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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)
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16/09/14

Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno in India da 4 anni. Processo slitta ancora






NEW DELHI - Elisabetta Boncompagni (38 anni) e Tomaso Bruno (30 anni) sono italiani detenuti in India come Salvatore Girone e Massimiliano Latorre: sono stati condannati all’ergastolo per omicidio e da quattro anni sono rinchiusi in un carcere indiano, a Varanasi. Ma la sentenza della Corte Suprema Indiana è slittata ancora una volta. La seduta, fissata per oggi martedì 16 settembre, è stata aggiornata perché l’avvocato che avrebbe dovuto perorare il ricorso, Haren Rawal, era assente: era impegnato in un altro caso. Lo stesso Rawal mercoledì mattina chiederà di anticipare l’udienza che è stata fissata tra quattro settimane.
I due, lei di Torino e lui di Albenga (Savona) sono stati condannati per l’omicidio di Francesco Montis, loro compagno di viaggio in India nel 2010. I tre condividevano la stessa camera d’albergo. Una mattina Francesco non si svegliò. Tomaso ed Elisabetta lo portarono in ospedale ma per lui non ci fu nulla da fare: morì per problemi respiratori.
Il caso è andato avanti per 4 anni supportato da prove discutibili e nell’indifferenza generale. Oggi, martedì 16 settembre, era attesa la sentenza definitiva dinanzi alla Corte Suprema di Delhi. La stessa che ha giudicato i due marò. Ma Elisabetta e Tomaso dovranno aspettare ancora un mese.
“Non ho parole per commentare la mia amarezza e il mio sgomento per lo stato della giustizia indiana”, ha detto Romano Boncompagni, il padre di Elisabetta.
“Speravamo davvero che questa fosse la volta buona – ha aggiunto – e invece sono di fronte all’ennesimo rinvio dopo un lungo anno di attesa. Non so come dirlo a Elisabetta”.
L’uomo si trovava davanti ai cancelli del massimo organo giudiziario di New Delhi insieme a Euro Bruno, padre di Tomaso, la madre è rimasta a Varanasi dove i due sono detenuti.
“Purtroppo non potrò rimanere anche domani mattina – ha ancora detto – quando gli avvocati tenteranno di chiedere ai giudici di esaminare il caso. Devo tornare in Italia perchè mia moglie non sta bene”.
Anche Bruno ha espresso tutta la propria amarezza:
“Nei prossimi mesi – ha detto – ci saranno importanti festività in India che potrebbero ancora ritardare il caso”.
Mercoledì mattina, il legale dei due italiani, Haren Rawal, chiederà oralmente alla sezione numero uno della Corte Suprema, presieduta dal “chief justice” R.M. Lodha, Oggi la seduta, che aveva il numero d’ordine 12, è stata aggiornata dal giudice Lodha a causa dell’assenza dello stesso Rawal impegnato in un altro caso.

di Redazione Blitz - 16 sett 2014
fonte: http://www.blitzquotidiano.it

15/09/14

CASO MARO' - Lettera aperta al Presidente del Consiglio dott. Matteo Renzi







  15/09/2014 - (Missiva inviata via email alla Presidenza del Consiglio)


Egregio Presidente, ho avuto occasione di leggere il Suo twitter lanciato all’atto della notizia della concessione della Corte indiana al Fuciliere di Marina Massimiliano Latorre di poter trascorrere una convalescenza di 4 mesi in Italia.
Pur nel massimo rispetto del Suo pensiero e delle Sue opinioni, due concetti da Lei sintetizzati con il messaggio mi hanno particolarmente colpito. Contenuti sui quali avrei desiderio di confrontarmi  se non altro per essere certo di avere ben compreso una riflessione del Presidente del Consiglio.
A premessa di tutto mi permetto di complimentarli con Lei per le Sue capacità di “captare” immediatamente la valenza di una persona attraverso solo un paio di telefonate credo, peraltro, in inglese. Mi riferisco al Suo apprezzamento per Narenda Modi.

