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30/09/16

Conti correnti: ecco il prelievo forzoso (mascherato) per salvare le banche


conti correnti 
 
 
Roma, 30 set – Si scrive aumento dei costi, si legge prelievo forzoso. E’ così che gli istituti di credito, per finanziare il contributo al fondo salvabanche, stanno scaricando sui conti correnti dei cittadini gli oneri della crisi del settore.
 Gli aumenti medi, nel 2016, sono stati attorno al 6%. E hanno visto coinvolti anche i conti a canone zero. Incrementi in gran parte ingiustificati, dato che i costi di gestione dei conti correnti non sembrano essere nel frattempo lievitati. E’ invece nato, dopo il disastro governativo successivo al varo del “bail-in”, il fondo nazionale di risoluzione (più noto come salvabanche) utilizzato in prima battuta per Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. Al fondo partecipano tutte le banche, cui sono stati peraltro richiesti anticipi sulle quote di partecipazione da versare nei prossimi anni. Da qui la decisione di molti istituti: ” Alcuni interventi legislativi e/o regolamentari nonché impegni imposti da autorità hanno determinato dei costi e ricavi minori per la banca che costituiscono giustificato motivo per un aumento del canone mensile relativo ai moduli transnazionali”, spiegano da Unicredit. Parole complesse per giustificare il “parziale recupero dei contributi versati al neo costituito Fondo nazionale di risoluzione”, come ammette candidamente il Banco Popolare, che ha caricato di 25 euro in più l’anno sui propri titolari di conti correnti.

Gli aumenti sono generalizzati e coinvolgono tutte le banche, ad eccezione (per ora) delle sole Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Bpm. “Stiamo osservando con attenzione – spiegano da Banca d’Italia – il comportamento di alcune banche nel ribaltare sulla clientela dei depositanti e dei correntisti i costi sostenuti per effetto delle crisi bancarie”. Se la vigilanza di via Nazionale sarà come quella svolta su Etruria e le altre, siamo a cavallo.


Filippo Burla - 30 settembre 2016
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it

29/09/16

Un Premier alla frutta


 


Al di là della martellante propaganda renziana, fatta in gran parte di promesse sempre più irrealizzabili, la nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza) rappresenta una sorta di resa politica anticipata di un giovanotto di belle speranze che voleva cambiare l’Italia sulla base di un insensato ottimismo della volontà.
Ma alla fine, come volevasi dimostrare, gli impietosi numeri, assai più che l’azione di una opposizione piuttosto inconsistente sul piano programmatico, stanno mettendo in luce il fallimento politico di Matteo Renzi. In estrema sintesi, nella suddetta nota è scritto nero su bianco che il miracolo economico prospettato dal pifferaio magico fiorentino non si è avverato. Tutte le stime precedentemente elaborate dall’Esecutivo, definite prudenziali dallo stesso Renzi, si sono rivelate fin troppo ottimistiche. Da una crescita dell’1,2 per cento, prevista ad aprile, si è passati ad un risicato 0,8 per cento. Un dato quest’ultimo che, oltre a porci al penultimo posto in Europa, costituisce la dimostrazione concreta di un Paese stagnante il quale, nonostante la lunga crisi che ha attraversato, non riesce ad andare oltre il cosiddetto rimbalzo del gatto morto.
Tutto ciò, riprendendo in esame le suddetta nota, ha costretto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan a rivedere al ribasso tutti gli obiettivi finanziari del suo Governo. In particolare, l’attesa diminuzione del rapporto debito pubblico/Pil è stata posticipata al 2017, mentre il deficit statale è lievitato al 2 per cento, ma con la prospettiva di arrivare al 2,4 per cento se la questua europea del Premier andrà a buon fine.
Da questo punto di vista, lo stesso Padoan, dimostrando di aver fatto tesoro della linea comunicativa del Presidente del Consiglio, ha cercato di togliersi d’imbarazzo con un vero e proprio ossimoro. Nel corso della conferenza stampa, seguita all’approvazione della nota, il super-ministro ha dichiarato che “l’allentamento del rigore non dovrebbe allontanare l’obiettivo del pareggio di bilancio a medio termine”. Il che tradotto suona più o meno così: noi continuiamo a spendere e spandere nell’immediato, inseguendo i dissennati obiettivi politici del Premier Renzi - vedi riforma farlocca della Costituzione - ma vedrete che prima o poi i conti pubblici ritroveranno l’equilibrio per grazia divina. A questo punto non resta che aspettare l’ennesimo anno renziano che verrà, nel quale sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno. Ma nell’attesa non ci resta altro da fare che tirare la cinghia.

di Claudio Romiti - 29 settembre 2016
fonte: http://www.opinione.it