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20/05/15

TERRORISMO/CLANDESTINI - ''Bardo, il jihadista clandestino entrava e usciva dall'Italia per reclutare nuovi terroristi''

A febbraio Abdel Majid Touil entra in Italia su un barcone, poi l'espulsione. A marzo l'attentato a Tunisi. Ad aprile è di nuovo in Italia per reclutare jihadisti


Il marocchino 22enne arrestato dalla Digos di Milano a Gaggiano per l’attentato del museo del Bardo di Tunisi si chiama Abdel Majid Touil.


Era già stato identificato nel febbraio 2015, un mese circa prima dell'attentato, a Porto Empedocle dopo essere arrivato, insieme ad altri novanta immigrati, a bordo di un barcone. Qualche giorno dopo gli era poi stato notificato il decreto di espulsione. Qualcosa, però, non ha funzionato perché, dopo la mattanza di Tunisi, Touil è riuscito tranquillamente a rientrare in Italia e trasferirsi nel Milanese, dove vivono la madre e il fratello.
Touil ha partecipato all’attentato commesso, che il 18 marzo scorso ha fatto 25 vittime, tra cui quattro italiani, "sia nella fase di pianificazione sia in quella esecutiva". Su di lui, secondo le norme tunisine, pende una serie di accuse che vanno dall’omicidio volontario all’adesione a organizzazione terroristica, dall’incendio alla cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato. Non si sa con precisione quando sia rientrato in Italia. Ad metà aprile, e quindi un mese dopo l’attentato al Museo del Bardo, la madre del marocchino è andata alla stazione dei carabinieri di Trezzano sul Naviglio per denunciare la scomparsa del passaporto del figlio. Touil è, quindi, rientrato una seconda volta in Italia da clandestino dimostrando quanto siano farraginose le nostre frontiere e, soprattutto, che sui barconi che attraversano il Mediterraneo viaggino anche pericolosi terroristi.
Nel corso della perquisizione a Touil, soprannominato "Abdallah", la Digos di Milano ha sequestrato del materiale, tra schede e appunti, che costituisce un ulteriore spunto di approfondimento delle indagini. Di sicuro, per le autorità tunisine, Touil non è solo un terrorista operativo ma anche un organizzatore degli attentati e, come si legge nelle carte trasmesse da Tunisi all’Italia, un reclutatore di jihadisti. "Non risultava che in Italia frequentasse moschee vicine al fondamentalismo - ha detto il capo della Digos, Bruno Megale - e per noi, prima della segnalazione dell’intelligence e delle autorità tunisine, a parte il decreto di espulsione, era uno sconosciuto. Se dalle verifiche incrociate sui database all’attività operativa siamo riusciti a catturarlo, allora vuol dire che i controlli funzionano.


19/05/15

Mutui e bollette mettono le famiglie in ginocchio. Nel 2014 rate, prestiti e consumi domestici insoluti pari a 56,2 miliardi di euro. Debiti quadruplicati dal 2007




