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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

05/01/15

Immigrati: dopo i barconi è l’ora dei mercantili fantasma

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Usano navi dismesse da 2-3 anni e finite, non si sa come, nella mani dell’organizzazione che gestisce l’immigrazione clandestina in Italia ed una volta impostata la rotta – o comunque dopo avere dato i rudimenti di navigazione a qualcuno dei migranti a bordo – abbandonano la nave. E’ il nuovo sistema usato dagli scafisti per trasportare nel nostro Paese i migranti, soprattutto provenienti dalla Siria. Un sistema usato la notte scorsa anche con il cargo Ezadeen che la Marina ha diretto al porto di Corigliano Calabro.
Una metodica già nota alla Guardia Costiera calabrese che si è trovata ad affrontare casi analoghi volte nel recente passato. “Adesso – spiegano alla Guardia costiera – è cambiata la tipologia degli sbarchi. Prima avvenivano prevalentemente nel periodo estivo e con vecchie carrette del mare. Adesso utilizzano grandi navi, anche di 100 metri, che consentono di affrontare il mare grosso invernale.



Questo avviene anche perché i profughi siriani sono disposti a pagare di più, anche 8.000 dollari a testa, ma pretendono mezzi sicuri”. La nuova metodologia per portare in Italia immigrati clandestini è molto rischiosa ma consente di aggirare la chiusura di “Mare Nostrum” che fino a ieri vedeva la Marina Militare italiana soccorrere e imbarcare sulle unità i clandestini appena al di là delle acque libiche .
La Ezadeen, priva di comando, infatti può andare a scontrarsi sulle coste ma gli SOS impongono alle autorità di intervenire e portare comunque sulle nostre coste i cargo con gli immigrati.
Inoltre espone a rischio gli operatori della Guardia Costiera costretti a salire a bordo in condizioni meteo marine spesso al limite, come nel caso del cargo Ezadeen, dove hanno dovuto calarsi dagli elicotteri. In più costituisce un problema per la gestione degli spazi nei porti.



Solo a Crotone ci sono due mercantili giunti in Italia senza equipaggio – ed altrettanti sono in Puglia – riducendo l’agibilità del porto. Tant’è – spiegano alla Guardia costiera – che uno dei motivi che ha indotto a condurre il cargo Ezadeen nel porto di Corigliano, invece che in quello di Crotone, oltre alla vicinanza, è stato la necessità di non occupare un altro spazio che avrebbe impedito l’ormeggio di navi commerciali.
Le navi ‘fantasma’, comprate a poche centinaia di migliaia di dollari ed abbandonate dagli scafisti in vista delle  coste italiane dopo aver fruttato guadagni milionari ai trafficanti di esseri umani, costituiscono l’ultima trovata dei trafficanti dio esseri umani, consapevoli che le autorità italiane continueranno ad accogliere chiunque arrivi abusivamente nei pressi del territorio nazionale.
La vicenda del cargo Ezadeen, lasciato dall’equipaggio a 40 miglia al largo di Capo Leuca, “è il terzo caso che registriamo in queste ultime settimane di nave abbandonata al suo destino con centinaia di persone a bordo”.



Il monitoraggio delle Capitanerie di Porto, ha spiegato all’Adnkronos l’Ammiraglio Giovanni Pettorino (nella foto a sinistra), comandante dei reparti operativi della Guardia Costiera, ha fatto emergere questo nuovo modus operandi nelle strategie delle organizzazioni che sfruttano il traffico di migranti.
Si tratta, spiega Pettorino, di “mercantili al termine della loro vita operativa, carrette del mare acquistate a 100-150mila dollari e poi riempite di centinaia di migranti, in prevalenza di nazionalità siriana, che arrivano a pagare ciascuno anche 6mila dollari per la traversata dalle coste turche alla volta dell’Europa”.
I trafficanti arrivano così a guadagnare fino a 5 milioni di dollari per ogni viaggio “e quindi non hanno alcuna remora ad abbandonare la nave, considerando il margine di guadagno” assicurato dal business dell’immigrazione irregolare. In genere questi viaggi partono dallo scalo turco di Mersin e fanno rotta verso Capo Passero.



