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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)
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19/09/14

CASO MARO' - Prato, in viaggio per l’Italia ingabbiati e travestiti da marò



L’iniziativa di Claudio Morganti, ex deputato e leader del movimento “Io cambio” : «Sono servitori dello Stato e sono trattenuti ingiustamente in India»


 



PRATO. Il viaggio in giro per l’Italia che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica per far tornare a casa i marò parte da Prato. E’ iniziato venerdì a mezzogiorno da piazza Mercatale ed è organizzato dall’associazione “La Martinella”, “Il popolo della vita – Trifoglio” e dal movimento “Io cambio”. Sarà un tour che andrà avanti fino al 27 settembre da Nord a Sud con un furgone dove nel cassone dentro una gabbia di ferro ci saranno due persone in tuta mimetica che vogliono rappresentare i due marò ancora in India dal 2012.
Uno di loro Massimiliano Latorre, da pochi giorni, è stato fatto rientrare (solo per poco tempo) in Italia in seguito ad un ictus, mentre Salvatore Girone è ancora detenuto in India. Chi si farà tutto il giro sarà l’autista del mezzo insieme a Claudio Morganti, ex eurodeputato e leader del movimento “Io cambio” che anche nell’inizio del tour era a bordo del furgoncino dentro la gabbia insieme ad un altro uomo. Entrambi con mimetica e incatenati.
«I marò sono due servitori dello Stato – spiega Morganti – e sono trattenuti ingiustamente in India, loro hanno fatto il loro dovere, quindi ecco che faremo questo giro dello Stivale alla ricerca della dignità perduta per sensibilizzare su questa cosa l’opinione pubblica. Noi – termina Morganti - stiamo con i marò”.
Due tappe di questo viaggio toccheranno anche la Puglia. Scontata è la domanda a Morganti se incontrerà Latorre.«“Questo non lo so – spiega – di sicuro mi metterò in contatto con la figlia». Il viaggio parte, dunque, da Prato dove farà tappa anche nei prossimi giorni. Prima città che verrà toccata è Caorle, poi Trieste quindi Verona. Il percorso proseguirà a Verona, Reggio Emilia, Sassuolo, Prato, Viareggio, Livorno, Firenze. Poi toccherà Roma, Napoli ed infine Brindisi e Bari.

di Azelio Biagioni - 19 SETT 2014
fonte:  http://iltirreno.gelocal.it


 

16/09/14

CASO MARO' - Abbiamo le prove Sono innocenti


  

 

 

L'INTERVENTO  ( 14 settembre 2014 )

di Luigi Di Stefano, perito giudiziario

 

I due Marò sono innocenti, e da oltre un anno ne abbiamo le prove. Fin dai primi giorni apparvero una serie di contraddizioni sulla ricostruzione dei fatti, non tornavano i tempi, le posizioni, le testimonianze, persino il calibro dei proiettili repertati nell'autopsia delle vittime era diverso da quelli in dotazione: Latorre e Girone dovevano essere scagionati subito, ma sappiamo com’è andata. A forza di scavare, ordinando e riscontrando le informazioni secondo i metodi dell'analisi tecnica giudiziaria (da 20 anni faccio questo) emersero una serie di «magagne processuali» tali da invalidare l'impianto accusatorio di fronte a qualsiasi tribunale: distruzione dei reperti giudiziari (il peschereccio restituito al proprietario e da questo subito affondato), omissioni nelle indagini (la petroliera greca Olimpyc Flair che aveva denunciato un attacco pirata nella stessa zona non venne richiamata in porto), e così via, al punto che a marzo 2013 depositai in procura la richiesta di non rimandare i marò in India spiegando perchè non avrebbero avuto un giusto processo.

 La svolta arrivò a giugno 2013: facendo tradurre le dichiarazioni del comandante del peschereccio rese a caldo al momento dello sbarco, davanti a telecamere e a un graduato di polizia, questo dichiarò che gli avevano sparato alle 21.30, cinque ore dopo l'incidente alla petroliera italiana. Negli stessi giorni recuperammo una mail della Guardia Costiera indiana e venne fuori che tutta la storia della «fuga e la caccia» alla petroliera Enrica Lexie che scappava nell'Oceano Indiano era inventata di sana pianta. Abbiamo le prove che fin dal secondo giorno le autorità indiane montarono il caso «contro gli italiani». I magistrati hanno tutto. Come si è arrivati a questo punto è un vero mistero di Stato.

