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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)
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23/09/14

CASO MARO' - L'innocenza negata ....... per non dimenticare.









Dall'India la politica dei rinvii e dall'Italia quella degli annunci ad orologeria ... furbizie ed apatia. 
Così sono trascorsi circa tre anni, l'ultimo annuncio quello dell'internazionalizzazione, una balla che va avanti da sette mesi. 
Una triste, incredibile e vergognosa vicenda che dimostra, ancora una volta, come mai l'Italia sia derisa ed abbia così poco peso a livello europeo ed internazionale .... ai spaghetti e mandolino si è aggiunto ora il ritratto di Renzi & C. con il cono gelato in mano.
Durante i quattro mesi di soggiorno in Italia concessi a Latorre,  Governo e media abbraccino ufficialmente, condividano e perseguano con la massima convinzione e determinazione l'innocenza dei nostri Marò, non mancano gli argomenti per dimostrarlo ed è illogico anche solo immaginare che non si sappia cosa sia realmente accaduto quel 15 feb. 2012. Massimiliano deve poter restare in Italia, e Salvatore rientrare in Patria, con onore ............... e non per altri motivi.


L'Italia torni ad essere Nazione, di questo si sente un disperato bisogno ..... e non solo in questa vicenda.

Edoardo Medini

                                                ___________________________

Le prove (con orari e colori) dell’innocenza dei due Marò

12 luglio 2013


L’“Approach pirate attack” e le chiglie simili. Lo scoop ignorato di Capuozzo




Lo scoop realizzato da Toni Capuozzo su “Mezzi toni”, la sua rubrica di Tgcom24, è stato accolto dal silenzio di chi si occupa, istituzionalmente e non, della vicenda dei Marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo scoop riguarda l’innocenza dei due fucilieri della marina relegati in India da oltre cinquecento giorni. L’incidente tra la Enrica Lexie e il peschereccio St. Anthony, in cui perdono la vita due pescatori, sarebbe avvenuto alle ore 16,25 locali e a circa venti miglia dalle coste indiane. Nel messaggio originale, in cui viene segnalato un “Approach pirate attack”, si parla genericamente di una imbarcazione rilevata dal radar di bordo che si dirigeva verso il cargo italiano fino a invertire la rotta dopo l’intervento di dissuasione dei nostri militari con colpi sparati in acqua. Nessuno ha mai parlato di un peschereccio e in effetti è impensabile condurre un’azione di pirateria con un battello che non supera gli otto-dieci nodi di velocità. Dopo tale segnalazione, per cinque ore non accade più nulla. Il tutto si rianima, con una escalation che ha dell’incredibile, dopo il rientro, alle 23,20, del St. Anthony nel porticciolo di Neendakara con a bordo i corpi di due pescatori rimasti uccisi in un conflitto a fuoco. Ad attenderlo ci sono varie emittenti televisive e, naturalmente, la polizia. Poco dopo l’armatore e comandante del peschereccio, Freddy Bosco, rilascia un’intervista televisiva in cui dichiara che l’incidente è avvenuto verso le 21,30, sempre ora locale.


E così quella sera del 15 febbraio 2012 la guardia costiera indiana si ritrova sul tavolo l’incidente subìto dalla nostra nave alle 16,30 e la denuncia inoltrata tramite radiotelefono da un peschereccio poco dopo le 21,30, che parla di un incidente con un bastimento mercantile e di due pescatori morti. Ed ecco che due fatti avvenuti in orari e luoghi diversi diventano uno solo: la Lexie viene collegata direttamente alla morte dei due pescatori nonostante le dichiarazioni del comandante del St. Anthony e le comunicazioni via radiotelefono collochino l’evento intorno alle 21,30. Intanto alle 22,20, all’organizzazione marittima internazionale, giunge un messaggio dalla nave greca Olympic Flair, che segnala di aver subìto un “Approach pirate attack” da due imbarcazioni. Il messaggio lo riceve anche la guardia costiera indiana che, ora, è in possesso di tre segnalazioni: quello della Lexie delle 16,25, del peschereccio che denuncia la morte di due pescatori alle 21,30, della petroliera greca per un attacco pirata avvenuto prima delle 22,20. Gli orari indicati dalla Olympic Flair e dal peschereccio via radiotelefono coincidono. Eppure le autorità indiane, spasmodicamente concentrate a dare la caccia alla Lexie, trascurano tale coincidenza e la lampante evidenza dei fatti. Cosa hanno in comune la nave greca e quella italiana? Il colore nero e rosso della chiglia descritto dai superstiti del St. Anthony. Un colore che fa comodo a coloro che stanno intessendo la trappola ai danni del cargo italiano, l’unico che si sta dirigendo nel porto di Cochi, mentre quello greco, nero e rosso anch’esso, viene lasciato libero di proseguire.


Il silenzio istituzionale italiano
E’ quindi probabile che sia andata come hanno raccontato Latorre e Girone: l’imbarcazione che si era avvicinata all’Enrica Lexie era troppo veloce per essere il St. Anthony. Cinque ore dopo sarà la petroliera greca a essere attaccata da due barchini. E’ sceso il buio e il St. Anthony, che si trova nella stessa zona, viene preso nel mezzo del conflitto a fuoco che ne scaturisce. Dopo un anno dal fatto si è potuto accertare la presenza a bordo dell’Olympic Flair di contractor della società greca Diaplous, dotati di armi e proiettili di calibro Nato. Davanti alle menzogne delle autorità indiane e a prove tanto palesi è incredibile che quasi mai si sia parlato della innocenza dei due Marò.

di Pio Pompa | 12 Luglio 2013
fonte:http://www.ilfoglio.it

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I marò sono innocenti:ecco perché. di Toni Capuozzo - 1 luglio 2013








I Marò sono innocenti-Storia di un naufragio italiano - 23 agosto 2014








The Italian Marines are innocent - 28 agosto 2014










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22/09/14

CASO MARO' - L'Ambasciatore Terzi risponde alle dichiarazioni di Passera sul rientro dei due Marò a Delhi il 22 marzo 2013 e aiuta l'ex collega a ricordare.





L'Ambasciatore Terzi risponde alle dichiarazioni di Passera sul rientro dei due Marò a Delhi il 22 marzo 2013 e aiuta l'ex collega a ricordare. Strano l'improvviso vuoto di memoria dell'ex Ministro Passera che a distanza di un anno e mezzo ricorda l'episodio e lo riporta in maniera imprecisa quando basta rileggere l'Agenzia AGI dell'11 marzo 2013 ed i successivi atti parlamentari sulle dichiarazioni del dimissionario Terzi, dell'ex Ministro Di Paola che rimaneva a bordo di una nave alla deriva dopo aver abbandonato i propri uomini in mani ostili e quelle del Premiere Monti. Una versione quella di Passera rilasciata oggi in occasione di un'intervista quanto mai i"strana", forse suggerita da altri interessi magari di natura personale per il futuro politico di Passera.
La vicenda triste dei due Marò continua ad essere infarcita da personali interpretazioni dei fatti, per questo abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica perchè sia fatta luce su quanto avvenuto il 22 marzo 2013 ed individui, se del caso, chi abbia deciso in contrasto con la Costituzione italiana e ceduto sovranità per non compromettere interessi economici.

F. Termentini







Oggetto: MARO'. TERZI: DECISIONE RIMANDARLI IN INDIA NON FU COLLEGIALE
Data: 22 settembre 2014 18:19:21 GMT+02:00

MARO'. TERZI: DECISIONE RIMANDARLI IN INDIA NON FU COLLEGIALE ERO CONTRARIO, E PER QUESTO MI SONO DIMESSO DA MIO INCARICO

(DIRE) Roma, 22 set. - "Rilevo ancora oggi, dopo diciotto mesi dalla vergognosa decisione di rimandare in India Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che non sta cessando il pietoso teatrino dello scarica-barile delle responsabilita'. Neanche una parola invece su quello che dovrebbe essere l'impegno di tutti:
dare rapida e giusta soluzione a questa profonda ingiustizia che il nostro Paese e i nostri Militari stanno subendo". Lo dice l'ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata.
L'ex Ministro Passera, aggiunge, "dopo un anno e mezzo dai fatti, ha evidentemente 'dimenticato' quanto realmente accaduto:
l'unica decisione collegiale del Governo di allora fu quella di trattenere in Italia i nostri militari e attivare l'internazionalizzazione del caso, decisione diramata da Palazzo Chigi in concorso con i Ministeri interessati, e, tramite il Ministero degli Esteri, all'intera rete Diplomatica".
"Contrariamente a quanto sostenuto da Passera, la decisione- ribadisce Terzi- non ledeva alcun documento sottoscritto dall'Italia, in quanto l'India si era nel frattempo sottratta alla procedura arbitrale proposta dal nostro Paese sulla base dei Trattati internazionali in vigore.


