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17/10/15

Dall' "eutanasia assistita", il nuovo Senato dei Cento

 

 


Felice la ministra Maria Elena Boschi che ha dato il nome al disegno di legge - Immagine d'archivio (keystone) 
 
Tanto tuonò che…non piovve. Le vivaci proteste dell'opposizione, le minacce di un nuovo "Aventino" (il permanente boicottaggio dell'Aula), i brontolii all'interno della stessa maggioranza, l'accusa di "attentato alla democrazia" (Berlusconi, ultimo in ordine di tempo), gli sguaiati dibattiti (con tanto di gesti sessisti): nulla ha impedito a Matteo Renzi di passare all'incasso della riforma per cui più si è speso, quella del Senato. Una sorta di "eutanasia assistita", visto che la Camera Alta ha in sostanza votato per la propria eliminazione.
Il premier aveva promesso di rottamare una parte del Palazzo, e c'è riuscito. Il voto di conferma definitiva alla Camera (dove la maggioranza ha numeri solidi) sarà una formalità. Certo, trattandosi di una riforma costituzionale, si dovrà andare al referendum, probabilmente la prossima primavera. Il largo spettro dei contestatori, dai Cinque Stelle a Forza Italia, dalla Lega a Sel, promette nuove battaglie. Ma rischia di andare a sbattere una seconda volta. È infatti tale il risentimento popolare nei confronti della classe politica, continui gli scandali che l'attraversano, al punto più basso la sua credibilità, che è difficile immaginare un rovescio alle urne referendarie per il premier-segretario e il ripristino dell'attuale castello istituzionale. Tanto più che i futuri "senatori dimezzati" (scelti fra gli eletti regionali) non guadagneranno un euro in più, prospettiva che non dispiace certo agli italiani esasperati scandalizzati dall'alto costo della politica.
Si dirà che la riforma di Renzi parte con un grave "peccato originale". Peccato politico. Cioè il necessario sostegno dei transfughi da Forza Italia, quelli che hanno voltato le spalle all'ex cavaliere per gettarsi nelle braccia di Denis Verdini, il "toscanaccio" implicato in diversi procedimenti giudiziari, l'ideatore di quello che fu il "Patto del Nazareno", che portando il suo drappello dalla parte del premier spera di rimanere sul suo scranno ancora per un paio di anni, il tempo necessario per riposizionarsi, cercare nuovi alleati, magari dalle parti del nuovo centro destra di Angelino Alfano, che i sondaggi continuano a segnalare in via di estinzione. Certo, il PD a braccetto di Verdini qualche brivido lo provoca, soprattutto nella base post-comunista. Ma siamo pur sempre nel paese degli Scilipoti e dei Razzi, che salvarono l'ultimo governo di centro-destra cambiando disinvoltamente marsina.
Come sarà, come esattamente verrà eletto, e come opererà il nuovo "Senato dei Cento" è ancora in parte da scoprire, anche se in linea di principio dovrebbe rappresentare soprattutto gli interessi delle Regioni e svolgerà sostanzialmente un ruolo di vigilanza e di stimolo. Ma nel futuro sistema unicamerale non potrà più votare la sfiducia al governo. E' l'architrave della riforma. E tutti ricordano come, soprattutto nelle ultime legislature, proprio le risicate maggioranze a Palazzo Madama fossero una costante graticola per governi con maggioranze in bilico. Memorabile la telefonata con cui Berlusconi chiedeva all'allora direttore generale della RAI di far lavorare alcune "starlette" amiche di senatori da convincere per mettere in crisi il governo di centro-sinistra.
Al di là dello spettacolo  e del dibattito non certo degni con cui si è arrivati al varo della riforma, si tratta di una profonda  svolta costituzionale, che cambia i connotati istituzionali del Bel Paese. Soprattutto se non verrà corretta la riforma elettorale concepita da Renzi per la Camera: in effetti, così com'è, e soprattutto a causa di uno spropositato premio di maggioranza per il partito vincente, l'Italia si avvia a un sistema di "premierato" dagli ampi poteri: formula assai lontana dagli equilibri studiati 70 anni fa dai "padri fondatori" della Costituzione, che, dopo l'esperienza del fascismo, tutto avrebbero voluto tranne la possibilità di "un uomo solo al comando".

di Aldo Sofia- giovedì 15 ottobre 2015

fonte: http://www.tvsvizzera.it


16/10/15

DENATALITA' E IMMIGRAZIONE: "Invece di importare immigrati aiutiamo le famiglie a far figli"


Maggiori incentivi per il funerale che per la palestra dei bambini. Nel 2014, 825 milioni per gli immigrati contro il limite di spesa a 20 milioni per il bonus mamme


Dicono non ci sia altra soluzione: se vogliamo che nel futuro qualcuno paghi le nostre pensioni, dobbiamo aprire le porte agli immigrati. L’ha ripetuto l’Onu, che fissa a 250 milioni il numero di stranieri necessari per sostenere le spese previdenziali di tutta Europa. Il ragionamento sembra funzionare: se gli italiani non fanno figli, allora s’importino immigrati.

