Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

18/03/15

Quegli ipocriti perbenisti dell’Lgbt


Demonizzano D&G, ma restano in silenzio sui gay uccisi dall’Is


Il cantante Elton John (foto LaPresse)


Roma. Nulla hanno mai detto sugli omosessuali palestinesi, tutti fuggiti in Israele per non finire spellati vivi sotto il regime di Arafat e Abu Mazen, per non parlare di Hamas. Non soltanto il mondo Lgbt si è voltato dall’altra parte, ma ha pure accettato, senza soprassalto di dignità, accecato com’è, che il Gay Pride di Madrid boicottasse gli omosessuali israeliani. Nulla, ma proprio nulla, l’Lgbt ha detto negli anni Novanta mentre in Algeria i fondamentalisti islamici annunciavano come avrebbero risolto la questione gay: “Nella lotta contro il male abbiamo il dovere di eliminare gli omosessuali e le donne depravate”. Nulla o quasi ha detto contro Mahmoud Ahmadinejad, il presidente iraniano che qualche anno fa, oltre alle camere a gas, negò l’esistenza di gay nella Repubblica islamica?

ARTICOLI CORRELATI Contro il pensiero unico gender D&G e il paradosso della lapidazione virtuale in nome dei diritti civili Dolce&Gabbana, Elton John e l'arcobaleno monocolore del pensiero gay Sul “fascismo” di Elton John Va da sé che adesso i capi Lgbt stiano in silenzio, mentre lo Stato islamico getta dai palazzi di Siria e Iraq i reprobi omosessuali, bendati, uno dopo l’altro, per un “peccato” da mondare con la morte, e le pietre della folla. Non uno striscione, non un appello, non una campagna che provenga dal mondo della militanza gay. Due giorni fa, il più noto editorialista australiano, Andrew Bolt, si è chiesto perché non c’erano barche contro l’Is alla fiera di Sydney dell’orgoglio gay friendly. Non una barca su centocinquanta. Opinionisti gay spesso accusano gli “islamofobi” di voler dividere mondo islamico e omosessuali. Come ha fatto Chris Stedman su Salon: “Stop trying to split gays and Muslims”.

In questi giorni invece si sono tutti scatenati – a cominciare da Elton John, e poi via via altre celebrities – contro Dolce e Gabbana, il due fondatori della casa di moda italiana, rei di credere alla famiglia tradizionale e che i figli non si fabbricano in provetta. “Filthy”, lercio, osceno, schifoso, è l’aggettivo più usato su twitter contro i due stilisti italiani da parte della comunità gay nel mondo, che adesso annuncia il boicottaggio. La rappresaglia economica ha già funzionato contro Barilla e Mozilla, i cui capi erano stati accusati di “omofobia” e poi costretti a umilianti scuse pubbliche. E la rappresaglia funzionerebbe se volessero davvero attirare l’attenzione del mondo su quei regimi arabo-islamici dove gli omosessuali sono davvero discriminati, altro che in occidente. Eppure ipocrisia e silenzio annebbiano l’Lgbt. Mai una volta che denuncino i versetti della Sunna, che assieme al Corano compone la legge islamica, e in cui degli omosessuali si dice: “Quando un uomo cavalca un altro uomo, il trono di Dio trema. Uccidete l’uomo che lo fa e quello che se lo fa fare”.


Qualche giorno fa il settimanale inglese Spectator ha sintetizzato l’indulgenza Lgbt: “Perché la battaglia per i diritti gay si ferma ai confini dell’islam”. Non è che il diritto alla vita di un gay è meno importante del diritto di Elton John ad avere un bambino? Non è che sputare contro Dolce e Gabbana renda perfino, in termini di probità morale, mentre denunciare i fanatici islamici può costare la testa e allora è meglio glissare? Perbenisti.
 
DI GIULIO MEOTTI -16 Marzo 2015
fonte: http://www.ilfoglio.it
 

CASO MARO' "Marò, Gentiloni chiede intervento Onu"



Dopo tre anni siamo ancora alle raccomandazioni .... Un altro annuncio da collezionare.
_____________________

Maro-perche-non-devono-essere-condannati-a-morte_h_partb


La richiesta durante il vertice alla Farnesina con Ban Ki-moon

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha richiesto l’intervento dell’Onu nella controversia con l’India sui Marò.
Destinatario del messaggio il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che in queste ore sta incontrando i principali rappresentanti delle istituzioni italiane.
La richiesta di Gentiloni è arrivata al termine del suo discorso alla stampa tenutosi a seguito del faccia a faccia tra il ministro degli Esteri ed il segretario dell’Onu avvenuto alla Farnesina.

di http://www.corriereditaranto.it - 18 marzo 2015

17/03/15

CASO MARO' ''Milano:un uovo di Pasqua per non dimenticare i marò''


 

