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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

24/03/15

Roma, Sap: Poliziotti “circondano” Montecitorio, Palazzo Madama e Viminale


sindacato autonomo polizia

Domani (25 marzo) e dopodomani (26 marzo), a partire dalle ore 10, il sindacato di polizia Sap scenderà in piazza a Roma “circondando” simbolicamente i palazzi del potere – Viminale, Palazzo Madama e Montecitorio – in concomitanza con i lavori parlamentari di conversione in legge del decreto-antiterrorismo, che viene considerato “inefficace e privo di provvedimenti concreti che possano davvero garantire la sicurezza dei cittadini”. In piazza anche alcune centinaia di ragazze e ragazzi idonei ai concorsi in polizia, non ancora assunti, che chiedono di poter vestire la divisa della Polizia di Stato.
“La nostra protesta – spiega il segretario generale del Sap, Gianni Tonelli – va avanti da tempo perchè da mesi stiamo dicendo al Governo che l’emergenza sicurezza, così come quella terrorismo, va affrontata seriamente. Abbiamo scritto al premier Renzi una lettera con 6 proposte elaborate all’insegna del motto ‘poca spesa e tanta resa’, un provvedimento tampone per dare una prima, concreta risposta ai cittadini italiani. Dall’Esecutivo, fino ad oggi, nessuna risposta”.
Il Sap chiede l’assunzione degli idonei non vincitori, lo sblocco del turn over per il comparto sicurezza, lo stop definitivo alla prevista chiusura dei presidi di polizia, un maggior numero di ufficiali di polizia giudiziaria – considerati “fondamentali per le indagini e l’intelligence” – in considerazione della carenza di 14.000 Ispettori e 9.000 Sovrintendenti, l’avvio di un corso anti-terrorismo per gli operatori che svolgono controllo del territorio. Le richieste sono sintetizzate in una cartolina indirizzata al premier Renzi in distribuzione ai cittadini per essere spedita a Palazzo Chigi. L’obiettivo del Sap è arrivare a 500.000 cartoline.
“Le uniche, timide risposte arrivate fino ad oggi – dice Tonelli – sono una autentica presa in giro. Il Viminale ha infatti previsto da qualche giorno un ‘mini’ corso anti-terrorismo che interessa pochissimi agenti, svolto addirittura in parte ‘on line’, con una formazione specifica solo per il primo intervento in caso di attacco terroristico, senza agire sulla prevenzione. Un corso anti terrorismo di 3 settimane in sostituzione di un altro corso di 5 settimane, tagliando quindi sull’aggiornamento perché non è stato messo un euro. Ma stiamo scherzando?”
“Anche per quel che riguarda i ragazzi idonei – conclude il leader del Sap – abbiamo ricevuto tante promesse, addirittura emendamenti presentati da parlamentari di maggioranza bocciati dalla stessa maggioranza. Abbiamo una carenza di organico paurosa, 18.000 operatori solo nella Polizia di Stato e 40.000 tra tutte le Forze dell’Ordine: ci servono nuovi agenti come il pane! In questi giorni il testo del ddl di conversione del decreto anti-terrorismo dovrebbe essere licenziato dalla Camera. Per questo scendiamo in piazza e in molte città italiane si ripeterà l’iniziativa dei poliziotti – lavavetri che tanta eco ha avuto la scorsa settimana sui media. Vogliamo ‘inchiodare’ Governo e Parlamento alle proprie responsabilità in materia di sicurezza. Si sappia, specie se dovesse accadere qualche attentato terroristico in Italia, che fino ad oggi nulla di concreto e di veramente utile è stato fatto”

(AGENPARL) – Roma, 24 mar 2015
fonte: http://www.agenparl.com

Dieci piccoli indiani


 


