello è che questa amicona di generali e ammiragli della NATO viene spacciata come “giovane madre di Modena che lotta per salvare i bimbi siriani“… come sicuramente vengono presentati i figuri di quest’ennesima operazione d’infiltrazione made in Germany, ma collegata sempre a Time4life: 3433 – The Road to Syria, di Action Syria, associazione di Berlino per finanziare progetti ‘umanitari’ in Siria, e i cui responsabili hanno tutti le stimmate di agenti della Guerra psicologica (PsyWar) contro la Repubblica Araba di Siria: Thomas Rassloff fotogiornalista da 12 anni in Medio Oriente, da Israele all’Afghanistan, e Björn Kietzmann, fotogiornalista che nel 2013 s’infiltrò in Siria tramite le linee di rifornimento dei terroristi islamisti che occupavano Aleppo, per diffondere propaganda antisiriana e condurre la guerra psicologica a sostegno del terrorismo islamo-atlantista e contro il governo socialista di Damasco.

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Il finanziamento milionario del terrorismo contro la Siria, da parte del governo italiano, sotto la farsa dell’auto-rapimento organizzato dai doppi servizi italiani delle loro sex-jihadiste, ha un suo perché: “Gli Stati Uniti si preparavano ad inviare 400 militari per addestrare i terroristi siriani, accompagnati da altre centinaia di militari “per garantire sicurezza e sostegno ai centri di addestramento”, da attivare nel marzo 2015 in Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Il maggiore-generale Michael Nagata, a capo del Combined Joint Interagency Task Force sulla Siria, dell’US Army, e l’inviato speciale per la Siria del dipartimento di Stato degli USA, Daniel Rubinstein, avevano incontrato a metà gennaio, ad Istanbul, i capi del CNS e di altre organizzazioni terroristiche attive in Siria. “Questi incontri introduttivi sono stati un passo importante, dato che entro la primavera ci prepariamo a lanciare il programma di addestramento ed equipaggiamento con i nostri partner internazionali”, affermava la portavoce del Pentagono Elissa Smith”. (Sputnik)

