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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

22/01/15

MAFIA CAPITALE: LA PROCURA BUSSA ALLA PORTA DI IGNAZIO MARINO


MAFIA CAPITALE: LA PROCURA  BUSSA ALLA PORTA DI IGNAZIO MARINO




Ci sono anche appalti concessi durante la Giunta di Ignazio Marino, tra quelli finiti all’attenzione della Procura della Repubblica di Roma, nell’inchiesta su Mafia Capitale. Con un ordine d’esibizione documenti carabinieri del Ros e Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza hanno bussato in Campidoglio. L’obiettivo: acquisire tutte le documentazioni idonee a supportare l’ipotesi investigativa dei magistrati, secondo cui le cooperative di Salvatore Buzzi, braccio imprenditoriale del boss Massimo Carminati, hanno fatto man bassa di appalti con l’Amministrazione capitolina.
E non è un caso se tra le carte sequestrate a dicembre scorso ci sono numerose fatture che riportano pagamenti ottenuti nel 2014 dalle coop «mafiose» da alcuni Municipi, come il XIX. C’è da dire che i documenti riguardano per la maggior parte appalti già finiti sotto inchiesta e noti, come la manutenzione di villa Borghese e i trasferimenti di Rom dal capo di Tor de Cenci a Castel Romano, gestito proprio dalla cooperativa «29giugno» di Buzzi. Insomma, si tratta di atti che riguardano la Giunta di Gianni Alemanno, già indagato nel procedimento per associazione mafiosa, e alcuni della Giunta Marino. C’è da dire che l’indagine ha, finora, dimostrato la presunta manipolazione di una decina di gare d’appalto.
Ma nel mirino ci sono tutte le 97 commesse assegnate sotto la giunta Alemanno, indagato per associazione mafiosa. E, probabilmente, non è un caso che a destare stupore ci siano alcuni appalti milionari assegnati in un solo giorno. L’11 settembre 2008 la Buzzi-Carminati «corporation» trovano l’Eldorado dei lavori pubblici: la «29 giugno» si aggiudica 3 appalti del valore di 2 milioni 126mila 800 euro, la «FormulaSociale onlus» due da 423mila 268 euro e la «Eriche29» altrettanti da 116mila 727 euro. In un solo giorno le cooperative riconducibili a Mafia Capitale hanno incassato dalla Pubblica amministrazione ben 2 milioni 659mila 795 euro. Ma come è stata possibile questa ascesa imprenditoriale?
Lo racconta lo stesso Buzzi nelle intercettazioni contenute nell’incartamento giudiziario. L’uomo ne parla il 17 novembre 2013 con Alessandra Garrone, sua stretta collaboratrice. Fanno riferimento al 1994-95, «forse a quei tempi – dice Buzzi – c’avevo più tempo…c’avevo meno cazzi…questo è il problema (…) non c’era Formula Ambiente…non c’era Eriches», «solo “29 giugno”», dice la donna, «non c’era niente ribadisce Buzzi – e quindi quali problemi c’avevo? C’avevamo il vento a favore, c’era Rutelli…davvero tu ce pensi…c’avevamo Rutelli, la Depetris assessore…all’Ama stavamo na favola». «Va bè – dice la donna – nel 1995 quanto fatturava? Nel 1999 fatturava otto, nove milioni delle vecchie lire…». E il confronto con il contesto attuale? Per Buzzi non c’è dubbio: «Due a cinquantasei (ride) de che stiamo a parlà…stamo due a cinquantasei». Ed effettivamente, stando anche soltanto al fatturato registrato tra il 2007 e il 2012, risulta un aumento del 98,29%, con un aumento del patrimonio netto, dal 2004 al 2012, pari al +147,71% che in euro segnano un passaggio da 3 milioni 689mila a 9 milioni 140mila 589 euro.
Ivan Cimmarusti . 

IL TEMPO- IT
fonte: http://www.noiroma.tv - 22 gennaio 2015

21/01/15

«Allerta terrorismo: l’aeroporto di Roma è vulnerabile»

I sindacati di Polizia: a Fiumicino mancano auto e giubbotti antiproiettile. Di notte solo 25 agenti

(Cristophe Simon/AFP/Getty Images)