Un giudizio il Suo che non lascia dubbi e proprio per questo mi lascia perplesso a meno che non scaturisca da fatti che non mi è dato da conoscere. Infatti, la figura del Presidente Modi, soprattutto per quanto attiene alla sua etica politica, non sembra basarsi su una storia trasparente e lineare.
Un personaggio che fin da giovane ha militato in un partito dell’estrema destra indiana nel Rashtriya swayamsevak sangh (Rss), organizzazione paramilitare a connotazione spiccatamente nazionalista, al punto di essere considerato persona "non gradita " da USA e da Unione Europea.
Movimento, come Ella ben saprà,  molto controverso, dichiarato fuorilegge nel 1948, dopo l’omicidio di Mohandas Gandhi, e poi di nuovo negli anni settanta, quando Modi operava in  clandestinità, bandito per la terza volta  nel 1992 dopo la distruzione di una moschea a Ayodhya, nel nord del paese.
Proprio in quegli anni Modi passò al Bharatiya janata party (Bjp) in cui confluì anche l’Rss e nel  2001 venne eletto governatore dello stato indiano del Gujarat evidenziando immediatamente il suo approccio pragmatico agli eventi al punto di non intervenire quando, nel 2002 a Godhra nello Stato da lui amministrato, più di mille musulmani furono trucidati da estremisti indù ed altre centinaia di migliaia costretti a fuggire.
Prendo atto quindi della Sua stima verso un uomo di questi trascorsi, ma la mia etica uomo e di ex servitore dello Stato non mi permettono di condividerla e, nello stesso tempo, prendo le distanze dalle sue parole di apprezzamento dell’uomo e dal Suo ringraziare ed ossequiare il Governo di una Nazione che sta negando da tre anni i diritti umani e giuridici a due militari italiani.
Una seconda perplessità mi deriva dalla Sua dichiarata collaborazione con la Giustizia indiana che in tutta onestà suscitano in me, cittadino di uno Stato di Diritto, sdegno per vari motivi.
Lei, infatti, ha dichiarato collaborazione con un ordinamento giudiziario che prevede l'applicazione della pena di morte, non esprimendo il pensiero dell’uomo Renzi ma quello del Presidente del Consiglio dell’Italia la cui Costituzione rinnega la pena capitale.
Se poi collaborare per Lei vuol dire raggiungere uno obiettivo comune con l’India,  in questo caso rappresentato dall’esercitare un giudizio indebito su due militari italiani da parte di uno Stato terzo, credo che il Suo auspicio sia anche in contrasto anche con le più elementari regole del Diritto internazionale e di quello pattizio.

Mi permetto quindi di dissentire con la S.V. fiducioso che l’Italia consenta ancora ad un modesto cittadino di essere distante dal pensiero del proprio Premier, e che non siano stati cancellati i diritti elementari garantiti da una democrazia liberale quale quella italiana.
Non posso accettare infatti il concetto di “collaborazione” con una giustizia che nega ai nostri militari l'immunità funzionale, che disconosce il Diritto Internazionale e la Convenzione del Mare Unclos e che dispone la detenzione di due persone, seppure in regime di  libertà provvisoria,  nei confronti delle quali non sono state ancora prodotte prove per i reati loro addebitati.
Naturalmente ognuno è libero di sostenere ciò in cui crede, ma penso che esistano vincoli da rispettare almeno da parte di chi ricopre funzioni pubbliche di alta caratura come la Sua attuale. L'Italia è, infatti, uno Stato sovrano erede e cultore del Diritto romano mutuato nei secoli da svariati Paesi, tradizioni storiche e culturali a cui Lei stesso fa spesso riferimento e ci dice di voler difendere. Questi valori non possono essere cancellati dal pragmatismo politico.

Caro Presidente collaborare con una Giustizia come quella indiana che sta dimostrando di aver dimenticato i valori del diritto anglo sassone lasciati in eredità dopo 3 secoli e mezzo di colonizzazione britannica, credo che rappresenti, invece, una forzatura che non può essere accettata nemmeno per "ragion politica". Nella fattispecie, poi, a mio modesto avviso, le recenti dichiarazioni dei Ministro degli Esteri indiano accompagnate dai suoi ringraziamenti verso il Governo di Delhi ed i contenuti dell’affidavit firmato per il caso Latorre, precluderanno in futuro ogni azione sul piano internazionale e diplomatico per dipanare la matassa. Dovremo solo accettare le decisioni della Giustizia indiana con la quale Lei preferisce collaborare.
Mi farebbe piacere leggerla insieme alle migliaia di cittadini del gruppo di Facebook che amministro ed a cui estendo per conoscenza la presente, e che si stanno impegnando per tenere alta l’attenzione sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (https://www.facebook.com/groups/337996802910475/) e degli altri 387 che con me hanno sottoscritto un Esposto sui fatti alla Procura della Repubblica di Roma perché siano accertate le responsabilità di chicchessia dal 15 febbraio 2012 ad oggi.
Distinti saluti