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Ma questa operazione non era la prima del genere nella storia dei rapporti tra statunitensi e terroristi. Vi sono diverse, infatti, indicazioni sui legami tra terrorismo islamista in Siria e Iraq ed intelligence degli Stati Uniti. Ad esempio, la maggior parte dei capi del SIIL proviene dal centro di detenzione statunitense di Camp Bucca in Iraq, come il capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, detenuto dal 2004 al 2006 a Camp Bucca, “Ciò che è successo durante la detenzione di Baghdadi a Camp Bucca rimane un mistero. Alcune notizie affermano che vi abbia passato 10 mesi nel 2004, mentre altre dichiarano che dal 2005 vi fu detenuto per quattro anni. Quest’ultima possibilità è improbabile, dato che Baghdadi creò l’Esercito dei sunniti e aderì al Consiglio della Shura dei Mujahidin poco prima dell’assassinio di Abu Musab al-Zarqawi, nel giugno 2006. Il consiglio fu creato nel gennaio 2006, quindi è più probabile che Baghdadi sia stato rilasciato tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006”. Dopo l’eliminazione di Abu Umar al-Baghdadi e Abu Hamza al-Muhajir, nel 2010, Abu Baqr al-Baghdadi poté divenire il capo dell’organizzazione. Altro importante capo del SIIL, Abu Ayman al-Iraqi, ex-ufficiale iracheno sotto Sadam Husayn, fu prigioniero a Camp Bucca e poi membro del consiglio militare del SIIL. Un altro membro del consiglio militare che fu prigioniero a Camp Bucca era Adnan Ismail Najm, noto anche come Usama al-Bilawi, che guidò l'”invasione di Mosul” nel giugno 2014. Fu arrestato nel gennaio 2005 ed imprigionato a Camp Bucca, essendo un ex-ufficiale di Sadam Husayn. Era il capo del Consiglio della Shura del SIIL prima di essere eliminato dall’esercito iracheno presso Mosul, il 4 giugno 2014. Sempre a Camp Bucca fu prigioniero Haji Samir o Haji Baqr, il cui vero nome era Samir Abid Hamad al-Ubaydi al-Dulaymi, ex-colonnello dell’esercito iracheno, dopo la detenzione a Camp Bucca aderì ad al-Qaida. Era il capo del SIIL in Siria, quando fu liquidato dall’Esercito arabo siriano ad Aleppo ai primi di gennaio 2014. Diversi ex-detenuti dichiararono che Camp Bucca era simile a una “scuola di al-Qaida” dove i jihadisti i istruivano sull’uso di esplosivi e sugli attacchi suicidi i detenuti più giovani. Un ex-prigioniero, Adil Jasim Muhammad, disse che uno dei capi jihadisti fu imprigionato per sole due settimane, ma durante quelle due settimane poté reclutare 34 detenuti. Muhammad disse anche che gli statunitensi non facevano nulla per impedire tale reclutamento. (al-Akhbar)
Secondo l’attivista antisiriano Muhammad Qasim, le comunicazioni tra terroristi ed esercito israeliano aumentarono prima dell’assalto su Dara e Qunaytra, nel settembre 2014. Qasim dirigeva le operazioni dei terroristi durante quell’offensiva, “La battaglia per catturare Qunaytra il 27 settembre fu preceduta da coordinamento e comunicazioni tra Abu Darda, capo di Jabhat al-Nusra, e l’esercito israeliano per spianare la via all’attacco. Secondo un capo dell’ELS che partecipò alla battaglia, l’esercito israeliano fornì ad Abu Darda le mappe delle postazioni dell’Esercito arabo siriano nella zona. La battaglia dei terroristi di al-Qaida del Jabhat al-Nusra, per controllare il valico di Qunaytra, fu coordinata dall’esercito israeliano tramite Abu Darda, “Durante gli scontri, gli israeliani bombardarono pesantemente molte postazioni del regime, ed abbatterono un aereo militare che cercava d’impedire l’avanzata dei terroristi e presero di mira altri aeromobili“. Prima della battaglia, Israele fornì ai terroristi sistemi di comunicazione e attrezzature mediche, migliorando la comunicazioni tra i terroristi e attrezzando quattro nuovi ospedali da campo nel sud della Siria. Qasim aggiunse che Israele permise la creazione di un piccolo campo per i terroristi nel Golan occupato, dicendo: “Il campo ospita decine di siriani, ed Israele vi fornisce la necessaria assistenza umanitaria. I terroristi che spesso si recano nella zona israeliana, attraversano il confine più di tre volte al giorno per recarvisi. Ogni terrorista con ferite gravi che non può essere curato nei nostri ospedali, viene immediatamente trasferito nel Golan occupato dagli israeliani e poi trasferito con un’ambulanza civile, scortata da una pattuglia dell’esercito israeliano, in un ospedale per le cure. Poi l’esercito israeliano veniva contattato dai terroristi per sapere della situazione dei feriti ricoverati. I primi risultati della collaborazione tra esercito israeliano e terroristi si ebbero a Qunaytra, quando presero il controllo del valico di frontiera. Allora Israele sosteneva i terroristi coprendoli con il pretesto del ‘tiro indietro’, ostacolando qualsiasi tentativo dell’aviazione siriana d’intervenire e abbattendo un aereo siriano. Inoltre rifornì i terroristi di attrezzature per colpire le fortificazioni dell’Esercito arabo siriano. Israele vuole esercitare il controllo su tutto il Golan e ha in modo significativo intimidito gli osservatori delle Nazioni Unite facendoli ritirare dalle loro posizioni“. Il 4 ottobre, i terroristi di Jabhat al-Nusra occuparono Tal al-Hara, tra Qunaytra e Dara, ciò non sarebbe potuto accadere senza il sostegno di Israele, secondo l’attivista anti-siriano Ghazwan al-Hurani, che assistette alle comunicazioni tra Jabhat al-Nusra e Israele. “Il supporto d’Israele nella battaglia di Tal al-Hara era elevato, e l’esercito israeliano ne fu la mente pianificandola ed eseguendola. Gli israeliani comunicavano istruzioni precise in arabo su ciò che dovevano fare i terroristi, momento per momento“. La stazione radar siriana di Tal al-Hara fu bombardata dagli aerei da guerra israeliani il 5 settembre 2014, un mese prima che i terroristi l’occupassero il 7 ottobre. Tutto ciò per impedire all’Esercito arabo siriano di monitorare i movimenti dei terroristi e dell’esercito sionista nel Golan occupato, ed impedire ogni tentativo d’intercettare gli attacchi aerei israeliani. (al-Monitor)

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Minacce preventive:
Arabafenix Fabio alessandro, capisci a me!! so perfettamente che se volevano solo aiutare i bambini e malati sarebbero rimaste nel campo profughi turco dal quale sono passate per entrare in siria, ne si sarebbero trovate nella casa di un lieder rivoluzionario antigovernativo : quello che dico e’ nel tuo giovanile farti travolgere dalle emozioni non puoi definirle troiazze, e augurarti la loro.eliminazione fisica. Prima di tutto e’ un reato, e poi a 20 anni il piu. delle volte si pensa di aver capito tutto e invece non si e’ capito un cazzo. Stare dalla parte della jiahd islamica, del califfato (sponsorizzati dagli usa), significa stare da parte di gente che apre il ventre del nemico e addenta il fegato dello sventurato e si fa pure filmare. La tua opera di informazione sul donbass e’ impareggiabile, ma se ti esprimi da estremista il tuo messaggio diventa inefficace, e rischi che ti chiudano l.accaunt.

