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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

09/09/14

Immigrazione, ecco chi guadagna con l’accoglienza dei profughi


Immigrazione, ecco chi guadagna con l’accoglienza dei profughi

Accogliere un profugo maggiorenne può far guadagnare 4 euro al giorno. Ma solo se butta malissimo. La media realistica è di circa 8 euro al dì. Cioè 240 al mese. Netti. In caso di minori la cifra lievita, perché a parità di servizi il governo mette sul piatto una cifra più consistente. Anziché i canonici 35 euro pro capite (più qualche spicciolo di Iva) ne sborsa 45. Anche se il fanciullo non è un richiedente asilo ma un clandestino. Basta che non sia accompagnato. È quanto spiega una lettera che il Viminale ha inviato agli enti locali e ai prefetti lo scorso luglio, invitandoli ad attrezzarsi per «affrontare l’attuale situazione di notevole afflusso sulle coste italiane di minori stranieri». Da tempo le prefetture hanno pubblicato il bando per la gestione dell’accoglienza dei profughi. Chi è interessato deve garantire un servizio 7 giorni su 7. E offrire quanto segue. Colazione, pranzo e cena. Con portate «non in contrasto con i principi e le abitudini degli ospiti», in particolare per «le diverse scelte religiose». Il tutto sarà apparecchiato «con adeguato materiale» ovvero posate e tovaglie. Chi si occupa dei profughi deve fornirgli tutto l’occorrente per dormire (dal materasso alle lenzuola). E poi vestiti, prodotti per l’igiene personale, un pocket money da 2,50 euro al giorno più una ricarica telefonica da 15 euro ma solo al momento dell’arrivo. A ciò si aggiungono i prodotti per l’igiene personale e le lezioni. Di italiano, ovviamente. Ma anche sulle leggi che li riguardano. Il tutto, come detto, per 35 euro. 

Ora. Per verificare i costi abbiamo chiesto quelli sostenuti da alcuni comuni e aziende ospedaliere per servizi simili. Un pasto scolastico o nelle mense delle cliniche costa mediamente 4 euro. Significa che un’alimentazione completa può essere fornita a 12 euro (stando larghi). Aggiungiamo subito i 2,50 fissi al giorno e sommiamo un paio di euro per i prodotti di igiene personale (schiuma da barba, sapone, spazzolino, rasoi). Quanto possono costare delle lenzuola, tra acquisto e lavaggi? Un ospedale lombardo che abbiamo contattato sborsa per paziente 4,30 euro al giorno – coperte comprese – a cui si aggiungono 0,57 centesimi per i materassi. Inutile dire che non tutti i giorni si acquistano o si cambiano materassi e lenzuola: un conto sono le persone «normali», un altro quelle ricoverate. Quindi si può ipotizzare ancora un paio di euro per profugo. Poi ci sono i vestiti. Detto che molte associazioni attingono dalla beneficenza, è ancora l’azienda ospedaliera ad aiutarci. Per le divise di medici e infermieri sborsa poco più di un euro al giorno. Che diventano 52 centesimi per le calzature. Si può immaginare un investimento di 2 euro e mezzo a richiedente asilo (75 euro di spesa mensile). Restano i costi di gestione, cioè corrente, riscaldamento e così via. Ipotizziamo 6 euro ogni 24 ore, a testa? Sommando le nostre cifre teoriche arriviamo a 27 euro per immigrato. Cioè 8 euro di guadagno, che diventano 18 in caso di minorenne non accompagnato. Non abbiamo calcolato tutto, perché mancano altri servizi come le lezioni di lingua (e non solo) tenute dagli operatori. Per vederci chiaro abbiamo contattato un paio di ex dipendenti di una cooperativa. Ne scriviamo carte alla mano: abbiamo visionato pure la loro busta paga, che si aggira intorno ai mille euro netti al mese (1.800 lorde). In un caso si sono ritrovati a gestire 33 immigrati maggiorenni. Che potevano garantire, stando ai calcoli di cui sopra, 264 euro netti al giorno. 7.920 euro al mese. Da cui togliere 495 euro, ovvero il totale di quei famosi 15 euro a testa che vengono consegnati agli ospiti solo all’ingresso (nei mesi successivi non vengono erogati). 7.425 euro. Sottratti i loro stipendi, restano in cassa 4.225 euro. Netti. Circa 4 euro al giorno.

