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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

31/08/14

MANIFESTAZIONE A SOSTEGNO DEI CRISTIANI PERSEGUITATI. Ma si lascia che qualcuno ne giustifichi liberamente i carnefici.




Nel quadro della polemica sull’assegnazione di aree alla comunità musulmana milanese per edificarvi una o più moschee, possibilità che sta sollevando sempre più proteste, si sono andate ad inserire le dichiarazioni dell’imam di Cinisello Balsamo Usama El Santawy. Su tutte quella secondo cui non dovremmo stupirci se ci sono italiani che combattono in Siria nelle file dell’Isis. A suo dire la colpa sarebbe dello Stato italiano perchéle istituzioni che non tengono conto dell’umiliazione dei musulmani”.
Diciamo subito che è lui a non tenere in conto che, quelli che fatichiamo a definire ancora italiani, andando a combattere nelle file dell’Isis, si uniscono a una formazione terroristica nota fra le altre cose per avere compiuto numerosi massacri di cristiani, cui è possibile abbia partecipato anche qualche nostro “ex” connazionale. In un paese normale non dovrebbe essere consentito inneggiare a chi compie crimini contro l’umanità, ma nell’Italia degli ex brigatisti che tengono conferenze  evidentemente anche questo è permesso.
Nel frattempo, Forza Italia, dopo essersi schierata contro l’apertura di nuove moschee,  vuole lanciare un segnale concreto della vicinanza della città a tutti i cristiani che in questo momento sono vittima di persecuzioni a causa della loro confessione religiosa. Per questo ha lanciato  l’idea di una manifestazione di fronte alla Chiesa di San Giorgio al Palazzo, dove nel 313 d.c venne promulgato dall’imperatore Costantino l’Editto di Milano, in cui si riconosceva la  libertà di culto per i cristiani.
Forza Italia si è appellata a tutte le istituzioni, alle altre forze politiche e ai milanesi chiedendo di partecipare numerosi a una manifestazione dove saranno bandite le  bandiere di partito per unire tutti sotto il simbolo dei fazzoletti bianchi. Obiettivo di forza Italia è ribadire che Milano è sempre stata e rimarrà una città in prima linea per la difesa dei valori di libertà individuale e di rispetto per la persona umana.
La data definitiva non è ancora stata fissata. Attualmente sono in ballottaggio sabato 6 e lunedì 8 Settembre con l’ago della bilancia spostato verso la seconda ipotesi. Tenere la manifestazione durante un giorno lavorativo potrebbe impedire a molti di partecipare limitandone il successo, ma alcuni esponenti  del partito impossibilitati a partecipare sabato premono perché sia spostata a lunedì. Spiace che un evento che dovrebbe vedere come protagonisti i cristiani perseguitati nel mondo, possa vedere ridotto la sua efficacia per soddisfare il desiderio di passerella di qualcuno o qualcuna.
I  particolari organizzativi e le modalità di adesione definitivi verranno diffusi nei prossimi giorni dopo che la proposta sarà stata sottoposta al Consiglio Comunale nella speranza dia la sua adesione.

La Critica
Pubblicato il 29 agosto 2014 da in Milano

FONTE: http://www.lacritica.org 

Silenzio sul caso Magdi. La sinistra si mobilita soltanto per gli amici


 
Ali di Libertà
 



Grandi attestati di sostegno per il direttore del Tg1 Orfeo attaccato da Grillo, neanche una parola per Magdi Cristiano Allam, accusato di "islamofobia". L'Ordine polemizza: nessun bavaglio, non è una condanna

