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05/06/14

CARABINIERI - 5 Giugno 1814 - 2014. . 200 anni di Storia!

 

 

 

 

Le origini

Premessa

Giuseppe Thaon di Revel di Sant'Andrea primo "Comandante Generale" dell'Arma. Olio di Giorgio Olivetti (Comando Generale dell'Arma). Tuta nera, mitraglietta tedesca imbracciata e soprattutto un passamontagna nero che lascia vedere solo la bocca e gli occhi. Recenti episodi di cronaca hanno mostrato i carabinieri in questa tenuta insolita.
Chi non l'avesse saputo avrebbe pensato di avere di fronte un gruppo di terroristi o rapinatori, eppure è uno dei tipici abbigliamenti del reparto d'élite GIS (Gruppo Intervento Speciale) che insieme ad un'altra formazione dell';Arma, i Cacciatori d'Aspromonte, ha portato duri colpi alla malavita organizzata, soprattutto nelle operazioni per la liberazione di ostaggi.
Lucenti nelle loro corazze per la guardia al Presidente della Repubblica; coperti dai giubbotti antiproiettile nei numerosi servizi di scorta; in pattuglia con la caratteristica divisa nera d'inverno ed azzurrina d'estate; vestiti in borghese durante le missioni più delicate: ecco alcuni dei molteplici volti di un corpo armato che ha mantenuto intatte le sue peculiarità.

All'apparenza il fatto che esistano i carabinieri è un fatto talmente scontato nel paesaggio psicologico italiano come lo sono gli spaghetti, la Scala, la Torre Pendente, da farli sembrare uomini di tutti i tempi. Conosciuti attraverso la descrizione imponente e severa che ci ha lasciato il Collodi nel suo "Pinocchio" o quelle più scanzonate, o ancora quelle di tanti film, dal neorealismo alla commedia all'italiana, oppure ancora attraverso una concreta presenza di legge, ordine e coraggio, questi militi proiettano un'immagine di costante coerenza, facilmente e graniticamente fedele a se stessa.
La loro storia dimostra però che la fedeltà è una virtù difficile da praticare. Lo sanno bene anche i gesuiti, un'altra istituzione a forte matrice militare.
Ed è in una situazione di emergenza e di sconvolgimento che si assiste alla nascita di un corpo dalla doppia funzione di polizia e militare come i carabinieri.

 

Così nacque la Benemerita

Figurini militari del 1817. L'ultimo a destra è un carabiniere a cavallo in tenuta di parata (Archicio di Stato, Torino).Rientrato in Piemonte dopo la caduta di Napoleone, Vittorio Emanuele I di Savoia costituì il Corpo dei Carabinieri ispirandosi alla Gendarmeria francese. Napoleone, che aveva letteralmente messo a soqquadro l'Europa per un buon decennio, era stato appena dichiarato decaduto dal suo imperiale titolo il 3 aprile 1814 e Vittorio Emanuele I di Savoia poteva finalmente fare ritorno, sull'onda della Restaurazione, al suo Regno di Sardegna. I suoi possedimenti comprendono, oltre all'isola, i ducati di Savoia, Aosta, Monferrato, Nizza, Oneglia, le città di Alessandria, Voghera, Tortona, Vigevano e le zone della Val Sesia, Val d'Ossola, Lomellina. La situazione politica in Italia era dominata allora da due fattori largamente coincidenti: Austria e Restaurazione.
Un potente ed efficiente caposaldo dell'Impero d'Austria è quindi rappresentato dal Regno lombardo - veneto, da cui si irradia l'influenza politica verso i più piccoli Stati italiani. Tra questi vi sono: il ducato di Modena; il ducato di Parma; il granducato di Toscana (tutti e tre con regnanti imparentati con la famiglia imperiale austriaca degli Asburgo); lo Stato pontificio, in cui la fazione politica conservatrice aveva avuto il sopravvento; il regno delle Due Sicilie, il cui sovrano, Ferdinando I, aveva appena abrogato la costituzione. In tutti questi Stati prevale un orientamento politico conservatore che favorisce la stretta intesa con l'Austria contro ogni ritorno rivoluzionario o libertario. Non solo le polizie sono attive nel ricercare gli elementi dissidenti, ma talvolta vengono costituite società segrete il cui scopo è di appoggiare con ogni mezzo il nuovo ordine reazionario.
Un ufficiale dei Carabinieri in uniforme di servizio del 1815.Anche in Piemonte giocava l'accoppiata Austria - Restaurazione nel determinare il clima politico, inasprito dal fatto che il precedente governo si era retto sulla potenza militare dei francesi invasori. L'ordine pubblico, come era prevedibile dopo un simile rivolgimento politico, era quanto mai precario ed era gestito a stento dagli elementi della disciolta Gendarmeria di istituzione francese. In Francia la Gendarmeria aveva origini medievali con la delega del re ad un maresciallo dei potere giudiziario in zona di guerra. Allo scopo di controllare gli eccessi cui volentieri si abbandonavano le sue truppe dopo le battaglie e gli assedi, il maresciallo disponeva della "maréchaussée" (appunto un maresciallato), composta da compagnie di polizia e da giudici, che formavano tribunali militari.
L'intelaiatura di comando di questa polizia e della giustizia militare era costituita dai prevosti che erano a capo dei tribunali. Le competenze strettamente militari dei prevosti continuarono con la creazione di eserciti permanenti, cui corrispose l'istituzione di prevosti provinciali per controllare le guarnigioni. L'estensione a compiti di polizia civile avvenne nel 1536 con la decisione del re Francesco I di Valois di affidare ai prevosti la repressione dei cosiddetti delitti di strada, cioè del brigantaggio. Questo concetto fondamentale di duplice polizia civile e militare in un unico corpo sopravvisse alla Rivoluzione Francese ed è tuttora presente nell'ordinamento di polizia francese.
Dopo essere sbarcato l'8 maggio a Genova, il vecchio re si affretta a cancellare tutte le vestigia dell'odiato passato rivoluzionario. Tuttavia comprende piuttosto rapidamente che è necessario creare uno strumento che svolga le essenziali funzioni della Gendarmeria. La funzione sopravvive, il nome cambia. Nel giro di un mese l'opinione nei quadri dirigenti della corte si consolida intorno alla soluzione del problema del mantenimento dell'ordine. Il barone Des Geneys, Maggiore Generale delle Armate di Fanteria e Capo Squadra della Marina, in un appunto comunicava che «esaminando anche lo stato attuale delle fortunate regioni ritornate sotto il paterno dominio del loro legittimo Sovrano, non si può fare a meno d'esser vivamente impressionato dalle grandi minacce che dovunque si celano contro la tranquillità pubblica, delle quali non si possono individuare altre cause fuorché le passate peripezie e gli straordinari felici eventi, i quali devono giustamente far sperare in un avvenire fortunatissimo ...».
Modello della prima divisa adottata nel 1814 (Archivio di Stato, Torino).Riflettendo poi sui mezzi coattivi per reprimere il disordine, si osserva come sarebbe «sia opportuna che efficace l';istituzione del Corpo dei Carabinieri Reali. Esso potrà ancor più rendersi utile con la nuova formazione progettata che non solo darà maggior forza con l'aumento del numero degli effettivi, ma più ancora con l'immissione degli eccellenti Ufficiali, che fondatamente si spera di incorporare».
Fu così che nel giugno del 1814 fu stilato dalla Segreteria di Guerra (un equivalente dell'attuale Ministero della Difesa) un "Progetto di istituzione di un Corpo militare per il mantenimento del buon ordine" a firma del capitano reggente di Pinerolo, Luigi Prunotti. In diciotto articoli veniva redatto un regolamento che servì di base a successivi documenti. Il 16 giugno dello stesso anno fu completato un secondo studio, 'll Progetto d'Istruzione Provvisoria per il Corpo dei Carabinieri Reali", controfirmato dal Generale d'Armata Giuseppe Thaon di Revel.
In questo progetto si prevedevano molteplici compiti che, in un italiano un po' più moderno del testo originale, suonano così: «Si farà ogni giorno da due carabinieri d';ogni Brigata a cavallo un giro di pattuglia sulle strade principali, quelle di traversa, sulle strade vicinali, nei comuni, casali, cascine ed altri luoghi del distretto di ciascuna Brigata... I Marescialli e Brigadieri marceranno coi Carabinieri per i suddetti giri di pattuglia, anche per i compiti di servizio sia ordinario che straordinario... I Carabinieri arresteranno i malviventi di qualunque specie anche se semplicemente sospetti, colti in flagrante contro i quali la voce dei cittadini richiederà la loro azione».
I casi straordinari d'intervento dei costituendi carabinieri comprendevano anche: furti con scasso, commessi da bande di malviventi, incendi ed assassini; rapine a corrieri governativi, diligenze cariche di munizioni o soldi dello Stato; rapimenti; repressione dello spionaggio; repressione del contrabbando e dell'accaparramento di granaglie e viveri; lotta ai falsari. Il progetto prevedeva la formazione di una sorta di Ministero degli Interni, detto 'Buon Governo", con la funzione di sovrintendere all';apparato di polizia, di cui i carabinieri sono la forza militare a disposizione......

