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27/03/15

IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE - LA VERITA' DEVE ESSERE RESA ESPLICITA






I politici italiani continuano colpevolmente a far finta di ignorare tutto quello che è stato sbagliato (da loro 'in primis') in questa vicenda. Si rifiutano di riconoscere la verità. Rifiutano di affrontare la realtà e così facendo hanno prolungato per oltre tre anni e continuano a prolungare il sequestro dei fucilieri di marina.
E' necessario che una forza politica (non mi interessa quale), anche un solo parlamentare per bene, pur consapevole delle difficoltà in cui gli errori di questi tre anni hanno condotto la vicenda Marò e della delicatezza che oggi questa richiede nella gestione, si ispiri all'unico principio etico che dovrebbe governare la vita politica: cioè che la verità deve essere resa esplicita.
I MARO' SONO INNOCENTI E LA LORO INNOCENZA DEVE ESSERE RESA ESPLICITA ALL'OPINIONE PUBBLICA.
Non è più tempo di nascondersi dietro richieste di arbitrato internazionale, richieste di cambio di giurisdizione, richieste di rientro per motivi umanitari. Da sempre, per come si è sviluppata la 'narrazione' del caso, queste sono solo richieste ipocrite, cortine fumogene. Perché sono richieste che si scontrano contro la percezione di colpevolezza che si è lasciata colpevolmente maturare nell'opinione pubblica indiana (e non solo) nella speranza di nascondere responsabilità di livello ben più alto.
Matteo Renzi ed il suo governo si sono clamorosamente incartati nel tentativo di coprire le menzogne ereditate dai governi che l'hanno preceduto. Menzogne portate in dote da politici del PD ed alti burocrati che hanno mantenuto funzioni di governo o a cui il governo ha continuato a fare riferimento.
Le opposizioni tutte finora non hanno saputo fare altro che produrre qualche selfie con il fiocco giallo, indossare qualche felpa di solidarietà e più in generale buttarla in 'caciara' coniando qualche facile slogan da stadio (a cui ovviamente la tifoseria avversaria, ben più numerosa visti i rapporti tra popolazione italiana ed indiana, risponde con altrettanti slogan da stadio).
Eppure se un solo partito politico, se un solo parlamentare determinato, se qualche televisione o qualche giornale desse veramente lo spazio necessario alle prove dell'innocenza che abbiamo diffuso fin dal Giugno 2013, l'India la vicenda dovrebbe correre a chiuderla e con tante scuse (scuse ai due Marò, non certo all'Italia).
Per chi ha voglia di leggere ripropongo di seguito (adattandolo e sintetizzandolo anche se rimane di lunga lettura) l'ultimo dei tanti confronti che ho avuto con una persona 'colpevolista' in buona fede. Al termine del nostro confronto il 'Colpevolista' è uscito sicuramente assai meno convinto del fatto che siano stati i marò a causare la morte dei pescatori indiani. Il vero problema resta però che un confronto di questo tipo, basato esclusivamente sui contenuti, non sia stato finora possibile averlo pubblicamente.
E' necessario entrare nel merito e spiegare come sono andate davvero le cose alle tante persone in buona fede rimaste vittime di una campagna mediatica manipolata per riportare a casa Salvatore e Massimiliano con il loro onore. Ma è necessario che qualcuno a livello istituzionale questo spazio lo offra.
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APPENDICE - LA DISCUSSIONE CON UN 'COLPEVOLISTA' CHE DOVREBBE TROVARE SPAZIO A LIVELLO POLITICO E SUI GRANDI ORGANI DI INFORMAZIONE

Copevolista: se i Marò rimangono in India è proprio perché sono colpevoli di omicidio colposo (https://www.youtube.com/watch?v=VqmI1nkT7kA) (nota: il video linkato è quello prodotto da Diego Abbo a sostegno della cosiddetta 'teoria dello spiattellamento')

Risposta: i tuoi commenti saranno i benvenuti quando, anziché limitarti a copiare link non tuoi, vorrai commentare con argomenti ( e, se sarai capace, smentire) le prove a supporto dell'innocenza dei marò. Eccotene una sintesi (https://www.youtube.com/watch?v=HpopTBBV2q0) (nota: il video linkato è quello che ho prodotto insieme a Claudio Alibrandi disponibile in inglese ed italiano). Per tua informazione, mi risulta che la posizione di Diego Abbo sia che, o l'Enrica Lexie ed il St. Antony non si sono mai incontrati (come sostengo io) o che, nel caso si fossero incontrati, la dinamica di quanto successo sarebbe quella da lui ricostruita. Come vedi, ne hai tante di cose su cui varrebbe la pena che ti informassi prima di 'linkare' e parlare a vanvera di omicidio colposo. Se, quando l'avrai fatto, vorrai discuterne sarai il benvenuto anche su questa pagina.

Colpevolista: del video che mi hai postato ho guardato fino alla seconda scena, quando si legge tra i nomi quello di Luigi Di Stefano, a quel ponto ho spento. Fin'ora di prove a supporto della tesi innocentista sicure ne ho visto poche, tutte notizie travisate e non supportate da documenti ufficiali. ad esempio la mail che pochi giorni fa è stata spacciata come nuova, era conosciuta almeno da meta del 2012, e l'intervista al comandante del St Antony è stata fatta appena questo era sbarcato con due suoi amici e dipendenti morti si può supporre che non fosse completamente lucido, infatti negli interrogatori dichiara cose differenti.

Risposta: se sei una persona che cerca di informarsi ti invito a guardare il video oltre la 'seconda scena'. Quello di Luigi Di Stefano è solo uno di tre nomi. Personalmente io di Luigi posso non condividere complessivamente le idee politiche, ma ne ho apprezzato la competenza tecnica. Abbiamo lavorato in un modo assolutamente indipendente l'uno dall'altro anche se alla fine le sinergie sono state inevitabili. Idem per Toni Capuozzo che ha probabilmente idee politiche ancora diverse sia dalle mie che da quelle di Luigi. Qui parliamo di una vicenda ben precisa e non se ci piace o meno una persona. E naturalmente non sono certo io la persona titolata a parlare di luigi Di Stefano. Ripeto, se tu sei una persona che cerca veramente d'informarsi sulla vicenda marò guardati con attenzione il video (ovviamente è solo una sintesi), studiati le prove dell'innocenza e poi, se le ritieni campate in aria, discutiamone pure. Tutto il resto è aria fritta!

Colpevolista: bene, ho guardato il video ma non diceva altro che l'Olympic Flair è stata attaccata alle 21 e 30 ma i giornali sapevano della morte dei due pescatori già alle 20 quindi la tesi della nave greca non regge e del calibro idem visto che anche i carabinieri hanno detto che i proiettili in mano agli indiani sono compatibili con le armi di due fucilieri presenti sulla Enrica Lexie.
(http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=16021) (nota: l'articolo linkato è quello delle tesi colpevoliste di Matteo Miavaldi)

Risposta: il link di Wu Ming è ben precedente alla conclusione della nostra indagine che ha acquisito ben più corposi elementi di quelli pubblicati inizialmente da Miavaldi. Risulta quindi del tutto datato. Nel video che ti ho linkato io non ritrovi solo il documento Olympic Flair, ma, tra le altre cose, puoi facilmente vedere il documento chiave con cui la Guardia Costiera chiede per la prima volta alla Lexie di rientrare a Kochi alle 4.06 p.m. ora di Greenwich (21.36 ora indiana) rendendo così evidente che tutta la ricostruzione della caccia alla Lexie partita alle 19.00 fatta dalla Guardia Costiera, pubblicata dai media indiani e ripresa da Wu Ming è solo un clamoroso falso. Così come è una patacca pazzesca il supposto articolo del Times of India con orario artatamente modificato alle 20.00. Quando Miavaldi mandò a me e Capuozzo il link del Times India a cui ti riferisci non abbiamo potuto fare altro che sorridere da quanto sono stati pasticcioni gli indiani nella manipolazione dei documenti ed ingenui gli italiani che se li sono bevuti. Infatti il primo commento dei lettori all'articolo 'breaking news' del Times of india era quello di un certo Alwyn pubblicato alle 23.36. Sai quanti commenti apparirebbero in tempo reale sul Times of India a commento di una breaking news pubblicata alle 20.00? Centinaia perché i commenti non vengono moderati!! Il link a cui fai riferimento è quindi una patacca colossale. Il primo comunicato stampa emesso dalla Guardia Costiera indiana sull'incidente che loro hanno erroneamente associato alla Lexie è stato emesso intorno alle 22.00. Tale comunicato è stato immediatamente ripreso come di consuetudine dalla Press Trust of India (l'ANSA locale) prima di arrivare ad essere ripresa con veri e propri articoli dalle redazioni dei diversi giornali indiani solo a partire dalle 23.00.