Quattro piste, 355 banchi check-in, 110 gate, 125 piazzole per gli aeromobili. Ma soprattutto 36,3 milioni di passeggeri nel 2013. Il “Leonardo Da Vinci” è il primo aeroporto italiano e il settimo d’Europa. Una “città” le cui dimensioni sono paragonabili a quelle di Cagliari, una superficie complessiva pari a 1600 ettari e 250mila metri quadri di aerostazioni. Hub di Alitalia, snodo strategico per i voli intercontinentali e cuore del trasporto aereo italiano verso il mondo. Da qui si va in America e in Israele, in Africa e nei paesi arabi. «Ma se non siamo in grado di dotare gli operatori di polizia di giubbotti antiproiettile e attrezzature idonee non riusciremo mai a garantire standard di sicurezza europei». Saturno Carbone è il segretario romano del Siulp, la sigla sindacale più rappresentativa della Polizia di Stato.
Dopo la strage di Parigi l’allerta terrorismo ha coinvolto migliaia di obiettivi sensibili in giro per l’Italia. Mentre il ministro dell’Interno Angelino Alfano ripete che «abbiamo un livello di allerta altissimo», nei telegiornali scorrono le immagini degli agenti in piazza San Pietro coi giubbotti antiproiettile o i fucili puntati negli scali aeroportuali. Dietro il galateo del racconto mediatico, però, i sindacati della Polizia denunciano le criticità di un sistema che non sarebbe esattamente a prova di bomba. «In Italia - spiega Carbone a Linkiesta - abbiamo sottovalutato l’aspetto della sicurezza, che non viene vissuto come un servizio ai cittadini ma solo come una spesa, non come un investimento per la crescita ma come un costo».
Il “Leonardo da Vinci” non fa eccezione, luogo cruciale in un momento in cui foreign fighters e sospetti jihadisti circolano indisturbati tra le capitali europee. Le forze dell’ordine vivono la pressione dell’innalzamento dei dispositivi di sicurezza da conciliare con criticità strutturali. «I tagli ci hanno flagellato». Non si possono fare miracoli dall’oggi al domani. A Fiumicino «mancano uomini, giubbotti antiproiettile, divise adeguate e soprattutto automobili. Gli armamenti sono all’annozero e per garantire i servizi di sicurezza quotidiani dobbiamo ricorrere agli straordinari, che però sono stati tagliati». Ma allora gli agenti coi fucili che si vedono nelle immagini di repertorio? «Sono tiratori scelti e sono pochi». Addirittura gli operatori della squadra Laser, l’unità speciale di sicurezza antiterrorismo, «non hanno il giubbotto antiproiettile sottocamicia e sono ancora più esposti al pericolo».
Cinquecento telecamere vigilano sull’aeroporto sotto la regia delle sale operative di Adr, la società che gestisce lo scalo. Negli ultimi giorni il sistema ha dovuto affrontare il falso allarme bomba su un volo diretto a Vienna e una procedura antiterrorismo scattata a causa di un cittadino pakistano diretto a Londra con il passaporto falso. Massima allerta, rischio psicosi. Al “Leonardo Da Vinci” lo stress degli agenti è palpabile, «c’è estrema preoccupazione». Pochi e mal equipaggiati, devono controllare un’area vastissima: solo i quattro terminal passeggeri si estendono su una superficie di 350mila metri quadrati, dove ogni giorno transitano almeno 120mila persone. E nelle ore notturne, raccontano dallo scalo, «non si arriva a 30 poliziotti». 
Dal “Leonardo da Vinci” alla Capitale corrono 28 chilometri. Ma a sentire il segretario del Siulp, la musica non cambia. «In questo momento Roma e il suo aeroporto sono molto vulnerabili». Centinaia gli obiettivi sensibili, gran parte nel centro storico. Il rischio è ovunque. «Un plauso al prefetto che ha chiesto l’invio di altri 500 uomini in città, ma dobbiamo tener presente che se l’impostazione del sistema di sicurezza resta quella di oggi non ne basteranno nemmeno 5mila in più. Non possiamo pensare solo ad aumentare il numero di agenti ogni volta che si presenti un’emergenza. Serve un progetto di coordinamento strutturale tra tutte le forze dell’ordine, compresa la Polizia Municipale. Bisogna ottimizzare le risorse sul territorio per controllarlo meglio, creare una sala operativa unica. Che sia reale, non virtuale».
Così, prosegue Carbone, si eviterebbero le duplicazioni e gli squilibri di oggi «come le decine di auto di diversi corpi di polizia dispiegate nel centro storico solo perché “ognuno” deve farsi vedere». Con la conseguenza che molte aree, magari periferiche, rischiano di rimanere sguarnite. Il caso di scuola lo offre il Commissariato Casilino che, racconta Carbone, «ha una giurisdizione su un territorio più esteso dell’intera città di Napoli». Siamo nella periferia est della Capitale, una zona che comprende quartieri difficili come Tor Bella Monaca e nuove borgate come Ponte di Nona. «Negli ultimi anni è aumentata la popolazione ma sono diminuiti i poliziotti, da 120 a 80. La notte, se va bene, il Commissariato ha due volanti». L’allerta terrorismo può dormire sonni tranquilli.

