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24/07/14

400 FINANZIERI RICORRENTI ALLA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO: FIAMME GIALLE CONTRO LO STATO ITALIANO PER OTTENERE TUTELE. IL PARLAMENTO NON PERSISTA NELL’ERRORE DI NON ASCOLTARE LE NOSTRE RICHIESTE DI DIRITTI






23 luglio 2014

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’email pervenutaci da uno dei quattrocento Finanzieri che hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano, per la negazione delle libertà sindacali e di associazionismo. Il quotidiano nazionale al quale ci si riferisce sarà "La Repubblica".

Egr. FICIESSE,
domani, 24 luglio, un inusuale annuncio a pagamento sarà pubblicato sull’edizione nazionale di un importantissimo quotidiano. L’iniziativa ha del clamoroso, poiché i committenti dell’avviso sono quattrocento militari della Guardia di finanza che hanno presentato un ricorso alla Corte europea di Strasburgo contro lo Stato italiano.
La battaglia giudiziaria davanti alla Corte per i diritti dell’uomo trova origine dai fatti accaduti nel luglio 2011, in Val di Susa, allorquando rimasero feriti Finanzieri, Poliziotti e Carabinieri, impegnati in ordine pubblico. Per tali scontri dal 2012 è in corso a Torino un processo penale a carico di alcuni manifestanti.
Il 31 maggio 2013 il Tribunale del capoluogo sabaudo decise che il Cobar della Guardia di finanza, l’organismo che rappresenta per legge gli interessi delle Fiamme Gialle piemontesi, non poteva costituirsi parte civile in quel processo, a tutela della dignità dei Finanzieri, mentre ammise i sindacati di polizia.
I giudici non accolsero l’istanza dei rappresentanti dei Finanzieri perché agli stessi "non può attribuirsi la natura di associazioni sindacali", in quanto la legge italiana assegna loro solo il compito di formulare pareri interni, quindi "una rappresentanza del personale che resta rigorosamente circoscritta all'interno dell'istituzione"; ed, ancora, secondo il Tribunale di Torino, il legislatore per “scelta politica", ha inteso "limitare la libertà sindacale dei militari”, impedendo loro di dar vita a formazioni aventi soggettività distinta.
Ancora una volta quindi fu deciso che esistono lavoratori in divisa di serie A (i Poliziotti) e lavoratori in divisa di serie B (i Finanzieri), anche se le botte che si prendono sono le stesse.
L’esito ha creato un tale sconcerto ed amarezza tra le Fiamme Gialle che quattrocento Finanzieri, molti dei quali rappresentanti del personale e tutti i delegati del Consiglio Centrale di Rappresentanza, hanno deciso di non assecondare tale decisione ma di proporre ricorso alla Corte europea di Strasburgo, per violazione al diritto di associazione ed al diritto di difendere giudiziariamente le proprie ragioni.
I Finanzieri, che sono patrocinati dall’avvocato Andrea Saccucci, professore di Diritto internazionale nella Seconda Università di Napoli, hanno denunciato a Strasburgo la violazione del diritto alla libertà di associazione sindacale, perché il divieto assoluto, imposto dalla legislazione attualmente vigente, di costituire (o aderire ad) associazioni professionali a carattere sindacale costituisce una restrizione all'esercizio di tale diritto da parte di tutti gli appartenenti al corpo della Guardia di Finanza, la quale non risponde ad alcuna finalità di interesse generale e non tiene in alcun modo conto delle peculiari funzioni di polizia svolte dalle Fiamme Gialle nell'ordinamento italiano. Tale divieto, inoltre, determina una disparità di trattamento, priva di qualsivoglia giustificazione oggettiva e ragionevole, rispetto ad altri funzionari dello Stato (si pensi, in particolare, alla Polizia di Stato), ai quali viene riconosciuta ampia libertà sindacale. I ricorrenti hanno, infine, invocato la violazione del diritto di accesso ad un giudice in relazione all'impossibilità per i rappresentanti piemontesi della Guardia di Finanza di costituirsi parte civile nel procedimento dinanzi al Tribunale di Torino a tutela degli interessi dei colleghi feriti in occasione degli scontri in Val di Susa.
Non contenti dell’eccezionale iniziativa giudiziaria contro lo Stato italiano, i quattrocento Finanzieri hanno anche deciso di renderla pubblica con l’annuncio a pagamento di cui si diceva all’inizio, al fine di sensibilizzare sulla mancanza di tutele per le Fiamme Gialle sia l’opinione pubblica che la classe politica.
E’, infatti, in corso alla Camera dei Deputati l’esame delle modifiche alle normative in materia di rappresentanza dei militari. Dai lavori svolti sinora pare che la maggioranza parlamentare sia orientata ad approvare delle norme che non tengono affatto in considerazione la richiesta di associazionismo professionale che i Finanzieri avanzano da molti anni.
L’iniziativa giudiziaria e mediatica ha quindi lo scopo di indirizzare in tal senso i lavori parlamentari, evitando che si ripeta l’errore di applicare al personale della polizia economica finanziaria le leggi previste per  le Forze Armate.
firmato
Un ricorrente

