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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

20/01/19

Ardea "Lido delle Salzare" emergenza infinita, le Istituzioni intervengano.



Sabato 19 gennaio 2019


Continua l'invasione di rom negli appartamenti del complesso immobiliare " Lido delle Salzare ". 

E' di pochi minuti fa la telefonata ricevuta dalla proprietaria di uno degli appartamenti, appena occupato da una nuova famiglia rom nella palazzina "D", piano terra, int. 2, palazzina ormai  quasi completamente occupata da rom che qualche settimana fa, proprio sotto quella palazzina, hanno nuovamente bruciato cumuli di rifiuti costringendo quanti vivono all'interno del complesso e nelle aree confinanti a respirare gas tossici.

Nomadi che, durante una nota intervista, hanno avuto modo di far conoscere e far visitare l'abitazione abusivamente occupata al sindaco Mario Savarese. 
L'appartamento oggetto di quest'ultima occupazione abusiva fu acquistato nel lontano 1996, un appartamento pagato con tanto di rogito notarile, ben 135 milioni delle vecchie lire. La signora disperata parlava e piangeva al telefono, anche perchè non sapeva a chi rivolgersi, avendo il marito affetto da polmonite e ricoverato in ospedale. La signora riferisce di aver chiamato i carabinieri di Tor San Lorenzo subito dopo essere stata avvisata da una vicina. Purtroppo questi hanno spiegato che non potevano fare nulla in quanto ora la proprietà è del comune, a seguito di confisca per abuso edilizio, come da sentenza passata in giudicato. 

La signora disperata lamenta che dentro ha i mobili ma che, soprattutto, vorrebbe sapere chi ha occupato per fare la denuncia. Ma credo che, essendo proprietà del comune, la denuncia dovrebbe farla il sindaco e ci si chiede: ma per le altre famiglie vittime di occupazioni abusive, la denuncia l'ha fatta? 
Spesso in quegli appartamenti, oggi proprietà comunale, i Militi dell'Arma hanno catturato ricercati, assassini, trafficanti internazinali di droga e per ultimo, ma non ultimo purtroppo, ci abitava anche l'uomo assassinato a coltellate poco distante dal complesso. 

L'incapacità di questa amministrazione nel risolvere il problema del Lido delle Salzare fa si che chiunque possa approfittarne e tentare di occupare gli appartamenti, tra l'altro senza energia elettrica ed acqua, e a nulla è valso suggerire di renderli quantomeno inagibili (però si chiede collaborazione). 

Un territorio a ridosso della litoranea e dell'arenile del più bel mare d'Italia ormai degradato e terra di nessuno, un'area dove tutto è permesso, piena di carcasse di auto bruciate, senza ruote, semidistrutte  che non vengono rimosse, una zona ad alto rischio per la sicurezza urbana e la salute pubblica,  tanto che un comitato sta preparando un esposto da inviare al N.O.E. ed al Viminale, anche perchè tutt'intorno è una discarica a cielo aperto con una evidente emergenza igienico sanitaria.

E c'è chi, lanciando false notizie, danneggia ulteriormente l'economia già ferma di un paese che lentamente sta morendo. Mi riferisco alle interviste rilasciate dal sindaco su tutte le maggiori reti televisive nazionali, che definiscono Ardea come "L'università dell'abusivismo edilizio e commerciale". Ma lui cosa sta facendo?

Intanto, recentemente, giusto a rimarcare il clima che si respira, è stata minacciata la consigliera della Lega che stava effettuando un sopralluogo in quell'area.

