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11/02/17

IL BAMBOCCIONE ANTIFASCISTA

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PIEZZ’ ‘E CORE
Mamma, io esco a fare la rivoluzione!!”
Va bene, ma hai messo la maglia di lana?”
Pensate sia un dialogo surreale? Non lo è.

Nei giorni in cui in Italia scoppia la polemica per la figlia del ministro Padoan a capo dei cortei di clandestini e in America i nipotini di Soros mettono a ferro e fuoco Università e quartieri, picchiando, distruggendo e impedendo ai “fascisti trumpisti” di parlare “per difendere la democrazia” da un Presidente eletto democraticamente, in Germania il settimanale Bild pubblica i dati di una ricerca realizzata dal BfV (l’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione) uno degli organi dell’intelligence tedesca.
La ricerca riguarda i reati a sfondo politico commessi a Berlino nel periodo 2009-2013, città dove la violenza politica negli ultimi anni è salita vertiginosamente; in tutto 1523 reati, la maggior parte dei quali compiuti dall’estrema sinistra.

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IDENTIKIT DEL BAMBOCCIONE ANTIFASCISTA
Papà scusa, mi dai la paghetta che devo comprarmi una molotov?”
Tieni ma non spenderti tutto come tuo solito!”.

La ricerca del BfV traccia un identikit socio-antropologico dell’estremista di sinistra colpevole di reati politici; e il dato più eclatante (e più divertente) è che il 92%  di loro vive ancora con mamma e papà.
Si, avete capito bene: i campioni della rivoluzione, gli eroici antifascisti, i nuovi partigiani rimangono inguaribili mammoni.
Sembrano cattivi, spietati, ideologicamente motivati, ma sotto le loro tute nere, i cappucci e la kefiah, batte “nu piezz’ ‘e core”; perché loro, tra un sampietrino e una spranga, uno slogan e una bandiera rossa, non schiodano dall’uscio domestico e si divertono a fare la rivoluzione con i soldi di papà.
Predicano di abbattere le frontiere delle nazioni (retaggi borghesi e imperialisti) per accogliere immigrati e clandestini ma si tengono bene alzate quelle di casa propria.
Secondo la ricerca, l’identikit del bamboccione antifascista germanico colpevole di reati politici è questo: maschio (84%), di età compresa tra i 18 e 29 anni (72%), studente o disoccupato (uno su tre), con istruzione bassa (34% scuola media, 29% diploma).
I reati commessi dal bamboccione antifascista sono violenza, aggressione, incendio doloso, resistenza a Pubblico ufficiale; più raro il tentato omicidio.
Il suo obiettivo sono per lo più persone fisiche (60%), prevalentemente poliziotti ma anche un 15% di avversari di destra.

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FIGHETTI O BAMBOCCIONI
“Mamma esco, vado a spaccare la testa ad un nemico del proletariato”
“Va bene, ma ricordati di prendere il latte quando rientri, sennò domani niente colazione!”

Il bamboccione antifascista è una figura ancora più ridicola del radical-chic; è la sua involuzione antropologica. È il prodotto narrativo di una società che trasferisce la noia nella politica.
Il bamboccione è carico di odio per il mondo perché incolpa il mondo del proprio fallimento; è un walking dead che si muove in gruppo perché da solo non ha alcuna consapevolezza di sé: in pratica è solo un nickname.
Se il fighetto radical chic è un dandy ideologico, ricco e ipocrita e cattivo che copre con l’odio ideologico il senso di colpa per il suo benessere (di cui spesso non ha alcun merito), il bamboccione antifascista è il sottoprodotto di una modernità neanche liquida ma liquefatta. Mamma e papà non rappresentano il valore della famiglia, il legame fondante di un ordine naturale, ma solo l’area di parcheggio tra la Play Station e la rivoluzione.
Tra il bamboccione di Berlino, lo studentello intollerante dell’Università liberal americana, il “rivoluzionario al cachemire” del Mamiani e la figlia di un ministro che guida i cortei di clandestini, si trova le stesse ridicola contraddizione: “Ci chiamano banditi, ci chiamano teppisti, ieri partigiani, oggi antifascisti”. E figli di papà…


di Giampaolo Rossi - 9 febbraio 2017
fonte:  https://www.blogger.com

10/02/17

Tra Rai e dintorni, è uno schifo!



 


Che la Rai “fosse uno schifo” non doveva affermarlo Paola Ferrari, storica giornalista sportiva che dalla televisione di Stato ha avuto grandi vantaggi.
Ormai gli italiani se ne sono accorti, se è vero come è vero che nel confronto serale con Mediaset o La7 la percentuale di audience è di gran lunga a favore delle tivù private, specie con riferimento ai talk-show di politica. Ma la Rai ha fatto schifo e continua a fare schifo per il diffondersi della corruzione, con particolare riferimento agli spettacoli, fra i quali spicca lo scandalo riguardante il Festival di Sanremo denunciato da due imprenditori arrestati che elargivano mazzette e che sostengono di aver elargito allo scenografo Riccardo Bocchini compensi per ottenere assegnazioni di appalti di forniture, tra cui luci, impianti audio e telecamere. Benissimo ha fatto il direttore Diaconale, Consigliere di amministrazione della Rai, a chiedere non solo chiarimenti ma anche informazioni su tanti casi. Ma purtroppo, caro Arturo, penso che la tua sia una battaglia persa in partenza, visto che da qualche giorno il Senato ha nominato Mario Morcellini commissario dell’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), personaggio legato a doppio filo con il Partito Democratico. Gli italiani, dopo il referendum costituzionale, non sono più disposti a sopportare soprusi e privilegi (tra l’altro pagati a caro prezzo) e pertanto saranno molto vicini a te, caro Arturo, e a tutti coloro che vorranno unirsi a quella che è una sacrosanta battaglia; così come sono disposti a sostenere addirittura l’uomo forte del quale molti parlano per far sì che la politica cambi radicalmente con il sacrosanto riferimento all’onestà.