Colpevolista: e del fatto che l'Olympic Flair era vicino a Kochi e di conseguenza anche il St Antony doveva essere li e invece di andare al porto più vicino con due feriti si è fatto circa 125 km per raggiungere Kollam a me pare molto strano, inoltre De Mistura ha dichiarato "fu un tragico errore".

Risposta: La posizione dell'Olympic Flair non è conosciuta da nessuno con precisione perché la nave si muoveva con il radar spento. L'unica informazione disponibile è quella comunicata dalla stessa Olympic Flair nel report dell'attacco pirata, cioè 'APPROSSIMATIVAMENTE 12 Miglia Sud-ovest di Kochi' (trovi copia del report nel video). Nelle sue prime dichiarazioni Freddy Bosco parla di incidente avvenuto intorno alle 21.20 ben all'interno delle acque territoriali indiane (cioè entro le 12 miglia). E' evidente che l'Olympic Flair nel report potesse solo riportare un luogo dell'attacco al di fuori delle acque territoriali indiane pena l'accusa di aver aperto il fuoco all'interno della giurisdizione indiana con successivo incidente diplomatico. Da qui l'indicazione vaga e generica delle 'approssimative 12 miglia a sud-ovest di Kochi': l'unica possibile per dare un'idea dell'area dove i fatti si erano effettivamente svolti e al tempo stesso spostare l'incidente in area che non mettesse nei guai l'Olympic Flair. Se questa spiegazione è coerente con i dati raccolti (report Olympic Flair, prime dichiarazioni di Freddy Bosco, attivazione della Guardia Costiera solo a partire dalle 21.36), l'ipotesi Enrica Lexie invece non sta in piedi proprio perché dal luogo dell'incidente dichiarato dalla Lexie tra le 16.00 e le 17.00 il St. Antony non avrebbe potuto impiegare più di 4 ore a rientrare a Neendakara. Poiché il St. Antony è invece rientrato alle 11.00 (secondo alcuni report poco prima, secondo altri poco dopo) cosa avrebbe fatto Freddy Bosco nelle 3 ore di buco? Una crociera con cadaveri a bordo? Per quanto riguarda De Mistura apriremmo un capitolo pietoso ..... le sue affermazioni fatte senza riscontri oggettivi non sono state altro che il tentativo (suo ed in generale del governo italiano) di ingraziarsi le autorità indiane per uscire dalla vicenda con un qualsiasi accordo dalla porta di servizio. L'Italietta che fa ridere il mondo (nella sua versione migliore, o peggiore a seconda della prospettiva).

Colpevolista: quello che non capisco è, per quale motivo gli indiani dovrebbero "incastrare" gli italiani? Poi comunque c'è un altro problema di base, cosa ci fanno i militari su navi civili? In questo modo sono autorizzati dallo stato e dalla marina a comportarsi come mercenari. Sarebbe meglio se questi lavori li facessero imprese private.

Risposta: per quanto riguarda i motivi che hanno spinto gli indiani (ovviamente alcuni indiani) ad incastrare gli italiani ti invito a leggere in prima battuta un mio post di qualche tempo fa che trovi su questa pagina (https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79/posts/485313678273644). Dopodiché ovviamente ogni tua domanda sarà benvenuta. Per quanto riguarda l'altro problema che sollevi (militari su navi civili) è ovviamente un tema degno di ogni approfondimento, ma completamente separato dal fatto che due uomini completamente innocenti, che nulla hanno a che fare con quanto loro falsamente addebitato, siano a tutti gli effetti sequestrati da oltre 3 anni (che uno di loro sia ora in Italia per curarsi cambia poco ...).

Colpevolista: Però pare che in India, durante la campagna elettorale, nessuno abbia mai parlato dei fucilieri. Dico "pare" perchè non sono riuscito a trovare nulla che confermi o smentisca questo e di conseguenza confermi o smentisca la tua tesi. Se tu hai qualche link a giornali che dimostri la veridicita della tua tesi mandamelo.

Risposta: parlo dell'elezione suplettiva per un solo seggio vacante (ma assolutamente decisivo) del Kerala del 2012, poche settimane dopo l'incidente mai avvenuto della Lexie, quando il primo ministro Chandy sui marò italiani faceva una dichiarazione al giorno e le rappresentanze dei pescatori erano in piazza a manifestare a giorni alterni. A mò di campione ti linko questo articolo (http://archive.indianexpress.com/…/italian-suspects…/913866/). Concentrati sull'ultimo paragrafo che riporta le dichiarazioni di Chandy. Tieni presente che l''inchiesta non era ancora ufficialmente partita. Neppure nello Zimbabwe di Mugabe o nella Corea del Nord un primo ministro si permette di anticipare in questo modo i risultati delle indagini. Chandy aveva bisogno che le cose si muovessero in una certa direzione e così è stato!

Colpevolista: devo dire che una dichiarazione del genere mette qualche dubbio ma é anche vero che una frase estrapolata dal suo contesto può venir letta in maniera molto differente dal reale significato che avrebbe avuto se lettta nel discorso completo, e ne abbiamo avuto tantissimi esempi anche in Italia di come giornali di parte abbiano modificato il senso di frasi estrapolandole dal loro contesto. non mi riferisco ad articoli sui fucilieri ma il mio è un discorso in generale. Di certo, però, una frase del genere qualche dubbio lo mette, ma per poter giudicare bisognerebbe leggere il discorso completo. Voglio farti presente che non é che voglio contraddire tutto solo per essere contro i marinai a tutti i costi ma per poter avere le idee chiare devi aver più notizie possibile, se no sarebbe come cercare la verità leggendo solo il giornale "Libero" che essendo di parte chiaramente cerca di spostare l'opinione pubblica verso la propria tesi.

Risposta: Roberto, in questo caso è proprio il contesto in Kerala di quelle settimane del 2012 quando fu messa in moto la macchina per costruire in modo spregiudicato le false accuse contro i marò che permette di comprendere a pieno le frasi di Chandy (tra l'altro io ho due buoni amici in Kerala che mi hanno aiutato proprio a decifrare l'evolversi del contesto giorno dopo giorno). Quelle frasi, che in un sistema di diritto farebbero saltare chiunque sulla sedia, Chandy le ha pronunciate proprio perché aveva bisogno di esporsi sul caso in chiave elettorale. Altrimenti qualsiasi primo ministro avrebbe semplicemente dichiarato che stava agli investigatori fare il proprio lavoro prima di esporsi politicamente sul caso. Comunque, io ho cercato di spiegarti perché io ed altri abbiamo certezza dell'innocenza dei marò. Ed è questa innocenza che ha causato l'indecente ed insopportabile (oltre tre anni) impasse nel caso. La politica corrotta tanto indiana che italiana si era infatti spinta troppo avanti nelle manipolazioni sicura di poter gestire la vicenda in base ai propri interessi e sulla testa di due signor nessuno. Poi gli utili idioti di Wu Ming e del mondo dell'informazione in generale (tanto a destra che a sinistra) hanno fatto il resto trasformando un caso di giustizia vs. ingiustizia che riguarda due uomini in un caso politico che riguarda due Paesi. Ora è difficilissimo per tutti tornare indietro e sai quante teste dovrebbero saltare ........

