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08/04/16

Il “suicidio per negazione della realtà” dell’UE


Tamanskaja 

Ciò che doveva accadere è accaduto. L’UE, essendo una catena di anelli deboli, infine ha ceduto e gli olandesi sono i primi a votare contro l’associazione con l’Ucraina. Naturalmente, gli euroburocrati troveranno qualche scusa per dichiarare il voto non valido, si può affermare che una legge è stata violata, si può anche negoziare qualche piccola modifica sull’accordo di associazione, o si potrebbe anche decidere semplicemente d’ignorare questa votazione. Ma niente di tutto ciò farà alcuna differenza: la verità innegabile è che gli ucraini non sono graditi nell’Unione europea, non come soci e tanto meno come membri. Quindi né UE, né NATO, né “futuro europeo” per l’Ucraina. Il pallone che alimentava le speranze ingenue e brutte di euromaidan è scoppiato e il piano euro-ucraino cade e brucia come l’Hindenburg. Tale disastro non doveva accadere, è del tutto artificiale. In un mondo più sano Unione europea, Russia e Ucraina avrebbero negoziato un accordo tripartito che avrebbe dato all’Ucraina il ruolo che geografia e storia gli hanno dato: essere il ponte tra Russia ed UE. Ma l’UE ha respinto categoricamente questa opzione più volte, semplicemente dichiarando che “l’Ucraina è uno Stato sovrano e la Russia non ha alcuna voce sulla questione ucraina“. Questo gioco a somma zero è stato imposto alla Russia, ma ora è l’Unione europea che vi perde tutto, anche se non è affatto una vittoria per la Russia. La triste realtà è che tutti perdono. Ora l’UE deve accettare la sconfitta totale della sua politica ucraina, e la Russia deve solo guardare morire lo Stato fallito al confine, mentre l’Ucraina semplicemente va a pezzi con una morte dolorosa. Gli euroburoucrati l’accetteranno? Probabilmente no. Faranno ciò che hanno sempre fatto, negheranno minimizzeranno e, peggio, faranno finta che non sia successo nulla. Diranno che il 60% del 30% di una piccola nazione europea non decide per l’intero continente. O dichiareranno che, invece della vecchia “associazione” l’UE offrirà all’Ucraina di meglio, un'”amicizia sincera” forse, o l'”amore eterno”, o anche una “fratellanza continentale”. Ma sarà tutto inutile, perché i cittadini europei sono chiaramente stanchi degli ukronazi, come anche i loro “amici” polacchi che valutano la costruzione di un muro per mantenere i loro “amici ucraini” lontani dalla Polonia; un sentito amore!

Prima conseguenza: costi finanziari
  
630_360_1453715758-2730-krym Ma è troppo tardi per gli europei. La vera cattiva notizia è che dovranno pagare la maggior parte dei costi della più o meno ricostruzione dell’Ucraina. La Russia semplicemente non può farlo. La sua economia è troppo piccola ed è già alle prese con il tentativo di ristabilire l’ordine in Crimea (che si rivela molto difficile, con la mafia locale che cerca di tornare ad agire quando operava sotto il controllo ucraino). Inoltre, la Russia dovrà badare al Donbas, com’è abbastanza evidente. Così la Russia è indaffarata. Gli Stati Uniti potrebbero pagare, ma non lo faranno. Anche se Hillary sarà eletta (nominata dallo ‘Stato profondo’ degli Stati Uniti’), l’enorme programma di salvataggio economico dell’Ucraina non passerebbe mai al Congresso, non quando gli Stati Uniti stessi hanno bisogno di un programma simile per ricostruire le proprie decrepite e trascurate infrastrutture ed economia. Ma soprattutto la Russia ha i mezzi per chiudere i confini. La nuova Guardia Nazionale russa assumerà le responsabilità di vari ministeri e agenzie, come il Servizio federale della migrazione. La Russia ha già un molto efficiente Corpo delle guardie di confine subordinato al Servizio di Sicurezza Federale (ex-KGB). Si stima che la Guardia di frontiera abbia attualmente 10 sedi regionali, 80 unità di confine, 950 avamposti e oltre 400 posti di blocco. Ogni giorno il servizio effettua 11000 pattuglie. In totale, il compito di protezione delle frontiere della Federazione russa è svolto da circa 200000 guardie di frontiera. Questo corpo ha propria aviazione, marina costiera, UAV, intelligence, unità blindate e persino Spetsnaz. La realtà è che la Guardia di frontiera russa è più potente della maggior parte degli eserciti europei. E ora avrà il pieno sostegno della Guardia Nazionale. Non ci si sbagli, la Russia può, e se necessario, bloccherà e proteggerà i propri confini. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, hanno la migliore protezione delle frontiere del pianeta: gli oceani Atlantico e Pacifico. Così, quando l’Ucraina diverrà un buco nero (il processo è a buon punto) gli unici che non potranno proteggersi, ma che possono spendere per risolvere tale pasticcio, saranno gli europei. Sì, certo, Stati Uniti e Russia aiuteranno, lo faranno per motivi diversi. Ma la maggior parte dei costi ricadrà direttamente sul contribuente europeo. Questo è il prezzo che l’UE dovrà pagare, prima o poi, per la propria arroganza ed incompetenza.