di Luigi Centore - 19 gennaio 2019

18/01/19

Battisti e il soccorso rosso




Battisti e il soccorso rossoCesare Battisti, dopo un quarantennio di vacanza tra Francia e Brasile, è stato finalmente assicurato alla giustizia. Riteniamo che le tesi giustificazioniste di coloro i quali – come ad esempio Piero Sansonetti – avanzano dubbi sui processi, non stiano in piedi. Tale convinzione deriva dal fatto che la primula rossa in questione non si sia mai proclamata innocente (pare che due omicidi li abbia anche ammessi). Ci perdonino coloro i quali agitano la tesi cospirazionista riferendosi ai processi cui Cesare Battisti è stato sottoposto, ma proprio non riusciamo a vederlo come novello Enzo Tortora, come vittima cioè di un errore processuale o di una cricca di falsi pentiti mossi dall’intento di depistare le indagini. Non conosciamo, infatti, vittime della mala giustizia in grado di evadere da un carcere onde poi godere di coperture internazionali ad altissimi livelli per quattro decenni. Che questo signore non fosse un papavero dell’internazionale comunista dedito alla banda armata ma uno scrittore tra i più profondi e bravi dei nostri tempi (e per giunta perseguitato da uno Stato fascista) è tesi che possono sostenere giusto Vauro e Roberto Saviano, con annessa sinistra bobò. C’è una vistosa differenza tra l’ostentata strafottenza con cui Battisti ha vissuto sia la latitanza sia l’estradizione e il pavido silenzio con cui certi firmaioli degli appelli pro-Battisti non c’erano o se c’erano dormivano e quindi non avevano capito ciò che firmavano, ma avevano anche provato a ritirare la firma. Detto senza acrimonia alcuna, ci fanno sorridere certi radical chic che usano paroloni come giustizia, violenza a fini politici, rispetto della magistratura e menate simili come fossero l’elastico delle mutande se non proprio il tessuto scrotale.
Costoro appaiono, ormai, come la parodia di loro stessi con la risultante che, se a commettere l’atto terroristico è uno come Cesare Battisti, scatta prima il benevolo compiacimento per le gesta dei pistoleri che sbaglieranno pure ma combattono per nobili ideali, poi il soccorso rosso utile a favorirne la latitanza che lascia il posto al solito movimento intellettuale d’opinione utile a prolungare il soggiorno all’estero. Forti di una simile corazza mediatico-intellettuale, questi malviventi nel frattempo si reinventano (ripulendosi) uomini di cultura, saggisti, ricercatori, anime belle o paladini di cause nobili. Il tutto è prodromico alla creazione di una nuova vita che si svolgerà all’estero se tutto va bene o nel Belpaese se qualcosa dovesse andare storto. A Battisti è andata male perché ha perso le elezioni (le ha perse lui più che la sinistra brasiliana): se Lula e la sinistra massimalista non gli avessero fatto il brutto scherzo di schiantarsi politicamente, costui sarebbe ancora a sculettare indisturbato al Carnevale di Rio. Invece è stato impacchettato e consegnato agli italiani dalla Bolivia e da Bolsonaro (inutile la sceneggiata a reti unificate relativa all’arrivo del terrorista in Italia) e non rimarrà a lungo nelle patrie galere. Appena possibile – cioè non appena dovesse subentrare un governo amico – la solita compagnia dei miracoli (quella cioè che adesso tace perché in ritirata strategica) dipingerà un uomo profondamente cambiato, gravemente ammalato e desideroso di trasmettere alle nuove generazioni un messaggio valoriale alto, culturalmente eccelso, nell’intento di testimoniare luci e ombre del Sessantotto. Se le cose andranno come devono andare, tra qualche anno ce lo ritroveremo a fare il consulente in qualche Pubblica Amministrazione (o in Parlamento), a fare il conferenziere in qualche università o a fare l’editorialista nei giornaloni. Film già visto.