segue.......http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Ieri/Storia/Vista%20da/Fascicolo%201/02_fascicolo%201.htm

fonte: http://www.carabinieri.it

Caso marò :Servizi deviati in azione


Si riaccendono i riflettori sulla vicenda Marò e rispuntano i soliti disinformatori, detrattori e lecchini della peggior specie; italioti e traditori che spiattellano a destra e a manca spalleggiati da frustrati e oportunisti e che, nonostante le evidenti prove, non ce la fanno proprio a riconoscere l'innocenza dei due fucilieri.. Arriverà il tempo per i giusti e dovranno ingoiarsi tutta la bava velenosa che hanno vomitato...... e continuano a vomitare.

e.m.




Un operazione sporca studiata a tavolino e fatta partire con la complicità di potenti gruppi economici e gerarchie politiche.
Si crea una fonte in India e si cercano delle fonti in Italia.Si cerca il massimo esponente per creare una negazione dell’azione che si andrà a fare.
E si parte con l’azione.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accoglie i marò al Quirinale dopo aver ignorato totalmente la vicenda per quasi un anno,li accoglie in un permesso natalizio ottenuto dai marò dalle autorità indiane.
A questo punto la fonte indiana comincia a scrivere di eroi e di martiri di fascismo e di comunismo,lui è comunista gli altri son fascisti e questo è il problema dell’Italia.
Grazie alla fonte i poteri forti riprendono e diffondono la notizia,una volta creato il nemico (i Fascisti) si possono scatenare i buoni(i comunisti) ed ecco che parte l’operazione di disinformazione.
I giornali dei poteri forti denunciano la presunzione di alcuni cittadini che sono indignati di fronte alla vicenda,nonostante nessun parlamentare abbia fatto interrogazioni,conferenze stampe e denotato interesse per la vicenda,ad eccezione di La Russa che vede nella vicenda la possibilità di uso politico,propone addirittura di candidarli andando a legittimare l’operazione partita.
Tra i giornali più attivi si segnalano l’Unità,l’Espresso Repubblica,il Manifesto e il fatto Quotidiano,dove ad eccezione di Marco Travaglio che non si è presentato in questo sporco gioco danno un esempio di disinformazione allo stato puro.
Vogliono convincere gli italiani che i marò sono colpevoli,non parlano mai di diritto internazionale di regole ,non ricostruiscono la vicenda ,ma insistono tutti su un punto quello di dire e ribadire che i marò sono colpevoli e che il tutto è avvenuto in acque indiane e viene fuori l’esempio dei pescatori sicileani sparati mentre pescano in Italia per sollevare l’indignazione popolare.
E l’azione si diffonde in rete se chiedi dei marò sei fascista ,di destra,sei un militare se dici che sono degli assassini sei un buon comunista,degno di cantare bella ciao,anche se la stessa viene cantata in parlamento dopo il regalo dei 7 miliardi e mezzo dati alle banche.
Assassini viene gridato ovunque in ogni gruppo dove si parli dei marò,ma a un certo punto dall’India arrivano altre notizie La Corte Suprema togli al Kerala la giurisdizione del caso e si scopre che queste acque non erano territoriali ma contigue,i grandi giornalisti e giornali smettono di dire quello che avevano detto e cominciano ad allargare il discorso e a questo punto cìè bisogno di un sostegno ed eccoli pronti ad apparire altri due campioni l’eroe dello spiattellamento e l’ammiraglio di sostegno.
Matteo Miavaldi è la fonte indiana Diego Abbo e Fulvio Accame sono le new entry.Addirittura viene coinvolto un grande giornalista non di parte per dimostrare che questa porcata costruita sia la verità,nel blog di Gianni Lannes appaiono gli ARTICOLI DI Miavaldi e Accame per dimostrare a tutti quale sia la vera informazione Aggiungo alla domanda di chi ha dato gli ordini voglio sapere chi ha costruito e gestito questa operazione. Tirate fuori i nomi.  


fonte fonte http://parlaresempre.myblog.it/2014/06/05/maro-i-nomi-dei-disinformatori-al-servizio-dei-servizi-deviati/


04/06/14

Il ruggito dei due leoni e la parata dell’ipocrisia - (sabato 14 giugno a Roma, tutti in marcia per i marò)

chiocci


Roma, 04 giugno 2014 – Che Festa, che Repubblica delle banane. I marò, abbandonati in India da tre anni, festeggiano il 2 giugno alzando la voce in videoconferenza, prigionieri a distanza come i boss mafiosi in 41 bis. Alla parata sui Fori Imperiali fa bella mostra di sé un popolo fiero di tutti i suoi militari ma che solo al passaggio del battaglione San Marco riserva, a buon intenditor, un boato da brividi. La festa della Repubblica, e delle Forze armate, si adegua e regala imbarazzi: la politica si dà prima appuntamento alla Camera per lavarsi la coscienza in collegamento via Skype coi nostri fucilieri in ambasciata. Poi plaude convinta, senza un pizzico di pentimento, al passaggio in parata dei colleghi in mimetica di Latorre e Girone. Proprio quest’ultimo ha invitato tutti a darsi una mossa perché lui e Massimiliano non ce la fanno più. Dallo sfogo si apprendono dettagli inquietenti, e cioè che i due fucilieri hanno fatto tutto quel che gli è stato chiesto (cosa?) hanno obbedito agli ordini (quali?) hanno mantenuto la parola che era stata chiesta loro (da chi? perché? in cambio di cosa?) e son rimasti fregati.





Nella speranza che la politica tiri fuori le palle, diamoci da fare noi. Iniziamo con un passaparola: sabato 14 giugno a Roma, tutti in marcia per i marò.

L’editoriale Gian Marco Chiocci - 4 giugno 2014
fonte: http://www.sostenitori.info

I due Marò, chi li ha consegnati ad uno Stato che applica la pena capitale ?