Io sostengo che non un solo uomo forte è necessario, ma molti uomini e donne (e non mancano nel nostro glorioso Paese) che invece di guardare ai loro interessi abbiano a cuore l’interesse della collettività, in esecuzione dei veri principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione ancora in vigore. A tal proposito, gli Italiani si sono accorti da tempo, e lo hanno dimostrato il 4 di dicembre scorso, che la democrazia in Italia è stata (dal 2011) ignorata dall’allora capo di Stato, re Giorgio Napolitano, che con la sua strategia ci ha consegnato prima il disastroso Governo presieduto dal tecnocrate Mario Monti e successivamente quello presieduto da Enrico Letta, per continuare poi con il fantasioso Esecutivo presieduto dal pifferaio fiorentino il quale, comunque, sconfitto al referendum, ha avuto l’onestà intellettuale di dimettersi lasciando il testimone a Paolo Gentiloni, nominato da Sergio Mattarella, con quest’ultimo che non si è neanche posto il problema dell’indispensabile consultazione popolare, giustificando il suo comportamento con l’attesa della pronuncia della Corte costituzionale sull’Italicum. Finalmente il mese scorso la Corte si è pronunciata dichiarando parzialmente illegittima la riforma elettorale renziana. I nostri parlamentari, con l’avallo sempre del capo dello Stato - appoggiato anche da re Giorgio che, pur se in pensione, trova sempre l’occasione di intervenire - si inventano un rinvio per guadagnare il tempo necessario al successo della loro strategia mirata al tanto deprecato vitalizio. In favore di questa strategia si è schierata finanche Forza Italia, che vorrebbe andare al voto quanto prima, ma con il suo leader a capo dell’intero centrodestra una volta riabilitato dalla Corte europea.

Ma secondo la maggioranza dei cittadini fa schifo non solo la Rai ma tutte le istituzioni, che invece di occuparsi del bene comune pensano di investire 20 miliardi di euro per salvare il Monte dei Paschi di Siena e altre banche, abbandonando al loro destino i terremotati e i tanti poveri che sono costretti a sbarcare il lunario godendo solo della generosità del popolo italiano, mentre gli immigrati clandestini sono ospitati in hotel di lusso. Una vergogna colossale aggravata dalla scarsa considerazione dell’Unione europea che pretende altri tre miliardi, pur conoscendo lo stato di bisogno della gente, minacciando la procedura di infrazione, per evitare la quale gli italiani già tartassati dalla pressione fiscale saranno chiamati a fare ulteriori sacrifici. Parlare di vergogna o di schifo non è la stessa cosa? Fate voi!

di Titta Sgromo - 10 febbraio 2017

09/02/17

Bello Figo, il rapper che deride gli italiani



 


