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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

03/05/19

Nigeria: Jihad contro i cristiani

  • L'attuale violenza, che si è intensificata dall'inizio del 2017, "è leggermente diversa, trattandosi di una serie di attacchi mirati alle comunità cristiane e finalizzati a cacciare gli agricoltori e ad appropriarsi delle loro terre per darle ai pastori". – Nathan Johnson, International Christian Concern, direttore regionale per l'Africa.
  • "In Nigeria, i cristiani vengono trattati come cittadini di seconda classe nei dodici Stati del nord, dove viene applicata la legge della sharia. Sono perseguitati in molti modi. Le ragazze cristiane vengono rapite e costrette a sposare uomini musulmani. I pastori vengono rapiti per chiedere un riscatto. Le chiese sono vandalizzate o completamente distrutte." – Nathan Johnson.
  • "Il governo nigeriano e la comunità internazionale (...) fin dall'inizio hanno fatto ben poco per affrontare la situazione. Questa mancanza di partecipazione non è sorprendente: non riescono nemmeno a riconoscere le sue radici, ossia l'intollerante ideologia del jihad. Di conseguenza, il bilancio delle vittime cristiane non ha fatto che aumentare – e probabilmente continuerà a crescere in modo esponenziale – fino al momento in cui questa realtà non sarà soltanto riconosciuta, ma anche affrontata." – Raymond Ibrahim, autore ed esperto di Medio Oriente.




In Nigeria, i cristiani vengono massacrati dai Fulani e dai jihadisti di Boko Haram – e a nessuno sembra importare. Nella foto: Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, da un video di propaganda di Boko Haram del novembre 2018.