Seconda conseguenza: la sicurezza
  
3IRVM Ci sarà anche un altro prezzo da pagare, questa volta il costo della sicurezza. La NATO minaccia guerra al confine con la Russia, infine svegliando l'”orso russo”. Non solo la Russia ora schiera i formidabili missili Iskander a Kaliningrad, ma ha raddoppiato le dimensioni delle già formidabili forze aviotrasportate. Ecco cosa scrissi nel dicembre 2014: “I russi non hanno paura della minaccia militare rappresentata dalla NATO. La loro reazione alle ultime mosse della NATO (nuove basi ed effettivi in Europa centrale, altri stanziamenti, ecc.) viene denunciata come provocatoria, ma i funzionari russi insistono sul fatto che la Russia può gestire tale minaccia militare. Come un deputato russo ha detto, “5 gruppi di reazione rapida sono un problema che possiamo risolvere con un missile”. Una formula semplice ma fondamentalmente corretta. Come ho già detto, la decisione di raddoppiare le dimensioni delle forze aviotrasportate russe e di aggiornare l’elitario 45.mo Reggimento Aeroportato Speciale a Brigata era già stata presa comunque. Si potrebbe dire che la Russia ha anticipato la creazione della forza NATO di 10000 uomini portando le proprie forze aeroportate da 36000 a 72000 effettivi. E’ tipico di Putin, mentre la NATO annuncia con fanfare e fuochi d’artificio che la NATO creerà una speciale forza “punta di diamante” di reazione rapida di 10000 uomini, Putin raddoppia rapidamente le dimensioni delle Forze aviotrasportate russe a 72000 effettivi. E, mi si creda, i veterani delle forze aviotrasportate russe sono una forza di combattimento molto più efficiente dell’edonistica e demotivata multi-nazionale (28 Paesi) Euroforza di 5000 elementi che la NATO si arrabatta a mettere insieme. I comandanti degli USA lo sanno bene“. Ma la Russia non ha fatto solo questo. Putin ha ordinato la ricreazione della minaccia corazzata russa della fine della Guerra Fredda: la Prima Armata Corazzata della Guardia formata da 2 divisioni corazzate (le migliori russe, la 2.da Divisione Fucilieri motorizzati della Guardia Tamanskaja e la 4.ta Divisione corazzata della Guardia Kantemirovskaja), con oltre 500 carri armati T-14 Armata. Quest’Armata corazzata sarà supportata dalla 20.ma Armata Combinata della Guardia. Non ci si sbagli, è una forza enorme e potente il cui scopo è molto simile alle famose Armate d’assalto sovietiche della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda: “spezzare le più ostiche linee difensive penetrando tatticamente con ampiezza e profondità sufficiente a consentire l’impiego di formazioni mobili per sfruttare lo sfondamento“.


Brava Europa, ti sei tracciata una croce gigantesca sulla fronte!
  
9E6VzbTPochissimo di tutto ciò viene riportato dai media occidentali, naturalmente, e così il pubblico in generale non sa che mentre la NATO e i politici occidentali fingevano di fare i duri cercando di spaventare la Russia, i russi hanno deciso di prendere sul serio tali minacce adottando passi pratici. Per qualcuno come me che ha vissuto la Guerra fredda e seguiva le forze sovietiche in Germania orientale, è doloroso e nauseante vedere come l’occidente abbia letteralmente costretto la Russia alla nuova guerra fredda, né voluta né necessaria. Naturalmente, sono assolutamente sicuro che non vi sia alcuna “minaccia russa” in Oriente, e l’unico modo per avere tale potenza militare è attaccare per primi, ma la triste realtà è che i Paesi UE/NATO sono ora direttamente nel mirino delle Forze russe. Aggravando il tutto vi è ora la forte possibilità che Hillary e la sua banda di neocon occupi presto la Casa Bianca. Dio solo sa di cosa costoro siano capaci. Hillary, i cui unici “successi” nella vita sembrano avere spinto Bill a bombardare i serbi e aver infognato la Libia, dovrà dimostrare che lei vale più di un uomo come Putin. Cercherà di spaventare e fare la prepotente per sottometterlo, ma il popolo russo, che non dimentica, vede l’occidente come una degenerata ed arrogante società, con Conchita Wurst come polena, semplicemente incapace di combattere un vero scontro, scegliendo solo i deboli. Non è la paura che i neocon ispirano ai russi, ma il disgusto. Al massimo, possono suscitare preoccupazione per l’arroganza apparentemente infinita e un’autolesionistica mancanza di lungimiranza. Come ho già scritto molte volte, i russi temono la guerra, non c’è che dire, ma a differenza degli anglosionisti, ne sono comunque pronti. Gli europei ora lentamente arrivano a capire che affrontano una lunga e molto dolorosa guerra contro il terrorismo wahabita. Gli attentati di Parigi e Bruxelles sono solo l’avvio di una guerra che durerà molti anni. Ci sono voluti più di dieci anni alla Russia per schiacciare definitivamente i terroristi wahhabiti nel Caucaso, e con un uomo come Vladimir Putin alla guida del Paese. Si guardino François Hollande e Angela Merkel e si capirà nel profondo come tali tristi pagliacci non combineranno nulla. Basta paragonare la reazione di Vladimir Putin all’abbattimento dell’aereo della compagnia aerea russa nel Sinai coi singhiozzi di Federica Mogherini dopo gli attentati a Bruxelles. Ora immaginatevi a capo dei terroristi wahabiti, e aggiungerei sessisti da una vita, e guardate la foto sotto. Influenzerebbe la scelta degli obiettivi? Ovvio. Lo stesso vale confrontando le operazioni USA/NATO in Siria con il risultato in poco meno di sei mesi delle Forze Aerospaziali russe. Gli Stati, proprio come le persone, hanno un proprio “linguaggio del corpo” e mentre il linguaggio del corpo della Russia dimostra un potere fiducioso e formidabile, il linguaggio del corpo dell’UE e, in misura minore degli Stati Uniti, mostra debolezza, arroganza e incompetenza, spesso confinante con il suicidio (come la politica di Merkel sull’immigrazione).

