Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.
Mentre il generale Haftar annuncia una nuova
operazione militare su Bengasi, a Tripoli si spacca Alba Libica, a sua
volta in lotta con lo Stato Islamico. Solo l’ONU crede che la fine di
questo dramma sia vicina
Mentre a Skhirat, in Marocco, tra giovedì 17 e domenica 20 settembre è
andato in scena l’ultimo dei teatrini diplomatici tanto cari alla
comunità internazionale – impegnata attraverso la missione ONU in Libia
(UNSMIL) a formare un governo di unità nazionale – di tutt’altro tenore
si è dimostrato il dramma vissuto in Tripolitania e Cirenaica, nelle
stesse ore.
Cirenaica: la nuova operazione di Haftar
Il 19 settembre, il Generale Khalifa Haftar ha annunciato l’avvio di una nuova offensiva militare su Bengasi. L’operazione Hatf (dal nome di una delle potenti spade di Maometto) o Doom
(come scrivono i media internazionali, dal significato non meno
apocalittico) è volta a colpire tutte le milizie jihadiste presenti in
città e prevede una più intensa collaborazione tra le forze di terra e
di aria dell’esercito nazionale libico. Un annuncio foriero di nuove
battaglie e distruzioni (stime UNHCR contano almeno centomila sfollati
provenienti da Bengasi, sui quasi quattrocentomila totali) che stride
con le dichiarazioni secondo cui un accordo tra Tripoli e Tobruk è
“sempre più vicino”.
L’inviato ONU Bernardino Leon ha infatti congedato domenica, in
chiusura dell’ultima sessione del Dialogo Nazionale, i delegati dei due
parlamenti libici (rientrati a Tobruk e Tripoli per vagliare la proposta
con i rispettivi deputati), con la promessa di annunciare l’accordo
finale tra le parti entro le prossime 48 ore. In questo clima,
l’operazione di Haftar è stata ovviamente denunciata dalla comunità
internazionale come un dichiarato atto di ostilità all’iniziativa di
riconciliazione.
Il mediatore ONU al tavolo di pace
Tripolitania: Stato islamico contro Alba Libica
A osteggiare il Dialogo Nazionale, tuttavia, sono giunti nei giorni
scorsi chiari segnali anche da Tripoli: il 17 settembre, durante una
seduta del Congresso Nazionale Generale volta a individuare consensi
sulla lista di candidati da presentare a Leon, la sede del parlamento
tripolino è stata presa d’assalto da uomini armati che hanno interrotto i
lavori. Tra i possibili responsabili del sabotaggio, Libya Herald
ha citato il fervente oppositore dell’iniziativa di riconciliazione,
Salah Badi, già alla guida delle milizie denominate “Alba Libica 2” o
“Fronte della Determinazione” (Sumud), nate da una spaccatura interna alle milizie islamiste riunite sotto il cappello di Alba Libica.
Altre fonti ipotizzano la presenza sempre più tangibile nella
capitale di milizie legate allo Stato Islamico, che da Derna negli
ultimi mesi hanno raggiunto Sirte, che dista 450 km da Tripoli. Il punto
di forza della strategia dell’ISIS (che mina fortemente gli esiti del
processo di riconciliazione nazionale) sta proprio nell’attrarre il
malcontento popolare circa un intervento politico “straniero”, giudicato
come un’ingerenza inaccettabile da molti libici. Al tempo stesso,
l’organizzazione jihadista di Al-Baghdadi punta a raccogliere adesioni
locali nella sua personalissima lotta agli “apostati” di Alba Libica –
come vengono definite le milizie islamiste nell’ultimo numero del Dabiq,
la rivista ufficiale dello Stato Islamico in lingua inglese – mentre la
presenza di ISIS sul territorio libico viene ufficializzata da Abul
Mughirah al Qahtani, presentato come responsabile dello Stato Islamico
in Libia.
Il 19 settembre, a due giorni dall’attacco al Congresso, un commando
armato ha attaccato una prigione che si trova presso l’aeroporto di
Mitiga a Tripoli con l’intento di liberare alcuni detenuti. La prigione è
gestita dal ministero dell’Interno del governo tripolino di Khalifa Al
Ghweil, e controllata dalle milizie di Alba Libica. In questo caso, le
fonti hanno parlato di miliziani legati allo Stato Islamico, sebbene non
sia da escludere l’ipotesi della spaccatura interna tra le varie anime
di Alba Libica, dopo che la formazione ha giurato fedeltà a Salah Badi.
L’esercito regolare a Bengasi
Il nuovo Fronte degli esiliati gheddafiani
Giunge intanto dal Cairo la notizia della formazione di un nuovo fronte politico denominato Nidal
(“La Battaglia”), costituito principalmente da emigrati libici ed ex
membri del regime di Muhammar Gheddafi. Ufficialmente, il gruppo è
guidato dall’ex ambasciatore libico in Arabia Saudita, Mohamed Saeed
Algashatt, sebbene sia da considerarsi più un prodotto del cugino di
Gheddafi e suo fidato responsabile della Sicurezza, Ahmed Qaddaf Al-Dam,
il quale oggi risiede nella capitale egiziana.