Marco Fattorini 2o gennaio 2015
fonte: http://www.linkiesta.it

MARO' - "IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE - L'ARTICOLO ODIERNO DI CHIARA GIANNINI SU OGGI E LA REPLICA DI MATTEO MIAVALDI"







21 Gennaio 2015
Stefano Tronconi

In quanto chiamato in causa, mi sembra doveroso rispondere a quanto pubblicato da Matteo Miavaldi (link nel primo commento) in relazione all'articolo – nel quale preciso di non aver avuto alcun ruolo - apparso in data odierna su Oggi a firma di Chiara Giannini.
Tralasciando l'abituale tono di supponenza che traspare fin dalle prime righe, preferisco concentrarmi su alcune delle affermazioni più significative di Miavaldi:

1) 'La mail non era inedita.'
Sicuramente la mail era ben conosciuta a Toni Capuozzo, a Luigi Di Stefano ed a me in quanto parte di una serie di comunicazioni intercorse tra la nave Enrica Lexie, le autorità di controllo italiane e le autorità di controllo indiane che ha permesso a me e Toni Capuozzo di ricostruire quanto avvenuto il 15 Febbraio 2012 al largo delle coste del Kerala ed escludere che la nave Enrica Lexie ed il peschereccio St. Anthony si fossero mai incrociati. Dopo aver ricostruito gli orari dei diversi avvenimenti accaduti quel giorno, l'insieme di tali comunicazioni le abbiamo trasmessa a Luigi Di Stefano affinché fossero incluse nell'Analisi Tecnica dell'incidente da lui curata. Nella realizzazione dei primi servizi televisivi da parte di Toni Capuozzo e mia abbiamo preferito concentrarci sulla mail scambiata tra l'Enrica Lexie e la Guardia Costiera Indiana a nostro avviso più significativa in quanto rivelatrice della manipolazione degli orari compiuta dalla Guardia Costiera stessa. In conclusione, la mail pubblicata da Oggi era sicuramente conosciuta, ma non mi risulta che fosse stata finora pubblicata. Quindi, poiché i termini 'conosciuta' ed 'inedita' hanno significati ben diversi, non posso, per quanto mi riguarda, smentire Chiara Giannini che l'ha, probabilmente a ragione, ritenuta inedita. 

2) 'Freddy non ha sempre raccontato che gli spari colpirono il peschereccio alle 21:30.'
E' vero. L'ha raccontato in televisione con un poliziotto al suo fianco in occasione della sua prima intervista rilasciata a caldo la sera stessa dell'incidente prima che le manipolazioni, che avrebbero poi contraddistinto le indagini da parte della polizia del Kerala, gli facessero cambiare (più volte) la versione. La prima versione di Freddy e la sua versione finale stanno tra loro come la notte ed il giorno, proprio come rispettivamente gli orari 21.30 e 16.00 (orario in cui la Lexie ha denunciato di aver subito e respinto l'attacco pirata). E solo Miavaldi può pensare che una persona possa passare a descrivere con doviziosià di dettagli un incidente collocandolo prima di notte e poi di giorno senza che sorgano dubbi sull'attendibilità del testimone stesso (e della polizia che tali testimonianze raccoglie).

3) 'Se il peschereccio si fosse trovato nei pressi dell'incidente denunciato dall'Olympic Flair intorno alle 21.30 avrebbe dovuto dirigersi verso Kochi e non verso Neendakara.'
Miavaldi sa benissimo che nessuno conosce con precisione la posizione dell'Olympic Flair in quanto la nave greca si muoveva in modo 'invisibile' ai radar. L'unica informazione fornita dall'Olympic Flair stessa nel suo rapporto è che si trovava 'approssimativamente 12 Miglia Ovest-Sud-Ovest dal porto di Kochi', cioè in direzione di Neendakara, dove il peschereccio con le vittime arriverà alle 23.15. Se la posizione dell'Olympic Flair al largo delle coste del Kerala non è conosciuta con precisione, lo è invece quella dell'Enrica Lexie. Quindi Miavaldi potrebbe facilmente calcolare che se l'incidente del St. Anthony fosse davvero occorso intorno alle 16.00 durante l'incontro con l'Enrica Lexie il St. Anthony avrebbe dovuto arrivare a Neendakara con molto anticipo rispetto all'orario effettivo d'arrivo. 

4) 'In merito all'attendibilità del Times of India.'
Non è l'attendibilità del Times of India qui in discussione. Quello che invece ha fatto sorridere me e Toni Capuozzo è l'aver ricevuto da Miavaldi l'istantanea dello stesso articolo del Times of India in cui una prima volta il primo commento di un lettore è quello di un certo Alwyn che scrive alle 23.36. Ed una volta fatta presente la 'patacca' a Miavaldi ricevere una seconda istantanea dello stesso articolo con il commento di un certo Kalyug (USA) alle 8.55pm. 
Come direbbe Totò: 'Ma mi faccia il piacere …...'