Occhio però. Non pagavano l’affitto perché erano ospiti in una struttura della chiesa. I vestiti erano garantiti dalla Caritas. E per il cibo, anziché appoggiarsi a un servizio mensa, facevano una spesa per tutti da circa 300 euro a settimana. 1.200 euro al mese. Vuol dire che colazione, pranzo e cena costavano poco più di un euro quotidiano per immigrato. Anche perché godevano dei prodotti del Banco alimentare. Insomma, più di 10 euro a testa risparmiati ogni giorno. Che si sommano agli 8 euro che avevamo calcolato noi. Fatte due operazioni, si arriva a un guadagno per migliaia di euro ogni 30 giorni. Però non è tutto così semplice.
Per capire meglio il meccanismo, Libero ha parlato con Omar (nome di fantasia). È un extracomunitario arrivato in Italia 25 anni fa. Parla una sfilza di lingue ed è in prima fila per l’assistenza ai profughi e non solo. Ha lavorato a stretto contatto con una cooperativa e con la Caritas, ma non vuole apparire anche per rispettare la privacy delle persone che tuttora aiuta. Omar ci ha raccontato la sua esperienza, che prendiamo come esempio immaginando un meccanismo simile in tutta Italia. Per colazione pranzo e cena ci parla di una convenzione da 8,40 euro al dì per ospite (quella che noi immaginavamo da 12 euro). Menu poverissimo, anche perché «chi arriva da certi Paesi è abituato a un’altra dieta e in ogni caso mangia molto meno rispetto agli occidentali».
Colazione tipo: latte e biscotti. Pranzo: riso (alimento fondamentale per i nordafricani), sugo di pomodoro e un po’ di carne. Cena: riso. Per dormire cambiavano i letti ogni due settimane, anche perché molti ospiti consideravano le lenzuola un lusso: in molti casi non le avevano mai utilizzate in vita loro. Secondo Omar, su 35 euro ne possono restare in cassa più di 10. Comodamente. Attenzione. A sentire lui, i maggiori vantaggi sono per gli albergatori. «In periodo di crisi e o di bassa stagione possono riempire le stanze, magari mettendo quattro persone in una doppia». D’altronde i corsi di italiano, l’assistenza e via elencando sono spesso garantiti a costo zero dai volontari. Che sono il fiore all’occhiello di realtà come la Caritas. 

La quale ci guadagna molto? No, secondo Omar. «Molto spesso ospita le persone nei suoi edifici, ma prima li mette a norma e quindi spende denaro per i lavori». Poi investe per formare i volontari, anticipa i soldi che lo Stato sgancia in ritardo, si coordina con gli albergatori e interviene per qualsiasi emergenza. Interagisce con le associazioni che formano il personale per assistere gli stranieri. Nel caso della cooperativa di Omar, da 4 dipendenti è lievitata fino a 20. La Caritas dice di agire solo per fare del bene – utilizzando i fondi solo con quell’obiettivo – mentre gli albergatori saranno più sensibili al bilancio. Ma rischiano che gli ospiti gli devastino le camere…

di Matteo Pandini - 6 Settembre 2014

tramite http://www.lanuovaitalia.eu
FONTE: “Libero.it”

08/09/14

Renzi: new look da cameriere. Ma di chi?