La linea di fondo
La linea di fondo di tale pasticcio è questa: ciò che Stati Uniti ed Unione europea hanno fatto in Ucraina (e altrove) è incredibilmente stupido. Ma gli Stati Uniti possono permettersi tali errori, mentre l’UE chiaramente no. Quanto alla Russia, sì sicuramente è ferita da tali politiche, ma il dolore è volto dal Cremlino a rafforzare la Russia su molti livelli, politici, militari e anche economici, anche se qui i progressi sono stati minimi e la 5.ta colonna è ancora molto forte, anche se sono fiducioso su una purga tanto necessaria. Ciò che l’Unione europea ha fatto è essenzialmente una “suicida negazione della realtà”. Ciò che seguirà dovrebbe essere un cambio di regime, non di un solo Paese, ma dell’intero continente. Credo che tale cambio di regime sia inevitabile, ma la grande domanda è per quanto durerà tale lenta e dolorosa agonia dell’UE? Ahimè, potrebbe richiedere molti anni, credo. I capi dell’UE non chiederanno elegantemente scusa dimettendosi, è una classe di soli parassiti che vive nelle strutture dell’UE e che disperatamente resiste a eventuali riforme significative, senza badare a un cambio di regime, perché sempre metteranno i loro gretti interessi da classe compradora al di sopra dei popoli o dell’ovvietà. I cittadini dell’Unione scopriranno che non hanno modo d’imporre un cambio politico con la scheda elettorale, che vivono in una finta democrazia e che tutto ciò che gli è stato promesso è solo una vuota e brutta menzogna. L’Ucraina non è diventata Europa, ma l’Europa è diventata Ucraina.
Benvenuta nel mondo reale, UE!

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Saker, 7 aprile 2016
fonte: https://aurorasito.wordpress.com

TEMPA ROSSA - "Uno non sa, l’altro non dice, il terzo non vede"





I giornali, che sono per loro natura un qualcosa di fondamentalmente deteriorabile e raccontano (dovrebbero raccontare) la verità del momento, a volte comunque assolvono una funzione ulteriore, e non irrilevante: quella di contribuire ad una memoria di fatti, episodi, cose, che altrimenti verrebbero diluite, scolorite nella memoria, fino a perdersi.
Sarà per esempio divertente (amaro divertimento, o se si preferisce amarezza divertita) sfogliare le cronache di questi giorni. Si apprende, leggendo una lettera inviata al “Corriere della Sera” (non, dunque, un qualcosa detta soprappensiero, sfuggita dal seno come la celebre “voce”), che una posata signora che ha la ventura di fare il ministro dello Sviluppo Economico ha una lecitissima relazione sentimentale con una persona che considera suo marito. Un legame, si immagina, di una certa concretezza, se è vero che con questa persona, il ministro ora non più ministro, ci ha fatto un figlio. È poi, quel considerarlo come marito, al di là del vincolo ufficiale…
Invece no. Passa qualche giorno e colui che si considera come marito si trova declassato: intanto non si è mai veramente convissuto. Non solo letti separati, anche appartamenti separati; ma anche quel figlio: sì, c’è, ma per le sue esigenze ci ha sempre e solo pensato la madre, e la di lei famiglia, che è decisamente ricca. E quel che si considerava “marito” qualche giorno prima diventa persona frequentata una volta la settimana, se non ogni quindici giorni. Ciò non impedisce comunque di informare questa persona che un certo emendamento che lo interessa e riguarda personalmente (interessi corposi, riguardano il petrolio) è stato inserito nella Legge di Stabilità varata dal Governo di cui l’oggi ex ministro fa parte; e questa comunicazione fa bella mostra in una intercettazione che viene ovviamente resa nota urbi et orbi. Non è la sola intercettazione: che l’ex ministro ad un certo punto ha una crisi di nervi, e rimprovera il “marito” di usarla, in altre occasioni sembra piangere; e insomma: senza addentrarci nei risvolti penali che possono esserci oppure no, per quel che riguarda il costume, c’è molto di che obiettare e restare perplessi. L’ex ministro, quand’era in carica, si trovava in evidente situazione, come s’usa dire, di “conflitto d’interessi”. Ed è grave, non c’è bisogno di dirlo. Ma ancor più grave se non si è resa conto di trovarsi in questa situazione e se non ha considerato e calcolato rischi e conseguenze di questo conflitto, destinato a venir fuori, prima o poi, inevitabilmente.
Ma ci sono anche altri “effetti collaterali”. Il Presidente del Consiglio rivendica la paternità politica dell’emendamento in questione; e il ministro che deve mantenere i Rapporti con il Parlamento fa sapere che comunque quell’emendamento è giusto, legittimo, e lo ripresenterebbe tale e quale; e anche lei, data la funzione che ricopre, ne rivendica diciamo così, la “maternità”, essendo donna. Nulla da eccepire. Ignorando completamente la polpa della questione, si prende per buono e per positivo il contenuto di quell’emendamento. Però: è da credere che il Presidente del Consiglio nulla sapesse di questo conflitto di interesse, e neppure il ministro per i Rapporti con il Parlamento. Se è una presunzione fallace, se cioè ne erano a conoscenza, la cosa è grave senza bisogno di spiegare perché. Ma se lo ignoravano, la gravità decuplica, e anche qui non c’è bisogno di spiegare perché. L’ignoranza non dovrebbe essere ammessa. Ma se l’ignoranza c’è, la colpa aumenta. A meno che non si voglia rispondere come Bill Clinton, scoppiato il caso della sua relazione con la stagista: “Mai fatto sesso, con Monica Lewinsky… Solo relazioni inappropriate”. Già, basta intendersi su cosa sia “fare sesso”.
C’è poi un corollario, che non è esattamente un qualcosa di secondario. Un signore che vive in Basilicata, un vero, autentico rompiscatole che si chiama Maurizio Bolognetti e che da anni da sempre denuncia le cose che emergono in questi giorni. È uno che ha la tessera radicale da decenni, da sempre Marco Pannella è il suo Mahatma. I vari potentati locali lo conoscono bene perché non c’è scempio ambientale e speculazione che non lo veda implacabile censore. A queste vicende Bolognetti ha dedicato anche un paio di libri: “La peste italiana. Il caso Basilicata. Dossier sui veleni industriali e politici che stanno uccidendo la Lucania” (del 2011, cinque anni fa!) e “Le mani nel petrolio. Basilicata coast to coast, ovvero da Zanardelli a Papaleo, passando per Sanremo e Tempa Rossa” (2013). Possibile che non una copia di questi due libri, in tutti questi anni, non sia finita sulla scrivania di nessun magistrato? Ma è pur vero che la giustizia italiana ha i suoi tempi, che notoriamente non sono esattamente veloci… Ma è comunque straordinaria (e non priva di significato) questa lunga, interminabile catena di “non so” in cui ad ogni passo ci si imbatte.