20/01/15

La solidarietà dei vip che ci copre di ridicolo davanti al mondo




Trasformare in eroi personaggi come Greta e Vanessa, vezzo radical chic che può incitare altri a imitarle

Per la collega del Manifesto Giuliana Sgrena costataci (oltre a svariati milioni) la vita di uno dei nostri migliori agenti dei servizi segreti «La generosità e l'altruismo» di Greta e Vanessa «sono un segno di distinzione dentro un mondo sempre più indifferente...».
Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, sono state protagoniste «di qualcosa di nobile anche se in un ambiente complesso». Per l'icona radical chic, Roberto Saviano, «Greta e Vanessa non erano e non sono dalla parte dei terroristi, ma dalla parte del pane». E se l'Italia «non riesce a mostrare solidarietà verso due ragazze sequestrate rischia di essere un Paese fallito, che fa vincere il livore, la rabbia, l'idiozia».
Insomma siamo alle solite. Fedeli all'ottusità di chi negli anni '70 sognava di farsi liberare dai Khmer Rossi cambogiani o dai vietcong le anime belle della sinistra di oggi tentano di trasformare in eroine Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Ovviamente ai nostri amici di sinistra delle due ragazzine frega ben poco. Come frega ben poco di un'opinione pubblica seccata di aver regalato qualche milione di dollari a dei terroristi pronti a colpirci nelle nostre città. Quel che più interessa ai «compa-cachemire» è avvalorare la giustezza delle proprie scelte. Anche di fronte alla più evidente dimostrazione del contrario. Dal 2011 inseguono le falene di un Islam democratico e inneggiano alla lotta dei jihadisti siriani contro il regime di Damasco. Greta e Vanessa avvolte nelle bandiere della cosiddetta «rivoluzione» siriana, ispirate dal sogno di aiutare bambini e combattenti non sono altro che le figliocce di questi pessimi maestri. Non a caso dietro a loro, all'interno di Horryaty, l'organizzazione fondata per portare aiuti in Siria, c'è Robert Anderville un fabbro in keffiah che a 46 anni posta su Facebook frasi del tipo «Allam, Ferrara, Pacifici e Di Segni. Poker di merde» o «un giorno pagherete tutto merde sioniste». Difendere le due sciagurate è insomma un obbligo ideologico per chi ha contribuito a fomentare le loro illusioni. Per chi ha continuato a difendere carnefici e terroristi della jihad anche quando la loro vera identità, celata sotto la maschera di combattenti democratici, era stata ampiamente svelata. Da questo punto di vista il caso delle due «cooperanti» è un cristallino esempio delle silenziose e colpevoli ipocrisie della sinistra.
Quando Greta e Vanessa partono affidandosi ai propri aguzzini la comunità internazionale ha da tempo capito chi siano i combattenti del «Free Syrian Army» a cui le due sognano di donare kit di pronto soccorso. Già il 20 marzo 2012, due anni prima della loro partenza, Human Rights Watchs, un organizzazione non certo sospettabile di politiche pro Assad ha accusato la coalizione ribelle di mettere a segno rapimenti, esecuzioni sommarie e torture. E una commissione d'inchiesta sponsorizzata dall'Onu ne ha denunciato i crimini di guerra. Nel maggio 2013 Abu Sakkar comandante delle «Brigate Farouq» - una delle formazioni che fanno capo all'Fsa - si è fatto filmare mentre divorava il cuore di un soldato governativo. E qualche mese prima della partenza di Greta e Vanessa molti comandanti dell'Fsa hanno ammesso di lavorare al fianco di Jabat Al Nusra, l'organizzazione alqaidista che ne rivendicherà il rapimento.
Ma la sinistra nostrana di fronte al crollo dei propri idoli preferisce anche stavolta non vedere e non sapere. Preferisce che Greta, Vanessa, e migliaia di illusi come loro, continuino a cullarsi in quegli ideali sbagliati. Ma ora non paga fa anche peggio. Difendendo la loro immagine di moderne eroine soffia sulla dabbenaggine di altri che al pari di loro potrebbero sognarsi di partire. Nuovi «eroi» per i quali la maggioranza degli italiani - liquidati da Saviano come simboli di un «paese fallito» - dovranno tornare a pagare.

Gian Micalessin - 2o gennaio 2015fonte: http://www.ilgiornale.it

19/01/15

MARO' - VERITA' NASCOSTE / 2 ( L'INQUIETANTE SILENZIO SULLE "RAGIONI DELL'INNOCENZA") ..... per non dimenticare.