Gli piace scherzare, a Matteuccio. E scherzando scherzando ieri, nella giornata di chiusura della Festa dem a Bologna, ha battezzato “Patto del tortellino” il suo incontro con quattro leader della (sedicente) sinistra europea. Vale a dire, in ordine sparso, l’olandese Diederik Samsom, il tedesco Achim Post, lo spagnolo Pedro Sanchez e il francese Manuel Valls.
Parafrasando il detto latino, “talis nomen, talis look”. Per l’occasione, infatti, i cinque hanno sfoggiato una tenuta, pressoché identica, composta da camicia bianca aperta sul collo e pantaloni scuri. In pratica, lo stesso abbigliamento dei camerieri di un qualsiasi ristorante di livello medio-basso: dopo la morte delle ideologie, la soppressione dei colori; e il prossimo programma elettorale, magari, assumerà la grafica di un menù. «Mangia Dem: cambia dieta, cambia l’Italia». In effetti la dieta si preannuncia assai magra, nonostante l’elargizione degli 80-euri-80, ma non è il caso di sottilizzare: semmai, di assottigliarsi. Che è pure salutare, entro certi limiti.
Sarcasmi a parte, non c’è niente da ridere. Renzi continua ad atteggiarsi a difensore dei meno abbienti e lancia l’ennesimo appello-esca – «Insieme dobbiamo cambiare l'Europa e costruire un'Europa più legata alla crescita e meno al rigore, più al lavoro, alle famiglie e meno alle banche» – per prendere all’amo i pesciolini (rossi?) che non resistono alla tentazione di sentirsi rappresentati da qualcuno vincente, fosse pure un democristiano travestito da socialista. A proposito: questo fatto che ci si ostini a utilizzare/esibire il termine “socialista”, tanto per il Pse europeo quanto per alcuni dei partiti nazionali che vi aderiscono, è davvero rivoltante. Un anacronismo che si risolve in un’usurpazione. Già era smaccato, nella sua assurdità e capziosità, il caso dei laburisti inglesi alla Blair, ma l’esempio odierno di personaggi oggi al governo come Hollande in Francia, e come lo stesso Renzi qui da noi, rende la mistificazione ancora più scoperta, sguaiata, sbeffeggiante.
Basterebbe pochissimo, per avere sott’occhio tutto ciò che serve a smascherare l’impostura. Basterebbe andare al di là dei proclami astratti e concentrarsi sulle scelte di politica estera, costantemente appiattite su quelle degli USA, e sulle strategie economiche, incentrate sull’abbattimento del debito pubblico, ovvero del welfare, e sulla progressiva eliminazione dei vincoli precedentemente imposti alle imprese, in nome di un ipotetico rilancio del Pil e dei suoi effetti benefici, ancora più illusori, sulle condizioni di vita della generalità dei cittadini. Per dirla con Naomi Klein, nel suo fondamentale “Shock Economy” del 2007, «i principi basilari della Scuola di Chicago - privatizzazione, deregulation e tagli ai servizi governativi».
Con l’aggravante, per Renzi e i suoi sodali europei, di nascondere l’approccio iperliberista di Milton Friedman dietro una patina, e un paravento, di richiami a una maggiore equità. Un anelito, risibile, che si erge addirittura a modello culturale, nel senso più alto e ambizioso del termine. «Gli 80 euro - ha ribadito ieri il presidente del Consiglio - sono un'idea di civiltà: l'idea che chi ha sempre pagato si vede restituito qualcosa. È un atto di giustizia sociale più che una misura economica».
Viene quasi voglia che passino in un lampo i “mille giorni” richiesti per realizzare le cosiddette riforme, e magari anche i mille successivi, in modo tale da mostrare a tutti ciò che avrà determinato questo spaventoso miscuglio di progetti ingannevoli e di promesse infondate. Solo che poi, pensando alla rete in cui ci troveremmo imprigionati dopo quasi sei anni di renzismo spinto, quella voglia svanisce. Non è un riconoscimento postumo, ciò che ci serve.
Federico Zamboni - 8 settembre 2014
fonte: http://www.ilribelle.com

The Italian Marines are innocent








 https://www.youtube.com/watch?v=HpopTBBV2q0&feature=youtu.be


This video wants to be a simple contribution to the establishment of the long-denied truth in this never-ending tragic and farcical saga.

Please share it with any English-speaking person you feel appropriate to involve and especially with any person of Indian background whom you are in contact with or whom you are just in a position to reach.

The Indian and the Italian people have always enjoyed a deep and long-standing friendship. The case of the two marines has unfortunately cast a shadow on their relationship.
The people of both countries deserve better than the incompetent and corrupt elites who have governed them in the most recent years and are responsible for what has happened to the two marines in the last two years and a half.
We shouldn't allow the personal interests and the lies of a few to damage the mutual perception for years to come.




Please share this video and give your contribution to the establishment of the truth!



Marò: l'India continua a sbeffeggiarci ........ E la farsa continua.


E ancora una volta siamo costretti a subire l'insopportabile commedia di questi professionisti del gioco delle tre carte ........  Evidentemente sanno di poterlo fare con chi fin dall'inizio si è mostrato timido e arrendevolee che ancora oggi spera possa esserci una soluzione amichevomente concordata, mentre i due sottufficiali sequestrati con l'inganno sono ancora trattenuti, di fatto prigionieri, da uno stato straniero senza che questi abbia presentato un capo d'imputazione, nemmeno "uno" straccio di prova.
E ora, dopo quasi tre anni ! l'infamante accusa di un rapporto falso redatto dal comando della Enrica Lexie, segno che questi "signori" sempre più con le spalle al muro non sanno più che pesci pigliare..... Ma  l'incidente che vede coinvolti l'Enrica Lexie e i due militari avvenne in una zona di mare e in un orario completamente diversi da quello in cui furono uccisi i due pescatori, come dichiarato dal padrone del Saint Antony appena giunto in porto,  presenti anche alcuni agenti della locale polizia ed una emittente televisiva indiana, e lo testimonia la  registrazione video.
Spero non si tratti d'altro, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.......Si vuole forse compiacere l'India, che non ha nessuna intenzione di ammettere i propri errori ? E' forse questo il compromesso, il tanto auspicato, non da noi, accordo ? Voler dimostrare ad ogni costo che i due pescatori sono stati uccisi dai due Marò ? Una condanna mite da scontare in italia in virtù di un accordo, già firmato dalle due parti?


