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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

01/01/15

Marò, Saltamartini: “Si valuti l’abbandono delle missioni nazionali”


Bene la dichiarazione di Barbara Saltamartini ma non si può più assolutamente tollerare ne si deve permettere che dopo circa tre anni,  dopo l'analisi tecnica del perito Luigi Di Stefano  http://www.seeninside.net/piracy/ ,  dopo il servizio di Toni Capuozzo e Stefano Tronconi  https://www.youtube.com/watch?v=CEnSplRKtUI ,  dopo che l'India ha fatto orecchie da mercante anche all'invito a  collaborare della Procura di Roma che aveva richiesto gli atti sull’omicidio dei due pescatori indiani, avvenuto a febbraio 2012, tanto che la stessa Procura si è vista costretta ad archiviare l'inchiesta romana,  dopo la politica dei rinvii a ripetizione da parte indiana in perfetta sintonia con quella degli annunci da parte italiana,  con l'India chiaramente in difficoltà, incapace di presentare un capo di imputazione accompagnato da almeno uno straccetto di prova,  mentre si ha la spiacevole sensazione,  ci  auguriamo mai suffragata dai fatti,  che l'inazione dei nostri governanti sia voluta per inconfessabili interessi tra Roma e New Delhi che impediscono all’Italia di agire per il ripristino del diritto internazionale.
Ebbene, ci sarebbe anche dell'altro, ma già dopo tutto questo, e senza un processo che non si sarebbe mai dovuto celebrare, è inaccettabile e vergognoso che ci sia ancora qualcuno che scriva "... i due marò italiani Latorre e Girone arrestati il 15 febbraio 2012 per aver ucciso due pescatori indiani. " e non "accusati di .." o " illegalmente trattenuti da.. "  BASTA !!!

e.emme - 1 gennaio 2015






Anche quest’anno sta passando via, e come accade da qualche anno, anche il 2015 vedrà come protagonisti i due marò italiani  Latorre e Girone arrestati il 15 febbraio 2012 per aver ucciso due pescatori indiani.

L’Italia   dovrebbe  valutare  non  se  prorogare  o  meno  le  missioni  antipirateria,  come  auspicato giustamente  dal  presidente Vito, ma se  abbandonare  le  stesse missioni  internazionali”. E’ quanto dichiara il  deputato Ncd  Barbara Saltamartini. “La vicenda che continua a coinvolgere  i nostri due maro’ – prosegue Saltamartini – dovrebbe spingere infatti il nostro Governo  ad  assumere decisioni drastiche, al di la’ delle semplici provocazioni. Alle parole e  alla  richiesta di abbassare i toni non è seguito ad  oggi alcun  intervento  decisivo. Ed e’ inaccettabile, in  questo  scenario, l’atteggiamento distaccato  della  comunita’  internazionale. Non  possiamo  piu’ andare  oltre  senza  iniziative  che mettano pressione e chiamino in causa la stessa Nato, l’Onu e l’Unione europea. Ne va della dignità della nostra Patria. E, considerato  il precedente  di Latorre e Girone,  conclude l’esponente Ncd, va anche a  tutela  degli  oltre 4mila  soldati  italiani  impegnati in circa 30 aree del  mondo in missioni internazionali”.

di Federico Sconocchia Pisoni - 31 dicembre 2014
fonte: http://www.tribunaitalia.it - 1 gennaio 2015


Quello che non riesce a fare l’India, presentare un capo d’accusa, lo fa questo giornale.
Quello che da fastidio è il rifiuto totale a vedere quello che è successo e utilizzando la tecnica miavaldiana si divide il mondo in destra e sinistra ,militari e civili, fascisti e comunisti…qua parliAMO DI DUE CITTADINI E DELLE MULTINAZIONALI se proprio vogliamo fare questa divisione sicuramente questo giornale sa da che parte stare …
- See more at: http://www.tribunaitalia.it/2014/12/31/maro-saltamartini-si-valuti-labbandono-delle-missioni-nazionali/#sthash.UD2HkAKW.dpuf


