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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

10/05/17

Obama incassa l’incredibile somma di 3.2 milioni di dollari per mezza giornata a Milano: chi ha pagato, i contribuenti?




Scandaloso: Barack Hussein Obama va a Milano ed incassa per una mezza giornata di speech al Chips&Seed, evento organizzato a latere di Expo ormai concluso, l’incredibile somma di 3.2 miloni di dollari! Più di quello che incassa in USA, normalmente 400 mila dollari per ogni intervento, quasi una fee fissa come da prassi della Clinton Foundation.
In Italia invece incassa 8 volte tanto. In fondo non c’è da stupirsi: in un Paese – l’Italia – dove i giudici costituzionali ed il Presidente della Repubblica prendono pensioni che sono un multiplo di quello che sono gli emolumenti del Presidente dello Stato più importante del mondo questo scandalo di Obama andato a parlare a Milano da privato cittadino per una montagna di soldi conferma semplicemente la regola. Con buona pace di chi dice che in Italia bisogna tagliare i costi (bisognerebbe iniziare da chi prende tantissimi soldi, che dite?).
Ma, chiediamoci, perchè Obama è stato pagato così tanto in Italia, molto più che negli States ed in qualsiasi parte del mondo? E per di più in un momento di profonda crisi nazionale, contingenza che dovrebbe spingere tutti – prima di tutto lo Stato, che oggi chiede enormi sacrifici ai cittadini – a tagliare costi evitabili. Se sono soldi pagati dai privati, nessun problema. Se invece fossero soldi pubblici….
In relazione al motivo di cotanto dispendio, la prima risposta che mi verrebbe in mente è per permettere a Renzi di fare sfilata, vedasi il nostro pezzo di ieri. E – vedasi il sempre informato Dagospia – se andiamo a ben vedere chi aveva stilato la lista degli invitati all’evento, il tutto è dovuto passare per la verifica dell’Ambasciatore USA a Roma che ha espressamente richiesto la presenza di Matteo Renzi all’evento, ambasciatore che per inciso sarebbe dovuto esser sostituito da tempo dopo l’avvento di Donald J. Trump (ciò non è accaduto nel bailamme dei primi 100 giorni trumpiani alla presidenza in cui l’inquilino della Casa Bianca ha dovuto subire un attacco concentrico). Speculazioni, anche se i fatti ci indirizzerebbero come sopra indicato.



Ma il punto è un altro: chi ha pagato ben 3.2 milioni di dollari per l’intervento di Obama a Chips&Seeds? E soprattutto, sono soldi pubblici visto che l’evento era legato al fu Expo milanese? Se si, qualcuno dovrà giustificare questo spreco, l’Italia sta traballando ed il prossimo anno rischia di arrivare la Troika e c’è gente che si permette di elargire fees che non sarebbero state pagate nemmeno nei ricchissimi States ad un ex presidente!
Ed in più, si noti, è chiaro che un’Italia che supporta Obama è per definizione contro Trump: qualcuno vuole forse farci litigare con gli USA di oggi, Usa che sono rappresentati dal presidente in carica e non dall’ex…
Chi scrive, lo sapete, è assolutamente pro USA, ho ricevuto numerose critiche per il mio schieramento, che non ho mai rinnegato. Per varie ragioni non sto a spiegarne i motivi in questa sede. Ma essere pro USA, per quello che è stato fatto a favore dell’Europa e dell’Italia dopo una disastrosa guerra mondiale persa, non significa essere a favore di Obama in quanto oggi egli non rappresenta gli States ma sè stesso (tiene famiglia anche lui): a me interessa il rapporto istituzionale e gli USA sono a buon titolo coloro che per 75 hanno difeso Roma dalla protervia di Francia e Germania, precisamente la patologia che il Belpaese sta patendo oggi con la sua crisi da austerità euroimposta.
Ovvero, gli USA non hanno amici, ma interessi, come ebbe a dire H. Kissinger: dunque, dichiararsi oggi a favore di un ex Presidente – Obama – che, dopo la caduta di Comey come capo dell’FBI, rischia per altro moltissimo in termini di reputazione oltre ad essere nemico dichiarato di Trump, significa semplicemente NON fare gli interessi americani e dunque per l’Italia mettersi nei guai seri.