22/12/18

Due marò sotto l’albero


Due marò sotto l’alberoSiamo a Natale ed è tempo di regali sotto l’albero. Tra quelli kitsch e improbabili ci farebbe piacere trovarne qualcuno davvero utile. Azzardiamo un desiderio.
Ieri l’altro il Tribunale Arbitrale dell’Aja ha comunicato la data di ripresa del procedimento che dovrà stabilire la giurisdizione competente a decidere sul caso dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Sarà tra l’8 ed il 20 di luglio che si stabilirà se sarà un tribunale italiano o una corte di giustizia indiana ad occuparsi di loro. La vicenda che li ha visti coinvolti la ricordiamo tutti, risale al febbraio 2012 quando la petroliera “Enrica Lexie”, battente bandiera italiana, in navigazione in prossimità delle acque territoriali indiane fu costretta ad attraccare in un porto del Kerala per consentire agli investigatori locali di svolgere indagini su un presunto omicidio, avvenuto in mare, di due pescatori del luogo. Secondo le ricostruzioni delle autorità locali, infatti, il gruppo di militari assegnati alla scorta della nave italiana avrebbe aperto il fuoco contro un peschereccio causando la morte di due membri dell’equipaggio. I marò imbarcati come nucleo di protezione militare sulla “Lexie” avrebbero sparato contro la piccola imbarcazione indiana perché questa si sarebbe avvicinata alla petroliera senza esserne autorizzata. I due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che vennero arrestati dalla polizia del Kerala con l’accusa di omicidio. Posto che i diretti interessati e neppure gli organismi competenti italiani abbiano mai ammesso alcuna responsabilità sull’accaduto, fin dalle prime battute dell’inchiesta era sorto un chiaro conflitto su chi se ne dovesse occupare, se le autorità italiane o quelle indiane.
Il Governo Monti e quelli del centrosinistra venuti dopo non hanno brillato per capacità risolutive nel trattare la questione che, debordando dallo stretto perimetro giudiziario, è sfociata in controversia diplomatica. Tant’è che ci sono voluti anni prima che Roma si decidesse a sollevare formalmente il conflitto di competenza davanti alla Corte permanente di arbitrato dell’Aja. Intanto acqua ne è passata sotto i ponti e i toni accesi dei primi momenti, soprattutto da parte indiana, si sono attenuati. L’Italia e l’India hanno ripreso a tessere buoni rapporti commerciali dopo il periodo nero segnato dallo scandalo che ha coinvolto l’italiana “Agusta-Westland S.p.A.”, confluita in “Leonardo S.p.A”, con l’accusa di aver pagato una tangente ad alti funzionari indiani allo scopo di aggiudicarsi un appalto da 560milioni di euro per la vendita allo Stato asiatico di 12 elicotteri. Oggi, con il consenso del Governo giallo-blu, un gruppo industriale che fa capo a Lakshmi Nivas Mittal, il più grande imprenditore indiano dell’acciaio, ha rilevato gli impianti ex-Ilva in Italia con l’intenzione di farne il primo polo europeo nel comparto siderurgico. Sul fronte opposto, la comunità economica italiana continua ad investire in India. Quindi, tutto farebbe supporre che la voglia di litigare, molto forte nel 2012 anche per ragioni politiche interne alla realtà indiana, al momento sarebbe venuta meno.
Tuttavia, il fatto che il procedimento avviato all’Aja debba inevitabilmente concludersi con una pronuncia che dà ragione ad uno dei due contendenti penalizzando l’altro potrebbe riportare la tensione tra i due Paesi. Con un problema che non può essere dimenticato: di mezzo ci sono le vite delle persone. In particolare quelle dei due marò, che in alcun modo possono essere lasciati dall’Italia al loro destino, ma anche quelle di tutti gli altri protagonisti italiani della vicenda che hanno visto segnate le loro vite e la serenità delle loro famiglie dalle ignobili accuse lanciate contro il comportamento all’estero degli italiani, a prescindere dal fatto che indossassero o meno le stellette.
Concordiamo con le conclusioni alle quali giunge l’ambasciatore Antonio Armellini quando scrive, nel suo articolo dedicato alla vicenda e pubblicato sull’Huffington Post: “Il conto politico ed economico del dare e dell’avere dovrebbe militare in favore di un compromesso che metta fine a una quérelle che non è più prioritaria”. Visto che il premier Giuseppe Conte ha dato buona prova di sé, come negoziatore, con le teste quadre di Bruxelles, adesso che l’assillo dei conti pubblici gli concede un periodo di tregua perché non si applica sul dossier dei marò? L’idea di negoziare con l’omologo indiano, Narendra Modi, una soluzione equilibrata che sollevi i due militari da un’accusa assurda e nel contempo ponga una pietra tombale su una vicenda nata male e gestita peggio, sarebbe da prendere in seria considerazione. D’altro canto, farsi piovere addosso una decisione del collegio arbitrale, che sia favorevole o negativa non fa differenza, non è auspicabile per gli interessi del nostro Paese. L’attuale ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi è persona di grandi competenze ed esperienza. Chi meglio di lui potrebbe riavviare il dialogo con gli interlocutori indiani? Sia chiaro, se c’è da fare battaglia saremo sempre e comunque pronti a difendere i nostri, per amore di verità e per orgoglio patrio. Ma non siamo guerrafondai, per cui se fosse possibile un accordo che garantisse onore e giustizia a tutti i protagonisti italiani coinvolti nella vicenda, anche al di là degli aspetti processuali penali, sarebbe un’ottima cosa.
Caro Presidente del Consiglio dei ministri, ci rivolgiamo a Lei come se scrivessimo a Babbo Natale: quest’anno sotto l’albero, ci faccia dono di un’onorevole soluzione per i marò Latorre e Girone e per gli uomini della “Lexie”. Noi, per contraccambiare la sua disponibilità, chiederemo alla Befana di non portarle troppo carbone per il casino che, come maggioranza giallo-blu, avete combinato con Bruxelles sulla manovra finanziaria. Parola di lupetti.


