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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

21/10/16

REFERENDUM "Poveri e licenziati: ecco l'Italia del "Sì" a Renzi"

 
Il rapporto su precariato dell'INPS


inps lavoro


Più poveri come dice la Caritas, con meno lavoro o licenziati come sancisce INPS. E' l'Italia un po' obamiana del "Jobs Act", che affonda prima della cena di gala a Washington. Anche il Jobs Act, come le altre promesse renziane, si sta rivelando una bufala. Le assunzioni calano drasticamente. Il saldo tra assunzioni, trasformazioni di rapporti lavorativi e cessazioni, segna un +53mila contratti stabili in più, con un tonfo di quasi il novanta per cento (88,6%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Peggio del 2015, ma anche del 2014. E con un boom di licenziamenti. Ritratto impietoso quello che arriva dal report mensile sul precariato redatto da INPS.
Complessivamente le assunzioni nel privato, nei primi otto mesi del 2016, sono state l'8,5 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. INPS rileva che la frenata, in particolare per i contratti a tempo indeterminato (-32,9%), è collegata alla fine degli sgravi contributivi, quando le aziende potevano beneficiare dell'abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Nel 2015, l'incidenza di quel provvedimento (assunzioni e trasformazioni agevolate, con abbattimento totale dei contributi) sul totale delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%. Oggi, la doccia fredda.
Per chi guarda al bicchiere mezzo pieno, salgono i contratti a tempo determinato e di apprendistato, ma si riducono quelli degli stagionali, e calano anche le retribuzioni mensili: per le assunzioni a tempo indeterminato si registra una riduzione della quota di retribuzioni sotto i 1.750 euro rispetto al 2015. Continua, infine, il boom dei "voucher", i buoni-lavoro, +35,9 rispetto ai primi otto mesi del 2015. Riassumendo: lo stop agli sgravi che ha determinato il capitombolo delle assunzioni è stata una delle tipiche promesse renziane, che durano lo spazio di una elezione, il tempo di accumulare qualche voto.

E' accaduto, e accade, per il bonus cultura ai 18enni. Per gli 80 euro dati e tolti a chi li aveva ricevuti (ma altri se ne preparano). Adesso tocca anche al Jobs Act, ultimo baluardo della "obanomics" che ancora resisteva nella propaganda governativa sull'Italia che riparte. Non c'è da rallegrarsi per i numeri negativi dell'economia, solo da chiedersi quanto altro tempo durerà la farsa, questa politica fondata sul binomio funesto debito-deficit, su una serie di veloci "mancette" a questo o a quel blocco elettorale per farsi rieleggere o magari vincere il referendum. L'impressione è che la presa in giro durerà ancora poco.

Gli italiani stanno capendo che tutto ciò che veniva promesso, e che solo in parte è stato dato, ora gli viene tolto. E non abboccano più neanche a storielle come quella della chiusura di Equitalia. Quando e che cosa ci sarà al posto di Equitalia? Dove sono le coperture? Mentre ci si gingilla sulla "rottamazione" della cartelle, i contribuenti sanno solo di dover continuare a pagare, e che, se saltano l'ottava rata, Equitalia gli toglie pure la dilazione dei pagamenti.

diBernardino Ferrero  -  18 Ottobre 2016
fonte: https://www.loccidentale.it

19/10/16

Ardea – Aggressione all’Ufficio Tecnico Comunale

ARDEA (www.lavocediardea.altervista.org) – Aggredito ad Ardea sul posto di lavoro il più valente dei geometri dell’ufficio tecnico comunale.