Quello che non riesce a fare l’India, presentare un capo d’accusa, lo fa questo giornale.
Quello che da fastidio è il rifiuto totale a vedere quello che è successo e utilizzando la tecnica miavaldiana si divide il mondo in destra e sinistra ,militari e civili, fascisti e comunisti…qua parliAMO DI DUE CITTADINI E DELLE MULTINAZIONALI se proprio vogliamo fare questa divisione sicuramente questo giornale sa da che parte stare …
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31/12/14

India: sui marò strategia italiana ribaltata con la scelta di puntare tutto su Modi

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Nella lunga vicenda dei due marò, siamo tornati alla casella di partenza, al febbraio 2012: tutto è nelle mani della benevolenza dell'India politica e giudiziaria. Si può sperare che questa volta vada meglio: il governo indiano in carica, guidato da Narendra Modi, è più disposto di quello di allora a trovare una soluzione condivisa.
Il dato di fatto, però, è che a dare le carte continua a essere solo Delhi: la strategia per strapparle l'iniziativa, o almeno per condividerla, era stata impostata da Emma Bonino quando era ministro degli Esteri del governo Letta ed era stata portata avanti da Federica Mogherini, prima di trasferirsi a Bruxelles, e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti.
Fino a poco più di tre mesi fa: poi, la questione è stata presa in mano dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, la strategia è stata abbandonata e tutto è stato riportato su un piano esclusivamente politico tra i governi dei due Paesi; un rapporto nel quale l'India è in posizione di forza e detta modi e tempi. Con risultati pessimi per Salvatore Girone, per Massimiliano Latorre e per la reputazione internazionale dell'Italia, come si è visto nei giorni scorsi. Ora si può fare il punto su ciò che sta avvenendo in questi giorni.
Anche perché la vicenda ha assunto una valenza sempre più rilevante nella politica italiana dopo che Matteo Renzi ha criticato gli "inutili show" di alcuni "ministri dei governi precedenti", riferendosi all'ex titolare degli Esteri Giulio Terzi e forse a Emma Bonino; e ha detto che il governo di Delhi "nelle ultime ore ha aperto un canale di confronto diretto", con ciò di fatto smentendo i suoi ministri Pinotti e Paolo Gentiloni (Esteri) che avevano mostrato forte irritazione con l'India. Fin dall'estate, sul tavolo delle autorità indiane c'è una proposta di Roma per arrivare a una soluzione condivisa.
Al tempo, aveva una sua logica e rispondeva a una strategia: ingaggiare in un confronto politico il nuovo governo di Delhi e in parallelo preparare il ricorso all'arbitrato internazionale. Due iniziative che si rafforzavano a vicenda: l'arbitrato avrebbe fatto pressione sull'India affinché accettasse un compromesso e la proposta di accordo bilaterale sarebbe stata, se respinta, un'argomentazione in più per ricorrere all'arbitrato.
Questa costruzione è stata inspiegabilmente abbandonata. La decisione di azzerarla è avvenuta in contemporanea alla scelta di Renzi di prendere direttamente in carico la questione. Il che ha significato mettere ai margini i ministeri degli Esteri e della Difesa, fino ad allora alla guida del caso, e puntare tutto sulla ricerca di un rapporto diretto con Modi, in particolare con Ajit Doval, consigliere per la Sicurezza nazionale, una delle super spie più famose d'Asia.
E ha comportato il congelamento del team giuridico di avvocati internazionali, guidato dall'inglese Sir Daniel Bethlehem, che nei mesi precedenti aveva preparato la soluzione italiana per arrivare a un compromesso con l'India o all'arbitrato internazionale unilaterale. A quel punto, la gestione del caso si è trasformata nell'esclusiva ricerca di una disponibilità della parte indiana a risolverlo. Il 16 dicembre scorso, è arrivato il risultato della svolta impressa da Renzi. Gli avvocati dell'Italia hanno presentato due mozioni alla Corte Suprema di Delhi con le quali chiedevano un prolungamento della licenza di Latorre e un permesso natalizio di tre mesi per Girone. Evidentemente incoraggiati dai colloqui con Doval.
In realtà, l'avvocato dello Stato indiano si opponeva alle mozioni. E il presidente della Corte Suprema si mostrava irritatissimo dalla mossa italiana, letta come il tentativo di parte politica di imporre una soluzione violando l'autonomia della Corte: consigliava agli avvocati italiani di non presentare nemmeno le mozioni; consiglio umiliante ma perentorio. Tradotto: il governo Modi - come ha poi ribadito pubblicamente - vorrebbe "una soluzione diplomatica condivisa" con Roma ma deve rispettare l'indipendenza della sua magistratura, la quale lo ha fatto sapere con chiarezza. Un Paese europeo che non consideri l'India pienamente uno Stato di diritto è destinato a sollevarne gli automatici riflessi anticolonialisti.
Alla fine, insomma, il nodo mai sciolto della vicenda è venuto al pettine: la confusione tra aspetto diplomatico del caso e aspetto giudiziario. Il nuovo pasticcio creato con la svolta degli ultimi mesi ha fatto tornare alla casella di partenza questo triste gioco dell'oca. Perché ora, tra l'altro, l'Italia si sta alienando la possibilità di dare inizio a un arbitrato internazionale unilaterale, impossibile da chiedere se con il governo di Delhi ci sono ancora aperte trattative, come hanno confermato gli indiani e lo stesso Renzi due giorni fa.
Solo quando una trattativa è, dopo più tentativi, fallita, il ricorso all'arbitrato unilaterale ha chance di successo, non prima: quella era la strategia portata avanti fino ad alcuni mesi fa e poi abbandonata dal governo di Roma. Ora, resta solo la possibilità che Narendra Modi accetti un accordo, magari per un arbitrato su dove tenere (in Italia o in un Paese terzo) il processo a Girone e Latorre. Siamo in attesa della bontà sua.