30/11/18

Cosa succede quando un Comune dichiara il dissesto ?


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Il dissesto finanziario di un comune è una procedura che coinvolge sia la politica che il mondo economico-finanziario.

Il dissesto è una cosa ben diversa dal fallimento di un’impresa privata in quanto non si può determinare l’estinzione del Comune proprio perché gli enti locali non possono cessare di esistere come una semplice impresa privata, ma bisogna garantire la continuità amministrativa.

Procedura che crea di fatto una frattura tra la precedente amministrazione e l’amministrazione controllata, permettendo al comune in dissesto di ripartire libero dai debiti, ma libero anche dai crediti e dal suo patrimonio, che verranno ceduti per consentire la liquidazione.

Tutto ciò che concerne il “pregresso” viene estrapolato dal bilancio comunale e trasferito alla gestione straordinaria che si occupa della liquidazione e che ha competenza su tutti i debiti correlati alla gestione entro il 31/12 dell’anno precedente a quello dell’ipotesi di bilancio riequilibrato, anche se venissero accertati successivamente.

QUANDO SI MANIFESTA IL DISSESTO?

Partiamo dal considerare una famiglia come un ente locale, l’art. 244 del Testo Unico sull’ordinamento locale stabilisce che si ha dissesto finanziario quando un ente non è più in grado di assolvere alle “ordinarie” funzioni ed ai servizi definiti indispensabili, quando nei confronti dell’Ente esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del riequilibrio di bilancio né con lo strumento straordinario del debito fuori bilancio.

La mancata definizione di un piano di rientro espone dunque un’amministrazione ai tanto temuti interessi passivi sul debito: giorno dopo giorno infatti, anche se non si contraggono nuovi debiti, l’esposizione debitoria aumenta, proprio per effetto degli interessi. I mutui vengono rinegoziati allungando i tempi di pagamento ma aumentando le rate, le finanziarie erogano prestiti ad interessi del 14%; insomma, più o meno ciò che succede a qualsiasi famiglia che abbia bisogno di liquidità.

COSA ACCADE IN CASO DI DISSESTO FINANZIARIO DELL’ENTE?

Nel momento in cui viene dichiarato il dissesto del comune, sindaco, giunta e consiglio resterebbero in carica ma verrebbero coadiuvati da una commissione espressamente designata dal Ministero degli Interni.

La commissione si occuperebbe del disavanzo pregresso, mentre l’amministrazione gestirebbe il bilancio “risanato” come è successo per l’Alitalia.

La sola ipotesi di commissariamento del Comune si verificherebbe nel caso in cui l’amministrazione non dovesse approvare il bilancio di previsione (la cui scadenza è alla fine del mese di maggio).

L’eventuale dichiarazione del dissesto di fatto congelerebbe invece la scadenza del bilancio stesso, mettendo in moto una procedura del tutto diversa per la definizione e l’approvazione del bilancio stesso; le conseguenze maggiori del dissesto finanziario si hanno sotto il profilo contabile.

Viene chiesto all’Ente locale di “contribuire” al risanamento attraverso l’adozione di provvedimenti eccezionali.

L’Ente dissestato è tenuto ad approvare un nuovo bilancio, basato principalmente sull’elevazione delle proprie entrate al livello massimo consentito dalla legge, vale a dire che tutte le tasse comunali (IMU, addizionale comunale, TARSU) saranno aumentate il più possibile fino ad arrivare al tetto massimo consentito dalla legge, basato, inoltre, sul contrasto all’evasione e sul contenimento di tutte le spese.

Spese comunali significa innanzitutto personale, la legge prevede che gli impiegati comunali devono essere nella misura di 1 su 93, pertanto da questa procedura scaturiranno esuberi di personale che verrà posto in mobilità.