Si chiama Bello Figo, è stato scoperto da Andrea Diprè e crede di essere un rapper mentre invece è solo un ragazzino immigrato dieci anni orsono dal Ghana che, non avendo nulla da fare tutto il giorno, dispensa volgarità illudendosi di essere il Re dello Swag, una star di YouTube. Cosa ancora più grave: qualcuno glielo fa anche credere.
Di certa gente non bisognerebbe parlare come in una sorta di damnatio memoriae e infatti lo faremo il meno possibile. Molto meglio dedicarsi allo spettacolo pietoso offerto dalle solite ancelle dei buoni sentimenti, pronte sempre a difendere l’indifendibile pur di tenere fede alla storiella dei poveri migranti discriminati, vilipesi e offesi dai soliti razzisti.
Ma prima vediamo i fatti: un ragazzotto ghanese, noto prima con il nome di Gucci Boy e poi di Bello Figo Gu, pensa di diventare famoso producendo una vasta gamma di pezzi rap di dubbia qualità (ma soprattutto di dubbio gusto) incentrati spesso e volentieri su irripetibili porcate a sfondo sessuale ma senza disdegnare temi profondi e toccanti come ad esempio il suo amore per la pasta col tonno. La qual cosa, visto che il suo talent scout è Andrea Diprè, non avrebbe destato scalpore se non fosse arrivata la pietra miliare delle sue composizioni poetico-musicali: “Non pago affitto”. In questa fantastica lirica il nostro artista, con una certa arroganza e strafottenza, ci fa sapere che il suo status di immigrato lo porta a non pagare l’affitto, campando orgogliosamente a scrocco, a vivere in un albergo di lusso, a potersi permettere di rifiutare lavori da operaio (tanto paga Pantalone) e a pretendere soldi e wi-fi gratuito.
Per carità di Patria rimandiamo all’ascolto dei più curiosi ciò che il nostro delicato compositore intenderebbe fare alle donne bianche, considerate come oggetti, come schiave sessuali, come bestie in una sorta di accanimento basato sul colore della pelle. Queste dolci pratiche sono l’ossessivo filo conduttore di molti dei suoi pezzi. Evidentemente in Ghana si usa così; qui siamo in Italia e forse il nostro amico non conosce bene le donne italiane le quali, di fronte a un simile trattamento, sarebbero generalmente capaci di riservargli una enorme quantità di calci ben assestati nel sedere. Diciamo “generalmente” perché, se non si fosse trattato di un profugo e se viceversa ci fossimo trovati di fronte a un italiano che inveisce contro un migrante o una donna di colore, probabilmente la presidentessa Laura Boldrini avrebbe inviato gli agenti del Kgb a prelevare il sessista, “L’Unità” si sarebbe indignata chiedendone il linciaggio, “Il Fatto quotidiano” avrebbe chiesto l’arresto del razzista, Eugenio Scalfari si sarebbe fatto venire gli attacchi di panico scrivendo un’articolessa più lunga, barbosa e prosaica del solito e le paladine del femminismo avrebbero presenziato al solito circo mediatico progressista a reti unificate per denunciare scandalizzate lo spiacevole episodio.
E invece, colpo di scena. Nemmeno un silenzio imbarazzato, nemmeno un tentativo di sorvolare sull’argomento evocando il sempre utile benaltrismo. Abbiamo dovuto constatare uno scomposto tentativo di rigirare la frittata, di rimestare nel torbido, di far stridere gli specchi. Qui si tratta di non arretrare di un millimetro sulla narrazione del migrante che va difeso dagli attacchi xenofobi e populisti anche se si è al cospetto di uno sciocchino clamoroso; qui si tratta di fare a oltranza del razzismo al contrario e di sostenere la tesi in base alla quale migrante è bello sempre ed eventuali problemi sono da addebitare all’ospitante occidentale, il quale avrà sempre qualcosa di cui doversi scusare (dall’imperialismo che impoverisce l’Africa alle condizioni di accoglienza che incattiviscono l’ospitato che non riesce a integrarsi per colpe non sue, fino ad arrivare per successive approssimazioni anche al buco dell’ozono se serve).
La tesi progressista più ardita (e per questo paradossalmente apprezzabile) vorrebbe che i contestatori di Bello Figo non avessero capito la sottile ironia del rapper, il quale si sarebbe addirittura reso artefice di un pezzo di denuncia teso a scimmiottare con crudele ironia i luoghi comuni razzisti nei confronti degli immigrati. Un genio incompreso della comunicazione, insomma, il quale eserciterebbe una meta-ironia contraddistinta da un urgente spontaneismo troppo sottile per gli incolti populisti che lo contestano prendendo le sue posizioni sofisticate per arroganti modi di fare sessisti e fancazzisti.
Peccato che, interrogato sul tema, il nostro Bello Figo abbia confermato bellamente (e figamente) di essere contento del suo status di ospite nullafacente e di fregarsene se per caso le vittime del terremoto sono per strada mentre lui fa il bello figo con i soldi della collettività. La tesi più prosaica invece vuole il rapper vittima di violenza ad opera di cellule di stampo neofascista che, nell’inquietante vuoto istituzionale, hanno impedito con atti intimidatori al cantante di tenere i suoi concerti (sì, avete capito bene, concerti) in alcuni locali in giro per l’Italia.
Quindi qui la frittata si è capovolta: non è Bello Figo a istigare alla violenza sessuale sulle donne e al furto (nella fattispecie di biciclette), oltre che provocare in maniera più o meno esplicita e istigare all’odio verso gli italiani, ma sono gli altri ad impedirgli di esprimere la sua arte. Poi, vai a vedere quali sarebbero questi atti intimidatori e ti rendi conto che si tratta di qualche striscione (si potrebbe tranquillamente contestarne il buon gusto) o di qualche lettera di diffida tramite raccomandata agli organizzatori dei concerti con promessa di picchettaggio.
Che le date siano state annullate per simili scemenze è ovviamente un espediente comunicazionale nemmeno troppo sofisticato teso a trasformare il carnefice in vittima. Che poi Giulia Innocenzi si faccia fotografare in compagnia del cantante in questione (il quale in perfetta continuità con le sue tesi posa con il pacco a favor di obiettivo), invocando contro il suo linciaggio l’intervento del ministro dell’Interno, appartiene al folklore cui ci ha abituato questa ragazza di buona famiglia e senza particolari qualità che gioca a Che Guevara per vincere la noia.