Tutto questo avveniva l'11 marzo del 2013. Non fu invece affatto collegiale, pochi giorni dopo, la decisione di rimandarli in India, da me contrastata in ogni modo, anche per iscritto, come dimostrano inequivocabilmente i documenti disponibili nelle sedi competenti, tant'e' vero che, in quanto contrario a quella decisione, mi sono dimesso dal mio incarico di Ministro degli Esteri".
"La vicenda e' cosi' limpida dal non poter essere tollerata oltre alcuna strumentalizzazione. E' piuttosto necessario che chi ne ha il potere faccia, finalmente, un'unica cosa: manifestare piena e convinta solidarieta' ai nostri militari, attivando un percorso incisivo per risolvere una vicenda che e' di prioritaria importanza per la nostra politica estera e per la credibilita'
internazionale dell'Italia".

22 SETTEMBRE 2014
(Com/Vid/ Dire)

15/09/14

CASO MARO' - Lettera aperta al Presidente del Consiglio dott. Matteo Renzi







  15/09/2014 - (Missiva inviata via email alla Presidenza del Consiglio)


Egregio Presidente, ho avuto occasione di leggere il Suo twitter lanciato all’atto della notizia della concessione della Corte indiana al Fuciliere di Marina Massimiliano Latorre di poter trascorrere una convalescenza di 4 mesi in Italia.
Pur nel massimo rispetto del Suo pensiero e delle Sue opinioni, due concetti da Lei sintetizzati con il messaggio mi hanno particolarmente colpito. Contenuti sui quali avrei desiderio di confrontarmi  se non altro per essere certo di avere ben compreso una riflessione del Presidente del Consiglio.
A premessa di tutto mi permetto di complimentarli con Lei per le Sue capacità di “captare” immediatamente la valenza di una persona attraverso solo un paio di telefonate credo, peraltro, in inglese. Mi riferisco al Suo apprezzamento per Narenda Modi.

Un giudizio il Suo che non lascia dubbi e proprio per questo mi lascia perplesso a meno che non scaturisca da fatti che non mi è dato da conoscere. Infatti, la figura del Presidente Modi, soprattutto per quanto attiene alla sua etica politica, non sembra basarsi su una storia trasparente e lineare.
Un personaggio che fin da giovane ha militato in un partito dell’estrema destra indiana nel Rashtriya swayamsevak sangh (Rss), organizzazione paramilitare a connotazione spiccatamente nazionalista, al punto di essere considerato persona "non gradita " da USA e da Unione Europea.
Movimento, come Ella ben saprà,  molto controverso, dichiarato fuorilegge nel 1948, dopo l’omicidio di Mohandas Gandhi, e poi di nuovo negli anni settanta, quando Modi operava in  clandestinità, bandito per la terza volta  nel 1992 dopo la distruzione di una moschea a Ayodhya, nel nord del paese.
Proprio in quegli anni Modi passò al Bharatiya janata party (Bjp) in cui confluì anche l’Rss e nel  2001 venne eletto governatore dello stato indiano del Gujarat evidenziando immediatamente il suo approccio pragmatico agli eventi al punto di non intervenire quando, nel 2002 a Godhra nello Stato da lui amministrato, più di mille musulmani furono trucidati da estremisti indù ed altre centinaia di migliaia costretti a fuggire.
Prendo atto quindi della Sua stima verso un uomo di questi trascorsi, ma la mia etica uomo e di ex servitore dello Stato non mi permettono di condividerla e, nello stesso tempo, prendo le distanze dalle sue parole di apprezzamento dell’uomo e dal Suo ringraziare ed ossequiare il Governo di una Nazione che sta negando da tre anni i diritti umani e giuridici a due militari italiani.
Una seconda perplessità mi deriva dalla Sua dichiarata collaborazione con la Giustizia indiana che in tutta onestà suscitano in me, cittadino di uno Stato di Diritto, sdegno per vari motivi.
Lei, infatti, ha dichiarato collaborazione con un ordinamento giudiziario che prevede l'applicazione della pena di morte, non esprimendo il pensiero dell’uomo Renzi ma quello del Presidente del Consiglio dell’Italia la cui Costituzione rinnega la pena capitale.
Se poi collaborare per Lei vuol dire raggiungere uno obiettivo comune con l’India,  in questo caso rappresentato dall’esercitare un giudizio indebito su due militari italiani da parte di uno Stato terzo, credo che il Suo auspicio sia anche in contrasto anche con le più elementari regole del Diritto internazionale e di quello pattizio.

Mi permetto quindi di dissentire con la S.V. fiducioso che l’Italia consenta ancora ad un modesto cittadino di essere distante dal pensiero del proprio Premier, e che non siano stati cancellati i diritti elementari garantiti da una democrazia liberale quale quella italiana.
Non posso accettare infatti il concetto di “collaborazione” con una giustizia che nega ai nostri militari l'immunità funzionale, che disconosce il Diritto Internazionale e la Convenzione del Mare Unclos e che dispone la detenzione di due persone, seppure in regime di  libertà provvisoria,  nei confronti delle quali non sono state ancora prodotte prove per i reati loro addebitati.
Naturalmente ognuno è libero di sostenere ciò in cui crede, ma penso che esistano vincoli da rispettare almeno da parte di chi ricopre funzioni pubbliche di alta caratura come la Sua attuale. L'Italia è, infatti, uno Stato sovrano erede e cultore del Diritto romano mutuato nei secoli da svariati Paesi, tradizioni storiche e culturali a cui Lei stesso fa spesso riferimento e ci dice di voler difendere. Questi valori non possono essere cancellati dal pragmatismo politico.

Caro Presidente collaborare con una Giustizia come quella indiana che sta dimostrando di aver dimenticato i valori del diritto anglo sassone lasciati in eredità dopo 3 secoli e mezzo di colonizzazione britannica, credo che rappresenti, invece, una forzatura che non può essere accettata nemmeno per "ragion politica". Nella fattispecie, poi, a mio modesto avviso, le recenti dichiarazioni dei Ministro degli Esteri indiano accompagnate dai suoi ringraziamenti verso il Governo di Delhi ed i contenuti dell’affidavit firmato per il caso Latorre, precluderanno in futuro ogni azione sul piano internazionale e diplomatico per dipanare la matassa. Dovremo solo accettare le decisioni della Giustizia indiana con la quale Lei preferisce collaborare.
Mi farebbe piacere leggerla insieme alle migliaia di cittadini del gruppo di Facebook che amministro ed a cui estendo per conoscenza la presente, e che si stanno impegnando per tenere alta l’attenzione sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (https://www.facebook.com/groups/337996802910475/) e degli altri 387 che con me hanno sottoscritto un Esposto sui fatti alla Procura della Repubblica di Roma perché siano accertate le responsabilità di chicchessia dal 15 febbraio 2012 ad oggi.
Distinti saluti

Gen. Brig. (ris) dott. Fernando Termentini
fonte: http://www.difesaonline.it

05/05/14

Vicenda Fucilieri di Marina: dovrebbe essere iniziata una nuova fase, quale?