20 Marzo 2015
Stefano Tronconi

fonte: https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79/posts/514685172003161

25/03/15

ARDEA / TOR SAN LORENZO '' Sfiorata la tragedia, un auto sfonda la recinzione di una villa Fermati i tre rom a bordo dell'auto ''




Quella del "Lido delle  Salzare" è una vergognosa vicenda che va avanti da più di un ventennio. Contornata da crimini, denunce e contenziosi, ha condannato, e tuttora condanna,  centinaia di cittadini a vivere in un clima di insicurezza e di paura, in particolare quelli che vivono nelle immediate vicinanze del Complesso residenziale, e non solo, e ha gettato nel degrado più assoluto un'area che poteva rappresentare una notevole risorsa dal punto di vista turistico, avendo come beneficiari lo stesso Comune e i cittadini di Ardea, considerato anche il confinate sito  archeologico: Castrum Inui.   http://it.wikipedia.org/wiki/Castrum_Inui
Una gestione più accorta da parte delle Istituzioni avrebbe potuto evitare questo disastro,  ma è mancata un'azione di controllo e di intelligence capace di prevedere - non era difficile intuirlo - quanto sarebbe potuto accadere, e di adottare le opportune contromisure.
Un ventennio  teatro di una infinita serie di atti criminosi, disordini, spaccio di droga, smontaggio di auto rubate, sparatorie, e altro .... per rendersene conto basta cliccare "Lido delle Salzare" sui più noti motori di ricerca.
l'amministrazione comunale avrebbe potuto “riscattarsi” quando ebbe l'affido in custodia degli immobili ed  in seguito l'acquisizione,  far prevalere lo stato di diritto, ma così non è stato.
Un intervento che sani questa inaccettabile situazione non è più rinviabile, gli organi preposti si decidano finalmente a farlo ............ ORA !!


e.emme


Notizie Ardea - Il Faro on line

Via Litoranea altezza Via di Tassi e il complesso immobiliare delle Salsare, qui questa mattina una un'autovettura Opel  corsa si è schiantata a forte velocità contro un solido muro di cinta demolendolo per oltre cinque metri. L'auto con a bordo tre rom di cui una donna, dopo aver perso il controllo ha attraversato la corsia opposta ed ha urtato la recinzione di una villa, i cui proprietari, avvertiti dai vicini sono giunti sul posto per constatare i danni.
Fortunatamente  in quel momento malgrado fossero le 10.30, non transitavano altre automobili e nel giardino non c’era nessuno altrimenti ora si piangevano diversi morti.
Sul posto fulminei i carabinieri della stazione di Tor San Lorenzo  che coordinati dal loro comandante il luogotenente Antonio Leggiero hanno dopo un breve pattugliamento della zona raggiunto e condotti in caserma i fuggitivi.

L'auto con targa francese, senza documenti e senza assicurazione non risulta rubata, [non è la sola, anche in pessimo stato, ma continuano a circolare ... perchè ??] il conducente  ha dichiarato di averla comprata e di essere in attesa dei documenti. Intanto i carabinieri stanno cercando di capire non solo la dinamica ma anche il perché si sono dati alla fuga.  Gli accertamenti a tutto campo che stanno svolgendo i militi, dovranno anche accertare se eventualmente scappavano da qualcuno o inseguivano qualcuno. I tre Rom abitano nel complesso "D" delle Salsare, palazzina che già doveva essere demolita come da sentenza passata ingiudicato del Consiglio di Stato. Demolizione che poteva e doveva essere effettuata come ha denunciato ai carabinieri del N.o.e. il consigliere comunale  di maggioranza Luca Fanco capogruppo della lista civica "Libertà e Legalità - Eufemi per Ardea".

Insieme alla demolizione dei  complessi "B" e "C" i cui costi sono stati di cinquecentomila euro per demolire con mezzo meccanico in una giornata i due plessi, lasciando tra l'altro in loco quasi o tutti i materiali di risulta oltre a non aver in toto demolito i solai degli scantinati.  Fanco, che per chiedere il rispetto della sentenza di demolizione dei plessi del comprensorio delle Salsare, subì anche lettere minatorie, ritiene che la numerosa presenza alla demolizione dei plessi "B" e "C" del battaglione carabinieri e polizia di Stato,  sarebbe bastato a risparmiare gli oltre ottantamila euro  di fattura emessa da una società privata di vigilanza armata per presidiare per la prima volta  insieme ai carabinieri una demolizione.       

Luigi Centore - 22-03-2015
fonte: http://www.ilfaroonline.it


CORRELATI:

 
1 - REPUBBLICA ITALIANA
     IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
    (Sezione Seconda Bis)
    N. 03065/2012 REG.PROV.COLL. N. 12017/2005 REG.RIC.
    N. 12017/2005 REG.RIC. 

    DEPOSITATA IN SEGRETERIA
    Il 30/03/2012
    IL SEGRETARIO
    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


===== 

2 - Impugnazione di atti  amministrativi che si fondino su una pluralità di ragioni. Riproposizione  in   appello delle domande e delle eccezioni dichiarate assorbite o non esaminate nella sentenza di primo grado. Ritualità della notificazione degli atti amministrativi. Oggettiva incompatibilità tra un'area su cui esistono usi civici e l’impiego di tale area in modo esclusivo al fine installarvi manufatti edilizi. Legittimità dell'ordine di demolizione di abuso edilizio che sia notificato al responsabile dell'abuso e non anche al proprietario dell'area.
 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO 


( DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 28/06/2013 - ''Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186 ''
  IL SEGRETARIO )



Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente

DECISIONE: http://www.studiolegaletrapani.it/sentenza.php?id=5391



 

24/03/15

L’altalena Libia tra frottole giornalistiche e fantasie della politica parlante


I bombardamenti del generale Haftar che minacciano l'accordo. L'interferenza estera in Libia non solo Isis

L’ultima notizia ci dice di un possibile un governo di unità nazionale entro la settimana in Libia. Lo afferma il mediatore Onu a Bruxelles. Stessa agenzia stampa ma dal campo, ‘battaglia finale per la conquista di Tripoli. Militari alla periferia. E l’appello niente vendette’. Fessi noi o loro?
La versione ‘bruxellese’, quindi disinfettata e astratta: “Le cose progrediscono bene e c’è una possibilità di formare un governo di unità nazionale entro la fine della settimana”. Lo afferma il mediatore dell’Onu per la Libia, Bernardino Leon, arrivando all’incontro con i sindaci delle città libiche organizzato a Bruxelles da chi si dovrebbe occupare di politica estera. “Questo incontro dà l’opportunità di mostrare ai libici che ci possono essere benefici anche prima di un accordo finale”, dice Leon aggiungendo che “Tra Misurata e Zintan è già cominciato lo scambio di prigionieri”.

bombing Tripoli esplosione sito

Finalmente qualche notizia che rincuora, soprattutto noi italiani che avevamo subito dovuto subire inconsulte voglie militari: “In Libia -sostiene Federica Mogherini con uno sgarbo personale alla ex collega ministra Roberta Pinotti – non c’è nessuna opzione militare’. Poi le solite inutili ovvietà. Tipo, ‘O la Libia riparte ed è in grado di affrontare unita la sfida della sicurezza e del terrorismo, o non resta così: andrà peggio’. Considerazione alla Catalano, ma ciò è tutto quanto offre la politica estera a rimorchio della Unione europea. Che ai sindaci libici dona ‘caramelle’ e tre milioni di euro.