Mutui, prestiti al consumo, bollette: sono questi gli oneri che stanno mettendo in ginocchio le famiglie italiane. La crisi del comparto finanziamenti, spesso annunciata come alle spalle o, per lo meno, in forte regressione, mostra l’altra faccia della medaglia, quella più scura e lugubre. Ed è la faccia del recupero crediti, che lavora a pieno regime e macina vittime. Sul web comparatori di mutui come supermoney.eu consentono di raffrontare tassi e tariffe per individuare soluzioni vantaggiose, politiche di incentivazione stimolano la crescita della domanda e gli interessi richiesti sono in netto calo. Ma ciò che non viene raccontato è quello che segue all’accettazione della domanda di finanziamento. L’insolvenza è una piaga spesso sommersa e che fa sempre più paura.
Rate di mutui e prestiti insostenibili: 40,6 milioni di pratiche in tutta Italia
L’ammontare totale del debito accumulato dalle famiglie italiane è pari a 56,2 miliardi di euro, un’insolvenza distribuita su circa 40,6 milioni di pratiche terminate negli uffici delle società di recupero crediti (+4% sul 2013). Le rate dei mutui e dei prestiti e i costi delle bollette sull’energia sono la zavorra che affossa gli italiani. È quanto rivelato da una ricerca dell’Unirec (Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito) in collaborazione con Il Sole 24 Ore.
Rispetto al 2007, l’insolvenza totale è pressoché quadruplicata nel 2014, con un +16% rispetto al 2013. A soffrire sono soprattutto le famiglie, che da sole assorbono l’88% del debito totale (corrispondenti a 448 miliardi di euro). Solo il restante 12% fa riferimento a debiti contratti da società commerciali e Pmi.
Tasso di recupero deludente
Le procedure per il recupero del debito maturato su mutui e prestiti, inoltre, non sortiscono l’effetto sperato e si dimostrano scarsamente risolutive. Nel 2014 la quantità di debito recuperata è stata pari a 9,2 miliardi di euro, rappresentativi appena del 17,5% delle insolvenze totali. Il ticket medio dei debiti è stato pari a 1.385 euro, al +11% su base annua. Cifra che supera i 2.000 euro se si considerano soltanto le insolvenze sulle rate di mutui e prestiti, rappresentative del 72% del debito totale contratto dai risparmiatori nostrani.
La situazione, inoltre, secondo le stime di settore non migliorerà: nel 2015 l’insolvenza dovrebbe sforare il tetto dei 60 miliardi tra mutui, finanziamenti sul credito e bollette insolute, con l’aggravante che molte pratiche fanno riferimento a debiti pregressi e che, per tanto, non potranno contare sulla possibilità di rateizzare il reintegro. In compenso, dovrebbe crescere il tasso di recupero, stimato intorno al 19%. Ironica consolazione.

Danilo De Luca - 19 maggio 2015
fonte: http://www.lanotiziagiornale.it

"Io, ex mujaheddin, vi spiego che dalla Libia sta partendo la guerra contro i cristiani"


 
“Stanno lanciando una guerra contro i cristiani, ovunque nel mondo, in Libia così come contro il Vaticano e dobbiamo trovare un interesse comune nel combattere questi fanatici, ma farlo ora, prima che possano diventare troppo potenti”. A parlare così è Noman Benotman, libico, ex jihadista e attualmente presidente della Quilliam Foundation, un’associazione britannica che studia e contrasta i processi di radicalizzazione nel mondo islamico.

Lo abbiamo incontrato nella tavola rotonda “Libia e il futuro della sicurezza nel Mediterraneo”, tenutasi ieri a Roma e organizzata dal Comitato Atlantico Italiano (in collaborazione con Abhath e Mediterranean-Gulf Forum). La Libia è certamente l’argomento prioritario della politica estera italiana, specie quando sono aumentati a dismisura gli sbarchi di immigrati clandestini. Fra i rappresentanti del nostro mondo politico erano invitati a parlare, alla tavola rotonda di Roma, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e l’onorevole Cicchitto (commissione Esteri alla Camera), molti gli ospiti arabi fra cui l’ex mediatore per l’Onu in Libia, Abdul Ilah Khatib, Mohammed Dahlan, uno dei leader più famosi di Al Fatah, Mohammed el Orabi, diplomatico egiziano e già ministro degli Esteri. Noman Benotman, con il suo passato, ha dato un taglio particolarmente sentito e combattivo al suo intervento. E’ l’unico che abbia visto dall’interno come è nata e cresciuta la violenza dei nuovi totalitari.

