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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

28/11/16

VERSO IL REFERENDUM __ " Renzi gioca sporco. Gli altri giocano poco e male "

Siamo oramai alla vigilia del voto. Renzi giuoca sempre più sporco. Punto sul maxi-broglio del voto degli Italiani all’Estero, promette mance a destra e a sinistra, spende denaro pubblico per una campagna elettorale in difesa di una “Costituzione ad personam”, sforna bugie e baggianate a ritmo crescendo.
Nasconde i suoi propositi in caso di vittoria (ad es. progetto Gratteri per rovinare definitivamente la giustizia).
Il disegno autoritario di questo imbroglioncello senza autorità è oramai palese e completo. L’intervento dei c.d. “poteri forti” (economici) italiani e stranieri in suo favore è la miglior prova della sua nullità. Altro che unico leader esistente in Italia! Quella non è gente che si fida d’altri che di marionette. Confindustria, banche, affaristi italiani e stranieri lo appoggiano perché sanno di poterne fare quello che vogliono. E con una Costituzione pasticciata e non funzionale lo manovrerebbero anche meglio.
E gli altri? Raccolgono statistiche, litigano tra di loro, si contendono la pelle dell’orso prima di averlo abbattuto, discutono di “scenari” post referendum. E tendono ad isolare chi vuole e sa combattere sul serio la battaglia di oggi. Sembrano piuttosto preoccupati del ruolo che possono assumere questi pochi che sanno combattere.
Dobbiamo vincere, malgrado questi tangheri. Certo, possiamo perdere. Possono farci perdere.
Facciamo gli scongiuri e cerchiamo di meritarci una classe politica migliore.
E di cavarcela.

Teniamo gli occhi aperti per vedere chi si batte e chi si defila. Ci sono i disertori, ma anche i babbei, i cacasotto, i troppo saggi.

NO, NO, anche a loro. NO senza tentennamenti e discriminazioni tra quelli che il NO lo vogliono veramente.

Mauro Mellini - 17.11.2016
fonte: http:http://www.giustiziagiusta.info

Ipocrisia intollerabile dello "scandalo" delle firme

Il gran clamore sullo “scandalo delle firme false dei Grillini” è, esso sì, scandaloso per l’ipocrisia di cui è intriso.
Falsificare le firme (o farne fare una autenticazione fasulla, quale possono “permettersi” i partiti “consolidati”) non è una bella cosa ed è indubbiamente un reato.
Ma non è colpa da attribuire ad una fazione politica, bensì a singoli suoi militanti, che con disinvoltura considerano, magari certi falsi come manifestazione di “militanza”.

E’ accaduto ed accade in tutti i partiti, ieri come oggi. E’ un male che, per la sua diffusione, non è meno grave, ma che non è certo più grave se, commesso da chi, magari, lo ha fatto per la prima volta e senza l’esperienza di lunga militanza di qualcuno di altri partiti.

Ed è singolare che le Procure, se ne accorgono ora che c’è da colpire i “fuori sistema”. Avendo chiuso gli occhi per decenni. Non lo dico certo per simpatia verso i Cinquestelle, la loro “antipolitica”, il loro tifo per i magistrati forcaioli. Non sono abituato a giudicare i reati secondo simpatia ed interesse personali. Ma mi dà fastidio che ci si ricordi della morale e della legge quando fa comodo.