Dalla commedia alla tragedia dalla parti di Tripoli. Questa volta le frottole e gli inganni vengono sparati. Imminente presa di Tripoli da parte dell’esercito di Tobruk, raid aerei e movimenti di truppe che minacciano il negoziato Onu per la soluzione della crisi libica. Ma, attenti al ‘ma’, su tutte le parti libiche in conflitto incombe la minaccia dell’Isis che vuol (vorrebbe) trasformare Sirte ‘in un inferno come Falluja’. Pensare che la giornata (ieri) si era aperta con l’annuncio dello Stato maggiore libico secondo il quale ‘la liberazione della capitale sarebbe avvenuta nelle prossime ore’.

L’inventarsi vittoria inesistenti non è solo della politica ma anche dei generali buffoni. Per capirci qualcosa occorre mettere a confronto le fonti per cercare la più credibile: ‘Abbiamo visto una serie di dichiarazioni che arrivano da personalità in Libia che, assieme ad alcuni movimenti militari sul terreno, rappresentano una seria minaccia che condizionerà il dialogo negoziale in corso’, aveva avvertito la sera prima l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Leon mettendo in guardia da un vero attacco a Tripoli: ‘Se c’è una grande operazione (se non sono balle), ci sarà un impatto sul dialogo’.

A consigliare un accordo nella guerra tra i due governi e i due parlamenti libici, è il pericolo dagli affiliati locali allo Stato islamico che controllano Derna e da oltre un mese parte della città natale di Muammar Gheddafi, Sirte. Ovviamente anche in questo caso esistono versioni catastrofiste e altre verità meno allarmistiche. Gli ‘interventisti’ insistono col Califfato già sulla sponde mediterranee, pronto a sbarcare a Lampedusa. La propaganda jihadista aiuto, e i catastrofisti di casa rilanciano: ‘Misurata sarà la nostra Mosul’, prevede un video prospettando una conquista della terza città libica.

Il ministro degli esteri italiani, tornato pacifista, e ribadisce l’ovvio e l’inutile. Viva l’accordo tra i belligeranti. Contatti continui con Leon. ‘Pronto Bernardino, sono Paolo, come va?’ ‘E lasciami lavorare, cavolo!’. Oltre ‘parlo quindi esisto’, pare ci sia anche qualche cosa di serio: la definizione del nuovo governo di unità nazionale con un’intesa sulla lista dei nomi, ultima stazione di una road map condizionata al cessate il fuoco, e, nelle parole di Leon, dall’avvio di una stagione di unità politica. Perché la vera minaccia alla stabilità del Paese arriva dallo Stato islamico, nemico di tutti’.

Bombing Tripoli salva

Ma non sono soltanto quelli dell’Isis a volere il fallimento delle trattative. Risulta evidente che nella variegata composizione delle forze di Tobruk, dove si riunisce l’unico Parlamento riconosciuto dalla comunità internazionale, c’è chi teme che in caso di successo del dialogo in corso in Marocco possa perdere potere in una Libia con un governo unitario. E’ il sospetto per i bombardamenti delle forze armate di Khalifa Haftar, il ‘generalissimo’ libico forte del sostegno di alcune capitali arabe nemiche dichiarate dei Fratelli Musulmani. In realtà l’interferenza estera in Libia non è soltanto quella di Isis.

Ennio Remondino - 24 marzo 2015
fonte: http://www.remocontro.it

Lettera a Dolce e Gabbana da sei figli cresciuti da coppie gay: «Grazie per il vostro coraggio»

 

Lettera a Dolce e Gabbana da sei figli cresciuti

da coppie gay: «Grazie per il vostro coraggio»

 

marzo 16, 2015 --  Heather Barwick - Rivka Edelman - Katy Faust - Robert Oscar Lopez - Denise Shick - Dawn Stefanowicz
 
«Vogliamo lodare il vostro coraggio e ringraziarvi per l’ispirazione che siete. Ma vi imploriamo anche di non arrendervi quando la reazione crescerà d’intensità»
famiglia-arcobaleno-shutterstock_227021455 


Cari Dolce e Gabbana,

Saluti dagli Stati Uniti. I sei firmatari di questa lettera sono stati tutti cresciuti da genitori gay o lesbiche.
Cinque di noi sono donne e uno è un uomo bisessuale, che hanno tutti cresciuto i loro figli con partner del sesso opposto. Vogliamo ringraziarvi per aver dato voce a quanto abbiamo appreso dall’esperienza: ogni essere umano ha una mamma e un papà ed eliminare uno dei due dalla vita di un bambino significa privarlo della dignità, dell’umanità e dell’uguaglianza.

Sappiamo che i genitori gay possono essere amorevoli, dal momento che li abbiamo e ci hanno amati. Tuttavia, noi tutti abbiamo fatto esperienza diretta del duro contraccolpo che segue quando la visione dominante dei genitori gay, come universalmente positiva, viene messa in discussione. Sappiamo che sarete sottoposti a una pressione tremenda, specialmente ora che sia l’Italia sia gli Stati Uniti stanno cominciando a spingere affinché gli interessi per la difesa dei nostri diritti ad avere una madre e un padre siano censurati, al fine di soddisfare una potente lobby gay.

Nessuno riceve attacchi tanto feroci dalla lobby come coloro che appartengono alla comunità gay e metto in discussione le sue politiche: i figli delle coppie gay tanto quanto gli uomini gay che li difendono (come voi due).

Molto probabilmente tanti nella comunità internazionale proveranno a cancellare i vostri programmi, a censurare le vostre campagne pubblicitarie e a distruggere mediante il web la vostra reputazione. Ma avete dimostrato a voi stessi di essere estremamente coraggiosi. E ci avete ispirato mentre ci prepariamo tutti e sei a inviare lettere contro il matrimonio gay alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Vogliamo lodare il vostro coraggio e ringraziarvi per l’ispirazione che siete. Ma vi imploriamo anche di non arrendervi quando la reazione crescerà d’intensità. Se tornerete indietro e vi scuserete per quanto avete detto, renderete ancora più vulnerabili e discreditati i bambini che vivono nelle case gay. Per il nostro bene, così come per quello di tutti i bambini italiani, è importante che non vi scusiate né che vi arrendiate.
Sostenete invece l’idea che tutti i bambini hanno bisogno di crescere uniti alle proprie madri e i propri padri. Si tratta di un diritto umano.

Se in qualsiasi modo possiamo aiutarvi, per favore, fatecelo sapere. Non siamo tutti cristiani ma vogliamo inviarvi la nostra benedizione, promettendovi che d’ora in poi saremo acquirenti di Dolce&Gabbana.
Heather Barwick,     collaboratrice del Federalist
Rivka Edelman,     coautrice of “Jephthah’s Daughters: Innocent Casualties in the War for Family Equality”
Katy Faust,        scrittrice di asktheBigot
Robert Oscar Lopez,  coautore di “Jephthah’s Daughters: Innocent Casualties in the War for Family Equality”
Denise Shick,       autrice di “My Daddy’s Secret”
Dawn Stefanowicz,    autrice di “Fuori dal buio: La mia vita con un padre gay”


marzo 16, 2015 --  Heather Barwick - Rivka Edelman - Katy Faust - Robert Oscar Lopez - Denise Shick - Dawn Stefanowicz
fonte:http://decamentelibera.blogspot.it

IMMIGRAZIONE ''Terroristi tra i migranti: ora l’allarme lo lancia la UE''



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Il coordinatore europeo per la lotta al terrorismo, Gilles de Kerchove (foto a sinistra), ha sollecitato oggi Frontex a vigilare sul rischio di infiltrazioni terroristiche tra i migranti. “Dobbiamo essere vigili. È relativamente facile entrare nell’Unione europea unendosi al flusso dei migranti”, ha detto a margine di una riunione ministeriale che ha riunito a Vienna i rappresentanti dei Paesi dei Balcani, di Austria e Italia per discutere di cooperazione internazionale nella lotta contro i jihadisti provenienti dai Balcani o che transitano nella regione.
De  Kerchove ha aggiunto di aver evitato finora di parlare del rischio di infiltrazioni attraverso i canali umanitari, “perché non bisogna confondere le cose”. Ma “oggi dico: dobbiamo essere vigili”, ha proseguito, chiedendo maggiore consapevolezza da parte delle forze di Frontex, in particolare a fronte dei flussi in arrivo da Siria e Iraq, ma anche dalla Libia.



