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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

07/01/15

ARDEA - " LIDO DELLE SALZARE " - Lungomare degli Ardeatini complesso immobiliare Le Salzare, a rischio epidemia?


BASTA !!!!!! __________ Non si può più attendere.




Il consigliere Franco: "Non è escluso che mi rivolga di nuovo al N.O.E., se il Sindaco non provvede a quanto di sua competenza"
Con una dettagliata denuncia con protocollo 206 del 07.01.15 al comando della polizia municipale ed al sindaco Di Fiori, il consigliere Luca Fanco, segnala che nei locali commerciali del complesso ci sono depositi di immondizia, escrementi umani, carcasse di auto e quant'altro concorra a creare un allarme igienico sanitario. Non è la prima volta che il consigliere invano rappresenta al sindaco ed ai tutori dell'ordine quanto accade in quel complesso. Un complesso abbandonato a se stesso di proprietà del comune ove alcuni appartamentini attigui ai locali incriminati, sono occupati da rom, che con bambini sono costretti a vivere a rischio epidemia. Va ricordato come lo stesso comandante della locale stazione carabinieri di Tor San Lorenzo prima dell'estate segnalò il pericolo facendo si che intervenisse sul posto lo stesso sindaco scortato dal comandante la municipale e dal capitano Aldo Secci oltre al tecnico dell'ambiente  ing. Emilio Murano. 




"A questo sopralluogo - denuncia il consigliere Fanco - nulla si è mosso, i ratti grandi come conigli la fanno da padrona, malgrado che a seguito delle proteste di tanti cittadini delle abitazioni adiacenti fu predisposto un piano di intervento con la concessionaria della raccolta R.S.U. Soc. Igiene Urbana dal costo preventivato per la bonifica di oltre 60.000,00 euro. Purtroppo a tutt'oggi nulla è stato fatto, i topi continuano a abbuffarsi di rifiuti, gli abitanti continuano a godersi i cattivi odori, il decoro urbano lascia il tempo che trova, ma oltretutto c'è da chiedersi siamo a rischio epidemia?". 





Fanco, nella  sua  denuncia,  fa  notare al sindaco che egli è il primo responsabile dell'igiene, salute e sicurezza pubblica  ed  ancora  non ha  fatto  predisporre un piano  di bonifica, oltre a fargli notare le occupazioni di locali da parte dei rom con i problemi che creano.
In  conclusione,  il  consigliere  Fanco  spiega:  “ricevo  centinaia  di  telefonate  di  cittadini  che  mi chiedono  di fare  qualcosa. Purtroppo Ardea  è sempre  più  allo  sbando, un paese abbandonato a se stesso, un paese ove  i controlli sono  un optional,  basti  pensare  che l’amministrazione  guidata dal sindaco Di Fiori non si è  mossa  neppure a seguito  della  segnalazione  dei  locali carabinieri, non è escluso che mi rivolga di nuovo al N.O.E., se non provvede a quanto di sua  competenza, del resto il suo slogan era Ardea che cresce”

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http://www.ilfaroonline.it/2012/10/30/ardea/liquami-alle-salzare-ecco-la-relazione-della-municipale-31060.html

http://edoardo-medini.blogspot.it/2014/07/ardea-e-dintorni-il-varco-della.html


Foto: Il Corriere della Città

(Luigi Centore) - 7 gennaio 2015
fonte: http://www.ilfaroonline.it

GIRONE E’ UN “OSTAGGIO”: L’ULTIMA ANGHERIA DI NUOVA DELHI



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L’India ha gettato la maschera, a ulteriore dimostrazione di quanto rispetto nutra per l’Italia: Salvatore Girone non è potuto tornare in Italia per trascorrere le vacanze di Natale in famiglia perché costituisce la garanzia per il ritorno in India di Massimiliano Latorre.
A una settimana dalla scadenza del permesso concesso al fuciliere di Marina per riprendersi dall’ischemia che lo ha colpito l’estate scorsa e pochi giorni prima dall’operazione cardiaca effettuata il 5 gennaio in un ospedale milanese, è arrivato un “avvertimento” dal Ministero degli Interni indiano che di fatto trasforma Salvatore Girone in un “ostaggio”.