fonte: http://www.ficiesse.it 





23/07/14

Le parole dei Bikers per i Marò, di Gaetano Maskio Picierro

 

 

 


 
Parole semplici dettate dal cuore quelle che leggerete oggi, esprimono quello che proviamo in tanti, tutti quelli che farebbero di tutto per i propri connazionali, a differenza di un governo che giorno dopo giorno trascura Max e Salvo e di riflesso il Popolo intero, leggete se potete cari Renzi, Mogherini, Pinotti, Monti, Letta, Bonino, Di Paola e caro Presidente Napolitano, leggete e vergognatevi di quello che NON fate per la nostra Nazione e i suoi Cittadini.



Ciao a tutti,
finalmente trovo il tempo da dedicare a voi, per scrivere a tutti quanti quanto io vi sia grato e quanta gioia mi ha dato sentire tanta vicinanza.
Naturalmente non mi fermerò a ringraziare ogni singola persona o ogni singolo gruppo per quanto dimostrato... chi ha fatto lo sa e ne può essere fiero.....
Quando ho avuto l'idea di questo evento i Clandestini Moto Club mi hanno subito supportato alla stessa stregua di quanto abbia fatto il Comitato BIkers FMI che la ha subito presa a cuore e la ha passata a tutti voi... e siete stati come un tuono... o come un lampo.. o tutti e due insieme....
Dalla partenza della staffetta è stato un vortice di emozioni, ho visto quanta gente sentisse quello ke sento io ed è stato bello sapere che non si è mai soli..... è stato bello conoscere personalmente o non alcuni di voi, è stato bello ricevere le telefonate di amici sconosciuti che pretendevano di incontrami lungo la strada ed esprimermi tutto il loro sostegno...
Sostegno non a me... ma a Massimiliano e Salvatore..... solo e tutto per loro e per le loro famiglie...
In questi due mesi tante cose sono successe.. non dimentichiamo la perdita del caro amico Giannicola cui va un saluto particolare .... tutte cose che fanno imparare, aprire gli occhi .... crescere......
Imparare che uniti si può essere.... sui gilè ci sono 1000 colori.... di tutte "le famiglie", dalla FMI ai free bikers agli HOG ai veri e propri MC che ci hanno onorati, onore mai visto prima, nel donarci la loro patch.
Questo è lo spirito dei bikers, questo è il cuore dei bikers.... questo significa essere fratelli... FRATELLO è UNA PAROLA CHE IMPLICA DEI DOVERI E DELLE RESPONSABILITA'... quindi non usiamola se non vogliamo prenderne atto.....
E noi, voi.... Fratello potete dirlo a MASSIMILIANO e SALVATORE, perchè nel chiamarli fratelli gli avete fatto una promessa... e la promessa la avete mantenuta. TUTTI.
Nel tenere il gilè tra le mani sentivo tutto il vostro calore ed i vostri cuori.... e questo calore lo indosseranno i nostri ragazzi.....
IL CUORE DEI BIKERS D'ITALIA E' CUCITO SUI GILE'. i BIKERS D'ITALIA HANNO DIMOSTRATO CHE NON STANNO A GUARDARE HANNO DIMOSTRATO DI ESSERE TUTTI INTORNO A SALVATORE E MASSIMILIANO ED ALLE LORO FAMIGLIE..... E NESSUNO, NESSUNO SI AZZARDI A DIRE IL CONTRARIO.... impeditelo!!!!
sto montando un video con alcune delle foto di tutto il viaggio... appena sarà pronto lo renderò pubblico.
Spero di non aver mancanto nei confronti di nessuno e di aver sollevato i cuori delle famiglie di Sal e Max.
Per concludere ringrazio chi mi è stata sempre sempre accanto...
Mia moglie Mariadele.
Ciao a tutti Gaetano "MASKIO"
 

