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05/11/16

La demagogia del Masaniello toscano

 

   


 
Intervenendo al Politecnico di Milano sul tema caldo della prevenzione contro i rischi sismici, il Premier Matteo Renzi ha sparato a mitraglia sulla croce rossa targata Europa.
“È impensabile che nel nome della stabilità europea crollino le scuole”, ha tuonato il Masaniello fiorentino. Una frase densa di demagogia e propaganda che si rivolge chiaramente alla pancia più sprovveduta del Paese di Pulcinella. In particolare, il grande comunicatore di Rignano sull’Arno continua a voler accreditare presso l’opinione pubblica il seguente concetto: i soldi per ammodernare l’Italia, compresa la ricostruzione e la messa in sicurezza degli edifici interessati dal terremoto, ci sono a iosa; solo che l’Europa matrigna ci impedisce di utilizzarli secondo le nostre necessità. Ovviamente si tratta di una colossale balla spaziale la quale, invero, viene da tempo raccontata anche da buona parte dell’opposizione.
In realtà, la cronica mancanza di fondi per qualunque forma di miglioramento infrastrutturale è da sempre una nostra, italianissima caratteristica negativa. Essa, in breve, rappresenta plasticamente lo storico squilibrio sistemico generato da una crescente propensione della sfera politica a usare gran parte del colossale bilancio pubblico nella cosiddetta spesa corrente. Spesa corrente che genera molto consenso elettorale, lasciando le briciole per tutto il resto. Ed è chiaro che se l’idea, sfruttata in modo spregiudicato dal Governo dei rottamatori, è quella di prendere i voti attraverso corposi “investimenti” a pioggia nei settori elettoralmente più sensibili - pensioni, pubblico impiego, lavoro dipendente sindacalmente organizzato - mi sembra poi evidente che alla fine della fiera i quattrini per costruire strade, ponti, ferrovie e per le varie emergenze sismiche non li possiamo pretendere dall’Europa. La stessa Europa che da tempo non ci chiede solo di tagliare una spesa pubblica mostruosa, ma soprattutto di riqualificarla proprio in favore di quegli essenziali investimenti pubblici in infrastrutture che sono da molto tempo ridotti ai minimi termini.
Dunque, egregio presidente del Consiglio, anziché elargire a pioggia bonus, mancette e quattordicesime a chi non ne ha un urgente bisogno, sarebbe il caso di smetterla con la facile demagogia e spiegare al Paese reale che senza una profonda revisione della spesa dovremmo continuare a convivere con le scuole pubbliche scalcinate, i viadotti che crollano e con gli asini della politica che volano.

di Claudio Romiti - 05 novembre 2016

02/11/16

#ILPEGGIORPAPA


Mercoledì 2 novembre 2016 – Commemorazione dei Defunti – a casa, a Taurianova

benedetto-xvi-natale-stanco 

(Il Santo Padre Benedetto XVI e il Santo Vangelo)

E così, mentre, a Norcia, il cuore del Cattolicesimo si sbriciola e sprofonda nella più nera ed infernale delle disperazioni; mentre a testimoniare la nostra Fede incrollabile in Gesù Cristo restano, in ginocchio su una piazza annientata dal terremoto, cinque coraggiosissime monache ed un santo frate; mentre le più alte testimonianze della bimillenaria arte cristiana giacciono ferite a morte sotto cumuli di macerie di tutto il Centro Italia, Francesco non Francesco, il più controverso dei papi degli ultimi cento anni, rende omaggio al peggiore dei traditori della Fede. Quel Lutero, che beffeggiò Chiesa e popolo di Dio per espandere il proprio ego smisurato anche fra le sacre Pagine di Vangelo.

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(Bergoglio)


Francesco non Francesco. Scelto dai cardinali nel silenzio dello Spirito Santo. Papa luterano. Papa maomettano. Papa lontano anni luce dal mistico Predecessore, quel Benedetto XVI che, lui sì, rispettoso e devoto a San Benedetto, Patrono d’Europa, Gli dedicò il proprio pontificato.
Francesco non Francesco. Papa gigione, disagevolmente in tonaca bianca, che mina, e chissà perché, due millenni di Cristianesimo e altrettanti di Cattolicesimo, giocando a sparigliare le certezze e, soprattutto, a ridicolizzare i dogmi.

Francesco non Francesco. Papa globe-trotter, dalla facile sparata microfonata, fra le poltroncine del comodo aereo papale. Prima sui gay e i divorziati (che pensavano, stupidamente, di essere stati finalmente accolti dalla sua Chiesa reinterpretata); poi sui clandestini – delinquenti e non – e i maomettani (che, invece SONO accolti, eccome, anche se dietro lauto compenso); oggi, sui protestanti, che risulterebbero essere nel giusto, considerato il panegirico su Lutero pronunciato dal papampero durante un’omelia in Svezia. Domani, chissà, magari sul maligno. Tanto, fra ciò che dice lui quando svirgola e ciò che il suo plotoncino di cardinali gli consente di attuare nel concreto, c’è il triangolo delle Bermude.