 NESSUNO RESTA INDIETRO, GIU' LE MANI DAI MARO'

Edoardo Medini
_____________

 

Esaminata l'istanza dei legali di Massimiliano Latorre, la Corte Suprema di New Delhi ha rinviato tutto al 12 settembre 

 

Marò: l'India continua a sbeffeggiarci


Marò, rinviata al 12 settembre sentenza per rimpatrio Latorre
Istanza presentata dal team dei legali della Difesa dopo il grave malore che ha colpito il fuciliere
Il fuciliere di Marina Massimiliano Latorre (foto: ANSA) FOTO
Il fuciliere di Marina Massimiliano Latorre
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Redazione ANSA
NEW DELHI
08 settembre 2014
10:05
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La corte suprema indiana ha esaminato oggi l'istanza in cui il team di difesa del fuciliere di marina Massimilian Latorre chiedeva il suo rimpatrio per due settimane per motivi di salute dopo l'attacco ischemico subito ed ha chiesto al governo un parere aggiornando l'udienza al 12 settembre. La Corte suprema indiana ha esentato oggi Massimiliano Latorre su richiesta della difesa dall'obbligo di firma presso il commissariato di polizia per due settimane per le sue condizioni di salute. 
Secondo il quotidiano indiano Hindustan Times, i fucilieri di Marina coinvolti nell'incidente che il 15 febbraio 2012 provocò la morte di due pescatori indiani al largo del Kerala "presumibilmente cercarono di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera Enrica Lexie a inviare un rapporto per le organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare".  Una fonte del ministero dell'Interno indiano che ha richiesto l'anonimato ha detto al giornale che "il capitano della Enrica Lexie generò un rapporto via e-mail in cui si sosteneva che sei dei pescatori a bordo del peschereccio St. Antony erano armati". "Ma gli investigatori indiani - dice ancora la fonte anonima - verificarono che tutti gli undici pescatori a bordo erano disarmati. Non c'erano armi sul peschereccio". Il giornale indica che secondo dati a sua disposizione la e-mail fu mandata ad una organizzazione per la sicurezza marittima che la avrebbe poi inoltrata all'International Maritime Organisation, agenzia dell'Onu per il rafforzamento della sicurezza marittima. "Ma quando durante le sue indagini l'Agenzia nazionale per la sicurezza (Nia) indiana ha interrogato il capitano (Umberto Vitelli, ndr.) della Enrica Lexie - ha detto infine la fonte degli Interni - questi ha negato di essere stato testimone dell'incidente e della sparatoria, dichiarando di aver redatto la e-mail sotto la pressione dei fucilieri di Marina accusati. L'obiettivo era quello di presentare i pescatori come pirati". Fonti della polizia anti-terrorismo Nia, scrive infine il quotidiano, non hanno voluto commentare queste dichiarazioni, limitandosi a rispondere che "presenteremo il rapporto con i capi di accusa al tribunale che deve processare i due militari (Massimiliano Latorre e Salvatore Girone) una volta che tutte le questioni sollevate saranno state risolte dalla Corte Suprema".