Gen. Brig. (ris) dott. Fernando Termentini
fonte: http://www.difesaonline.it

06/04/14

India, elezioni. Destra Janata favorita, cattive notizie per marò italiani




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.....e come non pensare all'ingenuità dimostrata con lo sciagurato ordine dato alla Enrica Lexie di invertire la rotta ed entrare nelle acque territoriali indiane senza valutare le possibili conseguenze, o l'aver consentito il rientro dei due fucilieri di marina nel marzo 2013, nonostante la condotta delle autorità indiane costellata di inspiegabili, nemmeno tanto, rinvii ......... in uno stato dove è prevista anche la pena di morte per il reato di cui venivano ingiustamente accusati, contravvenendo a quanto previsto dalla nostra Costituzione ?

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Narendra Modi 






INDIA, NEW DELHI – Il ‘falco’ e leader dell’opposizione Narendra Modi appare come il grande favorito delle elezioni legislative nazionali che prendono il via lunedi e si concluderanno il 12 maggio. Se le previsioni saranno confermate, l’India potrebbe quindi sterzare a destra dopo dieci anni del governo laico e anti-povertà del Congresso, lo storico partito guidato da Sonia Gandhi e dal figlio Rahul. Questo nuovo scenario è visto con una certa apprensione in Italia dove la vicenda dei mar Massimiliano Latorre e Salvatore Girone domina da oltre due anni le relazioni diplomatiche con la seconda nazione più grande del mondo.
Ma l’ascesa al potere dell’ex venditore di tè che dal 2001 governa lo stato industriale del Gujarat, preoccupa anche gli ambienti liberali all’estero come quelli rappresentati dell’Economist che lo critica in un articolo intitolato “L’India merita qualcosa di meglio di Narendra Modi”. Di recente, il governatore del Gujarat ha infatti denunciato il presunto “trattamento di favore” riservato dal governo ai due Fucilieri di Marina che si trovano in libertà provvisoria dietro cauzione nell’ambasciata d’Italia a New Delhi ed evitato lo spettro della prigione. Ovviamente, ora i toni sono quelli della campagna elettorale e bisognerà aspettare lo spoglio dei risultati il 16 maggio e l’insediamento del nuovo esecutivo per capire le ripercussioni sulla crisi con Roma.


Nell’ultimo sondaggio della Tv privata Cnn-ibn, il partito indù-nazionalista del Bharatya Janata Party (Partito popolare indiano o Bjp) di Modi viene dato in testa con il 35% dei consensi, quasi il doppio rispetto all’ultimo voto del 2009 quando si fermò al 18%. Il Congresso, lo storico partito della famiglia Nehru-Gandhi, non andrebbe oltre il 25% rischiando di scendere per la prima volta nella sua storia sotto la soglia dei 100 seggi nella Camera bassa (Lok Sabha). Nonostante l’exploit, il Bjp non sarebbe in grado però, secondo le previsioni, di raggiungere il “magico” numero di 272, ovvero la maggioranza, e quindi sarà costretto a cercare alleati tra i potenti e litigiosi partiti regionali.
Dotato di un forte carisma e forte dell’appoggio della classe industriale, Modi è riuscito a cavalcare la voglia di cambiamento e il malcontento popolare per l’inflazione e per la corruzione dilagante. Ma si trova a doversi confrontare con il suo passato di militanza nell’ala dura della destra indù e con i massacri di mussulmani in Gujarat nel 2002 quando era già al potere. Per questa sua sospetta connivenza con i radicali color zafferano, il 63 enne leader è stato dichiarato persona non grata negli Usa.
Il settimanale britannico nel suo ultimo numero in edicola si schiera apertamente contro di lui. “Come ‘chief minister’ del Gujarat – scrive – ha mostrato che è incapace di promuovere lo sviluppo economico. La coalizione di Rahul Gandhi, invece, è guastata dalla corruzione. Al confronto, Mr. Modi è pulito e per questo è da ammirare. Ma nonostante ciò, non ce la sentiamo di appoggiare la candidatura di Modi alla più alta carica dell’India”. L’Economist aggiunge poi di non trovare “incoraggiante” un governo guidato da Rahul Gandhi, ma lo considera “il male minore”.