Gen_ Fernando Termentini


Ieri 3 giugno in occasione di una Conferenza Stampa organizzata da un Gruppo di italiani che hanno a cuore la sorte di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, è stata preannunciata la formalizzazione di un esposto alla Procura di Repubblica di Roma con lo scopo di fare chiarezza sull’intera vicenda che ha coinvolto i due Fucilieri di Marina.

Cittadini organizzati in un social forum che hanno deciso di attivare l’interesse della Procura dopo aver preso coscienza che in Italia ormai per essere informati, per sapere, deve pronunciarsi il  magistrato, altrimenti si è destinati solo ad immaginare in quanto quasi tutti i fatti rilevanti che coinvolgono le Istituzioni sono coperti da  una coltre impenetrabile di silenzio.

Nella fattispecie sarà chiesto di fare  chiarezza sulle responsabilità iniziali, in corso d’opera e attuali che vedono ancora i due marò  ostaggio di uno Stato terzo a cui l’Italia ha delegato un’azione giudiziaria indebita.

Dopo più di due anni non si può più aspettare ed ascoltare solo promesse destinate a rimanere tali. Non è accettabile, infatti, che, come sta avvenendo,  le garanzie dello Stato di Diritto vengano a mancare e la sovranità nazionale perda giorno dopo giorno credibilità in ambito internazionale. Si deve pretendere, invece, che ai due militari siano riconosciuti i diritti che competono loro, primo fra tutti quello dell’immunità funzionale e che le loro eventuali responsabilità sul piano penale siano accertate dal loro giudice naturale, un Tribunale italiano.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono sicuramente responsabili di un fatto, quello di aver eseguito gli ordini di una missione contro la pirateria e colpevoli di aver difeso la Nazione. Per questo, non si può restare a guardare, non si può tacere.

La verità su questa brutta storia va resa pubblica e non celata dietro azzardate interpretazioni di riservatezza che fino ad oggi nulla hanno prodotto se non il risultato che i due Marò sono lontani dalle loro famiglie da più di 800 giorni in balia di promesse fino ad ora mai mantenute. Anche il governo Renzi che aveva indotto una certa fiducia per la soluzione del caso, si sta rivelando solo fonte di  parole a cui non seguono fatti concreti come  l’attuazione di adempimenti urgenti, primo fra tutti la richiesta di un Arbitrato internazionale.

Un quadro ancora oscuro invece si profila all’orizzonte, rabbuiato ormai da più di un anno di assoluta assenza di concrete informazioni. Oltre 365 giorni di oscurantismo che si configura come una sorta di censura indiretta che non può essere accettata in una democrazia moderna ed in uno Stato di diritto.

Qualcuno quel fatidico febbraio 2012 ha dato l’ok perché la Enrica Lexie rientrasse in acque territoriali indiane ed ormeggiasse nel porto indiano di Koci. Altri hanno disposto che i due militari tornassero in India dopo un permesso  elettorale che li aveva portati in Italia, senza tener conto che in quel paese il reato a loro addebitato dalla giustizia indiana poteva essere punito con la pena di morte.

Ancora nessuno ha avviato la procedura dell’Arbitrato  internazionale ed attivato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di fronte al continuo rifiuto di qualsiasi negoziato da parte dell’India.

Ieri tutto questo é stato esplicitato in occasione della conferenza stampa a cui hanno partecipato oltre a chi scrive,  l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, all’epoca Ministro per gli Esteri e che si dimise proprio perché contrario all’estradizione dei due militari; l’avvocato Luca Biagi che si è fatto carico di predisporre il ricorso con estrema generosità ed attaccamento alla causa; l’ingegner Giorgio Prinzi  Amministratore insieme al sottoscritto, primo firmatario dell’esposto, del Gruppo Facebook “Riportiamo a casa i due miliari prigionieri”.

Importanti e pregne di significato le parole dell’Ambasciatore Terzi che durante l’incontro ha sottolineato che ” il  percorso internazionale dell’azione di un arbitrato obbligatorio è l’unica vera strada che può risolvere questo caso” ed ha espresso la sua approvazione per l’iniziativa dichiarando “di essere favorevole alla presentazione dell’esposto, così come alla proposta portata avanti di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda”, precisando: “non sono tra quelli che pensano che le cortine fumogene giovino alla situazione dei due militari italiani”.

Presenti anche la dottoressa Giuseppina Marini, l’ing. Norberto Nicolai ed il dott. Edoardo Medini, da sempre attenti osservatori dei fatti attinenti alla vicenda ed impegnati a mantenere alta l’attenzione degli italiani e delle istituzioni con attività significative e pregevoli analisi.

by Fernando Termentini - 4 giugmo 2014
fonte: http://www.lavalledeitempli.net

Toni Capuozzo: ecco perché nessuno vuole davvero risolvere il caso dei nostri due marò.



Alla luce degli ultimi avvenimenti: La video conferenza caratterizzata dalla vibrante "denuncia" di Salvatore Girone; l'annuncio di un esposto alla magistratura per accertare responsabilità e fare chiarezza su questa incredibile vicenda,  e l'approssimarsi della manifestazione a sostegno dei due fucilieri, ripropongo un articolo del 6 marzo 2014.
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I magistrati indiani non possono condannare Girone e Latorre perché le prove non ci sono. Ma il processo è continuamente rinviato. Perché? Per businnes, propaganda politica e per oscurare storie di tangenti che lambiscono Sonia Gandhi

India, marò italiani liberi su cauzione

Negligenze, sbagli, manipolazioni, interessi economici e politici compromettono irreversibilmente l’inchiesta che deciderà il destino dei marò del reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. «I governi italiani, da Monti a Letta, hanno tentato inutilmente di salvare capra e cavoli. Il business con l’India, e in subordine, i due marò. Il risultato è che stanno perdendo i cavoli e che anche la capra se la passa male». Questa è la chiave di lettura del giornalista Toni Capuozzo sulla vicenda processuale e diplomatica che da due anni costringe i due soldati italiani all’esilio forzato a Kochi, nello stato del Kerala, con l’accusa di aver ucciso due pescatori scambiandoli per pirati.

Capuozzo, il business fra Italia e India mette in secondo piano la salvaguardia dei due militari italiani?
Al secondo rientro in India era stato il ministro Giulio Terzi a parlare di pressioni da parte del dicastero dell’economia. L’interscambio fra i due paesi stava crescendo da vent’anni. Fino a due anni fa. Dopo il caso dei marò, scoppiato nel febbraio 2012, si è invertita la tendenza. Il commercio è diminuito di quasi il venti per cento.

Come dovrebbe agire il governo Renzi?
Credo che non possa fare peggio del governo Letta. L’ex ministro degli esteri, Emma Bonino, ha usato toni bassissimi con l’India senza mai interessarsi davvero alla questione e alle indagini. Il governo Renzi dovrebbe, invece, alzare la voce. Che non significa “parlare a voce alta”. E poi dovrebbe agire su più piani. Dopo aver scampato il processo per terrorismo, che avrebbe invertito l’onere della prova imponendo alla difesa di provare l’innocenza dei marò, bisogna affrontare due prospettive. La prima è il ricorso a un arbitrato internazionale, che però costringerebbe a tempi lunghi; la seconda è il processo in India, che andrebbe affrontato dicendo ad alta voce che i due marò non sono innocenti perché hanno la divisa, ma perché sull’inchiesta pesano forti dubbi. Ci sono molti dettagli che sono segnali innocenza.

capuozzo-toni 

Di quali prove si tratta?
La polizia indiana ha raccolto una sessantina di testimonianze fra cui quelle degli italiani, ha sequestrato 45 oggetti e ha svolto una perizia senza che fossero presenti i periti della difesa. Sarebbe già di per sé indicativo per capire come si è svolta l’indagine. Ma dobbiamo anche ricordare la distruzione dei due terzi del corpo reato, il relitto semi-affondato ed esposto alle intemperie del St. Anthony, la barca sulla quale sono stati colpiti da colpi di arma da fuoco i pescatori indiani. Le perizie non si possono più rifare e bisognerebbe fidarsi di quella indiana. C’è poi il caso della manipolazione degli orari. La rivista guardia costiera indiana riporta orari diversi da quelli della polizia.

