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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

06/02/15

“Nessuno guadagni più del presidente”, lo scandalo continua

“Nessuno guadagni più di un governatore o presidente di regione, nessuno guadagni più di un sindaco”. L’iniziativa per frenare gli sprechi della Pubblica Amministrazione è garanzia di maggiore equità sociale

General view of Italy's new President Sergio Mattarella speaking at the lower house of parliament in Rome


Il fallimento delle riforme federaliste degli anni Novanta è ormai incontestabile e continua a produrre conseguenze disastrose in termini di qualità dei servizi e di coesione sociale. L’autonomia impositiva e le deleghe rispondevano all’applicazione del principio “Vedo-Pago-Voto”. Purtroppo, come è ormai evidente, questo principio di responsabilità diretta associato all’elezione diretta dei sindaci non solo non ha funzionato, ma si è trasformato nell’italico “Vedo e pago sempre, a prescindere”, come avrebbe detto il Principe De Curtis.

Dal 1990, infatti, la spesa per il personale degli Enti Locali è cresciuta del 120% e quella per la fornitura dei beni e servizi del 215%, mentre la spesa delle amministrazioni centrali è aumentata nello stesso periodo dell’80% per il personale e del 70% per i beni e servizi. L’esplosione della spesa necessaria a finanziare il funzionamento e le forniture degli Enti Locali è rappresentabile da un semplice dato: a parità di beni e servizi forniti, lo Stato avrebbe risparmiato in poco più di 20 anni oltre 600 miliardi di euro, cioè il 28% dell’intero debito pubblico italiano, che ora sarebbe inferiore al 90% del PIL, cioè come quello della Francia.

Questo ingiustificato aumento della spesa, non solo ha drenato risorse dallo Stato ma si è tradotto in una crescita (+130%) dell’imposizione locale (addizionali IRPEF, IMU, Tasi, Tari, etc.) passata dal 5,5% al 16% del totale delle tasse pagate dagli italiani ed è responsabile per oltre l’80% dell’aumento della pressione fiscale, passata dal 38% all’attuale 43% del PIL.

Alle notizie di questi giorni, come la bocciatura del TAR del Lazio degli aumenti delle rette degli asili nido ad anno iniziato – come l’aumento dell’IRPEF regionale del Lazio al 3,3%, il collasso delle aziende dei trasporti locali, l’invio degli ispettori del Ministero della Sanità nelle scuole per verificare la presenza di infestazioni (topi, scarafaggi, etc.) e persino il riemergere di infezioni come gli ossiuri (vermi) tra i bambini – fanno da contraltare i dati relativi ai premi di risultato concessi ai dirigenti e agli avvocati dirigenti delle amministrazioni locali, malgrado e nonostante tutto questo.


Come denunciato dalla Relazione della Corte dei Conti Sezione delle Autonomie (2014), la retribuzione di posizione e di risultato degli oltre 5.000 dirigenti risulta superiore al 50% dello stipendio. Per avere un’idea di cosa si sta parlando si può consultare il sito dei premi ai dirigenti del Comune di Roma, quello stesso Comune che nel 2014 denunciava un passivo di bilancio di 816 milioni e che ha la più alta addizionale IRPEF d’Italia.

Se intervistati, questi “public servant” rispondono, bontà loro, che guadagnare oltre 300.000 euro l’anno è nel contratto e che loro non possono di certo rifiutare questi soldi. Se le cose stanno così, si potrebbe allora immediatamente approvare una semplice norma, seguendo l’esempio della Presidente della Regione Friuli- Venezia Giulia: Nessuno guadagni più di un Governatore o Presidente di Regione, Nessuno guadagni più di un Sindaco. 
 Che ci vuole? gli italiani sono tutti d’accordo.





5 febbraio 2015
fonte: http://www.lookoutnews.it

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