di Valter Vecellio - 08 aprile 2016

fonte: http://www.opinione.it

07/04/16

Marò, una sentenza che vale miliardi


Il rientro in Italia di Girone: l'intreccio fra affari e diplomazia fra Italia e India


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Mentre fra la diplomazia italiana e quella indiana era in atto una guerra a colpi di ricorsi e proteste reciproche, gli affari hanno fatto il loro corso. Come si dice, ‘pecunia non olet’. L’economia indiana è cresciuta negli ultimi anni a livelli che noi europei possiamo soltanto sognare, una crescita che ha alimentato in maniera significativa la cooperazione economica fra il Belpaese e il Subcontinente. Basti citare un po’ di numeri. Nei venti anni dal 1991 al 2011 l’interscambio Italia-India è cresciuto di 12 volte, anche se a partire dal 2012 è iniziato un trend decrescente, che ha portato il commercio bilaterale a 7,2 mld di € nel 2014, segnando comunque un aumento del 3,6% rispetto al 2013. L’Italia è il quarto partner commerciale dell’India tra i Paesi UE (dopo Germania, Regno Unito e Belgio). Il buon andamento è continuato anche nell’ultimo anno e infatti, nel complesso, l’export italiano verso l’India nel mese di aprile 2015 è cresciuto del 24,9%. Le importazioni italiane dall’India, viceversa, nel mese di aprile 2015 sono cresciute del 13,9%. Macchinari e apparecchi continuano a rappresentare la prima voce dell’export italiano in India, oltre un quarto delle importazioni italiane dall’India rientrano invece nella categoria tessile e dell’abbigliamento. Quanto al flusso di investimenti diretti, le aziende italiane nel 2012 hanno investito in India oltre 1 mld di Euro nel 2012 secondo Eurostat. A fine 2012 l’Italia aveva in India uno stock cumulato di IDE (investimenti esteri diretti) pari 3,75 mld €. Quasi tutti i grandi gruppi industriali italiani sono presenti nel Subcontinente, una presenza che traina le PMI nell’ inserimento in un mercato con enormi potenzialità di sviluppo. I settori nei quali vi è la maggior possibilità d’investimento sono quelli degli autoveicoli e della meccanica, le costruzioni, il settore energetico, quello alimentare e quello dell’arredo. In virtu’ dei sempre più numerosi accordi commerciali regionali e con i paesi limitrofi, l’India si sta posizionando come un ‘hub’ globale per la produzione dei mezzi di trasporto, con particolare attenzione al mercato asiatico. Contemporaneamente si sta portando avanti un enorme sforzo di adeguamento infrastrutturale con la costruzione di strade, ponti, ferrovie, metropolitane e aeroporti, un crescente sviluppo indiano che ha un bisogno sempre maggiore di energia per essere sostenuto e, non a caso, il settore energetico è quello che negli ultimi anni ha attirato il maggiore afflusso di IDE. Infine, particolarmente attente al mercato indiano sono le aziende del settore difesa, tra cui certamente emerge il Gruppo Finmeccanica ma anche Beretta e Fincantieri. Non mancano ovviamente gli investimenti dall’India verso l’Italia a dicembre, ad esempio, lo storico marchio di design Pininfarina è stato acquistato dal gruppo indiano Mahindra.
Nonostante quindi gli affari siano andati avanti senza curarsi della crisi diplomatica fra Roma e Delhi, è innegabile che esista un fortissimo legame fra relazioni politiche ed economiche. Un intreccio fra economica e diplomazia estremamente complesso. Uno fra tutti il caso delle tangenti per la vendita di 12 elicotteri Agusta-Westland (controllata da Finmeccanica) per le quali sono finiti sotto accusa alcuni esponenti politici del partito di Sonia Gandhi principale oppositrice del premier indiano Modi. La faccenda e il suo stretto legame con il procedimento arbitrale fra Italia e India sui Marò è emerso in tutta la sua evidenza circa due mesi fa. Lo scorso 23 dicembre presso il Tribunale Arbitrale è stata recapitata