Minacce a posteriori:
caro lattanzio, le mie non sono minacce preventive, non sono a capo dei servizi di sicurezza,ne facio parte di gladio: semplicemente ti ho invitato ad usare il buon senso: vedo che in questo articolo, diversamente dal tua pagina faceboock,(dalla quale mi hai bannato) non usi le espressioni che io ti ho criticato, come” troiazze, speriamo vengano eliminate, ecc compiacendo un tuo sostenitore che parlava di ” brasato di cooperante” ecc: tutto cio’ e’ inaccettabile.Non puoi denunciare le atrocita’ del isis che si fa fotografare con le teste dei soldati siriani e poi nella tua pagina fb inneggiare “alla morte delle tue troiazze!!!” Nelle tua sindrome da accerchiamento puoi pure credere che io sia chissa quale infiltrato (pubblicando i simboli del eversione) , invece ti ho chiesto solo di usare il buon senso e di non augurare la morte a due irrensponsabili che stanno dalla parte sbagliata, ma che non meritano questo invito al liciaggio mediatico. Se avessi i coglioni (cosa di cui dubito a questo punto) pubblicheresti anche le tue pagine fb dove , a piu’ riprese definivi le due ragazze troiazze, augurandoti che venissero ammazzate. Alessandro , cerca di crescere, e di comportarti da uomo, e non da ragazzino esaltato. Arabafenix fabio (alias fabio vaevictis…) (mailto:carpediemvaevictis@gmail.com)
(Ora ci tocca sentire il sermone sgrammaticato dell’esimio pusher maghrebino complessato e in vena di onirismi romano-imperiali).


Le minacce di Ratman:
lo schifo in assoluto aurora sito
Sei tu l’autore?????
Se ti serve uno psicologo….
fai un fischio

Alessandro Liberatoscioli




Caro sbirro, qui lo dico, e lo ribadisco, nessuna pietà per i ratti, tantomeno per i pidocchi come Marzullo, Ramelli e te, fabio spia di questura. Nessuna!







Unica soluzione

Fonti:
5 Pillarz
Chechens in Syria
Corriere
Il fatto quotidiano
Jamestown
Occupy Antwerp
The Arab Chronicle

https://aurorasito.wordpress.com/taqfiri-ditalia/
tramite: http://alfredodecclesia.blogspot.it 


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Marò, l’India ora fa anche l’offesa