Il comune è altresì tenuto a contribuire all’onere della liquidazione in particolare con l’alienazione del patrimonio disponibile non strettamente necessario all’esercizio delle funzioni istituzionali, la destinazione degli avanzi di amministrazione dei cinque anni a partire da quello del dissesto e delle entrate straordinarie, la contrazione di un mutuo a carico del proprio bilancio.

La dichiarazione di dissesto, in breve tempo, è parsa ai politici locali una negatività da evitare al fine di non essere costretti ad emanare provvedimenti così impopolari.

I provvedimenti da adottare in materia di personale e di tributi locali sono ritenuti così pesanti che gli enti arrivano il più delle volte alla dichiarazione di dissesto solo quando, a seguito delle azioni esecutive dei creditori che pignorano le somme della cassa comunale, non è più possibile pagare neppure gli stipendi al personale dipendente.

DOPO CHE IL CONSIGLIO COMUNALE DELIBERA IL DISSESTO COSA SUCCEDE?

La dichiarazione di dissesto produce tre ordini di effetti che riguardano: i creditori, la gestione ordinaria dell’ente locale e gli amministratori dello stesso ente.

Le conseguenze sui creditori operano fin dall’inizio; quelle sugli amministratori sono soltanto eventuali; quelle sulla gestione ordinaria (così come l’inizio dell’attività dell’organo straordinario di liquidazione) sono rinviate all’esercizio successivo nel caso in cui l’ente abbia già deliberato il bilancio di previsione per l’esercizio nel corso del quale è adottata la dichiarazione di dissesto.

A) Le conseguenze sugli amministratori sono limitate a quelli che la Corte dei conti ha individuato come i responsabili del dissesto imputando loro i danni per dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario.

Gli amministratori così riconosciuti responsabili non possono ricoprire, per un periodo di cinque anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali o di rappresentante di tali enti presso istituzioni, organismi ed enti pubblici o privati, quando, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, si accerti che questo è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l’amministratore è stato riconosciuto responsabile.

L’interdizione temporanea dai pubblici uffici può essere considerata una sanzione accessoria ed automatica a quella principale della condanna patrimoniale.

B) Le conseguenze sui creditori riguardano i rapporti obbligatori rientranti nella competenza dell’organo straordinario di liquidazione e consistono nella cristallizzazione dei debiti, che non producono più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria, nonché nell’estinzione delle procedure esecutive in corso, con conseguente inefficacia dei pignoramenti eventualmente eseguiti, e nell’impossibilità di intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti dell’ente.

C) La dichiarazione di dissesto ha effetti sulla disciplina da applicare alla gestione durante il periodo intercorrente tra tale dichiarazione e l’approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato.

CHI PAGA GLI ERRORI CHE HANNO PORTATO AL DISSESTO?

Comunque vadano le cose, per l’amministrazione e per la cittadinanza si prospettano tempi tutt’altro che sereni.

La dichiarazione di dissesto finanziario rappresenterebbe senza dubbio un punto di svolta, ma a pagarne il prezzo sarebbe ancora una volta la cittadinanza.

L’ipotesi di bilancio da allegare alla delibera deve essere redatta sulla base di modelli ufficiali conformi alle disposizioni di legge e formulata in base:

a) alla previsione di aumento delle imposte, delle tasse e dei canoni patrimoniali nella misura massima consentita dalla legge, con il recupero della base imponibile totalmente o parzialmente evasa quindi per l’imposta comunale sugli immobili l’Ente deve obbligatoriamente deliberare l’aliquota massima del 7 per mille e deve applicare e riscuotere con la massima speditezza i proventi derivanti dal rilascio delle concessioni edilizie inoltre deve determinare in misura tale da assicurare la copertura integrale dei costi di gestione del servizio per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani;

c) alla eliminazione dei servizi non indispensabili ed al contenimento degli altri livelli di spesa entro limiti di prudenza;
d) alle rate di ammortamento conseguenti al consolidamento dell’esposizione debitoria con la Cassa Depositi e Prestiti e con altri soggetti esercenti attività creditizia;

e) alle risorse assegnate dal Ministero dell’Interno per il trattamento economico del personale posto in disponibilità;