Per questa ragione è impellente comprendere se la decisione di invitare Obama sia derivata da indirizzi pubblici (anche tramite finanziamenti all’ente presieduto da Gualtieri) o, peggio governativi o ex governativi. E soprattutto va capito se i soldi pagati ad Obama siano – magari indirettamente – soldi dei contribuenti via finanziamento all’Expo, un’indagine è d’obbligo.
Senza dimenticare che, a partire dal golpe del 2011 per terminare con lo scandalo delle ONG basate a Malta oltre che nell’attacco degli interessi italiani in Libya, Obama è stato causa di enormi danni agli interessi degli italiani: con tale tragica premessa oggi gli vengono addirittura elargiti compensi record a livello mondiale, pazzesco (anche gli inglesi si stupiscono, vedasi articolo di The Express in cima all’articolo). Va detto che è anche colpa sua se oggi la cittadinanza italica sta soffrendo le pene dell’inferno contro gli austeri franco-tedeschi interessati a mettere le mani sugli assets della Penisola, paesi che, sembrerebbe, avevano l’accordo di Obama per sostituirsi a termine agli USA in Europa (così si spiegherebbe il motivo dell’abbandono obamiano dell’Italia a livello strategico, contrariamente agli indirizzi consolidati).
Contingenza di cessione di indirizzo strategico da Washington a Parigi-Berlino che, fin quando non me lo confermano chiaramente, chi scrive osteggerà – con la penna – fino all’ultimo.
MD

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fonte: https://scenarieconomici.it 

I misteriosi finanziatori delle Ong e i terribili sospetti degli inquirenti sul movente politico: spingere i migranti musulmani verso l'Europa


Un obiettivo occulto potrebbe essere quello di far aumentare la popolazione musulmana in Europa. Favorendo gli sbarchi in Italia, si alzano nei fatti muri protettivi negli altri Paesi della Ue che sarebbero naturali mete di flussi migratori 

 

I misteriosi finanziatori delle Ong e i terribili sospetti degli inquirenti sul movente politico: spingere i migranti musulmani verso l'Europa