di Vito Massimano - 09 febbraio 2017

08/02/17

Migranti minorenni: la nuova arma letale dei jihadisti


minori non accompagnati migranti

di Gian Micalessin da Il Giornale del 6 febbraio 2017

Sono soli, indifesi, facilmente indottrinabili. Così il Califfato paga i trafficanti per portarli in Europa. In attesa di usarli contro di noi. E tra questi la categoria più a rischio è quella dei minori non accompagnati. A raccontarlo non è un volantino della Lega, ma l’ultimo rapporto di Quilliam, un autorevole centro studi fondato in Inghilterra da un gruppo ricercatori musulmani convinti che la lotta al fondamentalismo aiuterà la nascita delle democrazie islamiche.
Per ora il loro contributo fa capire quanto a rischio sia un’Italia dove, solo nel 2016, sono approdati 181mila migranti, tra cui oltre 25mila minori non accompagnati. «I giovani cercatori di asilo sono il bersaglio dei gruppi estremisti perché più vulnerabili all’indottrinamento, più adatti a diventare abili combattenti o, nel caso delle ragazze, a mettere al mondo nuove generazioni di reclute» sostiene Nikita Malik, la ricercatrice di Quilliam che ha firmato la ricerca.
Ma il rapporto intitolato «Refuge, Pathways of Youth Fleeing Extremism» («Profugo, percorsi di una gioventù in fuga dall’estremismo») spiega anche come e perché l’Isis e gli altri gruppi del terrore islamista siano interessati a sfruttare il fenomeno migranti. Un fenomeno che oltre a offrire un bacino perfetto per il reclutamento garantisce anche l’infiltrazione in Europa. E per oliare una macchina già perfetta l’Isis non esita a finanziare gli apprendisti terroristi pagando i trafficanti incaricati di portarli in Europa. Tra i punti caldi dello scacchiere internazionale in cui i giovani rifugiati, spesso in viaggio senza famiglia, vengono avvicinati e convertiti vi sono quelle coste libiche diventate l’ultima tappa del lungo viaggio verso l’Italia.
Qui i reclutatori dell’Isis – infiltrati all’interno dei centri di detenzione per migranti o nelle case «deposito» in cui i trafficanti «immagazzinano» i «carichi umani» destinati all’imbarco – offrono fino a mille dollari ai volontari pronti a giurar fedeltà all’organizzazione. Ma più importante del denaro, equivalente, guarda caso, al costo medio della traversata, è la garanzia di un viaggio «sicuro» a bordo di barconi in buone condizioni e alla larga da quei micidiali comparti sottoponte in cui vengono ammassati gli africani privi di «protezioni».
In altri casi, stando all’indagine, il reclutamento avviene già ad Al Qatrun, una cittadina all’estremo sud ovest libico non lontano dal confine con il Niger, dove i migranti vengono consegnati ai trafficanti incaricati di farli arrivare prima a Sahba e poi sulle coste del Mediterraneo. Ad Al Qatrun i reclutatori dello Stato Islamico, presente in forze nelle zone desertiche circostanti la città, arruolano sia le reclute destinate a rafforzare la compagine libica sia quelle, più selezionate, scelte per garantire un’adeguata infiltrazione nei paesi europei.
«Mentre gli altri migranti sono costretti a pagare fino a 560 dollari per arrivare alle coste del Mediterraneo spiegano gli autori del rapporto – lo Stato Islamico offre passaggi gratis a quelli desiderosi di farne parte garantendo loro anche un maggior livello di sicurezza». Altri «punti caldi» per il reclutamento sono quei campi profughi del Libano, della Giordania e della Turchia da cui proviene la maggior parte dei migranti siriani a cui l’Italia e gli altri paesi europei garantiscono procedure privilegiate per la concessione dell’asilo.
«L’Isis è famoso per aver utilizzato incentivi finanziari destinati al reclutamento nei campi di Libano e Giordania arrivando a spendere fino a 2000 dollari per l’arruolamento in entrambi i paesi» ricorda il rapporto. E proprio in quei paesi l’adescamento di minori raggiunge le percentuali più alte. «Giovani e bambini reclutati o trafficati rappresentano una risorsa assai importante per l’Isis – nota il rapporto di Quilliam perché garantiscono al gruppo un futuro come stato».

Foto http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/

fonte: http://www.analisidifesa.it/

Elogio dell’intuitivo Gentiloni: in politica estera non sbaglia una mossa.


Ciascuno riconosce al nostro amato premier delle Sinistre,  conte Gentiloni Silveri,  profonde competenze in politica estera.  Per di più, potenziate da una raffinata sagacia naturale,  un  vero sesto senso  infallibile   a  cogliere gli sviluppi internazionali per impulso del cuore;  una dote rara che rende immensi  servizi all’Italia.
E’ grazie a questa dote intuitiva naturale che Gentiloni,   mentre   vigeva da  ministro degli esteri  del Defunto,  nel settembre scorso –  al bando ogni prudenza! –  s’è recato d’impulso al quartier  generale della campagna della Clinton, ha gridato “Forza Hillary”, e  poi, spostatosi al consolato italiota  a New York,  ha esortato gli italo-americani (appositamente invitati) non  solo a votare per Hillary, ma a far campagna per Hillary, denigrando il candidato Trump come pericolo, e concludendo con la gioiosa ripetizione del  suo entusiasmo:”Forza Hillary!”.

Un vero genio


Così oggi,  l’Italia ha nel conte Gentiloni-Silveri Mazzanti Viendalmare   il capo del governo ideale per migliorare i rapporti con la Superpotenza e nostro principale protettore.
E  qualche ora fa il Conte, con fulminea intuizione, ha colto un altro grande successo per la diplomazia italiana, che è anche un immenso beneficio per la  nazione tutta. Tant’è vero che lui stesso, di solito così modesto,  ha parlato di  “Giornata fondamentale,  che porta grandi speranze per il futuro”.
Detto con  i titoli delle agenzie di palazzo: “Firmato l’accordo Italia-Libia sui migranti”.
Naturalmente si dovrà scontare l’iperbole, propria dei  giornalisti  cortigiani fin dai tempi del  Re Sole. “Accordo Italia-Libia”  è  appunto  un’iperbole epica. Il conte ha firmato un accordo con tale Fayez Al Sarraj,  il quale dice di essere capo di un governo libico,  ed è nemico di un tal generale Haftar, asset della Cia,  che  dice di essere capo di un altro governo libico. Più grosso.
“Sarraj  ha pochi sostenitori e concentrati nella zona di Tripoli, mentre Haftar ha con sé l’intera Cirenaica” ,  notava ancora  nel luglio scorso il generale  Carlo Jean. “La mia previsione è che Sarraj perderà e  Haftar vincerà”.