Le avverse condizioni meteorologiche di questi ultimi giorni avranno di certo consigliato agli scafisti di rimanere a poca distanza dalle coste greche, con il risultato che le ultime navi si sono ritrovate alla deriva tra la Calabria e la Puglia.
I trafficanti “impostano il pilota automatico e la rotta verso le coste italiane, bloccando il motore ad una velocità di circa 10 nodi”. A questo proposito, l’ammiraglio Pettorino evidenzia “il gravissimo problema per quanto riguarda la sicurezza della navigazione rappresentato da queste navi alla deriva nel Mediterraneo.
E’ una situazione molto pericolosa per le altre navi in transito”. Secondo i dati più aggiornati delle Capitanerie di Porto, dallo scorso mese di settembre la rotta dalla Turchia è stata utilizzata per 13 viaggi di navi cariche di migranti di origine siriana.



I trafficanti di uomini incassano oltre un milione di dollari dalle centinaia di migranti imbarcati in una delle “navi fantasma” lasciate al largo delle coste italiane. Questo il calcolo eseguito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), mentre il direttore dell’ufficio europeo dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, Vincent Cochetel, ha sottolineato come il ricorso a grossi mercantili per il trasporto dei migranti rappresenti “una nuova tendenza”, anche se “rientra nell’ambito di una situazione che non è mai terminata e che non può più essere ignorata dai governi europei”.
Secondo il portavoce dell’Oim, Joel Millman i trafficanti hanno racimolato oltre un milione di dollari per ognuna delle navi cariche di migranti lasciate alla deriva negli ultimi giorni al largo delle coste italiane. Una somma più che sufficiente per finanziare il noleggio di nave ed equipaggio e per realizzare grossi profitti, ha sottolineato l’OIM.



I trafficanti di uomini acquistano a poco prezzo grandi imbarcazioni per poter navigare anche d’inverno e poi abbandonano i migranti.
Le “navi fantasma” non sono più i vecchi “barconi”, ma raggiungono i 60 ed anche i 100 metri, in modo da consentire la navigazione anche d’inverno, col mare grosso. La nuova strategia degli scafisti sembra dettata dal fatto
Che i profughi provenienti dalla Siria sono disposti a pagare prezzi piuttosto alti per la traversata nel Mediterraneo, in alcuni casi sino a ottomila dollari ciascuno. I migranti, in cambio, pretendono l’utilizzo di imbarcazioni solide e sicure per affrontare il viaggio in mare verso le coste del Sud Italia.

(con fonti ANSA,  ADNKronos, AFP, Askanews e Redattore Sociale)

Foto: Marina Militare e Ansa

redazione 4 gennaio 2014
fonte: http://www.analisidifesa.it

CASO MARO' - Ultimo insulto dall’India: “Girone è nostro ostaggio”

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Più che un braccio di ferro, un ricatto. Più che una detenzione, un sequestro di persona. Ciò che il protocollo diplomatico finora proibiva di ammettere – con buona pace del presidente Napolitano e (ultimo ma non ultimo) del ministro degli Esteri Gentiloni- ce lo sbattono in faccia gli stessi indiani.

Come un ceffone. Con la stessa, sgradevole, tracotanza dimostrata fin dall’inizio di quel lontano 15 febbraio 2012. Il fuciliere di Marina Salvatore Girone, da quasi tre anni prigioniero dei fantasmi togati di New Delhi, in attesa di un processo neppure istruito, è ufficialmente un ostaggio.
Ecco la sostanza di quanto dicono all’ Economic Times , fonti governative un Paese che prentende di insegnarci civiltà giuridica mentre in casa propria gli stupri scalano il Guinness dei primati. Il giornale è tornato sulla vicenda dei nostri due marò in vista del 12 gennaio, ovvero la data della scadenza del permesso concesso dalla Corte Suprema a Massimiliano Latorre, rientrato a settembre in Italia per curarsi dopo l’ictus che lo aveva colpito qualche giorno prima. «Girone- spiegano i soliti ignoti del ministero degli Interni indiano- è l’unica garanzia per il ritorno di Latorre». Ergo: per questo al fuciliere non è stato concesso di poter trascorrere il Natale in patria come invece accadde l’anno prima. Dall’altro ieri Latorre- che ha chiesto di prolungare di due mesi la permanenza in Italia per motivi di salute- si trova, invece, protetto dai carabinieri in una stanza dell’ospedale milanese di San Donato. Sta ancora male e dovrebbe essere operato al cuore dopo l’Epifania. Gli indiani non sprecano, nemmeno stavolta, l’occasione per mostrare una disarmante protervia: «Il ministero- ironizza l’anonimo funzionario locale- aveva già detto che in India erano disponibili le migliori cure per Latorre. E poi, se era così malato non era certo opportuno un lungo viaggio…». L’impalpabile governo italico tace impotente. Seguendo l’infruttuosa regola dell’understatement: sminuire, incassare senza repliche. Il Cocer Interforze, che affronterà la questione mercoledì, per bocca di Alfio Messina, si dice «parecchio preoccupato».