«Risoluzione Ue sbagliata» Per New Delhi lede la propria sovranità giudiziaria


marò
L'India non ci sta: l'internazionalizzazione della querelle per la libertà dei marò, dopo il voto per acclamazione del Parlamento Europeo che ha approvato la mozione promossa dal deputato di FI Lara Comi, ha fortemente irritato il governo guidato dal premier Modi. La levata di scudi è arrivata con una dichiarazione del portavoce dell'esecutivo di Nuova Delhi, Syed Akbarrudin, volta a sottolineare l'inopportunità della mozione presentata dai parlamentari europei italiani. «Il caso che riguarda i due Fucilieri di Marina italiani che hanno ucciso due pescatori indiani, è all'esame della giustizia, ed è in discussione fra India e Italia»: questo l'incipit del discorso del portavoce che dà per scontata la colpevolezza dei soldati del San Marco e ricorda la propria sovranità giudiziaria. E aggiunge: «La Corte Suprema Indiana nella sua ordinanza del 14 gennaio 2015, ha concesso tre mesi di estensione della permanenza di Massimiliano Latorre in Italia per motivi di salute, mentre l'altro Fuciliere, Salvatore Girone, risiede nell'ambasciata di Italia a New Delhi». «In queste circostanze - è scritto nella nota di Akbarrudin - sarebbe stato consigliabile che il Parlamento europeo non avesse adottato una risoluzione».
L'irritazione del governo indiano appare evidente, anche perché il mandato che il parlamento di Strasburgo ha dato a Federica Mogherini, Alto rappresentante europeo per le questioni internazionali, è chiaro: oltre al rimpatrio dei Fucilieri, e un cambio di giurisdizione, è rivolto al ministro degli esteri dll'Unione l'invito «a intraprendere tutte le misure necessarie al raggiungimento di una soluzione equa, rapida e soddisfacente». E desta più di una preoccupazione il passaggio sulla residenza in India del marò barese Salvatore Girone, già ritenuto «un ostaggio-garanzia» del ritorno di Latorre dal ministero dell'Interno del governo Modi (come riportato dal quotidiano «The Economic Times»).
La reazione dei deputati italiani a Strasburgo è stata immediata. Per Lara Comi, promotrice della risoluzione, la strada è quella giusta grazie alla internazionalizzazione della contesa: «L'India dovrà riflettere molto e già una sua reazione l'abbiamo avuta e questo vuole dire che siamo su un buon proseguimento, per il meglio dei nostri Marò». E poi una postilla volta a evidenziare la perdurante, ormai da tre anni, violazione dei diritti umani ai danni dei fucilieri di Marina: «Quello che chiediamo all'India - ha aggiunto - è di riavere i nostri marò per avere un processo secondo la giurisdizione o italiana o internazionale, perché riteniamo che quello che sta facendo l'India sia una violazione dei diritti». «All'interno del trattato dell'Ue - ha concluso - si prevede che nel momento in cui un Paese lede i diritti dell'uomo, si ha anche il blocco dei negoziati in ambito commerciale». Anche Antonio Panzeri, eurodeputato del partito Democratico, ha difeso la moral suasion del Parlamento Ue e l'invito ad intervenire decisa rivolto a Lady Pesc Mogherini: «La risoluzione che coinvolge la stragrande maggioranza del Parlamento europeo è importante - ha analizzato Panzeri - perché il tema diventa un tema europeo. Individuiamo alcuni punti essenziali come quelli di trovare una soluzione attraverso un arbitrato internazionale e abbiamo dato un mandato esplicito all'Alto rappresentante europeo Mogherini nell'ambito dei rapporti con l'India per trovare le soluzioni le più utili per risolvere questa vicenda». Sul caso è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle sottolineando che «i lunghi ritardi delle autorità indiane nell'istruzione del procedimento sono una grave violazione dei diritti umani dei marò», e auspicando «che la competenza giurisdizionale sia attribuita alle autorità italiane e/o a un arbitraggio internazionale». Per i grillini Federica Mogherini deve «mantenere l'impegno ufficialmente preso a nome della Commissione traducendo la volontà del Parlamento europeo in iniziative concrete senza esitare a mettere sul tavolo anche le relazioni politiche e commerciali tra l'Ue e l'India».
Intanto Massimiliano Latorre, dimesso nei giorni scorsi dall'ospedale neurologico milanese Besta, sta proseguendo le cure post intervento al cuore a Taranto. In rete, infine, si registra una nuova iniziativa del «Popolo tricolore per la libertà di Max e Salvo». È stata pubblicata sul web una cartolina (per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla querelle Italia-India) con un appello che prende spunto dal noto slogan francese di questi giorni: «Je suis - simbolo del leone di San Marco - fuciliere di Marina».
 
Michele De Feudis - 17 gennaio 2015
fonte: http://www.iltempo.it

Ida Magli: Napolitano ha tradito la Costituzione, è autore di un colpo di Stato


Nella Costituzione italiana è previsto il reato di tradimento, ma nella storia della Repubblica, non è mai stato invocato.


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Cosa dovrà mai dunque fare un politico per essere accusato di tradimento? Giorgio Napolitano ha sicuramente tradito la Costituzione costringendoci a vivere nell’illegittimità del colpo di stato compiuto chiamando Mario Monti a governare, continuando fino ad oggi a non indire mai le elezioni, mantenendo in vita un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Consulta in quanto dichiarata illegittima la legge elettorale con la quale è stato eletto.
Tutte le istituzioni attuali sono pertanto illegittime, tutte le «riforme» decise da Renzi con il consenso di un Parlamento illegittimo e firmate dall’altrettanto illegittimo presidente della Repubblica non sono valide e la democrazia non esiste più, come dimostrato anche dal fatto che i partiti di opposizione pur di sopravvivere, consentono quasi tutto, oppure si oppongono quando sanno che comunque la loro opposizione non metterà in crisi il governo.
Giorgio Napolitano ha tradito la Costituzione anche nel momento in cui, cedendo alla richiesta di Monti di essere in ogni caso garantito venendo a governarla, lo ha nominato senatore a vita, lasciando esterrefatti gli italiani che non lo conoscevano affatto. Eppure la Costituzione precisa che tale carica deve essere motivata da una ricca produzione letteraria, artistica, scientifica che abbia dato lustro all’Italia.