Troppi avvoltoi su quei 298 morti nei cieli d’ Ucraina

Meschina gestione nella ricerca della verità nella tragedia dell’aereo malese abbattuto. Più che la verità si cerca un colpevole d’interesse cui presentare un conto tutto politico per un tragico incidente. L’assurdo di verità e dichiarazioni contraddittorie tra Washington, Mosca, Kiev, Donetsk
Scrive l’agenzia ANSA. “L’aereo della Malaysia Airlines è stato probabilmente abbattuto per sbaglio dai separatisti nell’est dell’Ucraina e non c’è nessun coinvolgimento della Russia. Lo ha detto l’intelligence Usa, e lo riferiscono i media americani”. Due affermazioni e una possibilità: «Abbattuto per sbaglio», «Nessun coinvolgimento della Russia», e l’ennesima ipotesi del ‘Probabile’. La commissaria Ue Aston invita la Russia a collaborare. Il comandante generale della Nato mostra i denti. Obama propone un inasprimento della sanzioni, Mosca ribatte che attorno al Boeing abbattuto c’era un caccia di Kiev.

A qualcuno interessa realmente la verità?
Poche ore dopo che l’aereo è precipitato l’intelligence statunitense diffonde da Kiev la notizia che responsabili della morte delle 298 persone sono i ribelli ucraini e indicano una serie di prove.
La prima è una telefonata di un comandante ribelle che informa un colonnello dell’intelligence militare russa che i separatisti hanno abbattuto un aereo.
Prova supportata da un video che mostra, nella zona controllata dai ribelli, una batteria russa Sa-11 dalla quale manca un missile, quello servito ad abbattere l’aereo.
Successivamente è il Segretario di Stato John Kerry a dichiarare alla CNN di avere le prove che Mosca ha fornito missili Sa-11 ai ribelli addestrandoli all’uso.
C’è una verità pronta all’uso e conveniente ad una parte dalla Comunità Internazionale schierata acriticamente con gli Stati Uniti.

Armed rebel soldiers pass a big piece of debris at the main crash site of the Boeing 777 Malaysia Airlines
Armed rebel soldiers pass a big piece of debris at the main crash site of the Boeing 777 Malaysia Airlines

La Russia dopo l’Unione Sovietica
La Russia è accusata di armare i ribelli rifornendoli anche di “armi letali” e i ribelli ucraini sono terroristi.
Lo stesso 17 luglio il Congresso USA approva l’ ”Atto di prevenzione dell’aggressione russa” che garantisce a Ucraina, Georgia e Moldavia lo status di “Maggiori alleati non-NATO degli Stati Uniti” autorizzando il Presidente a fornire a questi e ad altri Paesi dell’Est, direttamente e attraverso la NATO, il massimo aiuto militare ed economico in funzione anti-russa.
Qualche giorno dopo, lo stesso Presidente statunitense nel corso di una telefonata con il suo omologo Putin accusa la Russia di avere dotato di missili anti-aerei i separatisti.
Le affermazioni di parte diventano ‘verità’ per i tifosi dei diversi schieramenti e comunque incidono sui fatti a breve distanza di tempo. La scoperta delle ipotetiche diverse verità successive non potrà più cambiare i fatti.