Il 14 gennaio 2015 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui si chiede il rimpatrio dei due fucilieri. Chi ha a cuore questa vicenda, chi l'ha seguita fin dal suo inizio, e sa cosa è veramente accaduto, dovrebbe esserne felice, finalmente da una sede internazionale un concreto appoggio, un avvenimento positivo.
Peccato che  mentre si chiede, ... anzi no !!, si auspica la competenza  giuridizionale sul caso all'Italia o ad un arbitrato internazionale, lo stesso Parlamento, prima che questo avvenga, "giudichi" ed emetta "sentenza"...
dando per accertato che dalla petroliera si sia sparato contro il peschereccio St. Antony, che questi spari abbiano provocato le vittime, e che i due accusati sono stati identificati come colpevoli.

Al diavolo anche la  presunzione d'innocenza, il principio giuridico secondo il quale un "imputato" è considerato non colpevole sino a che non sia provato il contrario, e Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non sono nemmeno imputati visto  che dopo circa tre anni l'India non è stata ancora capace di presentare un capo d'imputazione, nemmeno uno straccio di prova.
Sono due militari italiani catturati, e tenuti sotto sequestro, da un paese straniero, con una Italia consenziente  che ha scelto di trattare, fin dall'inizio,  i due Fucilieri come colpevoli, che in seguito non ha voluto abbracciare le evidentissime "ragioni dell'innocenza",  e fare retromarcia.
Un passo indietro che avrebbe chiamato in causa troppi attori, tra politici e militari, di questa vergognosa farsa ? ....  ed allora meglio continuare a fare le tre scimmiette dando adito ai noti anti-militaristi di gettare fango su due servitori dello Stato al grido di : Assassini !



e.emme - 19 gennaio 2015

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RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO SUL CASO DEI DUE MARO' ITALIANI
ANALISI DEL VOTO 

di Luigi Di Stefano - 18 gennaio 2015


http://www.seeninside.net/pirac/ftp/IT_1501_Enrica_Lexie_Analisi_Tecnica_Analisi_Voto_Risoluzione_UE_Genn_2015.pdf   

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Cosa si vede in quelle foto ? e cosa evidenziano i tracciati radar ? ( Marò, chiesta seconda rogatoria all'India. Perizia sulle foto a bordo della Enrica Lexie ) - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-20/maro-chiesta-seconda-rogatoria-132616.shtml?uuid=AbaOKrfH

- Se il Presidente della Republica li riceve al Quirinale in occasione del permesso natalizio del 2012; 
- se il C.te in seconda testimonia che l'imbarcazione che aveva attaccato l'Enrica Lexie non era assolutamente il Saint Antony, sul quale peraltro le tracce dei proiettili ricevuti hanno una traiettoria orizzontale e non obliqua; 
- se Girone, nel corso della video conferenza del 2 giugno 2014,  chiede con voce forte, decisa, a tratti vibrante  che venga riconosciuta la loro innocenza; 
- se Latorre chiede ai giornalisti che seguono alcuni politici in gita a New Delhi di raccontare la verità e di ascoltare quanto testimonia il C.te Noviello;
- e se dopo circa tre anni l'India non è stata ancora in grado di presentare un capo di imputazione, nemmeno uno straccio di prova, la risposta può essere solo una:

 " DIMOSTRANO L'INNOCENZA DEI DUE FUCILIERI DI MARINA" 

Non può meravigliare quindi se dopo circa tre anni l'India non sia stata in grado di collaborare con la Procura di Roma che aveva richiesto gli atti sull’omicidio dei due pescatori indiani, avvenuto a febbraio 2012, tanto che la stessa Procura si è vista costretta ad archiviare l'inchiesta romana.
Quello che meraviglia, e non poco, è invece il timido e sottomesso  atteggiamento di ben tre governi italiani, di quattro Ministri degli Esteri e dei vertici delle FF.AA .... un incomprensibile immobilismo.
Si discute ancora di internazionalizzazione, di UNCLOS,  di regole di ingaggio, di competenza giurisdizionale (indiana o italiana), di diritto internazionale, di quell'arbitrato internazionale sempre invocato, annunciato, ritenuto indispensabile e mai partito ............. ma non si abbracciano e mai si sono volute abbracciare con decisione, convinzione e determinazione, pur in presenza di evidenti incongruenze, le " ragioni dell'innocenza " tanto evidenti nell'Analisi Tecnica del perito Luigi Di Stefano o nel servizio di Toni Capuozzo con Stefano Tronconi, che evidenzia anche come il C.te del Saint Antony, Freddy Bosco, avesse dichiarato al suo rientro in porto di aver subito l'incidente, nel quale avevano perso la vita due pescatori del suo equipaggio, alle ore 21.30, mentre l'Enrica Lexie aveva respinto l'attacco di presunti pirati alle ore 16.30. Già in quell'occasione le autorità italiane avrebbero dovuto pretendere l'immediato rilascio dei due fucilieri.