Magdi Cristiano Allam viene processato dal Consiglio di disciplina nazionale dell'Ordine dei giornalisti per le sue idee sul fondamentalismo islamico? Beh, è affar suo, e al massimo del Giornale che tra aprile e dicembre del 2011 ha pubblicato quegli articoli.
In un Paese in cui i professionisti della solidarietà abbondano, la storia scomoda dell'ex eurodeputato e giornalista che viene sottoposto a procedimento disciplinare dai colleghi per le sue opinioni non solletica in nessuno la voglia di schierarsi al suo fianco, fosse solo per dire che le idee non si toccano. Sono poche, pochissime, le attestazioni di sostegno e solo dal centrodestra. E da gauche ? Buio pesto, neanche una virgola.
Silenzio, dunque, che se la sbrighi lui. Quel silenzio che nel 2005, parlando della «morte civile» che viene imposta ai predicatori scomodi di verità, Oriana Fallaci raccontava così, a proposito dei giornalisti, nel discorso pronunciato quando le fu conferito l' Annie Taylor Award : «Qualcosa che io ho sperimentato tutta la vita e specialmente negli ultimi anni. “Non ti posso difendere più” mi disse, due o tre Natali fa, un famoso giornalista italiano che in mia difesa aveva scritto due o tre editoriali. “Perché”, gli chiesi tutta mesta. “Perché la gente non mi parla più, non mi invita più a cena”».
Silenzio, tombale. Forse troppo impegnati, i professionisti della solidarietà, a schierarsi in questi giorni col direttore del Tg1 Mario Orfeo, l'ultimo bersaglio di Beppe Grillo. E poi Magdi Allam, chi è costui? Mica sta dalla parte politicamente corretta per antonomasia. Mica è un Gad Lerner, un Michele Santoro, o un big dell'informazione tv. No, meglio tacere. E affidare l'onere della solidarietà a quelli che la pensano come Allam perché della sua stessa estrazione politica, dal capogruppo di FdI-An Fabio Rampelli ad Alessandro Pagano e Fabrizio Cicchitto di Ncd, da Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) al Mattinale , che invita il Consiglio di disciplina dell'Ordine a fare dietrofront e chiudere subito la pratica. E ancora, la presidente dei deputati Ncd Nunzia De Girolamo, che annuncia la presentazione di una riforma degli ordini professionali.
Non che sia andata meglio ad Allam sui grandi giornali. Su Repubblica , tradizionale paladino dell'anti-bavaglio (ricordate i celebri post-it gialli?) della notizia del procedimento per islamofobia non c'è traccia. Il Corriere della Sera , giornale del quale Allam è stato vicedirettore, affida invece alla penna di Pierluigi Battista un commento, relegato a pagina 51: «Se un giornalista – scrive Battista – commette un reato, dovrà essere giudicato come tutti gli altri cittadini da un Tribunale della Repubblica. Piccoli tribunali del popolo che si impancano a misuratori dell'eventuale “islamofobia” di Allam sono invece pallide imitazioni di epoche autoritarie che non distinguevano tra reato e opinioni. La giustizia fai da te, i tribunali delle corporazioni che si permettono di intromettersi non su un comportamento o su una grave negligenza professionale, bensì sul contenuto di un articolo sono il residuo di un'intolleranza antica, e che non sopporta la diversità delle opinioni, anche delle più estreme. Per cui i censori dell'Ordine potrebbero rimettere nel cassetto i loro processi, togliersi la toga dell'inquisitore e ammettere di aver commesso un errore». E invece «i censori dell'Ordine» si sono indispettiti. E hanno replicato polemicamente con una nota: «Capita – recita –che un organismo autonomo dell'Ordine, il Consiglio di disciplina nazionale, dichiari “non manifestamente infondate” le doglianze di una associazione “Media&diritto” per quanto scritto da Magdi Cristiano Allam, giornalista ma anche politico sia pure con un consenso dello zero-qualcosa-per-cento e si scatena il putiferio. Non si tratta di una condanna ma di una richiesta di spiegazioni al diretto interessato al quale sono state correttamente fornite garanzie ben più ampie di quelle minime previste dalla legge. Nonostante questo, c'è chi ipotizza un attentato alla libertà di manifestare il pensiero. Qualcuno, con memoria debole, si spinge a sostenere che se un giornalista sbaglia il danneggiato deve rivolgersi a un Tribunale della Repubblica e non all'Ordine. La linea dell'Odg è quella del rispetto. Per i diritti di tutti, non dei giornalisti che debbono convincersi che a loro competono maggiori doveri rispetto ai comuni cittadini». La nota ricorda che «il potere conferito all'Ordine riguarda il controllo su chi scrive violando la deontologia ed altre basilari regole di stile», e rivendica il dovere di intervento. Altro che mea culpa 

di Mariateresa Conti
http://www.ilgiornale.it/news/politica/silenzio-sul-caso-magdi-sinistra-si-mobilita-soltanto-amici-1047737.html
di www.ilgiornale.it/ / 30/08/2014 