In Nigeria, i cristiani vengono massacrati dai militanti Fulani e dai jihadisti di Boko Haram – e a nessuno sembra importare.
La più grave persecuzione di questi cristiani indifesi – che costituiscono metà della popolazione totale della Nigeria – ha avuto luogo soprattutto nella parte settentrionale musulmana del paese che è governata dalla legge della sharia e nei cosiddetti Stati della "Cintura di Mezzo", che è una zona di transizione tra gli Stati del nord e del sud.
Secondo l'organizzazione per i diritti umani International Christian Concern (ICC):
"A marzo, i militanti Fulani hanno continuato a compiere attacchi in tutta la regione nigeriana della Cintura di Mezzo. Gli attacchi brutali perpetrati da questi intransigenti militanti islamici generano costantemente paura tra i cristiani che vivono nella Cintura di Mezzo, mentre il bilancio delle vittime continua a salire. (...) Il mese scorso [marzo 2019], sono state uccise almeno 150 persone.
"...il vescovo nigeriano William Amove Avenya dello Stato di Benue ha dichiarato: 'Le tribù Fulani armate fino ai denti stanno uccidendo donne incinte e bambini, e stanno distruggendo le nostre piccole proprietà.
"'Questa è una bomba a tempo che minaccia di innescare l'intera regione. Non possiamo aspettare che si perpetri un genocidio di massa per intervenire', ha aggiunto.
"...Qui di seguito sono riportati i maggiori attacchi compiuti a marzo:
  1. 4 marzo, 2019: I militanti Fulani attaccano lo Stato di Benue, uccidendo 23 persone.
  2. 11 marzo 2019: Le milizie Fulani attaccano Kajuru, bruciando più di cento case e uccidendo 52 persone.
  3. 18 marzo 2019: Boko Haram assedia una città a maggioranza cristiana nello Stato di Adamawa, con più di 370 mila abitanti.
Il direttore regionale per l'Africa dell'ICC, Nathan Johnson, che di recente si è recato in Nigeria, ha detto al Gatestone che questa violenza letale è iniziata meno di 20 anni fa.
"In realtà è iniziata solo nel 2001, dopo che una serie di scontri tra musulmani e cristiani nella regione dell'Altopiano causarono la morte di più di un migliaio di persone e la distruzione di molte chiese. Nel 2018 e nel 2010, ci furono anche delle rivolte mortali e da allora la tensione tra le due comunità è aumentata".
Johnson ha rilevato che l'attuale violenza, che si è intensificata dall'inizio del 2017, "è leggermente diversa, trattandosi di una serie di attacchi mirati alle comunità cristiane e finalizzati a cacciare gli agricoltori e ad appropriarsi delle loro terre per darle ai pastori".
Secondo il responsabile dell'ICC, l'ostilità annovera una serie complessa di fattori – socio-economici (pastori contro agricoltori), etnici (soprattutto Fulani contro chiunque, tranne gli Hausa) e religiosi (musulmani contro cristiani) – tuttavia:
"Il governo nigeriano e i media mainstream hanno minimizzato il fatto che i musulmani radicali stanno massacrando le comunità cristiane in Nigeria. Preferirebbero considerare la crisi come uno scontro tra due comunità etniche o socio-economiche che si uccidono a vicenda – anche se quasi l'80 per cento delle vittime sono cristiane".
E Johnson ha aggiunto:
"In Nigeria, i cristiani vengono trattati come cittadini di seconda classe nei dodici Stati del nord, dove viene applicata la legge della sharia. Sono perseguitati in molti modi. Le ragazze cristiane vengono rapite e costrette a sposare uomini musulmani. I pastori vengono rapiti per chiedere un riscatto. Le chiese sono vandalizzate o completamente distrutte.
"I cristiani che ho incontrato durante il mio recente viaggio in Nigeria, vittime dei Fulani e di Boko Haram, sperano che altri nel mondo esprimano preoccupazione e preghino per loro. Molti non hanno cibo, acqua e riparo, perché sono stati cacciati dalle loro terre e nelle città dove si sono trasferiti non possono coltivare la terra né riescono a trovare lavoro. Centinaia di migliaia di bambini cristiani in tutto il paese non possono andare a scuola, perché i loro genitori non possono permetterselo, non hanno accesso all'istruzione o temono che i loro figli possano essere attaccati o rapiti mentre si recano a scuola o mentre sono in classe".
Come l'esperto di Medio Oriente Raymond Ibrahim ha scritto lo scorso anno:
"Il governo nigeriano e la comunità internazionale (...) fin dall'inizio hanno fatto ben poco per affrontare la situazione. Questa mancanza di partecipazione non è sorprendente: non riescono nemmeno a riconoscere le sue radici, ossia l'intollerante ideologia del jihad. Di conseguenza, il bilancio delle vittime cristiane non ha fatto che aumentare – e probabilmente continuerà a crescere in modo esponenziale – fino al momento in cui questa realtà non sarà soltanto riconosciuta, ma anche affrontata".
Uzay Bulut, una giornalista turca, è Distinguished Senior Fellow presso il Gatestone Institute.

28/04/19

Ucci ucci sento odor di cristianucci!


