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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

01/09/14

Violenza, odio e disperazione: l’odierno divide et impera


 

L'obiettivo diviene oggi quanto più primario per il Potere, poiché la situazione, ormai spinta più che mai verso il crollo assoluto, mostra sempre più limpidamente le sue enormi contraddizioni e i suoi schemi costrittivi, e ciò potrebbe causare un primo vero risentimento critico delle masse verso il sistema, ed unirle, quindi, in un unico canale di dissidenza.



Sempre più frequentemente il sistema mediatico televisione in testa, focalizza l’attenzione sulle drammatiche vicende che affliggono centinaia di famiglie italiane: assassini, suicidi, omicidi. E’ ormai nota la forte influenza che tali mezzi trasmettono al telespettatore passivo e la continua reiterazione a pubblicizzare fatti del genere, induce un forte aumento di paura nei cittadini, che ne rimangono amaramente colpiti, giungendo alla conclusione che “non ci si può fidare di nessuno, nemmeno in famiglia”. Può sembrar di poco conto ma bisogna rammentare che la televisione, essendo mezzo del potere, viene manovrata appunto, per degli scopi, e questi sono costantemente precisi e ben determinati. E quali ne cela tale bombardamento mediatico se non la spinta verso la massima assoluta del sistema? Ossia il divide et impera? La divisione tra tanti crea facoltà di potere tra pochi, e chi ne detiene in grande quantità, non nutre certo volontà comunitarie o di riappacificazione. Nella storia quanti avvenimenti rivoluzionari sono poi terminati in guerra civile?
Ed è proprio questo che fortifica il potere precostituito, lo status quo. La situazione caotica globale; guerre, epidemie, maltempo, crisi economiche, richiama il bisogno di mettere “l’uno contro l’altro” e di concentrare l’attenzione non sul quadro generale (drammatico), ma sul fatto singolo – in questo caso, d’odio e violenza – proprio per alimentare confusione e diffidenza, anche, o meglio addirittura, nella propria famiglia.
Lo sgretolamento di valori solidali e comunitari è da osservare proprio partendo dalla famiglia, e in ciò il diritto (che la definisce come prima “istituzione naturale”) ne rispecchia una larga visione imposta dalla società. Le migliaia di norme che regolano i rapporti tra famigliari e parenti dimostrano l’assolutizzazione dell’individualismo capitalistico: puoi contare solo sulle tue forze, la vita è una continua battaglia. Non è forse quello che dicono molti genitori ai figli, fin da piccoli? Questa è assuefazione. Se già i rapporti personali più intimi, come quelli in una famiglia, vengono assiduamente veicolati da parametri, norme e regole (peraltro spesso molto confuse poichè intrecciate tra loro in una maglia di infiniti cavilli, deleghe, proroghe e deroghe) come si può pretendere di non creare divisioni? Si pensi ad esempio alle “battaglie d’eredità” che sempre più spesso caratterizzano processi civili; ognuno lotta per la propria quota, per il proprio piccolo Capitale, chi per necessita, chi per paura, chi per avarizia. Questi sono esempi che dimostrano il continuo tentativo di rivestire ogni aspetto della società in modo da dividere, quanto più sia possibile, gli attori del gioco.
Dall’altra parte c’è da considerare un ulteriore effetto che viene causato: l’incitamento alla violenza e alla disperazione. Se è vero che se a guerra si risponde guerra questa non terminerà mai è vero pure che se, per fare un esempio, un padre in difficoltà economiche e/o famigliari si vede trasmettere costantemente padri “di buona famiglia” (come se ce ne fossero di “cattive”) che si uccidono e uccidono questo di certo non potrà agevolargli  la situazione, come non la potrà migliorare all’imprenditore che viene bombardato quotidianamente da storie simili alla sua finite in tragedia.
Con il Mass media l’opinione pubblica viene indirizzata, guidata mano per mano, dove più fa comodo al potere, quindi, per esempio, si creano dibattiti su un dato argomento con polveroni confusionari giganteschi che distolgono l’attenzione dal fulcro del problema o magari per nasconderne uno molto più serio: vedi, per esempio, i diritti gay. L’obiettivo diviene oggi quanto più primario per il Potere, poiché la situazione, ormai spinta più che mai verso il crollo assoluto, mostra sempre più limpidamente le sue enormi contraddizioni e i suoi schemi costrittivi, e ciò potrebbe causare un primo vero risentimento critico delle masse verso il sistema, ed unirle, quindi, in un unico canale di dissidenza.
Più ci si avvicina a quel fondo che sembra non avere fine, più le forze di difesa del potere alzano il tiro cercando disperatamente (vedi progetto-Renzi) l’autoconservazione. C’è da porsi una domanda allora – arrivati a tale degenerazione è più sensato combattere per fermare, o contribuire per accelerare?