" Resta ancora misterioso ed incomprensibile il motivo per cui sono stati restituiti all'India nel marzo 2013, dopo che era stato deciso di trattenerli in Italia.... (Maro': Terzi, restano in Italia; Controversia Internazionale)-http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2013/03 /20130311_maro_restano_in_italia.html
Si sarebbe potuto tener conto che, fin dal 24 febbraio 2012, risultava aperto dinanzi al Tribunale ordinario di Roma il procedimento penale n. 463/2012 nei confronti dei due fucilieri di marina, indagati per il delitto di omicidio volontario ex articolo 575 cod. pen.  e poteva essere  ordinata, già in occasione della presenza dei marò in Italia per la licenza “natalizia” , la misura del divieto di espatrio, il che avrebbe consentito di accertare, davanti al giudice italiano competente e con tutte le garanzie costituzionali, le eventuali condotte illecite addebitabili ai due marò."

"Inoltre, essendo i nostri fucilieri imputati di omicidio volontario ed essendo prevista nell’ordinamento indiano anche la pena di morte, la loro riconsegna si poneva in contrasto assoluto con il combinato disposto degli articoli 25 e 27 della Costituzione, dal cui coordinamento discende il divieto di estradizione (o consegna) del cittadino verso uno Stato il cui ordinamento ammetta come sanzione, per il reato per il quale si procede, della pena capitale, che invece è vietata in Italia, oltre alla compressione inammissibile del nucleo insopprimibile dei diritti fondamentali garantiti nel nostro Stato, nell’ambito dei quali è sicuramente rinvenibile il diritto alla vita. Risultano altresì violati, in relazione al  medesimo diritto,  l’articolo 2  della  CEDU  (Convenzione europea dei diritti dell'uomo) nonché il protocollo n. 6 alla CEDU concernente l’abolizione della  pena di morte. "
Queste motivazioni si potevano far valere a sostegno della revoca dell’impegno preso.

E che dire quando, in esecuzione di una ordinanza, il Ministero dell’Interno indiano ha allertato la polizia di frontiera, portuale e aeroportuale, per impedire l’eventuale partenza dell’ambasciatore Mancini, in flagrante violazione del diritto diplomatico consuetudinario, quale codificato dalla convenzione di Vienna del 1961.  Vale la pena  richiamare anche l’art. 29 della CVRD (Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche) che, conformemente alla risalente norma consuetudinaria internazionale sulla “sacertà degli ambasciatori”, sancisce che “la persona dell’agente diplomatico è inviolabile. Egli non può essere sottoposto ad alcuna forma di arresto o detenzione. Lo Stato accreditatario lo tratta con il massimo rispetto che gli è dovuto, e adotta tutte le misure idonee per impedire qualsiasi attentato alla sua persona, alla sua libertà ed alla sua dignità”.

Sono stati molteplici gli errori compiuti da parte italiana, ad iniziare dal primo, la madre di tutti, al quale in sede di una auspicabile quanto doverosa commissione di inchiesta bisognerà dare delle risposte, quello di far invertire la rotta alla Enrica Lexie consentendo che entrasse nelle acque territoriali indiane e nel porto di kochi, un errore madornale e ingiustificabile al quale fece seguito, di fatto,  la consegna di due Sottufficiali della Marina Militare italiana ad uno Stato straniero.
Sono passati circa tre anni nei quali l'India ha potuto esercitare la sua prepotenza, il disprezzo per il diritto internazionale e per le norme consuetudinarie,  .... una costante presa per i fondelli grazie ad un atteggiamento italiano mai fermo, privo di azioni veramente incisive e concludenti, che ha risposto alla strategia indiana dei rinvii con quella degli annunci ad orologeria.

Chi ha seguito i fatti, da quel maledetto 15 febbraio, conosce bene l'evoluzione di questa assurda vicenda, e in attesa che finisca vale la pena ricordarne qui di seguito qualcuno,  per non dimenticare .. anche se sarà impossibile. Una "Farsa", una “Caporetto” diplomatica, politica e giudiziaria del terzo millennio.
Spesso, dopo la sconfitta può giungere la vittoria e questo è l'augurio, per Massimiliano e Salvatore,  per le loro famiglie,  per il prestigio internazionale dell’Italia.

e.emme - 25 novembre 2014


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Marò, chiesta seconda rogatoria all'India. Perizia sulle foto a bordo dell'Enrica Lexie




