
Insomma, la crescita vera in un Paese normale si misura soprattutto in termini di qualità dei servizi pubblici, funzionamento della burocrazia, efficienza sanitaria, sicurezza sociale. Si misura con gli indicatori dell’occupazione stabile e non quella precaria, con l’applicazione di una fiscalità semplice ed equa, con il funzionamento della giustizia a favore delle vittime. La crescita vera, e non quella strombazzata si misura con il livello di sicurezza sui territori, con il rispetto dei cittadini e dei contribuenti da parte della macchina statale, con un sistema bancario vicino alle famiglie e all’economia reale.
Ebbene quando tutti questi parametri convergono verso l’alto, diffondendosi in modo piuttosto uniforme nel Paese e quando la crescita del Pil è chiaramente strutturale, si può cantare vittoria. Da noi invece non solo non è così, perché non funziona niente e la vita quotidiana è diventata una giungla, ma se possibile con la politica dell’immigrazione incontrollata si è creato un clima a dir poco incandescente.
In Italia nella sostanza non solo Equitalia è viva e vegeta negli atteggiamenti persecutori, ma i furbetti del cartellino escono fuori come funghi, la sanità fa acqua ovunque, gli scandali continuano imperterriti, alcune banche truffano e imbrogliano anziché aiutare. Insomma in questa legislatura ne abbiamo viste e subite talmente tante che il risultato non poteva che essere quello che viviamo e vediamo purtroppo, un brutto clima. Come se non bastasse il centrosinistra ha sprecato a mani basse risorse pubbliche per erogare bonus inutili, per premiare e ingigantire ulteriormente l’apparato statale, per riempire l’Italia di sconosciuti che adesso non riesce a espellere.
Eppure il buon senso avrebbe imposto una politica esattamente opposta, il denaro andava indirizzato allo sviluppo e non all’assistenza, l’impiego pubblico ottimizzato, le zavorre eliminate, l’immigrazione gestita e controllata. In questi cinque anni il centrosinistra avrebbe dovuto riportare il fisco a una funzione di collaborazione, comprensione e vicinanza ai contribuenti, anziché ossessionare tutti con milioni di notifiche terrorizzanti e usurarie per costi e sanzioni, tanto da sfiorare la rivolta fiscale. Avrebbe dovuto dedicarsi al sud anziché lasciare che per incolpevoli motivi geografici divenisse un porto planetario di immigrati, in gran parte irregolari. Il centrosinistra e Matteo Renzi avrebbero dovuto pensare a riformare la giustizia e il welfare, anziché imballare Paese e parlamento dietro a una modifica costituzionale assurda e rischiosa. Perché Renzi and company, non hanno proposto la separazione delle carriere in magistratura o la revisione della obbligatorietà dell’azione penale, invece che provvedere all’ennesimo svuota carceri? Perché non hanno riformato il welfare separando previdenza e assistenza, eliminando la vergogna delle pensioni d’oro, verificando tutte quelle d’invalidità e ottimizzando gli ammortizzatori?
Bene, anzi male il centrosinistra non lo ha fatto perché non ne è capace, perché è vittima delle su ipocrisie ideologiche e fiscali , perché è schiavo delle sue ossessioni stataliste e centraliste, perché è e rimarrà figlio di una sinistra comunista, antistorica, clientelare, antieconomica, arrogante e illiberale. Ecco perché oggi nel Paese anziché serenità, sicurezza e sviluppo, si vive un clima teso, impaurito e instabile. All’Italia serve un potente defibrillatore di sistema che inverta ogni tendenza in tema di fiscalità, sicurezza, burocrazia, statalismo, lavoro, credito e giustizia. È l’unica opzione possibile e applicabile per rimettere il Paese sul binario della crescita strutturale, dell’armonia sociale, dello sviluppo territoriale e del benessere collettivo, liberale e democratico.
Nessun commento:
Posta un commento