Un monito che non sorprende, considerato l’atteggiamento di chiusura assunto dal Ministero indiano sin dalle prime richieste dei due marò, ma che contrasta con la supposta apertura da parte del governo di Narendra Modi di quel “canale di confronto” con l’esecutivo Renzi di cui parla soprattutto il nostro premier sottolineando che “l’India è un paese amico dell’Italia”.
“Il ministero dell’Interno aveva messo nero su bianco che l’istanza dello scorso dicembre presentata da Girone per una licenza natalizia in Italia dovesse essere fortemente criticata nell’udienza della Corte Suprema argomentando che la presenza di Girone in India era l’unica garanzia per il ritorno di Latorre” ha rivelato una fonte del governo al quotidiano The Economic Times.



Le affermazioni del funzionario indiano sgombrano definitivamente il campo dagli equivoci nati dal tentativo di Renzi di risolvere “amichevolmente” la vicenda dei due fucilieri di Marina con un accordo tra i due governi.
Considerato che il ministero e il ministro degli interni  indiano sono parte rilevante del governo come si può continuare a parlare di amicizia con chi considera il nostro militare rimasto in India un “ostaggio”?
Il servilismo del governo italiano nei confronti di Delhi si rivela quindi del tutto inutile mentre appare chiaro ancora una volta quanto la magistratura indiana sia succube del governo.
Una sudditanza già più volte emersa nei quasi tre anni di vicenda dei marò ma che alcuni osservatori si ostinano a non voler vedere (forse per tenere a galla la credibilità  dell’esecutivo Renzi) riferendo di una immaginaria “indipendenza” della Corte Suprema dal governo indiano.



Infatti il 16 dicembre la Corte Suprema (quella “indipendente” dal potere politico) ha respinto seccamente le richieste dei legali dei fucilieri italiani.
Secondo la stessa fonte, il Ministero degli Interni aveva espresso forti perplessità all’autorizzazione di un permesso a Massimiliano Latorre per curarsi in Italia in base al fatto che in India erano disponibili i migliori trattamenti per l’ischemia e che se le condizioni di Latorre erano così gravi non sarebbe stato possibile farlo viaggiare in aereo.
Obiezioni però respinte dalla corte Suprema che concesse la convalescenza in Italia a Latorre illudendo Roma che ci fosse una prima apertura di Delhi a una soluzione politica della vicenda.
Come è stato reso noto dai media indiani l’Italia, come sempre in ginocchio, ha proposto scuse ufficiali, risarcimento (ulteriore) alle famiglie dei pescatori uccisi e processo in Italia per i due marò ma dieci giorni or sono il governo indiano ha precisato che il caso “non è solo una discussione fra due governi ma un tema all’esame della magistratura indiana che è libera, trasparente e imparziale”.



Affermazione comica che si traduce in un ennesimo schiaffo all’Italia, ma non l’ultimo. Ora che il Ministero degli Interni di Delhi ha ufficializzato lo status di “ostaggio” di Girone il governo italiano potrà continuare a supplicare Nuova Delhi?  Pare proprio di si. Infatti a due settimane dal richiamo per consultazioni l’ambasciatore italiano Daniele Mancini è stato rimandato a Nuova Delhi forse per dimostrare la nostra amicizia.
Del resto se il governo indiano ci prende a pesci in faccia l’opposizione del Partito del Congresso (che ha governato l’India fino a sei mesi or sono) non è certo da meno. Rashid Alvi, portavoce del partito sostiene che India e Italia potrebbero arrivare allo scontro diplomatico qualora Massimiliano Latorre non tornasse in India. Leader e parlamentari del Partito del Congresso pretendono dal governo la “linea dura” con l’Italia in modo che il processo ai due militari cominci immediatamente e senza ulteriori rinvii.



“Il governo deve agire contro l’Italia: dovrebbe mettergli pressione per il ritorno in India di Latorre in modo che i due possano presto andare a processo” ha detto Alvi dimenticando che il suo partito ha gestito per due anni la crisi con roma senza combinare nulla sul piano politico e giudiziario.
D’altra parte prendere a calci la prona Italia pare ormai una moda generalizzata: ieri a New York il portavoce del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha ripetuto che il Palazzo di Vetro non vuole entrare nella diatriba  tra Italia e India sui due marò.
Lo ha ripetuto Stephane Dujarric nel corso di un briefing sollecitato da un giornalista che gli chiedeva se Ban avesse preso qualche iniziativa recente sulla questione o se la considerasse ancora un tema bilaterale tra i due Paesi.