Bollywood invade la Puglia: tra schiaffi ai Marò, elefanti e le mire sull’acciaio dell’Ilva

 

elefante


Roma, 28 ago – Un matrimonio da dieci milioni di euro, con oltre 800 invitati, decine di hostess, star internazionali e perfino due elefanti. Non si può certo dire che Pramod Agarwal, il magnate indiano del settore siderurgico, sia uno dal “braccino corto”, visto quanto messo sul piatto per lo sposalizio/circo della terza figlia, che dal 3 al 6 settembre si celebrerà in tre super resort di lusso nei pressi di Fasano, in provincia di Brindisi.
Roba da far passare per frugali le tende da beduino del fu Gheddafi a Villa Pamphili o le lezioni di Corano impartite a 500 hostess. Riflettendoci, tra baciamano e fotografie appiccicate sul petto, ci sarebbe quasi da rimpiangerli quei tempi, dove almeno i salamelecchi al leader della Jamahìriyya servivano a far fare alle nostre aziende la parte del leone nell’ex colonia libica. Oggi tra la militarizzazione dell’area ordinata dal ministro dell’Interno Alfano per il timore di manifestazioni in sostegno dei due marò (che proprio durante il matrimonio “celebreranno” i 30 mesi di ingiusta reclusione in India), la minaccia di impedire gli incontri nazionali di Forza Italia e CasaPound Italia che si terranno negli stessi giorni a poche decine di km dai luoghi del matrimonio e la preoccupazione del sindaco di Fasano per il rischio di rovinare “una festa di centinaia di miliardari che da soli rappresentano il 20% del Pil indiano”, il ruolo dell’ex colonia pare giocarlo proprio l’Italia. Altro che sovranità nazionale.
Tra i partiti di governo regna un silenzio assordante, alternato al fastidio per il polverone sollevatosi attorno ad una vicenda che doveva passare in sordina. Se poi tra i principali partiti italiani gli unici a chiedere a Renzi “un sussulto di orgoglio ed un minimo di coraggio nei confronti dell’India per far ritornare in Italia i due marò” sono i grillini Luis Alberto Orellana e Lorenzo Battista, il segno del trapasso è evidente. Per avere un’idea dell’imbecillità, o forse dovremmo dire dell’asservimento o della collusione, con cui viene trattata la vicenda da un partito come il Pd, basta la riflessione del presidente della Commissione Difesa Nicola Latorre (conterraneo tra l’altro dei due fucilieri), secondo il quale il tappeto rosso srotolato di fronte “ad un autorevole industriale indiano può essere un’occasione per chiarire che noi non vogliamo dichiarare guerra all’India ma trovare una soluzione diplomatica”. Non fa una piega: tu detieni ingiustamente due miei soldati da quasidue anni, io per tutta risposta ti invito ad organizzare più feste possibili da me garantendoti il massimo dell’ospitalità.
Ma più che alle sorti dei due marò la super festa dei rampolli indiani sembra legata ad un’altra vicenda: quella dell’Ilva. Il futuro dello stabilimento di Taranto, e quindi del comparto italiano dell’acciaio, non è ancora stato chiarito. Il piano industriale dei nuovi “capitani coraggiosi” che Renzi aveva provato a mettere in piedi coinvolgendo di Marcegaglia, Gozzi e altri pezzi da novanta della siderurgia italiana è fallito miseramente, non riuscendo a trovare un accordo tra i Riva, il commissario Bondi e i sindacati. Ancora più difficile ottenere dalle banche le coperture finanziarie necessarie, praticamente impossibile trovare chi sarebbe disposto ad accollarsi 1,8 mld di euro per la bonifica ambientale degli stabilimenti di Taranto più altri 3mld di euro per realizzare l’ammodernamento entro il 2020.
Ed ecco qui che entrano in gioco gli indiani, con il gruppo Arcelor Mittal che sembrerebbe intenzionato a rilevare la fabbrica e al quale lo stato italiano vorrebbe accollare le spese per la bonifica ambientale degli impianti (che invece spetterebbe all’Italia e ai Riva). Non è chiaro se Mittal sarà presente al sontuoso matrimonio organizzato (guarda caso in Puglia) da Agarwal, il quale potrebbe entrare in partita sull’Ilva da collaboratore/competitor di Mittal.
Con l’ingresso degli indiani la produzione verrebbe spostata in India (dove dell’inquinamento e della sicurezza sul lavoro non frega un cazzo a nessuno) che metterebbe così le mani sulle 27 mln di tonnellate del mercato italiano dell’acciaio. E così senza un piano industriale, senza investire per l’ammodernamento come fatto ad esempio dalla Germania, senza una minima strategia, l’Italia rinuncerà alla produzione dell’acciaio sperando però al tempo stesso di tirare a campare mangiando le briciole dei soldi per la bonifica. Già che ci siamo a questo punto presentiamoci fuori i cancelli del resort di Fasano: chissà magari tra una hit di Shakira e un giro sull’elefante non è detto che un paio di ciotole di riso al curry non escano fuori anche per noi.