una lettera di Christian Michel, intermediario di armi inglese e oggetto di un mandato di cattura da parte delle autorità indiane. Nella lettera Michel sostiene che Modi avrebbe chiesto a Matteo Renzi di aiutarlo a costruire un dossier che dimostrasse un legame fra lo stesso Michel e Sonia Ghandi proprio nell’ambito della vendita degli elicotteri, il tutto in cambio della totale liberazione dei due Marò. Al di là o meno della veridicità delle accuse, che sono tuttora ancora da dimostrare, è innegabile che intorno alla controversia fra Roma e Delhi ruotino interessi miliardari.
Durante l’ultimo summit fra Unione Europea e India, oltre alle fondamentali questioni del terrorismo e della cooperazione politica si è continuato a discutere sull’importantissimo Trattato di Libero Scambio che Bruxelles e Delhi stanno negoziando dal 2007. Sul tavolo anche gli ingenti investimenti che la BEI (Banca Europea degli Investimenti) potrebbe concedere sul fronte infrastrutturale, in particolar modo per la costruzione della nuova metropolitana di Lucknow, tanto voluta e promessa da Modi. Con un tempismo quasi perfetto, lo stesso giorno il Tribunale Arbitrale ha annunciato che avrebbe deciso a breve sul rientro o meno di Girone.
A questo punto è interessante ipotizzare due possibili scenari nell’intreccio fra affari e diplomazia (o meglio, a questo punto, diritto internazionale). Nel caso il Tribunale decidesse per il rientro di Girone in Italia, il caso Marò potrebbe definirsi teoricamente chiuso o almeno rimandato a qualche anno e pesare molto meno nelle relazioni italo-indiane. Tale eventualità potrebbe facilitare molto le trattative in sede europea rendendo molto più semplice la conclusione di molti accordi di natura commerciale e d’investimento. Non dimentichiamo che l’Italia ha un peso molto grande all’interno dell’UE ed è in grado in influenzare i negoziati con le autorità indiane. D’altra parte una sconfitta in sede giudiziaria dell’India potrebbe comportare un grave smacco per il governo Modi, governo nazionalista che ha fatto del caso Marò un tema cardine per il sostegno da parte dell’opinione pubblica. Ultimamente Modi sta sperimentando un calo dei consensi, dovuto principalmente alla mancata realizzazione di molte delle riforme economiche che aveva promesso, e il ritorno di Girone in Italia peggiorerebbe la situazione. Vi è così il rischio di una possibile decisione da parte di Delhi di non rispettare comunque la sentenza, commettendo un grave illecito internazionale. L’India non è nuova ad iniziative del genere, come ad esempio il ‘sequestro’ del nostro ambasciatore in piena violazione della Convenzione di Vienna. Più recentemente, proprio in barba alla decisione del Tribunale Internazionale del Mare di sospendere ogni procedimenti giudiziario nei confronti dei Marò, è stata fissata una nuova udienza della Corte Suprema indiana sul caso. Il sospetto che sia un segnale nei confronti del nostro governo è abbastanza fondato. Nel caso quindi di un rifiuto dell’india di rispettare la sentenza, la situazione si complicherebbe esponenzialmente, costringendo l’Italia ha portare avanti contromisure che potrebbero contemplare anche il boicottaggio a livello economico e in sede di negoziati, con un grave pregiudizio nei confronti delle relazioni economiche bilaterali. Nel caso invece di una sentenza sfavorevole all’Italia e ad un prolungamento della permanenza di Girone in India, si continuerebbe a vivere la situazione che si vive ormai da più di quattro anni. Un prolungamento quasi ‘ad libitum’ della crisi diplomatica e la paralisi dell’azione diplomatica italiana in sede giudiziaria. L’unica soluzione potrebbe ravvisarvi in qualche accordo ‘extra-giudiziario’ con l’Italia che favorirebbe i negoziati economici con l’India in sede UE in cambio di un eventuale ritorno di Girone in Italia.