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(Gita fuori porta)

Francesco non Francesco. Che si presenta al mondo come il papa della porta accanto, ma, in realtà, la sua porta criselefantina resta la più chiusa della Terra. E del Santo di Assisi non ha – sembra superfluo dirlo – alcuna virtù!

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 (A porte chiuse)

Un bluff? Chissà!
Un dubbio mi resta: è più papa lui – un po’ gaucho, un po’ don Camillo, – o Papa Ratzinger, oggi più che mai simbolo di un’Europa che ha necessità di risorgere e recuperare quella centralità nella pratica della Fede Cristiana? Io, per non sbagliare, scelgo il Papa Benedetto. Amen.

#frameeme 

di Nino Spirlì - 2 novembre 2016

30/10/16

MARO' / Enrica Lexie - INDIA: Tony Capuozzo : “La storia dei Marò? È la storia di un fallimento italiano”






L’Aquila
– La rassegna giunta alla 4° edizione  “Volta la Carta” “-libri e non solo a L’Aquila – presidente Valeria Valeri,  nasce per dare  spazio alla cultura e alla condivisione artistica, a da questa iniziativa prende il via la Fiera dell’Editoria Indipendente. Tre giornate di incontri con importanti personaggi  da Toni Capuozzo a Giancarlo Governi, da Giuliana Sgrena a Alessandro Vanoli e poi ancora  Ermal Meta, Fabio Stassi e tanti altri.

La presenza del noto giornalista  Toni Capuozzo porta alla ribalta, con la presentazione del suo libro “Il segreto dei Marò”,  l’assurda storia dei  due ufficiali della Marina Italiana.

E’ una storia che non è finita, temo che sarà una storia infinita. Questa vicenda è sminuita dal fatto che i due uomini sono tornati a casa.”  Così iniziano le sue osservazioni “C’è in corso un giudizio arbitrale all’Aia il tribunale internazionale.  Per  due anni  discuteranno non su chi ha ucciso quei poveri pescatori , ma bensì su chi abbia il diritto di fare il processo,  se toccherà a Roma o a Dheli. Conoscendo le carte,  lavorando sui fatti ,sono convinto che non arriveranno mai ad un processo perché  se lo facessero i nostri due ufficiali non potrebbero che essere assolti, perché è così evidente la manipolazione delle prove”.

Le parole  di Capuozzo  puntano a far comprendere ancor meglio l’assurdità di questa “storia di malagiustizia internazionale” (come citato sulla fascetta del libro) da far pensare che  sul banco degli imputati, almeno quello morale, a salire dovrebbero essere l’India e l’Italia e non certo i due ufficiali.




Capuozzo  conosce da 13 anni Massimiliano Latorre, avendolo  avuto  come scorta per un reportage giornalistico in zona di guerra. “ Di lui ho  conosciuto  il carattere, la professionalità,  una persona prudente seria che non corre con la mano all’arma o che possa sparare su due pescatori innocenti . Massimiliano Latorre e  Salvatore Girone non lanceranno mai accuse perché  sono due militari con il senso dell’appartenenza , l’orgoglio di portare la divisa che non ne farà mai dei grandi  accusatori e lo stesso orgoglio, lo stesso  senso del dovere, non li farà mai  rei confessi di qualcosa  che non hanno commesso

Accende i riflettori sulla vicenda  “Questa storia è una fotografia impietosa dell’Italia. Ci raccontano  che stiamo bene, che stiamo uscendo dalla crisi, che andiamo verso l’1% della crescita del PIL, e poi vedi che l’Alitalia è ormai degli Emirati ,  vedi che se ne vanno centomila giovani in un anno. Il sogno, ai miei tempi, per un giovane era andare a Roma o Milano, ora è o Londra o Berlino, e le nostra città sono diventate delle provincie, ma l’Italia è diventata tutta una provincia.  Quanto ha contato I’ Italia nel panorama internazionale di questa storia?  si è visto che un paese come l’India, con un economia che cresce a ritmo che noi ci sogniamo e che conta molto, ma molto più di noi nei rapporti con la Russia e gli Stati Uniti, si è potuto permettere di fare il bello e il cattivo tempo con un paese, il nostro,  che è rimasto con il cappello in mano,  che non ha mai avuto il coraggio di dire “Sono innocenti” e che ha cercato di fare, nella migliore tradizione italiana, la determinazione che tutto si risolve a tarallucci e vino “tanto tutto si sistema, figurati se li  fucilano” .

Nelle parole di Capuozzo nulla è stato  lasciato ad intendere,  come  è   costume del giornalista che si è sempre fatto apprezzare per la capacità di andare diritto al punto.  Così chi ha voluto intendere ha inteso  quanto sia elevato l’interesse italiano  della propria economia  con la fabbricazione delle armi.  Diventa assurdo  illudersi che si possa vivere   esportando solo parmigiano reggiano e vino,  e  per quanto possa essere deprecabile e discutibile,  se qualcuno deve fabbricare armi allora è meglio che lo faccia l’ Italia, dando  occupazione.