di Lorenzo Lipparelli - 1 settembre 2014
fonte:http://www.lintellettualedissidente.it


L'ultimo scandalo delle Coop rosse: chiedono soldi per lavorare


I dipendenti costretti a versare 4mila euro per essere assunti da una cooperativa


L'ultimo scandalo legato alle Coop? Pagare per lavorare. Come racconta un'inchiesta del Corriere della Sera, in una cooperativa sociale di Padova la cifra da pagare è 4.000 euro.




"Questa è la somma che la Codess, membro della Legacoop sociali, chiede ai propri dipendenti neoassunti", scrive il Corsera.
Come se non bastasse, la Codess richiede che i lavoratori divengano soci della cooperativa. Il tutto per un lavoro retribuito dai 600 ai 1.200 euro al mese. "Un socio lavoratore deve sborsare innanzitutto 3000 euro per comprare la propria quota sociale (molto salata rispetto a quanto chiedono le altre cooperative), soldi che vengono restituiti solo nel caso in cui il contratto di lavoro venga rescisso e il socio chieda di riavere indietro il proprio denaro. Altri 1000 euro devono invece essere versati alla Codess a fondo perduto (quindi senza possibilità di poterli mai rivedere), a titolo di tassa di ammissione soci. Niente paura, però, i 4000 mila euro non bisogna consegnarli subito e in contanti. La cooperativa li scala in piccole e comode rate mensili dalla busta paga", scrive il quotidiano di via Solferino, documentando il tutto con un video.
Ai soci lavoratori di Modena il “prelievo” dalla busta paga non è andato giù. Tramite la Cgil modenese hanno contestato i mille euro della tassa di ammissione soci e, dopo una lunga trattativa, la Codess ha preferito restituire i soldi ai dipendenti, evitando un processo davanti a un giudice. Quello emiliano è tuttavia l’unico caso di restituzione della tassa in Italia. Il prelievo sulla busta paga degli altri lavoratori della Codess, per ora, continua.


Organigramma segreto del califfato jihadista che sfida il mondo

La piramide di comando. Dal Califfo dipendono il Consiglio della Sharia, la Shura e il Consiglio Militare

Una forza militare che sembra incontenibile, dall’Iraq alla Siria. Ovest, Rutba e Trebli, confine con Giordania e Siria. Centro Ovest, regione di Al Anbar per proseguire in Siria. Est, un ramo verso Tikrit, nel Nord a Mosul, e l’altro fino a Kirkuk. E tutta la zona del confine turco verso Aleppo

Il Califfato segreto, le sue forze e le sue debolezze

Potenza militare. Le aree conquistate in meno di un anno dall’Islamic State, dall’Iraq alla Siria, almeno per ora.
Nell’Ovest, con epicentro a Rutba e diramazioni a Trebli, al confine con la Giordania, e a Waleed, al confine con la Siria.
Centro Ovest, con l’intera regione di Al Anbar e il controllo delle città di Dora, 120 km da Baghdad, Fallujia, Ramadi, Ana, Qaim, per proseguire in Siria verso le città di Al Omar, Tanak, Deir al-Zour e Raqqa e tutta la zona del confine turco fino a 70 km da Aleppo.
Est, la terza direttrice di attacco che parte da Dora, circonda a distanza di 150 km la capitale e si divide in due rami: uno verso Tikrit e Bajil, procedendo nel Nord a Mosul, Mount Siniar e De Kark sul confine siriano, l’altro verso il Nord Est iracheno fino a Kirkuk.