La compagna di Latorre, su Facebook, lei, almeno lei si sfoga. «Eppure sono innocenti…Eppure stavano svolgendo il loro dovere…», scrive Paola Moschetti facendo un bilancio dell’2014. «Un anno che non può essere definito positivo «perché aver visto il mio compagno rischiare la sua vita in un ospedale indiano e a distanza di quattro mesi esatti avere ancora serie problematiche di salute non può rappresentare motivo di felicità». E «vedere la luce di un terzo anno sapendo che la situazione giudiziaria che coinvolge ingiustamente lui e il suo collega è ancora irrisolta non regala tranquillità. Desideri per il 2015? si chiede la donna. «Mi auspico che Massimiliano possa superare i suoi problemi di salute e ritrovare anche solo parte di quella serenità che l’ingiustizia che subisce gli sta togliendo di giorno in giorno; che Salvatore possa finalmente far rientro dai suoi cari, e che sia restituito a noi tutti parte di quel che ci è stato sottratto ponendo fine a questa acuta sofferenza».
Renzi ieri è tornato dalle sue dorate vacanze sulla neve. Del caso non parla. Unica a protestare, con una lettera al numero uno indiano, Pranab Mukherjee, la presidentessa di Federcasalinghe… Accontentiamoci?

di Redazione - 4 gennaio 2015
fonte: http://www.qelsi.it

04/01/15

Chi finanzia Renzi diventa più ricco

Renzi meglio dei Bot: è un investimento sicuro. E le imprese che hanno finanziato la sua scalata a Palazzo Chigi sono cresciute nell'ultimo anno molto di più delle altre




Lo dice uno studio pubblicato sull'ultimo numero del settimanale online Pagina99 (ultimo in tutti i sensi, visto che il direttore Emanuele Bevilacqua ne annuncia la chiusura).
Il giornale economico ha preso in esame le imprese quotate in borsa che finanziano la Fondazione Open, la cassaforte renziana con sede a Pistoia e nel cui consiglio direttivo siedono il presidente Alberto Bianchi, la ministra Maria Elena Boschi in qualità di segretario generale, e i due fedelissimi del premier Marco Carrai e Luca Lotti.
Nella lista dei 103 finanziatori «in chiaro» della fondazione, quelli che hanno dato esplicita autorizzazione alla pubblicazione dei loro nomi e che hanno versato a Open circa 1,3 milioni, pari al 70 per cento degli 1,9 milioni raccolti, ci sono 57 tra imprese e imprenditori, e otto di questi sono quotati a Piazza Affari o alle borse di Londra e New York. Esibendo performance straordinarie in termini economici: dal 13 febbraio 2014, quando il governo #staisereno Letta ha dato le sue dimissioni aprendo le porte di Palazzo Chigi a Supermatteo, a oggi, le magnifiche otto aziende hanno avuto ritorni di mercato sei volte superiori rispetto alle 50 aziende a maggiori capitalizzazione appartenenti al Ftse-Mib e quasi sette volte superiori rispetto agli altri titoli quotati a Piazza Affari.
Potrebbe trattarsi di un caso, ma è improbabile. Diciamo che si tratta di un investimento riuscito. Pagina99 cita delle ricerche che evidenziano in maniera chiara il modo in cui i legami con la politica influenzino i ritorni economici e il valore di un'impresa a tutte le latitudini e in ogni epoca. Un mercato finanziario efficiente funziona anche e soprattutto in base alle informazioni disponibili. E il legame stretto con il presidente del consiglio italiano, una sorta di amministratore delegato della prima azienda italiana, non può che fare le fortune di un'impresa. Nulla di losco né di strano, quindi. Ma un dato che fa impressione.
Così come fa impressione il fatto che molti degli imprenditori quarantenni e toscani che rappresentano lo zoccolo duro della Fondazione Open e che Pagina99 definisce addirittura un «gruppo etnico» per le caratteristiche di compattezza demografica, siano stati chiamati da Renzi a seguirlo a Roma con compiti di varia natura. Il 66,12 per cento dei finanziatori individuali della Fondazione «leopoldina» ha ricevuto incarichi pubblici di prima nomina. Molti sono diventati parlamentari (come i deputati Michele Anzaldi, Francesco Bonifazi, Ernesto Carbone, Paolo Coppola, Filippo Crimì, Luigi Dallai, Roger De Menech, Marco Donati, David Ermini, Luigi Famiglietti, Edoardo Fanucci, Davide Faraone, Federico Gelli, Luca Lotti, Ernesto Magorno, Giovanna Martelli, Flavia Piccoli, Ermete Realacci, Ivan Scalfarotto e i senatori Laura Cantini, Stefano Collina, Rosa Maria Di Giorgi, Stefano Lepri, Andrea Marcucci e Mario Morgoni). Molti hanno fatto affari ancora migliori: come il presidente della fondazione Bianchi, che ha donato 30mila euro ed è stato premiato con un posto nel cda di Enel e soprattutto Antonio Campo Dall'Orto: che con solo 250 euro di ticket ha «vinto» un posto nel cda di Poste Italiane. Insomma, per i suoi amici Renzi è stato un investimento dagli alti dividendi. Tutti noi aspettiamo che accada lo stesso anche all'Italia.



