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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

02/04/14

CALCOLI SULLE PENSIONI D’ORO




C’è un argomento sul quale – oh, meraviglia – gli italiani non si accapigliano: le pensioni “d’oro”. L’accordo sulla necessità di tagliarle è pressoché universale, sia per motivi morali, sa perché ciò contribuirebbe in modo efficace a migliorare la sorte dei pensionati più poveri.
Diamo per nota la differenza fra metodo contributivo (pensione fondata sui versamenti dei lavoratori) e metodo retributivo (pensione commisurata all’ultima paga). Diamo pure per noto che, con questo secondo metodo, una parte della pensione non è pagata dagli interessati ma dai contribuenti e costituisce un regalo. E chiediamoci come mai lo Stato abbia a lungo adottato il metodo retributivo. Una prima ipotesi è che si sia reputato morale attribuire al lavoratore una pensione che non lo costringesse a ridimensionare notevolmente il livello di vita raggiunto. Un seconda ipotesi è che si sia voluto comprare la riconoscenza di molti cittadini, per motivi politici ed elettorali. Ciò che è sicuro, e ciò che qui interessa, è che il provvedimento non è stato adottato né per motivi giuridici – inesistenti – né per motivi economici. Ché anzi economicamente il provvedimento è stato rovinoso. Infatti, oggi che viviamo il decennio delle vacche magre, si vorrebbero decurtare le pensioni “retributive” alte sia per motivi morali, sia per motivi economici.
La prima osservazione da fare, per quanto riguarda la morale, è che proprio questo motivo è la causa del male cui si vorrebbe mettere rimedio. Se lo Stato non avesse voluto essere “morale” allora, quando ha regalato pensioni superiori alle contribuzioni, non avrebbe la necessità di essere “morale” oggi, violando i diritti quesiti dei pensionati. Lo Stato non dovrebbe mai dimenticare che in campo economico chi guarda agli ideali è spesso un cattivo consigliere.


Né miglior sorte si può riservare all’argomento politico. È vero, la gente sarebbe contenta di veder spogliare i pensionati ricchi. Ma se lo Stato violasse le regole di civiltà per far piacere al popolo, domani potrebbe decretare il sequestro di tutti i beni degli ebrei perché nel frattempo l’antisemitismo si è diffuso a sufficienza. L’unica conclusione, per i motivi politici e morali, è che lo Stato farebbe bene a dare disposizioni per il futuro, lasciando che i pensionati attuali siano tolti di mezzo dalla Grande Falciatrice.
Ma vediamo se l’eventuale provvedimento si giustifichi almeno dal punto di vista economico. Secondo l’ “Istat”, i pensionati sono in tutto 16,6mln e il 42,6% di loro (sette milioni di persone) ha un trattamento inferiore ai mille euro al mese. Soltanto l’1,3% (210.000 persone) percepisce una pensione che supera i 5.000 € e soltanto un pensionato su diecimila riceve diecimila o più euro al mese. Volendo travasare il di più di chi va oltre i cinquemila euro al mese (210.000 persone) nel 42,6% di quelli che incassano mille euro o meno al mese (sette milioni) ipotizziamo che la media dei pensionati abbienti percepisca 7.000 € al mese e gli togliamo i duemila euro in più. 210.000 x 2.000 € = 420 € mln che, divisi per 7mln di pensionati poveri, farebbe circa 60 € a testa. Ma ovviamente protesterebbero tutti quelli che percepiscono da 1.100 € al mese fino a 5.000 €. Dunque prendiamo l’insieme dei pensionati, (16,6mln), togliamo i pensionati ricchi (210mila), e abbiamo la cifra di 16,39mln. Dividiamo poi per essa 420mln di euro e otteniamo che a ciascuno toccherebbero circa 25 euro. Sai che affare. La verità è che la voglia di togliere qualcosa ai pensionati ricchi nasce più da un desiderio di rivalsa e di punizione che da ragioni economiche.
L’unica soluzione è non cercare di mettere rimedio agli errori commessi commettendone di nuovi. Anzi, bisognerebbe far sì che ciò che si è verificato in passato possa servire da lezione per il futuro. C’è da rimanere atterriti quando, perfino oggi, si sentono uomini di sinistra che chiedono allo Stato di largheggiare per motivi morali.  O invocano, per risolvere il problema del lavoro, “investimenti statali”: come se non sapessero che lo Stato questi soldi non li ha e, se li avesse, probabilmente poi si dimostrerebbe un pessimo imprenditore. Il privato non sperpera quasi mai, lo Stato sperpera quasi sempre. È per questo che chi ha memoria pensa che meno lo Stato fa, meglio è.

Gianni Pardo - 2 aprile 2014

fonte: http://scenarieconomici.it

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