Cinquantenne libico, oppositore di Gheddafi fin dalla tenera età ed esule politico, ha iniziato la sua “carriera” in Afghanistan, a combattere contro i sovietici. Dopo un lungo periodo nel Gruppo da Combattimento Islamico, movimento armato di opposizione al dittatore libico, ha cambiato vita in seguito all’11 settembre 2001. Anche nella conferenza del Comitato Atlantico sottolinea più volte la differenza fra la vecchia e la nuova generazione del terrorismo. La nuova generazione, prima di tutto, non ha territorio, non ha obiettivi politici e non conosce confini. “Un ordine parte dal Waziristan (Pakistan settentrionale) e una persona viene sgozzata a Parigi”, ci dice a mo’ di esempio. Ma soprattutto sono cambiati gli obiettivi: non c’è una strategia volta a ottenere risultati politici, ma quella di una guerra volta a uccidere cristiani e occidentali. Una guerra che va avanti, senza compromessi, fino allo sterminio. Quando si parla di guerra contro i cristiani, non dobbiamo pensare ad obiettivi singoli. “Il problema di questo nuovo conflitto è che qualunque cristiano e qualunque simbolo cristiano è un potenziale bersaglio. E’ una guerra di religione. Vale anche per gli arabi: basti vedere come sono stati crudelmente sgozzati i copti cristiani, o anche gli africani, come i cristiani etiopi. Il video, in entrambi i casi, si concludeva con il proposito ‘conquisteremo Roma’. E perché Roma? Per il Vaticano, per il cristianesimo, non per altri motivi”. 

In Italia si parla di Libia soprattutto quando si pensa all’immigrazione irregolare. C’è il rischio di infiltrazione terrorista nell’immigrazione clandestina? Alcuni dicono di sì, ma gli esperti di intelligence rispondono sempre che: no, se proprio devono venire, i terroristi non rischierebbero di fare naufragio nel Mediterraneo. Benotman invece si dice convinto che questa infiltrazione: “è già iniziata. Io credo, fortemente, sinceramente, che i vostri servizi di intelligence siano a conoscenza dei personaggi che gestiscono il traffico di immigrati clandestini dalla Libia. E’ molto facile che infiltrino terroristi fra gli immigrati, proprio perché la parte di Libia da cui prendono il largo i clandestini è controllata dalle milizie terroriste e per loro è una fonte di autofinanziamento”.

La primissima cosa da fare è “Smettere di riconoscere le milizie jihadiste, come quelle dei Fratelli Musulmani e dare pieno appoggio al governo legittimo ed eletto, senza alcun dubbio e senza ambiguità”. Una loro mossa futura potrebbe consistere nel blocco delle esportazioni di petrolio libico e nella distruzione dei campi petroliferi, come si può già vedere nelle immagini di propaganda dell’Isis. “Si stanno preparando a farlo – dice Benotman – adesso non sono ancora pronti e in aree come Derna (Libia orientale, ndr) incontrano ostacoli troppo forti, come le milizie di Al Qaeda, loro rivali. E anche la popolazione locale, nazionalisti locali e tribù locali, che non si piegano al loro volere”.

Dal punto di vista di Benotman, è impossibile distinguere realmente fra Fratelli Musulmani, jihadisti di Al Qaeda e Isis. “Hanno la stessa ideologia e gli stessi metodi. Guardate a quel che fa Hamas a Gaza, per esempio. Lasciate perdere per un momento il conflitto con Israele, che è tutta un’altra questione: se guardiamo a come Hamas (movimento cugino dei Fratelli Musulmani) controlla il territorio a Gaza e combatte i gruppi rivali, vediamo che getta le persone dai palazzi, uccide in pubblico, trascina i corpi per le strade, esattamente come l’Isis nei territori che controlla. Tutti mirano all’instaurazione dello Stato islamico con la violenza. Sarebbe un errore considerare ‘moderati’ i Fratelli Musulmani, perché sono i progenitori di tutti gli altri gruppi radicali, hanno una storia fatta di omicidi politici e di terrorismo e solo da poco sono stati abbastanza intelligenti da farsi da parte e optare per una strategia di conquista democratica del potere. Ma la loro violenza arriva dallo Stato, invece che da gruppi terroristici, ovunque prendano il potere”.