di Danilo Taino - 31 dic. 2014
fonte: http://www.ristretti.org 

CASO MARO': " UN SEGNALE FORTE" disimpegno dalle missioni antipirateria, se non ora quando ?






3 Settembre 2014: Le prossime missioni anti-pirateria dell’Italia saranno legate al positivo esito della vicenda Marò. Non è escluso che, una volta concluse le missioni ancora in corso, l’Italia decida di non partecipare più ad alcuna operazione.
Il termine naturale delle missioni anti-pirateria Ue e Nato nell’oceano Indiano è fissato per il 31 dicembre. Dopo questa data, l’Italia potrebbe decidere di disimpegnarsi qualora dagli organismi internazionali non arrivi un sostegno concreto per risolvere la questione Marò.
E’ quanto deciso dalle Commissioni Difesa ed Esteri della Camera, che ha approvato all’unanimità la riformulazione di un emendamento del leghista Gianluca Pini che invece prevedeva la sospensione immediata. L’emendamento in questione approderà domani in Aula a Montecitorio, assieme al decreto di proroga delle missioni internazionali.

Soddisfatto il presidente della Commissione Difesa alla Camera, Elio Vito, che su facebook commentò:

'' Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione da parte delle Commissioni Difesa ed Esteri dell’emendamento sottoscritto da tutti i Gruppi che subordina la nostra partecipazione futura alle missioni antipirateria agli esiti della vicenda dei Marò ancora trattenuti in India.
Si tratta di una modifica importante che impone alla comunità internazionale, all’Unione Europea ed alla NATO di intervenire a sostegno del nostro Paese e del diritto internazionale per la positiva conclusione di una vicenda ingiusta e dolorosa che è proseguita già per troppo tempo''.


E ora, cari Renzi, Pinotti e Gentiloni cosa si fà ? Cosa farà il Governo ? Cosa vuol fare il Presidente della Repubblica,  Comandante in Capo delle Forze Armate Italiane ?