Luigi Di Stefano - 14 settembre 2014
fonte: http://www.iltempo.it/politica




15/09/14

CASO MARO' - Lettera aperta al Presidente del Consiglio dott. Matteo Renzi







  15/09/2014 - (Missiva inviata via email alla Presidenza del Consiglio)


Egregio Presidente, ho avuto occasione di leggere il Suo twitter lanciato all’atto della notizia della concessione della Corte indiana al Fuciliere di Marina Massimiliano Latorre di poter trascorrere una convalescenza di 4 mesi in Italia.
Pur nel massimo rispetto del Suo pensiero e delle Sue opinioni, due concetti da Lei sintetizzati con il messaggio mi hanno particolarmente colpito. Contenuti sui quali avrei desiderio di confrontarmi  se non altro per essere certo di avere ben compreso una riflessione del Presidente del Consiglio.
A premessa di tutto mi permetto di complimentarli con Lei per le Sue capacità di “captare” immediatamente la valenza di una persona attraverso solo un paio di telefonate credo, peraltro, in inglese. Mi riferisco al Suo apprezzamento per Narenda Modi.

Un giudizio il Suo che non lascia dubbi e proprio per questo mi lascia perplesso a meno che non scaturisca da fatti che non mi è dato da conoscere. Infatti, la figura del Presidente Modi, soprattutto per quanto attiene alla sua etica politica, non sembra basarsi su una storia trasparente e lineare.
Un personaggio che fin da giovane ha militato in un partito dell’estrema destra indiana nel Rashtriya swayamsevak sangh (Rss), organizzazione paramilitare a connotazione spiccatamente nazionalista, al punto di essere considerato persona "non gradita " da USA e da Unione Europea.
Movimento, come Ella ben saprà,  molto controverso, dichiarato fuorilegge nel 1948, dopo l’omicidio di Mohandas Gandhi, e poi di nuovo negli anni settanta, quando Modi operava in  clandestinità, bandito per la terza volta  nel 1992 dopo la distruzione di una moschea a Ayodhya, nel nord del paese.
Proprio in quegli anni Modi passò al Bharatiya janata party (Bjp) in cui confluì anche l’Rss e nel  2001 venne eletto governatore dello stato indiano del Gujarat evidenziando immediatamente il suo approccio pragmatico agli eventi al punto di non intervenire quando, nel 2002 a Godhra nello Stato da lui amministrato, più di mille musulmani furono trucidati da estremisti indù ed altre centinaia di migliaia costretti a fuggire.
Prendo atto quindi della Sua stima verso un uomo di questi trascorsi, ma la mia etica uomo e di ex servitore dello Stato non mi permettono di condividerla e, nello stesso tempo, prendo le distanze dalle sue parole di apprezzamento dell’uomo e dal Suo ringraziare ed ossequiare il Governo di una Nazione che sta negando da tre anni i diritti umani e giuridici a due militari italiani.
Una seconda perplessità mi deriva dalla Sua dichiarata collaborazione con la Giustizia indiana che in tutta onestà suscitano in me, cittadino di uno Stato di Diritto, sdegno per vari motivi.
Lei, infatti, ha dichiarato collaborazione con un ordinamento giudiziario che prevede l'applicazione della pena di morte, non esprimendo il pensiero dell’uomo Renzi ma quello del Presidente del Consiglio dell’Italia la cui Costituzione rinnega la pena capitale.
Se poi collaborare per Lei vuol dire raggiungere uno obiettivo comune con l’India,  in questo caso rappresentato dall’esercitare un giudizio indebito su due militari italiani da parte di uno Stato terzo, credo che il Suo auspicio sia anche in contrasto anche con le più elementari regole del Diritto internazionale e di quello pattizio.