Quindi non è soltanto per cause politiche che il processo è continuamente rimandato?
I continui rinvii non sono dovuti soltanto a motivi di campagna elettorale dei partiti indiani che usano la vicenda per farsi propaganda, ma al forte imbarazzo per le prove manipolate male e per le indagini della polizia del Kerala condotte a senso unico. Nessun tribunale potrebbe condannare i marò sulla base degli indizi raccolti. Prove chiare e nette avrebbero suscitato meno imbarazzi e il processo sarebbe partito speditamente. Se un giudice istruttore avesse le prove inconfutabili della colpevolezza di Latorre e Girone avrebbe già chiesto il rinvio a giudizio, impedendo il deteriorarsi dei rapporti diplomatici. Però ho il sospetto che ci sia anche dell’altro. Nemmeno il governo indiano ha interesse a far tramontare la vicenda

Perché?
Perché oscura altri processi, come la storia di tangenti fra aziende estere, come Finmeccanica e Rolls Royce, e che lambiscono Sonia Gandhi e il partito del Congresso. Il caso dei marò distoglie l’attenzione dei media. L’India ha una giustizia lenta e una magistratura indipendente. Ma noi italiani sappiamo bene cosa vuol dire una giustizia lenta e una magistratura solo in teoria indipendente. Sappiamo come può essere usata una accusa in un processo che non si conclude mai. Consente di tenere sempre alta la tensione. E a molti politici indiani conviene.

 Francesco Amicone - 6 marzo 2014
 fonte: Tempi

Denuncia contro Monti: ha ridato i marò all'India e violato la Costituzione



E il Cocer della Marina chiede alla nazionale  di calcio di portare sulle maglie un fiocco giallo



U n esposto alla magistratura per stanare i responsabili del governo Monti che hanno rimandato in India i due marò nonostante sia un Paese dove vige la pena di morte.


Lo presenteranno nei prossimi giorni l'ex generale Fernando Termentini ed altri fan dei fucilieri del San Marco, che da oltre due anni si battono sui social network chiedendo «verità e giustizia per Massimiliano e Salvatore». Non solo: il Cocer, la rappresentanza dei marinai con le stellette, ha lanciato l'appello alla nazionale di calcio per portare sulle maglie dei mondiali il fiocco giallo di solidarietà con Latorre e Girone.
Dopo l'oblio a intermittenza il caso marò sta tornando alla ribalta. Ieri è stata annunciata la presentazione di un esposto alla Procura di Roma sostenuto dall'ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata. «Vengono indicati i principali aspetti critici che fanno emergere dubbi sulle responsabilità nella vicenda - ha spiegato Terzi - Dall'autorizzazione alla nave Enrica Lexie di invertire la rotta e far consegnare Latorre e Girone alle autorità di polizia indiane, al rientro dopo la licenza natalizia fino al definitivo rientro in India nel marzo del 2012».
Il Giornale è in grado di anticipare alcuni stralci dell'esposto. I fatti del lontano febbraio di due anni fa sono avvenuti «a bordo di natante a quel momento battente bandiera italiana denominata Enrica Lexie. Avuto riguardo ai principi correnti in materia di diritto internazionale, (...) parrebbe, quindi, pacifica la giurisdizione dello Stato italiano». E invece i marò sono sempre trattenuti in India.
L'aspetto più grave evidenziato nell'esposto dall'avvocato Luca Biagi è che «Latorre e Girone furono riconsegnati all'India, che a oggi attribuisce loro ipotesi di reato punibili anche con la pena capitale (...) in contraddizione con quanto prevede nello specifico la Costituzione italiana». In pratica il premier di allora, Mario Monti, ha rimandato a Delhi i fucilieri di marina basandosi sulle assicurazioni indiane che i marò non sarebbero mai finiti sul patibolo. L'esposto cita una sentenza della suprema Corte che ritiene «la semplice garanzia formale della non applicazione della pena di morte atto insufficiente alla concessione dell'estradizione». Secondo l'esposto «l'ordine dato ai due militari italiani di consegnarsi come “gesto di cortesia” alle autorità indiane, sembrerebbe essere una forzatura della specifiche norme di legge italiane, meritevole di attenzione e approfondimenti da parte della Procura» di Roma.


In contemporanea all'annuncio dell'esposto, Antonio Colombo, del Cocer marina lanciava l'idea di «un fiocco giallo sulla maglia dei calciatori della nazionale italiana, per mantenere viva l'attenzione e coinvolgere l'opinione pubblica internazionale sulla triste e assurda vicenda dei nostri marò». La Federcalcio ha fatto sapere, in attesa di una richiesta ufficiale, che dovrebbe inoltrarla alla Federazione internazionale. La Fifa ha l'ultima parola su iniziative del genere. Le prime reazioni compresa quella del sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, caldeggiano l'iniziativa.
«I nostri fucilieri sono stanchi, per essere stati ignorati a lungo e usati, per le promesse non mantenute, per le famiglie lontane, per una situazione che non trova sbocco», denuncia il Cocer della marina dopo il grido di protesta dei marò giunto il 2 giugno via web da Delhi. L'organismo di rappresentanza lancia una sfida al governo: «Il presidente del Consiglio chiede continuamente senso di responsabilità e cambio di passo. Oggi il Cocer Marina lo chiede a lui. Metta in campo concretamente il suo entusiasmo ed energia per portare a casa i nostri ragazzi con onore».

  - Mer, 04/06/2014
fonte: http://www.ilgiornale.it

Max e Salvo gridano la loro innocenza. La Diplomazia latita. Il governo chiacchiera