Ardea - demolizione - Foto di repertorio 

Non si sono ancora spenti i riflettori sugli attentati incendiari i cui autori sono ancora ignoti, che dopo un anno una nuova aggressione   avvenuta negli uffici del settore urbanistica nel primo pomeriggio al rientro dalla pausa pranzo. Secondo i racconti dei colleghi, l’aggressore, nell’ufficio urbanistica comunale di Ardea ha chiesto all’usciere se era presente il tecnico (che successivamente sarebbe divenuto vittima dell’aggressione) perché doveva parlargli, senza neppure attendere una risposta ha strattonato l’usciere e si è diretto all’interno dell’ufficio, con tono e fare minaccioso, l’uomo alto e robusto definito successivamente un “armadio” ha fatto uscire due tecnici che stavano parlando con la futura vittima, ha chiuso la porta a chiave e sembra anche il lucchetto che blocca dall’interno l’uscita di sicurezza, forze per non dare modo alla vittima di tentare una fuga. Intanto alcuni colleghi hanno aperto dall’esterno la porta e cercato di far desistere l’aggressore, ma questi di tutta risposta ha strattonato un altro tecnico accorso in difesa del collega sbattendolo letteralmente fuori dalla porta. Subito nella stanza in soccorso dell’aggredito è intervenuto un giovane architetto che   ha strillato all’aggressore “fermo guarda come lo hai ridotto” questi di tutta risposta aggredisce anche lui con una testata e lo sbatte fuori. Intanto accorre altro personale che chiedono di chiamare i carabinieri. Fatto questo che ha innervosito ancora di più l’aggressore che uscendo dopo aver compiuto la “missione” lasciando in una pozza di sangue il tecnico comunale ha gridato ai presenti: “chi è che vuole chiamare i carabinieri? fatevi i cazzi vostri” e con fare spavaldo come hanno raccontato i colleghi, ha guadagnato l’uscita per allontanarsi da prima a piedi e successivamente con un’autovettura, di cui sembrano discordanti il modello. Sul posto rapidamente giunta una pattuglia dell’Arma al comando  del M/llo Ciprioti, vice comandante la locale Tenenza di Ardea che ha subito messo in atto tutti i protocolli per giungere alla cattura dell’aggressore.  A seguito della attività investigativa messa in atto dal vice comandante, sarebbe stato portato in caserma un presunto complice se non addirittura l’aggressore di quella che sembrerebbe più una spedizione punitiva. Il fermato avrebbe dato due versioni discordanti una quella di essere stanco di attendere   il rilascio di una pratica. Successivamente un’altra versione legata all’attività di responsabile unico del procedimento per l’abbattimento delle costruzioni abusive da effettuarsi a seguito di sentenza passata ingiudicato o di ordinanza dirigenziale sempre dovuta ad abusivismo edilizio (fatto di cui la vittima non può esimersi). Alla vittima veniva imputato dall’aggressore che questa sua attività portava la gente “in mezzo ad una strada” in quanto a suo dire, buttava la gente fuori da casa. (ultimo abbattimento risale a due anni fa) Sul posto è successivamente  giunta una autoambulanza del 118 che ha trasportato il geometra all’ospedale di Aprilia (dove si è recato a trovarlo subito insieme al sindaco il geom. Luigi Centore) dove la diagnosi è stata di rottura del setto nasale, con due punti di sutura, ematomi vari guaribili con dieci giorni di assoluto riposto. Al tecnico è giunta la solidarietà di tutti i colleghi interni ed esterni, ma soprattutto quella del geometra Luigi Centore che proprio per l’attività  di direttore dei lavori e C.S.E. per l’abbattimento dei manufatti abusive, in passato per incarico professionale esterno, ha collaborato  strettamente con il tecnico subendo ben cinque attentati incendiari di autovetture, i cui autori sono ancora ignoti. Sentito telefonicamente il geometra Centore questi ha detto: “sono certo che questa volta l’autore del vile gesto non resterà ignoto come l’autore/i degli attentati alle mie autovetture, alle autovetture del sindaco, di assessori, consiglieri comunali, incendi di serrande delle attività commerciali di consiglieri, o dell’autovettura dell’ex comandante la stazione carabinieri di Tor San Lorenzo. Come per tutti i casi di reati commessi in danno di persone legate ad attività comunali le indagini proseguono a 360 gradi. Oltre agli aggrediti,anche il sindaco presenterà denuncia per quanto accaduto, mentre la segretaria generale denuncerò il fatto all’INAIL come infortunio sul lavoro, vittima del dovere.

redazione 19 ottobre 2016
fonte: http://lavocediardea.altervista.org

Obama usa Renzi contro la Merkel. E contro Putin


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Ma perché Obama improvvisamente “ama” Renzi? Ricordatevi che fino a qualche tempo fa il nostro premier non godeva di grande considerazione a Washington. La ragione a mio giudizio è da ricercare nelle alchimie del potere in Europa, considerando due fattori, uno di fondo e uno di merito.
Vediamo quello legato al contesto: L’establishment internazionale si è spaccato dopo il Brexit e non c’è concordanza sulla strategia da seguire per far fronte all’uscita della Gran Bretagna e ai rischi di implosione dell’eurozona. Alcuni sintomi sono evidenti: Mario Monti e il Financial Times si schierano per il no al referendum, mentre la Casa Bianca appoggia il sì; alcuni commentatori come Larry Summers invitano a riconsiderare i nazionalismi e le ragioni dei populismi, altri spingono nella direzione opposta dunque verso l’imposizione degli Stati Uniti d’Europa.
Nel merito: la Germania si è ribellata agli Stati Uniti, bocciando il TTIP e mostrando crescenti dubbi sule sanzioni alla Russia. Fino ad oggi Washington ha lasciato che l’egemonia tedesca sul Vecchio Continente fosse incontrastata, ma lo scatto d’orgoglio del governo tedesco ha vanificato o comunque reso più complicato un progetto a cui la Casa Bianca teneva molto. Lo sgarbo in termini diplomatici non è stato indolore. L’impressione è che l’America ora sia molto meno comprensiva nei confronti di Berlino con cui ha un conto aperto.
E allora la grande apertura di Obama a Renzi va letta soprattutto in quest’ottica. Il premier italiano viene rivalutato non per meriti particolari ma perché con una Gran Bretagna in uscita dalla Ue, una Spagna senza governo, una Francia che si avvia a un’elezione presidenziale dall’esito incerto, l’Italia rappresenta l’unico grande Paese europeo in grado di opporsi o perlomeno di dar fastidio alla Merkel. E il suo premier può riuscirci solo se viene percepito come più importante e più credibile di quanto sia stato sin d’ora.

