Staffan De Mistura: dopo due anni inconcludenti sul caso dei marò, un buen retiro pagato a Anacapri
Staffan De Mistura, cui il
ministro degli Esteri Federica Mogherini ha dato il benservito da plenipotenziario per
la vicenda dei marò in India, si è trovato una collocazione di tutto
rispetto e da invidiare: sarà il direttore generale della
“Fondazione Axel Munthe”, a
Capri, anzi
Anacapri. Il posto, ha scritto
Vincenzo Nigro su Repubblica, glielo ha dato il Governo della Svezia, dove
Staffan De Mistura è nato e di cui era e forse è ancora cittadino.
Staffan De Mistura paga per il fallimento della trattativa per
liberare i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dalle grinfie
degli indiani. Magari non tutte le colpe sono sue: lo hanno
condizionato le mire del ministro degli Esteri del 2012 Giulio Terzi e
del primo ministro Mario Monti, l’inadeguatezza complessiva
dell’apparato diplomatico italiano, già apprezzata nelle varie vicende
di navi ostaggio dei pirati; tutti elementi che si sono aggiunti a dei
probabili limiti individuali.
La nuova sede di Staffan De Mistura è uno dei posti più belli del
mondo, sulla punta di Anacapri, dove duemila anni fa viveva nella sua
villa diffusa fra le rocce l’
imperatore Tiberio, dividendo il suo tempo fra le cure del potere e quelle
dei suoi piaceri immortalati da
Svetonio e da
Tinto Brass; circa un secolo fa lo psichiatra svedese
Axel Munthe recuperò le rovine,
costruì una villa e vi si trasferì, raccontando la storia in un bellissimo libro, “La storia di San Michele”,
ormai fuori commercio se non dell’usato.
Contemplando l’ineguagliabile panorama che si gode dal picco di Anacapri,
Staffan De Mistura
potrà meditare sugli errori commessi e sulle tante parole un po’
difficili da capire che ha detto, frasi degne delle ultime parole famose
della Domenica del Corriere dei bei tempi: da quella ch
e lui e i due marò erano “un team” o quella che gli indiani
“hanno capito che la pazienza dell’Italia è finita”,
a metà fra Cicerone e Mussolini, fino all’ultima di un mese prima del siluramento:
“Dobbiamo reagire con glacialità, ma spero con efficacia”.
Tra i molti articoli che hanno trattato la notizia del siluramento di Staffan De Mistura, quello di
Pino Corrias sul Fatto merita speciale citazione:
“Non riuscendo a rimpatriare i due marò italiani, il
Governo ha deciso di rimpatriare lui, il molto diplomatico Staffan de
Mistura, marchese dalmata, classe 1947, dichiarando “esaurito il suo
ruolo”.
Peccato. Ci stavamo abituando ai suoi sorridenti briefing che di quando
in quando ci aggiornavano che “un passo avanti è stato fatto” con le
autorità indiane, niente paura, “la ragionevolezza prevarrà”. E i marò?
“Sono seri. Determinati. Con il morale fermo”. Eccetera.
Questo per una dozzina di viaggetti business class tra Roma e
l’India, sempre con guardaroba adeguato alle stagioni – lino, cotone,
cachemire – e agli alti consessi convocati in qualità [prima di
sottosegretario agli Esteri del Governo tecnico di Mario Monti e poi] di
Inviato speciale del governo, nomina di Enrico Letta, mentre ogni filo
diplomatico si ingarbugliava, battaglioni di studi legali dislocati sui
due emisferi si spedivano raffiche di diffide, deduzioni, memorie.
I tempi del processo si diluivano al punto che tra conflitti
legislativi e altri labirinti procedurali, sono trascorsi 26 mesi e
ancora non s’è capito chi debba giudicare Massimiliano La Torre e
Sebastiano Girone e neppure quale sia esattamente il loro capo di
imputazione.
Non proprio un successo diplomatico. Per di più, considerando la
statura del nostro Staffan, e a volo d’uccello la sua biografia. Nato da
famiglia nobile a Stoccolma. Apolide, federalista, massone. Romano
d’adozione, anzi pariolino. Ginnasio dai Gesuiti. Laurea alla Sapienza
con tesi preveggente in “Negoziati complessi”. All’Onu dal 1971″.