Maurizio Lupi ha ricevuto il benservito da Matteo Renzi. Abbandona con disonore il posto di ministro delle Infrastrutture per essersi lasciato stritolare dai perversi ingranaggi della corruzione. Gratis. Ma la politica è così: se lo fai senza farti beccare sei una volpe, se finisci sui giornali sei un fesso.
Ora, posto che Lupi si sia comportato da sprovveduto riuscendo ad annegare in un bicchiere d’acqua, cosa c’è davvero dietro la sua defenestrazione? Non si dica la voglia di trasparenza e di legalità di Matteo Renzi perché sarebbe una bestemmia. Se si facesse sul serio a ripulire la macchina della Pubblica amministrazione mezzo Pd dovrebbe essere spedito a casa, per non dire altrove. Ciò che è capitato a Lupi non è un episodio della lotta alla corruzione, piuttosto è una puntata della saga del “padrino”. È una guerra di bande dove il clan vincente del primo ministro ha deciso di chiudere i conti con le famiglie alleate. Nel passaggio da Letta a Renzi l’Ncd era riuscito a mantenere il controllo di ministeri chiave, ricevuti in dote dal Pdl di Berlusconi. Ma al nuovo padrone del vapore l’equilibrio raggiunto a inizio legislatura stava stretto. Allora accade che, appena Renzi si insedia alla segreteria del Pd, Nunzia De Girolamo viene silurata.
Basta un accenno di scandaletto e non è più ministro delle Politiche Agricole. Più avveduti sono stati i marpioni della banda degli onesti di “Scelta Civica” i quali, intuite le intenzioni del capo, per non farsi segare si sono precipitati in massa, armi, bagagli e bagattelle, fuori della porta del Pd per essere assunti a tempo pieno. Un primo effetto balsamico dello Jobs act. La scelta, presa con “coraggiosa coerenza”, di saltare sul carro del vincitore ha consentito loro di tenere le terga incollate alle poltrone ministeriali. Oggi, che le condizioni della finanza statale consentono di liberare un po’ di risorse per le opere pubbliche, Matteo il boy scout decide che non debba essere il chierichetto di “Comunione e Liberazione” a tenere il banco nello chemin de fer delle Infrastrutture. Grazie all’aiutino di un’indagine che è esplosa con cronometrica puntualità, l’avvoltoio fiorentino ha “fottuto” il lupetto meneghino. Sarà, dunque, Palazzo Chigi a manovrare le scelte del ministero che fu di Lupi direttamente con un interim oppure facendo posto a una figura di tecnico che faccia immagine ma non muti la sostanza: con i soldi pubblici lavoreranno le imprese ben disposte verso il caro leader, magari entusiaste di andare in gita alla “Leopolda”.
C’è da scommettere che nelle prossime settimane dalle parti dell’Ance, la potente associazione dei costruttori edili che in passato non è stata tenera con la sinistra, si inizierà a recitare il Confiteor: Confesso a Matteo onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni… E i due gatti superstiti del Ncd? Per il momento resteranno al loro posto, anche perché Alfano come pungiball al ministero dell’Interno funziona a meraviglia: gli schiaffi se li prende tutti lui. Beatrice Lorenzin, invece, si prepara a una performance olimpionica nella specialità “salto del fosso”. Per salvare la faccia i “centrini” potrebbero ricevere l’ultraleggero ministero per gli Affari Regionali da assegnare, però, a un personaggio del Nuovo Centrodestra “affidabile”, a giudizio della cricca renziana. L’identikit è quello del senatore Gaetano Quagliariello.
La fine per strangolamento dell’esperienza moderata dei fuoriusciti del Pdl è il dato politico di queste giornate. Alfano e i suoi sono rimasti immobili di fronte alle decapitazioni dei loro compagni d’avventura, nella convinzione di salvare se stessi. E ora ne pagano le conseguenze. Pensavano di avere un futuro garantito scassando il centrodestra. Invece, stanno scomparendo uno ad uno come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie.