monti-maro
3 giu – Max e Salvo gridano la loro innocenza. La Diplomazia latita. Il governo chiacchiera. Processiamo Monti e Napolitano per violazione della Costituzione e dei Diritti Umani.
Erano le 16, ora indiana, del 15 febbraio 2012 quando due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vennero colpiti mortalmente da colpi di arma da fuoco a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala, in India. Di questo fatto, della morte dei due pescatori vennero accusati i fucilieri della Marina Italiana in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone L’«unità navale Enrica Lexie» sulla quale errano in servizio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si trovava ad almeno «venti miglia nautiche dalla costa al largo di Allepey (India)», al di fuori quindi, delle dodici miglia delle acque territoriali (come peraltro ha confermato anche il dispositivo della sentenza della Suprema Corte dell’India, emesso in data 18/01/2013), circostanza questa, confermata pure dall’ufficiale di coperta (indiano, quindi connazionale dei pescatori) a bordo della nave Enrica Lexie.
Vediamo come si svolsero i fatti: Secondo il rapporto stilato da Massimiliano Latorre capo squadra del nucleo di protezione a bordo della nave Enrica Lexie, si evince chiaramente che i Marò spararono in acqua, in direzione di un’imbarcazione con uomini armati a bordo (quindi più uomini e soprattutto armati e non due poveri pescatori, disarmati), che nonostante i segnali luminosi e le raffiche di avvertimento fino a cento metri, l’imbarcazione, che risultava “con prora dritta con rotta a puntare” ed era priva di numero identificativo, in maniera sospetta si avvicinava sempre di più alla petroliera. I fucilieri di Marina «effettuavano ripetuti flash con panerai dall’aletta di dritta, ma senza alcun risultato». «Chiamata l’attivazione, uno dei due operatori già in posizione palesava l’arma AR 70/90, portandola ben in vista verso l’alto». Ma, l’imbarcazione sospetta puntava ugualmente verso la Enrica Lexie. «Alla distanza di circa 500 yd (mt457,20) veniva effettuata la prima raffica di avvertimento in acqua, ma anche questa senza nessun esito, tutto risultava inutile per convincere l’imbarcazione a ad allontanarsi», allorché, veniva sparata «una seconda raffica di avvertimento a circa 300 yd , (mt274,32) (da notare che nel frattempo, un fuciliere di Marina a bordo della petroliera, aveva dato l’allarme perché con il binocolo aveva avvistato persone che in un primo momento erano con arma a tracolla.
I fucilieri di Marina non erano in vacanza, ma erano a bordo della Enrica Lexie in quella rischiosa area di mare per garantire la sicurezza alle petroliere e personale di bordo e prevenire atti di pirateria e visto che l’imbarcazione «continuava nell’avvicinamento» alla petroliera il timore degli operatori di bordo era proprio quello di subire l’abbordaggio da parte di pirati. Per questo motivo, quando l’imbarcazione era giunta ormai a meno di 100 yd (mt91,44) senza una rotta definita e riprendendo più volte la navigazione verso l’unità Enrica Lexie gli operatori hanno continuato a palesare le armi ed inviare segnali luminosi e successivamente «ad effettuare fuoco di sbarramento in acqua, fin quando cambiava direzione e si verificava il definitivo allontanamento con la direzione, a velocità spedita, dell’imbarcazione in mare aperto.
Il rapporto del personale militare a difesa della Enrica Lexieevidenzia che sono state poste in essere e seguite correttamente tutte le procedure di ingaggio anti-pirateria. Il fatto è stato prontamente segnalato all’armatore, alle autorità italiane e a quelle indiane. Ma, a questo punto succede un fatto anomalo: gli indiani, fanno gli indiani. Infatti, le autorità indiane mettono in atto un inganno: invitavano – con l’inganno – il comandante della Enrica Lexie a dirigersi nel porto di Kochi, nello Stato indiano del Kerala, per adempiere le formalità di riconoscimento di soggetti sospettati di pirateria. Una volta raggiunto il porto di Kochi, ai componenti l’equipaggio della nave battente bandiera italiana non veniva data nessuna possibilità di riconoscere alcun sospettato di pirateria.
L’unico obiettivo delle autorità indiane era quello di catturare i militari italiani, al punto che una nutrita squadra di funzionari in divisa della locale Polizia dello Stato del Kerala saliva a bordo della Enrica Lexie. Nei gironi a seguire, il 19 febbraio 2012 i due Marò, venivano tratti illegittimamente in arresto dalle autorità indiane con l’accusa di aver sparato ed ucciso i pescatori Valentine Jalstine e Ajesh Binki. Il Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana veniva informato dell’accaduto – per le vie di rito – cinque ore dopo i fatti.
Da quel giorno iniziava un vero e proprio calvario per i marò e per le loro famiglie. Dal punto di vista Diplomatico e giudiziario, inizia un’intensa attività Diplomatica da parte italiana, consultazioni bilaterali con paesi Partner, e sollecitazioni verso le Nazioni Unite. Il 25 maggio 2012, dopo quasi tre mesi nel carcere indiano di Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala, ai due Marò veniva concessa la libertà su cauzione e trasferiti in una struttura a Kochi, ma con il divieto di lasciare la città.
Il 20 dicembre 2012 veniva accolta la richiesta delle autorità italiane di un permesso speciale per far trascorre ai due militari le festività natalizie in Italia, con l’obbligo di tornare in India entro il 10 gennaio 2013. Il 22 dicembre 2012 Girone e Latorre atterravano a Roma.
Il 3 Gennaio 2013 si consuma la decisione più sciagurata da parte del governo Monti e del Presidente della Repubblica Napolitano e cioè, di “mantenere la parola data” nei confronti di coloro che non solo non vale nulla la parola, ma neanche i trattati internazionale e i diritti umani non hanno nessun valore e li fanno ripartire alla volta di Kochi in Kerala.
Nella sentenza del 18 gennaio 2013 la Corte Suprema indiana stabiliva la mancanza di giurisdizione del governo del Kerala sul caso e disponeva che il processo fosse affidato ad un tribunale speciale da costituire a New Delhi. Nella stessa sentenza la Corte Suprema richiama l’esigenza che i due Governo avviassero consultazioni per attivare un Arbitrato ai sensi della Convenzione UNCLOS.
Il 22 febbraio 2013 la Corte Suprema indiana consentiva ai due fucilieri di tornare in Italia per un periodo di quattro settimane in occasione delle elezioni politiche. L’11 marzo 2013, il Governo – d’intesa tra la Presidenza del Consiglio e tutti i Ministeri coinvolti – informava l’India tramite nota verbale del nostro Ambasciatore di ritenere sussistenti violazioni del diritto internazionale e delle consuetudini di tale rilevanza da non ritenere possibile il rientro in India dei due Soldati italiani, e avviava le procedure burocratiche per l’attivazione di un arbitrato internazionale in sede UNCLOS (il trattato ONU sul diritto del mare). Il Governo Indiano aveva tra l’altro proprio in quei giorni respinto con nota verbale Diplomatica la proposta di mediazione italiana facendo quindi di fatto decadere gli impegni assunti nell’Affidavit rilasciato dall’Italia, il quale conteneva peraltro una clausola di salvaguardia nella quale con chiarezza si specificava che gli impegni del Governo italiano erano assunti “salve le prerogative Costituzionali”.
L’attività Diplomatica italiana si faceva in quei giorni intensissima, con consultazioni nelle Cancellerie delle principali Capitali e anche presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite, al punto che il Segretario Generale ONU esprimeva la propria posizione sul delicato dossier raccomandando che lo stesso trovasse risoluzione «in attuazione del Diritto Internazionale».
Il 22 marzo avviene un fatto gravissimo: nonostante il parere contrario dell’allora Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Giulio Terzi di Sant’Agata, i due fucilieri di Marina Salavatore Girone e Massimiliano Latorre facevano di nuovo ritorno in India per restare a disposizione delle autorità di quel Paese. Fatto gravissimo perchè le reiterate prese di posizione da parte indiana sull’applicazione della legislazione antiterrorismo – che prevede la pena di morte – destano molta preoccupazione. Ma, nonostante ciò, i due soldati italiani sono stati costretti a rientrare in India, a disposizione delle autorità di quello Stato, provocando nel Governo Monti una netta spaccatura che ha portato cosa più unica che rara addirittura alle dimissioni del Ministro degli Esteri Giulio Terzi.
Nel marzo 2013 l’ex Ministro Terzi, si è dichiarato contrario al ritorno di Girone e Latorre in India, dove è previsto un processo ai sensi di una legislazione che contempla la pena di morte. In particolare l’Ambasciatore Terzi evidenziò che:
  • i) l’autorizzazione al cambio di rotta della nave Enrica Lexie (per raggiungere il porto di Kochi) da parte delle autorità militari avvenne senza il coinvolgimento della Farnesina;
  • 2) la mancata sensibilizzazione della Magistratura affinché incardinasse il processo in Italia ha rappresentato una grave manchevolezza;
  • iii) la decisione del Governo di rimandare a Delhi i due militari, ribaltando la linea annunciata nella prima decade del marzo 2013, è stata “sciagurata e incoerente”;
  • iv) l’Arbitrato internazionale è indispensabile per dirimere la controversia; v) desta preoccupazione la mancanza di garanzie fornite dall’India in merito all’esclusione della pena di morte per i fatti accaduti il 15.02.2012. Emerge, altresì, nella vicenda in questione il mancato rispetto della Costituzione, che vieta l’estradizione nei Paesi ove vige la pena di morte.
Ma vi è di più. La Corte Suprema di New Delhi continua ad oggi ad ignorare le richieste italiane (immediata formulazione dei capi di accusa e, nell’attesa, temporaneo rilascio dei nostri due fucilieri di Marina, etc) e rinviare la data di definizione della vertenza assumendo un atteggiamento tracotante ed inaccettabile
. Il 28 gennaio 2014 il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha espresso preoccupazioni sull’atteggiamento delle autorità giudiziarie indiane e dichiarato, in riferimento alla vicenda dei due marò, che «l’Unione europea è contraria alla pena di morte in qualunque situazione». Il Presidente Barroso ha inoltre recentemente affermato che«qualunque decisione» sul caso dei due fucilieri di Marina «può avere un impatto sulle relazioni complessive fra l’Unione europea e l’India e deve essere valutata con attenzione»nonché che «La soluzione dev’essere in attuazione del Diritto Internazionale e della Convenzione ONU del Diritto del Mare», escludendo quindi di fatto la giurisdizione indiana. Del resto l’Unione europea è «impegnata a combattere la pirateria» e«continua a seguire il caso molto da vicino».
Considerato che in India, vige la pena di morte, rispedire i nostri Marò, è stata una vera e propria violazione della Costituzione Italiana compiuta dall’abusivo premier Monti e dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Infatti, in violazione di vincolanti norme costituzionali hanno estradato in un Paese in cui vige la pena di morte i militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Monti e Napolitano, hanno violato e vilipeso un principio fondamentale della Costituzione italiana a salvaguardia dei Diritti Umani, nella fattispecie a quello fondamentale della tutela della vita umana, giustamente applicato persino a tutela di cittadini stranieri presenti in Italia accusati di atti di terrorismo.
Inconcepibile che tale fondamentale norma sia stata vilipesa nei confronti di due funzionari dello Stato in missione comandata, due militari in servizio per la difesa del territorio patrio, quale è un natante battente bandiera nazionale, impegnati in una missione contro la pirateria nell’ambito di risoluzioni e di impegno internazionali.
Per questa violazione un Gruppo di Cittadini organizzati in social forum, domani 3 giugno 2014, in una conferenza stampa indetta per le ore 11,30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, illustra un Esposto che verrà presentato alla Procura di Roma in cui si chiede di individuare e perseguire coloro che, violando la Costituzione, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono illegittimamente sottoposti alla privazione della libertà personale. Occorre evitare che gli interessi economici e commerciali prendano il sopravvento sul rispetto dei diritti umani. Bisogna evitare che siano messi in pericolo i progressi fatti negli ultimi sessant’anni in campo giuridico a tutela della dignità umana e degli Stati. Occorre attivare l’Arbitrato obbligatorio, ai sensi della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, per la soluzione della controversia e all’immediata liberazione e ritorno in Italia dei due militari italian i fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
Armando Manocchia - 3 giugno 2014
http://www.imolaoggi.it