Mauro Mellini -  24.11.2016

27/11/16

Serve una rivoluzione: non pagare le tasse, non votare più

CarpeoroRenzi è spacciato, perché ormai è solo. E’ completamente isolato, perché nessuno si fida più di lui: «Persino tra gangster, lo sgarro è un’infrazione grave. E Renzi non ha mai mantenuto la parola data. Lo stesso Napolitano, suo garante internazionale, non se l’è sentita di fargli da garante massonico: in massoneria, Renzi non lo fanno entrare. E il suo isolamento è ormai percepito da tutti». Questo, politicamente, fa di lui un “morto che cammina”, comunque vada il referendum: «Anche se dovesse vincere, cosa improbabile, resterà solo. E se sei isolato, dove vai?». Così l’avvocato Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, in diretta streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights” a una settimana dal voto che rischia di rivelarsi un referendum su Renzi, anziché sul futuro dell’Italia, in ogni caso vincolata ai diktat di Bruxelles. Per Carpeoro, non cambierà niente: «L’unico modo per non accettare cosa dice l’Europa è prendere una posizione eversiva e rivoluzionaria». Ovvero: «Non pagare più le tasse per un anno, non andare più a votare in massa, mettendo questi politici nudi di fronte alle loro responsabilità».

Carpeoro esprime un giudizio nettissimo: il referendum è solo «lo strumento per fare fuori Renzi, anche se questo non è nemmeno onestamente dichiarato». Ma un sostituto già pronto «ancora non c’è,
nemmeno il grillino Di Maio». E chec’entra, tutto questo, con l’avvenire del paese? «Nulla. Gli italiani si riempiono la bocca della Costituzione, della democrazia. Ma, se vai a vedere la sostanza, in Italia già da anni non c’è democrazia». Si dice che se vincesse il Sì saremmo costretti a subire la “dittatura” dell’Ue? «Ma perché, negli ultimi dieci anni cosa è successo, col vecchio sistema?». L’Italia bicamerale ha sottoscritto al 100% tutte le volontà dell’Unione Europea. Per questo, Carpeoro scommette che il voto del 4 dicembre non cambierà assolutamente niente: al limite, accelererà la fine politica di Renzi – irrilevante, per la comunità nazionale, vista l’assenza di vere alternative politiche. L’unico piano-B davvero democratico? Una scelta «eversiva e rivoluzionaria», di ribellione sistemica. «E le posizioni eversive e rivoluzionarie non c’entrano nulla con le leggi. Quando uno deve fare eversione e rivoluzione, non si può preoccupare di che legge elettorale ha, o di com’è fatta la Costituzione – tanto, comunque, uno Stato che fa una rivoluzione, la Costituzione poi se la cambia».


Certo, «le rivoluzioni possono essere violente o meno, delicate o dalle tinte forti – e io sono contro la violenza», sottolinea Carpeoro. Ma, aggiunge, «penso che gli italiani possano dare uno scossone forte a questo sistema solo con atti realmente rivoluzionari», come appunto il boicottaggio fiscale dimostrativo e l’astensionismo di massa dichiarato. «Io sono su questa posizione, una posizione che metta gravemente in discussione l’equilibrio, il futuro e le capacità dell’Italia. Evitiamo i pannicelli caldi, il dire “resta la vecchia Costituzione, o arriva quella nuova”: cosa vuoi che cambi?». Non è stata certo la Costituzione vigente a mettere l’Italia al riparo dal massacro sociale dell’austerity indotta dall’Ue e dall’Eurozona. Dunque, perché insistere su temi come «il bicameralismo perfetto o imperfetto, la nomina dei senatori?». Una presa di posizione estremamente esplicita: «Basta, non voglio essere coinvolto in questa pantomima che serve solo per capire chi si siede sulla sedia più bella», conclude Carpeoro. «L’Italia politica di questo tipo è finita. Poi magari la gente ne prenderà atto tra dieci anni, ma è già finita adesso».

26/11/16

Renzi è un pericolo e va fermato subito


 


Matteo Renzi capisce di essere stretto alle corde e nel confronto di merito sul referendum evita di addentrarsi nelle argomentazioni e si limita, nelle ormai quotidiane apparizioni in televisione, a ripetere come un mantra che il quesito scritto sulla scheda elettorale è abbastanza chiaro e netto: si tracci una X sul “Sì” - proclama - se si vuole abolire il bicameralismo paritario, ridurre le spese e le poltrone, ed avere una reale governabilità; se invece si vuole restare fermi nella palude si voti “No”. E il classico sistema di parlare solo di poche e semplici cose, presentate come il toccasana di ogni problema, presumendo che vengano percepite immediatamente dagli elettori (senza porsi tra l’altro il problema della semina di concime sul terreno caro a Beppe Grillo ed ai pentastellati) per tenersi lontano dalla vera natura e dai veri obiettivi che ci si pone con l’attuale riforma costituzionale. Questo atteggiamento oltre ad essere indice di cattiva educazione nei confronti degli interlocutori, dimostra quanto sia pericoloso il Matteo di Rignano.