Il reiterato allarme lanciato da di De Kerchove non sembra modificare né la missione europea Triton né la politica italiana dell’accoglienza per tutti gli immigrati clandestini che pagano il “biglietto” a criminalità e terroristi islamici. Dopo l’attacco di Tunisi che ha ucciso 4 italiani Roma si è limitata a varare l’operazione “Mare Sicuro” per proteggere mercantili, pescherecci e le piattaforme off-shore dell’ENI.
Incursori della Marina militare, compagnie di fucilieri del San Marco, quattro navi tra cui unità dotate di attrezzature sanitarie ed elicotteri, aerei senza pilota Predator dell’Aeronautica per la sorveglianza dal cielo: questa, secondo quanto appreso dall’agenzia Adnkronos, la fisionomia della operazione Mare Sicuro che sta prendendo forma nelle pianificazioni ormai in fase di avanzata elaborazione presso gli stati maggiori.
Si concretizzerà così, con un gruppo navale di cui faranno presumibilmente parte una nave da sbarco della classe San Marco o San Giusto, una o più fregate e cacciatorpedinieri, in tutto un migliaio di militari italiani, il “potenziamento del dispositivo aeronavale dispiegato nel Mediterraneo centrale” annunciato ieri in Parlamento dal ministro della Difesa Roberta Pinotti dopo l’attentato in Tunisia.



Il compito assegnato alle unità navali e agli assetti aerei sarà quello di incrementare il dispositivo di sorveglianza davanti alle coste del Nord Africa. Si punta così ad assicurare un più rapido intervento in caso di necessità per la tutela di connazionali in pericolo e per la sicurezza di infrastrutture di interesse nazionale come aziende e piattaforme petrolifere italiane situate nelle aree a rischio.
In tutto dovrebbero essere quindi impegnati circa mille militari, che andranno ad aggiungersi ai 3.900 soldati che, sul territorio italiano, prendono parte in questi mesi all’analoga operazione ‘Strade Sicure’ per la vigilanza degli obiettivi sensibili a rischio di attentato terroristico. Non si tratterà comunque, precisano fonti qualificate, di un blocco navale ma di una missione operativa per innalzare il livello di vigilanza e di sicurezza in mare.
Non è escluso infine che a questo scopo si possa far ricorso alle unità navali già impiegate in queste settimane nell’esercitazione ‘Mare Aperto 2015′ di fronte alle coste libiche in una serie di attività addestrative nei settori della sicurezza marittima, della difesa aerea e delle contromisure antisommergibile. Mare Sicuro sarà quindi un’operazione preventiva e difensiva che non influirà sui traffici di esseri umani né sul contrasto ai terroristi islamici in Libia o Tunisia.

(con fonte AFP e Adnkronos)
Fotop: Euronews, Frontex e Marina Militare Italiana)

di Redazione 23 marzo 2015
fonte: http://www.analisidifesa.it

Roma, Sap: Poliziotti “circondano” Montecitorio, Palazzo Madama e Viminale


sindacato autonomo polizia

Domani (25 marzo) e dopodomani (26 marzo), a partire dalle ore 10, il sindacato di polizia Sap scenderà in piazza a Roma “circondando” simbolicamente i palazzi del potere – Viminale, Palazzo Madama e Montecitorio – in concomitanza con i lavori parlamentari di conversione in legge del decreto-antiterrorismo, che viene considerato “inefficace e privo di provvedimenti concreti che possano davvero garantire la sicurezza dei cittadini”. In piazza anche alcune centinaia di ragazze e ragazzi idonei ai concorsi in polizia, non ancora assunti, che chiedono di poter vestire la divisa della Polizia di Stato.
“La nostra protesta – spiega il segretario generale del Sap, Gianni Tonelli – va avanti da tempo perchè da mesi stiamo dicendo al Governo che l’emergenza sicurezza, così come quella terrorismo, va affrontata seriamente. Abbiamo scritto al premier Renzi una lettera con 6 proposte elaborate all’insegna del motto ‘poca spesa e tanta resa’, un provvedimento tampone per dare una prima, concreta risposta ai cittadini italiani. Dall’Esecutivo, fino ad oggi, nessuna risposta”.
Il Sap chiede l’assunzione degli idonei non vincitori, lo sblocco del turn over per il comparto sicurezza, lo stop definitivo alla prevista chiusura dei presidi di polizia, un maggior numero di ufficiali di polizia giudiziaria – considerati “fondamentali per le indagini e l’intelligence” – in considerazione della carenza di 14.000 Ispettori e 9.000 Sovrintendenti, l’avvio di un corso anti-terrorismo per gli operatori che svolgono controllo del territorio. Le richieste sono sintetizzate in una cartolina indirizzata al premier Renzi in distribuzione ai cittadini per essere spedita a Palazzo Chigi. L’obiettivo del Sap è arrivare a 500.000 cartoline.
“Le uniche, timide risposte arrivate fino ad oggi – dice Tonelli – sono una autentica presa in giro. Il Viminale ha infatti previsto da qualche giorno un ‘mini’ corso anti-terrorismo che interessa pochissimi agenti, svolto addirittura in parte ‘on line’, con una formazione specifica solo per il primo intervento in caso di attacco terroristico, senza agire sulla prevenzione. Un corso anti terrorismo di 3 settimane in sostituzione di un altro corso di 5 settimane, tagliando quindi sull’aggiornamento perché non è stato messo un euro. Ma stiamo scherzando?”
“Anche per quel che riguarda i ragazzi idonei – conclude il leader del Sap – abbiamo ricevuto tante promesse, addirittura emendamenti presentati da parlamentari di maggioranza bocciati dalla stessa maggioranza. Abbiamo una carenza di organico paurosa, 18.000 operatori solo nella Polizia di Stato e 40.000 tra tutte le Forze dell’Ordine: ci servono nuovi agenti come il pane! In questi giorni il testo del ddl di conversione del decreto anti-terrorismo dovrebbe essere licenziato dalla Camera. Per questo scendiamo in piazza e in molte città italiane si ripeterà l’iniziativa dei poliziotti – lavavetri che tanta eco ha avuto la scorsa settimana sui media. Vogliamo ‘inchiodare’ Governo e Parlamento alle proprie responsabilità in materia di sicurezza. Si sappia, specie se dovesse accadere qualche attentato terroristico in Italia, che fino ad oggi nulla di concreto e di veramente utile è stato fatto”

(AGENPARL) – Roma, 24 mar 2015
fonte: http://www.agenparl.com

Dieci piccoli indiani


 


