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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

25/05/14

Caso Alpi-Hrovatin Due servizi segreti e le versioni a scelta

Gli atti declassificati sul ‘Caso Alpi’ visti dall’ANSA. Due servizi segreti due versioni in forte contraddizione. La versione Sisde -servizi segreti interni- amata dai sostenitori della trama internazionale, e la versione Sismi -i servizi esteri che in Somalia operavano- ridefinisce la trama
Senza la virtù del dubbio
Per questione personale di chi manda avanti questo blog, sulla questione Alpi la regola è della assoluta neutralità. Omettendo per una volta la proclamata ‘Virtù del dubbio’. Senza turbare verità consacrate. Testo ANSA: “Traffico d’armi. L’indiziato numero uno della ragione della morte di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 fa capolino fin da subito, meno di due mesi dopo l’esecuzione dei due giornalisti. A mettere l’ipotesi nero su bianco è il Sisde, il servizio segreto interno. In un’informativa riservata del maggio 1994 suggerisce anche i nomi di quattro possibili mandanti. Tutti somali. Non solo. Le fonti del Sisde puntano il dito contro la cooperativa italo-somala Somalfish, sui cui pescherecci sarebbero transitate le armi”.

Ilaria Alpi a Mogadiscio
Ilaria Alpi a Mogadiscio

Versione numero 1
L’ANSA offre i dettagli. “In quell’informativa -trasmessa pochi mesi dopo, tra gli altri, al ministero dell’Interno e alla Procura di Roma- si delinea subito il possibile filo d’Arianna che attraversa la vicenda Alpi-Hrovatin e la fitta coltre di misteri che da 20 anni la circonda. In particolare, il Sisde indica, sulla base di non meglio precisate ‘fonti fiduciarie’, quattro somali come ‘probabili mandanti dell’omicidio: il colonnello Sheikh Osman (trafficante d’armi del clan Murasade), Said Omar Mugne (amministratore della Somalfish), Mohamed Ali Abukar e Mohmaed Samatar. Fatale, per i due reporter, sarebbe stato il viaggio al porto di Bossaso, dove sarebbero saliti a bordo della motonave ’21 ottobre’, vascello della Somalfish, e avrebbero documentato una partita d’armi marchiata CCCP.

Il Sismi stoppa il Sisde
“Ma non è tutto. Tra gli incartamenti desecretati c’è anche la nota del Sisde, sempre del 1994 la cui esistenza è già emersa nel corso dei processi, in cui si indicavano come ‘mandanti o mediatori tra mandanti ed esecutori del duplice omicidio’, il faccendiere Giancarlo Marocchino ed Ennio Sommavilla, un altro connazionale ben introdotto in Somalia. L’informativa, però, all’epoca viene girata al Sismi (e solo al Sismi), il servizio segreto esterno. Come si evince da un memorandum compilato dal Sisde nel 2002 per il Copaco, il Sismi di fatto stoppa i ‘cugini’ smentendo la veridicità delle affermazioni. Stop fino al novembre del 1997 quando, attraverso il Cesis, la nota viene finalmente inoltrata alla procura di Torre Annunziata, nel processo penale “Cheque to Cheque”.

Sismi depistato o Sisde dietrologo?
La cronaca ANSA è talmente dettagliata che quasi crea confusione. “Poco prima, a fine ’96, spunta un’altra informativa, stavolta del Sismi, nella quale si sottolinea che, secondo ambienti dell’Olp il mandante dell’omicidio di Ilaria Alpi e dell’ operatore Miran Hrovatin sarebbe stato il generale Aidid, signore della guerra somalo, destinatario del traffico d’armi, poi ‘stornato’ in Yemen per i reduci afghani. Marocchino sarebbe stato implicato nel traffico, usando per lo scopo alcune navi della cooperazione Italia-Somalia”. Non risulta detto da alcuni documento che nella sostanza si confrontano due ipotesi sulla tragedia Alpi-Hrovatin, quella ormai più diffusa dei segreti svelati dai due giornalisti, e l’altra, quella della casualità d’essersi trovati nel posto e nel momento sbagliato.

Le complessità Sisde
“Nel memorandum del 2002 compilato dal Sisde si mettono diversi puntini sulle ‘i’: è una sorta di ‘bigino’ del caso Alpi-Hrovatin”, scrive il collega dell’ANSA. “Innanzitutto ci si sofferma sul ruolo di Mugne, l’amministratore della Somalfish. Già uomo forte di Barre in Italia, dove studia e quindi prende casa, a Bologna, è di fatto il dominus che gestisce il traffico d’armi per la Somalia attraverso i pescherecci della società”. Ancora: “I servizi lo segnalano come parte attiva in una spedizione di artiglieria leggera e kalashnikov verso il suo paese. Abbandonata la Somalia, Mugne si è trasferito in Yemen, dove avrebbe continuato ad esercitare l’attività di trafficante, qui legato a doppio filo con Osama bin Laden. Ascoltato da diversi magistrati in Italia, ha sempre negato ogni coinvolgimento”.

Marocchino tutti gli usi
“Nel rapporto torna poi la figura di Marocchino, legato per via della moglie somala al presidente ad interim Ali Mahdi e primo ad essere intervenuto sul luogo dell’omicidio. Quel che se ne ricava è la figura di un avventuriero con le mani in pasta ovunque, in buoni rapporti con le diverse fazioni in guerra in Somalia e punto di riferimento per i contingenti militari dell’operazione Restore Hope dell’Onu. Tanto che nel 1993, recita il memorandum sulla base di informazioni del Sismi, “in un contesto di collaborazione internazionale, all’interno del compound di Marocchino a Mogadiscio, sarebbe stato individuato un container carico di armi e munizioni. Se,il servizio di intelligence esterno smentisce un suo ruolo diretto nell’affaire Alpi-Hrovatin, non ne esclude uno “indiretto”.

Miran Hrovatin
Miran Hrovatin

I morti che aiutano i vivi
Torniamo ai testi sacri della cronaca giudiziaria. Finale con una ipotesi a metà strada tra Sisde e Sismi: “Ovvero ‘la complicità da parte del capo della sicurezza di Marocchino agli esecutori del duplice omicidio, all’insaputa dello stesso Marocchino”. Informativa che viene trasmessa agli organi inquirenti il 29 dicembre del 1994. Marocchino ha sempre negato ogni addebito e i processi che si sono svolti non lo hanno toccato ed anzi è stato parte offesa per calunnia”. Pare ci capire che il sempre chiamato in causa Marocchino, per la magistratura italiana sia innocente. E le deduzioni di intelligence basate su ‘fonti fiduciarie’ ma anonime non danno certezze. Ipotesi, sospetti, la speranza di trovare delle motivazioni ‘alte’ a quanto di terribile è accaduto. Senza verità assolute a darci ragione.

24 maggio 2014
fonte: http://www.remocontro.it

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