Nel comunicato programmatico della nuova formazione politica, il
Comitato Centrale asserisce di voler costruire una nuova Libia
inclusiva, sostenendo l’iniziativa di riconciliazione e suggerendo
un’amnistia generale per tutte le conseguenze della guerra civile. Ma
non esita a criticare i “traditori”, con chiare allusioni a Francia e
Gran Bretagna, che hanno sostenuto la Rivoluzione e contribuito al
crollo del Paese.
di Marta Pranzetti @BlogArabaFenice - 22 settembre 2015
fonte: http://www.lookoutnews.it
*La macchina della propaganda jihadista si è messa in moto anche
sulla drammatica vicenda dei migranti. Prima la pubblicazione su Dabiq
della famosa foto del piccolo Aylan Kurdi esanime su una spiaggia turca,
accompagnata dalla scritta “The danger of abandoning Darul Al Islam”
(Il pericolo di abbandonare la Casa dell’Islam); ora ecco un
video-patchwork, fatto circolare nei canali legati all’ISIS e prodotto
dalla nota Asawirtimedia.
Si rivolge “a tutti i profughi delle terre della coalizione
cristiana” e descrive l’odissea di chi bussa alle porte d’Europa,
mischiando le immagini dei migranti respinti e arrestati sul fronte
balcanico della crisi a quelle dei salvataggi nel Mediterraneo.
Spunta
anche un grande logo della Marina Militare italiana, nella parte del
video in cui si propone, strumentalizzandolo, un servizio televisivo con
le riprese di interventi di soccorso in acqua.
Il collage iniziale è accompagnato da una canzone con un testo carico
di dolore e tristezza ed è seguito da alcune testimonianze. Una donna
dice: “hanno picchiato mio marito. Per me lui per me é tutto, non voglio
che lo picchino”.
Un ragazzo denuncia: “siamo qui da tre giorni sotto il sole senza cibo e acqua e non ci dicono niente.
Ci trattano da impuri”. Un altro racconta: “ci hanno maltrattato in
Turchia, ci hanno maltrattato in Grecia e ci hanno maltrattato in
Serbia, ma il maltrattamento peggiore é stato in Ungheria. Ci hanno
mentito dicendo che se ci facevamo prendere le impronte digitali ci
facevano andare a Budapest, invece siamo reclusi qui e non possiamo
andare da nessuna parte, neanche in Germania”.
Dopo
il terzo minuto interviene Abu Bakr Al Baghdadi in persona. E’ la sua
voce , a rivolgersi ai migranti con toni accorati. “I nostri cuori –
afferma – sono spezzati. Avete lasciato le vostre abitazioni e i vostri
Paesi, ora siete profughi.
Tornate a casa e potrete contare su Dio e sullo Stato Islamico. Qui
troverete il calore umano e la sicurezza. Voi siete le nostre famiglie, e
noi difenderemo voi e i vostri beni. Vogliamo la vostra dignità, la
vostra sicurezza e la vostra salvezza dall’inferno”.
Più avanti Al Baghdadi insiste: “i musulmani da noi vivono con
dignità, stanno bene economicamente e vivono la loro vita familiare e
lavorativa sotto l’ombrello della Sharia, grazie a Dio. Dovete contare
su Dio e sullo Stato Islamico”.
Analisti interpellati da WikiLao
sottolineano un sottotesto del messaggio, che va pesato considerando
che “chi anche lo volesse, avrebbe serie difficoltà a rimettersi in
viaggio in tempi brevi, stavolta verso le zone controllate dall’ISIS”.
Il video è ritenuto “parte di una sofisticata operazione-simpatia”
avviata dall’autoproclamato Califfato e che “rischia effettivamente di
fare presa fra chi, sentendo tradite le aspettative del suo viaggio
verso l’Europa, potrebbe raccogliere l’invito alla radicalizzazione”,
anche rimanendo in quelle terre cristiane nelle quali, è comunque
l’intendimento esplicitato nel filmato, si vuole comunque entrare. Col
solo interrogativo, ripetuto due volte: “da quale porta?”.
Immagini tratte dal video dell’Isis
di Redazione -18 settembre 2015
fonte: analisidifesa.it
Oggi le navi della Marina Militare Bergamini, Bettica e Vega,
impegnate nel dispositivo Mare Sicuro, l’unità croata Mohorovicic della
missione europea Triton (gestita dall’Agenzia Frontex), l’unità tedesca
Schleswig-Holstein e la britannica Enterpreise appartenenti alla
missione Eunavfor Med (che dovrebbe contrastare i trafficanti) e le navi
civili Phoenix e Bourbon Argos appartenenti ad organizzazioni non
governative hanno raccolto in mare 4.314 immigrati clandestini a bordo
di 28 barconi e gommoni messi in mare dalle organizzazioni criminali
basate in Libia. Verranno tutti sbarcati in Italia nelle prossime ore.