Maurizio Lupi ha ricevuto il benservito da Matteo Renzi. Abbandona con disonore il posto di ministro delle Infrastrutture per essersi lasciato stritolare dai perversi ingranaggi della corruzione. Gratis. Ma la politica è così: se lo fai senza farti beccare sei una volpe, se finisci sui giornali sei un fesso.
Ora, posto che Lupi si sia comportato da sprovveduto riuscendo ad annegare in un bicchiere d’acqua, cosa c’è davvero dietro la sua defenestrazione? Non si dica la voglia di trasparenza e di legalità di Matteo Renzi perché sarebbe una bestemmia. Se si facesse sul serio a ripulire la macchina della Pubblica amministrazione mezzo Pd dovrebbe essere spedito a casa, per non dire altrove. Ciò che è capitato a Lupi non è un episodio della lotta alla corruzione, piuttosto è una puntata della saga del “padrino”. È una guerra di bande dove il clan vincente del primo ministro ha deciso di chiudere i conti con le famiglie alleate. Nel passaggio da Letta a Renzi l’Ncd era riuscito a mantenere il controllo di ministeri chiave, ricevuti in dote dal Pdl di Berlusconi. Ma al nuovo padrone del vapore l’equilibrio raggiunto a inizio legislatura stava stretto. Allora accade che, appena Renzi si insedia alla segreteria del Pd, Nunzia De Girolamo viene silurata.
Basta un accenno di scandaletto e non è più ministro delle Politiche Agricole. Più avveduti sono stati i marpioni della banda degli onesti di “Scelta Civica” i quali, intuite le intenzioni del capo, per non farsi segare si sono precipitati in massa, armi, bagagli e bagattelle, fuori della porta del Pd per essere assunti a tempo pieno. Un primo effetto balsamico dello Jobs act. La scelta, presa con “coraggiosa coerenza”, di saltare sul carro del vincitore ha consentito loro di tenere le terga incollate alle poltrone ministeriali. Oggi, che le condizioni della finanza statale consentono di liberare un po’ di risorse per le opere pubbliche, Matteo il boy scout decide che non debba essere il chierichetto di “Comunione e Liberazione” a tenere il banco nello chemin de fer delle Infrastrutture. Grazie all’aiutino di un’indagine che è esplosa con cronometrica puntualità, l’avvoltoio fiorentino ha “fottuto” il lupetto meneghino. Sarà, dunque, Palazzo Chigi a manovrare le scelte del ministero che fu di Lupi direttamente con un interim oppure facendo posto a una figura di tecnico che faccia immagine ma non muti la sostanza: con i soldi pubblici lavoreranno le imprese ben disposte verso il caro leader, magari entusiaste di andare in gita alla “Leopolda”.
C’è da scommettere che nelle prossime settimane dalle parti dell’Ance, la potente associazione dei costruttori edili che in passato non è stata tenera con la sinistra, si inizierà a recitare il Confiteor: Confesso a Matteo onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni… E i due gatti superstiti del Ncd? Per il momento resteranno al loro posto, anche perché Alfano come pungiball al ministero dell’Interno funziona a meraviglia: gli schiaffi se li prende tutti lui. Beatrice Lorenzin, invece, si prepara a una performance olimpionica nella specialità “salto del fosso”. Per salvare la faccia i “centrini” potrebbero ricevere l’ultraleggero ministero per gli Affari Regionali da assegnare, però, a un personaggio del Nuovo Centrodestra “affidabile”, a giudizio della cricca renziana. L’identikit è quello del senatore Gaetano Quagliariello.
La fine per strangolamento dell’esperienza moderata dei fuoriusciti del Pdl è il dato politico di queste giornate. Alfano e i suoi sono rimasti immobili di fronte alle decapitazioni dei loro compagni d’avventura, nella convinzione di salvare se stessi. E ora ne pagano le conseguenze. Pensavano di avere un futuro garantito scassando il centrodestra. Invece, stanno scomparendo uno ad uno come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie.

di Cristofaro Sola -21 marzo 2015
fonte: http://www.opinione.it

23/03/15

Caso Marò, l’anniversario dimenticato


termentini 

E’ appena trascorso tra l’indifferenza generale il secondo anniversario del più buio tradimento che una Nazione abbia mai fatto nei confronti di propri cittadini con lo status di “militare”. Mi riferisco a quel 22 marzo 2013 quando improvvisamente l’ex Premier Monti decise di rimandare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India, dopo che l’“operazione di trattenimento” – messa a punto dall’allora Ministro degli Esteri Terzi di Sant’Agata – era stata annunciata “urbi et orbi” con un comunicato ampiamente motivato rimesso a tutte le rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo. Un atto incomprensibile ancora oggi, effettuato forse su consiglio di chi intendeva difendere lobby economiche impegnate con Delhi o da chi sperava di guadagnarsi un futuro di tutto rispetto al termine del mandato istituzionale.
Un vero e proprio voltafaccia dopo che l’11 ed il 18 marzo dello stesso anno era stato annunciato che i due Fucilieri di marina sarebbero rimasti in Italia. Un inganno intorno al quale ruotarono interessi non chiari. Non è azzardato affermare che abbiamo assistito a una sceneggiata concordata fra Italia ed India per lasciare i due militari nelle mani di una giustizia indiana che senza motivazioni e senza aver ancora prodotto prove di colpevolezza, continua a rinviare il processo.
Da quel momento le parole hanno preso il posto dei fatti. Dichiarazioni seppure sporadiche di un Presidente della Repubblica, di tre Presidenti del Consiglio e di ben quattro Ministri degli Esteri e di vari Sottosegretari, impegnati solo a raccomandare silenzio e riservatezza. Sollecitazione accolta da quasi tutti i media italiani, pronti a suonare le trombe quando si doveva annunciare che si era deciso a ricorrere ad un arbitrato internazionale di fatto mai formalizzato, per ritornare poi nell’assoluto silenzio.
Pochi giorni fa l’ennesimo annuncio, stavolta di un “ricorso all’Onu dell’Italia”. Un’informazione di fatto non attendibile, divulgata attraverso il risveglio improvviso di giornalisti delle più autorevoli Agenzie.
Ormai Latorre e Girone sono degli ostaggi in mano ad un governo straniero, in una condizione voluta dall’Italia due anni orsono, un’Italia che nel frattempo ha pagato centinaia di migliaia di dollari per risarcire danni la cui paternità è ancora da dimostrare e che continua ad evidenzia soggezione e sudditanza nei confronti dell’India. E intanto il tempo passa…