Esaminata dalla corte suprema indiana l'istanza presentata dalla difesa del fuciliere di marina Massimiliano Latorre, per il rimpatrio di due settimane per motivi di salute dopo l'attacco ischemico subito nei giorni scorsi. L'udienza è stata fissata al 12 settembre. La Corte suprema indiana ha esentato oggi Massimiliano Latorre su richiesta della difesa dall'obbligo di firma presso il commissariato di polizia per due settimane per le sue condizioni di salute. 
Secondo il quotidiano indiano Hindustan Times, i fucilieri di Marina "cercarono di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera Enrica Lexie a inviare un rapporto per le organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare".  Una fonte del ministero dell'Interno indiano che ha richiesto l'anonimato ha detto al giornale che "il capitano della Enrica Lexie generò un rapporto via e-mail in cui si sosteneva che sei dei pescatori a bordo del peschereccio St. Antony erano armati". "Ma gli investigatori indiani - dice ancora la fonte anonima - verificarono che tutti gli undici pescatori a bordo erano disarmati. Non c'erano armi sul peschereccio". 
"Ma quando durante le sue indagini l'Agenzia nazionale per la sicurezza (Nia) indiana ha interrogato il capitano (Umberto Vitelli, ndr.) della Enrica Lexie - ha detto infine la fonte degli Interni - questi ha negato di essere stato testimone dell'incidente e della sparatoria, dichiarando di aver redatto la e-mail sotto la pressione dei fucilieri di Marina accusati. L'obiettivo era quello di presentare i pescatori come pirati". Fonti della polizia anti-terrorismo Nia, scrive infine il quotidiano, non hanno voluto commentare queste dichiarazioni, limitandosi a rispondere che "presenteremo il rapporto con i capi di accusa al tribunale che deve processare i due militari (Massimiliano Latorre e Salvatore Girone) una volta che tutte le questioni sollevate saranno state risolte dalla Corte Suprema".

Francesca Ceccarelli - 8 settembre 2014
fonte: http://www.ilgiornaleditalia.org

«PRONTI A FARCI ARRESTARE. NON POSSIAMO SCIOPERARE? SFIDEREMO LE LEGGI DELLO STATO.»



 
 
“Se il pre­mier Renzi vuole pro­porre una riforma dei corpi di poli­zia, siamo dispo­ni­bili al dia­logo. Ma chie­de­remo agli ita­liani se que­sta è la prio­rità. Siamo pronti a sfi­dare le leggi dello Stato e a farci denun­ciare, se neces­sa­rio”.



Felice Romano, segre­ta­rio gene­rale del Siulp, si sente un po’ come negli anni ’70, quando il Movi­mento per la smi­li­ta­riz­za­zione, la riforma e la sin­da­ca­liz­za­zione del corpo di poli­zia aprì la strada al rico­no­sci­mento dei diritti dei lavo­ra­tori delle forze dell’ordine. È nella loro sede romana di via Vicenza che si è svolta la riu­nione sin­da­cale di agenti, mili­tari e vigili per pia­ni­fi­care il più ecla­tante degli scio­peri gene­rali nella sto­ria repub­bli­cana.

Il governo è pronto a rico­no­scere le vostre ragioni ma vi accusa di usare toni forti. In effetti, pro­met­tete lo scio­pero gene­rale che vi è vie­tato dalla legge 121/1981 (art. 84) e annun­ciate il blocco degli straor­di­nari che pure non potete rifiu­tare di coprire, in caso di neces­sità. Insomma, sono solo pro­vo­ca­zioni o tro­ve­rete il modo di aggi­rare le norme?

Non pos­siamo rifiu­tarci di coprire gli straor­di­nari non pro­gram­mati solo se rie­scono a rin­trac­ciarci, se rispon­diamo al tele­fono… Voglio dire che la nostra non è una pro­vo­ca­zione: nel 1970 era vie­tato anche il sin­da­cato di poli­zia ma abbiamo otte­nuto que­sto diritto con le mani­fe­sta­zioni di pro­te­sta. Ora se qual­cuno si deve sacri­fi­care per affer­mare i diritti di tutti, siamo pronti a farci denun­ciare. Ma c’è voluta que­sta presa di posi­zione forte per­ché il governo ci ascol­tasse, dopo ben cin­que richie­ste for­mali senza alcuna rispo­sta di incon­tro con quel set­tore che que­sto stesso governo ha defi­nito vitale per il rilan­cio socio eco­no­mico del Paese.

Sem­bra che la mini­stra Madia sia riu­scita a farvi per­dere il con­trollo che avete tenuto benis­simo durante tutti i governi Ber­lu­sconi, mal­grado il blocco del tetto sala­riale lo intro­dusse per primo Bru­netta. Una pro­te­sta ad orologeria?