maro

Appena 10 giorni orsono tutti coloro che dal primo momento si occupano della triste vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, hanno gridato un entusiastico “evviva!” leggendo le agenzie di stampa attraverso le quali la Ministro Mogherini annunciava l’inizio di una nuova fase per i due Fucilieri di Marina.
Dopo mesi di buio assoluto, infatti, in cui il Governo Letta aveva proseguito la linea di accondiscendenza nei confronti dell’India instaurata dal Governo Monti, qualcosa di nuovo sembrava affacciarsi all’orizzonte.
De Mistura l’inviato speciale italiano veniva sollevato dall’incarico di “inviato speciale” seppure accompagnato da parole di “summa cum laude” in cui probabilmente ha creduto solo lui  dopo che il suo machiavellico approccio al problema aveva prodotto i risultati a tutti noti.
Finalmente la Responsabile della Farnesina ci faceva sapere che “E’ stato avviato un percorso di procedura internazionale sul caso dei due fucilieri detenuti in India”, sostituendo le ricorrenti assicurazioni del precedente Ministro che per quasi un anno insieme a de Mistura ci avevano assicurato con cadenza ciclica “un processo rapido ed equo”, con qualcosa di concreto sul piano giuridico. Qualcosa da tempo auspicato da moltissimi, esperti di Diritto Internazionali, analisti di situazione, esperti di pirateria marittima, comuni cittadini ed in primis l’Ambasciatore Terzi che dall’11 marzo 2012 tuonava, solo contro tutti, la necessità di ricorrere all’Arbitrato internazionale.
Una voce quella della Mogherini a cui faceva da controcanto l’altra importante dichiarazione del Ministro della Difesa Pinotti che nella stessa circostanza invocava il diritto italiano di garantire ai due militari l’immunità funzionale, prerogativa riconosciuta in tutto il mondo e non invocata – almeno per quanto noto – solo dai predecessori della Pinotti nei precedenti Governi Monti e Letta.
La Ministro in quei giorni annunciava quindi l’inizio di “una fase nuova” anche se forse iniziata in un modo non completamente condivisibile, partendo da un atto ufficiale come la quinta nota verbale inviata all’India, riservandosi di decidere il tipo di passi successivi da compiere dopo la risposta indiana.
Oggi, 5 maggio tutto è tornato nel silenzio più assoluto come se il problema dei due Marò non esistesse da 800 giorni. Così però non è e lo  sappiamo tutti noi che in questi lunghi mesi non ci siamo mai arresi e non ci arrenderemo  di fronte all’isteresi che contraddistingue molti dei livelli Istituzionali impegnati nella vicenda specifica.
Non ci si può accontentare solo di dichiarazioni del momento peraltro, si conceda l’espressione, viziate da un’inerzia incomprensibile dal momento che il MAE ancora produce note verbali quando, generalmente, dopo la prima nota formalizzata senza esito si procede agli atti che il Diritto Internazionale mette a disposizione, primo fra tutti l’Arbitrato.
Non ci si può accontentare che il Premier Renzi continui ad assicurare il suo personale impegno nella vicenda e di farsi carico di parlare della vicenda  con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, dimenticando alcune precedenti posizioni dello stesso sul problema e dimenticando, soprattutto, che un’ingerenza ufficiale delle NU nel caso specifico non rientra nelle attribuzioni dell’ONU. Ci saremmo aspettati, invece, un’iniziativa che confermasse l’approccio decisionista che sembra contraddistinguere l’attuale Premier: avviare immediatamente un Arbitrato Internazionale, prassi usuale in ambito di controversie fra Stati che solo l’Italia ha abiurato nel caso di due Marò, forse per non disturbare altri interessi ben più importanti della sorte di due militari svenduti ad un Paese Terzo.
Il silenzio di regime è tornato ad essere imperante e quello che più preoccupa, fatte salve poche eccezioni, è la condivisione del mutismo da  parte degli organi di informazione forse più interessati a non disturbare chi garantisce loro il sostegno pubblico attraverso le prebende di Stato. Aspettiamoci altre parole a ridosso del 25 maggio, sicuramente non fatti.


E’ assurdo che i Presidenti delle Commissioni Esteri e Difesa sono stati pronti a far sentire il loro sdegno con altisonanti proponimenti che tali sono rimasti, quasi che esistano note di linguaggio di regime che non possono essere superate.  E’ una vera e propria presa in giro che non credo gli italiani meritino, soprattutto Massimiliano, Salvatore e le loro famiglie.
Tutto ciò è inaccettabile in quanto lede i diritti dei cittadini di una democrazia moderna ai quali non può essere negata l’informazione in particolare quando trattasi della sorte di due Militari italiani colpevoli solo di aver adempiuto il compito loro assegnato.
Non lasciamoci trascinare dal silenzio, non lasciamoci convincerci che la riservatezza gioca a vantaggio dei nostri “fratelli” e scuotiamo la polvere che si è depositata su tutti i media per nascondere la loro accondiscendenza a ciò che i regime vuole o non vuole.
L’annunciata nuova fase ormai è tempo che inizi e non sia invece l’ennesimo motivo per guadagnare tempo nell’affrontare una vicenda che ormai ha del grottesco se non fosse vera e per la quale cediamo giorno dopo giorno un pezzo di credibilità nazionale.
Massimiliano e Salvatore attendono da troppo tempo alla stessa stregua delle loro famiglie, non dobbiamo renderci complici di chi forse ha già pianificato di accettare condanne lievi, un rientro (quando?) in Italia in base ad accordi bilaterali sottoscritti con l’India sulla sorte dei delinquenti comuni dei due Paesi ed intanto prende tempo stilando note verbali.
Non stiamo contrattando lo scambio di merci ma della vita e del futuro di nostri concittadini che hanno scelto di dedicare la propria vita al servizio dello Stato.

Fernando Termentini - 5 maggio 2014

fonte: http://www.lavalledeitempli.net

02/05/14

MARO’, IL GOVERNO CONTINUA CON I PASTICCI










 
DI ENNIO REMONDINO

Marò ostaggio e tempi ancora lunghi per liberarli. Sul caso l’Italia cambia strategia. De Mistura esce di scena. Rientra a Delhi l’ambasciatore italiano per ‘la nuova fase’ con l’avvio di procedure internazionali. Verso un arbitrato. L’anti pirateria non è solo una questione tra Italia e India.

Tra avidità e provocazione. Un avvocato indiano ha presentato alla Corte Suprema dell’India una richiesta di trasferimento del caso dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da New Delhi a una speciale Corte del Kerala. La ‘Transfer Petition’ è firmata da Freddy John Bosco, proprietario del peschereccio St. Antony coinvolto nell’incidente in cui morirono due pescatori. L’avvocato Usha Nandini ha chiesto che in attesa della risposta della Corte sia sospeso l’iter in corso a Delhi. Una questione di soldi, oltre a quelli già presi dalle famiglie delle vittime o anche provocazione politica?

 La solidarietà del presidente Napolitano e “La svolta” del governo. Ma quale svolta? Dopo 2 anni dai fatti parte una non precisata “Procedura internazionale”. Finora era un contenzioso casereccio? Comunque sia abbiamo iniziato dall’antico, modello Cancellerie, con l’invio in India di una “Nota verbale”. Un primo passo, rassicura la ministro degli Esteri Federica Mogherini in audizione al Senato, che se non darà esiti sfocerà nel ricorso a strumenti internazionali quali l’arbitrato. Oltre la decisione di far rientrare a Delhi l’ambasciatore italiano Daniele Mancini per seguire “la nuova fase”

 Licenziato con onore l’ex sottosegretario Staffan de Mistura a cui viene riconosciuta “dedizione e l’instancabile impegno”. Ma senza risultati. Per colpa di chi? Secondo la giovane neo ministro degli Esteri “Servono figure nuove, stiamo definendo un collegio di esperti sotto la guida di un coordinatore per seguire la nuova fase”. Che servano soltanto adesso degli ‘esperti’ farebbe paura e l’indefinita “Nuova fase” che ritorna fa un po’ sorridere. Sul ‘nuovo’ che avanza, l’esempio non incoraggiante della ‘nota verbale’ annunciata. La quinta ci risulta. Mentre non sono note eventuali risposte.

   Ma cosa andiamo a dire alle autorità indiane con questa raffica di note verbali? Ci viene ripetuto che “La divergenza è sulla giurisdizione”. Perbacco! Ora “Chiediamo l’avvio di un ‘exchange of views’ – che vuol dire uno scambio di vedute ma suona meglio in ingles – sulla disputa e il ritorno dei marò in Italia”. Semplice. La Bonino forse non ci aveva pensato. A ribadire l’ovvio anche la ministro della Difesa Roberta Pinotti. “Ad oltre due anni dall’incidente, a fronte di un atteggiamento da parte dell’India dilatorio, manca ancora un atto di accusa valido nei confronti dei due fucilieri di marina”.