Anche
oggi, con i soldi dei contribuenti italiani ed europei, è stato
concesso l’ingresso in Italia e in Europa a persone che finanziano il
crimine organizzato connesso col terrorismo islamico, che non hanno
nessun visto né in molti casi documenti e che per la stragrande
maggioranza non hanno titoli per chiedere asilo.
Meno di un quinto degli immigrati giunti illegalmente in Europa sono siriani.
In Italia il direttore centrale per l’immigrazione e Polizia di
frontiera Giovanni Pinto ha detto a Sky TG 24 che “in realtà sono
venuti meno sensibilmente i siriani, ridotti a poco più di 6 mila allo
stato attuale, e anche gli eritrei stazionano più o meno allo stesso
numero dell’anno scorso.
Questo significa che è cambiata completamente la natura del flusso:
non ci sono più tanti candidati all’asilo, ma soprattutto, come si suole
dire oggi migranti economici”.
Che
però noi accogliamo ugualmente e che forse un giorno dovrebbero venire
espulsi a spese della Ue (?) ma solo in accordo con i Paesi di
provenienza.
Quindi resteranno qui. Lo ha detto, tra le righe, lo stesso
sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione, Domenico
Manzione intervenendo giovedì mattina ad Agorà su Rai 3. I migranti che
non hanno diritto d’asilo non possono essere automaticamente
rimpatriati. “Il percorso è complesso e va fatto insieme ai paesi
d’origine”.
Valutando in 2.300 euro il costo del “biglietto” pagato da ogni
immigrati illegale (compreso secondo le testimonianze tra i 1.500 e i
4.000 euro) ai trafficanti le organizzazioni criminali hanno incassato
solo oggi grazie alle operazioni militari di Italia e Ue circa 10
milioni di euro.
Considerando che dall’inizio dell’anno ne sono sbarcati 130 mila da
gennaio i criminali hanno incassato circa 300 milioni di euro, 400
l’anno scorso quando sbarcarono in Italia in 170 mila.
Un
socio dell'agenzia di trasferimento di denaro durante
un'intercettazione: "In quel money transfer stanno riciclando i soldi
della mafia"
Un flusso di denaro che basterebbe per abolire Imu e Tasi. Oltre 4,5 miliardi di euro sottratti allo Stato e che sono spariti in Cina.
L'inchiesta, come riporta La Stampa, è partita nel 2008 da parte della Guardia di Finanza di Firenze. Le fiamme gialle, all'epoca notano che un operatore di money transfer di Bologna movimenta tanti soldi nell'area fiorentina.
Dopo
un incrocio di dati, i conti non tornano: troppo denaro - milioni di
euro - per troppo pochi clienti. Si scopre così che nella piccola
agenzia bolognese, gestita anche da cittadini cinesi, si utlizza un
semplice accorgimento per evitare il limite che farebbe scattare le
segnalazioni automatiche per l'antiriciclaggio, fissato a 2mila euro: spezzettare il flusso di denaro in trasferimenti di 1999,99 euro.
A trasferire il denaro, cinesi morti, inesistenti o ignari. In pochi anni il fatturato della Money2Money passa da 85 milioni di euro a oltre 400.
Il giro di denaro porta a galla un nero proventiente
da contraffazione, sfruttamento della prostituzione e gioco d'azzardo.
Le indagini portano anche alla scoperta di un'evasione fiscale imponente
da parte di molti commercianti cinesi: chi dichiara 17mila euro di
reddito allo stato italiano e spedisce 1,89 milioni di euro in Cina o
chi ne manda oltre 800mila euro e per il nostro fisco non esiste
neanche.
La scorsa primavera c'è stata la richiesta di rinvio a
giudizio per le oltre 297 persone fisiche e società coinvolte, mentre a
marzo 2016 ci sarà l'udienza dal Gup. Nel frattempo, bisognerà tradurre
in cinese un'infinità di carte processuali.
L'Erario al momento ha
contestato appena 50 milioni di quella marea di denaro che basterebbe
allo Stato per rendere migliore la vita degli italiani, con qualche
tassa in meno da pagare.
La mossa dei burocrati di
Bruxelles volta a costringere i paesi europei a spalancare le loro
frontiere – chiedendogli di offrire ai migranti indumenti, cibo,
alloggio e assistenza sanitaria per un periodo indefinito di tempo – non
solo rappresenta un'audace usurpazione della sovranità nazionale, ma
incoraggia altresì milioni di altri migranti provenienti dal mondo arabo
a iniziare a dirigersi verso l'Europa.
"Stiamo affrontando una crisi di profughi, una crisi migratoria.
(...) Non dimentichiamo che coloro che arrivano qui sono cresciuti con
una religione diversa e hanno una cultura radicalmente differente. Quasi
tutti non sono cristiani, ma musulmani. La questione è importante
perché l'Europa e l'identità europea hanno radici cristiane. Non è già
preoccupante in sé che il cristianesimo europeo non sia quasi più capace
di mantenere l'Europa nel sistema dei valori cristiani? Se si perde di
vista questo, l'idea dell'Europa potrebbe diventare di importanza
secondaria nel suo stesso continente." – Il premier ungherese Viktor
Orbán.
