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(Bertrand Russell)

17/02/15

Una “Mare Nostrum 2″ per respingere i clandestini




Dopo l’ennesima tragedia nelle acque tra la Libia e Lampedusa è ricominciato il pressing per ripristinare l’operazione di salvataggio Mare Nostrum. Lo schema politico e mediatico utilizzato per sostenere la necessità di riprendere l’operazione che in un anno ha fatto sbarcare in Italia 200 mila clandestini è lo stesso impiegato per giustificarne l’avvio: il “senso di colpa” e la “vergogna” di non impedire che tante persone muoiano in mare per raggiungere l’Italia.
Eppure si tratta di un esodo di cui certo non abbiamo colpa e di fronte al quale abbiamo mostrato accoglienza e tolleranza senza pari nel mondo. Una campagna mediatica evidentemente scorretta che sorvola sul fatto che i responsabili di queste tragedie sono gli stessi clandestini e i trafficanti di esseri umani legati alle organizzazioni terroristiche islamiche come Analisi Difesa sostiene da moltissimo tempo insieme a poche altre voci “fuori dal coro” e come finalmente oggi riconoscono quasi tutti.

 

L’ultima tragedia del mare con 29 morti assiderati poi “gonfiati” a oltre 300 in base alle dichiarazioni dei superstiti e non al recupero di cadaveri spiega in modo chiaro quale strategia mediatica sui stia giocando per ripristinare Mare Nostrum, operazione che favorisce economicamente i trafficanti arabi e un bel po’ di organizzazioni ed enti legati a diversi carri politici e attivi nell’assistenza agli immigrati.
Connection sulla quale indaga la procura di Roma e ben esemplificata dalla celebre intercettazione in cui si sosteneva che “si fanno più soldi con rom e clandestini che con la droga” .
Gli ultimi morti in mare, che siano 29 o 300, non sono certo casuali. I sopravvissuti dicono di essere stati costretti a imbarcarsi nonostante il mare forza 8.  Condizioni che avrebbero dovuto scoraggiare le partenze di gommoni e barconi dalla costa libica e infatti i due pattugliatori d’altura della flotta di Triton (l’operazione di sorveglianza gestita dall’agenzia europea per le frontiere Frontex), uno italiano e uno islandese,  nel momento della tragedia si trovavano in porto per rifornirsi e cambiare gli equipaggi.

 

Affermare oggi che Triton è inadeguata perché opera a sole 30 miglia dalle acque italiane e non è prettamente una missione di soccorso è pura speculazione. Perché nessuno si chiede invece per quale ragione quel gommone è salpato con quelle condizioni meteo?
I trafficanti volevano evidentemente la strage per ottenere il ripristino di Mare Nostrum grazie a cui per un anno hanno incassato quei miliardi con i quali probabilmente oggi lo Stato Islamico sta conquistando la Libia.
Quando le navi italiane incrociavano davanti alle coste libiche i trafficanti mettevano in mare barche di ogni genere con il carburante contato per uscire dalle acque territoriali libiche.  Un lavoro facile, facile anche se in molti sono morti ugualmente perché diverse bagnarole erano talmente precarie c he non reggevano le onde neppure per poche miglia.

 

Riempire l’Italia di clandestini e le loro tasche di soldi è un obiettivo legittimo per criminali e terroristi. Un po’ meno che questo obiettivo venga perseguito e sostenuto anche qui da noi dalla solita mobilitazione buonista che, per ingenuità o malafede, vorrebbe colpevolizzare l’Italia e la Ue ogni volta che un clandestino muore in mare.
Le marine europee, soprattutto quella italiana durante l’operazione Mare Nostrum e persino gli equipaggi dei mercantili in transito nel Canale di Sicilia hanno soccorso migliaia di persone incoscienti. Senza l’Italia e la Marina Militare i morti sarebbero stati decine di migliaia solo nell’estate scorsa anche se persino con Mare Nostrum, missione prettamente di salvataggio, i clandestini morivano tra le onde.
Benché la flotta italiana si spingesse fino a poche miglia dalle coste libiche diverse imbarcazioni sono affondate subito dopo essere salpate trascinando sul fondo si stima 3 mila persone, forse molte di più tenuto conto che di molte imbarcazioni si sono perse le tracce e i morti si valutano contando i cadaveri recuperati e raccogliendo le testimonianze di eventuali sopravvissuti.