La Procura della Repubblica di Roma ha inoltrato una seconda rogatoria internazionale all'India per avere accesso alle prove dell'omicidio dei due pescatori indiani ad opera dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo rivelano fonti investigative, le quali hanno disposto per il prossimo 28 marzo una perizia in contraddittorio. Il perito del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo incontrerà i consulenti dei due marò per analizzare le immagini scattate da una macchina fotografica della nave italiana. Si tratta di scatti compiuti nei momenti precedenti e successivi a quando i marò spararono. Consulenza, inoltre, sarà compiuta sui computer della nave, sui quali ci sono gli scambi di email avvenuti con l'armatore e le autorità italiane. Infine la Procura intende continuare l'interrogatorio di Girone, uno dei due marò.

di - 20 marzo 2013
fonte: http://www.ilsole24ore.com



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SILENZIO DA NEW DELHI

Marò, verso l'archiviazione l'inchiesta romana

La procura getta la spugna: «Dall’India nessun contributo»

5 agosto 2014 

 L’inchiesta della Procura di Roma sui marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone va verso l’archiviazione. I magistrati capitolini non possono verificare la veridicità delle dichiarazioni di innocenza rilasciate dai due fucilieri a marzo 2013, in quanto le autorità di New Delhi, stranamente, hanno sempre snobbato le richieste di atti sull’omicidio dei due pescatori indiani avvenuto a febbraio 2012.

Si chiude così il procedimento alla Procura ordinaria, in cui i militari risultano indagati per il reato di omicidio volontario. Resta, dunque, il giallo su come sono andati realmente i fatti, quando dalla nave Enrica Lexie furono esplosi i proiettili verso l’imbarcazione scambiata per un battello di pirati. Le autorità indiane si tengono stretti gli incartamenti investigativi, non consentendo all’Italia di verificare le accuse. Tuttavia, Latorre e Girone restano sotto procedimento della Procura militare, che ha iscritto entrambi per i reati di «violata consegna» e «dispersione di oggetti di armamento militare». L’inchiesta è del procuratore militare Marco De Paolinis, il quale intende verificare se l’uso delle armi da parte dei due marò si stato corretto per quanto riguarda le regole d’ingaggio e le disposizioni che regolano il servizio di protezione a bordo dei mercantili. La dispersione di armamento militare, invece, riguarda le ipotizzate sventagliate di fucile che sarebbero state sparate dai due marò verso la barca dei pescatori indiani.
La Procura ordinaria, invece, è pronta a chiedere l’archiviazione. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, dopo aver raccolto le dichiarazione dei due marò, si è dovuto fermare. La mancanza degli atti investigativi indiani, infatti, non ha consentito di analizzare le dichiarazioni di Latorre e Girone, così da accertare eventuali reati.
Per il momento, i due fucilieri restano in India. Ma dalla Procura di Busto Arsizio giunge l’archiviazione dell’inchiesta Finmeccanica sulla corruzione per la vendita di 12 elicotteri Agusta all’India. La chiusura di un procedimento penale che potrebbe segnare un punto a favore di Latorre e Girone. I rapporti tra l’Italia e il sub continente indiano erano arroventati anche dalle accuse di corruzione rivolte dai giudici lombardi ad alcuni esponenti di vertice della nomenclatura indiana - accuse arrivate proprio quando la suprema corte indiana doveva decidere sulla possibilità di condanna a morte dei due fucilieri di marina - dopo l’archiviazione del caso le cose potrebbero, questo l’auspicio, cambiare in meglio. Negli atti del procedimento infatti risultavano numerosi pezzi da 90 del governo indiano: Sonia Gandhi e il suo segretario politico Ahmed Patel, il premier Manmonah Singh, i ministri Veerapa Moily all’Economia e Oscar Ferandes ai Trasporti, il governatore del Bengala M.K. Narayana e il capo delle ferrovie indiane Vinay Singh. Nomi pesanti che avevano alzato la tensione nei rapporti tra i due paesi e che avrebbero potuto riversarsi proprio sulla testa di Girone e Latorre. Ora però la Procura, con il provvedimento di archiviazione, ha riconosciuto, da un lato, l’estraneità di Finmeccanica rispetto alla presunta corruzione e, dall’altro, che Finmeccanica, sin dal 2003, ha adottato - e, costantemente aggiornato - un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della stessa specie di quello contestato, rivolgendo grande attenzione anche agli aspetti di compliance, al fine di garantire adeguati standard di correttezza ed eticità.
Ma se da una parte, la caduta delle accuse giudiziarie contro i vertici indiani potrebbero avere reso meno pesante la situazione dei due fucilieri di marina, dall’altra sono ancora tanti gli intoppi che ritardano la conclusione della vicenda. Sull’intricato giallo legato alla morte dei due pescatori indiani è intervenuto anche il Capitano di fregata Antonio Colombo, rappresentante del Cocer della Marina Militare, che in un’intervista rilasciata alla radio di Stato australiana si è scagliato contro l’immobilismo del governo italiano rispetto alla sorte dei due militari: «La cosa che non mi piace è che non ho ancora sentito una volta Renzi, la Mogherini. Non parlano di questi ragazzi! Ma perché non parlano? Li ignorano. Vogliono fare in modo che la cosa cada nel dimenticatoio? Io non lo capisco, e non lo dico da militare ma da italiano».

di Ivan Cimmarusti- 5 agosto 2014
fonte: http://www.iltempo.it

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Marò: per la Procura italiana sono innocenti. Archiviato il fascicolo, e adesso?