Dei due Marò parla anche il presidente Napolitano nel suo discorso per il 25 aprile. Parole che seguono l’annuncio del governo di cui sopra. La proclamata e non esplicata ‘svolta’ nella vicenda. Certamente verso un arbitrato. A spiegare un po’ di più e meglio rispetto al ‘politichese’ riservato dalle due ministro nell’audizione al senato, un’intervista della stessa ministro degli Esteri Mogherini al quotidiano Il Tempo. Nuove fase ancora imprecisata “I cui tempi, però, non si annunciano brevi. Percorso internazionale lungo e complesso né breve né semplice”. Nuova fase senza alcuna novità.

Sotto: Staffan de Mistura




di Ennio Remondino - 27 aprile 2014
fonte. https://luciogiordano.wordpress.com

27/04/14

Staffan De Mistura a Capri, i Marò nelle grinfie dell'India










 Staffan De Mistura: dopo due anni inconcludenti sul caso dei marò, un buen retiro pagato a Anacapri



Staffan De Mistura, cui il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha dato il benservito da plenipotenziario per la vicenda dei marò in India, si è trovato una collocazione di tutto rispetto e da invidiare: sarà il direttore generale della “Fondazione Axel Munthe”, a Capri, anzi Anacapri. Il posto, ha scritto Vincenzo Nigro su Repubblica, glielo ha dato il Governo della Svezia, dove Staffan De Mistura è nato e di cui era e forse è ancora cittadino.
Staffan De Mistura paga per il fallimento della trattativa per liberare i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dalle grinfie degli indiani.  Magari non tutte le colpe sono sue: lo hanno condizionato le mire del ministro degli Esteri del 2012 Giulio Terzi e del primo ministro Mario Monti, l’inadeguatezza complessiva dell’apparato diplomatico italiano, già apprezzata nelle varie vicende di navi ostaggio dei pirati; tutti elementi che si sono aggiunti a dei probabili limiti individuali.
La nuova sede di Staffan De Mistura è uno dei posti più belli del mondo, sulla punta di Anacapri, dove duemila anni fa viveva nella sua villa diffusa fra le rocce l’imperatore Tiberio, dividendo il suo tempo fra le cure del potere e quelle dei suoi piaceri immortalati da Svetonio e da Tinto Brass; circa un secolo fa lo psichiatra svedese Axel Munthe recuperò le rovine, costruì una villa e vi si trasferì, raccontando la storia in un bellissimo libro, “La storia di San Michele”, ormai fuori commercio se non dell’usato.
Contemplando l’ineguagliabile panorama che si gode dal picco di Anacapri, Staffan De Mistura potrà meditare sugli errori commessi e sulle tante parole un po’ difficili da capire che ha detto, frasi degne delle ultime parole famose della Domenica del Corriere dei bei tempi: da quella che lui e i due marò erano “un team” o quella che gli indiani
hanno capito che la pazienza dell’Italia è finita”,
a metà fra Cicerone e Mussolini, fino all’ultima di un mese prima del siluramento:
“Dobbiamo reagire con glacialità, ma spero con efficacia”.
Tra i molti articoli che hanno trattato la notizia del siluramento di Staffan De Mistura, quello di Pino Corrias sul Fatto merita speciale citazione:
“Non riuscendo a rimpatriare i due marò italiani, il Governo ha deciso di rimpatriare lui, il molto diplomatico Staffan de Mistura, marchese dalmata, classe 1947, dichiarando “esaurito il suo ruolo”.
Peccato. Ci stavamo abituando ai suoi sorridenti briefing che di quando in quando ci aggiornavano che “un passo avanti è stato fatto” con le autorità indiane, niente paura, “la ragionevolezza prevarrà”. E i marò? “Sono seri. Determinati. Con il morale fermo”. Eccetera.
Questo per una dozzina di viaggetti business class tra Roma e l’India, sempre con guardaroba adeguato alle stagioni – lino, cotone, cachemire – e agli alti consessi convocati in qualità [prima di sottosegretario agli Esteri del Governo tecnico di Mario Monti e poi] di Inviato speciale del governo, nomina di Enrico Letta, mentre ogni filo diplomatico si ingarbugliava, battaglioni di studi legali dislocati sui due emisferi si spedivano raffiche di diffide, deduzioni, memorie.
I tempi del processo si diluivano al punto che tra conflitti legislativi e altri labirinti procedurali, sono trascorsi 26 mesi e ancora non s’è capito chi debba giudicare Massimiliano La Torre e Sebastiano Girone e neppure quale sia esattamente il loro capo di imputazione.
Non proprio un successo diplomatico. Per di più, considerando la statura del nostro Staffan, e a volo d’uccello la sua biografia. Nato da famiglia nobile a Stoccolma. Apolide, federalista, massone. Romano d’adozione, anzi pariolino. Ginnasio dai Gesuiti. Laurea alla Sapienza con tesi preveggente in “Negoziati complessi”. All’Onu dal 1971″.
Staffan De Mistura, prosegue il racconto di Pino Corrias, ha scalato molte
“perigliose missioni destinate ai luoghi insanguinati del pianeta, Ruanda, Somalia, Iraq, Afghanistan. Organizzando dalle sedi diplomatiche più adatte spedizioni umanitarie e assistenza ai profughi. Ma sempre traversando i bordi di quelle immani tragedie da una distanza di sicurezza, parlandone ai convegni e alle cene che li completavano, dove esibiva la sua proverbiale competenza nel baciamano. Carlo Azeglio Ciampi nel 1999 gli conferisce la cittadinanza italiana. Giorgio Napolitano lo nomina Grande Ufficiale. La città di Trieste lo festeggia Dalmata dell’Anno”.
Possibile che, si chiede Pino Corrias,
“di tanti onori in patria, nulla sia trapelato in India?


L’americano Edward Luttwak
“ha risposte semplici a questioni complesse”:
“Staffan è solo un bellimbusto e in India è considerato un cretino”,
anche se facendo così Luttwak, secondo Pino Corrias,
“dimentica quante cose si siano intrecciate intorno a questo braccio di ferro: il nazionalismo indiano che pretende massime pene per gli italiani, gli 8 miliardi di dollari di interscambi commerciali, l’incolumità del nostro ambasciatore Daniele Mancini, varie campagne elettorali in India e persino quella permanente in Italia”.
Anche Vincenzo Nigro, pur non potendo negare il fallimento di De Mistura, gli trova delle attenuanti,
non solo per il precipitare dell’annuncio (“Secondo fonti della Farnesina, l’accelerazione annunciata ieri dalla Mogherini e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti in audizione alla Camera è stata suggerita dal presidente del Consiglio Renzi anche per contrastare gli attacchi al governo sul caso marò a poche settimane dalle elezioni europee. E in effetti della “nuova squadra” che dovrà occuparsi dei due fucilieri di Marina per ora ancora non si ha notizia, se non del fatto che sarà un gruppo di esperti tecnico-giuridici”),
non solo per la correttezza del comportamento di De Mistura (“da “soldato” della diplomazia, ha commentato la scelta del governo dicendo di condividerla, «questa nuova, importante, e necessaria svolta richiede giustamente una nuova squadra di sostegno a tale specifico impegno: sono totalmente convinto che l’Italia saprà riportare Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in Patria con onore»),
ma anche per gli ingiusti attacchi di cui è stato vittima da parte di personaggi che dovrebbero solo e sempre tacere:
“Contro De Mistura infieriscono i suoi avversari politici, innanzitutto Ignazio La Russa, che era ministro della Difesa quando fu varata la legge che mise i marò a bordo delle navi civili con procedure e regole di ingaggio che hanno poi prodotto l’incidente di 2 anni fa. Dice La Russa che «con il benservito a De Mistura e il via ad una fase di internazionalizzazione della vicenda ma con tre mesi di ritardo, anche il ministro degli Esteri Mogherini converge sulle posizioni sostenute da sempre da Fratelli d’Italia». De Mistura era stato nominato “inviato speciale” per il caso marò da Monti provocando l’immediata gelosia dell’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi. Appena possibile, Terzi lo aveva escluso dal negoziato con l’India, e oggi lo attacca anche senza nominarlo: «Mi chiedo se questa del governo Renzi è la tattica ispirata da uno dei protagonisti dello scellerato rinvio in India dei due marò il 22 marzo dell’anno scorso, dopo aver partecipato ad un’opera di convincimento sui due militari, insieme all’allora ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, perché non si opponessero al loro ritorno». Lui, Terzi, approvò il rientro in India, salvo decidere poi di cavalcare il caso per provare a entrare in politica. Cosa che per ora non gli è riuscita”.


