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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

20/12/14

Cosa succede se si ferma la produzione petrolifera in Libia

L’avanzata delle milizie islamiste costringe il governo a dichiarare lo stato d’emergenza nel golfo di Sirte. Chiusi i terminal di Sidra e Ras Lanuf, da dove transitano 560mila barili di greggio al giorno

Pipes are pictured at the El Sharara oilfield

Il settore petrolifero libico rischia un nuovo collasso. Il governo di Tobruk, formalmente destituito di ogni potere dalla Corte costituzionale libica ma di fatto ancora in carica, ha dichiarato lo stato d’emergenza nel golfo di Sirte, nella regione di Al Hilal, a causa del deterioramento della sicurezza. La Compagnia Nazionale Petrolifera (NOC) ha annunciato la chiusura dei terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanuf. Si tratta dei due impianti più grandi del Paese, che insieme producono fino a 560mila barili di greggio al giorno. Tra il 13 e il 14 dicembre i combattenti della coalizione islamista Alba Libica sono riusciti a spingersi fino al terminal di Sidra. Il bilancio degli scontri con le milizie agli ordini di Ibrahim Jadhran, che da mesi controlla gli impianti di quest’area, sarebbe di almeno 30 morti e oltre 250 feriti.

Sulla dinamica dei combattimenti le versioni sono però contrastanti. Secondo alcune fonti l’attacco sarebbe stato effettuati non da Alba Libica ma da una nuova formazione denominata Operazione Shurouq, in cui sarebbero confluite varie milizie islamiste provenienti da diverse parti del Paese. Vi farebbero parte la Brigata Al Farouq affiliata ad Ansar Al Sharia con base nella periferia di Sirte, le milizie dei Martiri di Al Nawfiliya e di Al Khaleej, gruppi di combattenti di Misurata guidati da Ismail Al-Sallabi, leader della Brigata Rafallah Al-Sahati di Bengasi, le milizie bengasine di Al Halbous e Al Aaifa e altri guerriglieri arrivati da da Tajoura, Ghariyan and Zuwara.

Se l’industria del petrolio si ferma, le conseguenze sul piano economico rischiano di essere devastanti, come già è accaduto nell’estate del 2013 quando i separatisti della Cirenaica guidati da Jadhran si impossessarono di quattro terminal petroliferi, causando una riduzione della produzione di greggio da 1,5 milioni di barili al giorno ad appena 200mila.

Negli ultimi giorni l’esecutivo di Tobruk ha provato a mandare un segnale rassicurante alle società energetiche che operano in Libia nominando nel ruolo di vice direttore della NOC Mohammad al-Arabi, dopo che il mese scorso la carica di direttore era stata assunta da Al-Mabrook Abu Seif. Il caos regna però ancora sovrano, considerato che negli stessi giorni il governo a maggioranza islamista di Tripoli ha nominato il suo ministro del Petrolio, Mashallah Zwai, e mantenuto in carica l’ex direttore della NOC, Mustafa Sanallah. La questione di chi detiene il possesso delle riserve di greggio in Libia resta dunque delicatissima. Per decenni i partner esteri si sono sempre rivolti direttamente al direttore della NOC ed effettuato le transazioni finanziarie con la Banca Centrale di Tripoli. Ma adesso, con doppie cariche ai vertici della compagnia e la decisione del premier dell’esecutivo di Tobruk, Abdullah Al Thinni, di bypassare l’istituto finanziario della capitale, le cose non possono che complicarsi ulteriormente.

http://www.lookoutnews.it - 20 dic 2014

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