"Il continente sta vivendo massicci spostamenti di popolazione
senza precedenti dal periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Ma
in questo caso non sono gli europei a compiere questi spostamenti di
massa. (...) Il controllo dei propri confini è una delle caratteristiche
– e delle responsabilità – più importanti di uno Stato moderno. I paesi
perdono il controllo del proprio destino e cessano di esistere quando
non riescono a controllare chi arriva." – Arthur Chrenkoff, New York Obesrver
Le statistiche mostrano che delle 625.920 persone che hanno
presentato domanda di asilo nell'Unione Europea, solo il 29,5 per cento
arriva dalla Siria, dall'Afghanistan e dall'Iraq.
"Se qui non vi piace, andatevene." – Il presidente della
Repubblica ceca Milos Zeman che commenta il fatto che nessuno ha
invitato i migranti nel suo paese, ma una volta arrivati, essi devono
rispettare le norme ceche altrimenti se ne possono andare.
"La lezione per gli Stati Uniti è che ridurre la nostra influenza
globale non accresce la pace e la sicurezza internazionale. Proprio il
contrario. Il ritiro di Obama dal Medio Oriente, il suo disinteresse per
la continua avanzata dello Stato islamico o la sua resa al programma
nucleare iraniano, fanno parte di un disegno più ampio." – Ambasciatore
John R. Bolton, Fox News Opinion.
"Poiché la Slovacchia è un paese cristiano, non possiamo
tollerare un afflusso di 300.000-400-000 immigrati musulmani che
potrebbero cominciare a costruire moschee in tutto il nostro territorio e
a cercare di cambiare la natura, la cultura e i valori dello Stato.
(...) Se non si comincia a dire la verità sulla migrazione, non faremo
passi avanti." – Il premier slovacco Robert Fico.
La Commissione europea, il potente braccio amministrativo dell'Unione
Europea, ha presentato un piano controverso che obbligherebbe i paesi
membri dell'UE ad accettare 160.000 migranti e profughi provenienti dal
Medio Oriente e dal Nord Africa.
La mossa dei burocrati di Bruxelles volta a costringere i paesi
europei a spalancare le loro frontiere – chiedendogli di offrire ai
migranti indumenti, cibo, alloggio e assistenza sanitaria per un periodo
indefinito di tempo – non solo rappresenta un'audace usurpazione della
sovranità nazionale, ma incoraggia altresì milioni di altri migranti
provenienti dal mondo arabo a iniziare a dirigersi verso l'Europa.
La proposta sulla migrazione, annunciata
il 9 settembre, "ricollocherebbe" 120.000 migranti attualmente presenti
in Grecia, Ungheria e Italia in altri paesi dell'Unione Europea. Questa
proposta si somma alla precedente proposta della Commissione del maggio scorso di ricollocare 40.000 migranti siriani ed eritrei dall'Italia e dalla Grecia.
La cancelliera tedesca Angela Merkel, la cui politica
dell'immigrazione della "porta aperta" è ritenuta parzialmente
responsabile di favorire l'afflusso dei migranti in Europa, ha già avvisato
che il piano della Commissione europea è "solo un primo passo" e che
l'Europa potrebbe dover accettare numeri sempre maggiori. Il
vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel ha detto che la Germania potrebbe accogliere 500.000 profughi all'anno per "diversi anni".
Benvenuti
in Germania! A sinistra, il cancelliere tedesco Angela Merkel. A
destra, alcune delle centinaia di migranti che sono arrivati a Monaco,
il 12 settembre 2015.
Non è ancora chiaro quanti migranti che arrivano in
Europa siano rifugiati in fuga dalle zone di guerra e quanti siano
migranti economici in cerca di una vita migliore in Occidente. Le
statistiche mostrano
che delle 625.920 persone che hanno presentato domanda di asilo
nell'Unione Europea, solo il 29,5 per cento arriva dalla Siria,
dall'Afghanistan e dall'Iraq.
I funzionari tedeschi ammettono
che il 40 per cento dei migranti giunti nel paese nel 2015 provengono
da paesi balcanici come l'Albania, il Kosovo e la Serbia, il che
significa che almeno la metà di coloro che sono entrati in Germania
quest'anno sono migranti economici in fuga dalla povertà e non dalla
guerra.
Gli osservatori critici descrivono in termini apocalittici il caos
della migrazione che sta travolgendo l'Europa e parlano di
"un'inarrestabile rivoluzione demografica", "uno scenario da Armageddon"
e di "un esodo di proporzioni bibliche".
Quella che segue è una selezioni di citazioni e commenti espressi da
una serie di capi politici e di opinion leader europei, e non solo,
sulle conseguenze di un'immigrazione sfrenata dal mondo musulmano.
In Gran Bretagna, l'euroscettico Nigel Farage, leader del
Partito per l'indipendenza del Regno Unito (Ukip), parlando dai
microfoni del programma radiofonico Today della BBC Radio 4 ha detto:
"Il nostro problema è che abbiamo aperto la porta a un
esodo di dimensioni bibliche di milioni e milioni di rifugiati. Abbiamo
perso di vista che cosa significa essere un rifugiato. Quanti milioni ne
vuole accettare l'Europa? Questo è l'interrogativo.