di Cristofaro Sola -21 marzo 2015
fonte: http://www.opinione.it

23/03/15

Caso Marò, l’anniversario dimenticato


termentini 

E’ appena trascorso tra l’indifferenza generale il secondo anniversario del più buio tradimento che una Nazione abbia mai fatto nei confronti di propri cittadini con lo status di “militare”. Mi riferisco a quel 22 marzo 2013 quando improvvisamente l’ex Premier Monti decise di rimandare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India, dopo che l’“operazione di trattenimento” – messa a punto dall’allora Ministro degli Esteri Terzi di Sant’Agata – era stata annunciata “urbi et orbi” con un comunicato ampiamente motivato rimesso a tutte le rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo. Un atto incomprensibile ancora oggi, effettuato forse su consiglio di chi intendeva difendere lobby economiche impegnate con Delhi o da chi sperava di guadagnarsi un futuro di tutto rispetto al termine del mandato istituzionale.
Un vero e proprio voltafaccia dopo che l’11 ed il 18 marzo dello stesso anno era stato annunciato che i due Fucilieri di marina sarebbero rimasti in Italia. Un inganno intorno al quale ruotarono interessi non chiari. Non è azzardato affermare che abbiamo assistito a una sceneggiata concordata fra Italia ed India per lasciare i due militari nelle mani di una giustizia indiana che senza motivazioni e senza aver ancora prodotto prove di colpevolezza, continua a rinviare il processo.
Da quel momento le parole hanno preso il posto dei fatti. Dichiarazioni seppure sporadiche di un Presidente della Repubblica, di tre Presidenti del Consiglio e di ben quattro Ministri degli Esteri e di vari Sottosegretari, impegnati solo a raccomandare silenzio e riservatezza. Sollecitazione accolta da quasi tutti i media italiani, pronti a suonare le trombe quando si doveva annunciare che si era deciso a ricorrere ad un arbitrato internazionale di fatto mai formalizzato, per ritornare poi nell’assoluto silenzio.
Pochi giorni fa l’ennesimo annuncio, stavolta di un “ricorso all’Onu dell’Italia”. Un’informazione di fatto non attendibile, divulgata attraverso il risveglio improvviso di giornalisti delle più autorevoli Agenzie.
Ormai Latorre e Girone sono degli ostaggi in mano ad un governo straniero, in una condizione voluta dall’Italia due anni orsono, un’Italia che nel frattempo ha pagato centinaia di migliaia di dollari per risarcire danni la cui paternità è ancora da dimostrare e che continua ad evidenzia soggezione e sudditanza nei confronti dell’India. E intanto il tempo passa…