 
La Ong in questione, quella che sarebbe finita sotto osservazione degli investigatori dello Sco, del Servizio centrale operativo, e della squadra mobile di Trapani, sarebbe sospettata di aver recuperato i migranti in difficoltà senza aver ricevuto indicazioni, alert, sollecitazioni ad agire, a intervenire.
Ci auguriamo che non sia così perché in mancanza di rapporti diretti tra l'imbarcazione di migranti e Ong non si capirebbe quale reato dovrebbe essere contestato. A meno che non esistano tracce di rapporti diretti tra Ong e gli stessi trafficanti a terra.
Trafficanti chi? Non deve essere semplice per la Procura di Trapani decidere quale reato contestare. Ma per il momento il sostituto Andrea Tarondo ha  deciso di andare avanti e di non trasmettere gli atti alla Procura distrettuale antimafia di Palermo.
Dunque, in attesa dì novità, Trapani potrebbe indagare per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Potrebbe essere un favoreggiamento semplice ma anche aggravato. Sono reati, questi, contemplati dall'articolo 12 bis della legge Bossi-Fini.
Insomma, la nave dell'Ong potrebbe aver commesso atti diretti a favorire l'ingresso di migranti in Italia. Ma potrebbe averlo fatto anche con l'aggravante di un vero e proprio accordo con i trafficanti. Ma dovrebbe anche essere spiegato quale vantaggio patrimoniale ne ricaverebbe la Ong.
Se invece Trapani decide di trasmettere gli atti alla Procura distrettuale di Palermo vuol dire che ravvisa il reato di tratta di esseri umani. Le dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro hanno suscitato molte polemiche, anche perché i Cinque Stelle e la Lega le hanno strumentalizzate a fini politici.
Un polverone polemico che adesso si sta diradando disegnando uno scenario molto interessante. Perché a indagare sul traffico di migranti, sul soccorso e sull'accoglienza e sull'organizzazione che lo gestisce sono diverse procure. Da Cagliari, Palermo a Trapani e Catania, da a Reggio Calabria, Cosenza a Napoli.
Quali sono i reati contestabili alle Ong? Ma sono reati o invece le modalità dei soccorsi rispondono a una strategia politica dei soccorritori che non solo vogliono salvare le vite di chi si trova in difficoltà ma favorire i flussi migratori verso l'Italia sperando che l'Europa rompa il muro dell'indifferenza.
Una strategia politica che potrebbe nei fatti essere utilizzata da paravento a sostenitori più o meno occulti che si nascondono tra i finanziatori delle Ong e che perseguono diverse strategie che vanno a incidere nei difficili equilibri geopolitici.
Per esempio, un obiettivo occulto potrebbe essere quello di far aumentare la popolazione musulmana in Europa. E ancora: favorendo gli sbarchi in Italia, si alzano nei fatti muri protettivi negli altri Paesi europei che sarebbero naturali mete di flussi migratori.
Non solo stanno cambiando le modalità dei traffici di migranti ma mutano anche i soggetti, le organizzazioni dei trafficanti.
Possiamo ancora parlare di clan mafiosi? o meglio, possiamo parlare soltanto di clan della mafia transnazionale? Negli ultimi mesi, con la crisi delle primavere arabe e l'instabilità politica di quell'area, la Libia sta diventando sempre di più un “Paese contrabbandiere", che sopravvive grazie ai traffici illeciti.
Ai tempi di Gheddafi, era considerata la Svizzera o il Libano dell'Africa. Gheddafi aveva dato vita al welfare del petrolio. L'eredità che ha lasciato oggi è una popolazione di 6.7 milioni di abitanti che vivono con gli stipendi statali. Il dollaro viene scambiato al mercato nero con un valore cinque volte superiore al cambio ufficiale.
Cento euro valgono 140 dinari. Al mercato nero, mille dinari. Se poi pagati con un assegno, ben 1.300 dinari. La popolazione sopravvive, nelle città scarseggiano le monete, le casse delle banche hanno monete limitate. Un paese che produceva 1.600.000 barili di petrolio oggi si accontenta della metà della produzione. E con i prezzi che si sono abbassati.
L'economia della sopravvivenza impone dunque anche di sfruttare l'occasione del traffico dei migranti. Sono soprattutto le milizie, che hanno sostituito la polizia e l'esercito, a garantire l'ospitalità e il trasporto a bordo dei passeggeri.
Quella parvenza di Stato che sopravvive in Libia è compromesso con i trafficanti mentre rispetto al passato sono cambiate le rotte dei flussi migratori. Che non entrano più in Libi dall'omaso di Khufra, ai confini con Egitto, Sudan e Ciad, ma dal Niger, dal posto di confine di Al Qatrum, spostandosi poi verso Sebha e Ghadames prima di arrivare a Sabratha.
Viaggi nella disperazione e nella contaminazione con brandelli di poteri armati di un paese allo sbando, la Libia. Anche per questo è difficile riuscire a portare a termine una efficace politica d contrasto ai trafficanti di migranti. 

09/05/17

Roma rinuncia alla propria sovranità

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da Libero Quotidiano del 6 maggio 2017