Staffan De Mistura, cui il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha dato il benservito da plenipotenziario per la vicenda dei marò in India, si è trovato una collocazione di tutto rispetto e da invidiare: sarà il direttore generale della “Fondazione Axel Munthe”, a Capri, anzi Anacapri. Il posto, ha scritto Vincenzo Nigro su Repubblica, glielo ha dato il Governo della Svezia, dove Staffan De Mistura è nato e di cui era e forse è ancora cittadino.
Staffan De Mistura paga per il fallimento della trattativa per liberare i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dalle grinfie degli indiani.  Magari non tutte le colpe sono sue: lo hanno condizionato le mire del ministro degli Esteri del 2012 Giulio Terzi e del primo ministro Mario Monti, l’inadeguatezza complessiva dell’apparato diplomatico italiano, già apprezzata nelle varie vicende di navi ostaggio dei pirati; tutti elementi che si sono aggiunti a dei probabili limiti individuali.
La nuova sede di Staffan De Mistura è uno dei posti più belli del mondo, sulla punta di Anacapri, dove duemila anni fa viveva nella sua villa diffusa fra le rocce l’imperatore Tiberio, dividendo il suo tempo fra le cure del potere e quelle dei suoi piaceri immortalati da Svetonio e da Tinto Brass; circa un secolo fa lo psichiatra svedese Axel Munthe recuperò le rovine, costruì una villa e vi si trasferì, raccontando la storia in un bellissimo libro, “La storia di San Michele”, ormai fuori commercio se non dell’usato.
Contemplando l’ineguagliabile panorama che si gode dal picco di Anacapri, Staffan De Mistura potrà meditare sugli errori commessi e sulle tante parole un po’ difficili da capire che ha detto, frasi degne delle ultime parole famose della Domenica del Corriere dei bei tempi: da quella che lui e i due marò erano “un team” o quella che gli indiani
hanno capito che la pazienza dell’Italia è finita”,
a metà fra Cicerone e Mussolini, fino all’ultima di un mese prima del siluramento:
“Dobbiamo reagire con glacialità, ma spero con efficacia”.
Tra i molti articoli che hanno trattato la notizia del siluramento di Staffan De Mistura, quello di Pino Corrias sul Fatto merita speciale citazione:
“Non riuscendo a rimpatriare i due marò italiani, il Governo ha deciso di rimpatriare lui, il molto diplomatico Staffan de Mistura, marchese dalmata, classe 1947, dichiarando “esaurito il suo ruolo”.
Peccato. Ci stavamo abituando ai suoi sorridenti briefing che di quando in quando ci aggiornavano che “un passo avanti è stato fatto” con le autorità indiane, niente paura, “la ragionevolezza prevarrà”. E i marò? “Sono seri. Determinati. Con il morale fermo”. Eccetera.
Questo per una dozzina di viaggetti business class tra Roma e l’India, sempre con guardaroba adeguato alle stagioni – lino, cotone, cachemire – e agli alti consessi convocati in qualità [prima di sottosegretario agli Esteri del Governo tecnico di Mario Monti e poi] di Inviato speciale del governo, nomina di Enrico Letta, mentre ogni filo diplomatico si ingarbugliava, battaglioni di studi legali dislocati sui due emisferi si spedivano raffiche di diffide, deduzioni, memorie.
I tempi del processo si diluivano al punto che tra conflitti legislativi e altri labirinti procedurali, sono trascorsi 26 mesi e ancora non s’è capito chi debba giudicare Massimiliano La Torre e Sebastiano Girone e neppure quale sia esattamente il loro capo di imputazione.
Non proprio un successo diplomatico. Per di più, considerando la statura del nostro Staffan, e a volo d’uccello la sua biografia. Nato da famiglia nobile a Stoccolma. Apolide, federalista, massone. Romano d’adozione, anzi pariolino. Ginnasio dai Gesuiti. Laurea alla Sapienza con tesi preveggente in “Negoziati complessi”. All’Onu dal 1971″.
Staffan De Mistura, prosegue il racconto di Pino Corrias, ha scalato molte
“perigliose missioni destinate ai luoghi insanguinati del pianeta, Ruanda, Somalia, Iraq, Afghanistan. Organizzando dalle sedi diplomatiche più adatte spedizioni umanitarie e assistenza ai profughi. Ma sempre traversando i bordi di quelle immani tragedie da una distanza di sicurezza, parlandone ai convegni e alle cene che li completavano, dove esibiva la sua proverbiale competenza nel baciamano. Carlo Azeglio Ciampi nel 1999 gli conferisce la cittadinanza italiana. Giorgio Napolitano lo nomina Grande Ufficiale. La città di Trieste lo festeggia Dalmata dell’Anno”.
Possibile che, si chiede Pino Corrias,
“di tanti onori in patria, nulla sia trapelato in India?
L’americano Edward Luttwak
“ha risposte semplici a questioni complesse”:
“Staffan è solo un bellimbusto e in India è considerato un cretino”,
anche se facendo così Luttwak, secondo Pino Corrias,
“dimentica quante cose si siano intrecciate intorno a questo braccio di ferro: il nazionalismo indiano che pretende massime pene per gli italiani, gli 8 miliardi di dollari di interscambi commerciali, l’incolumità del nostro ambasciatore Daniele Mancini, varie campagne elettorali in India e persino quella permanente in Italia”.
Anche Vincenzo Nigro, pur non potendo negare il fallimento di De Mistura, gli trova delle attenuanti,
non solo per il precipitare dell’annuncio (“Secondo fonti della Farnesina, l’accelerazione annunciata ieri dalla Mogherini e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti in audizione alla Camera è stata suggerita dal presidente del Consiglio Renzi anche per contrastare gli attacchi al governo sul caso marò a poche settimane dalle elezioni europee. E in effetti della “nuova squadra” che dovrà occuparsi dei due fucilieri di Marina per ora ancora non si ha notizia, se non del fatto che sarà un gruppo di esperti tecnico-giuridici”),
non solo per la correttezza del comportamento di De Mistura (“da “soldato” della diplomazia, ha commentato la scelta del governo dicendo di condividerla, «questa nuova, importante, e necessaria svolta richiede giustamente una nuova squadra di sostegno a tale specifico impegno: sono totalmente convinto che l’Italia saprà riportare Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in Patria con onore»),
ma anche per gli ingiusti attacchi di cui è stato vittima da parte di personaggi che dovrebbero solo e sempre tacere:
“Contro De Mistura infieriscono i suoi avversari politici, innanzitutto Ignazio La Russa, che era ministro della Difesa quando fu varata la legge che mise i marò a bordo delle navi civili con procedure e regole di ingaggio che hanno poi prodotto l’incidente di 2 anni fa. Dice La Russa che «con il benservito a De Mistura e il via ad una fase di internazionalizzazione della vicenda ma con tre mesi di ritardo, anche il ministro degli Esteri Mogherini converge sulle posizioni sostenute da sempre da Fratelli d’Italia». De Mistura era stato nominato “inviato speciale” per il caso marò da Monti provocando l’immediata gelosia dell’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi. Appena possibile, Terzi lo aveva escluso dal negoziato con l’India, e oggi lo attacca anche senza nominarlo: «Mi chiedo se questa del governo Renzi è la tattica ispirata da uno dei protagonisti dello scellerato rinvio in India dei due marò il 22 marzo dell’anno scorso, dopo aver partecipato ad un’opera di convincimento sui due militari, insieme all’allora ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, perché non si opponessero al loro ritorno». Lui, Terzi, approvò il rientro in India, salvo decidere poi di cavalcare il caso per provare a entrare in politica. Cosa che per ora non gli è riuscita”.