Che orrore il gender: confonde i diritti di tutti, anche dei gay


Provate a chiedere a un bambino se vuol giocare alle bambole. Nove volte su dieci risponderà di no e si ritrarrà scandalizzato. Provate a domandargli se ha una fidanzatina : spesso rispondono con un espressione di disgusto : « Io non ho una fidanzatina, a me le bambine non piacciono », urlerà. E provate a chiedere a una bambina se ama giocare al calcio, se desidera fare giochi di guerra, se vuole azzuffarsi. Vi guarderà con un’aria sconsolata. E se le domandate se preferisce trascorrere le vacanze estive con una femmina o con il figlio della vostra amica, nove volte su dieci non avrà dubbi : meglio, molto meglio l’amica.
E’ così da sempre, eppure domani potrebbe non essere più così. Già, perché nel mondo occidentale si diffonde sempre di più la cosiddetta ideologia gender (in italiano identità di genere) che in nome di una causa apparentemente sacrosanta, quella della lotta alla discriminazione sessuale, impone norme di comportamento ed educative estreme. Come narrato nei giorni scorsi dai giornali, in alcune scuole italiane, ad esempio, i bambini vengono costretti a travestirsi da femmine e a giocare alla mamma, mentre alle bambine vengono imposti giochi di ruolo decisamente maschili. Nel frattempo si impongono modelli che tendono a sradicare identità centrali insite nella natura umana. In certi Comuni italiani ed europei – ma fortunatamente non dappertutto, ad esempio non ancora in Svizzera –  quando si iscrive il proprio figlio a scuola o all’anagrafe le autorità non richiedono più di indicare padre e madre, bensì genitore 1 e genitore 2. E alcuni Paesi stanno anche abolendo la voce « sesso » sui documenti da sostituire con quella « genere » ; il tutto in difesa dei diritti degli omosessuali.
E qui dobbiamo intenderci : chi scrive sostiene da sempre l’emancipazione degli omosessuali, non solo in teoria ma – ed è l’aspetto più importante – nella quotidianità. In famiglia abbiamo amici gay e lesbiche e mai sul lavoro ho giudicato una persona considerando le sue tendenze sessuali, rimandando al mittente qualunque pettegolezzo. Non mi importa se un collaboratore è omosessuale per la semplice ragione che non sono affari miei.
Ritengo che un vero Stato liberale debba permettere a ogni cittadino di vivere in libertà e nella tutela della privacy la propria sessualità e sono lieto nel poter dire: ormai ci siamo. Gli omosessuali non devono più nascondersi e men che meno vergognarsi. Una vittoria civile.
Il problema, però, è che una battaglia giustissima e nei suoi tratti salienti conclusa, si sta trasformando in qualcosa di ben diverso; assume dimensioni inaspettate e per molti versi ingiustificate, al punto che talvolta si ha l’impressione che a essere diversi siano gli eterosessuali e che avere una famiglia normale sia quasi scandaloso. Mi riferisco, lo avete capito, alle rivendicazioni più oltranziste e all’isteria quasi intimidatoria che accompagna certe pretese e che recentemente ha indotto gli stilisti Dolce e Gabbana a protestare pubblicamente. Il loro « Basta ! » è risuonato alto, ma pur essendo omosessuali sono stati messi alla gogna mediatica in nome del politicamente corretto.
Il problema nel problema – e veniamo al punto – è che l’estremismo progay viene usato come ariete mediatico e legislativo per propagare e imporre l’ideologia gender. Ideata dallo psichiatra americano John Money, sostiene che le differenze sessuali tra maschio e femmine non sono naturali, biologiche, come peraltro avviene in tutto il mondo animale, bensì culturali : dunque gli uomini sarebbero tali solo perché educati da maschi e le donne sarebbero donne solo perché educate da femmine. E che attraverso gli opportuni condizionamenti sociali, a cominciare dall’educazione nelle scuole, accompagnato da un vero e proprio bombardamento mediatico, si possa convincere chiunque a decidere a quale sesso appartenere o a vivere l’ambiguità sessuale come un fatto naturale.
E’ il ribaltamento del mondo: una battaglia a tutela della minoranza gay viene usata per tentare di sradicare l’identità sessuale naturale della stragrande maggioranza delle persone e convincere le nuove generazioni che ognuno può scegliere se diventare omosessuale o bisessuale o transessale. Diciamola tutta : è un’aberrazione, che però si afferma sempre di più, agendo su più livelli. Il potere di emulazione del mondo dello spettacolo e del cinema è noto. Pensate all’ambiguità sessuale di Lady Gaga (che omosessuale non è ma si presenta come icona trans) o della barbuta Conchita, ai messaggi reiterati dei film di Hollywood o dei serial tv dove addirittura la Disney propone alcuni classici in versione gay. Osservate il mondo della moda: si scelgono sempre di più modelle androgine e modelli effeminati, al punto che talvolta non si capisce più se a sfilare è un uomo o una donna. Non è un caso che a Londra sia stato aperto pochi giorni fa il primo negozio gender.
Ma ancor più inquietante è il fatto è che i casi italiani non sono affatto isolati. Nelle scuole francesi è diventato obbligatorio un corso di insegnamento per promuovere la libertà dei sessi e per combattere l’omofobia che si propone di « sostituire categorie mentali come quella di ‘sesso’ con il concetto di ‘genere’ che mostra come la differenze tra uomo e donna non siano basate sulla natura ma siano prodotte storicamente e replicate dalle condizioni sociali ». Corsi analoghi vengono insegnati nelle scuole inglesi.
E’ una battaglia subdola perché, schermandosi dietro alle rivendicazioni gay, inibisce un dibattito normale. Si impedisce alla gente di capire cos’è l’ideologia gender, di interrogarsi e in un’ultima analisi di decidere. Come dovrebbe accadere in democrazia.




di Marcello Foa - 23 marzo 2015
fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/


MARO' - '' L’incoerenza e l’indifferenza italica: da Isis ai due Marò ''