 

Rimpiangere Mare Nostrum come fanno la sinistra e parte del mondo cattolico è un’assurdità sotto tutti i punti di vista e significa soprattutto non voler guardare in faccia la realtà. Le responsabilità dei morti in mare sono dei trafficanti e dei clandestini, non certo di un sistema di soccorso che non potrà mai garantire che nessuna bagnarola stracarica si rovescerà  o che nessuno congelerà su un gommone.
Mare Nostrum non ha avuto alcun effetto deterrente sui trafficanti e gran parte degli scafisti arrestati sono già tornati in libertà….e al loro lavoro.
In compenso ha invece portato in Italia 200 mila immigrati illegali in appena 14 mesi favorendo l’arricchimento di trafficanti e terroristi islamici senza peraltro riuscire a scongiurare la perdita di vite umane. Un fallimento a meno che non ci si ponga l’obiettivo di svuotare l’Africa dai suoi abitanti.

 

Nessuno finora sembra volersi impegnare in armi per stabilizzare la Libia neppure ora che ampie regioni sono sotto il controllo di qaedisti e sostenitori dello Stato Islamico: condizioni che cointribuiranno a rendere cronici i massicci flussi migratori verso l’Italia evidenziando ulteriormente come nessuna missione di soccorso potrà mai gestire, scongiurando incidenti e tragedie in mare, flussi così consistenti di immigrati illegali.
Come avevamo previsto, con la fine di Mare Nostrum i barconi avrebbero ripreso a muovere verso Lampedusa, primo lembo di territorio italiano per chi proviene dalla Libia. In gennaio gli arrivi in Italia sono stati oltre il 60% in più di quelli del gennaio 2014 e con la della bella stagione le strutture d’accoglienza dell’isola verranno presto messe a dura prova.   A Roma nessuno sembra  comprendere che il solo modo per scongiurare i morti in mare è respingere i flussi di migranti applicando una sorta di blocco navale alle coste libiche e utilizzando i mezzi militari per riportarli indietro in condizioni di sicurezza.

 

Oltre tutto si tratterebbe dell’unica soluzione che risponda agli interessi nazionali, tema di cui la politica sembra da tempo disinteressarsi. Eppure è evidente che  l’Italia non ha né i mezzi né l’interesse ad accogliere 200 mila clandestini all’anno tenuto conto del forte disagio sociale che vivono milioni di italiani e  che degli immigrati illegali sbarcati l’anno scorso solo circa 66 mila sono ancora in Italia, 64 mila hanno chiesto asilo ma appena poco più di 3 mila lo hanno ottenuto.
Oltre a questo non possiamo continuare a diffondere nel mondo il messaggio che l’Italia accoglie chiunque paghi il pizzo a criminali e terroristi islamici. Con quale faccia aderiamo alla Coalizione contro lo  Stato Islamico in Iraq o dichiariamo di volerlo “combattere” in Libia (come ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni) e poi arricchiamo a dismisura  le casse jihadiste spalancando i confini ai loro traffici?
Piaccia o non piaccia ai cultori del politically correct e alle tante organizzazioni che sull’assistenza agli immigrati incassano ingenti somme di denaro solo i respingimenti assistiti possono fermare esodo e morti.

 

Come appare evidente nessun migrante spenderà più i suoi risparmi per un viaggio che si concluderà sulla sponda africana del Mediterraneo, non su quella europea.
I respingimenti azzereranno o quanto meno ridurranno i flussi e con essi le morti in mare e  gli incassi miliardari di malavita araba e terrorismo islamico.
Se davver0 ci si preoccupa di salvare vite umane allora è un’ottima idea ripristinare Mare Nostrum ma con una missione opposta a quella ricoperta  l’anno scorso, affidando cioè alla Marina il compito di scortare barconi e immigrati illegali sulle coste libiche. Come fa da tempo la Marina australiana con le imbarcazioni di clandestini provenienti dall’Indonesia.

Foto: Marina Militare
fonte: www.analisidifesa.it

Gianandrea Gaiani

Giornalista nato nel 1963 a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Attualmente collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Corriere del Ticino e con il settimanale Panorama sul sito del quale cura il blog “War Games”. Dal febbraio 2000 è direttore responsabile di Analisi Difesa. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.
www.presseurop.eu/en/content/author/269701-gianandrea-gaiani



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