"I veri profughi tendono a essere gruppi di persone, gruppi etnici o
religiosi vittime di persecuzioni, che fuggono per timore di perdere la
vita. Il problema che abbiamo adesso è che se si guarda alla definizione
della politica comune in materia di asilo dell'Unione Europea, essa
include chiunque sia in fuga da un paese dilaniato dalla guerra, e
annovera anche chi fugge da una situazione di povertà estrema".
L'eurodeputata britannica Janice Atkinson ha asserito:
"Nessuno ha votato per l'immigrazione illegale.
Tantissime persone ci hanno messo qui per opporci a essa. Le centinaia
di migliaia di immigranti clandestini che sommergono le nostre frontiere
e le nostre capacità di far fronte alla situazione sono esattamente
questo: illegali.
"Cerchiamo di essere chiari su un'altra cosa: nonostante ciò che
ripetono l'industria dei diritti umani e il gran numero di lobby e di
enti di beneficenza finanziati dai contribuenti, questa non è una crisi
dei rifugiati, ma una massiccia crisi dell'immigrazione illegale che
deve essere contrastata per quella che è".
Lo scrittore e giornalista Peter Hitchens, in un saggio dal titolo "Non salveremo i profughi distruggendo il nostro paese", ha scritto:
"In realtà, non possiamo fare quello che ci pare di
questo paese. Lo abbiamo ereditato dai nostri genitori e nonni, e
abbiamo il dovere di consegnarlo ai nostri figli e nipoti,
preferibilmente migliorato e di certo non danneggiato. Questa è una
delle responsabilità più pesanti che abbiamo mai avuto. Non possiamo
darlo via d'impulso a dei perfetti sconosciuti, perché ci fa sentire
bene con noi stessi... .
"Grazie a un migliaio di anni di pace ininterrotta, abbiamo
sviluppato livelli sorprendenti di fiducia, sicurezza e libertà. (...)
Sono stupito di come lo stiamo regalando senza la minima preoccupazione.
"I nostri vantaggi dipendono molto dal nostro passato comune, dalle
tradizioni ereditate, dalle abitudini e dai ricordi. I nuovi arrivati
possono imparare tutto questo, ma solo se arrivano in numero esiguo.
L'immigrazione di massa implica che ci adattiamo a loro, quando
dovrebbero essere loro ad adattarsi a noi... .
"Così ora, in base a uno spasmo emotivo, travestito da civiltà e
generosità, diremo che abbandoniamo questa eredità e decliniamo il
nostro obbligo di trasmetterla, come gli eredi spossati e buoni a nulla
di una vecchia eredità, che lasciano che la grande casa e la tenuta
vadano in rovina?
"Non riesco a capire il senso né la giustizia nel permettere che
queste cose diventino un pretesto per un'inarrestabile rivoluzione
demografica, in cui l'Europa (tra cui, ahimè, le nostre isole) mescola
la propria cultura e l'economia al Nord Africa e al Medio Oriente. Se
lasciamo che questo accada, l'Europa perderebbe quasi tutte le cose che
inducono gli altri a voler vivere qui".
L'eurodeputato britannico Daniel Hannon ha avvertito che la politica
tedesca dell'immigrazione della "porta aperta" avvicina sempre più i
migranti al Vecchio Continente. Egli ha scritto:
"La convinzione che la Germania stia allentando la
propria politica è destinata a portare a un livello di migrazione che
supera qualsiasi cosa vista finora. I profughi e i migranti economici
saranno messi rapidamente insieme. Alcuni saranno calpestati e qualche
barcone verrà rovesciato. Ma molti altri raggiungeranno l'Italia e la
Grecia. Alla fine, i paesi membri dell'UE che sono in prima linea
smetteranno di cercare di far rispettare le regole e saluteranno con la
mano i nuovi arrivi sul loro territorio, mentre altri cercheranno sempre
più numerosi di tentare la traversata".
Il londinese Financial Timesha lamentato la mancanza di una risposta europea univoca alla crisi migratoria:
"Questa è stata una triste estate per gli ideali europei.
Da un blocco basato sulla ricerca della pace sono emerse immagini
terribili di profughi morti soffocati nelle piazzole di sosta delle
autostrade, di squallidi campi di fortuna, di bambini morti annegati e
trascinati a riva, di centri di accoglienza in fiamme, di numeri di
registrazione scritti sugli avambracci, di poliziotti con le divise nere
che spruzzano spray al peperoncino sulle famiglie in fuga dalla guerra.
Il Vecchio Continente è sommerso da richiedenti asilo, ma mancano le
funzioni centrali per far fronte a essi. L'Europa è divisa su cosa fare.
Costruire muri più alti? Stendere tappetini di benvenuto? È un problema
nazionale o dovrebbe essere un fardello da condividere?