Assisteremo finalmente a un sussulto di sovranità nazionale, di  dignità ?  l'Italia rimarcarcherà  il proprio ruolo come Stato membro dell'Unione europea e presso gli Organismi internazionali ai quali tanto ha dato e da in termini di uomini, mezzi e contributi economici ?  O continueremo ad  assistere a questa incredibile, incommentabile farsa caratterizzata da rinvii e furberie da una parte, ed inconcludenti azioni e annunci dall'altra ?  Non è durata già troppo ?
Questo attaccare ritirandosi, dire e non fare, restare proni, inermi e subire l'arroganza indiana è un atteggiamento ignominioso, odioso,  una ignobile codardia che ci umilia  di fronte al mondo intero, e ci condanna ad una vergogna senza fine ........ e non è più tollerabile.

L'Italia torni ad essere Nazione, DIA QUESTO FORTE SEGNALE ! Allontani  il sospetto,  per molti convinzione, che l'inazione finora manifestata sia voluta,
  anche per inconfessabili interessi tra Roma e New Delhi che impediscono all’Italia di agire per il ripristino del diritto internazionale.
E poi abbracci le ragioni dell'innocenza ..... http://www.seeninside.net/piracy/ /  https://www.youtube.com/watch?v=CEnSplRKtUI /  http://www.casacomunecampanile.it/news.asp?IDnews=1750 ..... Gli indiani devono presentare un capo di imputazione avvalorato da prove, certe e non manipolate, altrimenti si pretenda l'immediato rilascio e rientro in Patria di Salvatore Girone con Onore, e con le scuse ufficiali della Repubblica dell'India. 

'' Chi deve essere assicurato alla giustizia è invece il gruppo politico-criminale del Kerala interno al Partito del Congresso ed esponenti del precedente governo che hanno usato i due fucilieri per scopi politici,  chi ha di fatto consegnato due servitori dello Stato nelle mani di una potenza straniera,  e qualche infame traditore e traffichino di casa nostra. ''

 







'' PATRIA E ONORE ''

 





e.emme - 31 dicembre 2014

30/12/14

Kabul addio


4-pattuglia in avanzamento

Reportage di Andrea Nicastro da Il Corriere della Sera del 28 dicembre 2014
Occhi a mandorla, viso aguzzo da volpe, il colonnello Sultan Ahmad Warasi incarna lo stereotipo dello spione. E’ il responsabile dell’intelligence militare del 207esimo Corpo d’Armata afghano ad Herat. Tentenna solo sui nomi di un paio di governatori-ombra talebani, perché, si scusa, «quelli precedenti li abbiamo eliminati qualche mese fa».
Per il resto sfodera solo certezze. «I talebani sono infiltrati ovunque. In città obbediscono a Wali Mahmad spostato dal Mullah Omar da Uruzghan a qui. I finanziamenti vengono da Pakistan, Iran, oppio e hashish. Il loro numero cambia con le stagioni, ma in quest’area si aggira intorno ai diecimila combattenti. Ora che gli italiani hanno smesso di pattugliare e di aiutarci nelle attività ai check point facciamo più fatica a contenerli perché ci mancano armi e attrezzature».



Rincara la dose il tenente colonnello Jamal Abdul Naser Sidiqi: «Un mio soldato è stato ucciso tre giorni fa perché gli si è inceppata l’arma davanti a un talebano. Non abbiamo metal detector per individuare le trappole esplosive né sistemi elettronici che possano bloccare i telecomandi. Il fatto è che i loro attacchi costano meno delle nostre difese. Su noi ufficiali hanno posto addirittura delle taglie: seimila dollari per un colonnello morto, diecimila per un comandante di kandak», battaglione. Come d’abitudine il colonnello batte cassa, ma sono i numeri, in fondo, a dargli ragione.
L’«afghanizzazione» della guerra permette di risparmiare denaro occidentale, ci sono meno occhi elettronici, meno dirigibili, meno droni e meno intercettazioni per captare conversazioni sospette, ma per l’esercito afghano le perdite sono cresciute del 40 per cento rispetto al 2013.