 
Ma questa non è la risposta corretta di un Paese che investe nel futuro: l’Italia dovrebbe aiutare le famiglie a fare figli. Invece fisco, casa, scuola, asili, politiche per la famiglia, lavoro per le mamme, bonus bebè, tariffe e spese scolastiche: non c’è nulla (o quasi) nella normativa italiana che faccia pensare questo sia un Paese costruito sulla famiglia.
Partiamo dal fisco. Allevare un bambino, dai pannolini alla laurea, costa circa 280.000 euro: se si volesse incentivare la natalità, bisognerebbe sostenere questo onere. Ma se si guarda alle modalità di calcolo dell’Isee - l’indicatore della situazione economica di una famiglia, che serve a ottenere benefici vari - si capisce che tutto gira al contrario. Prendiamo due famiglie, la prima con 1 solo figlio e un reddito di 25.000 euro; la seconda, invece, di pargoli deve allevarne 4 facendo affidamento su 75.000 euro. A parità di altre condizioni patrimoniali, la prima può dedicare al figlio tutto il reddito, la seconda (dividendolo per 4) potrà spendere 18.750 euro a bimbo.
Ebbene, secondo le regole attuali, i genitori del figlio unico potranno ottenere l’esenzione dalle tasse universitarie. Mentre la famiglia numerosa dovrà pagarle tutte per intero. “Il peso reale dei figli è ininfluente - ci racconta Davide, 8 figli - il nuovo Isee realizzato da quell’illuminato di Renzi non ci aiuta: i figli oltre il 4° non vengono conteggiati. Il mio Isee non mi permette di avere alcun bonus, anche se non sono ricco”.
Navigando nel mare delle detrazioni, delle deduzioni e dei bonus familiari si capisce una cosa: che i bambini non sono al centro delle attenzioni dello Stato. Nelle politiche familiari non v'è un incentivo a procreare, né tantomeno un aiuto sostanziale per crescere i nuovi nati. “Per la gravidanza ho sborsato 1.000 euro di visite, per i primi 30 mesi di vita del bimbo - ci racconta Caterina - si spendono tra i 1.400 e i 3.000 euro per i pannolini. Poi c’è il latte artificiale (60 euro al mese) e i vestiti: di tutte queste uscite non ci fanno detrarre nulla dalle tasse”.
Non c' da stupirsi. Per l’Italia, infatti, vale più un morto che l’attività fisica di un bambino. Alle famiglie che hanno affrontato un funerale è permesso detrarre 294,38 euro, mentre per la palestra dei bimbi il limite massimo è di 210 euro. Un mondo al contrario. Dove la detrazione per ogni figlio a carico fatica a raggiungere i 4 quel euro al giorno: poco più di uno snack.
Inutile approfondire i ticket sanitari e gli assegni familiari che “sono una presa per il culo- dice Caterina -: solo 40 euro al mese, una miseria”. Irrisorio anche il bonus gas, che si aggira tra i 53 e i 297 euro all’anno per chi ha 4 figli e arriva a spenderne anche 650 euro. “Per ottenerlo, poi - aggiunge Cristina, mamma di 12 figli - bisogna avere un 730 da fame”. Non cambia molto per il bonus luce, che a fronte di una spesa media di 1.300 euro l’anno garantisce uno “sconto” in bolletta di 153 euro. Ovvero 3 euro al mese per ogni figlio. Soldi che svaniscono se si ha una potenza maggiore a 4,5Kw, come la maggioranza dei nuclei numerosi.
Il lettore provi a perdonarci se riportiamo così tanti numeri. Sono necessari per comprendere il disagio di chi desidera mettere al mondo una prole consistente. Guardiamo le tasse: Imu, Tari, Tasi e bollo auto sono balzelli calcolati appositamente per bastonare chi ha più figli. “Ho un VW Caravelle da 9 posti per portarli a scuola - racconta Marco, 7 figli - e la cilindrata alta mi costringe a pagare 800 euro di bollo. Cosa devo fare, comprarmi una smart?”. Stesso ritornello per la Tari sui rifiuti (che aumenta all’aumentare dei componenti della famiglia) e con l’Imu (più alta per le case ad alta metratura, necessaria per coppie con 3,4 o 5 figli). Infine, sui beni necessari al bimbo, una mamma paga più imposte di quanto non facciano i signori del gioco d’azzardo per divertirsi: 22% di Iva per il latte artificiale e 11% sulle ludoteche.
Poi c’è la donna che decide di diventare madre. “Posso testimoniare - denuncia Davide - di colleghe costrette a firmare dimissioni in bianco in caso di gravidanza”. “Ad un colloquio di lavoro, quando hanno scoperto che ho 2 figli mi hanno scartata”, racconta Chiara. Lungi dal pensare che la colpa sia solo del datore di lavoro. Piuttosto la responsabilità cade sulla fiscalità generale che non incentiva il part time, il lavoro da casa e gli asili aziendali.
L’asilo, altra tegola sulle famiglie: sono pochi, senza personale sufficiente e costano troppo. Spesso poi si è costretti a ricorrere a quelli privati: “Nelle liste di attesa noi italiani siamo sempre in fondo - dice Sara, 2 figli - anche se abbiamo un reddito medio. Gli immigrati hanno un Isee inferiore, passano davanti e pagano una retta agevolata”. Per due figli si spendono 700 euro, cui bisogna aggiungere il pre-scuola, i pasti e il doposcuola. Oppure la baby sitter. Impossibile, infatti, uscire dal lavoro per andare a prenderli alle 16.30, orario di chiusura dell maggioranza dei nidi. Poi nei due mesi di chiusura estiva ci si affida ai costosi campi scuola e a Natale non si ha idea di dove parcheggiare i bimbi. “Bisogna rivedere il ruolo della donna nel lavoro - conclude Sara - dandole la possibilità di stare con i figli, di crescerli”. Esiste un bonus deciso da Renzi per pagare alle mamme la baby sitter o l'asilo nido (600 euro per 6 mesi), ma il fondo che lo finanzia non supera i 20 milioni di euro. Quando nel 2014 l’investimento per i 35 euro degli immigrati ci è costato 825 milioni.
Viene da chiedersi: il governo Renzi è attento alle famiglie? “No - risponde l’on. Mario Sberna (Per l'Italia), ex presidente dell’Associazione Naz. Famiglie Numerose - assolutamente no”. Il motivo è semplice, nonostante i proclami del premier sugli 80 euro. “Dalla legge di stabilità del 2014 stiamo ancora attendendo 45 milioni da destinare ai buoni acquisto per le famiglie e numerose. E sulla finanziaria approvata ieri in Csm non v’è nulla per la natalità”. Niente fondi per ampliare i miseri 480 euro all’anno di carta acquisti per famiglie indigenti con bimbi piccoli (1,3 euro al giorno). Niente fondi per aiutare le famiglie a pagare i 500 euro all’anno per i libri scolastici, i trasporti pubblici e i 70 euro di astucci e matite. Niente soldi per aumentare le garanzie dei mutui per la prima casa.
E il bonus bebè da 80 euro per i nuovi nati negli anni 2015, 2016 e 2017? “Lodevole, certo - aggiunge Chiara - ma non aiuta gran che”. Servirebbe ben altro per rispondere alla crisi demografica.
Invece l'Italia “per pagare le pensioni” sceglie di importare stranieri. Ma favorire l'immigrazione è solo la risposta più semplice. Non quella giusta.

GIUSEPPE DE LORENZO - 16 ottobre 2015
fonte: http://www.ilgiornale.it

immigrazione : " La flotta Ue antiscafisti ridotta al nulla dall’Onu "


Una missione europea nata da emozioni nella “Fase2”, operativa. «Missione 'Sophia'». Nome delicato

Le ultime notizie diffuse da Bruxelles dicevano che l’Unione europea ‘aveva ottenuto il via libera dell’ONU’ all’operazione contro i trafficanti di esseri umani Eunavfor Med, ‘ma solo nelle acque internazionali al largo della Libia’. Di fatto l’Onu aveva detto No alle velleità europee in Libia
Il classico bicchiere a metà, mezzo pieno o mezzo vuoto, come lo senti o lo vuoi far apparire. E il mezzo bicchiere dell’Euroflotta, già di contenuto incerto, viene raccontato da Bruxelles come un importante benestare del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Bicchiere quasi colmo. Il bicchiere mezzo vuoto narra invece di un negoziato durato mesi che si conclude con una la risoluzione che autorizza l’azione Ue solo in acque internazionali.
A fare cosa? Soccorso in mare a nave armata o improponibili abbordaggi di gommoni o quasi relitti colmi di disperati scudi umani? Di fatto un bel No tondo alla velleitaria proposta europea. Non è un caso che anche la Russia ha votato la risoluzione dopo un’accurata revisione del testo che escludeva interventi in Libia.