La querelle sulle Ong evidenzia la totale assenza di sovranità dell’Italia che ha da tempo rinunciato al controllo delle frontiere accettando che chiunque paghi criminali strettamente legati ai gruppi terroristici islamici possa oltrepassarle.
Roma ha persino delegato ad organizzazioni private straniere parte del lavoro di «traghettatori» che fino al luglio scorso veniva ricoperto solo da navi militari italiane e Ue oppure, in emergenza, da mercantili in transito nel Canale di Sicilia.
La disfatta dell’Italia non è quindi dovuta al ruolo più o meno ambiguo delle Ong ma al fatto che il nostro governo accolga ondate infinite di immigrati illegali consentendo a chiunque di sbarcarli sul territorio nazionale.
Eppure lo Stato italiano, se esistesse, potrebbe chiudere in breve tempo un’emergenza che non è più tale da quando l’Operazione Mare Nostrum l’ha trasformata in standard quotidiano, arricchendo i trafficanti e incoraggiando a partire milioni di africani e non solo.
Da un paio di mesi arrivano via Libia migliaia di persone anche dal Bangladesh, attraversando quasi mezzo mondo per approfittare dell’Italia a sovranità zero, vero e proprio «ventre molle dell’Europa». Curioso quindi che si discuta oggi se le Ong abbiano rapporti diretti con i trafficanti quando in realtà il lavoro svolto da quelle navi è lo stesso ricoperto dalle navi militari.
Ci sono quattro flotte in azioni di fronte alla Libia, due italiane (Guardia Costiera e Operazione Mare Sicuro) e due europee (Frontex e Eunavfor Med) che avrebbero compiti diversi ma in realtà ne svolgono solo uno: portare in Italia immigrati illegali a ondate crescenti: 170’mila nel 2014, 181mila l’anno scorso, forse oltre 250 mila quest’anno secondo le stime).
Persino la flotta Ue, cui Federica Mogherini ha dato nel 2015 l’ordine indecifrabile di «interrompere il modello di business dei trafficanti» (ma raccomandando di non respingere nessun migrante) ha portato in Italia decine di migliaia di immigrati illegali.
La Convenzione di Amburgo prevede che i «naufraghi» soccorsi vengano sbarcati nel porto sicuro più vicino ma né Malta (che pure è nella Ue e ha ospitato due mesi fa l’ultimo vertice europeo sull’emergenza immigrazione) né la Tunisia accettano clandestini come è nel pieno diritto di ogni Stato sovrano.
Lo facesse anche l’Italia il problema verrebbe gestito giocoforza dalla comunità internazionale. Del resto soluzioni efficaci non mancherebbero se a Roma qualcuno avesse gli attributi per riprendere in mano la gestione dei flussi impedendo alle Ong di sbarcare gli immigrati nei nostri porti e attuando respingimenti assistiti.
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Gli immigrati verrebbero soccorsi so lo da navi militari per poi dividerli a bordo. Da una parte bambini (quelli veri che sono meno del 10% dei cosiddetti «minori» raccolti), donne in gravidanza e feriti verrebbero trasferiti in Italia per assisterli e poi rimpatriarli nei paesi d’origine.
Dall’altra tutti gli altri (oltre il 95% dei clandestini sono giovani uomini in ottime condizioni be provenienti da paesi in pace) da riportare sulla costa libica con mezzi militari e sotto copertura della Marina per scongiurare attacchi e provocazioni da parte di trafficanti e miliziani.
Chi sostiene che il respingimento è inattuabile perché in Libia mancano le condizioni minime non tiene conto del fatto che nelle aree da cui salpano i barconi non vi sono scontri mentre l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni rivela che oltre il 60% degli immigrati africani presenti in Libia intende lavorare proprio nella nostra ex colonia, non venire in Europa.
Se l’Italia avesse ancora un briciolo di sovranità potrebbe in alternativa accordarsi con Tunisi per fornire aiuti economici in cambio dello sbarco nei porti tunisini degli immigrati da convogliare in campi profughi dell’Onu in vista del rimpatrio. Non ci sarebbero più morti in mare e i flussi cesserebbero all’istante poiché nessuno pagherebbe più i trafficanti per ritrovarsi in Africa anzichè in Europa.

Vignette di Krancic

7 maggio 2017


Immigrazione, il libro verità: "Ecco quello che non vi dicono"

Il volume “Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere” scardina i mantra del politicamente corretto. "Politici e media definiscono profughi quelli che sono clandestini. Il trucco è che se togliamo di mezzo la parola che esprime un significato, quel significato scompare"

 

 

 

"Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere” (Aracne Editore) è uno strumento agile, documentato e preciso per scardinare i mantra del politicamente corretto che imprigionano il dibattito pubblico. Il libro di 88 pagine scritto a sei mani dal giurista Giuseppe Valditara, dal demografo Gian Carlo Blangiardo e dal giornalista Gianandrea Gaiani affronta il tema dal punto di vista della legalità, della sicurezza e della tutela degli interessi nazionali fornendo analisi, documenti, pregressi storici e possibili soluzioni.