 “Non ho nulla da aggiungere a quello che (Ban) ha già detto sulla questione”. Nonostante le pressanti richieste da parte dell’Italia, Ban ha sempre sostenuto che la querelle va risolta bilateralmente, piuttosto che con un coinvolgimento dell’Onu.
Del resto se il governo italiano avesse voluto davvero coinvolgere la comunità internazionale avrebbe presentato una richiesta ufficiale di arbitrato  al tribunale del Mare di Amburgo come raccomandano da tempo i nostri migliori giuristi. Ma così facendo avrebbe rischiato di irritare gli “amici” indiani.

Foro: Difesa.it, ANSA, Lapresse
Vignetta: Alberto Scafella

di Gianandrea Gaiani7 gennaio 2015
FONTE: http://www.analisidifesa.it

06/01/15

Marò, per l’Italia è una Caporetto


maro

Roma, 6 gen – “Italian Marines”: ormai i Marò si deve chiamarli all’indiana, per l’Italia è una Caporetto, un autorevole giornalista di sinistra (di quelli con il senso dello Stato, esistono) ha parlato di 8 Settembre. Ma come dice il proverbio “il peggio non è morto mai”.
Poiché nei prossimi giorni assisteremo all’italico scaricabarile vediamo di fare il punto sulla vicenda.

Latorre e Girone facevano parte di un team di 6 militari in servizio di protezione su una petroliera italiana che navigava in acque ad alto rischio di pirateria, nell’ambito di una missione decisa dalla UE e denominata “Atalanta”, missione decisa dalla UE a seguito di ben 4 Risoluzioni ONU del 2008.
http://it.wikipedia.org/wiki/Missione_Atalanta

E’ falso che fossero una sorta di “mercenari” affittati dal governo italiano agli armatori privati. E’ uno dei tanti argomenti usati per ingannare l’opinione pubblica e finalizzati a farli passare per colpevoli creando un’aura di oscuri maneggi.

Proprio perché il team militare italiano agiva in ottemperanza di una missione UE (a cui l’Italia partecipa con uomini, navi e aeromobili) fin dal primo momento si doveva coinvolgere la UE e chiedere appoggio politico e diplomatico. Nessuno dei tre governi che si sono succeduti alla gestione del caso lo ha fatto, ci sono state iniziative dei singoli parlamentari ma la UE ha fatto “orecchie da mercante” privilegiando i buoni rapporti commerciali con l’India, a dire delle multinazionali europee che hanno portato le produzioni in India pagando con poche Rupie e rivendendo a molti Euro, facendo superprofitti in danno di aziende, maestranze e economia europea. Questa è la U.E. e questa vicenda ne è la controprova.
Con questa “Petizione” presentata a settembre 2014 chiedo che il Parlamento UE intervenga contro l’India, vedremo i Mercanti che dicono.

L’Italia ha sempre tenuto una posizione ambigua, affidandosi anziché al Diritto Internazionale a una inconcludente “strategia diplomatica” mentre era chiaro fin dal principio che dall’altra parte c’era una volontà prevaricatrice fin dal giorno 16 successivo ai fatti. La mia opinione è che sia derivata dalla necessità di salvaguardare gli interessi in India delle varie “Prime Tessere” che hanno preteso dai governi “obbedienza pronta, cieca, e assoluta” come recitavano i vecchi manuali militari. E a questo si è poi aggiunta la volontà di vendere Taranto al paperone siderurgico indiano Mittal: ora risaniamo l’acciaieria coi soldi pubblici e poi, quando è resa “economicamente profittevole”, gli si vende con gran battage di mezzibusti a spiegarci come siamo fortunati ad avere questo privilegio.