Eunavfor soccorso in mare

E a scanso di equivoci, la precisazione del vice rappresentante permanente della Russia, ambasciatore Petr Iliichev: «Ci aspettiamo che chi metterà in pratica quanto previsto nella risoluzione rispetterà alla lettera le leggi del mare ed eviterà qualunque interpretazione espansiva», avverte. Tradotto dal diplomatese, ‘non fate i furbi’.
La risoluzione è vincolata del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite che consente l’uso della forza militare, ma solo come risorsa estrema.
La inutilmente armata flotta, dovrà ‘fermare le organizzazioni della criminalità organizzata impegnate nel traffico di migranti, e prevenire la perdita di vite umane’. Come non si sa.


L’impotenza di fatto viene confessata indirettamente dallo stesso comandante di Eunavfor, l’ammiraglio Enrico Credendino al Comitato Schengen. Nodo di tutto era la possibilità di intervenire nelle acque e sul territorio libico. L’ammiraglio dice cosa servirebbe. «Noi naturalmente auspichiamo che ci si possa arrivare il prima possibile [in Libia], perché é questo che farebbe la differenza». Dal rigoroso lessico militare alla lingua corrente, ‘se non possiamo colpire gli scafisti a terra o sulla costa, non potremo combinare nulla’.

Eunav for altri Migranti-fb

A cercare di salvare l’apparenza di una missione europea nata sulla spinta di emozioni più che sulla razionalità, Eunavfor Med è ormai nella “Fase2”.
«Missione ‘Sophia’ Operativa». Nome adeguatamente delicato di sostanziale non belligeranza.
Dal nome della bambina nata su una nave militare tedesca, la fregata Schleswig-Holstein di Eunavfor Med, lo scorso 24 agosto a largo delle coste della Libia.
 fonte: http://www.remocontro.it/
Altre Fonti : Analisi Difesa

SIRIA: " Nicolai Lilin e la strategia di Putin: "I marines russi arrivano in Siria, l'Isis scappa" "

I marines russi arrivano in Siria, l'Isis scappa
Nicolai Lilin parte con una cazziata preventiva: «È tutta colpa dell'ignoranza dei giornalisti italiani», dice quasi subito, a freddo. Così, giusto per mettere le cose in chiaro. Ignoranza o meno, non è però facile capire cosa stia accadendo davvero in Siria. Lo sbarco sul terreno dei temibili Specnaz, le forze speciali russe, appare comunque certo, tant' è che l' Isis avrebbe addirittura fatto ritirare le famiglie dei combattenti installate nelle terre del Califfato, proprio per paura dei Russi. «È che ci conoscono. Li abbiamo già battuti in Cecenia, ne abbiamo ammazzati 90mila, uno a uno», spiega, non senza un certo orgoglio. Lui, scrittore (il suo ultimo libro è Il serpente di Dio, pubblicato da Einaudi come tutte le altre sue opere) ed ex soldato, lettissimo e contestatissimo nella sua nuova patria italiana, sembra parlare a ragion veduta.
Lilin, sembra che in Siria siano già all' opera sul terreno le forze speciali russe.
«Non "sembra". Ci sono. È ovvio».
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Perché è così sicuro?
«Perché nella guerra moderna non è possibile un intervento aereo senza un' operazione di intelligence sul terreno. Non è come nei film, che si fa tutto con le apparecchiature elettroniche, serve qualcuno che stia sul territorio, per evitare di fare come gli americani, che bombardano gli ospedali».
Voi in Cecenia come agivate?
«Quando si doveva bombardare c' era sempre una squadra che raccoglieva dati sul terreno e li mandava agli analisti militari. Queste coordinate erano studiate e autorizzate, a volte dal presidente Putin in persona. Poi ci veniva chiesto di riconfermarle dal terreno, per essere sicuri che durante questi passaggi nulla fosse cambiato».
Secondo lei, oltre a questo aspetto di intelligence, le forze speciali russe interverranno anche con operazioni di combattimento?
«Non penso che la guerra in Siria sia ancora a questo punto».
In ogni caso pare che l' Isis sia un po' in agitazione al pensiero che stiano arrivando gli Specnaz. Perché fanno così paura?
«Perché questi personaggi sono gli stessi che abbiamo combattuto in Cecenia, in Daghestan, che hanno compiuto azioni di terrorismo in Russia. Loro lo sanno chi sono i Russi. Li abbiamo già sconfitti. Ne abbiamo uccisi uno a uno, 90mila, nei boschi della Cecenia. All' inizio abbiamo provato a fare le cose in modo pulito, ma quando hanno cominciato a buttare giù ospedali interi... Nell' Isis ci sono sempre loro, conoscono bene le forze speciali russe, si sono scontrati tante volte. Speriamo che questa sia l' ultima».
In effetti il terrorismo islamico non è una novità, per i Russi...
«Sì ma non è colpa dell' Islam. Noi con l' islam ci conviviamo bene, più di voi occidentali. Gli integralisti sono apparsi solo negli anni '90, quando l' intelligence inglese e americana ha cominciato a gironzolare intorno al Mar Caspio e sono comparse strane Ong con base a Londra... ».
Tornando alle forze speciali russe, secondo lei come si classificherebbero in una ipotetica classifica dei corpi d' élite mondiali?
«Non è possibile fare classifiche. Tra quelli che conosco io gli americani sono molto preparati, i russi, i tedeschi e gli austriaci pure.
Gli italiani hanno degli operatori abbastanza qualificati, ma sono troppo pochi, in una guerra aperta non potrebbero mai difendere la nazione. E poi i politici stanno riducendo il vostro esercito a una barzelletta: vogliono fare azioni contro l' Isis e non riescono neanche a portare a casa i Marò. Ma non è sempre stato così».
Che intende dire?
«Quando ho fatto l' addestramento in Russia, nel corso di sabotaggio marittimo avevamo un istruttore che ci insegnava le tecniche degli incursori della Decima Mas. Io avevo un libro in italiano, pieno di simboli fascisti. Tra noi c' era il mito dei cosiddetti "uomini rana", gente abituata a combattere sott' acqua, a fare cose incredibili...».
Senta, non è che la fama delle forze speciali russe deriva anche da una certa mancanza di scrupoli umanitari del vostro esercito?
«Queste sono leggende, come quelle sull' impero sovietico in cui i Russi mangiavano bambini. E poi come fate a saperlo, qui non è che si parli molto delle azioni del nostro esercito. Io posso dire che la guerra è una cosa brutta. Raccoglie il peggio del peggio dell' umanità. E quando il peggio del peggio di ogni Paese si incontra, finisce che si ammazzano fra loro. Poi, certo, c' è da capire lo spirito russo. Noi siamo uno strano incrocio: in parte siamo normanni, in parte siamo asiatici. Capisco che a un freddo inglese un caldo russo possa mettere paura. Ma non è una buona scusa per trattarci da mostri».

di Adriano Scianca - 13 ottobre 2015
fonte: http://www.liberoquotidiano.it

15/10/15

Non difendetevi dai rapinatori Invitateli al bar.