Milano - 16 marzo 2015

Pasqua si avvicina e purtroppo per quella data se continua così, il governo italiano non avrà preso nessuna decisione concreta per liberare i due fucilieri del S.Marco Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dopo 3 anni. Se i due militari italiani sono stati abbandonati dal governo, non lo sono di sicuro da parte di tanti italiani che si stringono ai due fucilieri del S.Marco dimostrando loro solidarietà e affetto con tante iniziative. Uno di questi italiani è Giacinto Carriero, il titolare del bar "Cipe" di Via Brusuglio a Milano. L'estate scorsa aveva appeso uno striscione a favore dei due militari e per questo suo gesto era stato multato con una contravvenzione di 400 e passa euro. (Vedi articolo su questo stesso blog alla sezione "Marò"). Giacinto la multa non la vuole proprio pagare e tramite un avvocato farà in modo di dimostrare di avere ragione. Tanti i cittadini che gli hanno dimostrato la loro vicinanza e solidarietà ma anche tanti amici che sono spariti all'improvviso ed è stato anche vittima di minacce.Ma Giacinto non si arrende. Ogni anno organizza una lotteria e quest'anno l'ha dedicata a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. "Io faccio sempre delle lotterie a Pasqua.Ogni anno metto in palio un uovo da 5 kg personalizzato.Quest'annopensato di scrivere"Marò Liberi"con il fiocco della Marina". E così ha fatto.L'uovo di Pasqua per i due fucilieri del S.Marco è stato realizzato e la sua foto sta facendo il giro del web. Con la speranza che quella scritta "Marò Liberi"possa finalmente diventare realtà.



Milano:un uovo di Pasqua per non dimenticare i marò
fonte: http://lasottilelinearossa.over-blog.it


"Je suis Dolce & Gabbana"

 

La Natura é una macchina perfetta ... noi la stiamo stuprando, violentando, offendendo in tutti i modi possibili e non ... É in atto la fine del Mondo . E non sarà stata causata da un evento catastrofico, ma dalla mano dell'uomo.

e.emme

                                                             ___________________

Ma ora nessuno dice "Je suis Dolce & Gabbana"

 

Forse l'Occidente resisterà agli estremisti islamici, ma non allo Jihad isterico della comunità LGBT, un acronimo che vuol dire lobby



La furia dell'Isis è un divertissement al confronto. In verità moriremo travolti dall'integralismo gender. 




Forse l'Occidente resisterà agli estremisti islamici, ma non allo Jihad isterico della comunità LGBT, un acronimo che, sciolto, significa Lesbo-Gay-Bisex-Trans e, unito, vuol dire lobby. Del pensiero unico. Saremo spazzati via da una sigla. È bastato, a proposito di sigle, che l'ala conservatrice del brand D&G, cioè Domenico Dolce, esprimesse un legittimo punto di vista sulla famiglia tradizionale - che lo «convince di più» rispetto agli «uteri in affitto» - e i pasdaran del politically correct e del sessualmente promiscuo hanno lanciato la loro personalissima crociata. E neppure metaforica: i fondamentalisti della fecondazione assistita hanno chiesto di boicottare una azienda, linciare verbalmente uno stilista e bruciare i suoi prodotti. E chi l'ha detto che il rogo di libri sia peggio di quello dei capi di abbigliamento? Sono entrambi prodotti della creatività e entrambi esprimono una cultura. Attenti, voi che twittate #boycottDolceGabbana a scherzare col fuoco. Sembra uno scherzo, e invece è grottesco: è da due giorni che su D&G si leggono commenti intolleranti firmati dello stesso demi-monde che ogni minuto strilla contro l'intolleranza. La libertà di espressione, quando si tratta di difendere la famiglia classica, non vale più? Se D&G sono omo, va benissimo. Andrebbero bene anche se fossero etero , ma a favore dell'utero in affitto. Se sono eretici , cioè tradizionalisti, no. E cosa faranno ora le celebrity che hanno messo in vitro l'ideologia? Non si puliranno più il seme artificiale con i foulard D&G? Altra domanda. Ma fino a poche settimane fa non eravamo tutti Charlie ? Non sfilavamo tutti a favore della libertà di espressione? Non condannavamo ogni integralismo? Tutto passato. Come i fiori secchi e i lumini consumati che restano, oggi, in Place de la République. Lo stoppino della fiaccola della libertà, a volte, è cortissimo. Si può dire, senza essere omo e senza esagerare con gli abiti slim, Je suis Dolce&Gabbana ? O la solidarietà è solo per certe categorie? La famiglia allargata sì, la Sacra Famiglia no. I gender, dovrebbero essere gli ultimi a fare distinzioni di genere. Già un hastag che boicotta qualcosa è agghiacciante. Se diventa trending topics è orwelliano. La censura - quella sì - appartiene a un pensiero arcaico. E fuori dal tempo semmai è condannare chi osa dire - a titolo personale anche se pubblicamente - libere parole su famiglia, paternità, maternità, diritti e tutele dei figli. Ecco un caso-scuola in cui il pensiero unico progressista ci rigetta nel peggior oscurantismo reazionario. Dopo è difficile distinguere chi è davvero fascista. Che noia questa dittatura del pensiero omofilo come panacea dell'umanità. Pensavamo la vicenda Barilla ci avesse insegnato qualcosa. E in effetti lo ha fatto. Che il politicamente corretto, persino in tema di figli, è capace di partorire mostri sempre peggiori.