Pubblicato il 26 aprile 2014

fonte: http://www.blitzquotidiano.it

26/04/14

CASO MARO' - LA VOCE DI UN ITALIANO






I due Marò: anche Napolitano sbaglia ?


Marco Lillo oggi pubblica su “Fatto quotidiano” un articolo che di fatto rinnega le tradizioni garantiste della corrente politica del giornale a cui il quotidiano fa riferimento, tracciando una disamina dei fatti che partono - in assenza di prove certe e di una sentenza - da affermazioni di colpevolezza e non di presunta innocenza come invece uno Stato di Diritto vorrebbe. (http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/non-rompete-maro-mentre-italia-napolitano-giu-76119.htm, Non rompete i Marò - mentre in Italia, da Napolitano in giù, tutti a fare retorica sui Fucilieri “trattenuti” o “Prigionieri” in India la fanno facile: hanno ammazzato due pescatori …..


L’autore trova spunto dalle parole del Presidente Napolitano che durante la celebrazione del 25 aprile ha coniugato momenti della Resistenza alla vicenda dei Marò, scrivendo “Poi ha salutato "i familiari dei 103 ufficiali del reggimento Regina trucidati nell'isola di Kos per non essersi piegati ai tedeschi". Infine ha virato sul giusto tributo alle missioni in Kosovo e Libano che "fanno onore all'Italia" ed è a questo punto che, legando idealmente la forza giusta di ieri (della Resistenza) alla forza giusta di oggi (le missioni di pace) ha ricordato i fucilieri. Così poco prima di "Viva la Resistenza, Viva le Forza Armate, Viva la Repubblica" ha scandito: "Desidero non far mancare una parola per come fanno onore all'Italia i nostri due marò a lungo ingiustamente trattenuti lontano dalle loro famiglie e dalla loro patria".

Meraviglia anche leggere “il richiamo di ieri all'onore dei fucilieri nel discorso della Liberazione è un grave errore storico, politico e diplomatico? Si può dire che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, anche se devono essere liberati perché erano in missione in acque internazionali, non c'entrano nulla con i 103 ufficiali di Kos?

Sicuramente dott. Lillo in democrazia si può dire di tutto ma a mio modesto parere è forzato il Suo invito al Presidente Napolitano “Prima di dire che i due fucilieri italiani fanno onore all'Italia, Napolitano dovrebbe provare a vedere la storia con gli occhi dell'India e della comunità internazionale. Tutti gli italiani dovrebbero provare a pensare alla reazione che può suscitare in India, un Paese che va alle elezioni a maggio, questo atteggiamento”.

Le chiedo e mi chiedo infatti perchè  il Capo delle Forze Armate e gli italiani dovrebbero preoccuparsi delle elezioni indiane nel rivendicare diritti contemplati dalle convenzioni internazionali.

Le farà, comunque, piacere di sapere che  io sono fra coloro che oltre ad informarsi su “Libero o Il Giornale” (spero che non ne abbia a male) lo fa anche leggendo il Corriere, Repubblica, Avvenire ed anche il Fatto Quotidiano. Forse proprio per questo vedo la vicenda di quanto avvenuto in India non solo  “con gli occhi di Latorre e Girone” ma anche “con quelli di Ajeesh Pink, un pescatore di 25 anni del villaggio di Eraiyumanthurai nel sud del Tamil Nadu. Suo padre, dopo un incidente che gli portò via due arti nel 2003, morì”.

Proprio per questo invoco il diritto degli uomini di essere giudicati dal loro giudice naturale e non da quello imposto da Delhi o dalle correnti politiche dominanti in Kerala, e lo faccio - mi permetta -  con la lucidità di pensiero comune a chi si informa su 360° non limitandosi a leggere racconti di parte.

Apprezzo il suo senso umano nel parlare dei morti e delle famiglia e ne condivido lo spirito, ma non posso apprezzare il suo approccio colpevolista che peraltro deriva dall’affermazione “Su quello che è accaduto il 15 febbraio del 2012 esistono due versioni. Per il Governo italiano: "Alle ore 12 la petroliera italiana Enrica Lexie veniva avvicinata da un'imbarcazione da pesca, con a bordo cinque persone armate con evidenti intenzioni di attacco. I militari del battaglione San Marco in accordo con le regole d'ingaggio in vigore, mettevano in atto graduali misure di dissuasione con segnali luminosi fino a sparare in acqua tre serie di colpi d'avvertimento, a seguito dei quali il natante cambiava rotta".

Secondo i pescatori indiani sul St Anthony dormivano tutti dopo una notte di pesca…….Il capitano Freddy Louis, ha raccontato di essere stato svegliato dal suono della sirena e di avere scoperto il timoniere Jelestine già morto. Poi un ‘fuoco continuo a distanza di circa 200 metri' avrebbe ucciso anche Ajesh”.

Proprio per questo dovremmo essere cauti nelle conclusioni anche in considerazione che la versione indiana come noto è confutata da controanalisi di esperti italiani (www.seeninside.net/piracy)  mentre gli investigatori indiani ancora devono produrre prove certe.

La inviterei anche ad approfondire le sue affermazioni quando scrive che le perizie indiane sono state fatte davanti ai nostri Carabinieri. Sarebbe opportuno, infatti che a tale riguardo ripercorra i fatti, perché agli esperti del RIS fu proibito di assistere alle analisi balistiche comparative .

Concludo pregandola di non ricorrere ad Einstein: "Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell'umanità", per contestare parole del Capo delle Forze Armate che da tempo invece in moltissimi ci aspettavamo. Personalmente sono immune, mi creda, dal “morbillo” a cui faceva cenno Einstein, ed a differenza di altri forse a Lei più simpatici, rigetto ogni forma di antimilitarismo ed il rinnegare preconcetto dei valori che hanno fatto grande il nostro Paese.

Lo affermo con la convinzione personale che il senso dello Stato e della Patria come terra che conserva le spoglie di chi ci ha preceduto e ne tramanda le tradizioni, non è una malattia infettiva, bensì la molla per continuare ad impegnarsi per la crescita della nostra Nazione.

Lo sottoscrivo in base all’esperienza che ho condiviso in passato con coloro che in Kosovo, in Bosnia, in Kuwait in Libano, in Afghanistan,  hanno fatto onore all’Italia garantendo  agli altri i diritti umani, senza paura di contrarre malattie contagiose.

DI Fernando Termentini, 26 aprile 2014 - 16,00

fonte:  http://fernandotermentini.blogspot.it

Marò:Italia schiava dei giochetti indiani?





 

 

 

Oltre ai Marò anche il nostro paese sembra ostaggio della politica indiana e dei continui magheggi che avvocati e politici stanno architettando sulle spalle di Salvatore e Massimiliano



Ormai è chiaro da tempo che i due fucilieri di marina Latorre e Girone, sono ostaggi se non “schiavi” della politica indiana, della sua lentezza e della voglia di utilizzarli come “merce” di scambio per chissà quale favore da chiedere in cambio della loro liberazione.
Un avvocato indiano ha presentato ieri alla Corte Suprema dell’India una richiesta formale di trasferimento del caso dei Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da New Delhi ad una speciale Corte del Kerala. La “Transfer Petition” è firmata da Freddy John Bosco, il proprietario del peschereccio St.Antony coinvolto nell’incidente del 15 febbraio 2012 in cui morirono due pescatori. L’avvocato Usha Nandini V. ha chiesto che in attesa della risposta della Corte sia sospeso l’iter in corso a Delhi.
Nella “Transfer petition“, di cui l’ANSA ha visionato una copia, si chiede di trasferire la causa in sospeso presso il Chief Metropolitan Magistrate di Patiala House e il giudice speciale della Session Court a New Delhi «alla Corte speciale II del magistrato speciale, Ufficio centrale di indagini, a Kochi in Kerala, o a qualsiasi altra corte competente del Kerala».