di Gabriele Pesce 7 aprile 2016

fonte: http://www.lindro.it

06/04/16

Ce lo siamo cercato




Sarà proprio quella costante aria di sfida, di superiorità e supponenza; quell’immancabile presunzione di appartenenza alla perfezione e alla verità assoluta, a trasformarsi, prima o poi, in un boomerang letale per il Premier. Del resto Matteo Renzi è così e, da quel che è dato sapere, lo è sempre stato fin da giovanissimo: un concentrato di quelle caratteristiche che, pure addosso a un vero genio, darebbero fastidio. Diciamoci la verità, la colpa non è sua, in fondo un po’ ce lo siamo cercato anche noi italiani, se nel 2013 avessimo votato meglio Renzi al massimo sarebbe rimasto a Firenze. Non vi è dubbio poi che la minoranza dem che lo attacca più per finta che per davvero, Silvio Berlusconi che ha abboccato al Patto del Nazareno e soprattutto Giorgio Napolitano abbiano fatto il resto.
Renzi disputa la sua partita e, tutto sommato, nel suo stile lo fa bene, l’incredibile è che gliela si lasci giocare per lungo e per largo, ma del resto in Italia funziona così. È accaduto con Mario Monti, tutti a dirne di ogni male, eppure in Parlamento i suoi provvedimenti esiziali (legge Fornero compresa) furono votati a larghissima maggioranza, insomma, è indubbio che l’Italia sia uno strano Paese. Talmente strano che quella stessa magistratura, che ai tempi di Berlusconi al semplice accenno di una sua parola tuonava come Minosse, oggi quasi quasi si giustifica col Premier che la sfida a petto in fuori.
Bene, anzi male, quel che accade è solo la conferma della ragione per la quale siamo allo sbando, ridotti un colabrodo di debiti e disservizi, un coacervo di parrocchie e parrocchiette, un conglomerato di personalismi che se ne infischia del bene collettivo. Il problema, infatti, non è l’utilità o meno di questo o quel provvedimento, di questo o quell’emendamento, ma tutto ciò che in Italia gli si costruisce intorno, tutto ciò che dentro una legge magari positiva, si apparecchia ad hoc per favorire alcuni anziché tutti. Ed è proprio qui che bisognerebbe lavorare e fare chiarezza, impedire cioè che tra le pieghe di provvedimenti positivi si nascondano vantaggi mirati, difficili da evincere in assenza di intercettazioni, bucce di banana e quant’altro. Insomma, al di là di quello che la magistratura accerterà, per verificare se esistono colpe, reati, illeciti su “Tempa Rossa”, il problema italiano di una classe politica e dirigente che da decenni finisce in mezzo a scandali, indagini, abusi e chi più ne ha e più ne metta, resta grosso come una casa.
Su questo Renzi andrebbe incalzato e messo nell’angolo, sul fatto cioè che dopo essersi presentato e insediato per rottamare non tanto le persone ma un certo modo di fare politica, per restituire così fiducia agli italiani, abbia fallito clamorosamente. È questa la grande colpa del Premier, non è penale, non è civile, non è giuridicamente rilevante ma politicamente inaccettabile e ingiustificabile. Infatti, da quando il Governo Renzi si è installato, più di un suo ministro o sottosegretario che sia, ha dovuto dimettersi fra mille polemiche per fatti di grande opacità intorno ai quali la magistratura è intervenuta per cercare eventuali colpe o responsabilità. Insomma, dagli episodi del “caso Lupi” alla “Banca Etruria” e ora “Tempa Rossa”, solo per citarne alcuni, anche con questo esecutivo la materia per sconcertare, sfiduciare e indignare gli italiani non è mancata di certo. Per questo la “missione Renzi” è fallita, per questo la rottamazione che ci si aspettava è mancata e per questo l’andazzo del Paese non è cambiato.
Come se ciò non bastasse l’economia non riprende, gli indicatori languono, la gente soffre e le aziende arrancano; il fisco ossessiona e perseguita, i furbetti di Stato si moltiplicano e la burocrazia inutile imperversa. Insomma il punto di rottura sociale si avvicina pericolosamente. È un brutto, bruttissimo vivere; non capirlo, ora e subito, può diventare la goccia che fa tracimare il vaso.