Davide Di Stefano - 28 agosto 2014
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it

Fucilieri di Marina: l’Italia deve continuare ad implorare?




INDIA: MARO', STIAMO BENE, FIDUCIA IN ISTITUZIONI




31 agosto – Il dott. Danilo Taino il 29 agosto ha proposto su SETTE del Corriere della Sera un’interessante analisi sulla situazione politica indiana dopo le elezioni di Narenda Modi cercando di individuare le possibili ricadute positive o negative che ne potrebbero derivare per la soluzione della vicenda dei due Marò.
L’autore ci dice che, “Modi possa avere anche un certo interesse, non prioritario ma nemmeno insignificante, a costruire rapporti proficui con Roma, se questa li cercasse seriamente”, ed aggiunge “la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre potrebbe ora diventare un’opportunità per costruire una relazione seria.”
Informa, altresì, sulle mosse di Modi nella ristrutturazione della politica estera indiana da cui emerge tutto il pragmatismo che ha sempre contraddistinto il neo Presidente Indiano durante la sua lunga militanza politica, che in questo caso lo porta a guardare con simpatia e prioritariamente Paesi importanti per aprire rapporti economici significativi. Il pragmatico Modi che Governatore dello Stato indiano del Gujarat riferendosi all’eccidio di 1800 cristiani avvenuto a Godhra nel 2002 dichiarò “Non ne ho mai sentito parlare”, tanto da suscitare la reazione della UE e degli USA che lo definirono “persona non gradita” .
Dallo scritto del dott Taino si evince che l’autore considera la vicenda dei due Marò come un’opportunità di “ un test diplomatico decisivo…..che difficilmente si risolverà positivamente se Roma la giocherà solo in difesa. Se riuscirà invece a trovare uno spazio politico, economico, di affari, culturale nella ridefinizione della politica estera di Modi, creerà basi solide per risolvere anche il caso di Girone e Latorre per via diplomatica. Per ora non lo sta facendo”.
Forse Taino auspicherebbe una maggiore sottomissione dell’Italia nei confronti di Delhi perché si sblocchi la situazione dei due nostri Fucilieri di Marina. Una scelta fatta a suo tempo proprio per cercare di difendere quelli interessi economici che Taino include fra i futuri obiettivi italiani in India. Uno stallo forse dovuto al fatto che l’Italia non si è ancora prostata a sufficienza e perché le nostre Istituzioni non hanno implorato abbastanza, come sembrerebbe auspicare Taino, magari attraverso ulteriori note verbali imploranti compromessi o piuttosto nominando avvocati filo indiani, dopo aver restituito centinaia di milioni in fideiussioni Agusta.
Un Italia che addirittura accetta che il Tribunale Speciale indiano nominato per i due Marò incarichi la NIA – Agenzia di Investigazione Antiterrorismo – di verificare il buon fine della cauzione versata dall’Italia per garantire ai due Marò di potersi muovere liberamente, nemmeno fosse una fideiussione riconducibile ad Al Qaeda !
Nel corso di questi 500 giorni, comunque, la genuflessione italiana non è mai cessata. Un de Mistura sempre a “mani giunte”, l’invio continuo di Ministri e parlamentari in India per “questuare” il rispetto del diritto Internazionale e dei diritti umani. Forse in atto anche una promessa di un impegno italiano perché Delhi sia ammessa nel “club nucleare”, nonostante che non lo meriti essendo al mondo uno dei primi proliferatori di bombe atomiche.
Danilo Taino, comunque, lancia un messaggio coerente alle iniziative portate avanti sulla vicenda dagli ultimi tre Governi, tutte improntate al “rilancio” dei rapporti economici con l’India, anche accettando indicibili compromessi sui Marò.
In sintesi, Roma dovrebbe propone una soluzione flessibile che lasci all’India il diritto di processare senza fare chiasso i due militari in modo che i giudici indiani siano comprensivi, con l’auspicio che forse li faranno rientrare in Italia fra un paio di anni, con “danni lievi” in termini di condanna.
Un approccio di sudditanza quello consigliato, forse perché è invalsa ormai la convinzione che l’Italia è “Paese figlio di un Dio minore”, anche di fronte ad una controparte che dimostra lacune sociali e culturali di una certa valenza. Il nuovo Presidente Modi, infatti, fra i suoi impegni prioritari ha quello di convincere i 700 milioni di suoi concittadini Hindu che, a differenza di quanto fanno ora, è opportuno non “defecare all’aperto” ma usare le latrine per ridurre epidemie,denutrizione infantile e malattie derivate in primis dalle cattive condizioni igieniche.
Non credo che di fronte a queste realtà l’Italia si debba sentire subalterna e portare avanti la soluzione della vicenda dei due Marò a testa bassa. Piuttosto deve sentirsi ancor più Nazione e pretendere la difesa dei diritti di due suoi cittadini attivando un coinvolgimento giuridico internazionale che sia incisivo e costruttivo.
Speriamo che la Ministro Mogherini ciò che non ha ottenuto come Responsabile della politica estera italiana, lo ottenga ora che è stata nominata Alto Commissario per la politica estera europea, condizione che forse la potrebbe rendere meno condizionata dai vincoli imposti dalle lobby affaristiche italiane, le stesse che, il 22 marzo 2012, indussero l’allora Premier Monti a riconsegnare due militari italiani al giudizio indebito di uno Stato terzo, nonostante che nei loro confronti non fosse stata formalizzata alcuna accusa.

