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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

19/12/14

Cari marò non ci resta che piangere




 

Cari marò non ci resta che pregare

Solidarietà ai fucilieri da cattolici ed ebrei, impegnati per una soluzione Monsignor Marcianò: «La scelta dei giudici indiani suscita sconcerto»


È riuscito a riappacificare statunitensi e cubani: forse potrebbe restituire i marò alle loro famiglie e al loro Paese. Un intervento di Papa Bergoglio per Latorre e Girone è sperato e atteso da molti, specialmente dopo la legnata dei giudici indiani alla «strada diplomatica» seguita dal governo Renzi.
 E ieri cattolici ed ebrei hanno annunciato il loro dispiacere, per la decisione della Corte Suprema di Nuova Delhi che ha negato concessioni di carattere umanitario per i nostri marò. E hanno assicurato il loro aiuto.
«La scelta dell’autorità giudiziaria indiana non può che suscitare un profondo sconcerto che sento di dovere esternare anche a nome di tutta la Chiesa dell’Ordinariato Militare», ha dichiarato ieri monsignor Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia. L’Ordinario militare ha spiegato di riporre «grande fiducia e stima nell’opera del governo italiano che è impegnato da tempo nella ricerca di una soluzione a questo difficile caso e che, anche in queste ultime ore, sta mettendo in opera tutti i mezzi possibili per risolverlo».
«Ho avuto di modo di apprezzare - ha aggiunto monsignor Marcianò - grazie al legame personale che mi lega a loro, le doti di equilibrio e forza che caratterizzano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Essi, all'impegno nell’adempimento del proprio dovere, uniscono indiscutibile correttezza e senso delle istituzioni, dimostrati in modo particolare nel tempo di questa lunga vicenda che li vede protagonisti». L’Ordinario militare ha aggiunto che il desiderio di Girone di trascorrere un tempo in Italia per condividere il Natale in famiglia e il bisogno di Latorre di continuare urgenti e indispensabili cure mediche «sono richieste che non negano in alcun modo le legittime esigenze della giustizia, ma rimandano al più elementare senso di umanità che dovrebbe caratterizzare ed unire le diverse culture».
«Allo stesso tempo desidero far giungere a Massimiliano e Salvatore la profonda vicinanza e la fiduciosa preghiera al Signore Gesù. Il Signore, che nel mistero del Suo Natale si mostra quale liberatore dell’uomo, doni loro di perseverare nella Speranza che viene da Lui e tocchi nel profondo i cuori dei responsabili della giustizia indiana affinché siano illuminati nel prendere decisioni rispettose della giustizia, aderenti alla verità, cariche di umanità».
E, contemporaneamente, la Comunità Ebraica di Roma ha espresso «forte preoccupazione per la vicenda che da anni coinvolge i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Le ultime decisioni dell’India, che allontanano il ritorno dei due marò in Italia, non possono lasciarci indifferenti». Il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha dichiarato che la Comunità è vicina «al Governo Italiano di Matteo Renzi, al Ministro della Difesa Roberta Pinotti e al Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - ha proseguito il presidente - che si stanno prodigando affinché la crisi porti a una soluzione positiva. Da ebrei italiani sentiamo di dover dare ogni contributo possibile per tenere alta l’attenzione mediatica e sensibilizzare il maggior numero di persone. Noi tutti rivogliamo i nostri marò qui in Italia».
E ha infine annunciato che «la Giunta della Comunità Ebraica di Roma ha deciso di essere in prima linea e lanciare la campagna #bringbackourmarò sui social network e in tutta la Rete per chiedere al mondo di non lasciare soli Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Ci impegneremo a promuovere iniziative fino al giorno in cui li rivedremo tornare a Roma dalle loro famiglie».
Della vicenda ha parlato, in modo sentito, ma un po’ meno formale anche il leader di FdI-An Giorgia Meloni: «Sono stati tre governi di eunuchi e cialtroni a gestire la vicenda marò. Al ministro Gentiloni, che sembra "Alice nel paese delle meraviglie", ricordo che aspettiamo da tre anni l’avvio dell’arbitrato internazionale. Un governo serio avrebbe mobilitato gli organismi internazionale».
 
Antonio Angeli - Venerdì 19 Dicembre 2014 
fonte: http://www.ilbenecomunenewsletter.it


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