Visto che Mario Monti non ha mai prodotto nulla e che perfino nel mondo bruxellese dove i massoni e bilderberghiani come lui nuotano benissimo, non ha combinato niente di buono tanto da essere costretto a dimettersi con due anni di anticipo dalla Commissione europea «per l’accertata responsabilità collegiale nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo», è evidente che Napolitano ha esercitato il suo potere contro la Costituzione e che la nomina di Mario Monti non è valida.
Ho citato massoni e bilderberghiani: Napolitano ne fa parte e il suo nome si trova in tutti i libri che si occupano di questo argomento, così come ci si trova quello di Ciampi, di Monti, di Enrico Letta, di Draghi, di Amato, di Prodi e così via (di Renzi i cataloghi della massoneria affermano che non è ancora un iniziato perché attende l’opportunità di diventarlo in una loggia importante).
Bisogna aggiungere poi il legame fraterno con i numerosi e importantissimi massoni presenti in Vaticano, i quali naturalmente hanno enormi possibilità per influire sulle nomine fondamentali ovunque. Questo è dunque il vero problema di una finta democrazia: gli esponenti di un’associazione, comunque essa si chiami, sono collegati fra loro sostenendosi nell’occupare le cariche politiche ed economiche più importanti, e mentre se un politico procede in questo modo con i suoi parenti, questo comportamento viene considerato un abuso e un illecito, il legame fra massoni sfugge ad ogni critica.
Il fatto che la massoneria non sia più segreta, non ha cambiato in nulla la strategia di potere che essi perseguono e che hanno brillantemente messo in atto con la costruzione dell’Ue e della Bce. Bruxelles è un loro fortino così come sono esclusivamente loro gli azionisti della Banca centrale; l’Ue è stata fatta appositamente: per consegnare a loro l’economia e i redditi europei.
Adesso è stato già fissato il giorno dell’elezione del nuovo presidente, con elettori illegittimi naturalmente. Nessuno parla? Il presidente del Senato è un magistrato: non sente il bisogno di essere lui a indire immediatamente le elezioni e riportare l’Italia nella legalità?

Ida Magli per il giornale- 16 gennaio 2015
fonte: http://www.imolaoggi.it

16/01/15

Greta e Vanessa sono libere Tanti dubbi restano irrisolti



Il video del rapimento

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono tornate in Italia nella notte, libere e vive. Le loro famiglie scoppiano di gioia. Le informazioni dal momento del loro rapimento ad Abizmu, in Siria, il 31 luglio 2014, erano state date col contagocce e da fonti non sempre attendibili. La Farnesina stessa ha imposto alla stampa il più rigoroso silenzio per non compromettere la situazione. Di fatto, il periodo che va dal 31 luglio scorso fino alla giornata di ieri, 15 gennaio 2015, dal rapimento alla liberazione, è stata una lunga e silenziosa parentesi, interrotta solo dal videomessaggio del 31 dicembre, in cui le due ragazze, velate e irriconoscibili, imploravano di essere salvate.

Oltre al sollievo per la notizia, per aver appreso che due giovani italiane sono vive e non sono più nelle mani dei sequestratori, sono ancora molte le domande che restano senza risposta.

Perché Greta e Vanessa sono finite nelle mani dei rapitori? Su questo punto si sono sviluppate tante teorie molto fantasiose e alcuni dati su cui sorgono meno dubbi. Le due cooperanti erano fra le fondatrici dell’associazione di volontariato Horryaty, nata all’inizio del 2014 per portare aiuti medici alla popolazione siriana. Lungi dall’essere un’associazione apolitica o imparziale, Horryaty era dichiaratamente vicina alla causa del Consiglio Nazionale Siriano, la resistenza a Bashar al Assad, la cui bandiera era esposta sia nelle manifestazioni dal vivo che sui siti Internet dell’organizzazione. Come tutte le organizzazioni vicine agli oppositori di Assad, sono entrate in Siria da Nord, dal confine della Turchia. Greta e Vanessa non sono andate in Siria alla cieca, ma hanno condotto un primo sopralluogo in marzo. Nella loro spedizione di luglio sono state accompagnate da Daniele Raineri, giornalista de Il Foglio veterano della guerra siriana, su cui ha realizzato numerosi reportage, anche per la Tv La7. Considerando queste premesse, è molto più ardua l’ipotesi di un rapimento per ingenuità, molto più probabile quella del rapimento deliberato: una banda di sequestratori avrebbe dunque puntato direttamente a loro (o a Raineri, o a entrambi i bersagli), conoscendo in anticipo il loro arrivo.