Mi permetto quindi di dissentire con la S.V. fiducioso che l’Italia consenta ancora ad un modesto cittadino di essere distante dal pensiero del proprio Premier, e che non siano stati cancellati i diritti elementari garantiti da una democrazia liberale quale quella italiana.
Non posso accettare infatti il concetto di “collaborazione” con una giustizia che nega ai nostri militari l'immunità funzionale, che disconosce il Diritto Internazionale e la Convenzione del Mare Unclos e che dispone la detenzione di due persone, seppure in regime di  libertà provvisoria,  nei confronti delle quali non sono state ancora prodotte prove per i reati loro addebitati.
Naturalmente ognuno è libero di sostenere ciò in cui crede, ma penso che esistano vincoli da rispettare almeno da parte di chi ricopre funzioni pubbliche di alta caratura come la Sua attuale. L'Italia è, infatti, uno Stato sovrano erede e cultore del Diritto romano mutuato nei secoli da svariati Paesi, tradizioni storiche e culturali a cui Lei stesso fa spesso riferimento e ci dice di voler difendere. Questi valori non possono essere cancellati dal pragmatismo politico.

Caro Presidente collaborare con una Giustizia come quella indiana che sta dimostrando di aver dimenticato i valori del diritto anglo sassone lasciati in eredità dopo 3 secoli e mezzo di colonizzazione britannica, credo che rappresenti, invece, una forzatura che non può essere accettata nemmeno per "ragion politica". Nella fattispecie, poi, a mio modesto avviso, le recenti dichiarazioni dei Ministro degli Esteri indiano accompagnate dai suoi ringraziamenti verso il Governo di Delhi ed i contenuti dell’affidavit firmato per il caso Latorre, precluderanno in futuro ogni azione sul piano internazionale e diplomatico per dipanare la matassa. Dovremo solo accettare le decisioni della Giustizia indiana con la quale Lei preferisce collaborare.
Mi farebbe piacere leggerla insieme alle migliaia di cittadini del gruppo di Facebook che amministro ed a cui estendo per conoscenza la presente, e che si stanno impegnando per tenere alta l’attenzione sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (https://www.facebook.com/groups/337996802910475/) e degli altri 387 che con me hanno sottoscritto un Esposto sui fatti alla Procura della Repubblica di Roma perché siano accertate le responsabilità di chicchessia dal 15 febbraio 2012 ad oggi.
Distinti saluti

Gen. Brig. (ris) dott. Fernando Termentini
fonte: http://www.difesaonline.it

CASO MARO' - QUALCOSA E' CAMBIATO ............ COSA E' CAMBIATO ?











CASO MARO'

Qualcosa è cambiato....

Dopo la telefonata di Renzi con il premier Modi, al quale peraltro fece seguito una nota del governo indiano nel quale si ribadiva che sarebbe stata la loro magistratura a giudicare, non ci sono stati ulteriori contatti. Dopo circa tre anni stiamo ancora parlando di "Exchange of views" che, salvo qualche altra ridicola giustificazione che lo rimandi, dovrebbe avvenire a metà ottobre.
Il tanto sbandierato ricorso all'internazionalizzazione, che di fatto sembra mai partito, rimane "sotto" il tavolo, forse solo nei pensieri di qualcuno, anche se la Mogherini dice: "E' tecnicamente pronto".
Renzi e compagni di governo brindano alla decisione del governo indiano di mandare Massimiliano in Patria per curarsi: "è la cartina di tornasole...il segno che qualcosa è cambiato". Ci si spinge persino ad offrire collaborazione alla giustizia indiana e ad esprimere fiducia e stima per Modi e il suo governo... Ma dal 15 feb 2012 fino all'altro ieri questi nostri volpini dove sono stati ?
Se Massimiliano avesse avuto un secondo più grave episodio di ischemia cerebrale, in India, non sarebbe stato un gran brutto pasticcio per l'Italia, ma soprattutto per l'India ? che non è stata ancora capace di presentare un capo d'accusa, nemmeno uno straccio di prova, e che sa benissimo che i due fucilieri sono innocenti ? Per quale motivo, quindi, l'India si sarebbe dovuta opporre al trasferimento di Latorre, per soli 4 mesi ? Con il rientro garantito da un "Affidavit" ? E a quale soddisfacente risultato brindano Renzi & Co., a quello di aver tolto la patata bollente dalle mani di Modi ?
Rimette le cose al proprio posto la dichiarazione del viceministro degli esteri, Lapo Pistelli, uno di quelli che aveva promosso, ultimamente sembra averlo dimenticato, il rientro in India dei due fucilieri nel marzo 2013:
«L’happy ending di questa vicenda è ancora lontano».
Intanto si resta alla finestra ..... a guardare.