Per la giustizia è vietato bloccare i banditi: vanno accolti come i profughi, con un sorriso, perché rubano per necessità


Se non vogliono avere grane e finire in cella, gli italiani devono mettersi in testa un concetto elementare: qualche delinquente cerca di derubarli in casa o di rapinarli in qualsiasi luogo? Non possono reagire in alcun modo.



I banditi che irrompono nella tua abitazione nottetempo, dopo aver forzato la serratura allo scopo di fare una razzia, vanno accolti quali profughi, con un sorriso. Non è solo una questione, pur importante, di bon ton: bisogna capire che i ladri sono indotti a violare la legge per necessità di sopravvivenza.
Non sono loro i cattivi anche se pretendono di impossessarsi dei tuoi beni, a costo di picchiarti e magari di ucciderti; il bastardo sei tu che non spartisci le tue ricchezze con chi è in bolletta. Onde per cui datti una regolata. I criminali ti minacciano con le armi? Invece di difenderti, stappa una bottiglia di champagne o almeno di prosecco, se non desideri spendere troppo, e ricevili in salotto come buonismo comanda. Versa da bere, offri pasticcini e lascia che essi scelgano gli oggetti che maggiormente gradiscono e li portino pure via. Hai denaro contante e gioielli in cassaforte? Perdio, che aspetti, consegna loro le chiavi e non opporre resistenza.

La colpa del fatto che i grassatori si siano ridotti al furto per campare non è loro, bensì della società iniqua. E se la società è iniqua e produce criminali, la responsabilità è anche tua, che hai contribuito a creare troppi poveri disperati e pochi ricchi. Sei abbiente? Paga il fio. Non ti venisse in mente di proteggerti. I banditi sono armati? Non ci badare. Se hai un'arma, dimenticala. Altrimenti, se spari, ferisci o addirittura uccidi, sei un uomo finito. Ti arrestano. Ti processano. Ti obbligano a risarcire il malvivente. Poi ti sbattono in galera per anni perché il rovescio ha sostituito il diritto: non sei tu da compatire, ma coloro che ti hanno spogliato di ogni avere.
Gli ultimi casi di aggressione ne sono la prova provata. A Ermes Mattielli, a Scalini di Arsiero (Vicenza), sono stati inflitti 5 anni di carcere per aver azzoppato due ragazzi, che brandivano una sbarra, e tentavano di fregare del rame nella sua modesta aziendina di straccivendolo. Mattielli non era il primo furto che subiva. Esasperato, ha premuto il grilletto andando a segno. Senza ammazzare, però. I giudici lo hanno condannato a versare 135mila euro ai furfanti. Non fosse sufficiente ciò, hanno stabilito che il padroncino vada in prigione per un lustro. Roba da matti? No. Roba da italiani. Non c'è da protestare: qui non si puniscono i farabutti, bensì i cittadini che ne sono le vittime. Il legislatore se ne guarda dal modificare le norme del codice penale. La legittima difesa (anche delle proprietà) non è mai riconosciuta, ma castigata come illegittima.
C'è poi un episodio recente che grida vendetta. Ci riferiamo al gioielliere di Ercolano. Il quale alcuni giorni orsono è stato rapinato di 5mila euro da due briganti. Uno di essi gli ha puntato la pistola alla tempia. Il commerciante si è ribellato, dalla fondina ha estratto la rivoltella e ha premuto il grilletto. Li ha stecchiti entrambi. Riflessione terra terra: meglio due infami al cimitero che un uomo onesto all'ospedale. Macché. Il gioielliere è sotto inchiesta per eccesso di legittima difesa (quasi che esistesse una difesa moderata e contenuta) davanti a una pistola. Cosa egli avrebbe potuto fare in alternativa? Offrire ai rapinatori dei fiori, dei cioccolatini? Invitarli al bar?
Incredibile ma vero. Il commerciante è stato ora obbligato a fuggire da Ercolano perché minacciato di morte dai famigliari di coloro che ha freddato. Siamo alle solite. I martiri sono i gangster, e il reprobo è chi li ha neutralizzati. Nessuno tutela quest'uomo. È giustizia?

- Dom, 11/10/2015
fonte: http://www.ilgiornale.it 

IMMIGRAZIONE: "Quei profughi fantasma pagati dallo Stato italiano"

È l'ennesimo scandalo del Cara di Mineo: il business dei profughi fantasma. Pagati 35 euro al giorno nonostante non fossero più al Cara



Migliaia di euro regalati a clandestini fantasma. Soldi sottratti alla Stato in quattro anni per pagare la permanenza di migranti già fuggiti o assenti all'appello. 




È l'ennesimo scandalo del Cara di Mineo. E sul quale ha puntato gli occhi la procura di Caltagirone. Come riporta Repubblica, "quando i migranti vengono condotti al Cara di Mineo viene loro consegnato un badge che dà diritto ad usufruire di tutti i servizi del centro: dalla mensa all'emporio e all'ambulatorio. Quando non viene utilizzato per tre giorni di fila, il badge va in allarme e dopo ulteriori due giorni il badge viene disattivato. Se per i primi tre giorni i 35 euro a migranti sono comunque dovuti al gestore, passate le 72 ore nulla è più dovuto. Ma è su questo che si innesta la truffa. Perché le assenze che vengono automaticamente registrate dal sistema computerizzato del Cara non sarebbero state segnalate alla Prefettura che dal 2011 avrebbe continuato a pagare diarie non dovute per mesi a migliaia di migranti fantasma.
L'inchiesta condotta dal procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, sta cercando di capire se c'è stato una sorta di mercato paralello di badge attivi lasciati dai migranti fuggiti. Intanto però per quattro anni allo Stato sono stati sottratti centinaia di migliaia di euro.