Già allora, infatti, caccia e bombardieri di Usa,  Gran Bretagna e Francia compivano raids “per aiutare il  generale libico Khalifa Haftar a prendere il controllo dell’Est  della Libia”,  sicchè Carlo Jean annotava il seguente fatterello: “Sarraj sempre più isolato, con lui solo l’Italia”.
Da  allora, la situazione si è parecchio evoluta. Nel senso che Haftar  ha il solido appoggio della Russia,  ormai potenza navale primaria nel Mediterraneo  e di cui Gentiloni, europeista convinto, è nemico;  e soprattutto del potente vicino Egitto del generale Al Sissi.  Quel generale  con cui il  conte Gentiloni Sivieri   si è rovinato i rapporti (anche lucrosi, per l’ENI)  pretendendo sapere da lui, “la verità  su Regeni”, invece che dai servizi britannici che Regeni l’hanno usato e sacrificato per guastare le relazioni economiche Eni-Cairo…
Ma che importa? Da noi la politica estera si fa col cuore; la mamma di Regeni vuole che l’Italia rompa con l’Egitto, e noi obbediamo. In Italia, sono le mamme a definire le linee della politica internazionale.

Le due Vanesse, Regeni, Hillary…

Ricordate “le due Vanesse”, andate in Siria per una cooperazione a cui nessuno le aveva mandate, infrascatesi coi terroristi loro amiconi,  fattesi da costoro rapire per chiedere un riscatto alla Nazione  Italiana? Anche allora Gentiloni  ascoltò il cuore delle mamme loro e pagò, coi soldi nostri, il riscatto: 16 milioni di euro  si disse, nonostante le smentite.  In pratica abbiamo così finanziato la guerra di alcune milizie anti-Assad per diversi mesi. E’ possibile  che qui Gentiloni abbia anche dato ascolto al suo cuore, il  suo personale cuore che batte per Hillary  Clinton,  la quale  allora, dal Dipartimento di Stato,  si prodigava per finanziare ed armare  terroristi islamisti da lei prescelti.  Può darsi che abbia chiesto lei quell’aiuto, può darsi che il  Conte l’abbia dato spontaneamente, interpretando i desideri  della “democratica”. Chissà.
Al cuor, come insegna il Festival di Sanremo, non si comanda.

Sicché  è con il cuore – e fidando sull’istintivo infallibile fiuto  con cui valuta i rapporti di forze reali internazionali – che Gentiloni-SIvieri ha  firmato un memorandum con Al Sarraj, in cui costui – che non governa se non la città di Tripoli, insidiato da  attentati sotto casa –  si impegna a frenare il traffico di migranti “che è un crimine contro l’umanità”,  e si impegna a “proteggere la vita degli immigrati e a rimpatriarli secondo le norme umanitarie”,   valori di cui la “Libia”  è oggi fiorentissima  propalatrice. E non solo: come ha spiegato Sarraj,  il memorandum consente inoltre “di proteggere i nostri confini meridionali, che sono permeabili, e insiste sull’offerta di aiuti alle guardie costiere, fornendo aiuto umanitario agli immigrati affinché possano essere rimpatriati in maniera umanitaria”.


Quindi Gentiloni  Silveri ha promesso un sacco di quattrini al perdente  isolato da tutte le potenze, perché ci vogliono miliardi di euro, per “proteggere i confini meridionali permeabili” della Libia.
Ma ciò non preoccupa il Conte: “Ne parleremo venerdì a Malta nel vertice dei capi di Stato e di governo: per dare forza e gambe a questa intesa, oltre all’impegno dell’Italia che lo farà con fondi già messi a disposizione nella legge di Stabilità, serve un impegno economico dell’intera Unione Europea”.  Aggiungendo che il memorandum “è solo un pezzo del progetto che dobbiamo sviluppare.”
Come non essere  schiacciati di ammirazione davanti a un simile genio? Talleyrand  si vada a nascondere: Gentiloni chiederà fondi all’Unione Europea! Che certo non mancherà di aprire   le sue casse  così generose..  Chi oserà dubitarne, in questo momento storico? Infatti il  Conte ha già in tasca l’assenso convinto del presidente del consiglio europeo,  il polacco Donald Tusk:”La Ue ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazioni irregolari, come ha fatto nella rotta del mediterraneo orientale, ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia”.
Quindi è fatta: arrivano i miliardi. Si decide oggi venerdì a Malta, dove Donald Tusk non sarà  più capo del ‘governo’ UE  ma solo un politico polacco trombato al suo paese,  i cui impegni verbali contano meno di nulla. Perfetto,conte Gentiloni-Silveri: l’intuizione di un Metternich, e  l’acume di un Machiavelli messi insieme  (“Forza Hillary!”).

06/02/17

Un Paese civile





Egregio senatore a vita, è un Paese civile quello nel quale un amministratore di un ente di Stato, che venga condannato in primo grado a sette anni e mezzo per un episodio drammatico, non è dimissionato? Che fine ha fatto il rispetto delle sentenze che tanto si invoca?
È un Paese civile quello nel quale un ministro della Pubblica istruzione indica nel curriculum una laurea che non possiede e non viene invitato alle dimissioni immediate? È un Paese civile quello in cui le banche bruciano truffaldinamente i risparmi dei cittadini senza che nessuno degli organi di vigilanza se ne accorga e intervenga preventivamente? È un Paese civile quello che a cinque mesi da un drammatico terremoto che ha colpito quattro regioni e migliaia di persone con decine di morti, consegna solo venti casette da estrarre a sorte? È un Paese civile quello in cui i processi durano all’infinito, spesso si prescrivono ed è sempre colpa delle fotocopiatrici che mancano, degli assistenti che scarseggiano o delle troppe cause che si intentano?