Nella guerra non ci sono solo le armi,  l’arma più fetente è l’uomo”  asserisce  Capuozzo
Provo rabbia per quello che successo ai nostri due ufficiali,  persone semplici che non si son mai riprese. Avere un ictus, a 47 anni, è figlio del tormento.- continua – Quest’estate mi ha detto Massimiliano con entusiasmo,  che tornava  in servizio avendo esaurito il periodo di malattie. Gli ho detto che lo avrebbero messo  in un ufficio a timbrare carte, lo avrebbero controllato in ogni spostamento  con chi andava a prendere il caffè o in mensa,  perché è diventato indigesto. Se fossi un comandante sarei imbarazzato ad  averlo in caserma perché è un monumento al fallimento dello Stato. Sarà  uno di quelli per cui la Fornero non vale. Fra quattro  anni gli daranno una bella fuori uscita,  andrà  in pensione, e gli faranno firmare un  impegno a non scrivere le sue memorie. “
 “La politica è una malattia, a me non frega niente, a me interessano ai fatti”.  Ha affermato Capuozzo  . “Il giornalismo italiano è molto conformista. Son quasi tutti  convinti che se non sei di sinistra non sei un bravo giornalista. Io non ambisco ad essere sopra preferisco essere sotto, io alzo la voce per chi no ha voce .

La considerazione devastante che deriva dalle tante affermazioni esposte da Toni Capuozzo è pensare come possa il Governo  riuscire a risolvere i tanti problemi che affliggono l’Italia, dalla disoccupazione alla immigrazione se con fatti e prove indiscutibili non è riuscito  a far fronte ad una situazione di per sé  facile.

Ci raccontano come ai bambini una favola bella così ti viene il sonno e poi vai a dormire. Ma questa è una favola brutta. I fatti lo dimostrano. Il legale dell’armatore “ F.lli Amato di Napoli,” per la mia  similitudine con Schettino del capitano della nave “Enrica Lexie”,  a testimonianza che non era stato il suo volere consegnarsi alla giustizia indiana, mi trasmette  tutte le comunicazioni intercorse tra la “Lexie”  e la guardia costiera indiana. Su ogni rapporto  ben in evidenza orario e data delle trasmissioni.  Emergono delle clamorose incongruenze sui  tempi delle segnalazioni  degli avvenimenti. Non dimentichiamo che in quel momento in India c’è una campagna elettorale tesissima dove il leader di maggioranza è  Sonia Ghandi alla quale l’opposizione non ha mai perdonato le sue origini italiane. E’ una storia dove la politica indiana si è buttato a capofitto. Li  hanno avuti  a  disposizione per 3 anni e mezzo. Non hanno fatto loro alcun processo perché sapevano di non avere prove e quelle in possesso erano fasulle.”

“Sono in Italia non per merito del Governo italiano ma perché c’è un governo in India molto più pragmatico che in qualche modo doveva risolvere  la storia senza sbugiardare la propria magistratura,   la mia idea è che andrà avanti così. Fra due anni al momento della scelta fanno quello che avrebbero dovuto fare quattro anni fa:  Italia e India due paesi con una storica amicizia decidono di porre fine ad un terminabile contenzioso legale che tiene aperte solo delle ferite. A calmare le acque un risarcimento alle famiglie dei pescatori .Ho la soddisfazione di aver scritto queste cose e non ho avuto nemmeno una lettera dal Direttore, neanche una querela, perché sanno benissimo  che mi sono mosso sui fatti e i fatti non possono essere smentiti.”  

Una delle evidenti prove menzionate da  Capuozzo riguardano  il calibro dei proiettili  estratti al primo esame autoptico: erano stati dichiarati essere 7,62  ma bordo della Lexie erano in dotazione solo quelli  calibro 5,56. Dopo una settimana una perizia smentisce e dice che i proiettili nel corpo dei due marinai erano  5,56.

“Perché tu Italia non hai mai protestato. Se lo so io che sono il signor nessuno, tu Ministro degli Esteri perché sei stato zitto. Di fronte a queste evidentissime violazioni perché hai fatto arrestare due militari in divisa su una nave? perché tu Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tu Presidente della Repubblica Sergio Mattarella li ricevi al Quirinale, anche tu presidente Renzi , fate festa quando torna Girone?, se avessi un militare che ha ucciso due pescatori innocenti non l’ applaudo,  non  lo accetto al Quirinale con il tappetino rosso  e i fotografi , paventando anche l’idea di farli presenziare il due giugno . Forse se li ricevi  vuol dire che sai che sono innocenti.”
Con amarezza Toni Capuozzo ha dichiarato che questa è una storia che il giornalismo ha evitato,  l’intera classe politica è stata silente “oggi non  è  politica, sono poltrone.”

Alla domanda del giornalista Roberto Ciuffini, moderatore dell’incontro, sul caso Regeni, così ha risposto : “ “Se l’Italia che chiede verità su Giulio Regeni è la stessa che ha difeso i due marò,  addio verità.”