Ucci ucci sento odor di cristianucci!Santità, non possiamo più dirci cristiani sennò ci accoppano. È la lezione che si trae dal massacro di cristiani nelle chiese e negli alberghi di Colombo, capitale dello Sri Lanka, e nella città di Negombo. Il conto delle vittime della Pasqua insanguinata nell’isola dell’Oceano Indiano è salito a 359 morti e 500 feriti. Ma si tratta di un bilancio provvisorio visto che non è cessato l’allarme per nuovi attentati. Il governo srilankese conferma la matrice jihadista della strage, attribuendo l’ideazione e l’esecuzione del piano al National Thowheed Jamath, un gruppo locale di terroristi gravitante nella galassia dell’Is, lo Stato islamico.
In un mondo normale non occorrerebbero altre informazioni per spingere le autorità politiche e religiose dell’Occidente cristiano a chiedere conto ai capi spirituali dell’Islam dello stillicidio di ammazzamenti di vite umane nel nome di Allah Akbar, che non cessa. In un mondo normale i leader dell’emisfero libero non proverebbero alcun imbarazzo a chiamare le cose con il loro nome. A dire che gli assassini sono musulmani e le vittime sono i cristiani. Ma non siamo in un mondo normale, quindi ci tocca assistere al rovesciamento della realtà.
Dobbiamo accettare, come fa notare Federico Punzi dalle colonne di “Atlantico”, che le icone liberal, Barack Obama e Hillary Clinton, “abbiano persino coniato una nuova e beffarda espressione pur di evitare di pronunciare la parola “cristiani”:..Easter worshippers (devoti della Pasqua) quasi fosse un nuovo e misterioso culto, un po’ esotico”. Ha ragione Punzi, siamo all’autocensura che sfocia nell’esaltazione masochista della propria debolezza spirituale. Si grida all’islamofobia se (di rado) un folle, sentendosi investito della missione dei crociati, fa danno in una moschea o causa morti innocenti tra i musulmani, ma mai si nomina la cristianofobia quando (sovente) siano fanatici jihadisti a fare strage di cristiani.
Ma cosa sta accadendo alla nostra civiltà di tanto perverso da farne smarrire senso, carattere e identità? Come l’apostolo Pietro che, impaurito, negò il Cristo altrettanto la civiltà occidentale, presa in ostaggio dai progressisti, nega se stessa, financo nel linguaggio, cosicché la qualificazione identitaria di cristiano non assurge alla parificazione con l’impronunciabile nome di Dio, ma sprofonda in un’immotivata vergogna per il proprio passato. La peste del multiculturalismo si è talmente infiltrata nelle menti degli “evoluti” occidentali da renderli ciechi di fronte alla realtà che continua a privilegiare la cifra dello scontro e della guerra tra civiltà a quella della tolleranza e del dialogo tra mondi diversamente strutturati ed eticamente orientati verso opposte direzioni. Si dirà: ma i terroristi musulmani sono un’esigua minoranza rispetto all’universo dei credenti nell’Islam. Vero, ma quante voci abbiamo sentito levarsi dal quel mondo per condannare senza riserve l’abominio delle stragi? Sarà pure un nostro limite uditivo ma non abbiamo colto una grande solidarietà dall’altre parte del muro di cinta della moschea. D’altro canto, perché chiedere conto alle guide spirituali dell’Islam se il problema lo abbiamo, per così dire, in casa nostra? Il Santo Padre avrebbe potuto spendere qualche parola in più per i morti ammazzati di Colombo e Negombo, invece di ripetersi nella solita filippica sui migranti. C’è un tema, nell’Oriente a maggioranza musulmana, che non può essere più taciuto e riguarda lo sterminio sistematico delle comunità cristiane, radicate da secoli nei territori a Sud e ad Est del Bacino del Mediterraneo.
Ne parla Giulio Meotti in un’intervista a Radio Radicale sul suo ultimo libro: “La tomba di Dio. La morte dei cristiani d'Oriente e l'abbandono dell'Occidente”. Meotti denuncia: “La scomparsa delle più antiche minoranze cristiane che parlano ancora la lingua di Gesù non ha generato emozioni nell’opinione pubblica occidentale, sempre pronta a mobilitarsi per altre cause. Nessuno in Occidente è sceso per strada con cartelli, il martirio dei cristiani orientali non ha interessato le autorità e i principali media”. Sarà che sono lontane dal nostro orecchio per cui l’eco del loro sacrificio ci giunge flebile, smorzato, impercettibile; sarà che l’Occidente vive un gigantesco complesso di colpa per il suo passato colonialista; sarà che non può essere la differenza di credo religioso la pietra d’inciampo al proliferare dei ricchi commerci e delle cointeressenze finanziarie con le potenti dinastie del petrolio, collegate per un qualche ramo alla discendenza dal profeta Maometto, certo è che la timidezza con la quale si affronta il problema della sicurezza di vite cristiane ogni qualvolta vi sia di mezzo la mano assassina dei fanatici islamici non è accettabile.
Forse, è proprio l’universalismo della Chiesa cattolica a non reggere il passo con il divenire della Storia. Forse, c’è bisogno di una Chiesa che sappia caratterizzarsi nel difendere la condizione identitaria dei propri fedeli. Forse, è giunto il tempo che una diversa Chiesa dia ascolto a quelle masse di credenti costrette a stare in un recinto spirituale trasformato nella succursale cattocomunista di una Onlus. Forse, è giunto il momento che ai piedi di quelle bare, in Sri Lanka, vadano a inginocchiarsi chierici che ancora conoscano la differenza tra essere cristiani e non esserlo. Forse, occorrono lacrime autentiche da versare su quelle vite spezzate e non distratti telegrammi di cordoglio, spediti dal davanzale di una loggia tra un Padre nostro e un predicozzo sull’accoglienza dei migranti. Forse, sono in molti a rimpiangere l’assenza del predecessore dell’attuale Papa, che non è ancora morto ma che è lì, semi-silente, all’interno delle Mura Leonine. No, si tolga il forse.