Bene, per noi caro Presidente emerito, sono molto ma molto “più incivili” questi motivi per un Paese che quello di portare il popolo al voto per dargli modo di esprimersi. Veda, caro Presidente, lei è persona troppo colta e intelligente per derubricare a fenomeno di poca civiltà l’utilizzo della tattica in politica, perché se così fosse non ci sarebbero aggettivi per definire la nostra storia degli ultimi decenni. Oltretutto Matteo Renzi l’ha voluto lei, Presidente Napolitano, visto che gli italiani non hanno avuto il piacere o il dispiacere di sceglierlo attraverso libere elezioni. Nei Paesi civili si vota ogni volta che si deve votare e poche o troppe che siano le votazioni sono sempre espressione di democrazia, di libertà e di rispetto dei cittadini.

Due mesi fa il popolo italiano, anche se le sarà dispiaciuto, ha espresso sul referendum un giudizio così netto e forte da far sciogliere altro che le Camere, ecco perché la gente vorrebbe votare. Noi siamo tra quelli che pensano sia meglio qualche votazione in più che qualche votazione in meno, perché quando con un motivo o con l’altro si rimanda troppo puzza di bruciato. Del resto la scusa del rischio di ingovernabilità e del voto inutile tiene poco perché da noi si è votato sempre tanto eppure siamo arrivati fino a oggi. Il problema dunque non è tanto o poco, da noi il problema è la paura di perdere, la paura del giudizio della gente e questa paura nasce dalla consapevolezza che forse stavolta si è passato il segno e i cittadini non ne possono più.
Inutile fare l’elenco delle ragioni che nel tempo hanno esasperato gli animi, ci vorrebbe una cartiera, eppure la politica è riuscita a fare anche questo. Insomma, rimandare può avere senso solamente se si è capito a che punto siamo arrivati e cosa serva per rimediare e creda, signor Presidente emerito, in un Paese civile normalmente si capisce subito quel che c’è da capire.

di Elide Rossi e Alfredo Mosca
04 febbraio 2017

fonte: http://www.opinione.it

Trump, la Bonino e l’ipocrisia sui migranti





«L’Europa si scandalizza per il bando di Trump e il Muro al confine con il Messico, ma quello che stiamo facendo un Europa non è poi così diverso. Un Paese, la Libia, viene pagato perché metta un “tappo” per trattenere tutti i migranti di qualunque nazionalità. Un piano che qualcuno ha definito “Trump soft”, simile a quello applicato in Turchia [da Angela Merkel ndr.]». Così l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino in un’intervista alla Stampa del 5 febbraio.

Nota a margine. In altro articolo avevamo dato conto di come il Muro al confine messicano sia stato iniziato da Bill Clinton, poi ripreso da George W. Bush. Val la pena aggiungere alle considerazioni della Bonino, di indubbia intelligenza, che anche Obama aveva interdetto per sei mesi l’ingresso degli iracheni negli Usa (lo riporta Dagospia), senza suscitare le accese critiche suscitate dall’analoga misura presa da Trump (peraltro limitata a quattro mesi) per sette Paesi islamici, tra cui appunto l’Iraq.

Non si tratta di condividere o meno le restrizioni decise da Trump, né di dar conto di certa ipocrisia che da sempre appartiene alla politica. Ma di evidenziare la palese strumentalizzazione di certi interessati aneliti libertari che invece sottendono uno scontro feroce tra il neopresidente e i suoi avversari, che non si rassegnano al responso uscito delle urne americane.

6 febbraio 2017


Romania, le proteste continuano



Contro la corruzione e l'abuso di potere, la forza e la determinazione di un popolo.


05/02/17

IMMIGRAZIONE " LE CHIACCHIERE E I FATTI "



