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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

21/10/14

CASO MARO' ______ India/Lasciate ogni speranza o voi che entrate… nell’argomento: marò.


 
Il rientro di Latorre non sia pretesto per nuove illusioni.
Articolo di Giuseppe Fabbri – Autore Ospite de La Lampadina 

Conosco l’India abbastanza bene avendoci vissuto alcuni anni della mia vita e, il caso vuole che, degli amici che mi sono fatto in loco e che mi sono rimasti la maggior parte sono legali e conoscono, quindi, l’argomento magistratura indiana. Come il lettore di giornali avrà capito l’India è un Paese che ci somiglia moltissimo e…., forse, in peggio.


 

 A questo proposito ricordo la battuta esilarante di un mio vecchio conoscente indiano che diceva sempre: “India and Italy same Country!” se gli si chiedeva il significato della battuta lui rispondeva: “ We are both a peninsula”!  Tra gli elementi della somiglianza ci sono due pessimi capitoli che sono la corruzione diffusa nell’apparato statale e di Governo e i tempi biblici della magistratura. Però con ridicola fierezza di stampo britannico, ridicola anche perché di britannico non c’è più niente, essi sostengono che tra il potere esecutivo e quello giudiziario non c’è alcuna possibilità di interferenza e, per di più, in India la magistratura è veramente indipendente da tutto e da tutti. Sottintendendo che se anche dei ministri o alti funzionari di Stato fanno la cresta quando comprano gli elicotteri militari, la Suprema Corte al contrario, è un’inattaccabile roccaforte di cristallina onestà. Hai capito che stravaganza.


 

Ora accade che i nostri fucilieri sono agli arresti domiciliari presso l’Ambasciata Italiana di New Delhi e quindi sotto la competenza della magistratura che dovrà pronunciarsi sul loro conto. Non c’è Governo o Ministero degli Esteri che tenga, è la Suprema Corte che dovrà pronunciarsi quando finalmente lo riterrà opportuno. E, guarda caso, quali sono le parole che sono sgorgate dalla bocca di quel prodigio di incorruttibilità e di efficienza che è il nuovo primo ministro indiano Narendra Modi nella sua conversazione telefonica con il nostro Matteo Renzi: “Bisogna che impariate ad accettare i tempi della nostra magistratura”! E meno male che non ha aggiunto: “Del resto in Italia dovreste essere esperti sui tempi della suddetta”! A parte che la suddetta si è permessa il lusso di sputtanarci davanti al mondo con la storia delle tangenti sulla vendita degli elicotteri al nostro Ministero della Difesa. E una piccola ritorsione non ce la volete concedere?
Narendra Modi è l’espressione del Janta Party il partito che ha vinto le elezioni e che è un partito nazionalista molto meno aperto alle relazioni internazionali di quanto non lo sia il Partito del Congresso che è stato al potere quasi ininterrottamente dai tempi dell’indipendenza e che fino alle ultime elezioni aveva come leader in pectore l’italiana Sonia Gandhi madre di Raul Gandhi rivale di Narendra Modi.
Per più di due anni quindi, dal febbraio 2012 al maggio 2014, il caso dei nostri fucilieri poteva essere in qualche modo facilitato da questa figura Sonia che pur non avendo ruoli esecutivi era pur sempre punto di riferimento del partito al potere, ma Sonia, per non rischiare di essere accusata di partigianeria, non ha mosso un dito. Né lo ha fatto Raul che non ha altri meriti se non quello di avere il cognome Gandhi ed essere nipote indegno della nonna Indira.
Alla luce di tutto ciò mi sembra puramente illusorio pensare che la vicenda possa essere gestita e velocizzata tramite le relazioni diplomatiche dei due Paesi in questione. E velleitario andare in giro dicendo “riportiamoci i due marò a casa”. Aveva ragione Terzi di Sant’Agata, l’unica soluzione era non rimandare i marò in India dopo la licenza natalizia in Italia. Brutto quanto volete perché significava venir meno alla parola data ma l’unica soluzione efficace tutto il resto è poesia. Sui giornali si è scritto di tutto sull’onda emotiva di questa disgraziata vicenda ma sono tutte cose che scuotono i sentimenti del lettore facendo più danno che profitto. Si è arrivati persino a rievocare il blitz di Entebbe trascurando che l’India non è l’Uganda e l’Italia non è Israele. Al giorno d’oggi c’è un tale intreccio di interessi commerciali tra Paesi che assumere atteggiamenti intransigenti è praticamente impossibile.

 

 Si guardi anche al caso recente dell’estradizione di Cesare Battisti dal Brasile. L’unica cosa che si poteva giocare senza smuovere lo spaventoso intreccio di interessi economici tra i due Paesi era il supplichevole sorriso del vecchio comunista Napolitano alla giovane comunista Dilma Roussef. Risultato zero.
Quindi oggi, i marò se ne facciano una ragione, se l’Italia vuole anche solo offrire i suoi elicotteri all’India, non dico vendere, deve chiedere scusa per essersi la nostra magistratura lasciato scappar detto che sulla fornitura precedente c’era stata puzza di tangenti pagate al Ministero della Difesa indiano.
E i fucilieri per ingannare il tempo possono sempre cominciare a imparare l’hindi.

Giuseppe Fabbri - 30 settembre 2014
fonte: http://www.lalampadina.net

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