La battaglia di Vienna, l'assedio ottomano
La battaglia di Vienna, l’assedio ottomano

Nascita e gerarchia del Califfato. Al momento solo per la cronaca lasciando da parte la storia. La formazione jiadista Isis si elegge a Califfato a giugno 2014. Califfo autoproclamato, Ibrahim Awad Ibrahim al-Badri, alias Abu Bakr al Baghdadi e si proclama Islamic State, IS.
C’è il Califfo, e sotto di lui una strutturata a piramide.
Dal Califfo dipendono il Consiglio della Sharia, che vigila sull’applicazione del Corano ed è guidato da Abu Baker, Osman al Nazeh al-Asiri e Turki al- Ben Alì.
La Shura, simile a un Governo, gestisce l’amministrazione attraverso Ministri fra i quali Abu Suleiman al-Naser, per la guerra, Hazem Abudul Razzaq al-Zawi, per l’Interno, e Abu Safwan Rifai, per la sicurezza.
Il Consiglio Militare, guidato da Abu Ayman al-Iraqi e Abu Ahman al-Alwani.
Il Capo militare, Omar al-Shishani, responsabile del Nord della Siria, e il Comandante Regionale, Abu Wahib, per la regione di Al-Anbar.
Un apparato mediatico composto da: portavoce, Abu Mohamed al-Adani; predicatore, Abdullah al-Janabi; settore per media e internet, con squadre di specialisti.

Perché le vittorie militari. Elementi combinati a favorire le vittorie sul terreno.
Primo elemento, i generosi aiuti in armamento, logistica e finanziamenti dai Paesi del Golfo, ostili agli sciiti che hanno conquistato il potere in Iraq rafforzando Iran, Siria ed Hezb’ Allah.
Secondo, la debolezza dai Paesi avversari, Siria e Iraq, il primo stremato da oltre 3 anni di guerra civile con quasi 200 mila morti e 9 milioni tra rifugiati all’estero e sfollati, e il secondo distrutto dalle tre guerre contro Iran, Kuwait e USA.
Terzo elemento, le forze dei circa 15 mila combattenti, con armamento pesante, sottratto durante le battaglie contro gli Eserciti governativi di Siria e Iraq.
Anche se alcuni segnali in direzione opposta sembrano indicare una caduta di favore e sostegno popolare inizialmente conquistato da IS.

Primi segni di dissenso. All’autorevolezza, sembrerebbe essere subentrato l’autoritarismo con il corollario di emarginazioni, punizioni pubbliche e pratiche difficilmente riconducibili alla religione anche nei confronti della popolazione non combattente.
L’appello per l’unità della “umma”- l’insieme dei musulmani- e l’invito all’obbedienza al Califfo per ricostruire quanto aveva realizzato il Profeta sono contraddetti dall’emarginazione inflitta da IS ai gruppi confluiti nel movimento.
Che succede?

I fedelissimi di Saddam. IS deve molte sue vittorie -soprattutto quella di Mosul- all’appoggio militare e logistico ricevuto dall’Ordine Naqshabandi guidato da Ibrahim al-Douri, già vice Presidente con Saddam Hussein e suo fedele amico dall’infanzia, baathista nazionalista, eccellente stratega e combattente, attivo dal 2003 a Diyala, Salah ed-Din e Ninawa, e da sempre acerrimo nemico di curdi e sciiti.
Al-Douri è tuttora con Baghdadi ma non ne riceve ordini anche perché gode di grande carisma in seno a sunniti, baathisti e Naqshabandia, questa religione sincretica che coniuga sufismo e Corano con grande pragmatismo finalizzando ogni scelta a un ritorno positivo.

L’anatema saudita? Verso la fine agosto, il Muftì del regno saudita, Abd al-Aziz al-Sheikh, definisce l’estremismo e il terrorismo di IS e Al Qaeda “il nemico numero uno dell’Islam” per cui quelle formazioni non possono essere considerate interne all’Islam.
Poco prima il Consiglio dei Ministri sauditi aveva auspicato l’imposizione di sanzioni internazionali a IS e al Fronte al-Nusra, che opera come braccio amato di Al Qaeda in Siria.
Nel documento si ricorda che diversi cittadini dei Paesi del Golfo sono stati inseriti nella lista nera dei finanziatori del terrorismo da parte del Consiglio di Sicurezza ONU e che un ‘regio decreto’ prevede condanne fino a 20 anni di carcere per chiunque prenda parte ad azioni violente anche fuori dal territorio nazionale o appartenga a movimenti estremisti.
Rientra in questa nuova posizione saudita la donazione di 100 milioni di dollari al Centro Antiterrorismo delle Nazioni Unite.
Segni dell’evidente preoccupazione che IS e formazioni analoghe possano sconfinare nel Regno.