«La settimana scorsa sono stati uccisi tre ufficiali afghani fuori servizio — conferma il comandante del contingente italiano generale Maurizio Scardino — le killing mission , gli omicidi mirati, sono un problema reale». Con ancora meno supporto internazionale che accadrà? Per dei militari, «ritiro» è una parola tabù, assomiglia troppo a «sconfitta». Preferiscono «ripiegamento» e nel caso afghano hanno tecnicamente ragione.
Non sono i talebani a cacciare la coalizione Nato, è la politica. Siamo noi tax payer a non essere più disponibili a pagare il conto. Dopo tredici anni di combattimenti, 3.500 morti occidentali in divisa (54 italiani), la coalizione a guida americana ripiegherà entro un anno su Kabul. Il piano è che nel 2017 se ne vada dall’Afghanistan anche l’ultimo occidentale e, nel frattempo, si faccia sostanzialmente solo addestramento.Con i soldati Nato anche le Ong umanitarie si stanno ritirando. Rapimenti e attacchi suicidi arrivano ovunque, restare è un rischio.



La politica ha smesso di fingere che l’intervento internazionale abbia pacificato il Paese. Il conto dei burqa per le strade non è più il termometro sul rispetto dei diritti umani anche perché sono sempre meno i luoghi che gli occidentali, in divisa o meno, riescono ad osservare.«Le priorità geostrategiche sono cambiate — ammette l’ambasciatore a Kabul Luciano Pezzotti —.
Ora abbiamo la Libia e l’Isis di cui preoccuparci. Però sono convinto che l’assistenza a Kabul continuerà. Egitto e Pakistan, ad esempio, hanno forze armate sostenute dagli Stati Uniti, perché non anche l’Afghanistan?». A tredici anni dall’invasione gli Stati Uniti hanno speso, a seconda delle stime, da 700 a 1.500 miliardi di dollari. Tre, quattro miliardi l’anno potrebbero evitare un caos post ritiro stile iracheno. Forse. L’Italia si sta dimostrando tra gli alleati americani più fedeli.



Per tutto il 2015 abbiamo deciso di lasciare più uomini persino dei britannici: 500 di media contro 200, per una spesa complessiva di 160 milioni.
I vantaggi dei nuovi ordini sono almeno due. Primo, uscendo poco da Camp Arena si rischiano meno imboscate. Secondo, c’è finalmente acqua calda per tutti perché dove vivevano 4 mila soldati ce ne saranno appena 750, quanto basta, con l’aiuto di 500 spagnoli, per difendersi. Gli svantaggi sono invece evidenti nelle battute di chi sa di dover restare fino a ottobre quando è previsto che gli ultimi 70 militari lascino Herat per Kabul.
«Finirà come a Saigon, scapperemo dai tetti con i talebani al piano terra». Esagerato, ma non troppo. «Fino a che rimarranno i Mangusta — dice Agostino Iacicco, capitano pilota dei nostri elicotteri d’attacco — avremo un deterrente importante». Poi bisognerà inventarsi qualcosa.



Soprattutto per superare l’estate, la tradizionale stagione dei combattimenti. Spaventa l’idea di lasciare i soldati afghani a guardarci le spalle quando l’ultimo aereo prenderà il volo.
Già ora gli italiani girano per la base con la pistola nella fondina. Il timore è di «green-on-blue», verde su blu, cioè che qualche soldato afghano si metta a sparare sui colleghi occidentali come è successo già decine di volte con quasi 150 vittime compreso un generale americano.E gli afghani? Come si preparano al ritiro Nato? Il mese scorso il vecchio mujaheddin Ismail Khan ha organizzato ad Herat un raduno con un migliaio di ex combattenti. «Dobbiamo organizzarci — li ha arringati —. Senza gli stranieri, l’esercito afghano è inefficiente. I talebani arriveranno per tagliarci la gola. Riprendiamo le armi».
Foto Isaf, RC-W

di Redazione30 dicembre 2014
http://www.analisidifesa.it

Islam maschilista prima che integralista e il femminismo distratto


Marsonet femminista: sull'altra metà del cielo nessuna differenza tra emirati, sultanati e fondamentalismi