Staffan De Mistura, prosegue il racconto di Pino Corrias, ha scalato molte
“perigliose missioni destinate ai luoghi insanguinati del
pianeta, Ruanda, Somalia, Iraq, Afghanistan. Organizzando dalle sedi
diplomatiche più adatte spedizioni umanitarie e assistenza ai profughi.
Ma sempre traversando i bordi di quelle immani tragedie da una distanza
di sicurezza, parlandone ai convegni e alle cene che li completavano,
dove esibiva la sua proverbiale competenza nel baciamano. Carlo Azeglio
Ciampi nel 1999 gli conferisce la cittadinanza italiana. Giorgio
Napolitano lo nomina Grande Ufficiale. La città di Trieste lo festeggia
Dalmata dell’Anno”.
Possibile che, si chiede Pino Corrias,
“di tanti onori in patria, nulla sia trapelato in India?
L’americano
Edward Luttwak
“ha risposte semplici a questioni complesse”:
“Staffan è solo un bellimbusto e in India è considerato un cretino”,
anche se facendo così Luttwak, secondo Pino Corrias,
“dimentica quante cose si siano intrecciate intorno a
questo braccio di ferro: il nazionalismo indiano che pretende massime
pene per gli italiani, gli 8 miliardi di dollari di interscambi
commerciali, l’incolumità del nostro ambasciatore Daniele Mancini, varie
campagne elettorali in India e persino quella permanente in Italia”.
Anche Vincenzo Nigro, pur non potendo negare il fallimento di De Mistura, gli trova delle attenuanti,
non solo per il precipitare dell’annuncio (“Secondo fonti della
Farnesina, l’accelerazione annunciata ieri dalla Mogherini e dal
ministro della Difesa Roberta Pinotti in audizione alla Camera è stata
suggerita dal presidente del Consiglio Renzi anche per contrastare gli
attacchi al governo sul caso marò a poche settimane dalle elezioni
europee. E in effetti della “nuova squadra” che dovrà occuparsi dei due
fucilieri di Marina per ora ancora non si ha notizia, se non del fatto
che sarà un gruppo di esperti tecnico-giuridici”),
non solo per la correttezza del comportamento di De Mistura (“da
“soldato” della diplomazia, ha commentato la scelta del governo dicendo
di condividerla, «questa nuova, importante, e necessaria svolta richiede
giustamente una nuova squadra di sostegno a tale specifico impegno:
sono totalmente convinto che l’Italia saprà riportare Salvatore Girone e
Massimiliano Latorre in Patria con onore»),
ma anche per gli ingiusti attacchi di cui è stato vittima da parte di personaggi che dovrebbero solo e sempre tacere:
“Contro De Mistura infieriscono i suoi avversari politici,
innanzitutto Ignazio La Russa, che era ministro della Difesa quando fu
varata la legge che mise i marò a bordo delle navi civili con procedure e
regole di ingaggio che hanno poi prodotto l’incidente di 2 anni fa.
Dice La Russa che «con il benservito a De Mistura e il via ad una fase
di internazionalizzazione della vicenda ma con tre mesi di ritardo,
anche il ministro degli Esteri Mogherini converge sulle posizioni
sostenute da sempre da Fratelli d’Italia». De Mistura era stato nominato
“inviato speciale” per il caso marò da Monti provocando l’immediata
gelosia dell’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi. Appena
possibile, Terzi lo aveva escluso dal negoziato con l’India, e oggi lo
attacca anche senza nominarlo: «Mi chiedo se questa del governo Renzi è
la tattica ispirata da uno dei protagonisti dello scellerato rinvio in
India dei due marò il 22 marzo dell’anno scorso, dopo aver partecipato
ad un’opera di convincimento sui due militari, insieme all’allora
ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, perché non si opponessero al
loro ritorno». Lui, Terzi, approvò il rientro in India, salvo decidere
poi di cavalcare il caso per provare a entrare in politica. Cosa che per
ora non gli è riuscita”.