Nel documento si sostiene che, se pure la Corte Suprema ha stabilito che il Kerala non ha giurisdizione per intervenire nel caso mentre tale giurisdizione è dello Stato indiano, «è evidente che il Kerala è parte di questo Stato e che è naturale che il processo possa svolgersi in un luogo il più vicino possibile a dove è avvenuto l’incidente». Inoltre, si dice ancora, «la maggior parte dei testimoni sono keralesi e la lingua è il Malayam, per cui il processo dovrebbe essere condotto in questa stessa lingua.

 di Redazione - 26 aprile 2014

fonte: http://www.iljournal.it

25/04/14

Maro’: Mogherini, per soluzione ci vorra’ tempo






ROMA – L’avvio delle procedure per l’arbitrato internazionale è una buona notizia, ma ci vorra’ tempo per risolvere la vicenda dei due marò trattenuti in India. Lo spiega in un’intervista al Tempo il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Questo passaggio, afferma il ministro a proposito della nuova fase annunciata ieri nell’audizione al Senato, ”è necessario, ma non deve portare ad aspettative su una soluzione rapida. I marò e le loro famiglie sono i primi a saperlo. Il punto è approdare a un livello di discussione adeguato. C’è una divergenza sull’attribuzione della giurisdizione e queste controversie si risolvono attraverso gli strumenti del diritto internazionale”.
Una scelta dunque che dà speranza, “Li vogliamo in Italia. Ma non saranno tempi brevi”, ha detto Mogherini secondo cui la “fase nuova” si porta inevitabilmente appresso l’«esaurimento» del ruolo di Staffan de Mistura, inviato speciale del governo in India, il rientro a Delhi dell’ambasciatore italiano, Daniele Mancini, e l’internazionalizzazione del caso.
Ministro Mogherini, la vostra «svolta» mette la parole «fine» al ruolo di de Mistura.




«L’ho già detto in Parlamento e lo ribadisco: se siamo arrivati all’apertura di questa nuova fase è anche grazie al lavoro di de Mistura. Mercoledì sera abbiamo parlato a lungo, lui ha contribuito notevolmente all’avvio di questa nuova fase. Non solo il suo lavoro è apprezzato da me e dal governo, ma è con lui che abbiamo definito questo passaggio. Il suo ruolo di inviato speciale non ha più senso ma non perché è de Mistura, ma perché non è più il momento di avere un inviato speciale. Uno scenario diverso ha bisogno di ruoli e funzioni diverse. Il focus, dunque, non è tanto su de Mistura, che ha svolto ottimamente il suo ruolo, ma sul fatto che abbiamo avviato la fase dell’internazionalizzazione di cui avevamo già parlato e su cui il Parlamento si era espresso all’unanimità. Da questa nuova fase discende da un lato il rientro a Delhi dell’ambasciatore Mancini, che seguirà la conclusione delle elezioni e la formazione del nuovo governo indiano, dall’altra l’istituzione di un gruppo di esperti che accompagni la nuova fase da un punto di vista tecnico-giuridico».


L’apertura di una nuova fase significa che quella precedente era inadeguata?
«E stato il mio predecessore, Emma Bonino, a inviare la prima nota verbale che ha aperto la strada al nuovo percorso. Anche il governo precedente, dunque, a febbraio, aveva indicato questa via».
Il governo precedente, però, è stato lento e poco incisivo nell’intraprenderla.
«Di questo non parlo, né dei mesi né degli anni che hanno preceduto questo governo. Ne parleremo alla fine. Adesso occorre ragionare su quello che c’è da fare per provare a chiudere questa vicenda. È un momento in cui una lettura politica del caso non è utile. La faremo a vicenda conclusa».
Ci sono già dei nomi sul gruppo di esperti e sul coordinatore?
«Ci stiamo lavorando in questi giorni e in queste ore. Abbiamo preso l’impegno di fare un passaggio parlamentare per sottolineare che abbiamo lavorato benissimo con il Parlamento e le Commissioni di Camera e Senato. Una sinergia utilissima per mostrare agli interlocutori internazionali che l’Italia parla con una sola voce. Per correttezza istituzionale abbiamo voluto dare questa comunicazione al Parlamento prima che alla stampa e vorremmo continuare così. Ci saranno ulteriori aggiornamenti in Parlamento ma anche la massima trasparenza verso l’informazione, soprattutto con voi che su questa vicenda avete preso importanti iniziative».
Le autorità indiane hanno risposto alla nota del 18 aprile con la quale il governo italiano chiede uno «scambio di vedute?»
«No, non ancora. L’hanno ricevuta i1 21 aprile e siamo ancora in attesa della risposta».
Cosa le fa pensare che questa nuova strada possa portare al successo?
«Questo passaggio è necessario, ma non deve portare ad aspettative su una soluzione rapida. I marò e le loro famiglie sono i primi a saperlo. Il punto è approdare a un livello di discussione adeguato. C’è una divergenza sull’attribuzione della giurisdizione e queste controversie si risolvono attraverso gli strumenti del diritto internazionale. Ma la dinamica internazionale non sarà né breve né semplice. È giusto che sia chiaro per evitare aspettative d’immediatezza ed è giusto configurare il quadro nel modo più realistico possibile».
E se fallisce anche la fase dell’internazionalizzazione? «Lo vedremo a tempo debito. E’ una via complessa e lunga, l’abbiamo appena intrapresa. Ci diamo qualche possibilità di successo. La strada che abbiamo scelto ha diverse tappe. La prima è quella di un exchange of views. Se si esaurisce con successo, bene, se non si esaurisce con un dialogo, o perché non ha luogo o perché non porta a una soluzione soddisfacente in tempi rapidi, ci sono le tappe successive del ricorso agli strumenti giuridici internazionali».
Ha parlato con Latorre e Girone?
«Sì, mercoledì sera. Noi ci sentiamo spesso anche se non necessariamente ne diamo notizia».
Erano soddisfatti per la decisione del governo?




«Sì. È chiaro che loro vivono una situazione di preoccupazione, che condivido anch’io. Però sono soddisfatti del nuovo passaggio, che per loro non è una sorpresa perché ci siamo parlati in queste settimane e sapevano che stavamo andando in questa direzione».


fonte: http://www.onuitalia.com


MARO'.........E LA FARSA CONTINUA








 
Pensierino della notte ........ a domani !!
( leggi articoli - vedi video )

MARO’, LE PALLOTTOLE NON TORNANO: I PROIETTILI CHE HANNO UCCISO I DUE PESCATORI NON ERANO DEI DUE FUCILIERI, GLI ORARI SONO SBALLATI E LE MACCHINE DA SCRIVERE SONO DUE

....E NELL’AUDIZIONE ALLA COMMISSIONI ESTERI, DE MISTURA RIVELA: NEI CORPI TROVATE PALLOTTOLE CALIBRO 7, 62, I NOSTRI MARO’ AVEVANO SOLO CALIBRO 5.56

.......eppure questa farsa va avanti da 796 giorni !!!

http://www.destradipopolo.net/?p=14200 - 13 novembre 2013

http://www.youtube.com/watch?v=CEnSplRKtUI - 1 luglio 2013

http://www.sicurezzaegiustizia.com/index.php/caso-maro-una-questione-di-stato-di-diritto/



23/04/14

Abbordaggio pirati ancora Marò a bordo I contractor costano



Un attacco di pirati ad un mercantile italiano nel golfo di Aden sventato dai militari del Nucleo di protezione a bordo del cargo. Ancora Marò come Nucleo di Protezione Militare a bordo di un mercantile partito dal porto di Gibuti e diretto al porto di Mascate, in Oman. Marò e non contractor
L’annuncio da parte dello Stato maggiore della Marina, che ci racconta come ieri alle 11 ora italiana, i marò imbarcati come Nucleo di Protezione Militare hanno evitato un tentativo di attacco da alcuni pirati a bordo di 6 imbarcazioni veloci. Nome della nave sconosciuto, come quello dell’ ufficiale di Cincnav che la notte dell’incidente Enrica Lexie autorizzò il comandante e a fare rotta verso l’India consegnando i due marò alla detenzione. Comunque, per questa operazione solo applausi.


 La marina sottolinea che «non sono stati riportati danni al personale di bordo e al mercantile, e la nave è ora fuori pericolo». In seguito all’attacco e all’allarme lanciato dal marcantile minecciato, il pattugliatore d’altura della Marina “Comandante Cigala Fulgosi”, dotato di elicottero e già presente nell’area, si è diretto verso il mercantile italiano per fornire supporto. Le dinamiche dell’attacco non sono state resa note ma, evidentemente, contro un elicottero e una nave da guerra non c’era partita.