f) al contenimento delle perdite di gestione degli enti ed organismi dipendenti dall’Ente Locale nonché delle aziende municipalizzate, provincializzate, consortili e speciali, entro limiti compatibili con il bilancio riequilibrato dell’ente e sino al definitivo risanamento della gestione degli enti, organismi ed aziende;

g) per i servizi a domanda individuale l’Ente è tenuto ad approvare le tariffe che assicurino la copertura del 36 % dei costi complessivi dei servizi con i soli proventi degli utenti;
Contestualmente alla deliberazione dell’ipotesi di bilancio, l’ente deve deliberare ai livelli massimi di legge le tariffe relative a tutti i tributi (imposte, tasse, oneri di urbanizzazione e canoni o diritti), e ai canoni patrimoniali, con il conseguente recupero della base imponibile in presenza di fenomeni di evasione.

La manovra tariffaria relativa ai comuni dissestati non può limitarsi all’applicazione delle tariffe massime di legge, gli enti sono tenuti a trasmettere all’Ufficio Risanamento Enti Dissestati presso il Ministero dell’Interno, tutti i provvedimenti adottati al fine di accelerare i tempi per le riscossioni e per l’eliminazione dell’evasione.

L’Ente locale, inoltre, deve deliberare la rideterminazione della pianta organica qualora sia numericamente superiore alle unità spettanti sulla base del rapporto dipendenti/popolazione della fascia demografica di appartenenza secondo quanto previsto dalle norme. La mancata prioritaria rideterminazione della pianta organica può costituire pregiudizio ai fini dell’emissione del decreto ministeriale di approvazione dell’ipotesi di bilancio. La rideterminazione della pianta organica deve ispirarsi a criteri di funzionalità ed efficienza nell’erogazione dei servizi, assicurando prioritariamente quelli indispensabili.

           6 giugno 2013 

29/11/18

Ad Ardea il caso del sindaco che non vuole i beni confiscati alla mafia


Il sindaco di Ardea Mario Savarese
 
 
Di solito i sindaci fanno a gara per ottenere i beni confiscati alle mafie, non vedono l'ora di tagliare nastri. Lui no: Mario Savarese del Movimento 5 Stelle, sindaco di Ardea dal 2017, stavolta proprio non ne vuole sapere.
Oggi al Viminale, alla presenza del ministro Matteo Salvini, si è svolta la prima conferenza dei servizi per l'assegnazione di ben 490 immobili nel Lazio sottratti dallo Stato alla criminalità organizzata, tra terreni, abitazioni e locali commerciali. Gli enti locali erano invitati a esprimere il proprio interessamento per la gestione di questi beni. Quattordici case si trovano ad Ardea, in via Asolo, una traversa di via dell'Idrovora, a poche centinaia di metri dal mare. Il ministero dell'Interno sarebbe pronto a mettere le chiavi in mano al Comune, ma oggi il sindaco ha deciso di non presentarsi.
«Bisogna chiarire di che cosa stiamo parlando», commenta il Primo cittadino, spiegando la propria versione dei fatti al Caffè. «Si tratta di una palazzina suddivisa abusivamente in 16 appartamenti, attualmente occupata. Più che un vantaggio diventerebbe per la nostra città un onere, un problema sociale». Il sindaco rispedisce al mittente l'accusa di essersi disinteressato: «Abbiamo avuto già due incontri in Prefettura per questi immobili e abbiamo spiegato il nostro punto di vista: una volta sgomberati, non siamo in grado di assicurare che gli appartamenti non vengano occupati di nuovo. Ho serissimi dubbi sulla reale possibilità di usare questi beni in favore della cittadinanza e sono praticamente certo che si tratterebbe, invece, dell'ennesima bomba sociale di cui finirebbe per farsi carico il Comune di Ardea».
È così che, da opportunità, i beni confiscati alla mafia si trasformano improvvisamente in una patata bollente. Un Comune devastato dal punto di vista economico come quello di Ardea, che nel tentativo di risollevarsi ha dichiarato il dissesto finanziario e non ha soldi da investire per restituire ai cittadini una casa tolta dalle grinfie della criminalità, non si presenta al ministero e si rifiuta di tentare un atto di enorme valore civico, che sarebbe quasi catartico per una città come Ardea, recentemente incoronata "regina dell'abusivismo" dai media nazionali. Comunque la si voglia vedere, è un'occasione persa.