Staffan De Mistura, cui il
ministro degli Esteri Federica Mogherini ha dato il benservito da plenipotenziario per
la vicenda dei marò in India, si è trovato una collocazione di tutto
rispetto e da invidiare: sarà il direttore generale della
“Fondazione Axel Munthe”, a
Capri, anzi
Anacapri. Il posto, ha scritto
Vincenzo Nigro su Repubblica, glielo ha dato il Governo della Svezia, dove
Staffan De Mistura è nato e di cui era e forse è ancora cittadino.
Staffan De Mistura paga per il fallimento della trattativa per
liberare i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dalle grinfie
degli indiani. Magari non tutte le colpe sono sue: lo hanno
condizionato le mire del ministro degli Esteri del 2012 Giulio Terzi e
del primo ministro Mario Monti, l’inadeguatezza complessiva
dell’apparato diplomatico italiano, già apprezzata nelle varie vicende
di navi ostaggio dei pirati; tutti elementi che si sono aggiunti a dei
probabili limiti individuali.
La nuova sede di Staffan De Mistura è uno dei posti più belli del
mondo, sulla punta di Anacapri, dove duemila anni fa viveva nella sua
villa diffusa fra le rocce l’
imperatore Tiberio, dividendo il suo tempo fra le cure del potere e quelle
dei suoi piaceri immortalati da
Svetonio e da
Tinto Brass; circa un secolo fa lo psichiatra svedese
Axel Munthe recuperò le rovine,
costruì una villa e vi si trasferì, raccontando la storia in un bellissimo libro, “La storia di San Michele”,
ormai fuori commercio se non dell’usato.
Contemplando l’ineguagliabile panorama che si gode dal picco di Anacapri,
Staffan De Mistura
potrà meditare sugli errori commessi e sulle tante parole un po’
difficili da capire che ha detto, frasi degne delle ultime parole famose
della Domenica del Corriere dei bei tempi: da quella ch
e lui e i due marò erano “un team” o quella che gli indiani
“hanno capito che la pazienza dell’Italia è finita”,
a metà fra Cicerone e Mussolini, fino all’ultima di un mese prima del siluramento:
“Dobbiamo reagire con glacialità, ma spero con efficacia”.
Tra i molti articoli che hanno trattato la notizia del siluramento di Staffan De Mistura, quello di
Pino Corrias sul Fatto merita speciale citazione:
“Non riuscendo a rimpatriare i due marò italiani, il
Governo ha deciso di rimpatriare lui, il molto diplomatico Staffan de
Mistura, marchese dalmata, classe 1947, dichiarando “esaurito il suo
ruolo”.
Peccato. Ci stavamo abituando ai suoi sorridenti briefing che di quando
in quando ci aggiornavano che “un passo avanti è stato fatto” con le
autorità indiane, niente paura, “la ragionevolezza prevarrà”. E i marò?
“Sono seri. Determinati. Con il morale fermo”. Eccetera.
Questo per una dozzina di viaggetti business class tra Roma e
l’India, sempre con guardaroba adeguato alle stagioni – lino, cotone,
cachemire – e agli alti consessi convocati in qualità [prima di
sottosegretario agli Esteri del Governo tecnico di Mario Monti e poi] di
Inviato speciale del governo, nomina di Enrico Letta, mentre ogni filo
diplomatico si ingarbugliava, battaglioni di studi legali dislocati sui
due emisferi si spedivano raffiche di diffide, deduzioni, memorie.
I tempi del processo si diluivano al punto che tra conflitti
legislativi e altri labirinti procedurali, sono trascorsi 26 mesi e
ancora non s’è capito chi debba giudicare Massimiliano La Torre e
Sebastiano Girone e neppure quale sia esattamente il loro capo di
imputazione.
Non proprio un successo diplomatico. Per di più, considerando la
statura del nostro Staffan, e a volo d’uccello la sua biografia. Nato da
famiglia nobile a Stoccolma. Apolide, federalista, massone. Romano
d’adozione, anzi pariolino. Ginnasio dai Gesuiti. Laurea alla Sapienza
con tesi preveggente in “Negoziati complessi”. All’Onu dal 1971″.