Gaiani, direttore di Analisi Difesa, in Italia esiste un tabù legato al linguaggio. Si ciancia tanto di post-verità, “fake-news” e “bufale” poi grandi media e politici parlano di “sbarchi di profughi o rifugiati” e di “profughi ospitati”. La parola clandestino è diventata impronunciabile.
Siamo di fronte a un nuovo tipo di linguaggio utilizzato dai recenti governi italiani perché il termine clandestino viene considerato “non inclusivo”, come disse a La7 il viceministro degli esteri Giro. Ma non possiamo chiamare rifugiato, naufrago o profugo quello che è un immigrato clandestino. Nel romanzo “1984”, Orwell parla di una neolingua che il regime utilizzava per togliere significato alle parole. Se togliamo di mezzo la parola che esprime un significato, quel significato scompare. Per paradosso, se chiamassimo benefattori i ladri non calerebbero i furti. Il rifugiato è colui che riceve lo status di rifugiato, ma quando arriva sui barconi non ha ancora ricevuto alcuno status. Ciò che dimostra come la parola clandestini, o immigrati illegali, sia la più idonea è il fatto che gli scafisti vengono incriminati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

In tre anni siamo ne sono arrivati mezzo milione, attraverso il servizio di trasporto clandestini delle nostre navi.
Occorre usare le nostre flotte per contrastare i traffici, non per favorirli. Bisogna mettere in campo i respingimenti assistiti.

In che modo?
Gli immigrati andrebbero raccolti in mare, caricati su una nave da sbarco italiana e riportati sulle spiagge libiche. In Italia andrebbero portati solo bambini non accompagnati, feriti e donne incinte, per poi rimpatriarli in un secondo momento. Se necessario, come deterrente andrebbero schierate navi da guerra italiane davanti alle coste libiche.

Ci raccontano che sarebbe impossibile…
Si dice che è impossibile, tra le altre cose, perché in Libia non c’è un governo. Ma proprio perché non c’è un governo o c’è un governo troppo debole è impensabile fare accordi. Metà del Pil della Tripolitania deriva dai traffici di essere umani. È illusorio pensare che Al-Sarraj, lo pseudo premier che non mette piede nella capitale perché gli sparerebbero addosso, governi il suo territorio. E se anche avesse un’influenza come potrebbe imporre alle tribù, le stesse a cui chiede il sostegno, di interrompere traffici che producono guadagni?

Chi arriva in Italia?
L’82% sono maschi, dai 16 ai 35 anni. E molti di loro provengono da Paesi considerati “tigri africane” che registrano una crescita notevole del Pil. Certo le condizioni di vita non sono paragonabili alle nostre, ma da 70 anni i Paesi occidentali regalano soldi ai governanti africani che se ne fregano della loro gente. Al contrario, dovremmo dire a questi Paesi che interromperemo i finanziamenti per lo sviluppo se non si riprenderanno i loro connazionali che non hanno diritto a stare in Europa.

Ci raccontano che da noi arrivano profughi di guerra o persone che fuggono dalla fame.
In Italia arriva chiunque sia in grado di pagare i criminali che gestiscono i traffici. Un viaggio può costare 10mila euro, cifra considerevole in assoluto e ancor più per il contesto africano. Due anni fa sono stato in Niger, punto di partenza per gli immigrati che dall’Africa subsahariana arrivano in Italia attraverso la Libia. Non parte chi muore di fame, ma chi ha delle possibilità economiche, soldi recuperati magari vendendo una casa o un’attività. Chi muore di fame non ha appunto i soldi per procurarsi il cibo, figurarsi se li ha per pagare un trafficante. C’è stato il caso di una ragazza marocchina che si è sentita male dopo essere arrivata in Italia: si è scoperto che erano i postumi di una liposuzione, un’operazione di chirurgia estetica eseguita in Marocco sborsando 5mila euro, che da quelle parti è una cifra notevole.