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L’Unione Europea e l’Italia si giocano (male) le ultime briciole di credibilità residua nella “guerra” all’immigrazione illegale che vede un po’ troppi “collaborazionisti col nemico” da questa parte del Mediterraneo. Quanto accaduto negli ultimi giorni è sintetizzabili in alcune sequenze consecutive.
Nella prima, che potremmo intitolare “le chiacchiere europee” il presidente del consiglio Ue Donald Tusk pronuncia la fatidica frase “chiuderemo la rotta libica. Sembrava una svolta importante con la Ue che, dopo aver chiuso la rotta balcanica in seguito a un traballante accordo con la Turchia pareva pronta a sostenere l’Italia per fermare i clandestini e contrastare finalmente i trafficanti libici. La sequenza poi procede col vertice a La Valletta dove non hanno deciso nulla. Solo chiacchiere: l’impegno per la stabilizzazione della Libia, ora “più importante che mai” con l’Europa che “darà il massimo per contribuire a questo obiettivo”.
Però sui respingimenti in Libia dei clandestini, mai nominati esplicitamente, nessuno pensa di fare “miracoli”, né ci sono “bacchette magiche”, spiega il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni: l’obiettivo è “ridurre il numero degli arrivi”, in modo da rendere il fenomeno “gestibile” e dare così, evitando “emergenze e tragedie”, una “risposta all’opinione pubblica”.
Cosa vorrà dire Gentiloni? Li faremo partire un po’ alla volta? Diremo ai libici di non farli salpare tutti insieme? Forniremo ai trafficanti barche più sicure e inaffondabili per mandarci i clandestini in tutta sicurezza? Li andremo a prendere direttamente sulle spiagge pagando noi l’obolo ai trafficanti per sostenere l’economia libica visto che il 50 per cento del PIL della Tripolitania è generato dai traffici illeciti?
La sequenza si conclude con Gentiloni che ripete ancora una volta che l’Italia si aspetta che i partner Ue si accollino i ricollocamenti dei clandestini accolti in Italia. Ancora questa barzelletta? E se anche li accogliessero tutti tra pochi mesi saremmo allo stesso punto se nessuno chiude “il rubinetto” in Libia. Certo è impossibile poi non notare che gli stessi governi responsabili dell’accoglienza indiscriminata di immigrati illegali si dicono oggi favorevoli a bloccarne i flussi, sposando di fatto le stesse posizioni dei movimenti nazionalisti, “populisti” o dei paesi del cosiddetto Gruppo di Visegrad.
E’ paradossale che, dopo averlo a lungo criticato, la Ue concordi oggi con il presidente ungherese Viktor Orban solo perché, come dice lo stesso Tusk, si è accorta che i flussi migratori illeciti “non sono più sostenibili”. Il sospetto è che i governi di molti paesi della Ue, specie quelli dove vi sono elezioni imminenti, abbiano interesse a mostrare un atteggiamento più rigido sull’immigrazione per contenere i crescenti consensi dei partiti nazionalisti e identitari.
A Bruxelles poi non soni neppure tutti d’accordo con la nuova linea. Mentre Tusk parlava di chiudere la ritta libica, Federica Mogherini ha rilasciato un’intervista in cui afferma che i flussi migratori non si possono fermare e in ogni caso la Ue ha bisogno di immigrati per combattere il calo demografico. Invece di immigrati illegali e islamici non sarebbero meglio asilo nido gratuiti e assegni famigliari dignitosi? Inutile attendersi risposte da un’Europa che non sa neppure porsi le domande appropriate.
La seconda sequenza potremmo intitolarla “chiacchiere italo –libiche” e mostra Fayez al-Sarraj e Paolo Gentiloni firmare un accordo basato sull’aria frutta che dovrebbe fermare o almeno rallentare i flussi di immigrati. Scritto in politichese misto a burocratese, l’accordo non è di facile lettura ma contiene tutto il repertorio del buonismo nazional popolare.

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Si parla di “avviare iniziative di cooperazione per il sostegno alle istituzioni di sicurezza e militari al fine di arginare i flussi di migranti illegali” mentre l’Italia fornirà “sostegno e finanziamento a programmi di crescita nelle regioni colpite dal fenomeno dell’immigrazione illegale, in settori diversi”. Cioè butteremo altri soldi al vento donandoli ai governi africani nella vana speranza che fermino gli immigrati clandestini. A questo dovrebbero servire i 200 milioni annunciati giorni fa dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano?
Roma fornirà “supporto tecnico e tecnologico alla guardia di frontiera e dalla guardia costiera libiche” si impegnerà nel “completamento del sistema di controllo dei confini terrestri del sud della Libia, nell’adeguamento e finanziamento dei centri di accoglienza”. Quindi daremo tecnologie ai libici perché controllino coste e confini sahariani che non sono però in mano ad al-Sarraj il cui governo presidia solo la base navale di Abu Sittah. L’intesa prevede la formazione “del personale libico all’interno dei centri di accoglienza, sostenendo i centri di ricerca libici che operano in questo settore”. Qualcuno ha mai sentito parlare di centri di ricerca libici che operano nel settore dell’immigrazione? Forse ce li hanno i trafficanti per valutare le te4hdenze del mercato e gestire meglio i flussi.
Facile intuire che da questa montagna di chiacchiere non uscirà nulla di concreto anche perché al-Sarraj non può prendere impegni di nessun tipo considerata l’autorità che realmente esercita. Lo pseudo premier ha però tranquillizzato i trafficanti negando che le navi militari Ue violeranno le acque libiche.
Quindi saranno le motovedette di Tripoli a riportare a terra i migranti? In ogni caso ha tenuto a precisare che i clandestini respinti (l’accordo li chiama “rimpatri umanitari”) non resteranno stabilmente in Libia ma verranno rimpatriati con ponti aerei. Ma ammesso che si facciano chi li attuerà? L’Onu? E chi li pagherà? La Ue?