Che orrore il gender: confonde i diritti di tutti, anche dei gay


Provate a chiedere a un bambino se vuol giocare alle bambole. Nove volte su dieci risponderà di no e si ritrarrà scandalizzato. Provate a domandargli se ha una fidanzatina : spesso rispondono con un espressione di disgusto : « Io non ho una fidanzatina, a me le bambine non piacciono », urlerà. E provate a chiedere a una bambina se ama giocare al calcio, se desidera fare giochi di guerra, se vuole azzuffarsi. Vi guarderà con un’aria sconsolata. E se le domandate se preferisce trascorrere le vacanze estive con una femmina o con il figlio della vostra amica, nove volte su dieci non avrà dubbi : meglio, molto meglio l’amica.
E’ così da sempre, eppure domani potrebbe non essere più così. Già, perché nel mondo occidentale si diffonde sempre di più la cosiddetta ideologia gender (in italiano identità di genere) che in nome di una causa apparentemente sacrosanta, quella della lotta alla discriminazione sessuale, impone norme di comportamento ed educative estreme. Come narrato nei giorni scorsi dai giornali, in alcune scuole italiane, ad esempio, i bambini vengono costretti a travestirsi da femmine e a giocare alla mamma, mentre alle bambine vengono imposti giochi di ruolo decisamente maschili. Nel frattempo si impongono modelli che tendono a sradicare identità centrali insite nella natura umana. In certi Comuni italiani ed europei – ma fortunatamente non dappertutto, ad esempio non ancora in Svizzera –  quando si iscrive il proprio figlio a scuola o all’anagrafe le autorità non richiedono più di indicare padre e madre, bensì genitore 1 e genitore 2. E alcuni Paesi stanno anche abolendo la voce « sesso » sui documenti da sostituire con quella « genere » ; il tutto in difesa dei diritti degli omosessuali.
E qui dobbiamo intenderci : chi scrive sostiene da sempre l’emancipazione degli omosessuali, non solo in teoria ma – ed è l’aspetto più importante – nella quotidianità. In famiglia abbiamo amici gay e lesbiche e mai sul lavoro ho giudicato una persona considerando le sue tendenze sessuali, rimandando al mittente qualunque pettegolezzo. Non mi importa se un collaboratore è omosessuale per la semplice ragione che non sono affari miei.
Ritengo che un vero Stato liberale debba permettere a ogni cittadino di vivere in libertà e nella tutela della privacy la propria sessualità e sono lieto nel poter dire: ormai ci siamo. Gli omosessuali non devono più nascondersi e men che meno vergognarsi. Una vittoria civile.
Il problema, però, è che una battaglia giustissima e nei suoi tratti salienti conclusa, si sta trasformando in qualcosa di ben diverso; assume dimensioni inaspettate e per molti versi ingiustificate, al punto che talvolta si ha l’impressione che a essere diversi siano gli eterosessuali e che avere una famiglia normale sia quasi scandaloso. Mi riferisco, lo avete capito, alle rivendicazioni più oltranziste e all’isteria quasi intimidatoria che accompagna certe pretese e che recentemente ha indotto gli stilisti Dolce e Gabbana a protestare pubblicamente. Il loro « Basta ! » è risuonato alto, ma pur essendo omosessuali sono stati messi alla gogna mediatica in nome del politicamente corretto.
Il problema nel problema – e veniamo al punto – è che l’estremismo progay viene usato come ariete mediatico e legislativo per propagare e imporre l’ideologia gender. Ideata dallo psichiatra americano John Money, sostiene che le differenze sessuali tra maschio e femmine non sono naturali, biologiche, come peraltro avviene in tutto il mondo animale, bensì culturali : dunque gli uomini sarebbero tali solo perché educati da maschi e le donne sarebbero donne solo perché educate da femmine. E che attraverso gli opportuni condizionamenti sociali, a cominciare dall’educazione nelle scuole, accompagnato da un vero e proprio bombardamento mediatico, si possa convincere chiunque a decidere a quale sesso appartenere o a vivere l’ambiguità sessuale come un fatto naturale.
E’ il ribaltamento del mondo: una battaglia a tutela della minoranza gay viene usata per tentare di sradicare l’identità sessuale naturale della stragrande maggioranza delle persone e convincere le nuove generazioni che ognuno può scegliere se diventare omosessuale o bisessuale o transessale. Diciamola tutta : è un’aberrazione, che però si afferma sempre di più, agendo su più livelli. Il potere di emulazione del mondo dello spettacolo e del cinema è noto. Pensate all’ambiguità sessuale di Lady Gaga (che omosessuale non è ma si presenta come icona trans) o della barbuta Conchita, ai messaggi reiterati dei film di Hollywood o dei serial tv dove addirittura la Disney propone alcuni classici in versione gay. Osservate il mondo della moda: si scelgono sempre di più modelle androgine e modelli effeminati, al punto che talvolta non si capisce più se a sfilare è un uomo o una donna. Non è un caso che a Londra sia stato aperto pochi giorni fa il primo negozio gender.
Ma ancor più inquietante è il fatto è che i casi italiani non sono affatto isolati. Nelle scuole francesi è diventato obbligatorio un corso di insegnamento per promuovere la libertà dei sessi e per combattere l’omofobia che si propone di « sostituire categorie mentali come quella di ‘sesso’ con il concetto di ‘genere’ che mostra come la differenze tra uomo e donna non siano basate sulla natura ma siano prodotte storicamente e replicate dalle condizioni sociali ». Corsi analoghi vengono insegnati nelle scuole inglesi.
E’ una battaglia subdola perché, schermandosi dietro alle rivendicazioni gay, inibisce un dibattito normale. Si impedisce alla gente di capire cos’è l’ideologia gender, di interrogarsi e in un’ultima analisi di decidere. Come dovrebbe accadere in democrazia.




di Marcello Foa - 23 marzo 2015
fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/


MARO' - '' L’incoerenza e l’indifferenza italica: da Isis ai due Marò ''