di Elide Rossi e Alfredo Mosca - 5 aprile 2015
fonte: http://www.opinione.it

05/04/16

i cretini al potere






Nel racconto Bureaucratie, Honoré de Balzac (1799-1850) ad un certo punto solleva un quesito: i burocrati fanno questo mestiere perché sono cretini o diventano cretini perché fanno questo mestiere? Il quesito non è da poco e come vedremo, di grande attualità. Al tempo del grande narratore e analista sociale, il mestiere di burocrate, nell’epoca postnapoleonica, era diventato l’ambizione delle classi subalterne e la lotta per il potere si trasferì dai salotti all’amministrazione pubblica dove si concentrò il nucleo di tutte le mediocrità della società politica. Quando, alla lunga, tutto diventa mediocrità, le nazioni periscono, scrive Balzac. Il fenomeno burocratico ha avuto dappertutto la stessa evoluzione degenerando in un sistema di parassitismo, clientelismo politico e corruzione. Poiché i burocrati si riparano dietro regole impersonali e astratte, non si sentono mai personalmente responsabili dei loro atti e pertanto continuano a fare le stesse cose anche se non funzionano. Quindi se non sono proprio nati cretini, finiscono per diventarlo.
La specie burocratica si è evoluta, raffinata, estetizzata, globalizzata e la sua ascesa sociale e politica è stata inarrestabile. Mezze maniche, funzionari portaborse si sono trasformati in “regolatori” ambiziosi, diventati poi ministri, banchieri, economisti, presidenti di commissioni e di consigli. Insomma, l’antica nomenklatura amministrativa balzachiana è l’attuale tecnocrazia superstipendiata e la sua ascesa ha segnato l’avanzata del governo arbitrario nelle democrazie. Non c’è più il mondo politico, c’è il mondo della burocrazia. È per questo che oggi tutti avvertono un vuoto politico.
Poiché il potere burocratico, privo di responsabilità, aumenta sempre più, si vive nell’inefficienza economica permanente. La ragione per cui produce sempre danni è semplice: non rischia mai il proprio denaro. Pertanto può permettersi di fare tutti gli esperimenti sociali possibili, l’elettorato facendo da cavia.
Tutto questo ci è venuto in mente a proposito dell’ultima panacea che i cretini al potere si apprestano a “vendere”: il denaro dall’elicottero per stimolare l’economia. Chi l’avrebbe detto che quest’idea da fumetti poteva diventare realtà? Ovviamente è un modo di dire perché i governi non userebbero l’elicottero ma distribuirebbero assegni a pioggia per erogare il cosiddetto reddito di base o reddito minimo universale, incondizionato, oltre all’attuale welfare. Non ci sarebbe bisogno di lavorare e neppure manifestare la minima intenzione a cercare un lavoro. Si può star seduti tutti il giorno a guardare la tivù e ricevere l’assegno a fine mese.
Dio disse ad Adamo: “Ti procurerai da vivere con il sudore della fronte”. Che l’Eterno si fosse sbagliato? Che non avesse previsto che bastava la distribuzione di buoni d’acquisto per sfuggire alla condanna originale? Perché non averci pensato prima? A che serve lavorare, produrre, risparmiare, capitalizzare, investire, preoccuparsi per la pensione quando c’è l’annaffiatoio dei buoni d’acquisto? Funzionerà, non funzionerà? I cretini al potere non lo sanno in anticipo, la loro funzione non è prevedere ma, sempre, sperimentare.
Perché quest’idea è già allo studio dappertutto? Perché gli esperimenti finora fatti dai cretini non hanno funzionato e ora si apprestano a improvvisare l’ultimo e forse il più micidiale, se finalizzato a risollevare le sorti dei Paesi che hanno ridotto in bancarotta.
Proviamo a concepire l’economia come un grande magazzino dove la gente va a depositare i beni che produce per avere il diritto di prelevare, in cambio, i beni da consumare. Questa, in fondo, è la realtà dello scambio economico: il mezzo di pagamento reale è ciò che ciascuno produce. Pensiamo, poi, al denaro come a un buono/tagliando per prelevare i prodotti dal grande magazzino dell’economia. Chi non produce, e quindi non ha nulla da scambiare, non ha diritto ai tagliandi per prelevare i beni prodotti da altri. Ipotizziamo, ora, che alla metà della popolazione vengano distribuiti tagliandi dalla banca emittente. La convinzione è che tale distribuzione abbia il potere di stimolare l’economia tutta, il che dovrebbe verificarsi in virtù del fatto che la metà della popolazione che produce aumenta la produzione complessiva, in quanto l’altra metà che non produce spende i tagliandi per consumare. Ma poiché la metà che non produce si precipita a ritirare dal magazzino dell’economia ciò che l’altra metà produce, i beni che entrano nel magazzino non aumentano ma diminuiscono perché il ritmo dei prelievi da parte di chi acquista senza produrre è più veloce di quello di chi produce e deposita nel magazzino. Per frenare l’assalto ai beni, chi produce non avrebbe altra scelta che alzare i prezzi svalutando i tagliandi. Cioè i diritti ai prelievi.
Le banche emittenti raggiungerebbero finalmente l’agognato obiettivo: l’inflazione. Ma resterebbero subito deluse perché scoprirebbero che con l’inflazione, la ricchezza prodotta per il magazzino e destinata allo scambio, invece di aumentare, diminuisce. Infatti l’inflazione si verifica proprio quando la produzione cresce meno velocemente dei tagliandi in circolazione che servono ad acquistarla. È per questo motivo che l’inflazione non produce mai crescita reale. Quindi, l’esperimento del denaro a pioggia provocherebbe inflazione più stagnazione, ossia stagflazione, e la gente si troverebbe più miserabile di prima.
Purtroppo non finirebbe qui. Ben presto l’inflazione diventerebbe incontrollabile. Che incentivo infatti avrebbero i produttori a produrre a favore di chi, per consumare, offre in cambio, non produzione, ma buoni d’acquisto di valore sempre decrescente? Ben presto i prezzi tenderebbero all’infinito e il valore dei buoni allo zero. La stagflazione si trasformerebbe in iperinflazione e l’esperimento del danaro dell’elicottero finirebbe in tragedia. La gravità del fenomeno dipende, ovviamente, dall’intensità dell’alluvione dei buoni d’acquisto.
L’idea più semplice ed efficiente per far progredire l’economia, l’eliminazione di una tassazione da confisca, non sfiora nemmeno la mente dei regolatori in quanto minerebbe la base del loro potere: è attraverso la confisca fiscale che erogano sussidi ai clienti elettori, ne rafforzano il grado di dipendenza, ne distruggono l’etica del lavoro e li riducono in servitù.
Se l’Europa pensa, oggi, di avere un problema migratorio è ottimista. Aspetti a vedere cosa accadrebbe con questo esperimento. Milioni di africani la assedierebbero. Una volta adottata la misura, sarebbe impossibile fare marcia indietro prima del collasso. Chi, infatti, voterebbe per un regolatore pentito che volesse revocarla? Riflettano bene i cretini al potere: il denaro dall’elicottero è l’ultimo esperimento, ovvero danno, che si possono permettere. Quando denaro, crediti, debiti saranno polverizzati e ci sarà il flagello di nuovi migranti e la povertà diffusa, “il gigantesco potere mosso da nani”, come Balzac definì la burocrazia, questa volta dovrà fare i conti con una rivoluzione.