FRONTEX

Italia e Libia, prevede ancora l’accordo, proporranno entro tre mesi “una visione di cooperazione euro-africana più completa e ampia, per eliminare le cause dell’immigrazione clandestina, al fine di sostenere i paesi d’origine dell’immigrazione nell’attuazione di progetti strategici di sviluppo, innalzare il livello dei settori di servizi migliorando così il tenore di vita e le condizioni sanitarie, e contribuire alla riduzione della povertà e della disoccupazione”.
Un vero libro dei sogni. “Visioni” a scadenza trimestrale hanno poco senso ma se non si comincerà già da oggi stesso i respingimenti allora vedremo nelle prossime settimane salpare migliaia di clandestini dalle coste libiche. Se quella contro i trafficanti è una “guerra” (così la chiamò il ministro della Difesa, Roberta Pinotti) le iniziative vanno annunciate dopo averle assunte non con mesi di anticipo consentendo così al nemico di adottare contromisure.
Che dire poi dell’obiettivo di Roma di migliorare gli standard di vita africani per scoraggiare le migrazioni? Ovviamente buttando soldi nostri che sarebbero meglio spesi per i 4,6 milioni di italiani poveri censiti dall’Istat.
Ogni euro investito oggi in Africa è buttato al vento poiché senza una seria campagna di controllo delle nascite il Continente Nero è destinato ad esplodere. Peccato che nel Sahel la fede islamica impedisca ogni tipo di controllo demografico mentre l’esodo di migranti aiuta i governi a liberarsi da giovani arrabbiati e delusi che domami invieranno a casa valuta pregiata e già da oggi costituiscono per l’Europa un problema di sicurezza gravissimo.
Migliorare le condizioni di vita del Sahel sarebbe un obiettivo forse non privo di senso se programmato sui prossimi 30 anni e comunque solo se non fossero i clepto-governi africani a dominare quelle regioni. Se è improbabile una nuova fase coloniale è altrettanto certo che in Africa si continuerà a vivere peggio che in Europa ancora per molti decenni almeno. Per questo l’immigrazione illegale va stroncata con la forza delle leggi e nel caso delle armi non buttando soldi e facendoci prendere per il naso da libici e africani. Del resto, invece di alleviare la disoccupazione giovanile nel Sahel, Gentiloni farebbe meglio a combattere quella italiana, oggi al 40 per cento.
La terza è ultima sequenza di questa vicenda potremmo intitolarla “i fatti concreti” e mostra decine di gommoni e barconi salpati ieri e oggi dalle solite spiagge della Tripolitania con a bordo i soliti clandestini africani raccolti dalle solite navi italiane ed europee, civili e militari, e portati in Italia per arricchire i soliti enti, associazioni, ong, coop legate ai soliti carri politici. Sono arrivati in 3mila negli ultimi giorni mentre l’Europa e l’Italia chiacchieravano di respingimenti e chiusura della “rotta libica”.

Foto: Marina Militare, Ansa e Frontex

5 febbraio 2017 - di

FONTE: http://www.analisidifesa.it

Le civiltà non muoiono per omicidio ma per suicidio



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Vedo che molti, troppi di voi non ragionano con la testa, ma con la pancia. Sapete cosa significa averli qui? Spero che spostiate l’occhio dal dito e lo puntiate sulla luna. Il dito sono quei 35/40 € di cui tutti si riempiono la bocca. E’ una carta moschicida, uno specchio per le allodole, perchè ogni immigrato ci costa almeno 100€ al dì, ma con i conti fatti a ca@@o di cane. Se invece li facessimo fare a un bravo economista e un buon revisore dei conti, considerando anche i costi di ‘salvataggio’ e traghettamento da parte degli scafisti di Stato, aggiungendo i costi del welfare, della giustizia, della sicurezza, delle carceri (che per oltre il 40% sono abitate da loro con tanto di minimoschea) vi accorgereste che sono briciole rispetto al mio progetto di DEMIGRAZIONE.
I costi a cui purtroppo nessuno di voi, o quasi, pensa – e che sono incommensurabili – sono le ricadute culturali sulla società che bene o male siamo riusciti a costruire, con i nostri valori e perchè no, anche disvalori, ma con una storia, una civiltà millenaria, una identità, una religione, quella cattolica che, prima di essere inquinata dalla maSSoneria, dai gesuiti e satanisti e mal gestita da questo falso Papa, era un faro, il faro del Cristianesimo, che a sua volta è stato il faro del mondo occidentale; insomma una cultura che nel bene e nel male non ha eguali nel resto del mondo e che per ora viene solo inquinata, tra pochi anni verrà meticciata, e tra molto meno di quello che immaginate, sarà islamizzata. E’ questo, cari miei, il pericolo che corriamo.
Il costo piu’ elevato non è certo quello del denato speso, carta straccia che viene stampata in tipografia. Le persone, i popoli non si creano nelle tipografia e quindi guardate la storia, leggete come l’islam si è imposto, come ha invaso e islamizzato tanti paesi in cui si è introdotto, quasi sempre con la violenza, ovviamente sotto la Shari’a.
Quindi, primo: bisogna non farli arrivare. Secondo respingere, rimpatriare tutti coloro che non hanno nessuna intenzione di sposare i nostri costumi e le nostre tradizioni, tutti coloro che non rispettano le nostre leggi  (rifiutando di abbandonare la Shari’a) e tutti quelli che, pensate il paradosso, compiono reati non solo perchè fa parte del loro Dna, ma per restare qui in attesa di giudizio ed evitare decreti di espulsione ecc.
Per favore, basta parlare di immigrazione e di poverini che scappano dalle guerre. Il 95% dei “migranti” che gli scafisti regolari vanno a prelevare sulle coste libiche per traghettarli in Italia sono islamici. Bisogna chiamare le persone, ma anche le cose, con il loro nome. Occorre quindi parlare di invasione e di islamizzazione perchè solo il 5% dei presunti profughi ottiene poi lo Status di profugo o di rifiugiato. Bisogna reagire all’importazione di questi soldati islamici, jìhadisti, tagliagole ispirati da un’ ideologia barbarica, che i nostri buonisti, affaristi, cooperatori, false organizzazioni umanitarie, businessman dell’immmigrazionismo, filoimmigrazionisti, esterofili, filoislamici e convertiti, chiamano religione, addirittura di pace, amore e tolleranza.

Armando Manocchia – - @mail