16/03/15

I due marò abbandonati dal Governo italiano




“Dobbiamo ritornare padroni assoluti dei destini della nostra nazione”. Questa è la frase emblematica pronunciata dal generale dei paracadutisti Sergio Fucito che racchiude, in sintesi, il programma e lo slogan del partito “Sovranità” presentato oggi a Lucca alla chiesa dell’Alba. Nel programma del partito il termine “Sovranità” significa appunto, avere la libertà di forgiare il proprio destino, riprendendo in mano quelli che sono gli aspetti fondamentali di un paese veramente libero ed indipendente: sovranità, identità e lavoro.
“Con il termine sovranità non intendiamo solo quella politica – spiega Fabio Barsanti, coordinatore di Casapound – ma anche quella territoriale, monetaria, energetica e militare. Il nostro governo non si preoccupa più di rappresentare il popolo e sta svendendo l’Italia per interessi prettamente personali”.
In una situazione di crisi molto grave, dove il paese stenta a decollare dal punto di vista economico e si fa sempre più fatica a trovare un lavoro, ci si aspetterebbe dalle massime autorità, almeno l’attaccamento alla propria nazione, manifestato anche attraverso prese di posizione a livello internazionale. “Il caso dei due marò in attesa di giudizio in India, è un chiarissimo esempio di una non sovranità italiana a livello mondiale – afferma Marcella Maniglia, candidata per la Lega Nord al consiglio regionale – E’ impensabile lasciare due militari innocenti in balìa di una nazione che non gli riconosce nemmeno il diritto ad una difesa giusta ed un processo legale”.
Gli episodi di non sovranità italiana, che vanno da Nassiriya fino allo scandalo Mare Nostrum, sono sfociati naturalmente e per vie parallele nei programmi politici di Salvini, di Casapound e ora in quello di Sovranità, e hanno contribuito, ad aumentare l’interesse di queste formazioni politiche, verso il caso dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. “Sono l’esempio della totale dedizione alla patria che non viene ricompensata”.
Queste le parole di Sergio Fucito, che spiegano lo stato d’animo di un ex paracadutista nei confronti dell’ingiustizia verso i due militari. Per spiegare al meglio questo controverso caso dal punto di vista storico e sociale, è stato invitato alla conferenza stampa Fabio Ruberti, ex ufficiale della marina e uno dei massimi esponenti nel campo della subacquea tecnica, il quale ha lavorato per oltre dieci anni in India.
Attraverso alcune slide, Ruberti propone uno racconto trasversale di quella che è la situazione indiana dal punto di vista storico, sociale e politico. “E’ una vergogna far giudicare ad un paese a costituzione mafiosa, come l’India, due ufficiali del nostro paese – spiega Ruberti – Io ho dovuto convivere, per lavoro, con quella che è la condizione sociale indiana e vi posso assicurare che c’è un livello di corruzione enorme, ramificato in ogni strato sociale. Il processo ai marò è una farsa, ci sono le prove e il governo italiano non vuole intervenire”.
Le prove in questione sono state esposte dal famoso perito giudiziario Luigi di Stefano, il quale ha seguito tutto l'iter processuale dei due fucilieri e ne ha dimostrato l'innocenza. “Ci sono tanti fatti che invaliderebbero completamente il processo indiano, a partire dalla negazione dei diritti alla difesa fino ad arrivare all’occultamento delle prove con l’affondamento del peschereccio incriminato – spiega di Stefano – Ma a parte i processi completamente incivili della magistratura indiana ci sono prove concrete che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono vittime di un’organizzazione di colpevolezza italiana, messa in piedi dalla guardia costiera indiana”.
L’argomentazione del perito giudiziario parte dall’incongruenza degli orari di attracco della nave italiana, Enrica Lexie, al porto di Kochi, con quelli della morte dei pescatori, fino ad arrivare alla non corrispondenza delle misure balistiche dei proiettili trovati durante l’autopsia, nel corpo dei pescatori indiani, con le misure dei proiettili usati dai due militari italiani. Un’arringa di non colpevolezza molto chiara e concisa, che non lascia spazio ad ulteriori repliche, sicuramente i due soldati si sono trovati, loro malgrado, in una controversia tra forze ed interessi molto più grandi di loro. L’ultima beffa verso l’Italia e i sui militari, arriva pochi giorni fa con il rinvio a luglio dell’inizio del processo, ennesimo affronto ad un paese che non riesce o non vuole imporsi.

di nico venturi- 15 marzo 2015
fonte: http://www.lagazzettadilucca.it

Ceffone della polizia a Alfano: "Cerca solo titoli di giornale, altro che lotta al terrorismo"


Durissimi i sindacati dei poliziotti: "Ci chiedono riserbo sulle operazioni di polizia e poi il ministro racconta tutto alla stampa. Questa è follia, si gioca con la vita degli agenti"


È durissimo l'attacco portato dai poliziotti ad Angelino Alfano, all'indomani del tanto sbandierato piano-sicurezza per il contrasto al terrorismo.