DI FRANCO GRILLI Gio, 15/10/2015
FONTE: http://www.ilgiornale.it 

14/10/15

VICENDA MARO' - INDIA: " Enrica Lexie: Analisi Tecnica (Annex 4 e 48) "

Annex 4 - Autopsia 'Sasikala'

Post-mortem report of Mr Ajeesh and Mr Valentine, 16 February 2012


Con l'uscita dei documenti indiani dalla cassaforte in cui erano stati tenuti fin dall'inizio quello che sicuramente ha ricevuto maggior risalto sulla stampa italiana sono state le autopsie, per l'ovvio motivo che indicavano un dato oggettivo e facilmente comprensibile: le misure di un proiettile.

In questa analisi mancando ovviamente le competenze per entrare nel merito dell'aspetto medico-legale (nessuno dei professionisti del settore che sono stati interpellati ha voluto finora commentare i documenti) ci limitiamo all'analisi delle misure dei due proiettili repertati, il primo nella salma del pescatore più anziano Valentine e il secondo nel giovane Pinku.


Valentine Jalestine

The Bullet-1
ANNEX 4: Le misure del proiettile #1
Le misure del proiettile repertato sono indiscutibili, calibro 7,62mm lunghezza 31 mm.

The Bullet-1-lenght
Le misure del proiettile refertato (sopra) - (immagini esemplificative NON raffigurano il reperto originale)

Non è un proiettile in dotazione al team italiano, non ha nulla a che fare con le armi sequestrate sulla Lexie, non è neanche di standard occidentale.

Comparazione dimensionale cartucce
Tavola comparativa: La lunghezza di alcuni tipi di proiettili. A destra quelli in uso sulla Lexie (cal. 5.56)

Si tratta di un proiettile di fabbricazione russa progettato addirittura a fine '800 e passato per successive evoluzioni, e può essere assimilato alla cartuccia 7,62x54R, che a sua volta può essere sparata da armi diffusissime e che troviamo in mano sia a forze armate regolari sia a irregolari o pirati. Esiste documentazione in immagini e video che lo confermano.
Ad esempio in India le armi camerate per questa cartuccia risultanto prodotte dalla fabbrica statale "Ordnance Factory Tiruchirappalli".
Non si vuole indicare che questo proiettile provenga da un'arma delle FF.AA. indiane, o dello Sri Lanka, o da chiunque. Si vuole indicare che non può provenire dalle armi in dotazione del team militare italiano di scorta e protezione della Enrica Lexie che sono tutte in calibro 5.56 mm.

Ajees Pinku

In questo caso le misure del proiettile repertato sono diverse:

The-Bullet-2
ANNEX 4: Le misure del proiettile #2

Un proiettile metallico di lunghezza 2,4cm (24mm) e massima circonferenza 1,9cm (diametro 6,05mm) con una rastrematura a punta è stato trovato nella milza coperto da coagulo di sangue. Il proiettile è stato trovato compresso alla base e la base misura 0,7x0,4cm.

Ci troviamo di fronte a un proiettile compresso e deformato dall'urto evidentemente contro ossa molto resistenti, come conferma il passo seguente:

Ajesh-brano1
ANNEX 4: Ajees Pinku Post-Mortem brano #1
La cartilagine della costola è stata trovata fratturata e frammentata e i seguenti organi trafitti in questo ordine..."

Anche le dimensioni della lacerazione dovuta all'ingresso del proiettile sono incompatibili col foro di ingresso lasciato da un proiettile calibro 5.56mm

Ferita lacerata penetrante di entrata 2,7x1,6 cm (27x16mm)

ANNEX 4 Conclusioni

Entrambe i proiettili hanno misure diverse da quelli che possono essere sparati dalle armi in dotazione ai militari italiani.
Nel primo caso (Jalestine) la cosa è di macroscopica evidenza.
Questo comporta che i due militari italiani non dovevano neanche essere arrestati, perchè le autopsie sono del giorno 16 febbraio successivo ai fatti, e bastava un semplice esame del calibro delle armi in dotazione fatto sulla nave per scagionarli.
Ma le autopsie restano nel cassetto e il 17/2/2012 il Dr. Nisha dell'FSL (Forensic Science Laboratoy) esegue un sopralluogo sul peschereccio St.Antony e recuperando i frammenti di due proiettili decide a occhio nudo (apprezzando i centesimi di millimetro) che questi frammenti sono calibro 5.56 mm (in ANNEX 8).
Sopralluogo St.Antony 17.03.12
Il sopralluogo a bordo del St.Antony (video Venad News)
E in base a questo il giorno 19/2/2012 i due militari italiani sono arrestati anzichè scagionati.
Ritroveremo questi due frammenti di proiettile nella analisi balistica (ANNEX 7) firmata dallo stesso Dr. Nisha, dove è scritto che "non si può dire" se questi frammenti provengono dai fucili sequestrati, e quindi che sono calibro 5,56 mm.
Conclusioni Esame Balistico
da ANNEX 7: le incerte conclusioni dell'esame balistico
Non è possibile una valutazione compiuta se i pezzi del rivestimento (ndr: il mantello del proiettile) frammentati viene sparato attraverso una qualsiasi delle armi da fuoco o canne di riserva coinvolte in questo caso o no

E infatti, come vedremo nell'analisi balistica, si tratta di frammenti un un caso del peso di 0,8 grammi, nell'altro caso del peso da 0,4 a 0,1 grammi.
Non si capisce come il Dr. Nisha il 17/2/2012 abbia potuto concludere che erano calibro 5.56mm, per giunta misurandoli col metro a nastro come si vede nei filmati.
Ancora una volta si deve rilevare che le indagini fin dal principio furono finalizzate a incolpare i militari italiani creando documenti apparentemente tecnici con le conclusioni campate in aria.
Il documento che scagionava da subito i militari italiani, le autopsie, è rimasto nel cassetto fino al 4 agosto 2015, e lo abbiamo solo per la correttezza giuridica del Tribunale del Mare di Amburgo.

ANNEX 48: Scena del Crimine: direzioni, velocità e distanze


In questo allegato chiamato "Position of the St.Antony and the MV Enrica Lexie at the moment of shooting" (Posizione del St.Antony e della MV Enrica Lexie al momento degli spari) con un disegno si indicano le posizioni dei due natanti al momento degli spari, quindi "fotografa" questa posizione al momento del fatto.
Il disegno appare come realizzato in CAD 2d (ma stampato su carta e poi riportato in copia cartacea).
(*) CAD - Computer Aided Design, disegno elettronico vettoriale assistito da computer.
L'Allegato 48
La tavola contenuta nell'Allegato nr. 48
Come si vede il disegno viene titolato "SCENA DEL CRIMINE" e riporta la Rosa dei Venti che permette di stimare le rispettive direzioni.
- Il St.Antony verso SUD
La Enrica Lexie verso Nord-Ovest (NW)
Si indica inoltre un raggio di 120 metri rispetto al punto di sparo (ala di plancia di dritta (destra) della Enrica Lexie).