Il nostro sistema politico ci ha ormai abituati a forti dichiarazioni interventiste, condite con roboanti annunci mediatici, dall’ISIS ai 2 Fucilieri di Marina, ma seguite inevitabilmente da frettolose quanto immotivate retromarce, sempre e comunque giustificate da razionali incomprensibili per il normale cittadino che non può che restare intontito, talvolta anche disgustato, da simili comportamenti. L’incoerenza prevale sulla ragione e sul comune buon senso, ponendo seri dubbi sulla reale competenza e autorevolezza degli attori in gioco. E tale ambiguità nell’etica si riverbera negativamente in tutti i campi, confermando la natura ondivaga dei nostri governi, a prescindere dai colori politici, e la scarsa considerazione che ne deriva anche nella comunità internazionale per la scarsa, se non assente, coerenza fra “il dire e il fare”.
Da lì alla scarna attenzione per l’ormai flebile sovranità nazionale, e alla residuale reputazione sul piano internazionale, il passo è breve, e tutto pare perdersi nell’indifferenza generale, nell’assunto nichilista che tali elementi valoriali  evidentemente fanno parte della rottamazione delle nostre tradizioni.  Non bastano certo gli annunci, le battute insulse e le vergognose ritirate per riparare dei danni sociali che fanno venire la rabbia e la malinconia alla gente perbene; ma davvero il popolo italico non merita nulla e deve accumulare sconfitte morali e reputazionali a livello globale?
Non credo e non voglio crederci, ma tant’è!
Nelle ultime settimane, dopo i nefasti fatti in Libia e le minacce dell’IS mirate all’Italia, i nostri ministri della Difesa e degli Esteri sono intervenuti, l’uno dando disponibili 5000 uomini e l’altro affermando con toni enfatici che “ l’Italia è pronta a combattere”, salvo essere smentiti subito dopo dal premier che ha flemmatizzato la situazione sostenendo che “non è ora il caso di un intervento militare”. Pur senza entrare nel merito della specifica questione ISIS,  la quale sostiene di essere alle porte di Roma, e che viene denunciata apertamente anche dai nostri Servizi, sempre assai prudenti, che invece hanno ammesso  “l’Italia non è mai stata così in pericolo” , cosa dobbiamo ancora attendere per tutelare al minimo i nostri interessi e la nostra sicurezza nazionale? Se sono “inaccettabili” i rapimenti e le uccisioni di cristiani in Siria, le minacce nei confronti degli italiani in Libia, oltre alle stragi recenti di Tunisi in cui proprio verso gli italiani è stato affermato che “i crociati vanno schiacciati”, dobbiamo fare una guerra mediatica oppure tentare di tutelare la nostra sicurezza attraverso lo strumento della Difesa? La differenza sostanziale è che loro agiscono, ammazzano e sequestrano, oltre a fare una guerra di propaganda, mentre a noi bastano le chiacchiere e gli annunci, spesso incoerenti. Loro sono sicuramente dei feroci aguzzini che hanno uno scopo ben preciso dettato dall’Islam, che sia fondamentalista o meno sono solo semantiche sciocche, mentre noi mettiamo la testa sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere, per non agire, per il “quieto” vivere momentaneo. Soprattutto  ci si chiede se l’Italia ha una politica estera, se dispone di Forze Armate, oppure  se il mantenimento di tanti soldati con un livello di efficienza ed efficacia che hanno, pur nei loro limiti, sempre dimostrato anche nei teatri di crisi, serve solo a non fare la guerra ma a compiere missioni umanitarie, e per compiti  non propri se non in emergenza, come le infinite Strade sicure, le guardie ai termovalorizzatori, ora con 4800 soldati a guardare punti sensibili, per finire con il recente varo di Mare sicuro: cioè Forze Armate che fanno compiti routinari che non competono loro, dimenticando che l’addestramento per il loro effettivo impiego  è ben altra cosa e richiede una specifica professionalità. Che va mantenuta e supportata con adeguati fondi, che mancano o  vengono regolarmente sottratti alla Difesa per altre esigenze di questo governo: la Difesa  pare proprio essere diventata un bancomat per le diverse esigenze sociali, che via via si presentano, a detrimento