"La sicurezza non si fa a chiacchiere, le parole a volte non servono a nulla e anzi sono pericolose, e non si può insistere a fare spot utili solo all'immagine pubblica del ministro Alfano - denunciano dal sindacato del Coisp - Siamo stufi delle spacconate del ministro, che ogni giorno dimostra di non avere idea dei suoi compiti e delle sue priorità."
Parole pesanti come pietre, che giungono come un ceffone in piena faccia al titolare del Viminale, nel mirino delle critiche dei poliziotti per aver messo in scena "un mero spettacolino a beneficio dei media" in tema di sicurezza.
Il segretario nazionale del Coisp Franco Maccari è furibondo. In una lettera al capo della Polizia Alessandro Pansa in parte diffusa oggi tramite comunicato stampa, Maccari denuncia le fughe di notizie, da parte di un dipartimento di P.S., di notizie che agli stessi poliziotti era stato richiesto di mantenere riservate. "La preghiamo di volerci rappresentare, signor capo della Polizia - scrive Maccari - se la risposta all'incredibile pubblicità di un progetto di cui appena poche ore prima era stata chiesta la riservatezza ai sindacati sta a significare una volontà del Suo dipartimento di intrattenere con le organizzazioni sindacali un nuovo tipo di relazioni, fondate su ipocrisia e falsità"
"Non è la prima volta - prosegue furioso il segretario Coisp - che accade una cosa così deprecabile e al limite del dilettantesco. La prossima volta dobbiamo aspettarci che Alfano si vanti con la stampa di un blitz che i colleghi devono ancora compiere, gettando l'intera polizia nel ridicolo più assoluto? Questa è pura follia... è con la vita dei poliziotti italiani che si gioca per consentire al Ministro di avere qualche titolo di giornale".