di Grerardo Coco - 1 aprile 2016

fonte: http://www.opinione.it

04/04/16

Teppa rossa, altro che Tempa Rossa




Qualunque cosa sia successo, qualunque responsabilità abbiano la Guidi, la Boschi e pure Renzi una cosa è certa: non è cambiato nulla. Non è stato rottamato un bel niente. Alla fine – risulta nelle intercettazioni – che per poter avere qualche favore dal governo conveniva pure imbucarsi ai convegni della Fondazione Italianieuropei di D’Alema. E per sorbirsi una rottura di coglioni del genere bisogna veramente avere un grande interesse personale. Non serve un’inchiesta per capire che uno che si attovaglia lì lo fa per arraffare qualcosa.
Così risbuca pure lui, D’Alema, che dovrebbe essere il rottame dei rottami. Invece è sempre lì, prima a impiattare le crostate e ora a tentare di gestire le briciole.
Ma le nuove leve non sono da meno. La Boschi che batte i tacchetti e parla di poteri forti, perché – certo – loro sono quelli deboli… Renzi che va in tv dall’Annunziata a fare il bullo di periferia e a gonfiare il petto sfidando tutto e tutti. Cioè sfidando i giornali e i magistrati, ma non i cittadini. Che sono gli unici che avrebbero il diritto – e il potere – di mandarlo a quel paese, cioè a Rignano sull’Arno, a occuparsi dei casi suoi che, ormai evidente, non coincidono neppure per sbaglio con quelli del Paese. Qui il problema non è il progetto di Tempa Rossa, ma il disastro senza visione della teppa rossa che ci governa.


Francesco Maria Dell Vigo - 3 aprile 2016

03/04/16

IMMIGRAZIONE - Europa, invasione fuori controllo: otto volte più immigrati dell’anno scorso

Roma, 2 apr – Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per l’immigrazione (Oim), gli arrivi – quasi tutti via mare – di immigrati irregolari nei primi tre mesi di quest’anno sono stati oltre 170mila, un numero impressionante e più di otto volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2015.

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Numeri dell’immigrazione irregolare in Italia e in Grecia
Dal primo gennaio al 31 marzo dell’anno scorso, infatti, gli ingressi furono poco più di 20mila, e l’intero 2015 si ricorda come l’anno record – finora – per il flusso immigratorio nel vecchio continente, con più di un milione di persone entrate illegalmente, la grandissima parte attraverso Grecia e Italia. Sempre secondo l’Oim, i morti per naufragio e stenti nel Mediterraneo, sempre da gennaio a marzo 2016, sono stati 620, in aumento del 23% rispetto ai 505 dello stesso periodo dell’anno precedente. Alcuni mesi fa segnalammo su queste colonne come il flusso immigratorio in Europa fosse ormai fuori controllo, sulla base dei numeri allora disponibili, specificando che il tasso di incremento annuale stava approssimandosi al 300%: a quanto pare, peccammo di sottostima. Se la tendenza osservata nel primo trimestre continuasse su questo tenore, infatti, l’Europa potrebbe essere invasa, quest’anno, da qualcosa come otto milioni di immigrati irregolari.
Per quanto riguarda l’Italia, alle 320mila persone arrivate illegalmente nei due anni precedenti, se ne sono aggiunte oltre 18mila nei primi tre mesi di quest’anno, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2015 quando, nel totale dell’anno, gli ingressi furono quasi 154mila. Poiché la via balcanica occidentale – quella che dalla Grecia porta verso l’Europa centrale – è ormai irta di ostacoli saggiamente posti dai vari paesi, a partire dall’Ungheria, non è difficile immaginare la possibile nuova corsia preferenziale per i nuovi sbarchi: quale se non l’Italia tanto accogliente e zelante nei salvataggi, recuperi e accompagnamenti verso i nostri approdi? 

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Composizione etnica e demografica dell’immigrazione in Italia nel primo bimestre 2016

Rispetto alla composizione etnica degli immigrati irregolari sbarcati in Italia, sempre nei primi tre mesi del 2016, si osserva la preponderanza delle origini sub-sahariane, Nigeria in testa con il 17,2%, seguita dal Gambia col 12,8%, quindi Guinea e Senegal: l’immigrazione più dequalificata possibile, garanzia di un danno economico prolungato per le generazioni a venire e per di più afferente esattamente alla cintura della meningite, il che assicura che l’epidemia che sta infuriando in Toscana potrà solo peggiorare ed estendersi. Che si tratti, poi, di migranti economici piuttosto che – come propagandato dai media di regime – di poveri richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni, lo dimostra inequivocabilmente la composizione demografica, relativa ai mesi di gennaio e febbraio 2016: 78% di maschi adulti, e soltanto il restante 22% di donne e bambini. A meno che si tratti di vigliacchi fuggiti lasciando indietro le famiglie indifese. Una politica scellerata, quella Europea – italiana, greca, tedesca e svedese in primo luogo – che rende un servizio distruttivo non soltanto a se stessa ma, per una complessa catena di conseguenze, agli stessi paesi di partenza e complessivamente al mondo intero, come è stato illustrato di recente su questo giornale.

Francesco Meneguzzo - 2 aprile 2016

fonte: http://www.ilprimatonazionale.it