Sui Nuclei di Protezione Militare e contractor privati nulla è ancora oggi chiaro e trasparente mente i due fucilieri di marina sulla Lexie restano nelle mani di una burocrazia inefficiente e nazionalista. La questione Marò come ‘regalo’ con lo sconto agli armatori pesa sul vecchio governo Berlusconi, ministro La Russa, come un macigno. Molti hanno favorito e molti altri hanno mentito. Sui Contractor antipirateria e su chi si appresta a farne un affare si occuperà ancora RemoContro.

Un dubbio dal passato per assaggio verso il presente. La “bulk carrier” Montecristo della Dalmare sequestrata nell’ottobre 2011 al largo della Somalia. 23 persone di equipaggio compreso un nucleo di specialisti antipirateria, “Non armati”, si precisa e si fa finta di crederci. Asserragliati nella “Cittadella blindata”, resistono sino all’intervento liberatore di marines inglesi. C’è persino la favola di una bottiglia con messaggio di soccorso gettata a mare. La piaggeria sciocca esagera sempre.


 Per il momento ci accontentiamo di quella vecchia e indorata storia andando ad aggiungere che sulla Montecristo del gruppo D’Alessio di Livorno c’erano quattro “addetti alla sicurezza disarmati”, che non si capisce bene come potessero garantire la sicurezza stessa fornendo semplici consigli al comandante. Per fortuna sappiamo che tra loro c’era almeno un ex volontario dell’Esercito, forse un tenente, a giustificare un esborso armatoriale decisamente più alto che avere militari in prestito.

Ennio Remondino - 23 aprile 2014

fonte: http://www.remocontro.it

22/04/14

Oggi le comiche tra riflettori e scaricabarile


 

 

 

IL COMMENTO

Il Colosseo non si accende. Ritardi su ritardi, poi pressato dal nostro giornale, arriva il giorno sui Fori Imperiali

Ieri sera, alle ore 21, il Colosseo si sarebbe dovuto illuminare per solidarietà ai due marò. L’aveva stabilito una mozione in Campidoglio approvata dieci giorni fa. A una cert’ora, però, il Comune faceva trapelare l’indiscrezione che la Farnesina aveva detto no alle luci «per non alimentare polemiche con Nuova Delhi». Ma non era vero. Il ministro Mogherini, contattata da Il Tempo, cadeva dalle nuvole. «Ma che storia è?». Trascorrevano 5 minuti e in redazione richiamava trafelato l’ufficio stampa del sindaco. «No, il Colosseo non verrà illuminato ma il Campidoglio sì». Il Campidoglio? E che c’azzecca il Campidoglio? Le lancette correvamo veloci e pure il Campidoglio non s’accendeva. Arrivava di lì a poco un’altra, l’ennesima, telefonata. Ancora l’ufficio stampa del primo cittadino: «No, ehmmm... guardate, adesso accendiamo il Colosseo». Il Colosseo? Come il Colosseo? E il Campidoglio? Macché, niente da fare. Non s’accendeva il Colosseo, non s’accendeva il Campidoglio, lungo tutta via dei Fori Imperiali era buio pesto. Così abbiamo insistito. Richiamato. Protestato. Ci siamo intestarditi fino alle ore 22 quando finalmente il Colosseo s’è illuminato a giorno. Buonanotte sindaco. Quando si sveglia, cortesemente, se ci spiega perché.


Gian Marco Chiocci - 22/04/2014

fonte: i Tempo.it

MARO'- GIORNI DI SEQUESTRO : 7 9 3

GIORNI DI SEQUESTRO: 793
 
...Però SSsssssssssss !!!! Silenzio, non disturbate gli indiani,,devono votare.

VERITA' E GIUSTIZIA PER MASSIMILIANO E SALVATORE
.........................Per non dimenticare..........................
 
FONTE: vedi link

Sui marò l’ennesima gaffe di Marino


 

 

 

RIPORTIAMOLI A CASA

Il sindaco non accende il Colosseo e incolpa gli Esteri. Il ministro smentisce e il Campidoglio corre ai ripari

NATALE ROMA, MARINO "APRE" RICORRENZA CON CORONA A MILITE IGNOTO - FOTO 5

Cara Roma, sei su Scherzi a Parte . Perché un sindaco così, come Ignazio Marino, era davvero difficile andarlo a trovare. I romani ancora si chiedono dove lo sia andato a prendere il Pd e soprattutto perché. L’ultima performance del chirurgo marziano è una commedia dell’assurdo. E ad andarci di mezzo sono, di nuovo, i nostri due poveri marò. Sei mesi fa Marino fece rimuovere senza un apparente motivo le immagini in Campidoglio per chiederne la liberazione. Ora il sindaco rifila un nuovo ceffone ai nostri due militari trattenuti in India da oltre due anni.
Andiamo con ordine. Dieci giorni fa l’Assemblea Capitolina approva all’unanimità una mozione presentata dal consigliere comunale di FI Giordano Tredicine che impegna il sindaco ad accendere il Colosseo il 21 aprile, giorno del Natale di Roma, per sensibilizzare governo, opinione pubblica e comunità internazionale sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Tutti i 35 consiglieri presenti votano a favore, compresi quelli dell’ultrasinistra e della pittoresca Lista Civica Marino.

Ore 20.10
Davanti al Colosseo si assiepano un centinaio di persone di tutte le età. In mezzo a loro c’è naturalmente lo stesso Tredicine. Ma il Colosseo, contrariamente a quanto tutti si attendevano e a quanto stabilito dalla mozione, non si accende. Un comunicato stampa dello stesso Tredicine attacca il sindaco rimproverandogli di non aver voluto accendere il Colosseo. In redazione scatta l’allarme. «Vuoi vedere che Marino ne ha combinata un’altra delle sue?», ci chiediamo. C’è un solo modo per saperlo: telefonare al diretto interessato. Così chiamiamo il capo ufficio stampa del Comune di Roma, Marco Girella, che spiega: «No, il Colosseo non lo accendiamo più. Il ministero degli Esteri ci ha chiesto di non farlo. Sapete, in India ci sono le elezioni... C’è il timore che un gesto del genere possa compromettere i rapporti con Nuova Delhi...».





Ore 21.05
Facciamo le nostre verifiche. Chiamiamo il ministro Federica Mogherini, chiedendo spiegazioni alla sua portavoce. Dopo un po’ ci richiama, spiazzandoci. «No, non abbiamo mai detto al sindaco di Roma di non accendere il Colosseo per i due marò. Anzi... Sapete quanto il ministro tenga a questa vicenda, a riportare a casa quei due ragazzi... Non abbiamo nulla in contrario a un’iniziativa del genere, anzi ne saremmo contenti».

Ore 21.20
La commedia dell’assurdo arriva a livelli impensabili. Girella ci manda un sms: «Tra venti minuti accendiamo il Campidoglio». Evidentemente, la Farnesina avrà richiamato all’ordine - usiamo un eufemismo - il sindaco. Però che c’entra il Campidoglio col Colosseo? Pensiamo a un lapsus. Invece no, al telefono Girella ci spiega che il Colosseo dipende dal Mibac e non lo possono accendere così seduta stante. Ma come? L’atto dell’Assemblea Capitolina è di dieci giorni fa e il sindaco non aveva provveduto a chiedere autorizzazione ai Beni Culturali? Soprassediamo: l’importante è che qualcosa si accenda. Chiamiamo il fotografo: «Fai la foto al Colosseo spento, poi vai in Campidoglio che accendono Palazzo Senatorio».




Ore 21.46
Nuovo contatto telefonico con Girella, che ci annuncia: «Accendiamo il Colosseo!». Contrordine compagni. Richiamiamo per la ventesima volta il fotografo: «Rivai al Colosseo, lo accendono. Fai la foto». E lui, il povero Pasquale, stremato psicologicamente: «Ma ragazzi, stiamo scherzando?». Purtroppo no.

Ore 22.07
Squilla il telefono. È ancora Girella: «Lo abbiamo acceso, eh!». Poco prima ci aveva chiamato il fotografo. Alla fine se qualcosa si è acceso a Roma per quei due poveri ragazzi è grazie a Il Tempo . La credibilità del Campidoglio è invece ridotta al lumicino...
Daniele Di Mario22 aprile 2014

fonte: il Tempo.it