22/03/19

Velleità e ipocrisie cattocomuniste

 

Velleità e ipocrisie cattocomunisteA pensar male è peccato, però… Insomma, vedremo come finirà l’inchiesta sulla “Mare Jonio”, certo la puzza di bruciato non manca.
Ciò che invece stizzisce è la reazione ipocrita contro Matteo Salvini dei cattocomunisti, convinti come sempre di essere gli unici depositari della giustizia e della verità nel mondo. Bene, noi con Salvini non siamo stati teneri, non abbiamo perso botta per criticarlo, senza peli sulla penna, ma se c’è un tema sul quale lo affianchiamo è proprio quello dell’immigrazione. Ecco perché parliamo dell’ipocrisia e del falso buonismo dei cattocomunisti, che non solo non ammettono la colpa di aver provocato, con l’accoglienza incontrollata, la reazione di un Paese intero, ma spudoratamente insistono.
Eppure se hanno perso voti ed elezioni, se hanno generato rabbia e timore, se l’Italia è diventata un rifugio per una enormità di sconosciuti, accolti e abbandonati, fuggiti e sparpagliati, in favelas, accampamenti, parchi, periferie, dal nord al sud, è colpa loro. Insomma i cattocomunisti sono così ottusi dal non voler nemmeno rimediare agli sbagli che hanno esasperato gli italiani, tanto da condurli alle posizioni elettorali note, evidenti e condivise. Ecco perché diciamo dell’ipocrisia di sinistra, sommata al clerico pensiero, un combinato disposto che predica bene e razzola male, anzi malissimo.
Del resto basterebbe osservare la Chiesa e ciò che le succede dentro, dalla vergogna sulla pedofilia, alla debolezza nella difesa dell’identità, quella giudaico cristiana, radice e baluardo dell’Europa e dell’Occidente. Insomma, dalla “falsa donazione di Costantino”, agli scandali, attuali e secolari, alla scarsa tutela della identità cristiana, di riflessioni sulla ipocrisia ce ne sarebbero eccome, sull’accoglienza poi non ne parliamo. Per questo la sinistra si è fusa al catto pensiero, la congiunzione è stata sulla doppiezza reciproca, l’assunto di un “Cristo comunista” trasformato in un blasfemo cavallo di battaglia, un passe-partout politico elettorale. Una chiave d’accesso per annunciarsi detentori del giusto e dell’assoluto, potendo fingere di combattere povertà ed emarginazione, sapendo però di averne bisogno, eccome, perché senza non ci sarebbe ragione d’esistere per loro. Del resto cosa farebbero i cattocomunisti in una società prospera e impegnata, in un consesso di benessere e lavoro, sviluppo e civile convivenza, giustizia e valori condivisi. Ecco perché attaccano la ricchezza, predicano la cultura dell’assistenza, anziché quella della crescita e dello sviluppo, perché spingono al centralismo leviatano piuttosto che alla libera iniziativa.
Concludendo, l’accoglienza illimitata e incontrollata non serve, non funziona, è pericolosa e lo vediamo, l’Africa va aiutata in Africa, inutile girarci intorno con buonismi fasulli. In chiusura una domanda ai pontificatori di bontà e di giustizia: se in Libia esistono come esistono campi di tortura, centri di sterminio e sofferenza disumana, tratta di persone e schiavitù, perché non si interviene tutti insieme? Perché non porvi fine?