Dichiarazioni sulle rispettive direzioni
Enrica Lexie
- Rapporto SSAS (in ANNEX A3). L'Allarme, lanciato al momento del fatto che indica una direzione "verso 331°" (nella presente trattazione la direzione verrà considerata a 330° per poter utilizzare disegni CAD precedentemente elaborati, la differenza è comunque ininfluente)
SSAS Message
ANNEX A3: Il messaggio automatico generato dal SSAS della Lexie

St.Antony

- Dichiarazione di Mr. Freddy Bosco alla Polizia il giorno dei fatto 15/2/2012 (vedi ANNEX 2) "Hence, we switched to the southern direction..."
- Dichiarazione dei pescatori durante una intervista a The Hindu del 17/2/2012 "Then they decided to go to another place some 40 nautical miles south".
Come si vede grazie alla Rosa dei Venti è possibile stimare con ottima approssimazione la direzione del St.Antony in 186° (dritto a sud sarebbe 180°, il St.Antony in questo disegno dirige appunto leggermente a Sud-Ovest (SW))

Elaborato1
ANNEX 48: Elaborato 1
E' anche possibile grazie alla presenza del settore di cerchio con la misura della distanza  rispetto al punto di fuoco (120 metri) stimare con buona approssimazione la distanza del St.Antony rispetto al punto di fuoco: 100 metri.
Interessante anche la stima della misura dell'angolo di impatto delle pallottole rispetto all'asse longitudinale del St.Antony: 30°, 37° circa.
Nel disegno le pallottole colpiscono il St.Antony sulla dritta (a destra) dove è possibile vedere questi danni in video e foto.
Nessun dubbio quindi che il St.Antony sia stato colpito sulla fiancata destra, come indica anche il disegno della "Scena del crimine"

Discussione

Lo scopo di questa trattazione è la verifica della compatibilità delle dichiarazioni di Bosco e successivamente dei pescatori superstiti con questo disegno in ANNEX 48 "Scena del crimine". E la verifica che la "direzione a SUD" dichiarata sia compatibile con i danni oggettivamente riscontrabili sul St.Antony.
Le testimonianze italiane (Latorre, Vitelli) sono univoche nel dichiarare che il natante poi oggetto dell'incidente fu avvistato dal radar "a proradritta" rispetto alla Lexie (Latorre) e diretto verso lo "starboard beam", il centro del lato destro della nave (Vitelli).
Vedere il documento "Analisi Cinematica" disponibile all'indirizzo:
http://www.seeninside.net/piracy/esposto6.pdf

Cinematica
ANNEX 48: Ricostruzione cinematica

Dalla ricostruzione cinematica appare evidente che:
- Anche ponendo il natante in avvicinamento sul lato sinistro di quella che viene considerata la fascia di "proradritta" con una velocità di 8 nodi (kts) e una direzione verso 186° esso non può arrivare sottobordo alla Enrica Lexie.
- Le due imbarcazioni si incrocerebbero a una distanza minima di circa 900 metri, mentre le varie testimonianze e il disegno inANNEX 48 indicano 50 metri dalla fiancata destra della Enrica Lexie
- L'angolo fra le rotte dei due natanti è ovviamente di 36°

Cinematica-animata
ANNEX 48: Ricostruzione cinematica animata
Ma ricavando altri dati dal disegno in ANNEX 48 appare evidente che:
- L'angolo fra le rotte viene considerato di circa 16°,completamente errato rispetto ai 36° che dovrebbero essere.
- L'angolo di rotta della Enrica Lexie rispetto al Nord vieneindicato in circa 10°, completamente diverso rispetto ai 30° che dovrebbero essere (ovvio, la Lexie va per 330°, a 360° (Nord) ci sono 30°).

Elaborato2
ANNEX 48: Elaborato 2
Il disegno in ANNEX 48 è completamente sbagliato e non puòrappresentare la "Scena del crimine" come viene millantato per di indicare a sprovveduti e/o impreparati la "colpevolezza italiana".

Riscontri

Riscontro1
ANNEX 48: Riscontro 1
Nel disegno CAD 3D il St.Antony è posto:
- A 100 metri dal punto di fuoco, come indicato nel disegno "Scena del crimine"
- A 50 metri dalla fiancata destra della Lexie come indicato dalle varie testimonianze e dal disegno "Scena del crimine"
- Con rotta di 186° come indicato nel disegno "Scena del crimine"

Riscontro-1-ingrand.
ANNEX 48: Ingrandimento di Riscontro 1
Dall'ingrandimento risulta evidente che con gli angoli giusti il St.Antony mostra il lato sinistro al punto di fuoco, mentre i colpi delle pallottole sono sul suo lato destro.
Guardando la scena dall'alto appare evidente che i colpi arriverebbero sul lato sinistro, dal lato opposto rispetto a dove sono indicati sul disegno "Scena del crimine" e dove sono visibili un video e fotografie.
Riscontro2
ANNEX 48: Riscontro 2
Conclusioni

Il disegno "Scena del crimine" in ANNEX 48 intitolato:

Position of the St.Antony and the MV Enrica Lexie at the moment of shooting.
(Posizione del St.Antony e della MV Enrica Lexie al momento degli spari)

è palesemente errato e quindi fuorviante proprio rispetto a quanto afferma perentoriamente: la "Scena del crimine" Persone sprovvedute, o con diversa preparazione professionale (ad esempio giornalisti, avvocati o giudici) possono aver creduto che questa "Scena del crimine" possa essere realistica.
Riscontro3
ANNEX 48: Riscontro 3: Sovrapponendo all'originale il suo riscontro l'artificio appare evidente
Il sottoscritto ritiene invece che l'estensore del disegno si sia limitato a mettere la direzione dei colpi rilevabili sul lato destro del peschereccio in coerenza con il punto di fuoco presunto senza minimamente cercare riscontri nelle testimonianze, nei dati ampiamente noti e nelle rotte conseguenti.

Riscontro4
ANNEX 48: Riscontro 4
Riscontro4-ingr.
ANNEX 48: Particolare da Riscontro 4
Riscontro-1-evid-linea-tiro
ANNEX 48: Riscontro 1, evidenziata la 'linea di tiro'
Naturalmente sarà sempre possibile modificare il "Castello di carte" alimentando il turbinio di posizioni, orari, giravolte testimonianze, ipotesi e congetture per alimentare una posizione pregiudizievole verso i due accusati di cui abbiamo verificabili elementi fin dal giorno successivo ai fatti.
Comunque il sottoscritto già a Maggio 2013 facendo le "Analisi delle posizioni" in CAD-3d era giunto alle conclusioni che se il St.Antony faceva rotta a SUD non poteva altro che esporre il lato sinistro al punto di fuoco, mentre i colpi li ha ricevuti sul lato destro.