Il politologo inglese Anthony Glees ha accusato il governo tedesco di
totale ipocrisia per aver chiesto alla Grecia di agire conformemente
alla legislazione dell'UE per ottenere un piano di salvataggio
finanziario, ma quello stesso governo tedesco ha ignorato
unilateralmente il diritto comunitario di aprire le frontiere europee
alle centinaia di migliaia di migranti provenienti dal mondo musulmano.
Egli ha detto:
"Le placche tettoniche dell'Europa si muoveranno se la
Germania si comporta come uno Stato hippy, guidato solo dai sentimenti.
Il premier David Cameron ha detto, a giusto titolo, che il Regno Unito
deve agire non solo con il cuore, ma anche con la testa. E allora ci si
chiede: 'Se Frau Merkel ora persegue questa politica, che è ben diversa
da quella perseguita nei confronti della Grecia, dove andremo a finire?'
Il Regno Unito già interviene militarmente nella lotta contro il
cosiddetto Stato islamico. La Germania, però, mantiene le distanze da
queste cose. Ma poi al contempo dice alla gente disperata proveniente
dalla Siria e dall'Iraq di recarsi nella Repubblica federale tedesca, e
questo per molti britannici è privo di senso. Questa situazione sembra
non avere fine!
"Credo che ancora la Germania nutra dei sentimenti storici che sono
completamente assenti in Gran Bretagna. Può darsi che nel 2015, si
ricordi ancora cosa sia accaduto con i profughi prima della Seconda
guerra mondiale (1938-1939). Ma nel Regno Unito, dove non solo stiamo
combattendo il terrorismo, affrontando la questione dei migranti
economici, ma stiamo anche fronteggiando il problema umanitario,
l'approccio tedesco sembra superficiale e non accuratamente ponderato,
soprattutto quando i tedeschi non rispetteranno le regole. A prescindere
da cosa si pensi del governo ungherese, le regole sono regole, e se la
Germania non le rispetterà, l'intera Unione Europea rischia di
sgretolarsi.
A Bruxelles, l'autoproclamata capitale dell'Europa, il
presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha insistito
sul fatto che l'immigrazione dai paesi musulmani costituirebbe una
soluzione al declino demografico del Vecchio Continente. Egli ha detto:
"Non dimentichiamo che siamo un continente che invecchia e
affronta un declino demografico. Avremo bisogno di talenti. Col tempo,
l'immigrazione deve essere trasformata da un problema a una risorsa ben
gestita. A tal fine, la Commissione europea presenterà un pacchetto ben
concepito sull'immigrazione legale entro l'inizio del 2016".
Nel suo discorso del 9 settembre sul cosiddetto Stato dell'Unione Europea, Juncker ha asserito che non esiste alcuna differenza tra migranti cristiani, ebrei e musulmani. Egli ha chiosato:
"L'Europa in passato ha commesso l'errore di distinguere
tra ebrei, cristiani e musulmani. Non ci sono distinzioni di religione,
credo o filosofia quando si è rifugiati".
Sebbene la disoccupazione sia dilagante in seno all'UE, soprattutto tra i giovani europei, Juncker ha detto:
"Sono fortemente favorevole a far lavorare i rifugiati
ospitati nei Paesi europei e permettere loro di guadagnarsi da vivere.
Il lavoro è dignità (...) pertanto, dobbiamo fare di tutto per cambiare
la nostra legislazione nazionale al fine di permettere ai profughi, ai
migranti, di lavorare sin dal primo giorno del loro arrivo in Europa".
Nella Repubblica ceca, il presidente Milos Zeman ha affermato
che nessuno ha invitato i migranti nel suo paese, ma una volta arrivati,
essi devono rispettare le norme ceche altrimenti se ne possono andare.
Egli ha asserito:
"Se qui non vi piace, andatevene. Qualcuno potrebbe
considerare queste parole come un appello agli istinti umani più biechi,
ma questa è la stessa posizione condivisa dagli ungheresi che hanno
costruito una recinzione lungo il confine con la Serbia, così come gli
americani che hanno costruito una barriera di separazione al confine con
il Messico".
In Danimarca, Andreas Kamm, il segretario generale del Danish Refugee Council (Dansk Flygtningehjælp), ha avvertito che l'attuale crisi dei rifugiati potrebbe portare al crollo totale della società europea. In un'intervista al quotidiano Jyllands-Posten, Kamm ha detto che l'Europa si trova di fronte a "uno scenario da Armageddon". E ha aggiunto:
"Stiamo assistendo a uno squilibrio storico tra le cifre
molto elevate di profughi e migranti e la capacità globale di fornire
loro protezione e assistenza. Stiamo correndo il rischio che i conflitti
tra i migranti e le popolazioni autoctone sfuggano di mano e si
intensifichino. La risposta non può essere che l'Europa importa
popolazioni in eccesso. Non possiamo essere obbligati a distruggere la
nostra società".
Il ministro delle Finanze danese Claus Hjort Frederiksen ha dichiarato:
"Sono indignato per il fatto che i paesi arabi che sono pieni di soldi
accolgono solo pochi rifugiati. Paesi come l'Arabia Saudita. È del tutto
scandaloso".