Marò: per la Procura italiana sono innocenti. Archiviato il fascicolo, e adesso?



di Luigi Di Stefano

La recentissima decisione della Procura di Roma di archiviare il fascicolo a suo tempo aperto a carico dei due Fucilieri di Marina trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori, cambia completamente il quadro della situazione dal punto di vista giudiziario: in Italia non sono più accusati di nulla.
Il Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo arriva a questa decisione prendendo atto che rispetto alle dichiarazioni di innocenza dei due accusati da parte degli inquirenti indiani non è stato trasmesso, a fronte di due richieste della magistratura italiana, nessun documento processuale a sostegno della ipotesi di colpevolezza. In sostanza le autorità indiane “non rispondono” alla magistratura italiana, un gesto sicuramente offensivo e che ha pochissimi precedenti.
Ma di fatto in questo modo le autorità indiane certificano la loro impotenza a produrre elementi di prova, o anche semplicemente indiziari di valenza processuali, a sostegno delle accuse contro i due militari italiani. E come ho scritto anche recentemente non le producono perché non le hanno, e se non le hanno sanno anche che i due sono innocenti, come gli elementi di conoscenza che ormai abbiamo sulla vicenda indicano con sicurezza da almeno un anno.

Non c’è più ragione alcuna per tenere riservati elementi che potrebbero mettere la parola fine all’intera vicenda: se la magistratura si è chiamata fuori faremo noi. L’altro punto è che ora, di fronte alla impotenza indiana a fornire elementi di riscontro alle accuse, potremo essere maggiormente incisivi, sia sui media internazionali sia in sede istituzionale italiana e europea, a far conoscere “Le ragioni dell’innocenza” e sostenere una richiesta di Commissione di inchiesta in sede europea sul comportamento delle autorità indiane. La decisione della magistratura è quindi una presa d’atto importante, che dal punto di vista della conoscenza dei fatti dovrebbe produrre un effetto immediato e determinante: non esiste più il segreto istruttorio su alcuni elementi importanti, in particolare le registrazioni radar della petroliera Enrica Lexie. Ho chiesto di esaminare le registrazioni radar il 3/7/2013 senza avere risposta, ma ora non c’è più motivo di tenere quei dati riservati, e quindi rinnoverò la richiesta alla luce del provvedimento di archiviazione.
Infine, e questo lo valuterò nei prossimi giorni con l’avvocato, presentare una querela contro Mr. Freddy Bosco + ignoti per aver falsamente accusato i due militari italiani dei tragici fatti con false testimonianze, omissioni, distruzione di reperti giudiziari, formazione di falsi scenari, etc. Gli elementi che abbiamo per sostenere una accusa del genere sono ormai imponenti. E li useremo tutti.

Fonte:http://www.ilprimatonazionale.it/2014/08/08/maro-la-magistratura-italiana-sblocca-la-situazione/
tramite: http://informare.over-blog.it 


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MARO' LO SFOGO DI GIRONE  «Abbiamo obbedito agli ordini e mantenuto la parola che ci era stata chiesta e continuiamo a mantenere. Ma siamo ancora qui»

02 06 2014





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Il comandante in seconda della Lexie: ''Non sono stati i marò a colpire i pescatori''

12 marzo 2013






L'attacco respinto dalla Enrica Lexie avviene alle 4.30 pm, il padrone del Saint Antony al suo rientro in porto dichiara ad una emittente locale ( Video di Venad News) di aver subito l'attacco nel quale sono stati uccisi due suoi pescatori alle 9.30 pm.

«Erano le 9 e 30 della sera. Ho sentito un grande rumore. Mi sono svegliato e ho visto Julas che perdeva sangue dal naso e dalle orecchie. Ho gridato. Ho svegliato gli altri. Anche loro urlavano. Quando ci hanno sentito, dalla nave hanno cominciato a spararci addosso. Era nera in alto e rossa alla base». Freddy Bosco è appena sceso su un molo a Neendakara. Parla a una selva di microfoni. Vicino a lui c’è un poliziotto. Un cronista, sorpreso, lo interrompe. «L’incidente — obietta — è avvenuto prima delle 17!». Bosco insiste: «Erano le 9 e 30 di sera».






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I Marò sono innocenti, ecco perchè: di Toni Capuozzo


TG5 del 1 luglio 2013        







altre fonti: http://www.academia.edu