Fernando Termentini, 31 agosto 2014, ore 15,00
fonte: http://www.imolaoggi.it

Poliziotti: Adesso basta il nostro tempo è scaduto


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Il malcontento all’interno dei corpi delle forze dell’ordine cresce giorno dopo giorno. Con gli organici ridotti, doppi turni di lavoro, stipendi da fame e persino il rischio di doversi comprare di tasca propria i capi di abbigliamento per recarsi in servizio, le nostre forze dell’ordine rischiano di trasformarsi nell’armata Brancaleone impegnata nella presa di possesso del feudo di Aurocastro.
A fronte di un aumento degli episodi criminosi, con le risorse ridotte all’osso che non permettono più di mantenere un adeguato livello dei controlli né le attività d’indagine, si prospetta l’ennesimo blocco degli stipendi e ulteriori tagli che si spingerebbero alla riduzione delle questure e delle prefetture sull’intero territorio nazionale. Uno scenario da incubo a tutto vantaggio dei criminali.
“Da oltre 4 anni abbiamo i nostri stipendi “bloccati, non stiamo chiedendo niente e non pretendiamo niente se non il sanare di un’ingiustizia che si perpetra da oltre 4 anni -– si legge nella pagina Facebook con la quale i poliziotti si stanno organizzando per chiedere lo sbocco degli stipendi – Chiediamo giustizia, chiediamo correttezza, chiediamo quel che ci spetta di diritto. Non si chiede 100, non si chiede il rinnovo contrattuale ma solo quello che ci è dovuto e ci viene negato da una legge incostituzionale. Il tempo delle chiacchiere è finito. Adesso basta è ora di scendere in piazza, tutti in piazza con il Partito Nazionale dei Diritti organizzazione extra parlamentare dei cittadini non politici, che hanno scelto di far politica per difendere i propri diritti”.
L’appuntamento, al quale prenderanno parte i poliziotti che hanno aderito alla pagina “Siamo Tutti Cretini” alla quale oltre 25.000 persone hanno messo il proprio “like”, si terrà mercoledì 24 settembre alle ore 11:00 a Piazza Montecitorio a Roma.
Niente sigle di partiti né di sindacati, per questi poliziotti che hanno scelto di protestare per far valere i propri diritti, indossando magliette bianche e bandiere tricolore, simbolo queste ultime di un Risorgimento che una classe politica inadeguata sembra aver dimenticato.

30 agosto 2014
fonte. http://www.lavalledeitempli.net