Ma che relazione c’è fra islam e islamismo, però? “L’islam è una religione come tante altre, con un miliardo e mezzo di fedeli. Io stesso sono musulmano. L’errore che troppo spesso fanno gli europei è di scambiare l’islamismo, l’ideologia dei fratelli musulmani, per tutto l’islam. E dunque di dare ascolto alle richieste degli islamisti, credendo di accontentare o rispettare la sensibilità dei musulmani. Ma l’ideologia è ideologia, è artificiale, ha un rapporto solo indiretto con la religione. L’Europa è composta da paesi molto liberali, ognuno ha i suoi diritti garantiti e il suo spazio, ma non si deve commettere l’errore di trattare con i Fratelli Musulmani e con i gruppi radicali islamici, credendo che rappresentino l’islam. Un esempio di resistenza potrebbe essere boicottaggio degli eventi a cui partecipano esponenti di questi gruppi totalitari. Nessuno vieta loro di credere in quello che vogliono, ma i rappresentanti ufficiali dell’Italia, per lo meno, in quanto rappresentanti ufficiali di un paese democratico, non possono permettersi di apparire al loro fianco, non li possono legittimare politicamente”. Ma come distinguere l’ideologia islamista dalla religione islamica? “L’ideologia islamista è un islam armato, che vuole imporre il suo Stato e cambiare il mondo. Si può paragonare, storicamente, alla variante leninista del marxismo. Qui abbiamo gruppi convinti di essere l’avanguardia dell’islam, di prendere gli ordini direttamente da Dio e di cambiare il mondo con le armi, così come i marxisti leninisti credevano di essere l’avanguardia del proletariato. Ma questo è un totalitarismo ancora peggiore, perché gli islamisti sono convinti di avere Dio al loro fianco. I marxisti leninisti, almeno, non credevano in Dio e non credevano in una vita dopo la morte. I nuovi totalitari sono disposti a suicidarsi pur di compiere una strage, perché sono convinti di andare in paradiso”.

di Stefano Magni 08-05-2015
fonte: http://www.lanuovabussolaquotidiana.it

18/05/15

PENSIONI E CONSULTA - '' Renzi "si gioca" il tesoretto, ma il decreto pensioni non basta ''


Capiremo bene quanto sarà grande il cetriolo, e dov'è la fregatura, solo dopo le elezioni ... per adesso solo spot elettorali e una vergognosa ipocrisia. Prima di Monti e Fornero l'indicizzazione era per tutti ... dal 100% per le pensioni più basse fino allo o,pochissimo% per quelle più alte. Quella era equità.
Con gli strumentali e propagandistici 80 euro si pretendeva rilanciare i consumi interni ?
Non è accaduto, e non poteva accadere.
Con i 16 miliardi ingiustamente sottratti ai pensionati si sarebbe ottenuto molto di più ma evidentemente non è vero che al governo interessi la ripresa dei consumi, lo dimostra l'accanimento, insensato quanto dannosissimo per tutti, contro la classe media.
Intanto la Spagna che stava molto peggio di noi vede il proprio PIL crescere del 2,6% e potrebbe arrivare al 2,9% nell'anno in corso..
Qui i nostri pinocchietti, a cui la stampa asservita fa da cassa di risonanza, favorita da un popolo "anestetizzato", esultano per un 0,? % . Poveri noi !

e.emme
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Via libera al dl pensioni: "Da agosto 500 euro a 4 milioni di persone" La Cgia: "Così copre solo l'11% del totale". Brunetta: "Ridia i soldi o facciamo una class action"



Alla fine il "tesoretto" (fantasma) servirà a ripagare i pensionati penalizzati dalla legge Fornero dopo la bocciatura della Consulta di una parte della riforma.