Il nostro sistema politico ci ha ormai abituati a forti dichiarazioni interventiste, condite con roboanti annunci mediatici, dall’ISIS ai 2 Fucilieri di Marina, ma seguite inevitabilmente da frettolose quanto immotivate retromarce, sempre e comunque giustificate da razionali incomprensibili per il normale cittadino che non può che restare intontito, talvolta anche disgustato, da simili comportamenti. L’incoerenza prevale sulla ragione e sul comune buon senso, ponendo seri dubbi sulla reale competenza e autorevolezza degli attori in gioco. E tale ambiguità nell’etica si riverbera negativamente in tutti i campi, confermando la natura ondivaga dei nostri governi, a prescindere dai colori politici, e la scarsa considerazione che ne deriva anche nella comunità internazionale per la scarsa, se non assente, coerenza fra “il dire e il fare”.
Da lì alla scarna attenzione per l’ormai flebile sovranità nazionale, e alla residuale reputazione sul piano internazionale, il passo è breve, e tutto pare perdersi nell’indifferenza generale, nell’assunto nichilista che tali elementi valoriali  evidentemente fanno parte della rottamazione delle nostre tradizioni.  Non bastano certo gli annunci, le battute insulse e le vergognose ritirate per riparare dei danni sociali che fanno venire la rabbia e la malinconia alla gente perbene; ma davvero il popolo italico non merita nulla e deve accumulare sconfitte morali e reputazionali a livello globale?
Non credo e non voglio crederci, ma tant’è!
Nelle ultime settimane, dopo i nefasti fatti in Libia e le minacce dell’IS mirate all’Italia, i nostri ministri della Difesa e degli Esteri sono intervenuti, l’uno dando disponibili 5000 uomini e l’altro affermando con toni enfatici che “ l’Italia è pronta a combattere”, salvo essere smentiti subito dopo dal premier che ha flemmatizzato la situazione sostenendo che “non è ora il caso di un intervento militare”. Pur senza entrare nel merito della specifica questione ISIS,  la quale sostiene di essere alle porte di Roma, e che viene denunciata apertamente anche dai nostri Servizi, sempre assai prudenti, che invece hanno ammesso  “l’Italia non è mai stata così in pericolo” , cosa dobbiamo ancora attendere per tutelare al minimo i nostri interessi e la nostra sicurezza nazionale? Se sono “inaccettabili” i rapimenti e le uccisioni di cristiani in Siria, le minacce nei confronti degli italiani in Libia, oltre alle stragi recenti di Tunisi in cui proprio verso gli italiani è stato affermato che “i crociati vanno schiacciati”, dobbiamo fare una guerra mediatica oppure tentare di tutelare la nostra sicurezza attraverso lo strumento della Difesa? La differenza sostanziale è che loro agiscono, ammazzano e sequestrano, oltre a fare una guerra di propaganda, mentre a noi bastano le chiacchiere e gli annunci, spesso incoerenti. Loro sono sicuramente dei feroci aguzzini che hanno uno scopo ben preciso dettato dall’Islam, che sia fondamentalista o meno sono solo semantiche sciocche, mentre noi mettiamo la testa sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere, per non agire, per il “quieto” vivere momentaneo. Soprattutto  ci si chiede se l’Italia ha una politica estera, se dispone di Forze Armate, oppure  se il mantenimento di tanti soldati con un livello di efficienza ed efficacia che hanno, pur nei loro limiti, sempre dimostrato anche nei teatri di crisi, serve solo a non fare la guerra ma a compiere missioni umanitarie, e per compiti  non propri se non in emergenza, come le infinite Strade sicure, le guardie ai termovalorizzatori, ora con 4800 soldati a guardare punti sensibili, per finire con il recente varo di Mare sicuro: cioè Forze Armate che fanno compiti routinari che non competono loro, dimenticando che l’addestramento per il loro effettivo impiego  è ben altra cosa e richiede una specifica professionalità. Che va mantenuta e supportata con adeguati fondi, che mancano o  vengono regolarmente sottratti alla Difesa per altre esigenze di questo governo: la Difesa  pare proprio essere diventata un bancomat per le diverse esigenze sociali, che via via si presentano, a detrimento continuo delle proprie risorse assegnate che dovrebbero avere almeno il carattere della certezza e della continuità. Anche qui si palesa un misto di incoerenza e di indifferenza della nostra classe politica, dovuta  forse  a cause culturali ma anche di non conoscenza dei reali compiti delle FFAA che non si possono stravolgere, né riaggiustare all’occorrenza: paradossalmente quando si tratta di pescare risorse si taglia alla Difesa i fondi delle manutenzioni e del funzionamento per l’esercizio, così come per il comparto Sicurezza si chiudono le stazioni di carabinieri e polizia!                                                                    I presupposti per un “armiamoci e partite” assai pericoloso ci sono tutti, ma dopo le nefandezze  ed efferatezze fatte dallo Stato islamico, con l’attacco deliberato pure ad una nostra Unità navale della Guardia Costiera, ci voleva così tanto coraggio a schierarsi a fianco degli egiziani, agli aerei F-16 di al-Sisi, per dare una sonora lezione agli apprestamenti del Califfato presenti a Derna e a Sirte? Se non altro per inviare un messaggio concreto a quei farabutti dell’ISIS! Noi, invece, attendiamo la coalition che non c’è, la risoluzione dell’ONU che non esiste, l’intervento dell’alleanza NATO o di una fantomatica dell’UE che non si sostanzia; fra parole e promesse vane non ci si rende conto che il tempo è scaduto per fronteggiare la feroce determinazione dell’islamismo, della sua forza di penetrazione nei nostri confronti: la politica attende anziché prepararsi a difendere con la forza necessaria i propri interessi vitali, nazionali.
Non ci si può cullare sul fatto che poi l’ONU, la NATO, l’UE e la ‘ectoplastica coalizione’ si muoveranno in prima linea contro un problema che è alle nostre porte; abbiamo sperimentato con l’immigrazione quanto interessi alla comunità internazionale ed europea: il rischio di non intervenire ora, magari in modo chirurgico, è quello di dover combattere dopo, una sorta di controguerriglia da soli, sul nostro territorio, contro nuclei dell’ISIS che sono arrivati a sud di Roma! Noi, anche  la guerra mediatica, intesa nel senso del politically correct, l’abbiamo già persa.
Fra le comunicazioni a effetto di ieri, c’è quella dello stop alle missioni antipirateria delle nostre Navi nelle missioni NATO e quella di impiegare i NMP, i nuclei militari di protezione, a bordo di nostri mercantili che incrociano nei mari a rischio pirateria; sulla decisione di dare un segnale forte alla NATO non si può che concordare e “meglio tardi che mai”, mentre quella di prevedere mercenari civili al posto della protezione fatta dal personale del San Marco sembra una mossa politica più che sostanziale. Si trattava di meglio chiarire le procedure per evitare situazioni tipo quella che ha visto i nostri 2 FCM arrestati e detenuti per tre anni, impropriamente dagli indiani, ma chi non capisce che non c’è paragone fra una protezione fatta dal San Marco, rispetto a quella di mercenari?
L’unica vera  e giusta ragione sta nella richiesta del Parlamento al Governo  “di riesaminare la nostra partecipazione alle attività di contrasto alla pirateria in relazione allo sviluppo nella vicenda dei 2 FCM”, e siccome la situazione di Latorre e Girone, ben lungi dall’essere risolta, ha riservato ulteriori colpi di scena anche a livello politico  per nulla accettabili, tale azione -già prefigurata tre anni or sono- appare del tutto adeguata per una giusta sensibilizzazione almeno nei confronti della NATO. Potrebbe essere attuata anche nei confronti della missione UE Eunavfor Atalanta, vista la scarsa attenzione finora mostrata dalla comunità europea nei confronti del caso dei 2 “Marò”.  Prima però di guardare “la pagliuzza negli occhi dei nostri Alleati, dobbiamo vedere la trave nei nostri”: i problemi risiedono, fin dall’inizio di quell’interminabile odissea, negli errori  e nell’ignavia italiana, più che nell’atteggiamento falso e arrogante indiano, e nella trascuratezza dei nostri amici alleati europei, della NATO e dell’ONU.
Da quel 15 febbraio 2012 sono trascorsi oltre tre anni, da quando la nave E. Lexie, a favore della quale  gli FCM svolgevano un delicato compito di protezione antipirateria-  fu invitata con l’inganno ad entrare in porto a Cochi; è qui che inizia l’odissea e le nostre responsabilità: chi ha  fatto entrare la nave in acque indiane spogliandosi così di quella corazza difensiva costituita dalle tutele del diritto internazionale  e della immunità speciale connessa con i nostri fucilieri comandati in servizi istituzionali anti-pirateria del nostro Stato, con la benedizione di specifiche risoluzioni delle Nazioni Unite? E, ancora; oggi ricorre il biennio da quando, quel 23 marzo del 2013 – una vera disfatta di Caporetto-,  il Governo Monti decise, dopo un tentennamento e voltagabbana tipico italico, di riconsegnare i 2 FCM agli indiani nonostante fosse prevista la pena di morte, mentre la nostra magistratura ha consentito il loro rientro, ovvero una estradizione passiva verso un Paese che prevede la pena di morte, senza avviare quel legittimo processo in Italia. Li abbiamo riconsegnati noi al patibolo indiano, con l’illusoria assicurazione  che la situazione si sarebbe presto risolta, come promesso dall’ineffabile de Mistura, e che ciò sarebbe servito inoltre ad evitare di deteriorare i rapporti economici con l’India!
Un flop su tutti i fronti!!
Sarebbe interessante  capire quali consigli e quali valutazioni siano stati espresse da quei “grandi consigliori” che a partire dal Colle interessano e incidono direttamente sulla Difesa: dall’ingresso della Lexie al rientro in India dopo il permesso pasquale del 2013, comprese le attuali ipotesi di “baratto” nell’attuale contingenza di “riportarli a casa…”, quali suggerimenti al Comandante Supremo delle FFAA, Presidente della Repubblica pro-tempore, oltre alla stranezza di riceverli al Quirinale?  E il tempo passa, ma non al meglio, né per Latorre che soffre i postumi di un pericoloso ictus scatenato sicuramente dallo stress accumulato in oltre 2 anni di detenzione indiana, né per Girone  ostaggio della (in-) giustizia di New Delhi.
Dove sono finite le combattive promesse politiche di risolvere subito e in modo equo la questione, pena l’avvio dell’internazionalizzazione e dell’Arbitrato obbligatorio previsto in casi del genere? Aspettiamo forse che anche Girone ceda e si ammali sotto le pressioni e gli stress psicologici cui è soggetto da tre anni? C’è da inorridire al solo pensiero; ma quali azioni coerenti stiamo facendo per riportarlo sano e salvo a casa? L’ipotesi di “ fare silenzio per non disturbare il conduttore” non basta più ed è divenuta una farsa risibile e inaccettabile sia sotto il profilo umano che istituzionale.
Loro, i 2 FCM, sono stanchi e sfiniti da questa situazione kafkiana; la Marina non merita certo questo trattamento nei riguardi dei suoi uomini che operano con uno spirito umanitario che non ha pari nella massima considerazione per la vita umana di chi opera in mare, di esempio per il valore e la dignità di chiunque si trovi in pericolo; il Paese non merita di essere in balia di una giustizia indiana che non è riuscita a fissare neppure i capi d’accusa nei loro confronti e continua a slittare il processo (per ora a Luglio, ma di quale anno?).
Bisogna riconoscere in tutta questa faccenda, a onor del vero, come riporta il quotidiano “Times of India”, la presa di posizione della Mrs PESC Mogherini che nella proposta di visita del premier indiano  Modì all’UE per questioni commerciali, si è fermamente opposta se non si tratterrà contestualmente anche la questione dei 2 FCM: evviva, finalmente qualcosa si muove, nella giusta direzione, con un po’ di coerenza e di coraggio nella tutela di propri cittadini.
Meno indifferenza  e maggiore coerenza impongono ai nostri capi, se non di fare la guerra  totale all’ISIS  che comunque  è, e resta, una vera minaccia della nostra sicurezza personale e nazionale, almeno di dare attuazione ad un piano di contingenza delle nostre Forze Speciali per riportare Girone a casa, costi quel che costi, per il recupero della  dignità e dell’ onore di questa Nazione.

Giuseppe Lertora - 23 marzo 2015

fonte: http://www.liberoreporter.it