Il documento è all'indirizzo:
http://www.seeninside.net/piracy/esposto4.pdf

Esaminando la pretesa "Scena del crimine" prospettata dalle autorità indiane al Tribunale di Amburgo la conclusione è sempre la stessa:
Al St.Antony non hanno sparato dalla Enrica Lexie.
(Tratto da: seeninside)

tramite: http://tentor-maurizio.blogspot.it

Forze dell'ordine: "«Pochi soldi». Scatta la rivolta degli agenti "

Sarà la rivolta delle forze dell’ordine. L’hanno annunciata ieri i sindacati autonomi (e non i confederali) di polizia, penitenziaria, forestale e vigili del fuoco, stanchi dei sei anni di blocco...


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Sarà la rivolta delle forze dell’ordine. L’hanno annunciata ieri i sindacati autonomi (e non i confederali) di polizia, penitenziaria, forestale e vigili del fuoco, stanchi dei sei anni di blocco degli aumenti contrattuali pagati 9 euro al mese. Un fermo dichiarato illegittimo pure dalla Corte costituzionale nella sentenza 178 del 2015. I sindacati chiedono 1.500 euro una tantum, per il periodo di "vacanza contrattuale" (2009-2015). E 100 euro al mese in più in busta paga. Domani alle 11 il raduno delle divise da ogni parte d’Italia «11 in piazza Montecitorio», annuncia il segretario del Sap, Gianni Tonelli. Lo stesso giorno in cui a Palazzo Chigi si parlerà del decreto di stabilità. «Se occuperemo altre piazze? Non lo so - continua - La gente attesa è tanta e alla fine sono anche turisti no». Il leader della Consap, Giorgio Innocenzi, elenca i numeri: «I nostri operatori sono i più sottopagati d’Europa, praticamente rischiano la povertà, suicidi causati dal disagio. Percepiscono 1.200 euro al mese - sciorina - I colleghi austriaci ne incassano 1.700, 2.174 in Germania, 2.478 in Belgio, 2.198 in Germania, 2.198 in Francia e 1.962 in Gran Bretagna». Rincara la dose il segretario del Sappe (Penitenziaria), Donato Capece: «Siamo stanchi e abbandonati. Per il personale non spendiamo ma lo Stato sinora ha dato 10 milioni ai detenuti "maltrattati" in celle sotto i tre metri di superficie». «Le forze dell’ordine sono vittime di cattivi investimenti», aggiunge Domenico Pianese, del Coisp (polizia). Gli dà ragione Antonio Brizzi (Conapo, vigili del fuoco): «Prima riduciamo le poltrone dei politici». L’eco è dei rappresentanti della Forestale: «Ci vogliono accorpare però sinora nessuno del governo ci ha ascoltati per sentire le nostre ragioni».

leggi anche: https://consaproma.wordpress.com/2015/10/14/contratto-polizia-67-euro-di-aumento-netto-al-mese-questo-il-trattamento-che-profilano-a-uomini-e-donne-della-sicurezza-la-consap-in-conferenza-stampa-siamo-la-polizia-meno-pagata-deuropa/

Fab. Dic.14 ottobre 2015
fonte: iltempo.it

Il veto dell’Italia lascia fuori l’India dal club dei missili




L’ India non entra nel club internazionale che controlla la tecnologia missilistica militare. L’Italia, che con Delhi ha in essere un duro contenzioso sulla vicenda dei due marò, ha posto il veto. In una riunione che si è tenuta a Rotterdam, i 34 Paesi membri dell’Mtcr — Missile Technology Control Regime — dovevano decidere nuovi ingressi in questo organismo, informale ma estremamente importante perché supervisiona gli sviluppi nel campo dei sistemi di lancio delle armi di distruzione di massa e perché è considerato un circolo al quale partecipano le Nazioni più responsabili sul piano della sicurezza internazionale. L’accesso avviene all’unanimità e durante la riunione plenaria Roma si è opposta ad aprire le porte all’India, nonostante le pressioni di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania.

L’argomentazione: chi vuole fare parte di un’organizzazione così rilevante deve mostrare di rispettare il diritto internazionale, in particolare in campo militare. Cosa che, secondo Roma, Delhi non sta facendo nel caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Per l’India l’entrata nell’Mtcr è un passaggio importante per essere considerata non solo una potenza nucleare ed economica ma anche un soggetto tanto affidabile da essere invitata nei club rilevanti che controllano la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
A inizio anno, gli Stati Uniti avevano promesso al primo ministro indiano Narendra Modi (foto) che le porte dell’Mtcr sarebbero state aperte. E hanno insistito perché si votasse la questione durante la riunione di Rotterdam, nonostante Roma sperasse che la discussione venisse spostato alla prossima primavera. A quel punto l’Italia ha votato contro: non per motivi strategici ma per ragioni strettamente legate alla vicenda dei due marò.

di Danilo Taino da  Il Corriere della Sera   del 12/10/15
tramite: http://www.analisidifesa.it - 14/10/2015

13/10/15

IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE - UN UOMO LASCIATO SOLO, TERRORIZZATO, CHE SI E' PIEGATO AL RICATTO