 Ivan Francese -  16/03/2015 
fonte: http://www.ilgiornale.it 

Renzi indefesso tiraballe





Renzi – oramai lo sanno anche i renziani – basa tutta la sua azione politica sul cosiddetto “effetto annunzio”. Una riunione del Consiglio dei Ministri, un bel Disegno di Legge (cioè una bozza, non una legge), una bella conferenza stampa (rigorosamente in maniche di camicia per far vedere che lui non tiene alle forme), e sùbito dopo una saccata di ospitate tv: prima c’è il Porta-a-Porta d’ordinanza, poi le “faccine” del Pomeriggio di Barbara D’Urso, Che-tempo-che-fa con Fazio e la Littizzetto, la Mezz’Ora dall’Annunziata, e altre minori; le uniche trasmissioni tralasciate – fino a questo momento – sono state il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi.
È smargiassata, è presunzione, è voglia di comparire in tv, di pavoneggiarsi? Forse. Ma più probabilmente si tratta di una ben determinata strategia comunicativa, frutto di un preciso approccio scientifico. Ne trovo conferma in un pepato instant book appena uscito: “Il lato B di Matteo Renzi” di Enrica Perucchietti, per i tipi di Arianna Editrice. «Renzi – scrive la Perucchietti citando il blog di Giovanna Cosenza – non fa una sola promessa alla volta, ne fa due, tre, cinque, dieci, a raffica. In questo modo ottiene due effetti: da un lato conferma e rinforza l’immagine di velocità con cui è andato al governo; dall’altro è più facile che gli ascoltatori si confondano e dimentichino i dettagli di ciascuna promessa, inclusa la data di scadenza.»
A proposito di promesse a raffica. Ad un anno esatto dall’insediamento del governo Renzi, Beppe Grillo elenca sul suo blog le principali fra le tante promesse del Vispo Tereso. Il leader pentastellato ne enumera 14. Di queste, 13 risultano totalmente disattese, ed una soltanto (quella degli 80 euro) parzialmente mantenuta; parzialmente, perché la promessa di estendere il beneficio ai lavoratori autonomi, ai pensionati e agli “incapienti” è andata a farsi benedire. Si dirà che quella – sia pur rabberciata – degli 80 euro non è poca cosa. Concordo: è un capolavoro di prestidigitazione. Ti do 80 euro in busta paga, e contemporaneamente te li sfilo dalle tasche senza che tu te ne accorga. Dove sta il trucco? Nel fatto che non è il prestigiatore a levarti il denaro di tasca, ma un altro soggetto: le Regioni, o più spesso i Comuni, cui il giocoliere ha tolto anche gli ultimi spiccioli, costringendoli così al borseggio per poter sopravvivere. E non solo. Ma nello strangolare gli Enti Locali (e nello spingerli al taccheggio) il “mago” è stato talmente bravo da ottenere l’approvazione dei destinatari finali della magagna: i contribuenti, distratti da un altro trucchetto da baraccone, quello della lotta ai privilegi dei politici locali. Come se disporre dell’indispensabile per far funzionare un Comune fosse un “privilegio” da sottrarre ad una “casta”; una casta – quella di Sindaci ed amministratori locali – che viene ormai utilizzata come parafulmine, su cui far convergere la rabbia di una popolazione ridotta alla fame. Sia come sia, bisogna riconoscere che il trucchetto degli 80 euro ha funzionato: è servito a far prendere al PD il 40,8% dei voti alle europee.
Adesso è in atto un’altra spregiudicata operazione di manipolazione mediatica, quella del Job Act. Una porcheria che serve a facilitare i licenziamenti ingiustificati (ingiustificati, si badi bene) e che viene gabellata come una misura salutare per l’economia, una riforma (altra parola-truffa utilizzata per nascondere un cambiamento in peggio) del mercato del lavoro che produrrà nuova occupazione. E – a questo punto – giù una gara a chi spara i numeri più grossi. Ne sono protagonisti, oltre al Piccolo Imbonitore Fiorentino, anche il ministro dell’Economia, Padoan, e quello del Lavoro, Poletti, supportati anche dai compagnoni dell’OCSE, quelli che teorizzano tormenti da Santa Inquisizione col sorriso sulle labbra. 50.000, no 100.000, no 200.000 nuovi posti di lavoro nel 2015; qualcuno ha sparato addirittura 900.000.
Fesserie a parte, devo dire che anche questo trucchetto – come quello degli 80 euro – è stato studiato con grande maestrìa, e funzionerà, anche se soltanto nel breve periodo. Il perché ce lo spiega Stefano Fassina, il guru della sinistra PD: «Il previsto aumento dei contratti a tempo indeterminato ci sarà non grazie alla cancellazione dell'articolo 18, bensì per effetto del taglio dei contributi per tre anni per i neoassunti nel 2015. Una misura che costa tantissimo e che, date le condizioni della nostra finanza pubblica, non sarà ripetibile.» Nel 2015, quindi, l’occupazione aumenterà. Ma non certo perché il Job Act sarà riuscito ad “attrarre investimenti”; ma, molto più semplicemente, perché il temporaneo abbattimento dei contributi, spingerà le imprese ad assumere.
Non solo. Ma, se la congiuntura internazionale continuerà ad essere favorevole (per esempio, se il prezzo del petrolio continuerà a scendere per mettere in difficoltà Putin) ci potremmo addirittura trovare di fonte ad un aumento del PIL, che il Pifferaio dell’Arno potrà spacciare per un effetto delle sue miracolose “riforme”.
A proposito. Per comprendere esattamente quanto di negativo si nasconda dietro questa definizione, basti pensare che il braccio-di-ferro tra la Grecia e i suoi aguzzini che è in corso in questi giorni, verte proprio su questo argomento: la Banca Centrale Europea è disposta a dare altri quattro mesi di respiro all’economia ellenica soltanto a patto che Tsipras si impegni a fare “le riforme”, cioè a continuare a strangolare il suo popolo.
La differenza con la situazione italiana è evidente: noi abbiamo un Presidente del Consiglio che “le riforme” vuol farle da solo, senza nemmeno che i figli di troika ci ricattino. E noi abbiamo un popolo che crede ancora alle favole.

di Michele Rallo - 1 marzo 2015
fonte: http://www.rinascita.eu
Michele Rallo

15/03/15

IMMIGRAZIONE ''IL GRANDE AFFARE DEI PROFUGHI .......''





IL GRANDE AFFARE DEI PROFUGHI, BOOM DI RICORSI E AVVOCATI GRATIS.....


L'ONDATA DI STRANIERI INGRASSA IL '' MERCATO '' DEL GRATUITO PATROCINIO: OLTRE 30MILA CAUSE PER CHIEDERE ACCOGLIENZA NEL NOSTRO PAESE FINISCONO NELLE MANI DEI SOLITI NOTI. 
TRA ONLUS SENZA SCRUPOLI E PROFESSIONISTI A CACCIA DI SOLDI LO STATO BUTTA VIA 61 MILIONI L'ANNO.




Leggi l'articolo:  http://www.armarappresentanzafuturo.org/PUBLIC/images%5Carticoli%5C02%2003%202015%20Il%20Grande%20affare%20dei%20profughi.pdf


fonte: - http://www.armarappresentanzafuturo.org - marzo 2015
           - il giornale

IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE - A PROPOSITO DI ....... 'ITALIA SEMPRE IN ATTESA E COL CAPPELLO IN MANO'





Per capire le ragioni per cui la strategia dell'attesa in silenzio con il cappello in mano non funziona (il riferimento è al mio post pubblicato ieri  http://edoardo-medini.blogspot.it/2015/03/caso-maro-il-sequestro-dei-fucilieri-di_15.html)  è sufficiente leggere i commenti dei lettori indiani agli articoli di oggi del Times of India e dell'Economic Times ('linkati' nei primi due commenti).
Lo ripeto alla nausea: le istituzioni ed il mondo dell'informazione in Italia dovranno trovare il coraggio di sposare le prove dell'innocenza e darle finalmente in pasto all'opinione pubblica indiana! Tutto il resto sono palle!
Avete presente come si è mossa la BBC nelle settimane scorse con il documentario 'Figlia dell'India' dopo aver ricevuto da governo e magistratura indiana la richiesta di non trasmetterlo perché, tra le altre cose il caso dello stupratore intervistato in carcere era sub-judice?
La BBC ne ha addirittura anticipato la diffusione!
Perché alla BBC c'é ancora qualcuno che sa cosa voglia dire fare giornalismo e perché alle spalle della BBC c'é un Paese che si chiama Gran Bretagna!