I due sono innocenti delle accuse, abbiamo le prove documentali che la sparatoria in cui muoiono i due pescatori avviene alle 21:30, ben cinque ore dopo l’incidente della Lexie. Nessuno può sparare alle 16:30 e ammazzare qualcuno alle 21:30; Ma abbiamo anche le prove che le autorità indiane “decretarono” la colpevolezza italiana già il giorno 16 successivo ai fatti ignorando l’orario vero della sparatoria di cui erano a conoscenza, e le prove di una serie incredibile di magagne giudiziarie che trovano spiegazione solo con la necessità di compiacere le decisioni politiche prese il giorno 16. E questo è talmente vero che a 34 mesi dai fatti gli inquirenti indiani non hanno ancora formalizzato le accuse in Tribunale.
http://www.seeninside.net/piracy/sintesi.pdf

In questo manicomio vedremo Latorre tornare in India “entro e non oltre” il 13 gennaio, per non pregiudicare le relazioni diplomatiche, per evitare di essere dichiarato “latitante” e non potersi neanche difendere in Tribunale quando e se ci sarà il processo, e non aggravare involontariamente la posizione di Girone.
Saremo tutti avviliti, tranne le Prime Tessere e il Paperone Siderurgico indiano. Gli altri faranno proclami di facciata come da tre anni a questa parte, ma in sostanza non gli frega niente: il gioco che li appassiona sono i maneggi politici, agguati, franchi tiratori, alleanze, tradimenti… la Corte Papale di Alessandro VI Borgia.

Rimane da capire, quando e se ci sarà un processo in India, se i due saranno almeno difesi efficacemente.
Macché, si andrà al classico “ci rimettiamo alla clemenza della Corte”, perché a difendersi in Tribunale con gli argomenti che avete visto poi gli indiani si “indispettiscono”. Mandano qualche ispezione fiscale nelle fabbriche delle Prime Tessere, non si comprano più Taranto! Ma siamo matti!
E’ nell’ordine delle cose: quando uno ha deciso per la sudditanza poi va fino in fondo. Suddito di Berlino o di New Delhi non fa differenza.

Pessimista? No, realista. E comunque mancano solo 7 giorni, staremo a vedere.

Certo, è terribile vedere molti italiani compiacersi di questa condizione di servaggio, altri accanirsi contro i due accusati chiamandoli assassini sapendo ormai benissimo che sono innocenti. Ma già alla sconfitta di Adua del 1896 ci furono cortei inneggiati “Viva Menelik”. Per adesso costoro prevalgono determinando il declino del paese.

Luigi Di Stefano - 6 gennaio 2015
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it

I marò sono innocenti. Ma l’Italia li condanna anche senza capo d’accusa


sanza

In tre anni e tre governi nessuno è riuscito a riportare a casa definitivamente Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Non sono serviti i contatti diplomatici, non è servita la buona volontà, non è servito farli tornare in Italia per due volte, la prima per le vacanze natalizie di due anni fa, la seconda in occasione delle elezioni. Non sono servite le chiacchiere, il ricorso all’Europa. Non è servito niente. Neanche il silenzio tanto decantato da quest’ultimo governo, che ora, secondo quanto dice il premier Renzi, tenta la strada del dialogo, quando dall’India fanno sapere chiaramente che un dialogo si può anche aprire, ma resta il fatto che a decidere sarà sempre e solo quella Corte suprema il cui presidente fa parte di quel sistema corrotto del Kerala che è stato artefice di tutta questa tragica storia. Un’India che lo ribadisce, attraverso i media locali, mettendo i puntini sulle “i”: Girone è un ostaggio e se Latorre non rientra a New Delhi che ne sarà di lui sarà responsabilità tutta italiana. Insomma, vogliono che il Bel Paese mantenga la parola, non dando nessuna garanzia. Un ricatto che va ben oltre tutto il resto. Perché senza capo d’accusa non esiste che i marò debbano restare in India. Dove sta l’errore? Più semplice di così si muore. Un miliardo e 200 mila indiani sono convinti che Latorre e Girone siano colpevoli. Perché? Perché l’Italia non ha sostanzialmente mai detto il contrario. Prima con l’inviato speciale Staffan De Mistura, che ha ricordato che “anche se avessero sparato erano lì per fare il loro lavoro”, poi con i giornalisti stile Miavaldi, che da tre anni avanzano tesi campate in aria realizzate sulla sola base dell’ideologia politica, poi con i media italiani, come la Rai, che in diversi servizi dà per scontato che i colpi siano partiti dalla Enrica Lexie. Ne riportiamo uno, dello scorso 16 dicembre. Il giornalista che fa il servizio di Rainews 24 dice chiaramente: “Sono passati tre anni da quando due pescatori furono uccisi da dei colpi partiti dalla Enrica Lexie”. Ma chi lo ha detto? Era lì il cronista? Lo ha letto da qualche parte che i colpi sono partiti dalla nave? Perché finora l’unica ricostruzione attendibile fatta è quella realizzata da Luigi Di Stefano, Stefano Tronconi e Toni Capuozzo (Video), che sono riusciti (prove alla mano) a smascherare il gioco sporco dell’India e a dimostrare che la Lexie incontrò sì un barchino, ma di pirati, alle 16.30 (come registrato ufficialmente dall’International marittime organization) e non alle 21.30, ovvero quando avvenne l’incidente con il St Antony, visto che la Lexie, a quell’ora, si trovava a miglia e miglia di distanza da quel punto. Tante altre sono le prove che dimostrano che i due marò sono innocenti. Ed è proprio questo che l’Italia sbaglia, non dichiararlo a gran voce e non affermare davanti a un’altra Nazione che ciò che il governo e i giudici di New Delhi stanno facendo (ovvero trattenere due persone senza aver formulato un capo d’accusa in tre anni) è del tutto illegale. Che altro dire? Solo che a tutto questo ambaradan si aggiunge l’italiano medio, quello che ce l’ha con i militari a ogni costo e che li chiama assassini. Si ricordino, questi soggetti, che la legislazione italiana prevede che un soggetto è innocente fino a prova contraria. E, siccome, Massimiliano e Salvatore dopo tre anni non hanno un capo d’accusa, viene da sé che sono doppiamente innocenti. Per cui chiamarli “assassini” è un reato puro e semplice. E per reati di questo tipo, in Italia, non si fa come in India: magari si aspetta un processo dieci anni, ma il capo d’accusa arriva come un fulmine.