Napolitano, il presidente che tradì l’Italia

" .......... e anche i Marò  "




Rieccomi a voi, dopo qualche giorno di vacanza in cui ho davvero staccato la spina. Innanzitutto, ovviamente, buon anno. E sarà un anno importante per l’Italia: Napolitano non sarà più il presidente della Repubblica.
Come al solito, non mi unisco al coro dei giornalisti e dei partiti che già salutano, con la consueta retorica, il servitore delle Istituzioni. Il mio giudizio su Napolitano è tutt’altro che retorico e, come sempre fattuale. Fuor di metafora: Napolitano non è stato un buon presidente per la semplice ragione che non ha rispettato l’essenza, l’anima, la missione di un Capo dello Stato: che è quello di servire il popolo, di rispettare in modo inflessibile la Costituzione, di difendere la sovranità.
Napolitano, invece, appartiene a quella élite di politici che, in Italia ma non solo, di fatto si prodiga per svuotare di significato proprio la carica, le istituzioni e in ultima analisi il Paese che dovrebbe difendere.
La tecnica è raffinata ma come sempre non facilmente interpretabile e mai spiegata all’opinione pubblica, che deve essere mantenuta nell’illusione. Funziona così: il rispetto formale del mandato e della Costituzione costante, i richiami ai valori nazionali e al senso dello Stato rituale, retorico, obbligato.
Il tono cambia quando il presidente parla di Unione europea; in questo caso trapela l’appartenenza, la convinzione, il senso storico di una missione. Il presidente che dovrebbe difendere la Costituzione curiosamente lancia continuamente appelli alla cessione di sovranità e di poteri a favore della Ue di cui auspica l’unione politica e naturalmente per il bene degli italiani (basta una ricerca su un motore di ricerca per trovare centinaia di riscontri). Nella gestione del potere nazionale ovviamente si prodiga per difendere, proteggere e al momento giusto lanciare quei politici o quei tecnici che la pensano come lui e con cui condivide le stesse referenze sovranazionali.
E’ stato Napolitano ad avallare il colpo di stato con cui le élite europee hanno fatto cadere Berlusconi nel 2011, attribuendo simultaneamente l’incarico al suo grande amico e sodale Mario Monti, tra l’altro beneficiandolo della nomina improvvisa a senatore a vita; dunque rendendo possibile l’attuazione di un piano che, come ormai ampiamente dimostrato, è stato concepito mesi prima della caduta del Cavaliere.
E’ lo stesso Napolitano a spingere un altro giovane, emergente sodale Enrico Letta a Palazzo Chigi e poi, dopo pochi mesi, a benedire l’improvvisa ascesa, ma gradita a certi ambienti, di Matteo Renzi, superando un’antipatia e una diffidenza personale che ora traspare, ma a cui si è inchinato in ossequio a logiche che al popolo non vengono mai spiegate. Un “obbedisco” a modo suo.
E se ripercorrete la storia di questo decennio, vi accorgerete come nei momenti critici – ad esempio nel pieno delle crisi finanziarie, di quella greca o di forte criticità per la sopravvivenza dell’euro, Napolitano abbia usato tutta la sua influenza e il suo prestigio istituzionale per spingere l’opinione pubblica e le forze politiche sempre nella direzione voluta dall’establishment europeo, che appare come un referente più forte, alto e influente della Costituzione italiana.
Parlare di tradimento del mandato non è improprio. Di certo quello di Re Giorgio appare come un tradimento dell’Italia.
E non dobbiamo illuderci che a Napolitano subentri un eletto autenticamente patriottico. Riparleremo presto del successore, ma sin d’ora si può affermare che via un Napolitano se ne farà un altro, che offra le stesse garanzie e vanti le stesse appartenenze. Perché questa è la logica del potere che governa davvero l’Europa. E dunque anche quel che resta dell’Italia. Ma agli italiani non va detto e men che meno spiegato.