da Il  Cuore del Mondo_Il Blog di Marcello Foa
fonte: http://blog.ilgiornale.it - 19 ottobre 2016

18/10/16

Italiani sfrattati e immigrati viziati


Gli italiani che chiedono aiuto alla Caritas si sono moltiplicati. Soprattutto al Sud. E’ quanto emerge dal rapporto annuale della povertà redatto proprio dall’istituto cattolico. Il numero degli italiani costretti a fare la fila per ore davanti ai centri  Caritas pur di mangiare una minestra calda supera il numero degli immigrati. La cosa non sorprende. Affatto. Basta sfogliare un giornale, accendere la tv, navigare sui social per capire in che situazione drammatica ci troviamo. Gli italiani sono alla fame. 


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Decine, centinaia le storie dei nostri connazionali in grave difficoltà. Tanti, con umiltà e imbarazzo, sono costretti ad andare nelle trasmissioni televisive per chiedere aiuto. Per sperare che qualcuno ascolti la loro voce. I soldi della pensione, per chi è fortunato ad averla, sono pochi, e  non bastano per sopravvivere. La maggior parte dei  giovani non ha un lavoro. E’ difficile da trovare. Particolarmente al Sud. E i cittadini sono incazzati. Tanto incazzati. “Noi italiani siamo stati abbandonati dallo Stato, nessuno ci aiuta! Gli immigrati, invece, vengono persino coccolati. A loro non manca nulla. A noi tutto.” ci dice Letizia, un’anziana signora in gravi difficoltà economiche.
Come dargli torto? Molti di loro, gli immigrati, vengono viziati. Ospitati in comode e lussuose strutture alberghiere. Come a Gambarie, in Calabria, dove circa 100 immigrati vivono in un hotel a 3 stelle e la signora che lo gestisce si preoccupa di cucinargli piatti deliziosi ogni giorno. Tutto a spese dello Stato. O meglio, degli Italiani. GUARDA IL REPORTAGE
“Se potessi andrei ogni giorno in quell’hotel a mangiare con loro. E, invece, sono costretta a fare la spesa con parsimonia, altrimenti non arrivo a fine mese.” ci dice la signora Letizia.
Ma tutto questo agli immigrati non basta. Vogliono di più. Vogliono più diritti. Come quelli rivendicati qualche ora fa ad Archi, quartiere a nord di Reggio Calabria, dove i circa  300 ospiti del centro di accoglienza di fortuna (una ex struttura universitaria) hanno protestato per chiedere un sacrosanto diritto: il Wi-fi.
E mentre i figli di questa Patria martoriata patiscono la povertà il Governo “ganzo” rassicura. L’Italia è in ripresa. Quale, ci chiediamo?

Michel Dessi 18 ottobre 2016

Libia, una poltrona per tre

Il leader islamista Ghwell cerca il sostegno di Tobruk per destituire il premier Serraj. Pensare di unificare la Libia senza il generale Haftar è stato un errore dell’ONU e l’Italia


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Nonostante il sostegno della comunità internazionale, il Governo di Accordo Nazionale di Fayez al Serraj che dallo scorso mese di marzo tenta di riportare un minimo di ordine nel caos libico appare sempre più in crisi, inadeguato e debole. Dopo il colpo di stato del 15 ottobre, le milizie islamiste fedeli a quello che potremmo definire il “governo autonomo” di Tripoli retto da Khalifa Ghwell, fomentate dalla massima autorità religiosa libica ossia il gran Mufti della Capitale, hanno preso il controllo del Rixos Hotel, sede dell’esecutivo Serraj, e di altri palazzi governativi. Da allora, la situazione in Libia, per quanto riguarda le prospettive di pacificazione del Paese, è tornata in alto mare.