Parlare di risparmi (che non ci sono), parlare di taglio delle poltrone (in misura veramente insufficiente), o di fine del ping-pong (che è solo elemento di propaganda) è come buttare la palla fuori campo, facendolo apparire, almeno spera, per quello che non è, e spostando la discussione dai timidi accenni alla deriva autoritaria e liberticida, che sta dentro le maglie degli articoli “riformati”, al volgare e qualunquistico “taglio delle poltrone”. Del resto cosa ci si può aspettare da un apprendista dittatore che sta lavorando per realizzare il proprio inconfessabile obiettivo? Non certamente la verità. Per questo Renzi crede sia opportuno spostare l’attenzione su altro.

Sugli articoli della riforma, finalizzati al consolidamento del potere renziano, il più pericoloso è l’articolo 90 che, pur essendo uguale a quello della attuale Costituzione, ha assunto, con la riduzione del Senato a 100 unità e il mantenimento della Camera a 630, un diverso e terribile potere. La modifica del quorum necessario per tenere sotto scacco il Presidente della Repubblica, infatti, passa dai 476 (che sono il 51 per cento degli attuali parlamentari), ai 368 previsti dalla riforma liberticida. Se l’Italicum dà al partito che vince il ballottaggio ben 340 deputati che Renzi e Grillo individueranno sulla base della fedeltà assoluta dei prescelti, non sarà una impresa difficile trovare al Senato almeno altri 28 fedelissimi. Il risultato è quello di un Mattarella senza protezione.

Ma se le cose stanno così e i numeri parlano chiaro, non si capisce perché il fronte del “No” non dice chiaramente come stanno le cose dichiarando apertamente che Renzi è un pericolo per la Repubblica e deve essere sbattuto fuori. È lui che sta attentando alla Costituzione dopo averci giurato sopra. Non sarebbe, comunque, una gran perdita per l’Italia che, in questi 1000 giorni di renzismo (con la promessa di una riforma al mese mai mantenuta), è stata riempita di promesse a iosa e di mance e mancette che, rasentando il voto di scambio, hanno fatto volare il debito pubblico dal 116 per cento del Pil lasciato dal Cavaliere all’attuale 132 per cento. Siamo ormai nella fase finale della campagna elettorale sul referendum costituzionale e non è ininfluente, per il dopo 4 dicembre, una vittoria del No non di stretta misura, ma realizzata con largo margine, cioè sopra al 60 per cento. Nel primo caso l’imbroglione resterà in sella a galleggiare e continuerà a far danni, nel secondo caso il Presidente della Repubblica non potrà far finta di niente. Dovrà prendere atto che il feeling tra l’attuale Premier e gli italiani è finito e seppellito, e bisognerà voltare pagina.

Il tempo per approntare la nuova legge elettorale e via al voto. Oppure se la Corte costituzionale dinanzi alla quale pende ricorso contro l’Italicum dovesse decidere e le sue decisioni soddisfano la maggioranza del Parlamento si devono sciogliere le Camere e votare, finalmente, per un Parlamento che sostituisca la vergogna di quello attuale infestato di voltagabbana. Avanti, quindi, intensificando la raccolta dei consensi attorno al “No” che oggi è l’unico baluardo contro la casta dei professionisti della politica, delle banche e dei poteri forti. L’Italia, la mattina del 5 dicembre, dovrà finalmente potersi svegliare dal lungo letargo che l’ha pervasa.

di Giovanni Alvaro - 26 novembre 2016

24/11/16