Non solo Isis e Califfato che le schiavizza ma l’Arabia Saudita che le processa per ‘terrorismo’ per aver guidato un auto. Le donne e l’Islam, la condizione generale, le poche eccezioni e la sospetta ‘distrazione’ del femminismo occidentale. Invito alle Femen per Riad invece di piazza San Pietro
E’ strano constatare come i movimenti femministi occidentali, così attenti alla condizione delle donne e così solerti nella difesa dei loro sacrosanti diritti, risultino piuttosto silenti quando si parla della situazione dell’altra metà del cielo nel mondo islamico.
Non si tratta solo del califfato e dell’Isis, che pratica la conversione forzata e lo schiavismo delle non musulmane, e impone la totale sottomissione delle loro stesse correligionarie.
Si è appena appreso che due donne saudite verranno processate con l’accusa di “terrorismo” semplicemente per aver osato guidare un’automobile. In Arabia Saudita la guida è riservata ai maschi, anche se per noi è difficile capirne il motivo.
Non paghe di essersi messe al volante, le due sventurate hanno per di più diffuso in rete le immagini della “impresa” compiuta, e ciò ha reso ancora più difficile la loro già tragica situazione. I tribunali locali non scherzano e, in casi come questi, sono sotto il controllo della “polizia religiosa” (difficile da credere, ma esiste davvero).

Donna in Arabia Saudita
Donna in Arabia Saudita

Una prima e innocente domanda. Perché le celebri contestatrici ucraine Femen, invece di rubare la statua di Gesù Bambino nel presepio di San Pietro, non vanno invece a Riad a protestare contro le autorità saudite che impediscono alle donne di guidare?
Risposta facile. Perché da noi sono popolari e adorate dai mass media, mentre in Arabia Saudita probabilmente non arriverebbero e, nel caso, non ne uscirebbero indenni. E allora viene spontaneo pensare che le suddette Femen non sono affatto serie a dispetto della loro popolarità.

Tuttavia il discorso non riguarda soltanto califfato e Arabia Saudita, ma in pratica l’intero mondo islamico. Solo in Tunisia, con la recente vittoria del partito laico, le donne hanno recuperato i diritti perduti. E in Egitto i militari – per ora – garantiscono pari trattamento a uomini e donne.
Altrove è un disastro. Non vi sono al riguardo molte differenze tra l’atteggiamento dei vari emirati e sultanati della penisola arabica e quello di movimenti più o meno fondamentalisti come Fratelli Musulmani, Hamas e Talebani. Può cambiare qualche nota, ma lo spartito è il medesimo.
Né si deve trascurare il fatto che l’immigrazione di massa nell’Europa occidentale ha dato vita a vaste sacche nelle quali, nei confronti delle donne, viene praticata la stessa politica. Caso emblematico è il Regno Unito.

Donna in Afghanistan
Donna in Afghanistan

Con l’eliminazione dei dittatori “laici” come Saddam Hussein e Gheddafi, che non discriminavano in base al genere, la situazione delle donne è peggiorata nettamente. E senza dubbio accadrebbe in ciò che resta della Siria qualora fosse eliminato pure Assad.
Non sono, tuttavia, solo i movimenti femministi a essere piuttosto assenti. Sbaglierò, ma talvolta mi sembra di percepire anche nella sinistra una certa “tenerezza” nei confronti del fondamentalismo islamico.
Per chi scrive è difficile capire perché. Forse, nel caso palestinese, il ricordo di Arafat, senza capire che Hamas è ben altra cosa? Solo un’ipotesi la mia. Resta comunque il mistero della questione femminile così viva in Occidente e ignorata (o quasi) quando si passa al mondo islamico.
Michele Marsonet- 28 dicembre 2014
fonte: http://www.remocontro.it