Durante il golpe il premier Serraj si trovava a Tunisi, dove si era riunito con i suoi più stretti collaboratori per tentare di elaborare una proposta politica in grado di consentirgli di formare un esecutivo e di riportare un minimo di stabilità nel Paese. Stando a quanto scrive Libya Herald, il premier del Governo di Accordo Nazionale è rientrato a Tripoli solo oggi, martedì 18 ottobre, poiché fino a ieri le condizioni di sicurezza nella capitale non gli avevano permesso nemmeno di accedere alla base navale di Abu Sitta, bombardata con razzi dalle milizie islamiste fedeli al cosiddetto parlamento di Tripoli e allo stesso Ghwell, che ora si proclama capo del “Governo di Salvezza Nazionale”.

La proposta di Ghwell

Nelle ore successive all’assalto degli edifici istituzionali, Ghwell ha dichiarato che “Il Consiglio Presidenziale (quello che Serraj chiama “Governo di Accordo Nazionale”, ndr) ha avuto molte possibilità di formare un governo, ma ha fallito trasformandosi in un esecutivo illegale”. Il leader golpista ha ora intenzione di mettere in piedi una nuova amministrazione, formata da rappresentanti del suo esecutivo e da esponenti del parlamento di Tobruk (fino ad ora rivale del parlamento di Tripoli) e ha dichiarato di aver già preso contatti con il suo “collega” di Tobruk, l’altro primo ministro Abdullah Al Thinni.

Ghwell(Khalifa Ghwell)

Si tratta di una mossa molto scaltra in quanto il parlamento di Tobruk è schierato con il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica le cui truppe hanno assunto il controllo delle principali installazioni petrolifere libiche nelle ultime settimane e godono dell’aperto sostegno egiziano nonché del supporto militare francese. È stata proprio l’incapacità del premier Serraj di raggiungere un accordo con Al Thinni e con Haftar, infatti, ad allontanare le prospettive della formazione di un governo unitario e credibile. Così, la mossa di Ghwell scompiglia tutte le carte in tavola e rende la posizione di Serraj ancora più precaria, nonostante il sostegno ricevuto sinora dalle Nazioni Unite.

L’imbarazzo delle Nazioni Unite

L’inviato speciale in Libia per l’ONU, Martin Kobler, si è affrettato a condannare il golpe del 15 ottobre affermando che “quest’azione è destinata a essere fonte di ulteriore disordine e insicurezza e deve finire per garantire la salvezza del popolo libico”. Disordine e insicurezza regnano però sovrani in Libia, mentre Al Serraj dal suo esilio a Tunisi si è appellato alle milizie che ancora gli restano fedeli affinché “mettano in carcere tutti quelli che hanno cospirato per il golpe e tutti coloro che tramano per costituire un governo parallelo”. Un appello che ha scatenato alcuni isolati scontri nelle strade della capitale ma che è sostanzialmente destinato a cadere nel vuoto, visto che le milizie fedeli al suo governo non ricevono la paga da sei mesi e sembrano voler restare alla finestra, per sfruttare eventualmente la nuova situazione e possibilmente cambiare bandiera.

 Gentiloni_Kerry_Kobler(Roma, conferenza sulla Libia del 13 dicembre 2015: da sinistra Kerry, Gentiloni e Kobler)


La posizione dell’Italia

L’Italia, che finora ha sostenuto il governo di Serraj e che con la cosiddetta “Operazione Ippocrate” ha inviato un contingente di medici, infermieri e soldati in Libia, com’era prevedibile (e come era stato previsto da Lookout News) si trova ora in una posizione estremamente delicata. Perché un conto è inviare aiuti umanitari a un governo stabile e legittimo, un altro è schierarsi con una delle fazioni che si affrontano in un conflitto civile. Roma ha puntato molto, forse troppo, su Fayez Al Serraj, così ora ci troviamo alleati di un esecutivo che rischia di trasformarsi rapidamente in un governo in esilio in Tunisia.

Intanto, l’ISIS è ancora presente a Sirte, dove i jet americani hanno compiuto negli ultimi tre giorni 36 incursioni a sostegno delle milizie di Misurata che da mesi tentano di espellere le forze del Califfato dalla loro ultima roccaforte libica. Anche di fronte a ciò, Tripoli e Tobruk intrecciano manovre politico-militari miranti a eliminare il governo evanescente che l’Italia sostiene.

Sirte(Un’area di Sirte liberata dai miliziani di ISIS, 14 ottobre 2016)

Forse è giunto il momento per il governo italiano di riflettere sul nostro impegno in Libia con più realismo e pragmatismo, evitando che nostri contingenti si trovino d’ora in avanti al centro di un ginepraio incontrollabile e siano considerati non più come un sostegno per tutto il popolo libico (com’era nelle intenzioni che hanno portato all’avvio della “Operazione Ippocrate”), ma sostenitori di una delle parti in causa. Con le conseguenze che purtroppo è facile immaginare, nel ricordo di quanto è successo ai nostri soldati in Libano negli anni Ottanta, e in Somalia negli anni Novanta.

di Alfredo Mantici - 18 ottobre 2016