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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

30/03/15

La famiglia, fulcro centrale della vita dell'uomo - un articolo dell'aprile 2003.



 

Riflessioni su un tema di capitale importanza - (Famiglia e Società)

La ripresa non può che avvenire esaltando il ruolo educativo e formativo della famiglia, facendo sì che le scelte, quelle più importanti, trovino in essa il sostegno adeguato.
La famiglia italiana, secondo i dati forniti dall'ultimo rapporto ISTAT, diventa sempre più piccola, con un numero medio di componenti di 2,7. Le modifiche che la interessano direttamente non riguardano solo l'aspetto quantitativo, ma anche l'aspetto qualitativo, ossia il tipo di aggregazione che si instaura. Nella società del nostro tempo, alla famiglia plurinucleare o allargata si sostituisce rapidamente la famiglia ristretta o mononucleare.
Aumentano i "single", le coppie con un solo figlio e le coppie di fatto senza prole.
Dati questi che evidenziano una profonda crisi della famiglia, segno tangibile che attraverso le inevitabili evoluzioni della società si generano profonde conseguenze sul modo di vivere dei singoli, dei gruppi sociali e, inevitabilmente, della famiglia.
Anche la nostra società ha perso le proprie difese con la destrutturazione della propria cultura di riferimento, che ha sempre considerato la famiglia come realtà che sta alla base della formazione dell'uomo e della società: la famiglia intesa come "seminarium rei publicae", cioè realtà che dà vita alla società stessa e nella quale si alimentano preziosi processi di umanizzazione e socializzazione dell'uomo.
La famiglia, da sempre, si configura come l'istituzione sostanzialmente più stabile della convivenza umana, conservando pressochè intatta, pur nel mutare dei tempi e delle condizioni storiche, la sua natura fondamentale, costituita da rapporti, vincoli, sentimenti esclusivi e privilegiati.
E' inutile negare che la vera famiglia, quella nella quale non si riscontrano futili divisioni, consente di perseguire contemporaneamente importanti conquiste, peraltro con il minimo sforzo: invero è la famiglia che rende l'uomo consapevole della propria dignità personale, lo arricchisce di profondità umana, lo inserisce gradatamente nel tessuto della società, lo fa uscire dall'anonimato, dandogli consapevolezza dell'unicità e irripetibilità dell'esistenza umana.
Il momento di difficoltà che l’ "istituzione" famiglia attraversa, è la conferma di una crisi involutiva che investe l'intera civiltà e che provoca condizioni esistenziali di degrado, oltre che di allarmismo.
Insicurezza e ricerca di punti di riferimento alternativi alla figura del padre, l'incapacità di instaurare rapporti stabili e la disponibilità verso suggestioni violente e di gruppo sono i frutti della destabilizzazione della famiglia.
Cosa fare allora? Quale strada intraprendere per uscire dall'impasse che sembra arrestare sul nascere ogni esigua e flebile speranza di ripresa e rinnovo? Quale terapia adoperare per avviare il tanto atteso "rilancio" delle nostre coscienze?
"Siamo oppressi, non schiacciati", ha dichiarato Giovanni Paolo II, durante l'Angelus di domenica 19 gennaio 2003: oppressi dalle tragedie della vita che spesso sconvolgono la pacata quotidianità di intere famiglie, oppressi dall'incertezza del futuro, oppressi dalle violenze dei conflitti (armati e non).
In un contesto così negativo e allarmante, tuttavia, vi sono le risorse e le potenzialità per riprendere il controllo della nostra esistenza, evitando, così, di essere schiacciati definitivamente dal lassismo cronico.
E la ripresa non può che avvenire esaltando il ruolo educativo e formativo della famiglia, facendo sì che le scelte, quelle più importanti, trovino in essa il sostegno adeguato. Chiaramente questo discorso va riferito principalmente ai giovani, che molto spesso vagano nel buio alla ricerca di falsi miti e di false illusioni, dimenticando che la famiglia costituisce la più solida ancora di salvezza e rappresenta quel faro che, incessante, illumina i percorsi della vita quotidiana.
Peraltro, la tendenza dei giovani a non costituire una propria famiglia non è imputabile esclusivamente ad atteggiamenti infantili o irresponsabili.
Le nuove generazioni tendono a valutare con maggiore consapevolezza i tempi e le condizioni per affrontare un "passo" decisivo come quello del matrimonio.
Per i giovani il vincolo familiare deve essere giustificato da una reale corrispondenza di affetti, di stima, di comprensione: si tende sempre più a cercare di costituire una famiglia vera, non puramente formale o di convenienza - come spesso accadeva per il passato -, che sia costruita su basi economiche salde o, almeno, non precarie. Questa acuta coscienza dei reali problemi spinge i giovani, quindi, a rimandare a tempi più favorevoli l'assunzione di un vincolo sacro, che trova il suo giusto compimento nella formazione di una famiglia.
Non si dimentichi, tuttavia, che sono i rapporti familiari interni che danno la forza per affrontare qualunque ostacolo, qualunque delusione, qualunque incertezza la vita ci riserva.
Se la famiglia riacquisterà quella posizione di centralità, che le spetta di diritto all’interno della nostra società, valorizzando sensibilmente il dialogo interno (momento educativo di crescita e maturazione) e promulgherà principi sani e valori forti, sicuramente si creeranno le precondizioni per avviare il tanto decantato processo di rinnovo spirituale, morale, sociale e civile.


 

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