In Germania, il ministro degli Interni Thomas de Maizière, in un'intervista a Die Zeit ha detto:
"La crisi della migrazione presenta una sfida
formidabile. È più ampia di quanto avessimo pensato – socialmente,
politicamente, economicamente, culturalmente. (...) Ora, avremo
centinaia di migliaia di musulmani con un background arabo. Secondo
quanto mi ha detto il mio collega francese, questa è una differenza
significativa per quanto riguarda l'integrazione. (...) Mi è stato detto
che tra il 15 e il 20 per cento dei migranti adulto è analfabeta.
"Dobbiamo abituarci all'idea che il nostro paese sta cambiando. Le
scuole, la polizia, gli alloggi, i tribunali, l'assistenza sanitaria,
ovunque! Abbiamo bisogno di un emendamento alla Costituzione. E tutto
questo deve accadere molto rapidamente, nel giro di qualche settimana!
Questo richiederà un enorme cambiamento nella nostra mentalità
radicata".
In un'intervista a Politico, Josef Joffe, un intellettuale ebreo-tedesco in genere molto arguto che è editore e direttore del quotidiano Die Zelt,
sembrava del tutto ignaro delle conseguenze a lungo termine
dell'importazione di centinaia di migliaia di musulmani in Germania
quando ha asserito:
"È un vero miracolo. La nostra figura emblematica di
rifugiato è ora il medico siriano che combina il livello d'istruzione
con l'obbligo morale, data l'indicibile crudeltà contro i civili nella
guerra siriana. La Germania, come i paesi di colonizzazione inglese, si
sta trasformando in un Einwanderungsland, un paese di
immigrazione, che accetta differenti razze, religioni, e origini. Così
la Germania si sta evolvendo in un una specie di America, dove non
occorre essere nati americani, ma lo si può diventare. È una rivoluzione
mentale ed emotiva.
In Ungheria, il premier Viktor Orbán ha messo in guardia dalle
"conseguenze esplosive" di uno scontro culturale tra l'Europa e i
migranti provenienti dal mondo musulmano. In un saggio pubblicato il 3
settembre dalla casa editrice Frankfurter Allgemeine Zeitung, Orbán ha scritto:
"Per capire ciò che dobbiamo fare, occorre cogliere la
vera natura della situazione in cui ci troviamo. L'Europa non è nella
morsa del 'problema dei profughi' o di 'una situazione di rifugiati', ma
il continente europeo è minacciato da un'ondata crescente di migrazione
dell'era moderna. La circolazione delle persone avviene su scala
immensa, e da una prospettiva europea il numero dei potenziali immigrati
futuri sembra illimitato.
"Ogni giorno che passa si vede che centinaia di migliaia di persone
si presentano ai nostri confini, e altre milioni intendono partire per
l'Europa, mosse da motivi economici...
"Dobbiamo riconoscere che la sconsiderata politica dell'UE in materia
di immigrazione è responsabile di questa situazione. L'irresponsabilità
è tipica di ogni politico europeo che promette una vita migliore agli
immigrati e li incoraggia a lasciarsi ogni cosa alle spalle e a mettere a
rischio la vita cercando di raggiungere l'Europa. Se il Vecchio
Continente non fa ritorno al buon senso, si ritroverà stremato nella
battaglia per il suo destino...
"Non dimentichiamo che coloro che arrivano qui sono cresciuti con una
religione diversa e hanno una cultura radicalmente differente. Quasi
tutti non sono cristiani, ma musulmani. La questione è importante perché
l'Europa e l'identità europea hanno radici cristiane. Non è già
preoccupante in sé che il cristianesimo europeo non sia quasi più capace
di mantenere l'Europa nel sistema dei valori cristiani? Se si perde di
vista questo, l'idea dell'Europa potrebbe diventare di importanza
secondaria nel suo stesso continente".
Facendo riferimento all'occupazione dell'Ungheria da parte dell'Impero ottomano dal 1541 al 1699, Orbán ha detto:
"Penso che abbiamo il diritto di decidere se vogliamo o
no un gran numero di musulmani nel nostro paese. Non ci piacciano le
conseguenze di avere numerose comunità islamiche come in altri paesi e
non vedo perché ci debbano costringere a creare modalità di convivenza
su cui noi non siamo d'accordo. Questa è un'esperienza storica per noi".
Secondo Zoltán Kovács, un portavoce del governo ungherese di
centro-destra, la risposta dell'Unione Europea alla crisi è un completo
fallimento. Egli ha dichiarato:
"L'UE non distingue tra coloro che hanno reale bisogno di
aiuto. I veri profughi vengono accostati ai migranti economici. Non
siamo di fronte a una crisi di rifugiati, ma a una crisi della
migrazione. La gente arriva qui da un centinaio di paesi di tutto il
mondo. È del tutto inaccettabile che i mezzi illegali di movimento siano
ora istituzionalizzati".