Marcello Foa - 3 gennaio 2015
fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa

Il vero volto dell’immigrazione: prenotazioni su Facebook, pagamenti con PayPal



Gallipoli, 1 gen – “Italy is the gate of Europe”, lo ripetono spesso e accompagnano le parole con un sorriso che vorrebbe sottolineare l’accezione positiva, almeno per loro, del concetto. Sono alcuni dei profughi sbarcati a Gallipoli con il mercantile Blue Sky M, l’imbarcazione soccorsa dalla Marina italiana e dalla Capitaneria di porto mentre si dirigeva verso le coste salentine, con il timone manomesso e il motore bloccato alla velocità di sei nodi.
Ahmer è siriano, viene da Homs ed è qui insieme al fratello maggiore, ferito dalle schegge di un mortaio durante i combattimenti tra l’esercito regolare del Presidente Assad e le milizie del Califfato Islamico. Tutti i passeggeri del mercantile, al loro arrivo, hanno dichiarato di essere siriani e richiesto lo status di rifugiati. In realtà provengono da vari paesi arabi: Ahmal, ad esempio, é palestinese con passaporto libanese e vorrebbe raggiungere alcuni familiari in Svezia. Mi spiega che nessuno sul Blue Sky M aveva il minimo dubbio riguardo alla destinazione finale del viaggio, mai sentito parlare della Croazia e mai avuto paura a bordo, neanche quando gli scafisti hanno abbandonato la nave al largo di Corfù, perché sanno bene che la Marina Italiana soccorre le imbarcazioni alla deriva anche al di fuori delle proprie acque territoriali.

Gallipoli4 

Anche lui ripete “Italy, the gate of Europe” come se fosse un tormentone  pubblicitario e, in effetti, scopriamo che il denominatore comune fra tutti i naufraghi é proprio una sorta di tour operator al quale si sono rivolti per raggiungere l’Italia. Ognuno di loro ha contattato l’organizzazione tramite il Facebook arabo o Skype; una volta prenotato il viaggio si procede al pagamento, tramite PayPal o versando direttamente il denaro presso le apposite “agenzie”.  Le tariffe sono fisse: 6mila euro per ogni adulto, la metà per i bambini, e le garanzie sulla riuscita del viaggio valgono dal punto di raccolta in avanti. Non esistono distinzioni di ceto, religione o etnia; all’interno dell’istituto però le differenze appaiono subito evidenti: nell’atrio centrale ci si prepara ad abbandonare la scuola, il pullman é già fuori ad attenderli per accompagnarli a un centro di accoglienza di Torino, come disposto dalla Prefettura. In un angolo ci sono delle famiglie con pochi vestiti raccolti in sacchi dell’immondizia, donne spaesate con lo sguardo perso nel vuoto e bambini con i capelli arruffati e la stanchezza del viaggio dipinta sul viso. Nel lato opposto, invece, alcune ragazze attendono di poter salire sul pullman; chador intonato al colore del cappotto, jeans stretti negli stivali, una mano poggiata sul manico del trolley e l’altra intenta a scorrere lo schermo dell’I Phone. Potresti incontrarle in qualsiasi aeroporto internazionale ed è davvero difficile definirle “profughe”
Che l’immigrazione di massa fosse un business non era certo un mistero ma la naturalezza e l’organizzazione meticolosa di queste traversate, la tracciabilità delle prenotazioni e dei pagamenti, la sicurezza con la quale si affronta il viaggio sapendo che basta lanciare un Sos per essere soccorsi dalla Marina italiana e, ancora, la certezza di potersi dichiarare rifugiati politici, di poter mentire sulla propria provenienza, di non essere mai espulsi o rimpatriati una volta raggiunta la “Porta dell’Europa”, lasciano un senso di profondo sconcerto e rafforzano la voglia di risposte a domande inevitabili: a chi giova tutto ciò? Perché nessuno debella questa tratta ignobile, pur avendo ogni tipo di informazione per risalire ai vertici dell’organizzazione?
Le risposte reali, come scritto più volte da Il Primato Nazionale, sono nei conti correnti delle cooperative e delle onlus, nelle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale, nelle carriere di politici e funzionari, nella manodopera a basso costo sfruttata dai grandi marchi. Quella che latita realmente é la risposta delle istituzioni, italiane ed europee, capaci solo di avvolgere il problema con una cortina di fumosa retorica.

Francesco Pezzuto - 1 gennaio
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it