Già ieri Matteo Renzi ha assicurato spavaldo un rimborso di 500 euro per 4 milioni di pensionati.
E oggi torna alla carica: "Abbiamo varato il decreto sulle pensioni", ha detto il premier in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, "Il provvedimento consentirà dal primo di giugno di liquidare tutte le pensioni al primo giorno del mese. Poi vi ricordate quella meravigliosaparentesi rosa del Def, la differenza tra 2,5 e 2,6% di deficit che voi giudicavate inesistente? C’era ma la utilizziamo per le pensioni per un
totale di 2 miliardi e 180 milioni che andranno a 3,7 milioni di pensionati". Il rimborso varierà in base all'assegno: "Se tu prendi 1700 euro lordi di pensione, l’1 agosto il bonus Poletti darà 750 euro, se 2200euro sarà di 450 euro, se 2700 sarà di 278 euro. È un una tantum". Poi gli assegni aumenteranno: "All’anno quello che guadagna 700 euro avrà 180 euro di rivalutazione, per gli assegni da 2.200 sono 99 euro e per quelli da 2.700 avrà 60 euro all’anno, 5 euro al mese".
Ma il decreto serve a coprire ben poco, come sottolinea la Cgia di Mestre: con 500 euro a testa, infatti, l'esecutivo restituirà appena l’11% dell’importo effettivamente spettante ai pensionati che arriva a circa 18 miliardi di euro.

La Cgia ha calcolato che il numero di pensionati esclusi da questa operazione ammonterebbe a circa un milione.
E, così come annunciato da alcuni sindacati nei giorni scorsi, non dovrebbero essere pochi coloro che ricorreranno contro questa decisione."18 meno 2 fa sedici", fa notare ancora Renato Brunetta, "Renzi restituisca i soldi o faremo una class action".
Sul piede di guerra anche i sindacati: "I 500 euro non sono adatti, il problema è che è bloccata la rivalutazione delle pensioni e non si può pensare ad una tantum", ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, "Se poi bisogna scaglionare se ne discute, ma occorre dare una risposta a quanto dice la Consulta".

  - Lun, 18/05/2015
fonte: http://www.ilgiornale.it

Rimborso pensionati? Ti conosciamo, mascherina

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Ricordate il “Ti conosciamo mascherina” che Bersani, rifiutando ogni ipotesi di governissimo, sibilò a Berlusconi? “Abbiamo già dato”, concluse con una punta di ironia il leader del Pd. Curiosa legge del contrappasso: agli antiberlusconiani è toccato in eredità Matteo Renzi. Già, Bersani la mascherina l’aveva in casa e ne aveva sottovaluto la pericolosità sociale. Ieri, nella stessa intervista, Renzi  ha stupito tutti per l’ineffabile quanto spettacolare salto mortale: alcun pensionato perderà un centesimo, ma non potranno essere rimborsati tutti. Che dire? Chapeau. Francis Underwood, del resto, con il suo incrollabile cinismo, nella terza serie tv ci aveva messo in guardia: «Non conosco un solo politico che resista alla tentazione di fare una promessa che non può mantenere». Renzi non resiste, è più forte di lui, è un bugiardo patologico. Un bugiardo che mente sapendo di mentire, come quando offre la sua disponibilità a ridiscutere la riforma della Buona Scuola… salvo poi aggiungere che la riforma non si tocca. Discute, ma poi decide lui. Tutt’al più, spiega, mal celando l’insofferenza per allievi così tardi di comprendonio, che si è trattato di un problema di comunicazione. Non abbiamo ben compreso, ma adesso ci spiegherà meglio e noi non potremo che applaudirlo. Be’, qualcuno faccia capire a Renzi che può mettersi davanti a una lavagna e giocare a fare il professorino con gli insegnanti e gli studenti, categorie che definire deboli è un eufemismo, ma con le sentenze e i magistrati non si scherza. Perché 500 euro a 4 milioni di pensionati possono fargli guadagnare i titoli dei giornali e lui sa che gli italiani, in larga parte, leggono solo quelli. Ma non bastano. Dovrà restituire fino all’ultimo centesimo, perché l’incompetenza (come l’ignoranza, del resto) non è ammessa dalla legge. Può scrivere e riscrivere tutte le leggi che vuole, può spedire la Boschi in tv a ripetere la lezioncina a memoria, ma i diritti acquisiti non si toccano. E’ il diritto, bellezza. E una bocciatura rimane una bocciatura.