In Slovacchia, il premier Robert Fico ha detto che il 95 per cento dei cosiddetti profughi è costituito in realtà da migranti economici:
"Non assisteremo a questa follia con le braccia
spalancate ripetendo che accetteremo tutti, indipendentemente dal fatto
che siano immigrati economici o no. Se non si comincia a dire la verità
sulla migrazione, non faremo passi avanti".
Fico ha anche lanciato un monito sulle conseguenze di una sfrenata immigrazione musulmana. Egli ha dichiarato:
"Poiché la Slovacchia è un paese cristiano, non possiamo
tollerare un afflusso di 300.000-400-000 immigrati musulmani che
potrebbero cominciare a costruire moschee in tutto il nostro territorio e
a cercare di cambiare la natura, la cultura e i valori dello Stato".
Negli Stati Uniti, l'ambasciatore John Bolton ha fatto presente che la crisi migratoria europea è anche un problema dell'America. Egli ha scritto:
"Mentre gli americani possono credere che l'Europa, da
tempo sprezzante del nostro acceso dibattito sui problemi dei controlli
delle frontiere, sta avendo ciò che si merita, dobbiamo comunque
concentrarci sulle potenziali minacce e le lezioni applicabili a noi.
"Una causa cruciale dell'aumento dell'immigrazione illegale in Europa
è il crescente caos in tutto il Medio Oriente. Questa anarchia diffusa
deriva, sostanzialmente, dalla deliberata politica di Barack Obama del
'leading from behind' volta a ridurre l'attenzione e il coinvolgimento
degli Stati Uniti nella regione. Quando la presenza americana diminuisce
ovunque nel mondo, qualunque ordine minimo e stabilità esistente
possono rapidamente svanire...
"Da anni, la causa centrale degli spostamenti di massa in Europa è di
natura economica: i nordafricani hanno attraversato lo Stretto di
Gibilterra o si sono diretti verso Francia o Italia. I turchi e gli
arabi sono entrati dalla Grecia e dall'Europa Orientale. Una volta
giunti nell'Unione Europea, grazie all'accordo di Schengen, le barriere
sono ora quasi inesistenti e, come negli Stati Uniti, i clandestini
possono viaggiare liberamente...
"La diffusione del terrorismo, i conflitti armati e il crollo
dell'autorità politica in Medio Oriente sono ormai potenti fattori
causali che sono sullo stesso piano o superano le permanenti disparità
economiche. L'Europa teme di essere sopraffatta dalle masse di gente in
movimento, perdendo così il controllo sulle decisioni su chi accogliere e
chi allontanare. Queste preoccupazioni sono legittime, ma ci sono anche
rischi più profondi. Rispecchiando le preoccupazioni di Washington, c'è
una grave e crescente minaccia posta dal terrorismo islamista che si
nasconde nella marea di gente in cerca di rifugio.
"La lezione per gli Stati Uniti è che ridurre la nostra influenza
globale non accresce la pace e la sicurezza internazionale. Proprio il
contrario. Il ritiro di Obama dal Medio Oriente, il suo disinteresse per
la continua avanzata dello Stato islamico o la sua resa al programma
nucleare iraniano, fanno parte di un disegno più ampio. Il problema
dell'immigrazione illegale in Europa è anche un nostro problema".
In un articolo apparso su New York Observer, Arthur Chrenkoff ha scritto:
"Mentre la torrida estate europea cede il passo
all'autunno, il continente sta vivendo massicci spostamenti di
popolazione senza precedenti dal periodo successivo alla Seconda guerra
mondiale. Ma in questo caso non sono gli europei a compiere questi
spostamenti di massa. Man mano che centinaia di migliaia di persone
continuano ad arrivare alle porte dell'Europa e affollano le sue strade e
le linee ferroviarie, molti commentatori conservatori ravvisano un
parallelo storico più adatto e inquietante nel Völkerwanderung
ovvero 'le peregrinazioni dei popoli' che preannunciarono la caduta
dell'Impero romano circa sedici secoli fa. Gli europei hanno memorie
storiche di lunga data...
"Mentre riflettiamo sulle vivide immagini diffuse dai media di
imbarcazioni e treni traboccanti di esseri umani disperati, è importante
tenere a mente due cose. Innanzitutto, la maggioranza dei
350.000-400.000 migranti che sono arrivati quest'anno in Europa (queste
sono le cifre conosciute, ma non si sa quanti ne siano entrati
furtivamente) non è siriana. Infatti, lo sono meno di un terzo, e il
resto proviene dai paesi africani, mediorientali e sud-asiatici. In
secondo luogo, la maggior parte sembra essere single, giovani uomini in
apparente buona salute, che si sono spostati per motivi di ordine
economico, e non per paura di essere uccisi o perseguitati.
"Quello che sta accadendo in Europa non è tanto, o almeno non è
principalmente, una crisi dei rifugiati, ma una crisi delle politiche
europee in materia di immigrazione".
Chrenkoff lo ha sintetizzato in questo modo:
"Il controllo dei propri confini è una delle
caratteristiche – e delle responsabilità – più importanti di uno Stato
moderno. I paesi perdono il controllo del proprio destino e cessano di
esistere quando non riescono a controllare chi arriva."