continuo delle proprie risorse assegnate che dovrebbero avere almeno il carattere della certezza e della continuità. Anche qui si palesa un misto di incoerenza e di indifferenza della nostra classe politica, dovuta  forse  a cause culturali ma anche di non conoscenza dei reali compiti delle FFAA che non si possono stravolgere, né riaggiustare all’occorrenza: paradossalmente quando si tratta di pescare risorse si taglia alla Difesa i fondi delle manutenzioni e del funzionamento per l’esercizio, così come per il comparto Sicurezza si chiudono le stazioni di carabinieri e polizia!                                                                    I presupposti per un “armiamoci e partite” assai pericoloso ci sono tutti, ma dopo le nefandezze  ed efferatezze fatte dallo Stato islamico, con l’attacco deliberato pure ad una nostra Unità navale della Guardia Costiera, ci voleva così tanto coraggio a schierarsi a fianco degli egiziani, agli aerei F-16 di al-Sisi, per dare una sonora lezione agli apprestamenti del Califfato presenti a Derna e a Sirte? Se non altro per inviare un messaggio concreto a quei farabutti dell’ISIS! Noi, invece, attendiamo la coalition che non c’è, la risoluzione dell’ONU che non esiste, l’intervento dell’alleanza NATO o di una fantomatica dell’UE che non si sostanzia; fra parole e promesse vane non ci si rende conto che il tempo è scaduto per fronteggiare la feroce determinazione dell’islamismo, della sua forza di penetrazione nei nostri confronti: la politica attende anziché prepararsi a difendere con la forza necessaria i propri interessi vitali, nazionali.
Non ci si può cullare sul fatto che poi l’ONU, la NATO, l’UE e la ‘ectoplastica coalizione’ si muoveranno in prima linea contro un problema che è alle nostre porte; abbiamo sperimentato con l’immigrazione quanto interessi alla comunità internazionale ed europea: il rischio di non intervenire ora, magari in modo chirurgico, è quello di dover combattere dopo, una sorta di controguerriglia da soli, sul nostro territorio, contro nuclei dell’ISIS che sono arrivati a sud di Roma! Noi, anche  la guerra mediatica, intesa nel senso del politically correct, l’abbiamo già persa.
Fra le comunicazioni a effetto di ieri, c’è quella dello stop alle missioni antipirateria delle nostre Navi nelle missioni NATO e quella di impiegare i NMP, i nuclei militari di protezione, a bordo di nostri mercantili che incrociano nei mari a rischio pirateria; sulla decisione di dare un segnale forte alla NATO non si può che concordare e “meglio tardi che mai”, mentre quella di prevedere mercenari civili al posto della protezione fatta dal personale del San Marco sembra una mossa politica più che sostanziale. Si trattava di meglio chiarire le procedure per evitare situazioni tipo quella che ha visto i nostri 2 FCM arrestati e detenuti per tre anni, impropriamente dagli indiani, ma chi non capisce che non c’è paragone fra una protezione fatta dal San Marco, rispetto a quella di mercenari?
L’unica vera  e giusta ragione sta nella richiesta del Parlamento al Governo  “di riesaminare la nostra partecipazione alle attività di contrasto alla pirateria in relazione allo sviluppo nella vicenda dei 2 FCM”, e siccome la situazione di Latorre e Girone, ben lungi dall’essere risolta, ha riservato ulteriori colpi di scena anche a livello politico  per nulla accettabili, tale azione -già prefigurata tre anni or sono- appare del tutto adeguata per una giusta sensibilizzazione almeno nei confronti della NATO. Potrebbe essere attuata anche nei confronti della missione UE Eunavfor Atalanta, vista la scarsa attenzione finora mostrata dalla comunità europea nei confronti del caso dei 2 “Marò”.  Prima però di guardare “la pagliuzza negli occhi dei nostri Alleati, dobbiamo vedere la trave nei nostri”: i problemi risiedono, fin dall’inizio di quell’interminabile odissea, negli errori  e nell’ignavia italiana, più che nell’atteggiamento falso e arrogante indiano, e nella trascuratezza dei nostri amici alleati europei, della NATO e dell’ONU.