Nel silenzio dei canali informativi ufficiali, i media alternativi, su Internet, si sono sfogati formulando una serie di congetture. In particolar modo è finito sotto la lente di ingrandimento un cartello, scritto in arabo, che Greta e Vanessa esibivano in una delle loro manifestazioni, in cui ringraziano il gruppo di resistenza siriana Liwa Shuhada. Questo gruppo armato, stando alle fonti pubbliche di analisti, opera nella provincia di Idlib, dove le due italiane sono state rapite, ed è parte del Consiglio Nazionale Siriano (Cns), la parte dei ribelli siriani dichiaratamente estranea alla jihad internazionale (non l’Isis, né Al Qaeda, dunque). Alcune fonti su Internet, comunque, hanno descritto Liwa Shuhada come una formazione armata affiliata ad Al Nusrah, la costola siriana di Al Qaeda, responsabile del rapimento. Queste informazioni, tuttavia, sono da prendere con le molle, perché nel corso di una guerra civile la propaganda funziona a pieno ritmo e, secondo i media pro-Assad tutte le formazioni della resistenza (incluso l’intero Cns) sono da considerarsi costole di Al Qaeda o dell’Isis, mentre nella realtà dei fatti lottano fra loro infliggendosi migliaia di perdite. E’ comunque da escludere, vista la natura di Horryaty, fra i cui sponsor ci sono le Acli/Ipsia di Varese, vi siano simpatie per il terrorismo islamico. O per il terrorismo in senso lato. In settembre, fra le varie ricostruzioni ufficiose sulla vicenda, il quotidiano libanese Al Akhbar sosteneva che le due ragazze, assieme al giornalista de Il Foglio, fossero state attirate con un inganno nella casa del capo del Consiglio Rivoluzionario di Alabsmo, dopodiché Raineri è riuscito a fuggire in tempo, mentre le due ragazze sono finite prigioniere. Ma anche questa fonte (Al Akhbar) è da prendere con riserva, perché è dichiaratamente vicina a Hezbollah, parte in causa nel conflitto civile siriano.

La varietà di versioni su gruppi e schieramenti, comunque, fornisce almeno un’impressione chiara: in Siria sai con chi entri, ma non chi ti troverai accanto una volta entrato. Il Cns è una galassia di movimenti armati in continuo mutamento. I confini fra Cns e Al Nusrah e quest’ultima e l’Isis non sono netti. I rapporti fra queste tre formazioni passano dall’ostilità aperta all’alleanza tattica temporanea, nei momenti di debolezza. Al Nusrah, tanto per dire, era nemica del Cns finché era forte, poi quando è sorta la minaccia comune dell’Isis è diventata alleata, ma quando sono iniziati i raid della Coalizione sull’Isis ha ricominciato la sua azione terrorista anche ai danni del Cns. Inoltre non è neppure possibile stabilire quanto il Cns sia infiltrato da formazioni islamiste, che poi passano armi e bagagli (ed esperienza) ad Al Nusrah, o anche all’Isis. In questa circostanza, anche affidarsi alla protezione di un gruppo armato ritenuto amico, diventa un gioco d’azzardo. Se non possono in alcun modo essere accusate di essere delle “fiancheggiatrici del terrorismo” (come molti si affrettano a dire, sui social network, basandosi solo su informazioni dubbie, a dir poco), Greta e Vanessa possono certamente essere rimproverate per eccesso di fiducia nei confronti dei loro referenti locali.