http://timesofindia.indiatimes.com/india/Italian-Marines-row-hits-PM-Narendra-Modis-EU-plan/articleshow/46569875.cms

 http://economictimes.indiatimes.com/news/politics-and-nation/pm-narendra-modis-brussels-visit-cancelled-as-eu-fails-to-respond/articleshow/46559220.cms?from=mdr



Stefano Tronconi - 15 marzo 2015
fonte: https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?fref=ts

CASO MARO' - '' IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE - ITALIA SEMPRE IN ATTESA E COL CAPPELLO IN MANO ''




La data della prossima udienza alla Corte Suprema indiana non è stata ancora fissata, ma, essendo stato in settimana dichiarato concluso dalla Cancelleria della stessa Corte l'ennesimo passaggio amministrativo, tale udienza dovrebbe essere calendarizzata a breve. La scadenza della licenza concessa a Latorre a metà Aprile rappresenta ora il termine limite per questa fase.
Nel gioco di specchi in cui si è trasformata questa vicenda a causa della vigliaccheria e dell'insipienza italiana (ricordo che con le opinioni pubbliche indiana, italiana ed internazionale volutamente disinformate e manipolate all'India non è mai stata messa alcuna pressione né sul merito, né sui tempi), la prossima udienza della Corte Suprema sarà l'occasione in cui si capirà se il governo indiano avrà finalmente scelto di spendere un po' di capitale politico sul fronte interno per prospettare una soluzione che, per quanto sicuramente farsesca e non definitiva, consenta quanto meno lo sblocco dell'attuale impasse ed il rientro di Salvatore Girone in Italia.
Sarà inoltre l'occasione per capire se i 'giudici-compagni di merenda' della banda politico-criminale che fa capo al duo Chandy/Antony siederanno ancora tra i giudici che dovranno dire l'ultima parola sul proseguio del caso oppure se siederanno finalmente in disparte. Ricordo che l'attuale presidente della Corte Suprema indiana va in ogni caso annoverato tra i cosiddetti 'giudici-compagni di merenda' di cui sopra.

In tutto questo, a causa della scelta di non sposare mai apertamente e con forza le prove che dimostrano tanto l'estraneità dei marò ai fatti loro contestati che le manipolazioni indiane, l'Italia ufficiale rimane ancora una volta in silenzio e relegata ad attendere con il cappello in mano nell'anticamera dei palazzi del potere indiano.
Voglio ricordare che la responsabilità di questa situazione vergognosa non è stata solo dei tre governi italiani che si sono succeduti nella gestione del caso.
Se sulle loro spalle ricade ovviamente la maggiore responsabilità, i governi hanno potuto contare, come ha recentemente ricordato in Parlamento l'ineffabile ministro Gentiloni, sul sostegno e sulla linea unitaria di tutto il Parlamento (oltre che, aggiungo, sulla vergognosa collusione del mondo dell'informazione).
So, ad esempio, da fonte affidabile che, prima della folkloristica missione in India di oltre un anno fa di alcuni parlamentari italiani membri delle Commissioni Esteri e Difesa, era stato fatto promettere ai partecipanti (rappresentanti di TUTTI i partiti) che sul caso si sarebbero impegnati a rinunciare ad azioni individuali e di partito. E così è stato. TUTTI hanno accettato e promesso! I vari governi (ed in particolare gli ultimi due) hanno quindi potuto contare sul silenzio/consenso di TUTTE le forze parlamentari alla loro non-azione.
Se il PD, azionista di maggioranza degli ultimi tre governi, si è da subito dimostrato inadeguato nel condurre la vicenda ad una soluzione trasparente in quanto prima vittima e responsabile del clamoroso errore di valutazione iniziale in cui si è bevuta la 'balla' della colpevolezza dei marò, sarebbe bastato un solo partito di opposizione, dico uno solo (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Movimento 5 Stelle, scegliete voi) che avesse davvero voluto farlo.
La verità su quanto accaduto è infatti disponibile dal Giugno 2013.