Due casi su tutti a rinfrescare la memoria
Le “prove” sulle armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein e la sua alleanza con Al Qaeda, presentate al Consiglio di Sicurezza ONU dal Segretario di Stato pro-tempore Colin Powell, che scatenò la guerra del marzo 2003 in Iraq.
Più recentemente, le “inoppugnabili prove” sull’uso delle armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad in Siria con la morte di 1400 persone, si rivelano non solo un falso ma una vera a propria macchinazione di Stati interessati ad attivare l’intervento Usa contro Damasco.

Quei satelliti che quando servono non ci sono mai
Nulla cambierà se fra qualche anno emergerà che l’aereo fu abbattuto da una delle batterie Sa-11 di fabbricazione russa schierata pochi giorni prima dalle Forze Armate di Kiev a ridosso dell’area controllata dai ribelli, una zona di guerra stranamente non interdetta ai voli civili.
Oppure, davvero da un missile sparayto dai separatisti contro quello che ritenevano un aereo miòlitare di Kiev.
Intanto la Russia non subisce la guerra mediatica e contrattacca.
Mosca denuncia che un jet ucraino sarebbe stato troppo vicino all’aereo malese abbattuto da un missile durante il volo sull’Ucraina orientale. E il Ministro della Difesa russa, Kartopulov, specifica che la presenza del jet potrebbe essere contenuta nelle immagini video del centro di monitoraggio di Rostov.
Inoltre, poiché durante l’evento un satellite USA sorvolava l’area dell’Ucraina orientale Mosca ne chiede dati e immagini.

A carte scoperte tutti, Kiev compresa
Una richiesta arriva dalla Russia anche per Kiev, quella di esibire le immagini che mostrano la disponibilità del Buk, la piattaforma lancia missili, da parte dei separatisti.
Tanto più che secondo il giornale Russia Today -ovviamente sospttabile come tutte le fonti di informazione in questo gioco degli specchi- un generale russo avrebbe mostrato le foto delle disposizioni militari dei filorussi nella zona all’interno della quale sarebbe precipitato il volo Mh17. E nelle immagini non c’è traccia del Buk, oggetto non facile da mimetizzare.
Non è ancora arrivata alcuna risposta da Kiev neppure sul posizionamento delle sue piattaforme lancia missili.
Ma intanto cade un’altra accusa, dopo aver fatto il giro mondiale dei media.
Quella secondo cui i ribelli limiterebbero il lavoro degli osservatori internazionali.

 The black boxes of the crashed Malaysian Air airliner flight MH17
The black boxes of the crashed Malaysian Air airliner flight MH17

La smentita degli osservatori
Uno di loro, Michael Bociurkiw, spiega che i ritardi sono dovuti al danneggiamento delle linee ferroviarie per i combattimenti in corso tra esercito ucraino e militanti filorussi e che tre esperti forensi olandesi e un team dell’aviazione ucraina sono arrivati sul sito del disastro in cerca di altri corpi delle 298 vittime e hanno avuto un accesso libero.
L’Ucraina non fornisce risposte e chiede invece una sessione straordinaria del Consiglio europeo la prossima settimana per studiare le prove sull’abbattimento del Boeing 777 e condannare i ribelli come organizzazione terroristica.

Avvoltoi e cornacchie
Ogni parte coinvolta con un suo colpevole scelta più per schieramento che per elementi concreti. Per ora. Ed ogni affermazione di certezza diventa quindi sciacallaggio, interferenza con la ricerca della verità.

Madia Aldo & redazione- 23 luglio 2014
fonte: http://www.remocontro.it

Scaduto l’ultimatum dei terroristi: «Non ci sono più cristiani a Mosul». Bruciato l’arcivescovado, occupato un monastero

' Quanti con il credo di questi gentiluomini arrivano in Italia con "MARE NOSTRUM" ?? '

Alle 24 di sabato è scaduto l’ultimatum dello Stato islamico: per non «affrontare la spada» tutti i cristiani sono dovuti fuggire. Un docente musulmano che si è opposto pubblicamente è stato ucciso.