Per anni poi ci hanno raccontato che era folle e anche un po’ razzista parlare di un nesso tra terrorismo islamico e immigrazione.
In questi traffici sono coinvolte le organizzazioni di estremisti islamici, da Al-Qaida nel Maghreb allo Stato Islamico. La spiaggia da cui partono i barconi in Libia è Sabrata, dove c’è una base dell’Isis che gli americani bombardarono lo scorso anno. Sappiamo tutto di questi traffici, sappiamo delle collusioni col terrorismo, eppure continuiamo a incoraggiarli. Benchè tutti neghino il rapporto diretto tra immigrazione e terrorismo, molti nostri leader incluso Gentiloni quando era ministro degli Esteri o Emma Bonino ministro del governo Letta, fecero precise dichiarazioni in contesti internazionali sul fatto che il terrorismo islamico utilizzi l’immigrazione per infiltrare jihadisti. Lo sappiamo almeno dal 2013.

Il governo all’improvviso si è detto pronto a effettuare i rimpatri. Quando le stesse cose le diceva Salvini i media di regime si scatenavano con accuse di vario tipo. Ora tacciono.
Minniti ha detto cose condivisibili, ma quando sostiene che prima di espellerli occorre accordarsi con i Paesi di provenienza sbaglia. Io dico che dobbiamo riportarli sulle spiagge libiche, che occorre fermare gli arrivi. Se impieghi 3 anni a effettuare un rimpatrio, nel frattempo quanti altri ne saranno arrivati? Il saldo sarà sempre negativo. Se iniziamo a riportarli indietro, sulle spiagge di partenza, poi nessuno spenderà soldi sapendo che non riuscirà ad arrivare in Europa.

Millantare una linea dura nei confronti dell’immigrazione, dopo aver predicato e praticato l’accoglienza indiscriminata, è trucchetto da campagna elettorale?
Tutti i Paesi che hanno accolto in maniera indiscriminata adesso provano a cambiare registro. Ora che la Germania ha problemi di ordine pubblico spaventosi, la stessa Merkel si è ricandidata parlando di espulsioni dei clandestini. Siccome quest’anno e il prossimo si voterà in diversi Paesi europei, ho l’impressione che molti di questi governanti puntino a convincere l’elettorato di essere in grado di tenere una linea più dura sull’immigrazione, allo scopo di arginare l’emorragia di consensi verso i partiti definiti come “populisti”, che poi in realtà sono quelli che tutelano gli interessi nazionali.

A chi giova l’immigrazione massiva?
Che interesse abbiamo a riempire l’Europa di immigrati islamici che assorbiranno welfare senza condividere i nostri valori, come disse il ministro degli esteri britannico Hammond? In Italia solo l’assistenza costa 4 miliardi l’anno. A meno che non si voglia pensare al business dell’accoglienza, alle cooperative legate a diversi carrozzoni politici, di sinistra ma anche cattolici.  
 

 

IMMIGRAZIONE " Migranti, sbarchi record nel 2017. Frontex accusa le Ong di fare il gioco degli scafisti "

Nei primi tre mesi del 2017, arrivi aumentati del 70 per cento. Da quando le Ong (finanziate da Soros) salvano i migranti, anche con modalità illegali, «gli scafisti le usano come taxi»




Nei primi 73 giorni del 2017, rispetto all’anno scorso, gli sbarchi di immigrati in Italia sono aumentati del 67 per cento. Erano 9.496 nel 2016, 15.852 quest’anno. Se si confermasse il trend, alla fine dell’anno saranno sbarcati sulle nostre coste 250 mila persone, contro le 181 mila dell’anno scorso. Ecco perché il Viminale lancia l’allarme.  