11/03/19

Tor San Lorenzo, nuova discarica nella macchia mediterranea (FOTO)




(MeridianaNotizie) Ardea, 11 marzo 2019 – La Guardia Nazionale Ambientale di Ardea ha scoperto una nuova discarica all’interno della macchia mediterranea, sul lungomare dei Troiani, a Tor San Lorenzo. I volontari hanno rinvenuto molti pneumatici, ma anche calcinacci, bottiglie, materassi e frigoriferi. “Il degrado è associato al fenomeno dell’abbandono di veicoli non più funzionanti – spiegano le guardie ambientali, impegnate anche nel censimento delle carcasse delle auto lasciate in strada. – “Le macchine in questo stato non possono essere classificate come rifiuto. Prima devono essere effettuati una serie di accertamenti da parte delle forze dell’ordine preposte. Il discorso è diverso, invece, per I componenti dei veicoli, che devono essere rimossi il prima possibile. Questa situazione, con l’avvicinarsi della stagione estiva, non gioca certo a favore del turismo. Purtroppo, non esistono pene per questi vili atti: chi inquina l’ambiente nella peggiore delle ipotesi, deve pagare una multa. Rivolgiamo un appello ai cittadini incivili affinchè si impegnino a cambiare le loro abitudini”, hanno concluso i volontari.





09/03/19

È un abuso di Stato sui bambini. Non con i miei soldi

La decisione di inserire i farmaci blocca-pubertà tra quelli a carico del Servizio sanitario nazionale è terrificante. Ci si è inventati una malattia - la disforia di genere - e si interviene su un processo delicato di maturazione di un adolescente devastandone la personalità. È una violenza di Stato inaudita.




La decisione è stata presa dall’AIFA, l’Agenzia del farmaco, con la copertura di un parere positivo del CNB, il cosiddetto Comitato nazionale di Bioetica. La parola bioetica ci fa una paura maledetta. Anche la parola biopolitica ci fa ogni giorno più paura, vuol dire che lo Stato mette le mani anche nella biologia, stabilisce chi sia maschio e chi sia femmina, può entrare a casa tua e dirti se tuo figlio nato sano dovrà passare tutta la vita da malato.

La vicenda è questa: con Determina del 25 febbraio 2019 il dirigente dell’area pre-autorizzazioni dell’AIFA ha inserito la molecola TRP-triptorelina fra i medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale. Il farmaco potrà essere somministrato ad adolescenti ritenuti affetti da disforia di genere, per bloccare anche per qualche anno un evento fisiologico fondamentale, la pubertà. Questo per alleggerire il “percorso di definizione della loro identità di genere”, frase questa semplicemente terrificante, perché non c’è nessun percorso da fare.

L'umanità è passata dal dogma dell'infallibilità del Papa al dogma dell'infallibilità dell'APA. (Associazione psichiatri americani). L’APA regna sul mondo modificando leggi, costituzioni, il tessuto antropologico della società mediante un testo: il DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali. Senza il DSM non si può fare una diagnosi, senza il DSM non si può fare una perizia. Il DSM mobilita e attira verso di sé, verso i propri creatori, fiumi di denaro. Da quando esiste e paralizza il pensiero scientifico con le sue affermazioni dogmatiche, ottenute per votazione in un’assemblea molto politicizzata, la depressione, i disturbi fobici, il disturbo ossessivo compulsivo sono aumentati del 1200%; il disturbo alimentare è diventato la norma, come la norma sono diventati comportamenti tragici di autodistruzione in adolescenza.