Non ci sono più cristiani a Mosul. Alle 24 di sabato è scaduto l’ultimatum esplicitamente lanciato dai terroristi dello Stato islamico: o vi convertite all’islam o pagate la tassa di sottomissione o ve ne andate. «Altrimenti l’unica opzione resta la spada». Domenica dagli altoparlanti delle moschee i cristiani sono stati incitati a scappare e così hanno fatto.

iraq-mosul-arcivescovado-siro-cattolico 

«CHE MALE FACEVANO?». «A Mosul è in atto una persecuzione ai danni dei cristiani», dichiara a Baghdadhope l’arcivescovo latino di Baghdad, monsignor Jean Benjamin Sleiman. «I cristiani sono andati via tutti ma non si capisce il motivo di questo odio, erano poche migliaia. Che male facevano? Che fastidio davano? Perché accanirsi contro di loro? Domande che non trovano risposta». Dopo la presa della seconda città più grande dell’Iraq e la creazione del califfato, i terroristi ex Isil hanno attuato una crescente persecuzione culminata nella cacciata di tutti i cristiani.
ARCIVESCOVADO BRUCIATO. Ieri inoltre il palazzo episcopale dei siro-cattolici di Mosul è stato dato alle fiamme. Lo ha denunciato il patriarca della Chiesa siro-cattolica Ignace Joseph III Younan: «Le ultime notizie sono disastrose. Il nostro arcivescovado è stato bruciato totalmente: manoscritti, biblioteca. Hanno minacciato di ammazzare tutti i cristiani: questa è una vergogna per la comunità internazionale». Come se non bastasse, «i cristiani alla frontiera sono stati derubati di tutto, li hanno insultati e li hanno lasciati così: in pieno deserto a camminare».
Le famiglie fuggite dalla città si sono rifugiate nel Kurdistan e a Qaraqosh, nella piana di Ninive. Qui hanno raccontato alla Bbc quanto dichiarato dal Patriarca: «Ci hanno lanciato un ultimatum, siamo dovuti fuggire ma alla frontiera ci hanno rubato tutto. Soldi, auto e gioielli. Hanno detto che appartenevano allo Stato islamico».

iraq-san-benham-monastero-terroristi 

MONASTERO OCCUPATO. Un’altra notizia drammatica è giunta stamattina, riferita da Ankawa.com: il monastero dedicato al martire san Benham e a sua sorella Sarah, a 37 km a sud di Mosul è stato occupato dai terroristi, segno della loro rapida espansione nella Piana di Ninive. I monaci che solo tre giorni fa dicevano di stare bene sono stati cacciati. Il monastero, chiamato anche Deir Al Jubb, risale al IV secolo ed era stato restaurato nel 1986 diventando luogo di pellegrinaggio per i cristiani ma anche per alcuni musulmani. Si tratta del secondo monastero occupato, il primo era stato quello di san Giorgio, preso il 18 luglio nella parte settentrionale di Mosul.
Infine è di stamattina la notizia che un docente di legge che lavorava nel dipartimento di Pedagogia dell’università di Mosul, Mahmoud Al ‘Asali, è stato ucciso dagli islamisti per essersi opposto alle azioni persecutorie contro i cristiani.
luglio 21, 2014 Leone Grotti
fonte: http://www.tempi.it

22/07/14

Centomila immigrati entro l’estate: è colonizzazione

 

Quanta ignavia e improvvisazione......ma da chi siamo governati ???