IL 2 GIUGNO DEI MARÒ Da Palazzo Chigi ai vertici militari. Chi ha tradito Latorre e Girone?

 

 

Il Capo di Stato maggiore della Marina esautorato di poteri sulla vicenda





Il Capo di Stato maggiore della Marina esautorato di poteri sulla vicenda



Qualcuno ha tradito. La fiducia dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Ma anche la fiducia degli italiani e della nazione tutta. I due fucilieri di Marina sono da oltre due anni prigionieri in India. Senza un’accusa precisa se non il fatto di aver obbedito a un ordine e proteggere una nave italiana in acque internazionali. E ieri i due marò lo hanno detto forte e chiaro in diretta tv alle commissioni Esteri e Difesa nel giorno della Festa della Repubblica mentre in via dei Fori Imperiali sfilavano i loro colleghi. Dalle tribune striscioni e forte il grido «Marò Liberi subito».
Salvatore Girone ha perso la sua abituale freddezza e, alzando il tono della voce, ha quasi urlato ai parlamentari delle commissioni Esteri e Difesa collegati in videoconferenza con l’ambasciata di New Delhi: «Abbiamo solo obbedito a un ordine». Il marò è tornato a essere operativo ed è passato all’attacco. Le sue parole sono state chiare ma allo stesso tempo aprono divese interpretazioni.
Girone a quale ordine si riferiva? A quello di tornare in India nel marzo 2013 voluto fortemente dal governo Monti e dal ministro della Difesa, ex ammiraglio Di Paola, o a quello di scendere dalla Enrica Lexie il 19 febbraio 2012. E qui le ricostruzioni sono ancora fumose. Anche in questo caso l’ordine sarebbe partito dai palazzi della politica «per ragioni di diplomazia inernazionale». Il Capo di Stato maggiore della Marina sarebbe stato esautorato e impedito di occuparsi della faccenda. Nel febbraio 2012, il Capo di Stato maggiore della Marina era l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, attuale Capo di Stato maggiore della Difesa, il quale pochi giorni dopo il fermo dei due marò ebbe parole dure: «C’è rabbia per quello che sta avvenendo. I nostri due fucilieri sono trattenuti in ostaggio in India per una vicenda che ha molti lati oscuri». Da subito quindi la politica si è occupata della vicenda con conseguenze drammatiche per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, sballotati dalla prigione di Kochi a Roma e poi ancora a Kochi, quindi di nuovo in Italia e ora reclusi nel recinto dell’ambasciata italiana di New Delhi. Due anni trascorsi, con continue udienze e altrettanti rinvii, con la spada di Damocle di una condanna a morte, o nella migliore delle ipotesi di passare trent’anni nelle carceri indiane. Per aver obbedito a un ordine, con quell’alto senso del dovere e della dignità di Patria che i militari hanno. I politici anche quando sono tecnici.
«Si deve fare chiarezza una volta per tutte. Vogliamo che venga resa pubblica la modalità del ritorno in India di Latorre e Girone lo scorso anno». È prentorio il primo maresciallo Antonello Ciavarelli del Cocer Marina militare e Guardia Costiera. «I due ragazzi sono innocenti, non hanno ammazzato nessuno – insiste il rappresentante dei marinai - Voglio sapere se sono stati forzati, obbligati a tornare in India. Potevano mettersi in malattia, persino congedarsi... Perché hanno lasciato l’Italia, dove tra l’altro sono stati indagati, per tornare laggiù dove ancora non si sa come andrà a finire? Cosa è successo? Ci sono stati altri motivi a indurli a tornare nelle grinfie della giustizia indiana? Ora il governo deve accelerare. Va bene l’arbitrato internazionale ma si deve fare presto. I prossimi devono essere gli ultimi giorni dei nostri due marò in India».