Nel titolo mi riferisco ad Umberto Vitelli, l'uomo al comando dell'Enrica Lexie in quell'ormai lontano 15 Febbraio 2012.
La figura del comandante Vitelli in questa vicenda ha per me da sempre rappresentato una piccola tragedia, nel suo specifico molto umana, all'interno della ben più grande tragedia del sequestro di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
Per rispetto avevo quindi, fino a questo momento, evitato di metterla a fuoco.
A seguito però della diffusione dei documenti depositati presso il Tribunale di Amburgo e di alcune analisi apparse di recente a mio avviso del tutto fuorvianti, ritengo ora necessario fare un po' di chiarezza anche su questo specifico aspetto.
Se infatti si prendesse per buono, senza la necessaria contestualizzazione, quanto scritto nel 'Registro del Comandante dell'Enrica Lexie' e nella 'Deposizione' resa alle autorità indiane dallo stesso Vitelli, vi sarebbero evidenti contraddizioni con la ricostruzione dell'innocenza da sempre proposta non solo su questa mia pagina, ma anche nel libro 'Il Segreto dei Marò' di recente pubblicato da Toni Capuozzo.
Come ho scritto più e più volte in passato, l'unico punto di partenza possibile per chi voglia provare a decifrare quanto è davvero successo in India nel corso di questa storia è quello di capire una buona volta che tutte le indagini condotte dalle autorità del Kerala sono state completamente manipolate.
Sono state manipolate dalla polizia e dalla guardia costiera indiana fin dal 16 febbraio 2012 su preciso input politico del primo ministro del Kerala, Chandy, e dell'allora ministro della Difesa indiano, Antony, in modo tale da poter fare apparire come colpevoli della morte dei pescatori i due marò italiani.
In questo contesto la manipolazione del 'Registro del Comandante dell'Enrica Lexie' e l'ottenimento di una 'Deposizione' da parte del comandante Vitelli compatibile con il castello di carte false che gli indiani stavano creando hanno rappresentato per gli inquirenti indiani due passaggi assolutamente necessari per provare a mettere l'intera indagine 'taroccata' in una botte di ferro.
Chi avesse letto i giornali indiani nelle due settimane immediatamente successive a quel 15 Febbraio 2012, nel pieno del processo mediatico che, nell'assoluta assenza di qualsiasi voce italiana, certa politica e certa stampa indiana stavano imbastendo contro 'gli italiani dal grilletto facile assassini di pescatori', si sarebbe reso conto che, data già per acquisita la colpevolezza degli indagati, uno dei punti più accesi di dibattito era se della morte dei pescatori dovessero rispondere i militari a guardia della nave, il comandante della nave stessa o entrambi.
In tale situazione per gli inquirenti indiani è stato relativemente facile ottenere da Umberto Vitelli ciò di cui avevano bisogno. Come? Semplicemente terrorizzando lo stesso Vitelli facendogli chiaramente intendere che nelle prigioni indiane o vi sarebbero finiti o i due fucilieri di marina o, senza una sua collaborazione, vi sarebbe finito proprio lui.
Non potendo gli inquirenti indiani più rivolgere la loro attenzione verso chi aveva effettivamente partecipato alla sparatoria in cui morirono i pescatori (la nave greca Olympic Flair che aveva lasciato le acque indiane subito dopo l'incidente), questi avevano infatti l'assoluta necessità, al fine di dare in pasto all'opinione pubblica indiana comunque dei colpevoli, di costruire a tavolino le prove contro i due fucilieri di marina.
Come ho più volte spiegato, lo hanno fatto 'imboccando' le testimonianze dei pescatori sopravvissuti, lo hanno fatto 'taroccando' la perizia balistica e lo hanno fatto 'reinventandosi' completamente gli orari di quanto avvenuto.
Per quanto riguarda la 'reinvenzione' degli orari avevano bisogno che Umberto Vitelli reggesse il loro gioco. Il prezzo della sua cooperazione sarebbe stata la sua libertà. Se invece Vitelli avesse rifiutato di cooperare sarebbe finito dritto filato nelle carceri indiani, senza neppure godere del 'beneficio' della cella separata come è poi avvenuto per i due marò.
Il reato che avrebbe potuto portarlo nelle carceri indiani Vitelli l'aveva infatti già commesso e per questa ragione gli indiani lo tenevano in pugno. Vitelli era entrato nella acque della Zona Economica Esclusiva indiana con armamenti non consentiti dalle leggi indiane senza denunciarli e senza ottenere quindi l'autorizzazione necessaria. Reato non di poco conto in un Paese come l'India spesso vittima di atti di terrorismo.
Da parte italiana non vi era nessuno a Kochi a sostenere e rassicurare il povero e tremebondo Vitelli.
In quelle due settimane decisive l'ambasciatore italiano in India Giacomo Sanfelice di Monteforte non si prese neppure il disturbo di muoversi dall'ambasciata di Delhi.
L'intero equipaggio delle Lexie ricevette 'assistenza' solo da una delegazione costituita da funzionari dell'ambasciata di rango inferiore del tutto impreparata ed impotente per fare fronte alle aggressive azioni indiane. Un'assistenza finalizzata alla resa incondizionata.
Giorgio Napolitano, Mario Monti, Giulio Terzi di Sant'Agata, Giampaolo Di Paola e Staffan De Mistura avevano come primario obiettivo quello di salvaguardare ad ogni costo le relazioni con l'India, lasciando così carta bianca a Chandy, Antony ed agli inquirenti indiani. La loro decisione fu quella di confidare nella benevolenza indiana (in realtà mettendo così fuorigioco chi in India era pronto a sostenere le ragioni italiane), ma in ogni caso nel perseguimento del loro obiettivo primario decisero che l'intero equipaggio della Lexie fosse spendibile.
Vitelli, sicuramente non un eroe, lasciato solo, ha accettato di chiudere gli occhi e non contraddire quello che gli indiani avrebbero messo nero su bianco pur sapendo che era falso. L'aut aut per lui era terribile: o accettava di lasciare incastrare i due marò o sarebbe stato sbattuto in galera lui. E lui ha scelto di salvarsi la pelle lasciando che nelle prigioni indiane vi finissero i due soldati innocenti.
Non analizzerò nello specifico qui quanto scritto nel 'Registro del Comandante dell'Enrica Lexie' e nella 'Deposizione' di Umberto Vitelli per non annoiare chi legge con troppi dettagli.
In realtà in nessuno dei due documenti vi è alcunché di veramente nuovo rispetto a quanto già ampiamente fatto uscire sui media durante quel processo mediatico che ha avuto tutte le caratteristiche di un processo alle streghe di stampo medievale.
Basti dire che il 'Registro del Comandante' (che non si sa se scritto personalmente da Vitelli o da qualche membro dell'equipaggio della Lexie costituito in buona parte da personale indiano) è pieno di inesattezze e falsità facilmente contestabili.
Per quanto riguarda la 'Deposizione' di Umberto Vitelli questa è stata resa talmente generica da far sì che la fattispecie di false dichiarazioni non sia riscontrabile nella 'letteralità' del testo, ma solo nella sostanza del messaggio che lascia intendere.
In conclusione, i documenti 'Registro del Comandante dell'Enrica Lexie' e 'Deposizione' di Umberto Vitelli avrebbero dovuto dare sostegno al castello di carte e di menzogne costruite dagli investigatori indiani che insieme a Capuozzo e Di Stefano ho già smascherato da tempo.
Castello di carte e di menzogne che, malgrado i depistaggi sia indiani che italiani, siamo riusciti a fare crollare ormai due anni e mezzo fa grazie ad un proiettile di troppo (quello calibro 7,62), grazie ad un'intervista di troppo (quella in cui Freddy Bosco dice che l'incidente è avvenuto alle 'ompathu irupathu', cioè alle 21.20) e grazie soprattutto ai tre messaggi di troppo che l'Enrica Lexie ha scambiato con la guardia Costiera indiana e con la propria società armatrice (alle 19.16, alle 21,36 ed alle 21,47) e che ci consentono di dire che anche i documenti sopra richiamati sono stati predisposti con l'unico intento di incolpare Salvatore Girone e Massimiliano Latorre di un delitto mai commesso.


Stefano Tronconi
13 Ottobre 2015
fonte: https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?fref=ts