«ACCOGLIENZA HA UN LIMITE». L’attuale piano di redistribuzione degli immigrati tra i Comuni, spiega la Stampa, si basa su un coefficiente di 2,5 ogni mille abitanti. Ma se i numeri aumentano del 70 per cento il piano deve per forza essere rivisto. Nonostante le difficoltà, secondo il responsabile Immigrazione dell’Anci, Matteo Biffoni, «in generale c’è un buon clima» e tutti stanno collaborando per rendere possibile l’accoglienza. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha ribadito però anche ieri che «l’accoglienza ha un limite nell’integrazione» ed è necessario il «contrasto all’immigrazione illegale».

«ONG USATE DAGLI SCAFISTI». Sul continuo aumento dell’arrivo di migranti, la maggior parte dei quali non ha diritto all’asilo politico, sono state aperte indagini da almeno tre Procure italiane. Sembra infatti che le «navi delle Ong vengano usate come taxi dagli scafisti», scrive la Stampa. L’agenzia europea che si occupa dei confini dell’Ue, Frontex, ha accusato nel rapporto Risk Analysis 32 molte organizzazioni umanitarie di favorire gli scafisti con i loro salvataggi spesso azzardati: «È chiaro che le missioni al limite e occasionalmente all’interno del limite delle 12 miglia, in acque libiche, hanno conseguenze non desiderate». Spiega la Stampa: «Per gli scafisti è fin troppo facile stipare all’inverosimile i gommoni, e mandarli in mare addirittura senza acqua da bere, senza carburante, senza salvagente. Tanto ci sono le navi delle Ong lì pronte».

MEGLIO I VOLONTARI. Molte Ong non collaborano con Frontex e Ue e gli scafisti preferiscono spedire i barconi in bocca alle loro navi perché «i volontari non affondano i gommoni» e non arrestano gli scafisti. Se nel 2014 le Ong hanno soccorso in mare 1.450 persone, nel 2016 il numero è salito a 46.796. La conseguenza, pericolosa anche per i migranti stessi, è che ora in media i gommoni vengono stipati con 160 persone, contro le 90 del 2015. Se poi nel 2015 le navi delle Ong salvavano il 5 per cento dei barconi, ora ne prendono in carico il 40 per cento. Ma chi finanzia queste spedizioni umanitarie?

IL RUOLO DI SOROS. Secondo un articolo pubblicato settimana scorsa dal Giornale, operano nel Mediterraneo organizzazioni più o meno famose. Tutte però annoverano fra i propri finanziatori la Open Society e altri gruppi legati al miliardario “filantropo” George Soros. Bruxelles, scrive Gian Micalessin, «farebbe bene a spiegare che per fermare il traffico di uomini bisogna combattere non solo le organizzazioni criminali, ma anche la carità pelosa, e politicamente motivata, di Soros e della sua galassia buonista».

OBIETTIVI DIFFERENTI. Frontex ha criticato esplicitamente le ricche donazioni del miliardario, che «mette a rischio la sovranità dell’Italia e di altre nazioni». Infatti, continua il Giornale, «dietro le operazioni di navi di grossa stazza come il Topaz Responder da 51 metri del Moas, il Bourbon Argos di Msf, o l’MS di Sea Eye ci sono quasi sempre i finanziamenti del filantropo». Queste navi, che battono bandiere non europee e che per questo sono difficilmente indagabili dalle procure italiane, puntano «a realizzare politiche dissonanti rispetto a quelle europee e italiane». La tedesca Sea Watch, ad esempio, scrive sul suo sito di non accettare «arbitrarie distinzioni tra profughi e migranti».

OPERAZIONI ILLEGALI. Un articolo pubblicato sul sito dell’organizzazione maltese Moas si spinge oltre e descrive «il soccorso di 650 migranti recuperati “nella notte tra il 21 e 22 novembre a venti chilometri dalle coste libiche” e poi portati in Italia». Questa, conclude Micalessin, è «un’esplicita ammissione di come la “flotta umanitaria” operi ampiamente dentro il limite di dodici miglia (22,2 chilometri) delle acque territoriali. Un limite entro il quale sarebbe obbligatorio riportare i naufraghi a terra anziché traghettarli fino alle ospitali coste italiane».

Foto Ansa

marzo 15, 2017 Redazione