Tra i colleghi dei due fucilieri del Reggimento San Marco è diffusa l’opinione che Salvatore Girone abbia voluto, alzando il tono della voce, mandare un segnale chiaro: «Abbiamo solo obbedito a un ordine». Un ordine partito da Palazzo Chigi dove, nel marzo 2013, abitava Mario Monti e il suo ministro della Difesa era l’ex ammiraglio Giampaolo Di Paola, forse troppo preoccupati dei rapporti commerciali con New Delhi che dei nostri due marò. Del resto sui militari si possono fare tagli di spesa incontrollati, bloccare gli stipendi, limitare le carriere, se ne può parlare male e si possono mandare a morire salvo poi farsi vedere contriti ai funerali. Ma ieri il popolo di Roma, ma non c’erano solo romani ad assistere alla parata, ha gridato forte il sentimento che è di tutti i italiani: i due marò debbono tornare a casa.
«I due ragazzi sono stanchi. Hanno un altissimo senso del dovere ma ora il governo deve cambiare strategia e dare un’accelerazione alla vicenda». Il capitano di fregata Antonio Colombo membro del Cocer della Marina Militare si è quasi commosso quando in via dei Fori Imperiali, al passaggio del San Marco, c’è stato un lungo applauso e in tanti hanno urlato «Marò liberi!». Stanchi di tanti mesi lontano da casa, dai loro affetti, dai loro camerati del Reggimento, esiliati nell’ambasciata di New Delhi. Ed ecco quello sfogo «Abbiamo solo obbedito a un ordine». «L’ordine al quale Girone si è riferito è a 360 gradi – cerca di interpretrare il capitano di fregata Colombo - Fin dalle origini, da quando è salito sulla nave per proteggerla con il suo team. L’ordine di scendere dalla nave e consegnarsi alla polizia indiana e poi quello di tornare in India. Certo ora sono al limite: il tempo passa e non sembra cambiare molto. Il fatto positivo è che questa diretta tv, trasmessa nei tg più importanti sia un segnale anche al nuovo governo di Delhi. Ora il governo deve fare qualcosa di più».

Maurizio Piccirilli- 03/06/2014 06:07
fonte: http://www.iltempo.it

Italia – La farsa dei cosiddetti profughi


Esodo indotto e luoghi comuni dei falsi buonisti: è in
corso da anni, un attacco alla vicaria di Cristo
da parte dei nemici di Gesù. Ecco perchè! 
 
di Arrigo Muscio – Genitori Cattolici
Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di Quieuropa
Attacco al Cuore del Cristianesimo - Esodo - Profughi
 La farsa dei cosiddetti profughi – Esodo indotto e luoghi comuni            
Roma, Brescia – di Arrigo Muscio – Le nostre coste sono invase (ogni giorno di più) da migliaia di immigrati che, proclamandosi rifugiati politici o profughi, vengono accolti (anche mediante le nostre navi da guerra) con ogni considerazione. I mass media ci fanno “una capa così” ogni giorno parlando di minori non accompagnati (il perché non ci viene detto) di donne incinte ecc.. Il solito ritornello! La nostra repubblica delle banane viene comunque stigmatizzata in quanto ancora “cattivella” nei confronti dei profughi. In questa riflessione mi preme sottolineare un paio di concennti, puntualizzando quanto segue:
 Profughi da che cosa?                                                                                               
1) Dopo le primavere arabe con le quali sono stati rovesciati i "tiranni" degli stati africani confinanti, a cui sono seguite "libere elezioni" da parte degli stessi cittadini, sono aumentati i cosiddetti profughi. Profughi da che cosa? (ma non c'era stata – aggiungiamo - l'esportazione della democrazia occidentale, planata sulle ali robuste e fiere delle "Primavere Arabe"?); 2) Tale invasione riguarda essenzialmente l’Italia dato che se qualcuno alza il posteriore dalla sedia, si disintossica dalla disinformazione organizzata,  si reca personalmente negli stati europei ed osserva direttamente la situazione nelle varie città (es.: Oslo, Copenaghen, Valencia, Barcellona, Lisbona, ecc.) scopre che nel resto d’Europa la situazione immigrati è completamente diversa. Le migliaia di cosiddetti profughi che, ospitati in vari hotel e strutture, bighellonano qua e là, praticamente non esistono. Vivono soltanto quelli impegnati in varie attività lavorative. A Nazarè (rinomata località marina in Portogallo) non ho notato un vu cumprà.  Come non li ho notati in altre città europee. Come mai? Ho visto invece migliaia di lavoratori extracomunitari impegnati in vari ruoli, ad esempio sulle navi da crociera.
 
Attacco al Cuore del Cristianesimo - Esodo - Profughi

 Colonizzati e fessi                                                                                                       

3) Nella nostra repubblica delle banane, nella quale i presidenti del consiglio non vengono più nominati in base al risultato delle elezioni politiche nazionali ed in barba ai più elementari criteri di democrazia (tant’è che le preferenze sono state abolite e se ne guardano bene dal rintrodurle!) non ho mai incontrato un extracomunitario, tra quelli che allungano la mano per l’elemosina o che si aggirano con le mani in tasca, che mi abbia chiesto se conoscevo qualche opportunità di lavoro. Trovano comodo godere dei sostanziosi aiuti del Bel Paese senza cercar lavoro? 4Perché l’Europa che condanna l’Italia per la situazione carceraria non la condanna anche e soprattutto per l’assenza di democrazia? 5)  Perché l’Europa non la condanna per i tanti delinquenti pluricondannati che a piede libero, grazie alle leggi permissive, compiono reati a danno dei sudditi italiani?
 
 Il lavoro, la pacchia e il Paese dei balocchi                                                       
6) I soldi per l’accoglienza dei cosiddetti profughi (in base a quale documentazione, situazione accertata ecc. nessuno lo sa!) ci sono sempre, mentre quelli per la ricerca, per le forze di polizia, per le aule scolastiche fatiscenti e pericolose, per la ristrutturazione informatica della giustizia, per la sanità ecc. languono e l’adeguamento della pensione entro i duemila euro netti chissà quando la vedranno gli interessati. 7 Perché i cosiddetti profughi (la maggior parte giovani e forti) non devono impegnarsi in attività lavorative? Chi l’ha detto che devono solo godere dei benefit? La Bibbia? Assolutamente no !(“Chi non vuole lavorare neppure mangi” 2 Tes 3,10). La costituzione? Dove?
 
Attacco al Cuore del Cristianesimo - Esodo - Profughi

 Il buonismo intollerabile                                                                                         

8) Come mai i sostenitori del buonismo immigratorio non ne accolgono uno o più a testa a casa loro al posto di rifilarli a Pantalone? Tra loro vi sono politici (senatori, deputati, consiglieri regionali), sindacalisti, ministri, giornalisti, docenti,  vescovi, cardinali, persone di cultura e di portafoglio gonfio ecc.. Che bell’esempio che darebbero!!! 9)  Come mai ad esempio gli ucraini, che sono in guerra, non arrivano in massa in Italia in cerca di accoglienza? Sono solo gli islamici che ci “invadono”? Quali, visto che sia in Marocco sia in Tunisia, sia in Egitto sia in Palestina (ecc..) vi sono milioni di persone che vivono e lavorano regolarmente? 10) L’Onu che cosa fa? Dorme? E i contributi che riceve da parte di tutti gli stati membri a che cosa servono?
 