L'Islam conquistatore nel cinema
L’Islam conquistatore nel cinema

Al Quaeda e frammenti. Per le altre organizzazioni combattenti, è nota la distanza di Al Nusrah da IS e gli scontri seguiti all’intervento del leader di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri che espulse Baghdadi alla fine del 2013.
La posizione dei principali altri gruppi.
Ansar al-Islam, di matrice salafita, attivo dal 2001 nel Kurdistan Iracheno, ha avuto rapporti con i qaedisti dell’Islamic State of Iraq, poi con ISIS. Ma dall’arrivo di Baghdadi nel 2010 si limita ad azioni di supporto al Nord.
Il Consiglio Generale Militare dei Rivoluzionari formato all’inizio del 2014 da milizie tribali sunnite e militari a tutela la popolazione sunnita ad Al Anbar, Diyala, salah ed-Din, Mosul, Baghdad e Abu Ghraib, non avrebbe rapporti con IS.
L’Esercito dei Mujahideen, formato da sunniti, ha operato con analoghe formazioni armate ma mai con Al Qaeda e non avrebbe contatti con IS.
L’Esercito Islamico, formato all’inizio della guerra del 2003 da ufficiali baathisti, presente nella capitale e ad Al Anbar, privilegia la lotta agli sciiti e ha l’obiettivo di formare uno Stato confederale. Non ha contatti con IS.
Fra le organizzazioni di matrice qaedista che hanno aderito a IS, nel 2012 Boko Haram nigeriano, e nel luglio di quest’anno AQAP, yemenita.

Aldo Madia- 31 AGOSTO 2014
fonte: http://www.remocontro.it

CARO RENZI......Blocco stipendi delle Forze Armate e di Polizia: lettera a Matteo Renzi.

Guardia di Finanza



La misura sembra essere proprio colma. Oramai gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, alla Polizia di Stato, al Corpo della Guardia Forestale, alla Polizia Penitenziaria, ai Vigili del Fuoco, all’Esercito Italiano, alla Marina Militare ed all’Aeronautica Militare sono stanchi del blocco degli stipendi ed in diversi modi fanno sentire la propria voce. Non c’è sindacato o rappresentanza militare che non abbia posto l’accento su detto gravoso problema. Il costo della vita aumenta ed i soldi son pochi.
Noi consci di detti ed altri problemi abbiamo scritto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi ed a Beppe Grillo per il tramite del Vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio 

L’ultimo appello lo apprendiamo da FICIESSE.

“Caro Renzi,
forse hai già sentito la mia voce quando hai composto il numero di emergenza perchè pensavi di essere in pericolo: era notte ed io ti ho rassicurato, mandando a casa tua altri come me a controllare che fosse tutto a posto;
forse hai già incrociato il mio sguardo, in un torrido pomeriggio d’agosto, mentre andavi in vacanza ed io ero lì, sul ciglio della strada, con al fianco un mitra ed un altro collega, pronto ad intervenire in caso di bisogno;
forse hai sentito parlare di me, al telegiornale o alla radio, quando ho sequestrato tanta droga che avrebbe reso triste la vita di tanti giovani ragazzi;
probabilmente hai visto già la mia divisa piegata su una bara, quando ho sacrificato la mia vita per il mio Paese;
probabilmente hai letto il mio nome sui verbali di arresto di un pericoloso latitante, dopo mesi di duro appostamento, rinunciando agli affetti a me più cari, alla mia famiglia.
adesso leggerai le mie parole e neanche stavolta conoscerai il mio nome, perchè sono solo uno dei tanti angeli che ogni giorno stanno accanto a tutti gli italiani, in silenzio, offrendo protezione e sicurezza.
Quello che diamo ogni giorno ed ogni notte non ha prezzo perchè è la nostra vita.
Se ritieni giusto continuare a bloccare gli stipendi con cui i miei familiari si sostengono, fallo pure, ma prima di farlo pensa al mio sguardo, alle mie parole, ai miei sacrifici.

Un appartenente alle forze dell’ordine.”

on
fonte:http://donnemanagerdinapoli.com

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