Chiunque abbia chiaro in mente il concetto di scienza e di metodo scientifico, si può rendere conto che il DSM e i suoi dogmi sono il paradigma della non scientificità in un campo - quello della psichiatria - che, al contrario, deve essere delicatissimo. La psichiatria, al momento, non ha ancora il controllo di quella che è la sovrana della medicina, vale a dire l’anatomia patologica: il vetrino, il microscopio, il riscontro fisico della lesione che c’è o non c’è. La psichiatria è una scienza non esatta che deve nutrirsi di ipotesi e osservazioni e invece è ridotta a questionari e diagnosi che sono macigni.

Tra le malattie comparse per votazione dell’APA c’è anche la disforia di genere, che per millenni non avevamo mai sentito nominare - e sono stati i nostri millenni migliori - e che indica il rifiuto del proprio sesso e il desiderio di quello opposto. Nei testi di pediatria, fino a pochi decenni fa il bambino che voleva essere una bambina e viceversa non sono nemmeno nominati. Esisteva lo scontento, esattamente come esiste l’infelicità umana, che fa parte dell’essere uomo, una creatura con un’intelligenza straordinaria che può essere autodistruttiva.

L’APA dando un nome e un cognome allo scontento lo cristallizza e lo amplifica. L’odio di sé non è sempre uguale: ci sono momenti in cui si amplifica, altri in cui si attenua. Poi qualcosa fiorisce nella nostra vita e l’odio ce lo dimentichiamo, cominciamo un pochino ad amare la nostra vita e noi stessi. L’odio di sé può manifestarsi in molti modi. Uno dei modi è non amare il proprio sesso, il proprio essere maschio o femmina. Succede! Succede perché non è facile fare l’essere umano, succede quando qualcosa si è inceppato nel normale processo di identificazione col genitore del proprio sesso.

Stiamo parlando di corpi sani. Esistono anche persone con patologie cromosomiche, genetiche, endocrinologiche, anatomiche per cui non c’è l’espressione di un sesso o dell’altro in maniera completa: sindrome di Morris e altro. Qui però stiamo parlando di corpi sani e di menti molto fragili che decidono di modificarli. Perché succede? Per esempio per una situazione di belligeranza eccessiva tra i genitori: se uno dei due disprezza l’altro, lo svaluta e rende difficile identificarsi. Perché il bambino ha l’impressione che mamma e papà vogliano più bene alla sorellina, e la guardano di più. Perché la bambina è convinta che se lei fosse nata maschio il padre l’avrebbe amata di più e non vuole diventare come la mamma, che considera una perdente. Oppure perché sono stati proposti modelli inarrivabili e il bambino o la bambina si sentono inadeguati. Le figure di attaccamento per millenni sono stati padre e madre, ora includono anche maestri, insegnanti e soprattutto televisione e internet.

Il processo che porta all’equilibrio, all’accettazione del proprio corpo, cioè della realtà, è magnifico ma delicato. È capitato anche a me: mia madre era inarrivabile, bellissima, perfetta, io ero goffa. Come sarebbe stato più semplice essere maschio! Nel 90-95% dei casi con l’arrivo della pubertà tutto si risolve. Quindi la cosa da fare è aspettare e contemporaneamente aiutare il bambino a riscoprire l’orgoglio di se stesso rinforzando il legame col genitore dello stesso sesso. E nei pochi casi in cui restasse l’odio di sé e del proprio sesso, occorrerà curare la mente, che è plastica, non il corpo che invece si ammala e sanguina.

Ora invece anche in Italia si è arrivati alla conclusione opposta: somministrare un farmaco che blocca la pubertà, alterando tutto il sistema endocrinologico e quindi tutto il sistema PNEI. Con l’acronimo PNEI, psiconeuroendocrinoimmunologia si intende l’insieme degli strettissimi rapporti tra mente, cervello, sistema endocrinologico e sistema immunologico Alterando uno, si altera tutto. Se si modifica il sistema endocrino, si modifica la mente. Sui foglietti illustrativi sono segnalati rischi di depressione anche gravi, che in un adolescente sono particolarmente devastanti, perché la depressione demotiva in un'età che deve essere appassionata.