Staffan De Mistura, prosegue il racconto di Pino Corrias, ha scalato molte
“perigliose missioni destinate ai luoghi insanguinati del
pianeta, Ruanda, Somalia, Iraq, Afghanistan. Organizzando dalle sedi
diplomatiche più adatte spedizioni umanitarie e assistenza ai profughi.
Ma sempre traversando i bordi di quelle immani tragedie da una distanza
di sicurezza, parlandone ai convegni e alle cene che li completavano,
dove esibiva la sua proverbiale competenza nel baciamano. Carlo Azeglio
Ciampi nel 1999 gli conferisce la cittadinanza italiana. Giorgio
Napolitano lo nomina Grande Ufficiale. La città di Trieste lo festeggia
Dalmata dell’Anno”.
Possibile che, si chiede Pino Corrias,
“di tanti onori in patria, nulla sia trapelato in India?
L’americano
Edward Luttwak
“ha risposte semplici a questioni complesse”:
“Staffan è solo un bellimbusto e in India è considerato un cretino”,
anche se facendo così Luttwak, secondo Pino Corrias,
“dimentica quante cose si siano intrecciate intorno a
questo braccio di ferro: il nazionalismo indiano che pretende massime
pene per gli italiani, gli 8 miliardi di dollari di interscambi
commerciali, l’incolumità del nostro ambasciatore Daniele Mancini, varie
campagne elettorali in India e persino quella permanente in Italia”.
Anche Vincenzo Nigro, pur non potendo negare il fallimento di De Mistura, gli trova delle attenuanti,
non solo per il precipitare dell’annuncio (“Secondo fonti della
Farnesina, l’accelerazione annunciata ieri dalla Mogherini e dal
ministro della Difesa Roberta Pinotti in audizione alla Camera è stata
suggerita dal presidente del Consiglio Renzi anche per contrastare gli
attacchi al governo sul caso marò a poche settimane dalle elezioni
europee. E in effetti della “nuova squadra” che dovrà occuparsi dei due
fucilieri di Marina per ora ancora non si ha notizia, se non del fatto
che sarà un gruppo di esperti tecnico-giuridici”),
non solo per la correttezza del comportamento di De Mistura (“da
“soldato” della diplomazia, ha commentato la scelta del governo dicendo
di condividerla, «questa nuova, importante, e necessaria svolta richiede
giustamente una nuova squadra di sostegno a tale specifico impegno:
sono totalmente convinto che l’Italia saprà riportare Salvatore Girone e
Massimiliano Latorre in Patria con onore»),
ma anche per gli ingiusti attacchi di cui è stato vittima da parte di personaggi che dovrebbero solo e sempre tacere:
“Contro De Mistura infieriscono i suoi avversari politici,
innanzitutto Ignazio La Russa, che era ministro della Difesa quando fu
varata la legge che mise i marò a bordo delle navi civili con procedure e
regole di ingaggio che hanno poi prodotto l’incidente di 2 anni fa.
Dice La Russa che «con il benservito a De Mistura e il via ad una fase
di internazionalizzazione della vicenda ma con tre mesi di ritardo,
anche il ministro degli Esteri Mogherini converge sulle posizioni
sostenute da sempre da Fratelli d’Italia». De Mistura era stato nominato
“inviato speciale” per il caso marò da Monti provocando l’immediata
gelosia dell’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi. Appena
possibile, Terzi lo aveva escluso dal negoziato con l’India, e oggi lo
attacca anche senza nominarlo: «Mi chiedo se questa del governo Renzi è
la tattica ispirata da uno dei protagonisti dello scellerato rinvio in
India dei due marò il 22 marzo dell’anno scorso, dopo aver partecipato
ad un’opera di convincimento sui due militari, insieme all’allora
ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, perché non si opponessero al
loro ritorno». Lui, Terzi, approvò il rientro in India, salvo decidere
poi di cavalcare il caso per provare a entrare in politica. Cosa che per
ora non gli è riuscita”.
Pubblicato il 26 aprile 2014
fonte:
http://www.blitzquotidiano.it