In un Paese normale e democratico sarebbe stato quanto meno interesse di tutti i partiti d'opposizione impegnarsi su questa vicenda e sposare l'innocenza dei marò.
Invece la pochezza strategica delle attuali leadership politiche ha fatto sì che tutti i partiti se ne siano disinteressati rinunciando ad occuparsene in modo organico salvo il rilascio di ripetute, scontate ed irrilevanti dichiarazioni rilasciate in occasione dell'arrivo di una qualche notizia dall'India.
Il Movimento 5 Stelle, che in teoria dovrebbe essere la forza politica meno compromessa con il 'sistema' al potere, si è sì spinto l'anno scorso fino a chiedere l'impeachment di Napolitano, ponendo però alla base di tale richiesta motivazioni ridicole ed insussistenti, 'dimenticando' invece il comportamento di Napolitano nella vicenda marò che potenzialmente avrebbe da solo potuto fornire una base reale per la richiesta di 'impeachment' (per violazione della costituzione avendo consentito al rimando di cittadini italiani verso un Paese dove vige la pena di morte).
La verità è che in Italia abbiamo una classe politica vecchia e nuova, non importa se bianca, rossa, nera, verde o a 5 Stelle, che fa piangere e ridere allo stesso tempo e che, priva di qualsiasi visione strategica, sa solo vivere sulla polemica di giornata con cui confonde e rimbecillisce gli italiani.
Come dimostra la vicenda 'marò', ne paghiamo le conseguenze!


Stefano Tronconi - 14 marzo 2015
fonte:https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79/posts/510821082389570

Terni: marocchino clandestino uccide 27enne, 4 domande ad Alfano


umbria-marocchini-uccide-ragazzo

Amine Aassoul,  29enne marocchino ha ucciso un giovane ternano, Davide Raggi solo perché il ragazzo aveva osato guardarlo.
Un omicidio senza motivo che potrebbe rientrare negli eventi casuali che possono accadere in una città se non fosse collegabile ad una serie di circostanze del passato che non permettono conclusioni semplicistiche che offenderebbero il morto, la sua famiglia e tutta la società italiana.
Amine Aassoul, l’assassino,  già dal 2007 viveva a Terni per ricongiungersi alla madre che vi risiedeva con un italiano. Aveva ottenuto un permesso di soggiorno destinato a durare però molto poco in quanto revocato perché il soggetto si era reso responsabile di azioni non lecite a Porto Recanati, Fermo e Civitanova Marche. Era stato quindi  espulso dall’Italia e riaccompagnato in Marocco.
Assoul, però, era tornato in Italia nel maggio dell’anno scorso, sbarcando a Lampedusa clandestino fra i clandestini. Immediatamente aveva inoltrato richiesta di asilo politico inoltrata come prasi normali anche se poi respinta con atto notificato nell’ottobre u.s.
A questo punto la vicenda si connota di giallo ed induce alcune domande a cui qualcuno dovrebbe dare una risposta. Quesiti il cui oggetto non riguarda solo e solamente le vicende giudiziarie di Aassoul, ma l’intera sicurezza del Paese.

ministro-alfano 

Ne proponiamo quattro al Ministro Alfano e chissà che non sia in grado di chiarire la vicenda.
  1. Amine, quando è stato espulso dal nostro Paese per i fatti non leciti a lui ascritti, è stato identificato secondo le normali procedure riservate a chiunque prevarichi la legge italiana? Foto segnaletiche, registrazione dei documenti in suo possesso, rilevamento delle impronte digitali, individuazione e registrazione di possibili segni caratteristici (tatuaggi, cicatrici, ecc.).
  2. Quando è rientrato in Italia con un flusso di migranti ed ha chiesto l’asilo politico sono state compiute analoghe procedure di identificazione o ci si è limitati a riportare i dati dei documenti in suo possesso, magari falsi ? In caso affermativo gli elementi identificativi sono stati confrontati con quelli archiviati nei Database del Viminale per un riscontro che, guarda caso, sarebbe risultato positivo?
  3. Se all’arrivo, prima di dare corso alla domanda di asilo, la prassi identificativa fosse stata condotta e sviluppata con i dovuti risconti, il marocchino sarebbe stato immediatamente identificato come colui che nel 2007 era stato espulso. Persona, quindi che non poteva presentare alcuna domanda di asilo ma che aveva un unico diritto, quello di essere immediatamente arrestato e rimandato in Marocco. Questa prassi è stata seguita ? I fatti direbbero il contrario in quanto Aassoul ha presentato la sua domanda e nel frattempo è ritornato a far parte del contesto sociale da dove era stato espulso per fatti contrari alla legge. Un’opportunità che è inutile negarlo ha aperto la porta a quello che è accaduto. Forse qualcosa dovrebbe essere chiarito o si chiede troppo?
  4. Durante la fase istruttoria della domanda di richiesta di asilo poi respinta, probabilmente sarebbe stato possibile verificare chi in realtà fosse l’individuo confrontando, almeno in quel momento, impronte o quanto altro con i dati identificativi che la Questura di Terni avrebbe dovuto possedere stante i fatti del 2007. Non sembra che sia stato fatto in quanto gli è stata concessa la proroga di trenta giorni perché potesse fare ricorso. Perché invece non è stato rimandato immediatamente in Marocco?
Sul fatto il Ministro  Angelino Alfano commenta: “Che il killer non esca più di galera“. Giusto caro Ministro ma forse se ci aiutasse a capire rispondendo alle mie modeste domande potremmo arrivare alla conclusione che ora in Italia ci sarebbero un morto ammazzato e un clandestino  in meno.
Non rientra, forse,  tutto ciò nel primario dei compiti del Ministero da Lei gestito,  che è quello di prevenire e poi perseguire?