18 maggio 2015

il Blog di Roberto Alfatti Appetiti
fonte: http://blog.ilgiornale.it

17/05/15

In Libia come nello Yemen possibile intervento arabo Invitate Francia e Italia

Italia per decisione di chi? Al Cairo anche vertice delle 'kabile' con 150 esponenti delle tribù libiche

Mentre l’Europa fa calcisticamente melina, e l’Onu deve riflettere, qualcuno prepara l’intervento militare in Libia. Una coalizione di Stati arabi ora coinvolti nello Yemen. Defence News da fonti della Lega Araba: ‘Alla Francia è stato chiesto sostegno logistico, all’Italia la copertura navale
Il rilancio della notizia è di Askanews, la fonte è americana. «Bu Dhabi. An unpublicized meeting by Arab chiefs of staff will take place in Cairo to coordinate plans for a Libyan intervention, an Arab League source revealed. France and Italy may also play a role..». Dunque, i capi di Stato maggiore di sette Paesi arabi si riuniranno al Cairo per discutere l’eventuale intervento in Libia. Fonte della Lega araba a ‘Defense News’. Nella missione avrebbero un ruolo anche Francia e Italia: ‘Alla Francia è stato chiesto sostegno logistico e forze speciali, all’Italia chiesta la copertura navale’


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La notizia, se confermata, apre scenari imprevedibili. Un dato certo: lunedì prossimo al Cairo si riuniranno i leader militari di sette dei 10 Paesi arabi che hanno aderito all’offensiva militare nello Yemen: oltre all’Egitto ci saranno Giordania, Sudan e quattro membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, ossia Bahrein, Kuwait, Arabia saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Grande assente sarà il Qatar, che sostiene l’amministrazione libica dei ‘Fratelli Musulmani’ a Tripoli. L’iniziativa è dell’ Egitto che ha contemporaneamente annunciato una riunione con i leader tribali libici entro maggio.

Nessuna sovrapposizione con i tentativi Onu di mediazione tra le parti. Il vertice delle ‘kabile’ che riunirà oltre 150 esponenti delle tribù libiche servirà a coordinare le operazioni e a garantire un passaggio sicuro alle truppe arabe. La Libia sarà presente al Cairo con il generale Khalifa Haftar, capo di Stato maggiore dell’esercito del parlamento libico di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale. Il generale libico avrebbe ottenuto l’acquisto di armi per le sue forze armate, tra cui cinque elicotteri d’attacco Mi-35 Hind consegnati in aprile dagli Emirati, in attesa di altre forniture.

Di maggior peso per noi l’affermazione non verificabile secondo cui sarebbero in corso ‘colloqui con la Francia e l’Italia, «to confirm their participation in the Arab operations»; confermare la loro partecipazione decisa da chi, in casa nostra? Tutto da verificare anche se lo scenario risulta molto attendibile. Con l’operazione in corso nello Yemen, l’intervento in Libia diventa plausibile, sostiene Jean-Marc Rickli, del Dipartimento di Studi per la Difesa, King College di Londra, salvo riuscire a farsi percepire come ‘liberatori’ e non una seconda intromissione dopo quella del 2011.

LEGA ARABA MILITARI SITO

Secondo analisti locali, la possibile azione militare araba in Libia sarebbe guidata dall’Egitto come sta facendo l’Arabia Saudita nello Yemen, per dare sostegno militare per l’esercito nazionale libico del governo di Tobruk. ‘La minaccia dello Stato Islamico sull’ Egitto e sulla attuale leadrship negli Stati arabi sta diventando troppo grave’, è l’analisi di più scuole di analisi geopolitica. Emergenza sicurezza (non solo locale), che su quella sponda mediterranea prevale ovviamente sulla crisi umanitaria per le centinaia di migliaia di migrati che là si raccolgono guardando al rifugio Europa.

fonte: http://www.remocontro.it di Ennio Remondino - 15 maggio 2015
Altre Fonti : Defense News