Da quel 15 febbraio 2012 sono trascorsi oltre tre anni, da quando la nave E. Lexie, a favore della quale  gli FCM svolgevano un delicato compito di protezione antipirateria-  fu invitata con l’inganno ad entrare in porto a Cochi; è qui che inizia l’odissea e le nostre responsabilità: chi ha  fatto entrare la nave in acque indiane spogliandosi così di quella corazza difensiva costituita dalle tutele del diritto internazionale  e della immunità speciale connessa con i nostri fucilieri comandati in servizi istituzionali anti-pirateria del nostro Stato, con la benedizione di specifiche risoluzioni delle Nazioni Unite? E, ancora; oggi ricorre il biennio da quando, quel 23 marzo del 2013 – una vera disfatta di Caporetto-,  il Governo Monti decise, dopo un tentennamento e voltagabbana tipico italico, di riconsegnare i 2 FCM agli indiani nonostante fosse prevista la pena di morte, mentre la nostra magistratura ha consentito il loro rientro, ovvero una estradizione passiva verso un Paese che prevede la pena di morte, senza avviare quel legittimo processo in Italia. Li abbiamo riconsegnati noi al patibolo indiano, con l’illusoria assicurazione  che la situazione si sarebbe presto risolta, come promesso dall’ineffabile de Mistura, e che ciò sarebbe servito inoltre ad evitare di deteriorare i rapporti economici con l’India!
Un flop su tutti i fronti!!
Sarebbe interessante  capire quali consigli e quali valutazioni siano stati espresse da quei “grandi consigliori” che a partire dal Colle interessano e incidono direttamente sulla Difesa: dall’ingresso della Lexie al rientro in India dopo il permesso pasquale del 2013, comprese le attuali ipotesi di “baratto” nell’attuale contingenza di “riportarli a casa…”, quali suggerimenti al Comandante Supremo delle FFAA, Presidente della Repubblica pro-tempore, oltre alla stranezza di riceverli al Quirinale?  E il tempo passa, ma non al meglio, né per Latorre che soffre i postumi di un pericoloso ictus scatenato sicuramente dallo stress accumulato in oltre 2 anni di detenzione indiana, né per Girone  ostaggio della (in-) giustizia di New Delhi.
Dove sono finite le combattive promesse politiche di risolvere subito e in modo equo la questione, pena l’avvio dell’internazionalizzazione e dell’Arbitrato obbligatorio previsto in casi del genere? Aspettiamo forse che anche Girone ceda e si ammali sotto le pressioni e gli stress psicologici cui è soggetto da tre anni? C’è da inorridire al solo pensiero; ma quali azioni coerenti stiamo facendo per riportarlo sano e salvo a casa? L’ipotesi di “ fare silenzio per non disturbare il conduttore” non basta più ed è divenuta una farsa risibile e inaccettabile sia sotto il profilo umano che istituzionale.
Loro, i 2 FCM, sono stanchi e sfiniti da questa situazione kafkiana; la Marina non merita certo questo trattamento nei riguardi dei suoi uomini che operano con uno spirito umanitario che non ha pari nella massima considerazione per la vita umana di chi opera in mare, di esempio per il valore e la dignità di chiunque si trovi in pericolo; il Paese non merita di essere in balia di una giustizia indiana che non è riuscita a fissare neppure i capi d’accusa nei loro confronti e continua a slittare il processo (per ora a Luglio, ma di quale anno?).
Bisogna riconoscere in tutta questa faccenda, a onor del vero, come riporta il quotidiano “Times of India”, la presa di posizione della Mrs PESC Mogherini che nella proposta di visita del premier indiano  Modì all’UE per questioni commerciali, si è fermamente opposta se non si tratterrà contestualmente anche la questione dei 2 FCM: evviva, finalmente qualcosa si muove, nella giusta direzione, con un po’ di coerenza e di coraggio nella tutela di propri cittadini.
Meno indifferenza  e maggiore coerenza impongono ai nostri capi, se non di fare la guerra  totale all’ISIS  che comunque  è, e resta, una vera minaccia della nostra sicurezza personale e nazionale, almeno di dare attuazione ad un piano di contingenza delle nostre Forze Speciali per riportare Girone a casa, costi quel che costi, per il recupero della  dignità e dell’ onore di questa Nazione.

Giuseppe Lertora - 23 marzo 2015

fonte: http://www.liberoreporter.it