Roma, 22 lug – Raggiungeranno entro la fine dell’estate il numero di centomila gli sbarchi sulle coste italiane nel 2014. Una cifra, quella diffusa dal Viminale, che pare addirittura ottimistica visto che ad oggi sono già 84.000 e che i due terzi di estate residui si preannunciano densi di arrivi.
Un fenomeno che ormai appare avere a pieno titolo i crismi della colonizzazione di popolamento. Colonizzazione, riporta la Treccani, è “l’attività con cui un popolo colonizza una regione o vi fonda una colonia o riduce un paese a colonia”. La colonizzazione di popolamento si distingue dalla colonizzazione di sfruttamento perché i nuovi arrivati puntano a insediarsi stabilmente nel nuovo territorio. Quelli che si prospettano nel medio periodo, se il flusso non verrà invertito, sono numeri che rendono del tutto risibile qualsiasi richiamo a una possibile “integrazione”.  Del resto la convivenza tra colonizzatori e colonizzati può essere pacifica, sottolinea l’evoluzionista Jared Diamond, solo nei rari casi in cui le due popolazioni poggiano su due differenti economie. E’ il caso del Congo, dove pigmei e congolesi sono rispettivamente cacciatori-raccoglitori, e agricoltori. Non è certo il caso della colonizzazione dell’Italia e dell’Europa.
Come intende rispondere l’Italia a questa emergenza? In realtà, lo stesso Viminale ammette che i centri d’accoglienza sono ormai pieni e si dovrà passare ad utilizzare le caserme dismesse quali centri temporanei. Successivamente, avrà luogo lo spostamento nelle varie città italiane.uno smistamento che, a detta del presidente della regione Lombardia Maroni, viene lasciato alla responsabilità dei prefetti, ai quali viene comunicato che gli immigrati sono stati ‘caricati’ su un treno e che arriveranno entro poche ore in questa o quella regione. A quel punto, che si arrangino le istituzioni locali.
“Si tratta – ha detto il governatore lombardo – i una situazione caotica, che non è gestita. Per questo lancio l’allarme. Il governo deve darsi una mossa, mettendo in campo risorse e strutture. Cosa che, purtroppo, ad oggi, non sta facendo. L’esecutivo, almeno riguardo a questo problema in particolare, sta chiudendo gli occhi, chiede l’aiuto dell’Europa e poi scarica il problema sulle regioni, sui prefetti e sui sindaci”.
“Inoltre – ha proseguito Maroni – un conto sono i profughi, ma una persona acquisisce questo status alla fine di un percorso, dopo che ha presentato una domanda che viene vagliata e accolta da una commissione in base a requisiti precisi, altrimenti è un clandestino, che deve essere tenuto in un centro di identificazione ed espulsione, cosa che purtroppo non avviene.”
Il recente caso di Castel Volturno la dice peraltro lunga su quanto indolore sia questo percorso di “accoglienza”. Eppure, lo stesso Ministero degli Interni si affretta a precisare che il 90% di chi arriva “ha diritto a qualche forma di protezione”. Quale miglior modo per far diminuire i clandestini che trasformarli tutti in profughi?

Cristiano Coccanari - 22 LUGLIO 2014

FONTE: http://www.ilprimatonazionale.it/ 

Re Giorgio e la sua corte




Oggi, il re e la sua corte si vivifica e si conclude come tale, come trasformazione goliardica della prima e come bieca e malsana imitazione.



Dalle ceneri dello Ius Commune e dei diritti particolari e locali che avevano caratterizzato il Medioevo sorgono, lentamente e in maniera diversificata nei vari territori, le strutture che si stabilizzeranno con le democrazie rappresentative attuali. L’assolutismo monarchico, di cui Luigi XIV ne è simbolo – “l’Etat c’est moi” – si inserisce come possibile chiave di lettura delle situazioni odierne. 
Per spezzare il legame tra aristocrazia e popolazione delle province nelle quali i nobili possedevano grandi terreni, i sovrani europei, per fiaccarne il potere, cominciarono a unificare le famiglie regali del regno nelle proprie corti. Con Luigi XIV ciò divenne vero e proprio sistema sociale; nasce il compromesso, i “benefici reciproci”, e quel circuito chiuso, autoconservatore, de la “politica della corte” che ha segnato le oligarchie susseguitesi fino ad oggi, compreso. Luigi ebbe inoltre la furbizia di crearsi una grande rappresentazione scenica, con vena mistica e accenti pacchiani e snob (con le pompose vesti e l’etichetta, fondamentale a Versailles), che adulò regnanti e rafforzò quel rispetto che Massimo Fini spiega in La Ragione aveva torto? dei sudditi verso il sovrano – oggi scomparso. La reggia di Versailles e la sua impersonificazione con il Sole dimostrano l’enorme propaganda usata come strumento dal sovrano che cercava di creare l’illusione di un potere assoluto che, nella realtà, era molto più limitato di quanto apparisse. 
Molte sono le similitudini che affiancano quel regno al nostro, e molte le differenze, ma sicuramente quel che risalta all’occhio è la risibilità e la bassezza dei governanti attuali rispetto a quelli passati, la degenerazione assoluta di quello che nasceva come Stato; l’onore, l’orgoglio, la dignità (che certo non spiccavano come doti principali anche all’epoca), sopraffatti, calpestati e assolutizzati nell’avarizia e nella cupidigia, i “benefici reciproci” trasmutati in vero e proprio ricatto perpetuo, la spartizione dei territori da gestire (oggi Comuni, Regioni, appalti, ecc.) diventata occasione dell’arraffare corruttivo, il rispetto verso il sovrano divenuto disprezzo. La grande rappresentazione scenica messa in atto da Luigi, utilizzata anche e forse soprattutto come propria legittimazione, risulta attuale, con il gran mezzo mediatico. Se entrambe sono da giudicare negativamente, la prima si delinea come più vera, o perlomeno più autentica; lì, in quel luogo, in quel tempo, trovava un suo senso. Oggi, il re e la sua corte si vivifica e si conclude come tale, come trasformazione goliardica della prima e come bieca e malsana imitazione.