Fernando Termentini - 14 marzo 2015
fonte: http://www.liberoreporter.it

Dal velo all'alcol Così l'Europa si piega ad Allah

Le rivendicazioni islamiche sono sempre più esigenti, e la sentenza della Corte suprema tedesca è l'ultima concessione


Le rivendicazioni islamiche sono sempre più esigenti, e la sentenza della Corte suprema tedesca è soltanto l'ultimo capitolo di una lunga serie di concessioni dell'Europa nei confronti della cultura, e non solo, musulmana.





Sulla spontaneità di questo fenomeno sorgono parecchi dubbi. Molti analisti sostengono che sia il frutto di una strategia perpetrata dalle eminenze grige dell'islam radicale che, molto prima dell'11 settembre, sono riuscite a farsi riconoscere come rappresentanti legittimi dell'islam europeo, fagocitando i leader musulmani moderati. La Germania ha lasciato cadere l'ultimo tabù, permettendo alle insegnanti musulmane di indossare il velo nelle scuole e ribaltando la sentenza di parere opposto del 2003. Forse in pochi però sanno che proprio in Germania, come del resto in Belgio e Olanda, la legge prevede un finanziamento dello Stato non solo per la costruzione delle moschee ma anche per stipendiare gli insegnanti di islam nelle scuole pubbliche. Per ottenere nuove concessioni, non mostrano il loro volto intollerante e ostile all'integrazione, ma spesso strumentalizzano il malessere sociale degli immigrati e i valori tolleranti dell'Europa, costruendo mattone dopo mattone un altro califfato.
E se Al Baghdadi vive nel desiderio febbrile di mettere le mani sul Vaticano e issare sulla cupola di San Pietro la bandiera nera, proprio a Roma, capitale del cattolicesimo, è stata edificata la moschea più grande d'Europa, finanziata per il 75% dall'Arabia Saudita con 35 milioni di euro. Nella vicina Svizzera un decreto federale autorizza le ragazze a indossare il velo nelle fotografie sui loro passaporti. Spostandosi in Belgio, dalle parti di Bruxelles, esiste il divieto di somministrazione delle bevante alcoliche nei quartieri di Saint Josse, Scharbeek o Molenbeek, zone ad alta concentrazione islamica, dove persino le forze dell'ordine preferiscono non avventurarsi. La stessa restrizione è stata firmata dal sindaco dell'Aia, capitale dell'Olanda, per il quartiere di Schilderwijk, dove lo scorso luglio tra le altre cose venne organizzata una manifestazione in strada pro-Isis, autorizzata dal primo cittadino Jozias van Aartsen. Sempre nei Paesi Bassi, un decreto della Corte Suprema del 30 maggio 1986 assegna agli imam (pur essendo apertamente radicali) lo stesso valore giuridico concesso ai sacerdoti cristiani, consentendo loro di esercitare negli ospedali, nelle carceri e di ottenere persino sussidi pubblici. E ancora in Belgio: il crocifisso è vietato in tutte le scuole, a eccezione di quelle cattoliche gestite dalla chiesa. Permessi che spesso si trasformano in rese incondizionate, come in Danimarca, dove la legislazione più liberale d'Europa in materia d'istruzione religiosa, concede velo e burka per le strade e consente l'amministrazione delle scuole islamiche a imam wahabiti, spesso reclutatori di giovani miliziani dello stato islamico. Non poteva mancare all'appello la cattolicissima Spagna. Durante il suo incarico di premier Zapatero ha legalizzato il «Partito del rinascimento e dell'Unione della Spagna», il cui leader, Mustafa Barrach, sostiene in Andalusia l'idea del ritorno della Spagna all'islam, e intrattiene rapporti con Fatiha Mehadi, nuova leader della cellula Isis di Ceuta.
La vicenda più clamorosa si riferisce invece alla città di Malmoe, in Svezia. Nel marzo del 2014 è bastato l'arrivo della nazionale israeliana di tennis, impegnata in Coppa Davis contro la Svezia, a far insorgere la comunità islamica. Da quel momento Malmoe non concede più alcun pass agli sportivi provenienti da Israele.
Il terrorismo dei tagliagole si combatte anche conoscendo la loro cultura di morte. Perciò vi offriamo una lettura del Corano alla luce dell'attualità e del pericolo Isis che «minaccia la nostra civiltà». Da ieri il libro sacro dei musulmani, analizzato e commentato da Magdi Allam, sarà allegato al «Giornale». Il prezzo di vendita è di 8,60 euro (più il costo del quotidiano). Nonostante vogliano censurarci, è nostro diritto entrare nel merito dei contenuti della religione islamica per sconfiggere il terrorismo di chi si batte contro la libertà.

Luigi Guelpa - 15/03/2015
fonte: http://www.ilgiornale.it