Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

19/05/14

Caso marò/ La svolta dell’India è un boomerang





Com’era scontato in India ha vinto Narendra Modi. E ora il tentativo di riportare a casa Salvatore Girone e Massimiliano La Torre, i due marò bloccati in India da 27 mesi, minaccia di trasformarsi in una missione impossibile.
Ma il ministro degli esteri Federica Mogherini e il governo Renzi non sembrano preoccupati. A dar retta a loro la vittoria del Bharatiya Janata Party, il partito nazionalista indù, è quasi un non evento. Strano perché per tutta la campagna elettorale il 63enne prossimo premier Narendra Modi non ha mai rinunciato alle tirate sui marò accusando Sonia Gandhi e il Partito del Congresso di aver tentato di rimandare a casa Girone e Latorre.
Tirate puntualmente concluse dalla promessa di rispedirli in galera. Ovviamente per una Farnesina e un governo, decisi a minimizzare, quelli di Modi erano solo slogan. Peccato che a pronunciarli non fosse un moderato trascinato dalla foga elettorale, ma un convinto nazionalista cresciuto e formatosi tra le fila dell’organizzazione paramilitare del partito nazionalista indù. Un nazionalista accusato di aver istigato i terribili pogrom anti islamici del Gujarat, lo stato occidentale governato da Modi per oltre dieci anni, dove nel 2002 la polizia non mosse un dito per evitare il massacro di un migliaio di musulmani. Ma neppure quel precedente ha mai turbato il nostro governo. Mentre Modi prometteva di rispedire in galera i marò Federica Mogherini rispondeva annunciando un cambio di strategia sul fronte indiano e promettendo l’avvio di un arbitrato internazionale. Il cambio di strategia, deciso senza prima valutare, come sarebbe stato logico, la posizione del nuovo governo indiano rischia di rendere ancor più intrattabile Modi e i suoi.
Per consentire l’avvio di un arbitrato internazionale, affidando la questione marò alle Nazioni Unite o alla Corte Internazionale dell’Aja non basta, infatti la parola della Mogherini o di Renzi, ma serve il sì di Modi e dei suoi ministri. Il nuovo governo indiano dovrebbe dunque disconoscere o bloccare il tribunale speciale, pronto ad esaminare il caso dal 31 giugno, e subito dopo concordare con l’Italia l’«arbitro internazionale» a cui rimandare il giudizio sulla morte di due pescatori indiani e sull’immunità funzionale dei nostri militari. Modi e i suoi dovrebbero, insomma, rimangiarsi le promesse e rinnegare il fiero patriottismo indù per sottomettersi alle decisioni di un’istituzione internazionale. Certo illudersi non costa nulla. Come non costa nulla sperare nell’aiuto di quell’amministrazione statunitense con cui la Mogherina cerca di flirtare appuntandosi sul petto le spillette con la scritta «democrat» prima degli incontri con il segretario di stato John Kerry. Una cortigianeria tanto maldestra quanto inopportuna.
Neppure Kerry e compagnia hanno infatti mai ottenuto molto nei bracci di ferro con gli indiani. E a dimostrarlo c’è la vicenda di quella vice console indiana arrestata a dicembre a New York per violazione delle leggi sull’immigrazione, ma rispedita a casa dopo l’arresto per rappresaglia di un diplomatico americano a Nuova Delhi. Senza dimenticare che i «democrat» Kerry e Obama saranno i primi a scordarsi della Mogherini e dell’Italia qualora i rapporti con Modi diventassero fondamentali per evitare uno scontro nucleare con il Pakistan, garantire la stabilità del subcontinente indiano e riavviare gli accordi commerciali. E cosi l’arbitrato internazionale, vendutoci come magica soluzione del problema marò rischia, più tristemente, di rivelarsi solo il nuovo capitolo di una storia senza fine.

di Gian Micalessini
Il Giornale, 18 maggio 2014

fonte:  http://www.destra.it

Nessun commento:

Posta un commento