Nes­sun oro­lo­gio poli­tico: il fami­ge­rato decreto Bru­netta pre­ve­deva il blocco fino al 2012 ma quello stesso governo – nel rispetto della legge 183/2010 che rico­no­sce la spe­ci­fi­cità anche retri­bu­tiva dei lavo­ra­tori del com­parto sicu­rezza difesa e soc­corso pub­blico – aveva pre­vi­sto uno stan­zia­mento di 80 milioni per sbloc­carlo. Ma prima Monti e poi Letta hanno pro­ro­gato il blocco fino al 2014, men­tre lo stan­zia­mento di 80 milioni è spa­rito. Se nel frat­tempo io sono diven­tato que­store di Roma, per­ché sono bravo e sono stato pro­mosso, posso ritro­varmi ad avere uno sti­pen­dio più basso del mio vice. Il che è l’esatto con­tra­rio della meri­to­cra­zia che Renzi dichiara di voler per­se­guire. Oggi riven­di­chiamo ciò che i magi­strati hanno già otte­nuto, per­ché per loro il decreto Bru­netta è stato dichia­rato inco­sti­tu­zio­nale. Anche noi abbiamo fatto ricorso ma chissà per­ché ancora non abbiamo avuto un pro­nun­cia­mento della Con­sulta. La situa­zione è dege­ne­rata per­ché la mini­stra Madia ha detto il con­tra­rio di quanto dichia­rato dallo stesso Mef che aveva smen­tito il blocco delle pro­ce­dure con­trat­tuali nel 2015. Anche a pagina 17 del Def è pre­vi­sta l’apertura di un tavolo sul con­tratto di lavoro, e molti mini­stri di que­sto governo ave­vano già detto che il blocco del tetto sala­riale per il nostro com­parto è inac­cet­ta­bile. In que­sto caos abbiamo osse­quio­sa­mente, a pro­po­sito di toni, scritto alla mini­stra Madia per sapere se stesse par­lando di rin­novo del con­tratto o anche del tetto sala­riale. Nes­suna risposta.


Il dato è falso: hanno tenuto den­tro anche le poli­zie pro­vin­ciali e i vigili urbani che negli altri paesi non ven­gono con­teg­giati. Se con­tiamo solo le 5 forze di poli­zia pre­vi­ste dalla legge 121, il rap­porto è un agente ogni 140 mila cit­ta­dini, vicino alla media euro­pea che è 1/130mila. Con­tando però anche la fore­stale, la poli­zia peni­ten­zia­ria e la guar­dia di finanza che quasi esclu­si­va­mente si occupa di reati finanziari…

Ma fa anche ope­ra­zioni di ordine pubblico…

Que­sto è un pro­blema che va cor­retto. Ma se Renzi vuole pro­porre una riforma siamo dispo­ni­bili, però pro­muo­ve­remo un refe­ren­dum per chie­dere agli ita­liani se la prio­rità è tagliare i corpi di poli­zia o le società par­te­ci­pate che costano 8 miliardi l’anno e sono car­roz­zoni che ser­vono solo ad ospi­tare i poli­tici senza più con­senso poli­tico. Il ricatto vero lo subiamo noi da parte di chi dice: ti do un tuo diritto a con­di­zione che ti fai tagliare una gamba.

Un cara­bi­niere di 22 anni uccide un ragazzo di 17 in una nor­male ope­ra­zione di con­trollo del ter­ri­to­rio. Ñon c’è anche un pro­blema di reclu­ta­mento e addestramento?

Che si debba miglio­rare la for­ma­zione, lo abbiamo detto in tutte le sedi. Ma il dato sociale e cul­tu­rale è che c’è una per­dita di auto­re­vo­lezza dello Stato: que­sti ragazzi non si sen­tono, come dovreb­bero, tute­lati dai rap­pre­sen­tanti dello Stato.

Forse si sta per­dendo la fidu­cia pro­prio nelle forze dell’ordine?


A fronte di milioni di con­trolli delle forze dell’ordine, e di una rispo­sta del 113 ogni sei secondi, i casi come que­sto sono sta­ti­sti­ca­mente insi­gni­fi­canti. Anche se un solo caso è già troppo, come nella sanità. Nelle clas­si­fi­che di gra­di­mento, però, le forze di poli­zia stanno al primo posto, per­fino prima del capo dello Stato. Riflet­tiamo invece su quel cara­bi­niere di 22 anni che con 1300 euro al mese, se per caso ha com­messo un errore, dovrà pagarsi di tasca sua gli avvo­cati. E nel frat­tempo, sic­come rimarrà in ser­vi­zio, gli capi­terà cen­ti­naia di volte di tro­vare per esem­pio il caveau di una banca lasciato aperto dai ladri con i soldi den­tro, ma non li toc­cherà. Noi siamo quelli che danno attua­zione all’interesse del bene comune, come i par­la­men­tari. Ma senza i 18 mila euro al mese.
 
(di Eleonora Martini) -  8 sett 2014
fonte: http://infodifesa.blogspot.it