Il problema del terrorismo, semmai, si pone adesso. Infatti, la prima notizia della liberazione di Greta e Vanessa non l’abbiamo ricevuta dalla Farnesina (che fino a ieri pomeriggio ha mantenuto un rigoroso silenzio), ma da tweet di formazioni ribelli vicine ad Al Nusrah, rilanciati dal canale tv Al Mubasher, del network arabo Al Jazeera. Solo successivamente è arrivata la conferma dal governo italiano. E infine sono partiti i rabbiosi commenti dell’Isis: “Questi cani del Fronte al Nusrah rilasciano le donne crociate italiane e uccidono i simpatizzanti dello Stato islamico”. Quindi erano nelle mani di Al Nusrah, da quanto apprendiamo da queste fonti. E, non essendoci stato alcun blitz delle forze speciali italiane, come è stato possibile il rilascio, in cosa è consistito l’intenso “lavoro di squadra dell’Italia” osannato dal governo Renzi? Dalle istituzioni non arriva alcun commento, ma sull'account Twitter @ekhateb88, ritenuto vicino ai ribelli anti-Assad, viene postata la notizia dell’avvenuto pagamento di un riscatto pari a 12 milioni di dollari. Questa affermazione è stata poi rilanciata dalla Tv al Aan, di Dubai e dal quotidiano britannico Guardian.
Se così fosse (ed è su questa cifra, 12 milioni, che è subito nata la polemica contro il governo, animata dalla Lega Nord), avremmo fornito un finanziamento a fondo perduto alla jihad islamica. E questo in un periodo in cui il terrorismo è attivissimo, all’indomani della strage di Parigi, nello stesso giorno in cui, in Belgio, un sanguinoso blitz della polizia ha smantellato una cellula che preparava attentati. Il governo italiano, come è noto a tutti, ha sempre trattato. L’unica volta che ha rifiutato categoricamente di farlo, l’ostaggio è stato ucciso: si chiamava Aldo Moro. Pagare un riscatto ai terroristi islamici, tuttavia, non fa altro che alimentare il loro business dei rapimenti, che, assieme al contrabbando del petrolio, alle raccolte fondi negli ambienti islamici radicali e alle razzie, è una delle prime fonti di profitto. Il nostro governo ritiene che questa sia la miglior tattica per liberare i prigionieri. Gran Bretagna, Usa e Francia preferiscono tentare i blitz di liberazione e fra i loro ostaggi si conta il maggior numero di vittime, in effetti. Vuoi perché vengono assassinati prima da terroristi che sanno di non poter negoziare, vuoi perché restano uccisi nei falliti tentativi di liberazione. L’Italia impiega sicuramente tattiche differenti, ma quanto rende sicura la vita degli italiani all’estero? Se rapire un italiano paga (e paga, a quanto pare), possiamo solo immaginare quanti altri nostri connazionali verranno rapiti ancora. E di italiani all’estero ce n’è sempre: giornalisti, missionari, impiegati di filiali in aree ad alto rischio, volontari e cooperanti come le due ragazze.

Non è realistico pretendere che il governo cambi tattica e passi ad un atteggiamento di intransigenza nei confronti dei rapitori: non lo ha mai fatto e gli esempi dei falliti blitz americani, britannici e francesi dimostrano che non sia neppure un metodo promettente. Non si può neppure pensare di richiamare a casa tutti gli italiani che operano in zone pericolose. Quel che dovrebbe cambiare è semmai la mentalità di chi corre rischi portando aiuti in aree di guerra. Che sia più consapevole dei pericoli ai quali va ad esporsi e al danno che può infliggere all’intera comunità nel caso la sua personale impresa (encomiabile quanto si voglia) dovesse finire in un sequestro. Il governo potrebbe e dovrebbe aiutare i singoli in quest’opera di responsabilizzazione, non accogliendo a braccia aperte ogni iniziativa umanitaria, ma scoraggiando (anche attivamente) quelle che appaiono, già da subito, troppo rischiose. Non si tratterebbe di scoraggiare l’altruismo, ma di incoraggiare la responsabilità. Un altruista morto, o rapito, non può più fare del bene a nessuno. E se il proprio slancio di generosità finisce in una trattativa con degli jihadisti, domandiamoci poi a chi possa far bene.

irrisolti di Stefano Magni16-01-2015
fonte: http://www.lanuovabq.it

Bergoglio scomunica Charlie. Ratzinger, invece, difendeva l’Occidente così


Papa Francesco, quello osannato dall'unanimismo progressista, dice: «Non si può prendere in giro la fede. Se insultano mia madre, tiro un pugno». Un'uscita agghiacciante, a cui oggi vogliamo opporre lo splendido discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, quando contrappose la razionalità occidentale al concetto di jihad
 
 
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Il 12 settembre 2006 Joseph Ratzinger, allora Papa in carica, tenne una lectio magistralis all’Università di Ratisbona dal titolo Fede, ragione e università – Ricordi e riflessioni, incentrata sul rapporto tra fede e ragione e fondamentale per la teologia cristiana e il pensiero contemporaneo tutto. In essa, riallacciandosi alle riflessioni del dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, Ratzinger andava al cuore della grande anomalia occidentale, l’incontro tra il “logos” greco e la fede cristiana, e la metteva in relazione con il concetto di jihad islamica, che punta tutt’oggi a “diffondere la fede per mezzo della spada”. Ne ripubblichiamo oggi una parte. Sì, proprio oggi che il suo successore, l’unanimemente osannato Papa Francesco (soprattutto dall’unanimismo progressista), ha rilasciato le seguenti dichiarazioni, a proposito della vicenda di Charlie Hebdo (che poi è appunto un massacro “con la spada per diffondere la fede”): «Abbiamo l’obbligo di parlare apertamente. Avere questa libertà, ma senza offendere. E vero che non si può reagire violentemente, ma se qualcuno dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede». Non sappiamo come reagiranno a questa vera e propria teorizzazione della repressione religiosa i numerosi e sguaiati fan che Bergoglio ha nelle redazioni, nei partiti politici, nei talk show. Noi, sappiamo che l’Occidente ha avuto un grande Papa, Benedetto XVI, che ha difeso la sua eccezionalità davanti al mondo, e a maggior ragione vogliamo tornare a leggercelo. 