Cosa è cambiato ?

Edoardo Medini -  15 sett 2014
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Marò, il dialogo Italia-India comincia a dare frutti: a ottobre lo “scambio di vedute”

Dietro il permesso di quattro mesi per Latorre la distensione dei rapporti tra Roma e Delhi col nuovo premier Narendra Modi  

Il risultato ottenuto ieri – il sì della Corte suprema indiana al ritorno di Massimiliano Latorre in Italia per un periodo di quattro mesi – è la cartina di tornasole, il segno che qualcosa è cambiato a Nuova Delhi. Il governo di Narendra Modi, in carica dalla fine di maggio, ha mostrato tutto un altro approccio rispetto al quello guidato da Sonia Gandhi, “l’italiana”, costretta alla linea dura per non esporsi alle critiche di servilismo nei confronti di Roma. Già dall’estate, palazzo Chigi e la Farnesina hanno preso atto che i loro nuovi interlocutori sono maggiormente disposti al dialogo. E così la strategia “conflittuale” elaborata fino ad allora – la cosiddetta internazionalizzazione della vicenda marò – sta passando in secondo piano. Il permesso di rimpatrio per la convalescenza di Latorre pare una dimostrazione di buona volontà da parte degli indiani. Ed è quindi un incentivo a procedere sulla strada percorsa nelle ultime settimane.
Intendiamoci: l’ipotesi “conflittuale” – ovvero la richiesta di un arbitrato internazionale sul caso, con la nomina di una commissione di giudici terzi per risolvere la lite tra i due stati – rimane sul tavolo. Appena quattro giorni fa, il ministro degli esteri Federica Mogherini ha fatto sapere che l’Italia è «tecnicamente pronta» a procedere con l’arbitrato. Ma una procedura del genere avrebbe tempi lunghi, ancora più lunghi. Se si potesse evitare, trovando una soluzione consensuale tra i due governi, si potrebbero bruciare le tappe. Tra Roma e Nuova Delhi non ci sono stati ulteriori contatti diretti dopo la telefonata dell’11 agosto di Renzi  con Modi. Abbassata la cornetta, il nuovo premier del gigante asiatico aveva diffuso un comunicato che parlava di «stretto dialogo» tra i due governi. Già ad aprile l’Italia aveva chiesto un incontro bilaterale tra i team giuridici delle due parti, quello che in gergo si chiama “scambio di vedute”. Per mesi dall’India non è arrivata nessuna risposta. Dopo la conversazione Renzi-Modi, s’è iniziato a lavorare per organizzare l’exchange of views: il tavolo dovrebbe riunirsi alla metà di ottobre.
Il malore di Latorre avrebbe potuto rappresentare un ostacolo, se la risposta degli indiani fosse stata meno collaborativa. Non è andata così. La Corte suprema ha chiesto un parere del governo Modi, che ha risposto positivamente sul rimpatrio del fuciliere di marina. Renzi ha reagito con un tweet sulla «stima» per il premier indiano. In cambio l’ambasciatore italiano in India Daniele Mancini ha firmato l’“affidavit”, l’atto con cui il nostro governo si impegna a far tornare Latorre in India al termine dei quattro mesi. Nel frattempo si vedrà se i colloqui bilaterali hanno cominciato a portare frutto. «L’happy ending di questa vicenda è ancora lontano», ricordava ieri il viceministro degli esteri Lapo Pistelli. Ma l’arrivo di Modi a Nuova Delhi sembra aver dato il via ad una fase nuova, meno tesa.

di Lorenzo Biondi - 13 settembre 2014
fonte:http://www.europaquotidiano.it/