Lorenzo Lipparelli - 21 luglio 2014
fonte: http://www.lintellettualedissidente.it


La politica dell’allucinazione bugiarda e autoritaria.




 
 
“E’ una allucinazione che questa sia una svolta autoritaria. Parlare di svolta illiberale con la presentazione di questa riforma è una bugia e le bugie non servono”, dice la ministra Boschi.
Si vede è una democristiana priva di esperienza. Un democristiano di 30-40 anni fa non avrebbe mai pronunciato una frase simile. Sapendo quanto era risibile. (“Dici che non dici le bugie? E chi ci dice che non sia una bugia? E dici che le bugie in politica non servono? E allora come hai fatto a diventare Ministro del governo Renzi?")
Certamente la riforma ha dei risvolti autoritari e illiberali, soprattutto per la riduzione di spazi di libertà e di rappresentatività per i cittadini. Che già ora non sono granché.
Vogliono togliere rappresentatività popolare al Senato che diventa non elettivo e con poteri ridotti. Ogni rappresentante delle realtà locali in meno è una “diminutio” della democrazia. E’ vero che è stata usata male questa rappresentatività e gestita da ladri… ma il problema è semmai come evitare di mettere in Parlamento dei ladri. Non è certo buttare via la democrazia rappresentativa insieme ai ladri.
Vogliono mantenere la scelta dei deputati ai segretari di partito, continuando ad aumentare il distacco tra parlamentari e territori. Deputati dipendenti dal vertice, e che non rispondono alla gente dei territori. Come i rappresentanti imperiali o papalini del Medio Evo.
Vogliono diminuire il ruolo del Parlamento come contrappeso al potere del Capo del Governo, che avrà a disposizione enormi maggioranze fatte per giunta di gente nominata dal vertice del suo partito (da lui).
Vogliono aumentare il numero di firme per i referendum, e chiaramente questo è un altro colpo alla democrazia. Per anni si è parlato della necessità di introdurre, oltre all’attuale referendum abrogativo anche quello propositivo. Ora si marcia al contrario. Sempre più difficile per la popolazione esprimersi direttamente.
Se questa non è una svolta autoritaria e illiberale, cosa è ?
La Boschi e Renzi vivono l’allucinazione che nessuno se ne accorga?
O sperano nell’allucinazione indotta dal potere e dai media nella maggioranza della gente?
Noi preferiamo parole di verità, di amore per la gente, e non di manipolazione. Che si riconoscono sempre più facilmente.
Un giorno avremo politici veritieri… un giorno lontano, ma avverrà se ci lavoriamo. Ora la prima cosa da fare è rendersi conto delle loro bugie.
Intanto potremmo proporre alla Boschi una vecchia prova...


boccaverita1

Fausto Carotenuto - 22 luglio 2014
fonte: http://coscienzeinrete.net