di Chiara Giannini - 5 gennaio 2015
fonte. http://www.sostenitori.info

Maro’: l’ONU non vuole essere coinvolta, “questione bilaterale” .... e l'Italia ?





L'India continua a mostrare la sua arroganza, il disprezzo per il diritto internazionale e per le norme consuetudinarie, la comunità internazionale fa orecchie da mercante, probabilmente perchè chi gli parla lo fa sottovoce,  e non ne vuol sapere ......... l'Italia torni ad essere Nazione, alzi la voce,  dia un forte segnale percorrendo l'unica via possibile in questo momento: Manifestare la concreta volontà di abbandonare, e ritirarsi da tutte le missioni militari.




 l’ONU non vuole essere coinvolta, “questione bilaterale”



bankimoon




Il portavoce del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha ripetuto che il Palazzo di Vetro non vuole entrare nel braccio di ferro tra Italia e India sui due maro’italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha ripetuto lunedi’ nel corso di uno dei consueti briefing al Palazzo di Vetro.
Sollecitato da un giornalista che gli chiedeva se Ban avesse preso qualche iniziativa recente sulla questione o se la considerasse ancora un tema bilaterale tra i due Paesi, il portavoce Stephane Dujarric, si e’ limitato a rispondere laconicamente: “Non ho nulla da aggiungere a quello che (Ban) ha gia’ detto sulla questione”.
Nonostante le pressanti richieste da parte dell’Italia, Ban ha sempre sostenuto che la querelle va risolta bilateralmente, piuttosto che con un coinvolgimento dell’Onu; e lo ha detto a piu’ riprese (a febbraio dell’anno scorso, in linea con quanto detto dai suoi portavoce nel 2013 e nel 2014). Intanto )
Massimiliano Latorre e’ stato operato ieri mattina alle 8.30 al cuore per la chiusura del PFO (forame ovale pervio) presso l’IRCCS Policlinico San Donato. La procedura, eseguita dal dottor Mario Carminati, responsabile di Cardiologia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell’adulto, ha avuto esito positivo. La decisione di sottoporre il paziente a tale procedura – si legge in una nota – e’ stata presa dopo che gli accertamenti diagnostici eseguiti in precedenza non hanno identificato fattori di rischio ricollegabili all’evento ischemico subito dal paziente, se non appunto la presenza di PFO. (AGI) .

http://www.imolaoggi.it - 6 gennaio 2015