È per me un momento emozionante trovarmi ancora una volta nell’università e una volta ancora poter tenere una lezione. I miei pensieri, contemporaneamente, ritornano a quegli anni in cui, dopo un bel periodo presso l’Istituto superiore di Freising, iniziai la mia attività di insegnante accademico all’università di Bonn. Era – nel 1959 – ancora il tempo della vecchia università dei professori ordinari. Per le singole cattedre non esistevano né assistenti né dattilografi, ma in compenso c’era un contatto molto diretto con gli studenti e soprattutto anche tra i professori. Ci si incontrava prima e dopo la lezione nelle stanze dei docenti. I contatti con gli storici, i filosofi, i filologi e naturalmente anche tra le due facoltà teologiche erano molto stretti. Una volta in ogni semestre c’era un cosiddetto dies academicus, in cui professori di tutte le facoltà si presentavano davanti agli studenti dell’intera università, rendendo così possibile un’esperienza di universitas – una cosa a cui anche Lei, Magnifico Rettore, ha accennato poco fa – l’esperienza, cioè del fatto che noi, nonostante tutte le specializzazioni, che a volte ci rendono incapaci di comunicare tra di noi, formiamo un tutto e lavoriamo nel tutto dell’unica ragione con le sue varie dimensioni, stando così insieme anche nella comune responsabilità per il retto uso della ragione – questo fatto diventava esperienza viva. L’università, senza dubbio, era fiera anche delle sue due facoltà teologiche. Era chiaro che anch’esse, interrogandosi sulla ragionevolezza della fede, svolgono un lavoro che necessariamente fa parte del “tutto” dell’universitas scientiarum, anche se non tutti potevano condividere la fede, per la cui correlazione con la ragione comune si impegnano i teologi. Questa coesione interiore nel cosmo della ragione non venne disturbata neanche quando una volta trapelò la notizia che uno dei colleghi aveva detto che nella nostra università c’era una stranezza: due facoltà che si occupavano di una cosa che non esisteva – di Dio. Che anche di fronte ad uno scetticismo così radicale resti necessario e ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione e ciò debba essere fatto nel contesto della tradizione della fede cristiana: questo, nell’insieme dell’università, era una convinzione indiscussa.
Tutto ciò mi tornò in mente, quando recentemente lessi la parte edita dal professore Theodore Khoury del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d’inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. Fu poi presumibilmente l’imperatore stesso ad annotare, durante l’assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo; si spiega così perché i suoi ragionamenti siano riportati in modo molto più dettagliato che non quelli del suo interlocutore persiano. Il dialogo si estende su tutto l’ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nel Corano e si sofferma soprattutto sull’immagine di Dio e dell’uomo, ma necessariamente anche sempre di nuovo sulla relazione tra le – come si diceva – tre “Leggi” o tre “ordini di vita”: Antico Testamento – Nuovo Testamento – Corano. Di ciò non intendo parlare ora in questa lezione; vorrei toccare solo un argomento – piuttosto marginale nella struttura dell’intero dialogo – che, nel contesto del tema “fede e ragione“, mi ha affascinato e che mi servirà come punto di partenza per le mie riflessioni su questo tema.
Nel settimo colloquio (διάλεξις – controversia) edito dal prof. Khoury, l’imperatore tocca il tema della jihād, della guerra santa. Sicuramente l’imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge: “Nessuna costrizione nelle cose di fede”. È probabilmente una delle sure del periodo iniziale, dice una parte degli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l’imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il “Libro” e gli “increduli”, egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. L’imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. “Dio non si compiace del sangue – egli dice -, non agire secondo ragione, σὺν λόγω, è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…”
L’affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. L’editore, Theodore Khoury, commenta: per l’imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest’affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un’opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l’uomo dovrebbe praticare anche l’idolatria.
A questo punto si apre, nella comprensione di Dio e quindi nella realizzazione concreta della religione, un dilemma che oggi ci sfida in modo molto diretto. La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo versetto dell’intera Sacra Scrittura, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: “In principio era il λόγος“. È questa proprio la stessa parola che usa l’imperatore: Dio agisce σὺν λόγω, con logos. Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista. L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “condensazione” della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco.


fonte: http://www.lintraprendente.it