 Attacco alla vicaria di Cristo da parte dei nemici di Gesù                             
Potrei continuare, ma mi fermo qua e torno alla domanda principale. Come mai solo nel Bel Paese (amato dalle caste, dai papponi, dai delinquenti nazionali e d’importazione, dai corruttori, dagli evasori, dai violenti, dagli stupratori, dai delinquenti a piede libero ecc.) succede quanto sopra riportato? Ed è quanto dicono al bar ed in varie occasioni i semplici cittadini, quelli che mantengono la baracca! Semplice! Perché in Italia c’è la vicaria di Cristo ed i nemici di Gesù (in stretta alleanza con i discendenti di Giuda) cercano di soffocare il centro politico-operativo-amministrativo della chiesa cattolica. Infatti, guarda caso, i beneficiari di ogni considerazione sono proprio quelli che non “riconoscono Gesù venuto nella carne” i quali, secondo l’eterna Parola di Dio (e non secondo quella dei prelati) non dovrebbero essere accolti. Non lo affermo io ma lo Spirito Santo “Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo! Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse.” (2 Gv. Cap. 7). Concetto espresso anche dal grande Papa Leone XIII nell’Inimica Vis, Papa che non verrà mai beatificato per i suoi interventi di denuncia della massoneria (Humanum genus, Inimica Vis).
Arrigo Muscio – Genitori Cattolici
Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di Quieuropa
3 GIUGNO 2014
FONTE: http://www.quieuropa.it
 

03/06/14

Capuozzo: “Ecco i nemici dei marò, dai politici ai giornalisti. E anche Napolitano è stato troppo morbido”


capuozzo



“Abbiamo solo mantenuto la parola data!”. Il tono, più ancora che le parole in sé, di Salvatore Girone – il soldato italiano da due anni progioniero in India insieme a Massimiliano Latorre – sembra destinato a scuotere i sonnacchiosi palazzi della politica e l’elefantiasi della diplomazia italiana. “Era il minimo che ci si potesse aspettare”, chiosa il giornalista Toni Capuozzo. che aggiunge: “In Italia i marò hanno molti nemici. E troppi sono stati molli. A cominciare da Napolitano”
Come interpretare lo sfogo di Girone? Un segno di stanchezza o un messaggio inviato a qualcuno?
«Direi entrambe le cose. Sfogo, peraltro, non inaspettato, direi. Dopo due anni in cui Girone e Latorre hanno dimostrato resistenza morale e grande dignità, era il minimo che ci si potesse aspettare».
Lei ha seguito bene la storia dall’inizio: qual è ora lo stato dell’arte della vicenda?
«Il problema, adesso, è la formazione del nuovo governo indiano. Io credo che non necessariamente la situazione con il nuovo esecutivo sarà più difficile da affrontare, anche se si tratterà di un governo nazionalista. In fin dei conti tutta la vicenda dei marò è nata all’interno del Partito del congresso. Anche il fatto che Sonia Gandhi fosse chiamata “l’italiana” ha portato gli indiani a essere talvolta più realisti del re…».
In Italia esiste un fronte di “nemici dei marò”?
«Sicuramente. A tutti i livelli. Ci sono state anche molte dichiarazioni forti, ma mai più che verbali. Sono stati rimandati in India dopo il secondo permesso violando la norma costituzionale che proibisce l’estradizione in un paese che abbia la pena di morte. Pensi che neanche uno straniero, per la legge italiana, può essere estradato in un paese con la pena di morte».
Chi sono, allora, questi nemici?
«Sono molti. Troppi sono stati a dir poco molli nell’affrontare la questione: dal Presidente Napolitano alle alte gerarchie militari, fino all’informazione, che ci ha permesso di conoscere meglio Avetrana piuttosto che quello che accadde a bordo dell’Enrica Lexie».
Ha detto anche Napolitano?
«Certo. Il Capo dello Stato ha sbagliato nell’aver fatto tornare i marò in India prima di aver avuto garanzie che nel loro caso non sarebbe stata applicata la pena di morte».
Anche le lentezze e le furbizie dell’India stanno dando torto a chi, per riflesso condizionato anti-italiano, invitava a non giudicare male una grande democrazia che sicuramente avrebbe dato tutte le garanzie del caso…
«Purtroppo le lentezze della giustizia indiana sono proverbiali. Ma su questo punto direi che l’Italia ha poco da pavoneggiarsi…».



Adriano Scianca - 3 giugno 2014
fonte: http://www.intelligonews.it

DUE GIUGNO, FESTA DELLA REPUBBLICA. Ma io festeggio la Patria e ricordo i Marò







Agli occhi di chi mi conosce bene sembrerà strano vedermi scrivere in occasione della festa di questa Repubblica, che molti sanno amo sicuramente meno del concetto di Patria. Ho sempre visto la prima come un insieme di regole e ideali non sempre condivisi, considerando invece la seconda il contenitore dell’amalgama di storia e valori che hanno contribuito a renderci un popolo degno di chiamarsi tale. L’opportunità è ghiotta però per utilizzare la prima per richiamarsi ai valori della seconda.
Ci sono simboli comuni fra esse come Inno e Tricolore, che oggi saranno esibiti abbondantemente per festeggiare l’istituzione e nella maggior parte delle occasioni a suonarli, cantarli e portarli saranno gli uomini e le donne migliori che la Repubblica ha avuto in dono dalla Patria. Una delle principali differenze fra le due sta però nel fatto che mentre la Patria questi uomini e donne non li dimentica mai, alla Repubblica capita un po’ troppo spesso di farlo. Se proprio vogliamo dirla tutta, negli ultimi anni le è capitato  di lasciare a se stesso il popolo intero, ma questo è un’altro discorso.
Avete già capito dove voglio andare a parare vero: la questione Marò. Normalmente troverei inappropriato partire da un altro evento per agganciarmi alla loro vicenda. Preferirei affrontarla andando dritto al punto senza utilizzare stratagemmi letterari, ma oggi che un po’ ovunque si farà uso di retorica patriottica a profusione, da “…questa Patria si bella e perduta…” a “Da Lussin, da Val d’Augusto vien l’odor di Roma al cuore”, non mi sembra fuori luogo volgere il pensiero a chi, portando i simboli della Repubblica è stato mandato in missione lontano dalla Patria e non vi può fare ritorno perché trattenuto all’estero contro la propria volontà.
Badate bene, non voglio contestare quanto sta facendo questo governo per farli tornare in Italia, non potrei  visto che non è dato saperlo. Per quanto ne sappiamo potrebbero essere in corso estenuanti trattative con il governo Indiano, in realtà il danno più grave sono stati altri a causarlo: chi ha deciso di fare rientrare in porto il cargo con a bordo i due Marò e soprattutto il precedente governo che ha permesso tornassero in india. Il punto è un altro, in attesa che il lavoro diplomatico, che speriamo sia in corso, porti al risultato che ci auguriamo tutti, vorrei che almeno le istituzioni, a tutti i livelli, li onorassero con la costanza e frequenza che merita chi per servire con Patria è costretto a stare lontano da casa.
Purtroppo so già che non sarà così, né in futuro, né colpevolmente oggi quando a parlare di loro saranno solo iniziative ispirate sopratutto da loro commilitoni o privati cittadini che in essi vedono quei valori, come il senso del dovere e il rispetto della parola data, che vorrebbero ispirassero quelli che formano l’istituzione repubblicana.
Quindi, scusatemi se anche questa volta non riesco a festeggiare questa Repubblica così diversa dalla Patria che amo, nemmeno oggi mi sentirete gridare “viva la Repubblica”, ma come sempre faccio da quando mi conoscete, non vi negherò un: VIVA L’ITALIA.

Otello Ruggeri - 2 giugnoo 2014
fonte: http://www.lacritica.org