E poi possiamo ipotizzare un’altra conseguenza, oltre i mal di testa, i dolori ossei e muscolari segnalati dai foglietti illustrativi. Una conseguenza più sottile, meno dimostrabile, ma intuitiva: senza la potenza della pubertà non si ha la maturazione cerebrale. La pubertà è, insieme al periodo neonatale, l’epoca di maggiore produzione di sinapsi. La mente infantile deve lasciare il posto alla mente adulta. Una volta bloccata la pubertà la mente resta un po’ più infantile, con una assertività un po’ più bassa, più suggestionabile. Restano infantili gli organi sessuali, e questo fa sentire ancora più inadeguati nel proprio sesso così da essere spinti alla scelta del sesso opposto. Se i genitali restano piccoli è un problema anche per l’intervento erroneamente chiamato "cambiamento di sesso". Il sesso non si cambia: dato che non c’è abbastanza tessuto per costruire la falsa vagina e l’inutile scroto che non conterrà mai veri testicoli ma solo protesi in silicone, allora bisogna ricorrere a innesti con ulteriori rischi. Per questo motivo i pediatri statunitensi dell’American College of Pediatricians dichiarano che la somministrazione del farmaco per bloccare la pubertà è un abuso su minore. Con un documento chiarissimo, hanno sancito 8 punti (clicca qui per il testo originale):
  1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio
    2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso.
    3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.
    4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.
    5. il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.
    6. l’uso di ormoni per impersonare l’altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro.
    7. il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo
    8. è da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici.
La cosiddetta disforia di genere è dannatamente peggiorata dalla martellante propaganda fatta da televisione, real time, serie televisive, film, biblioteche per bambini dove le fiabe sono lette da trans, orripilanti libercoli dove qualcuno che ha buttato via il proprio sesso per una specie di imitazione dell’altro, è presentato come un eroe del pensiero e della volontà. A questo aggiungiamo l’effetto placebo e l’effetto nocebo, la capacità di guarire e ammalarsi per autosuggestione, e il desiderio di molti bambini di essere al centro dell’attenzione a tutti i costi, anche a costo di ammalarsi, anche a costo di essere medicalizzato, e otterremo la via per il disastro.

L’intervento chirurgico di castrazione e chirurgia estetica per somigliare all’altro sesso è lungo, necessita di mesi di convalescenza, e per tutta la vita il perineo rischia di essere un problema. La diagnosi di disforia di genere è ora anche da noi una via per il disastro. Da quando le hanno dato un nome e un cognome la disforia di genere è comparsa sulla scena, come una primadonna che entra solo all’ultimo atto, ma ugualmente monopolizza il palco. Mentre la malaria continua a imperversare in intere regioni e il cancro infantile aumenta vertiginosamente, tutti i governi hanno deciso che deve essere curata la disforia di genere.

Una persona sana non produce reddito. Un malato fornisce fiumi di denaro. Un malato cronico è una fonte costante di denaro. Un bambino di sesso maschile che voglia vivere la sua virilità somigliando al padre e ai nonni non fornirà un euro a nessuna casa farmaceutica. Noi che siamo complottisti e malfidati oltre che bigotti e antipatici, abbiamo la dannata impressione che questa improvvisa urgenza a curare la disforia di genere, dagli stessi governi che non sembrano minimamente impressionati dalla permanenza della malaria e dall’aumento del cancro infantile, ha qualcosa di sospetto.

Il compito della medicina è curare i corpi malati. La medicina non deve e non può trasformare corpi sani in corpi malati. La prima regola è non nuocere. Il rimpianto dopo questi interventi è frequente e atroce. Non si possono fare danni in medicina. Non si possono fare con denaro pubblico. Not with my money.
Che ognuno si tenga i genitali migliori e gli ormoni migliori. Che sono i suoi. 

Silvana De Mari - 09-03-2019